Visualizzazione post con etichetta Tasse. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tasse. Mostra tutti i post

martedì 23 dicembre 2014

Gli stipendi degli italiani diminuiranno (prima di crescere)

Articolo scritto e pubblicato su MySolutionPost il 18/11/2014
 
I sindacati annunciano battaglia: in 50mila sono pronti a scioperare a dicembre contro la Legge di Stabilità che, a oggi, confermerebbe il sesto anno di blocco salariale in quanto anche nel 2015 gli stipendi del pubblico impiego non subirebbero ritocchi per mancanza di risorse. Il possibile sciopero si andrebbe ad unire alle varie manifestazioni sia del pubblico impiego sia di svariati lavoratori privati che lamentano da una parte i tagli di posti di lavoro, dall’altra il blocco dei salari se non la diminuzione degli stessi (-832 euro nel biennio 2010-2012 secondo Bankitalia).

In un periodo in cui i consumi delle famiglie sono in diminuzione (nel 2013 la spesa media mensile è in calo del -2,5% rispetto al 2012, dati Istat), bloccare se non diminuire lo stipendio di dipendenti pubblici e privati rischierebbe di far crollare ancora di più la spesa dedita ai consumi. Se a ciò uniamo anche una tassazione destinata ad aumentare (fra tasse locali e Iva), il potere di acquisto delle famiglie, già sanguinante, potrebbe esaurirsi totalmente.

Il risultato, senza nemmeno bisogni di dirlo, sarebbe una spirale negativa che coinvolgerebbe le imprese e di conseguenza il Paese tutto, con il rischio di perdite nel gettito fiscale che comprometterebbero il raggiungimento degli obiettivi di bilancio concordati nelle sedi europee.
Detto così il titolo di questo post non avrebbe senso: perché gli stipendi, nonostante tutto il ragionamento qui sopra, diminuiranno? La risposta è semplice: c’è troppa disoccupazione.
Il mercato del lavoro si basa su di un gruppo di agenti che domandano lavoro (imprese e talvolta il settore pubblico) e agenti che offrono lavoro (cittadini in età lavorativa). Senza complicare troppo le cose, se la domanda di lavoro è elevata, gli agenti che si offrono avranno un potere contrattuale maggiore, ergo potranno richiedere stipendi più alti. Se però la domanda scarseggia mentre l’offerta abbonda, allora in una logica di mercato quest’ultima dovrà diminuire il proprio prezzo (leggasi stipendio) fino a trovare un punto di equilibrio.

Oggi, purtroppo, la situazione è la seconda: la disoccupazione è alle stelle (specialmente quella giovanile) e le imprese faticano ad assumere (anzi...). L’offerta di lavoro eccede, e di gran lunga, la domanda. Per questo motivo chiedere oggi ritocchi salariali è fuori luogo, soprattutto per quanto riguarda il settore pubblico

Se consideriamo la bassissima inflazione, il potere reale di acquisto degli stipendi è invariato e lo stesso potrebbe fin aumentare in caso di deflazione (come già accaduto pochi mesi fa). Non vi è quindi alcun bisogno, a oggi, di aumentare le retribuzione.
A essere precisi poi, bisognerebbe ricordare a sindacati e lavoratori del pubblico come i loro stipendi siano tutt’ora maggiori rispetto ai colleghi del privato (a dispetto di un produttività in media
minore), senza contare poi le maggiori tutele.
A sindacati e lavoratori del privato invece, è doveroso rammentare che la produttività media delle imprese italiane sia de facto ferma da 15 anni rispetto agli altri concorrenti UE:                             

Poletti _20141117 

Il destino degli stipendi italiani è quindi quello di diminuire in un primo momento per poi, solo successivamente, ricominciare a crescere al pari della produttività? Non necessariamente. Il problema infatti non è tanto lo stipendio in busta paga che ricevono mensilmente i dipendenti, ma il costo del lavoro di quel dipendente.

Il cuneo fiscale italiano è fra i più alti dei paesi dell’area Ocse: 47,8% per un lavoratore single senza figli contro il 35,9% di media e la differenza tende ad aumentare per gli altri casi (dati Ocse).
Se il Governo decidesse un taglio deciso alla tassazione sul lavoro, ecco che il pericolo di diminuzione degli stipendi sparirebbe, domanda e offerta tornerebbero a tendere verso l’equilibrio (meglio se supportati da una riforma seria e vera del mercato del lavoro stesso).

