lunedì 30 luglio 2012

"Noi deputati senza ferie e con uno stipendio da impiegato"

Il senza vergogna Mario Pepe, onorevole del Gruppo Misto ed ex Pdl, in un'intervista a Repubblica racconta di quanto sia difficile e poco redditizia la vita del deputato


La casta vive in un mondo tutto suo, staccato completamente dalla realtà quotidiana di tutti i giorni. Se vi aveva lasciato a bocca aperta un Massimo D'Alema che non conosceva il prezzo del pane, questo vi indignerà ancora di più.
Mario Pepe, onorevole del Gruppo Misto, ex PDL, in un'intervista a Repubblica, mostra tutta la sua ignoranza in materia di stipendi e di vita reale:

"Oramai le ferie non esistono più, ma forse è giusto così [...] Sono finiti anche i tempi dei privilegi.Alla faccia di chi dice che i parlamentari guadagnano troppo. Oramai i deputati guadagnano come gli impiegati.Ok, magari proprio come un impiegato no, ma ci andiamo vicino. Noi prendiamo 4 mila, 4 mila e 4 mila. Per indennità, spese di diaria e rapporti col collegio. [...]  Chi pensa di fare politica per fare i soldi, è meglio che valuti altre professioni."

Ricordo che questo individuo è uno dei nostri parlamentari (seggi n°364) ed è uno dei componenti della VII Commissione (arte, scienza e istruzione), pensa che fortuna.

Forse dovrebbe guardare questo grafico prima di dire certe sciocchezze:



I lettori del blog però se lo ricorderanno. L'On. Pepe è quello che a fine 2011 se ne uscì con un'altra frase epica sui tagli ai privilegi dei parlamentari:

"Ridurre deputati e senatori alla fame vuol dire rendere il Parlamento schiavo dei poteri forti."

 Peccato non si possa insultare pubblicamente, lo avrei fatto molto volentieri. Mi limito solo ad una citazione di un grande come Totò: On Pepe...Ma mi faccia il piacere!


domenica 29 luglio 2012

Draghi e Merkel aprono agli aiuti, ma potevano farlo prima?

Dopo la reazione dei mercati alle parole di Draghi, "Pronto a tutto per difendere l'Euro", è chiaro come la BCE è l'ago della bilancia del futuro di Spagna, Italia e dell'Europa tutta. Angela Merkel è ora più disponibile agli aiuti. Ma non potevano sbrigarsi prima?


Sentire Angela Merkel parlare in questi termini, "Faremo tutto il possibile per salvare l'Euro", appoggiando le parole di Draghi di pochi giorni fa, fa supporre un imminente e deciso aiuto da parte della BCE (magari acquistando una quantità notevole di titoli di stato) che poco tempo fa sembrava un'ipotesi remota. Una scelta che, se davvero diverrà realtà, non farà piacere alla Bundesbank.

Qualcuno potrebbe però chiedersi: ma perchè hanno aspettato tanto? Non era meglio intervenire subito? La risposta è, dal mio punto di vista, no.

La ragione l'ho già spiegata qualche mese fa, quando ci fu l'iniezione di liquidità da parte della stessa BCE? Cosa successe? Lo spread scese, ma le riforme (liberalizzazioni e lavoro) vennero bloccate un po' da tutto il parlamento e dalla reazione delle stesse caste coinvolte! In sintesi, si verificò il famoso Moral Hazard (ndr Azzardo Morale).

Le cose ora sono un po' diverse: Spagna, Francia  e Grecia procedono spedite verso il Fiscal Compact, noi forse un po' a rilento e a mio modo di vedere non nel miglior modo, ma ci stiamo arrivando.

I paesi stanno facendo i loro compiti quindi ora è giusto dare loro questo aiuto. Sia ben chiaro che, se davvero ci sarà, poi non si potrà più fare i furbi "Italian and Greek Style" per capirci, perchè saremo più controllati e nel caso sanzionati.
La politica "carota e bastone" adottata fino ad ora dalla BCE non mi è dispiaciuta: il bastone è stato usato e i suoi frutti gli ha dati, ora è il momento della carota.

Per concludere, considerazione sull'Italia: le future elezioni saranno un bel banco di prova per vedere se i cittadini italiani hanno imparato la lezione. Dimostriamo di aver studiato e di meritare la fiducia.

giovedì 26 luglio 2012

La Camusso, Termini Imerese e il fantomatico produttore di auto Giapponese

Il magico mondo della Camusso e del produttore di auto giapponese che verrebbe perchè a lei va bene così.

Avete presente quando sentite certe frase e non sapete se ridere o piangere? Ecco questa è una di quelle e stavolta non è detta da voi-sapete-chi. Autore della perla è il segretario generale della CGIL, all'anagrafe Susanna Camusso.Vi riporto le sue dichiarazioni (grassetti miei):

"I temi veri - osserva interpellata alla Camera a margine di un'audizione - sono Termini Imerese, Iribus, Iveco e allora il tema che il Governo Italiano dovrebbe porsi, invece di inseguire i comportamenti della Fiat, e' quello di determinare le condizioni per attrarre un altro grande produttore di auto, gia' affermato sul mercato; gli stabilimenti ci sono, a prescindere se la Fiat se ne vuole andare o no"
Quanto ai potenziali candidati, a chi ipotizza marchi europei Camusso risponde: "Mi va bene anche un grande giapponese!".

Fa ridere perchè da quando un sindacalista di un paese X decide chi dovrebbe andare a produrre là e non in Y o Z; fa piangere perchè il segretario CGIL evidentemente ci crede davvero. 

Camusso, vuole un consiglio? Si metta il cuore in pace. I giapponesi non verranno mai, almeno fino a quando la situazione non cambia. E li capisco: per quale assurdo motivo dovrebbero venire in un paese con pressione fiscale per le imprese disumana, servizi orrendi, burocrazia inefficiente, articolo 18 e sindacati (quindi anche lei) così potenti da proteggere tutto e tutti A) rendendo de facto quasi illicenziabili gli operai anche quando lo meriterebbero e B) facendo dimenticare a qualcuno che oltre ai diritti ci sono anche i doveri.

Perchè mai un giapponese dovrebbe venire qui e non, ad esempio, in Inghilterra?

mercoledì 25 luglio 2012

Dal vinile all'iPod: analisi sul cambiamento nel mondo musicale

Dopo aver letto il capitolo 9 del libro di McQuail “Sociologia dei media”, in cui si parla, tra l'altro, di industria musicale e cambiamenti tecnologici, ho pensato di approfondire il cambiamento avvenuto nel mondo musicale a livello globale. 

Di Vanessa Sacchi

Il mercato discografico è sempre stato uno dei più ricchi e rigogliosi, un mercato caratterizzatoda forti investimenti, ma anche da grandi fatturati; al giorno d'oggi il panorama non è più cosìroseo però, a causa della diffusione di tecnologie illegali, che permettono agli utenti discaricare contenuti musicali in modo veloce e totalmente gratuito. La crisi che ne è conseguita(e che ha visto crollare la vendita di cd) si è accompagnata alla contemporanea nascita dinuovi strumenti in grado di scaricare, riprodurre e/o archiviare file musicali di ogni genere.Tutto qui? Bastano alcuni strumenti elettronici e digitali (digitale= In elettronica e in informatica, un segnale che può assumere solo alcuni valori prefissati nel suo intervallo di validità. I segnali all'interno di un
calcolatore sono digitali perché possono assumere solo i valori 0 e 1. ) a cambiare un intero mercato?Assolutamente no.
Negli ultimi dieci anni la diffusione della connessione Internet è andata via via ampliandosi, rendendo la sua accessibilità alla portata di (quasi) tutti. Si parla in questo caso di riduzione di “digital divide”, ovvero del divario esistente tra chi ha a disposizione una connessione internet e chi invece no. Ciò ha però dato vita ad un nuovo problema, detto“digital inequality”, cioè la differenza di fruizione dei contenuti in rete in base alle diverse capacità possedute dagli utenti. Avere una connessione quindi non basta, all'interno della Rete bisogna sapersi muovere.

Il discorso relativo alla rivoluzione musicale avvenuto negli ultimi 50 anni può riguardare sia il lato dei produttori che quello dei ricevitori (passando per gli intermediari o filtri – secondo lo schema di Hirsch, rappresentato in figura). E' cambiato il modo di fare musica, ma soprattutto è cambiato il modo di ascoltare musica. E' proprio su questo aspetto e sulla rivoluzioneavvenuta nelle tecnologie utilizzate dai consumatori che mi concentrerò maggiormente.

IL MODELLO DI HIRSCH 

Da: Sociologia della Cultura – W.Griswold (2007)

Secondo Lino Prencipe, digital sales manager di Sony Music, “la fruizione di musica un tempo era solo passiva; si comprava un vinile e lo si ascoltava in camera, un cd e lo si ascoltava in macchina. Ora la fruizione è diventata attiva e il modo di vivere la musica è cambiato completamente”.
Il disco in vinile (già evoluzione dello storico 78 giri) è una piastra circolare incisa a partire dal bordo esterno, con un solco a spirale per la riproduzione di suoni, che avviene per mezzo di un giradischi collegato ad un amplificatore [Wikipedia]; lanciato nel 1948, fu prodotto in massa fino ai primi anni '90 ed è ora destinato ad un pubblico di appassionati e professionisti.

Bisogna però aspettare gli anni '80 per assistere ad una vera e propria rivoluzione, quando Sony produce il Walkman, il primo dispositivo per ascoltare musica tramite musicassette.
L'idea fu vincente e ciò è ben visibile dal fatto che il nome “Walkman” ha finito con l'indicare qualsiasi apparecchio che utilizzasse musicassette, anche se non prodotto da Sony. Buona parte del successo del Walkman è da attribuirsi appunto alla musicassetta, la quale offriva a poco prezzo una buona qualità di ascolto e la possibilità di essere registrata (es. passaggiovinile → musicassetta).
La successiva diffusione di cd-audio e lettori cd (il CD risale agli anni '80 ma si è diffuso negli anni '90 grazie ai CD-R e CD-RW), ha poi soppiantato la prima era della musica da passeggio, lasciando ai soli collezionisti walkman e vinili impolverati.
E' solo grazie alla tecnologia mp3 però, un tipo di compressione audio digitale, che è stato possibile archiviare nei lettori (detti lettori mp3 appunto) una grande quantità di file audio contemporaneamente.
Siamo alla fine degli anni '90 e la rivoluzione musicale è appena all'inizio.

Nel 2002, in un'intervista rilasciata al New York Times, il cantante britannico David Bowie dichiarò: “La musica diventerà come l’acqua corrente o l’elettricità.” L'anno in questione è il successivo a quello di uscita sul mercato del primo iPod, presentato da Apple nel 2001; aveva una capacità di 5GB, un costo di circa 400$ ed era utilizzabile solo tramite computer Macintosh.
Fin dal suo debutto l'iPod ha dimostrato subito di essere molto ben voluto dal pubblico; nel corso degli anni il suo successo è cresciuto fino a esplodere nel 2004 con la presentazione deliPod mini e dell'iPod di quarta generazione. A fine anno Apple, in America, possedeva il 92% della quota di mercato dei lettori musicali basati su hard-disk.
Quattro anni dopo faceva il suo ingresso sul web “Spotify”, un servizio musicale “on demand” che offre lo streaming di una selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti. La musica stava diventando libera, senza vincoli, aperta a tutti.

Qual è quindi il ruolo giocato dalla Rete all'interno di questa rivoluzione?

Internet, che negli anni passati ha messo in difficoltà il mercato della musica (vedasi l'utilizzo illegale dei contenuti condivisi tramite eMule, BitTorrent, YouTube ecc...), oggi sta aiutando a salvarlo. Nel 2011 il giro d'affari è sceso da 135 milioni di euro a 130, ma mentre la vendita di cd è calata del 9%, il mercato digitale è cresciuto del 23%, grazie anche ai download a pagamento (tramite iTunes ad esempio) e ai servizi in abbonamento (es. Spotify), che permettono un accesso ad un catalogo molto ampio di musica, a fronte del pagamento di una tariffa “flat”. A cambiare, dunque, non è stato soltanto il modo di reperire musica, ma soprattutto i mezzi per la sua fruizione. Niente più cassette, niente più cd e neanche supporti usb. Stereo, pc, lettori mp3, cellulari e tablet sono connessi tra loro (convergenza) e i contenuti digitali più accessibili e meno “tangibili”.
La rivoluzione musicale passa infine anche attraverso il web 2.0, che ha modificato radicalmente il rapporto tra musica e ascoltatori; oggi tutto è sottoposto al vaglio dei social network e sono gli stessi utenti a decretare il successo o meno di un prodotto musicale: condivisioni e numero di fan di una pagina spingono il mercato verso gusti ben precisi, lasciando alle case discografiche e all'industria musicale il compito di sfornare talenti già selezionati, senza capire però che la musica, tutta, sta cambiando.

David Bowie aveva ragione.

Sitografia
Wikipedia.org
ciaoblog.net -web 2.0-

Bibliografia
Sociologia della Cultura – W.Griswold

martedì 24 luglio 2012

Una delle cause della bassa produttività in Italia: pochi investimenti nella ICT

Un breve commento al paper della Banca d'Italia riguardo l'evidenza nell'impatto degli investimenti in Ricerca e Sviluppo R&S) e Tecnologia dell'Informazione (ICT) sull'innovazione e la produttività nelle aziende italiane

Il paper è in inglese e lo trovate a questo indirizzo. Se masticate un po' di inglese e studiate economia vi consiglio di leggerlo perchè può esservi utile. Gli altri possono evitare e leggere il mio breve ma esaustivo (spero) commento.

In sostanza, gli auturi hanno verificato che investire in R&S e ICT comporta un aumento della capacità innovativa e della produttività (e quindi della competitività) delle imprese, anche se esse agiscono per "canali" differenti.

I risultati mostrano che la R&S risulta essere più rilevante per l’innovazione, mentre l’ICT incide direttamente sulla produttività.

Hanno effettuato una serie di test di complementarietà in cui risulta che le due tipologie di investimento risultano sostanzialmente indipendenti. Emerge infine al contrario una forte complementarietà, ai fini dell’attività innovativa di prodotto e di processo, tra la presenza di lavoratori con elevato capitale e la spesa in R&S.

E' triste vedere poi il grafico che mostra gli investimenti in ICT in Europa (più Stati Uniti) in cui vede l'Italia fanalino di coda insieme a Spagna, Portogallo e Austra (mancano i dati di Grecia e Lussemburgo):


Se vi state chiedendo il perchè la produttività italiana sia bloccata da anni, eccovi uno dei motivi più rilevanti.


lunedì 23 luglio 2012

Cose che gli elettori del PD dovrebbero sapere

Storia di un assemblea del Partito Democratico e di un non intervento di esperti

Chi mi conosce sa che sono molto critico nei confronti di tutto e tutti, non tanto per cattiveria quanto piuttosto perchè non sopporto certi atteggiamenti. Questo è un esempio e, premetto, non è accaduto al sottoscritto ma ad alcuni redattori del blog Noise From Amerika il giorno 20 luglio 2012 durante un'assemblea del PD.

"Eravamo (noi = nFA) stati invitati ad intervenire e il mio compito era farlo a nome della redazione di nFA, per convincere i presenti della necessità di costruire una nuova forza politica per realizzare questo obiettivo. [...]

L'intervento iniziale di Paolo Gentiloni dà il LA chiedendosi cosa succede a maggio 2013; non tutte le incertezze, dice, possono essere risolte ma una sì: adottare l'agenda Monti, in primis ridurre spesa per ridurre tasse sul lavoro; vabbeh, c'è stata anche una sparata per cui la riduzione della spesa deve servire anche ad aumentare la spesa sul digitale, si è eccitato a vedere Monti con Zuckerberg dimenticandosi che quest'ultimo non ha avuto un solo cent di finanziamento pubblico per sviluppare Facebook.

Dopo Gentiloni ero nella lista degli iscritti a parlare. Ma, qui inizia il bello, ho poi iniziato a scivolare in basso nell'ordine degli interventi e poi di nuovo più in basso man mano che notabili del PD e persone di più alto rango arrivavano e venivano notati muoversi in sala. (grassetti miei). Così sono stati concessi una ventina di minuti (sui dieci allocati a ciascuno) a Claudio Petruccioli il quale si è esibito in una serie (che a me pareva infinita) di riflessioni del tutto fuori tema. Non le ho mai frequentate, ma mi pareva di essere a una riunione della sezione del PCI di Pescara (o dell'analogo DC di Lucca, for that matter) nel 1977. Poi un'altra ventina di minuti a Bruno Tabacci, che ha donato ai presenti perle di saggezza come le seguenti: (1) lo spread si abbasserebbe con una "patrimoniale soft" consistente nel far pagare la temutissima tassa patrimoniale ma dando in cambio il controvalore in titoli del debito pubblico con rendimento forzoso pari all'analogo titolo tedesco (oh, sì, come si abbasserebbe lo spread! Vedreste!). Oppure, (2) siccome in italia c'è il 30% di economia sommersa (in realtà non è più del 15-20, ma facciamo finta che Tabacci abbia dato il numero giusto) allora 1/3 delle famiglie non paga tasse.

E come non far intervenire Franco Bassanini, il quale sedeva per caso in prima fila, non aveva chiesto la parola ma la presidente dell'assemblea l'ha gentilmente invitato a fare un saluto visto che c'era (grassetti miei). Lo schivo Franco ha salutato per oltre 15 minuti sproloquiando di investimenti, le colpe delle macroeconomic imbalances europee e non ricordo cos'altro (il cervello si spegne in queste circostanze, mi spiace). Poi via di Ivan Scalfarotto, secondo il quale la svolta vera ed epocale sarebbe un ministro dell'economia donna. In Germania, ci pare, sono parecchio più avanti, con un primo ministro donna. Dev'esser per quello che vanno meglio. E infine, "spiacenti non c'è più tempo perché dobbiamo passare subito alle conclusioni di Umberto Ranieri per chiudere in tempo alle 18:30". Il quale Ranieri sviolina, come qualcuno prima di lui, sulle responsabilità del governo tedesco e della corte costituzionale tedesca che follemente rimanda a settembre la suprema decisione sull'ESM (ah, appena prima di Ranieri c'è stato anche tempo per far intervenire nonricordochi che ha parlato del "senso della narrazione"; uno spasso)."


Treovo molto interessanti i fatti accaduti in questa assemblea, in cui i "vecchi tiranni" del partito parlano (dicendo pirlate come Tabacci e Scalfarotto) o si prendono la parola anche se non erano in scaletta (la quale non viene rispettata sempre a causa dei tiranni di alto rango che intervenivano quando volevano).

Domanda molto provocatoria: voi dareste le chiavi del paese ad un partito che non riesce nemmeno a gestire correttamente un'assemblea?

 

"E' ora che torni la Lira"...se lo dice Feltri

Le speranze di Vittorio Feltri

Periodicamente Vittorio Feltri se ne esce quale esperto di una qualsivoglia materia (ricordo solo il suo commento alla vicenda della strage in Norvegia di un anno fa). Oggi è un "esperto economista" augurando all'Italia (e a se stesso) il ritono della Lira.

Peccato però era partito bene, dando la colpa della situazione attuale agli errori commessi nel passato come baby pensioni, spese eccessive per servizi scadenti etc etc finanziati con tasse sempre più alte (nulla di nuovo suvvia), salvo poi cadere nel finale:
Prepariamoci al patatrac. Dopo non potremo che risalire, se non altro per effetto del rimbalzo di cui si giova chiunque abbia toccato il fondo. Il fondo è vicino. Lira, dolce lira, rientra in fretta nei nostri portafogli.


Ho già spiegato cosa comporterebbe un ritorno alla Lira e bisognerebbe avvisare Feltri che il fondo sarebbe molto lungo e doloroso, soprattutto per le classi medio-basse della società.

Ma cosa gliene frega a lui che fa parte delle classi alti e per questi potrebbe fin guadagnarci.
Sì perchè mantenendo i soldi in Euro (Dollari, Sterline scegliete voi). una volta che la Lira si sarà svalutata, lui ci guadagnerà e anche molto! In più eviterà sicuramente che vengano tagliati i fondi ai giornali a lui cari.



sabato 21 luglio 2012

La povertà in Italia

Dall'Istat una relazione sulla povertà in Italia nel 2011

Nel 2011, l'11,1% delle famiglie è relativamente povero (per un totale di 8.173 mila persone) e il 5,2% lo è in termini assoluti (3.415 mila). La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 1.011,03 euro.
La sostanziale stabilità della povertà relativa rispetto all'anno precedente deriva dal peggioramento del fenomeno per le famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, compensato dalla diminuzione della povertà tra le famiglie di dirigenti/impiegati.
In particolare, l'incidenza della povertà relativa aumenta dal 40,2% al 50,7% per le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro e dall'8,3% al 9,6% per le famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro, essenzialmente anziani soli e in coppia. Tra quest'ultime aumenta anche l'incidenza di povertà assoluta (dal 4,5% al 5,5%).
La povertà assoluta aumenta tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro (dal 4,7% al 5,4%), soprattutto se non ci sono redditi da lavoro e almeno un componente è alla ricerca di occupazione (dall'8,5% al 16,5%).
L'incidenza di povertà assoluta cresce anche tra le famiglie con a capo una persona con profili professionali e/o titoli di studio bassi: famiglie di operai (dal 6,4% al 7,5%), con licenza elementare (dall'8,3% al 9,4%) o di scuola media inferiore (dal 5,1% al 6,2%).
Peggiora la condizione delle famiglie con un figlio minore, sia in termini di povertà relativa (dall'11,6% al 13,5%), che di povertà assoluta (dal 3,9% al 5,7%).
A fronte della stabilità della povertà relativa al Nord e al Centro, nel Mezzogiorno si osserva un aumento dell'intensità della povertà relativa: dal 21,5% al 22,3%. In questa ripartizione la spesa media equivalente delle famiglie povere si attesta a 785,94 euro (contro gli 827,43 e 808,72 euro del Nord e del Centro).

venerdì 20 luglio 2012

Rossella Urru è libera, ma a che prezzo?

10 milioni di Euro: questo è il prezzo pagato ai rapitori per liberare Rossella Urru. Quali saranno le conseguenze di questo riscatto?

Rossella Urru è finalmente libera, questa volta per davvero. Sono molto felice per lei, la sua famiglia, amici e tutti i suoi cari i quali non vedevano l'ora di riabbracciarla. Ma quanto è costato?

Vado un po' controcorrente (non mi chiamerei "Rebel" sennò) scrivendo cose che altri non diranno perchè vista la gioia a seguito della liberazione è buon gusto non farle sapere.
 Il fatto di aver pagato 10 milioni di euro (al posto di intervenire con un'operazione militare)al gruppo terrorista che l'aveva rapita è una cosa molto negativa per due motivi:

  • Per prima cosa, è un segno di debolezza e incentiverà altri gruppi a rapire italiani chiedendo successivamente il riscatto
  • Seconda cosa (non meno importante), quei 10 milioni non andranno a finanziare ospedali, scuole o simili ma armi che ammazzeranno un numero X di persone innocenti

Un incubo, quello di Rossella, fortunatamente è finito. Molti altri, temo, stanno per iniziare.

I referendum anti-casta per tagliare gli stipendi dei politici sono inutili. Eccovi il motivo

Su internet (Facebook) gira l'appello che invita i cittadini ad andare in comune a firmare i referendum anti-casta (quella dei politici). Io non ci sono andato e vi spiego il perchè.

Pensavo, speravo di non dover scrivere il motivo ma invece mi tocca farlo a quanto pare. Quando dicevo in via ufficiosa (leggi: a parole con i miei amici/parenti e gente in palestra) che non sarei andato a firmare i referendum anti-casta mi guardavano come fossi un alieno.

Ora che però pure Grillo si è accorto che i referendum sono una bufala, tutti a fare i saputelli invitando gli altri a non firmare (perchè loro lo hanno già fatto).

I motivi li trovate scritti qui in particolare:

  • Non è possibile svolgere un referendum in contemporanea con le elezioni politiche, e se vengono convocate le elezioni politiche le procedure referendarie vengono sospese e rinviate di un anno (art. 34); 
  • E' vietato depositare le firme di un referendum nell’anno (solare) precedente a quello delle elezioni politiche (art. 31); 
  • Le firme si potranno eventualmente depositare dal 1 gennaio (art. 32); 4) le firme devono essere depositate entro tre mesi dall’inizio della raccolta (art. 28). 

Tutto chiaro ora? Spero di non vedere più girare su Facebook annunci del tipo "Nessuno ti dice che c'è il Referendum per la riduzione stipendi politici".

PS: complimenti a quei sapientoni che lo hanno ideato. Alla stupidità non vi è limite.

giovedì 19 luglio 2012

Come ridurre la pressione fiscale in Italia?

Gli ultimi dati non mentono: in Italia, la pressione fiscale è la più alta al mondo: 55% del PIL. La riduzione della stessa non è più solo una necessità, ma un obbligo. Come fare?

L'Italia, secondo le stime, decrescerà di 2 punti percentuali (per la felicità dei sostenitori della decrescita felice) allungando il periodo di recessione in atto da qualche tempo a questa parte.
Le cause che hanno portato a questa situazione sono molteplici e fra queste spicca la pressione fiscale: 55% del PIL è un numero mostruoso (non nuovo a chi segue il blog) soprattutto se considerata la qualità dei servizi forniti a cittadini ed imprese.

Se vogliamo far investire nel nostro paese sia imprese/imprenditori stranieri sia italiani,una delle cose da fare è quella di ridurre la tassazione. Sono sicuro che i politici ital(idi)oti baseranno l'imminente campagna elettorale proprio su questo tema quindi è d'obbligo scrivere due righe sul come davvero ridurre la tassazione, onde evitare che vi facciate fregare da promesse irrealizzabili (di nuovo).

Come comunicato dal FMI, l'unica via per ridurre le tasse è quella di ridurre le spese. Per farvelo capire vi faccio un esempio al contrario molto semplice.
Immaginate le entrate per lo stato derivanti dalle tasse come il vostro stipendio, mentre le uscite (la spesa pubblica) sono le vostre spese in cibo, vacanze, acquisti etc etc. Ipotizziamo una situazione di equilibrio, ovvero entrate ed uscite si pareggiano (guadagnate X, spendete X). Se il vostro stipendio diminuisce, voi ridurrete la spesa giusto? Spenderete cioè meno soldi. Per lo stato è esattamente la stessa cosa! Se diminuisce le entrate, PER FORZA deve diminuire la spesa pubblica! Se prima poteva indebitarsi per finanziare la differenza, oggi (a causa del debito) non può più farlo. Rigirando la questione, per diminuire le tasse è necessario tagliare la spesa pubblica.

Quando sentirete "parlare" i politici sulla loro volontà di ridurre le tasse, rileggetevi questo post e andetevi a rivedere pure questo in cui ho postato l'evoluzione della spesa pubblica nei vari anni.

Magari alle prossime elezioni non commetterete gli stessi errori.


mercoledì 18 luglio 2012

Chi votava Forza Italia? Un'analisi del docente Pietro Ignazi

Interessante spezzone dell'intervista a Pietro Ignazi che analizza chi ha votato Forza Italia e Berlusconi nelle elezioni del passato





Chi legge il blog non sarà stupito. Da tempo sostengo le stesse cose aggiungendo alle persone descritte dal prof Ignazi tutti coloro i quali ci hanno guadagnato a votare Berlusconi (ovvero le varie caste rese de facto illiberalizzabili).

sabato 14 luglio 2012

Cari elettori del PD, se volete mi candido io

Scendo in campo

Siccome vanno di moda le discese in campo, allora ho deciso anche io di farlo proponendomi come candidato del PD. Cari elettori del Partito Democratico, mi volete?

Guardate che non è una follia: peggio di quelli che avete ora proprio non si può fare visto che riescono a litigare (questa volta su nozze gay e primarie) anche quando sono il partito di ampia maggioranza nei sondaggi. Politici che litigano fra di loro anche mentre vincono...li volete davvero? Spero di no quindi mi candido. Vi avviso però che voglio pieni poteri e libertà d'azione perchè nessuno di quelli deve interferire con il mio mandato una volta eletto.

Le prime cose che proporrei al volo sono: liberalizzazioni di notai, avvocati, farmacisti, tassisti etc, accorpamento dei comuni con meno di 5000 abitanti, delle regioni di piccola dimensione, eliminazione di tutte le province, vendita della Rai (tenendo un solo canale che faccia servizio pubblico gratuitamente), vendita del patrimonio dello stato inutilizzato, legalizzazione di prostituzione, droghe leggere, coppie di fatto e matrimoni gay oltre alle classiche riduzione numero dei parlamentari, auto blu, stipendio di tutti i politici e dei lavoratori dell'amministrazione centrale e taglio della spesa militare (pensioni e stipendi su tutti visto che pesano per il 75% circa della stessa).

Fatto ciò poi andrei a rivedere la spesa pubblica (liberalizzando, licenziando i fannulloni e gli assunti senza alcun criterio basato sulla meritocrazia, eliminando gli incentivi etc etc), riformare scuola (cercando di renderla il più meritocratica possibile), giustizia (rendendola più veloce e inasprendo le pene per, ad esempio, stupratori ed evasori) lavoro (qui poi bisognerebbe fare un discorso a parte, però in sintesi lo renderei più flessibile adottando un sistema simil Germania), burocrazie e sistema bancario (rendendole libere dalle fondazioni liberalizzando questo mercato), lotta all'evasione (in stile operazione Cortina) e nel contempo riduzione della pressione fiscale. Ultimo ma non ultimo, federalismo fiscale (vero, non quella bestialità proposta dalla Lega Nord) che davvero responsabilizzi comuni e regioni, premi le migliori e penalizzi gli spreconi.

Lo so, è un esercizio mentale però questo potrebbe essere, a mio modo di vedere, un ottimo programma da seguire per un partito con una buona maggioranza in parlamento che davvero voglia mettere il primo mattone per far ripartire l'Italia.





venerdì 13 luglio 2012

Cara Minetti, non farti trombare da Berlusconi!

"Trombata la Minetti": state facendo il gioco di Libero e di Berlusconi

Fanno discutere le due "home page" del sito del quotidiano "Libero" riguardanti Nicole Minetti.

La prima ad apparire titolava "Il Cav fa pulizia nel Pdl. Trombata la Minetti"



La seconda è ancora più comica se vogliamo: "Silvio vuol trombare Nicole ma lei gli dice no"


La domanda sorge spontanea: "Cosa avran voluto dire quelli di "Libero"? Forse quella cosa che tutti quanti sospettano?

Sinceramente credo proprio di sì, l'ironia è voluta per un motivo molto semplice: far vergognare a tal punto Nicole Minetti da obbligarla ad andarsene. Avete fatto e continuate a fare il gioco di Libero e di Berlusconi.

Sia ben chiaro, sono l'ultimo a volere difendere il posto alla bella Nicole (anche se l'avete votata voi quindi, il popolo è sovrano no?) ma stavolta sono con lei. Non si deve dimettere assolutamente per fare un favore a Berlusconi, deve rimanere lì a lottare andando contro il padrone. Per il "neo" candidato premier del PDL sarebbe uno smacco non da poco che ridimensionerebbe la sua ennesima discesa in campo.

Nicole, non dimetterti per fare un favore a lui! Non farti trombare da Berlusconi!

giovedì 12 luglio 2012

E voi vi tassereste per pagare i debiti dei tedeschi?

Piccola provocazione sul tema "Eurobonds/mettiamo in comune il nostro debito".

Dimenticate un secondo la situazione attuale e immaginatevi per un attimo un'Europa diversa.
Ci siete voi, l'Italia, un paese virtuoso, in forte crescita economica, con un settore pubblico efficiente, bassa disoccupazione e cittadini che 10 anni fa hanno votato ed accettato riforme che hanno permesso tutto ciò.

Abbiamo poi la Germania, paese in recessione, che non cresce da 10-15 anni, che 20 anni fa ha rischiato di fallire e a posto di fare le riforme necessare, ha continuato ad aumentare le tasse per finanziare la propria spesa pubblica arrivando ad essere uno dei paesi, se non il paese, più tassato al mondo.

La Germania entra in una crisi profonda molto simile a quella di 20 anni prima: per uscirne propone di "mettere in comune" una parte del debito con la virtuosa nazione Itali.

Voi cittadini italiani cercando di capire i motivi di questa crisi, scoprite che i soldi delle tasse vengono utilizzati per erogare servizi scadenti (soprattutto in proporzione alla dimensione delle stesse), per dare in appalto opere ad amici e parenti di politici e personalità importanti a prezzi non competitivi, per comprarsi voti (indirettamente) assumento in comuni, asl e qualsivoglia ente pubblico o personale inutile o di nuovo amici e parenti.

Oltre tutto ciò, venite a sapere che nel paese dilaga la corruzione (per una cifra intorno ai 60 miliardi l'anno), vi è poca libertà economica frenata da tasse e burocrazia esasperante, poca meritocrazia, vengono tagliati i fondi alla ricerca, vi è poca libertà di riformarlo perchè le riforme sono bloccate da caste e sindacati (e tutto ciò ha portato ad un mercato del lavoro immobile, a poca occupazione e un tasso di disoccupazione giovanile record).
Non parliamo poi della classe politica, sempre quella di 20 anni prima e, ciliegina sulla torta, colui il quale ha governato 8 degli ultimi 10 anni contribuendo pesantemente al disastro del paese e che in tutto il mondo prendevano in giro ha annunciato la propria ricandidatura per le prossime elezioni...e rischia pure di vincerle!

Vi chiedo, cittadini italiani: vi tassereste per pagare i debiti di quei cittadini tedeschi? Immagino di no vero? Bene, ora invertite le parti. Ancora sorpresi che i tedeschi (così come tutti i nordici) siano riluttanti all'idea di utilizzare le proprie tasse per pagare i nostri debiti?

mercoledì 11 luglio 2012

Berlusconi si ricandida..Poi vi stupite dello spread?

Berlusconi, dove aver visto i sondaggi, conferma la sua ricandidatura. Sotto la minaccia di una sua vittoria, vi stupite se lo spread è così alto?


Mario Monti, dati alla mano, non sta facendo ciò che molti (tra cui il sottoscritto) si aspettavano facesse: nuove tasse, pochissime liberalizzazioni (se così si possono chiamare), una riforma del lavoro che lascia molte perplessità e i pochi tagli alla spesa (fatti male in certi casi) di certo non fanno bene al paese e i mercati lo sanno molto bene.

Monti ha dunque le sue colpe, ma  mio modo di vedere i mercati non stanno "bocciando" l'Italia solamente per questo. C'è un'altra paura in loro (e, lo confesso, in me): chi sarà il vincitore delle elezioni del 2013?

La classe politica italiana, lo ha dimostrato a più riprese, è di bassa qualità e ciò che più preoccupa è il fatto che i futuri leader di partiti possibili candidati premier saranno sempre gli stessi del passato: Bersani, Casini, Vendola, Fini, Maroni. Tutta gente nota.
L'ultimo della lista è il più noto di tutti all'estero: Silvio Berlusconi. Immagino la reazione dei vari Financial Times, The Economist, Wall Street Journal, Time oltre che dei vari operatori finanziari, governanti-politici esteri, cittadini stranieri che ancora non si spiegano il motivo di un tale successo riscosso da un politico che ha contribuito in maniera sostanziale a portare il paese a due passi dal fallimento.

Vi invito a pensare: comprereste voi un titolo di stato italiano con questa prospettiva? Investireste in Italia? Mandereste il figlio laureato in ingegneria a lavorarci? Accettereste un eurobond per prestare i soldi ad un paese governato da quello finanziato anche con le vostre tasse?

Dopo aver risposto nella vostra mente, ora vi chiedo: vi stupite ancora dello spread?

PS: Voi mi direte che un volto nuovo ci sarà, il Movimento 5 Stelle. L'ho tralasciato perchè non si sa ancora chi sarà/saranno i candidati premier (perchè uno dovranno sceglierlo).

martedì 10 luglio 2012

Che futuro ha un paese in cui i tassisti hanno più peso dei ricercatori?

Breve riflessione sui recenti tagli alla ricerca

Tempo di "Spending Review", di tagli alla spesa pubblica (se vogliamo dirlo all'italiana) imposti dalla condizione finanziaria ed economica attuale del nostro paese malato. La tabella con tutti i tagli la trovate a fianco (fonte).
Sebbene personalmente sia d'accordo sull'evitare di spendere soldi per cose inutili/poco utili/utili ma mal gestite e (inmolti casi) per arricchire amici, parenti o comprarsi indirettamente voti, c'è modo e modo di tagliare.
Fra le molte polemiche causate dal decreto, una in particolare sta facendo un pochino di clamore (ma neanche tanto) giusto perchè cade in concomitanza con la scoperta del Bosone di Higgs (o "Particella di Dio): i tagli alla ricerca.

Premetto che sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con chi protesta: i centri di ricerca sono importantissimi per il futuro e il prestigio di un paese e vanno tutelati ed aiutati (in generale). Qui trovate la distribuzione dei tagli ai vari enti e alcune dichiarazioni presidente dell'istituto Fernando Ferroni prese dalla sua lettera scritta a Napolitano.

Mi preme davvero fare un parallelo con la questione dei tassisti di qualche mese fa. Vi ricordate la protesta appoggiata anche dal PDL dei tassisti contro la "liberalizzazione" delle licenze? Alla fine purtroppo non se ne fece nulla e il rapporto qualità/prezzo del servizio taxi fa (in media) schifo come prima.

Ora voglio proprio vedere cosa succederà questa volta, quindi invito tutti i ricercatori e i dipendenti di questi istituti a scendere in piazza proprio come fecero i tassisti. Rinunceranno ai tagli? Spero di sì, perchè in caso contrario, che futuro può avere un paese in cui i tassisti (con tutto il rispetto del mondo sia chiaro) hanno più peso dei ricercatori?



E se in Polonia aprono un Club Bunga Bunga

Siamo famosi nel mondo...ma non sempre bisogna esserne orgogliosi

Avere amici su Facebook da tutto il mondo porta numerosi vantaggi fra i quali scoprire alcune curiosità che altrimenti non avrei mai saputo. Non avrei mai scoperto, ad esempio, che in Polonia (a Varsavia) è stato aperto un locale dal nome familiare: "Bunga Bunga Club", Qui trovate la fanpage per chi non ci credesse.

Davvero lo rivolete? Davvero volete essere presi per il c..."in giro" di nuovo?

Che bella cosa essere ricordati nel mondo. Da Leonardo da Vinci al Bunga Bunga. Solo noi potevamo riuscirci.

PS: la foto non è mia.. L'hanno pubblicata sulla fanpage

lunedì 9 luglio 2012

La Comunicazione è donna

Il capitolo 10 del manuale di McQuail si occupa dell'organizzazione mediale attraverso diversi livelli di analisi, concentrandosi soprattutto sui rapporti tra i soggetti coinvolti. Un paragrafo finale introduce un tema che mi ha interessato molto, quello del ruolo femminile all'interno dell'informazione. Utilizzando i dati di uno studio del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) del 2007 e i dati Istat 2010 (statistiche di genere), ho provato a fare il punto sul rapporto che lega le donne ai settori della comunicazione. 

Circa il 70% dei responsabili degli uffici stampa delle aziende è rappresentato da donne, e una presenza femminile quasi analoga si registra tra i direttori (o meglio le direttrici) dell'area della comunicazione.
E' quanto emerge dalla previsione per il 2012 (ma datata 2007) di Censis Servizi, previsione che sembra per il momento essere stata rispettata. Nel nostro Paese infatti le aree Comunicazione e Ufficio Stampa si caratterizzano per una netta predominanza di donne, le quali stanno lentamente accrescendo anche la percentuale di dipendenti-donne totale, stimata intorno al 50% [Istat 2010]. Pari opportunità dunque? Non proprio. Dagli anni '60 ad oggi, la percentuale di donne professioniste nel mondo delle Pubbliche Relazioni (iscritte alla Ferpi, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) è passata dal 15 al 57%.

Il problema è che se le donne risultano essere molto numerose alla base, non lo sono altrettanto ai vertici aziendali, se escludiamo, ovviamente, quelle aree strategiche che riguardano la comunicazione. Nei settori finanziari e nelle risorse umane infatti, a prevalere sono ancora gli uomini, così come nella direzione generale; qualche passo in avanti è stato fatto nel campo del marketing, nel quale quasi il 50% degli addetti è rappresentato da donne, ma la strada per arrivare alla parità con gli uomini è ancora lunga.
Se si pensa che in Italia solo il 4% di top manager è di sesso femminile (contro il 41% della Norvegia), secondo un reportage realizzato dal Wall Street Journal a fine 2010, è facile capire come non si possa parlare di pari opportunità.

Previsioni sulla % di dipendenti donna in ambito comunicazione -anno 2012- (val%)

La più alta presenza femminile è riscontrabile già all'interno dei percorsi formativi dedicati all'area della comunicazione.
 Le ragazze iscritte al corso di laurea “Scienze della Comunicazione” sono circa il 60% del totale e rappresentano il 70% dei laureati in materia. Dati proporzionalmente analoghi si riscontrano tra il numero di iscritti ai master post-laurea. Non bisogna inoltre dimenticare che lavorano nella Comunicazione anche ragazzi e soprattutto ragazze che hanno magari seguito percorsi formativi affini, ma non direttamente inerenti all'ambito comunicativo.

Ma quali sono quindi le caratteristiche che fanno si che le donne si impongano sul sesso forte nei settori della comunicazione? Nel corso della sua indagine, il Censis ha intervistato un campione di donne in carriera e ha chiesto loro di indicare i punti di forza e di debolezza che contraddistinguono le donne sul lavoro.

Ecco cosa è emerso:

PUNTI DI FORZA
  • tenacia e determinazione 
  • chiarezza di vedute 
  • formazione continua 
  • intuito 
  • eticità e onestà intellettuale

 PUNTI DI DEBOLEZZA
  • eccessiva emotività 
  • scarsa preparazione 
  • “dipendenza” dagli uomini 
  • eccessivo carrierismo 
  • ansia di perfezionismo 

Dello stesso parere delle intervistate sembra essere Gherarda Guastalla Lucchini (presidente G&G Relazioni Pubbliche e Socio fondatore FERPI) che ha dichiarato: “[…] Credo che sia la naturale conseguenza della maggiore sensibilità sociale delle donne, della loro superiore capacità di ascoltare, della loro più alta attenzione all'etica. Oltretutto le donne hanno più coraggio a dire no a politiche o decisioni che non condividono.”
Aver avuto a disposizione dati più aggiornati, sarebbe stato certamente un vantaggio per comprendere meglio il ruolo svolto dalle donne in precisi settori lavorativi. Nell'arco di 4-5 anni le cose sono sicuramente cambiate, ma il quadro presentato dà comunque l'idea della direzione in cui si sta muovendo l'area della comunicazione. Il futuro, dunque, sembra essere rosa. “Gli uomini hanno aperto la strada, ma le donne l'hanno occupata.”

Autrice: Vanessa Sacchi

Sitografia
www.ferpi.it
www.istat.it
www.censis.it
www.censisservizi.com (rapporto 2007)

sabato 7 luglio 2012

Addio posto e stipendio fisso: finisce l'immeritato paradiso per i dipendenti pubblici

Dopo anni e anni di privilegi immeritati, finalmente anche i dipendenti pubblici dovranno produrre cose utili. Sulla carta almeno.


Ci voleva un governo tecnico, ovvero tecnici non eletti dal popolo e quindi che non devono rendere conto a nessuno (o quasi), per mettere finalmente fine all'immeritato paradiso in cui gli statali hanno vissuto per decenni.

Il dipendente pubblico, come spiega il Corriere, sarà più simile al privato. Ed era anche ora. Non ho mai capito il perchè di tutti i privilegi per una categoria appartenente ad un settore (il pubblico) altamente inefficiente. Se aggiungiamo poi che dal 2002 le retribuzioni nella pubblica amministrazione sono aumentate di 3 volte rispetto alla media nazionale, ecco che tutti i limiti vengono oltrepassati.

Illicenziabili, inefficienti, in alcuni casi inutili e pure pagati di più: capite che questa cosa (tipica italiana) non poteva reggere a lungo.

Ho già detto la mia pochi giorni fa in questo articolo che vi invito a leggere. Sia ben chiaro che, ovviamente, sto generalizzando: non tutti i dipendenti pubblici sono così, ma ciò non toglie che molti lo siano e sostenere il contrario sarebbe mentire. Siccome, a differenza di altri, non ci guadagno nulla a farlo, preferisco essere antipatico a qualcuno (leggasi a quelli che si sentono tirati in mezzo, chissà perchè poi..) ma dire le cose come stanno.

Questo è sulla carta. Sinceramente nutro molti dubbi sul fatto che da oggi lo statale fannullone sia più facilmente licenziabile (al pari del privato) senza che arrivi il sindacalista di turno a bloccare/rinviare il tutto per mesi (se non anni) come accadeva fino a ieri. Ci credo poco...spero di sbagliarmi.

martedì 3 luglio 2012

Se i sindacati volessero il bene dei lavoratori punirebbero i fannulloni

Una critica all'operato dei sindacati italiani

Chi mi conosce lo sa: i sindacati non mi stanno molto simpatici, anzi. All'inizio pensavo che, avendo trascorso tutta la mia infanzia con mio nonno che era un sindacalista, fosse strana questa mia "antipatia" verso gli odierni sindacalisti. Riflettendoci poi bene, così strana non è per un motivo molto semplice: il caro nonno difendeva il "lavoratore", ovvero "(la)persona che svolge un'attività manuale o intellettuale a scopo produttivo, in cambio di una retribuzione". i sindacati di oggi non difendono solo quel tipo di lavoratore, ma anche tutta una serie di persone che occupano una sedia, percepiscono uno stipendio, ma non svolgono alcuna attività manuale o intellettuale a scopo produttivo.

In questa categoria rientrano due tipi di pesudo lavoratori:

  1. Il lavoratore che è stato assunto e magari si impegna anche, ma svolge un lavoro poco utile, se non totalmente inutile (es: tutte quelle assunzioni in calabria e sicilia di guardie forestali)
  2. Il lavoratore teoricamente dovrebbe svolgere un lavoro utile, ma siccome è un fannullone con le spalle coperte dal sindacato (quindi, de facto, illicenziabile), non fa una sega dal mattino alla sera
Non sono il solo ad essersi accorto di ciò. Su Linkiesta Jacopo Tondelli si pone la stessa domanda:
"Ogni volta che leggo le parole dei sindacalisti italiani che parlano di possibili tagli alla spesa pubblica e al pubblico impiego vengo preso dallo sconforto. Ma possibile non succeda mai, mai una volta, che ci sia disponibilità ad ammettere che spesso, molto spesso, l’assoluta mancanza di produttività di certi pubblici uffici è una catena al collo di interi settori? Possibile che mai una volta Susanna Camusso (e i suoi colleghi) arrivino ad ammettere che quello che loro chiamano “lavoro” in realtà è semplicimente “percezione dello stipendio”?

Laciando da parte il punto n°1 (lì il problema è più dei poltici che hanno assunto gente per comprarsi indirettamente i voti), il n°2 è palesemente evidente per chi nel settore pubblico ci lavora. C'è gente che, se fosse stata in un'azienda privata (ma anche solo in un settore pubblico NON italiano), sarebbe stata licenziata senza problemi. In Italia questo è difficilissimo, se non impossibile, proprio per colpa dei vari sindacati che purtroppo difendono anche quei lazzaroni.

Voi ora mi direte: "essendo lavoratori, è normale che vengano difesi". No invece e vi spiego il perchè.
Difendere un fannullone comporta tutta una serie di conseguenze negative a tutti: per prima cosa, gli altri che si impegnano percepiscono un senso di ingiustizia (perchè il lazzarone prende come loro), il che comporta a litigi e/o una diminuzione dell'impegno; seconda cosa, mancando il lavoro di uno, gli altri dovrebbero lavorare anche per lui (prendendo sempre uguale); terzo, dovendo mantenere un dipendente non produttivo, gli stipendi degli altri non crescono o lo fanno meno di quanto dovrebbero; ultimo, essendo dipendente pubblico il suo stipendio lo paghiamo noi con le nostre tasse (e non so voi, ma io sono assai tirchio).

Ecco, le tasse: la spesa pubblica viene finanziata con le entrate (sotto forma di tasse). Lo spreco di soldi (perchè questo è uno spreco sia chiaro) è finanziato con le tasse sulle imprese e sui lavoratori, i quali producono. Tassiamo gente che produce per mantenerne altra che non produce. Se questo non è un danno per tutti..

PS: Peccato solo che Camusso, Angeletti e Bonanni non leggeranno mai questo post.

lunedì 2 luglio 2012

Libero: "Monti porta sfiga". E Berlusconi allora?

"Libero" sempre più imbarazzante

L'Italia calcistica si è beccata 4 sberle (che potevano essere anche 10 per quanto visto in campo) dalla Spagna. Superiorità totale, un ritmo e una facilità di gioco impressionanti. C'è poco da dire, non c'è stata partita.

C'è però qualcuno in Italia che, vista la presenza del Premier Monti, punta il dito contro di lui e non lo fa ironicamente (come SPERO sia per la maggior parte, anche se ve lo potevate comunque risparmire vista la figura di "palta" fatta).

Massì sono loro, quelli di "Libero" (e i loro lettori)! Va che bella vignetta! Come non tirare dentro colui che è subentrato a Berlusconi in una sconfitta come questa?


Non per abbassarmi al loro livello, però vorrei ricordare a tutti che, in quanto a porta sfiga, Silvio non ha pari.

2001 vince le elezioni: attentato alle torri gemelle
2006: perde le elezioni: l'Italia vince i mondiali
2008: vince le elezioni: scoppia la crisi economico-finanziaria più grave degli ultimi 70 anni (se non di sempre)
2011: nomina Mubarak: rivolta in Egitto
2011: diventa amicone di Gheddy Gheddafi: rivolta in Libia

Più porta sfiga di lui..

PS: ancora una cosa, per i lettori di Libero. La prossima volta, al posto di spendere l'euro (o quello che costa) per comprare questo quotidiano, usatelo per offrire il caffè alla ragazza seduta da sola all'altro tavolo...sempre che non vi abbia visto leggere quel giornale, sennò potete anche scordarvela.

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