Questa sarebbe la soluzione ideale ed è ciò che i sindacati, tutti assieme, dovrebbero chiedere a gran voce. Gli aumenti salariali arriverebbero, nel medio-lungo periodo, automaticamente.

SOSTIENI LA PAGINA! -- Iscriviti alla fanpage! clicca sul Mi piace e seguimi!

domenica 5 gennaio 2014

L'ultimatum con i 6 punti del manifesto dei forconi? Solo e soltanto populismo

Anno nuovo, problemi vecchi, soluzioni sempre peggiori. Non bastava il Movimento 5 Stelle a proporre, assieme a cose assolutamente condivisibili, riforme che più populiste di così non se ne trovano. Ora ci si mettono pure i forconi a fare proposte. Dopo il flop della manifestazione di Roma pre-natalizia, i rivoluzionari made in Italy sono tornati alla carica con un manifesto di 6 punti che se Letta non approva "sarà rivolta".

17 giorni a partire da oggi per approvare i 6 punti del manifesto programmatico:

sospensione delle procedure esecutive, istituzione di un fondo di garanzia per le imprese, aumento di 300 euro in busta paga per i dipendenti privati, incremento delle pensioni minime, riduzione del costo del carburante (per usi professionali, preciso io) e tutela del made in Italy.
Alcune cose sono giuste, come la riduzione del costo del carburante per usi professionali (suppongo che se verrà ridotto per gli autotrasportatori sarà belle che finita la rivoluzione, vero?) e l'aumento in busta paga per i dipendenti privati che posso essere riassunte in un "abbassiamo le tasse su carburanti (perchè a tutti bisogna abbassarli, non solo ai camionisti eh) e salari", altre folli come la sospensione delle procedure esecutive e la tutela del made in Italy.

Sospendere le procedure esecutive di qualunque tipo vuol dire de facto far pagare ai creditori le colpe dei debitori senza alcuna distinzione. Poi ci lamentiamo se la pubblica amministrazione (debitore) non paga gli imprenditori (creditori) e questi falliscono.

Tutelare il Made in Italy presumo voglia dire dazi. Mi pare superfluo dover spiegare che se mettessimo dei dazi (a danno di noi consumatori, ovviamente), i Paesi esteri farebbero altrettanto e le nostre aziende subirebbero un danno non indifferente.

Ridurre il cuneo fiscale per far sì che gli stipendi dei dipendenti privati (circa 12 milioni, dati ISTAT) aumentino di 300 euro vuol dire una spesa di circa 40-50 miliardi di euro. Una riforma che appoggio totalmente, ma è da 10 anni che aspetto una riduzione di questo tipo e nessuno alla prova dei fatti è stato capace di intraprenderla (Berlusconi in primis).

Aumentare le pensioni minime (e quelle di invalidità, che per comodità non considero): ok, ma di quanto? Tenete conto che i pensionati al di sotto dei 500 euro sono (dati sempre ISTAT) circa 2.2 milioni. Vuol dire che aumentare ad esempio di 100 euro mensili in media a tutti (1200 euro all'anno) comporterebbe una spesa annua di 2 miliardi e 640 mila euro. Non li han trovati per evitare l'aumento dell'IVA....

Fondo di garanzia per le imprese: anche qui, nessun dato, solo parole. Non posso commentare. Preferirei che queste risorse, semmai esistano, venissero utilizzate per ridurre il cuneo fiscale.

Ultimo, ma non ultimo, la questione carburante. Anche qui, cosa giustissima visto il costo di benzina e gasolio in Italia gonfiato da accise ridicole vecchie presenti da decenni. Se da un lato una loro piccola riduzione a mio modo di vedere, dati alla mano, non comporterà una riduzione del gettito fiscale (vedi questo post), bisogna sempre tenere conto che oltre la metà del prezzo della benzina va allo Stato quindi una riduzione sostanziale (20-25 centesimi, per rientrare nella media UE) a tutti comporterebbe anche qui, tenendo conto che nel 2012 il fisco ha incassato 36.5 miliardi di euro, una riduzione di gettito di svariati miliardi di euro, se fatta a tutti.







Alla fine, ribadisco: alcune proposte sono follia pura, altre interessanti ma molto costose. Chi mi segue sa benissimo che sono il primo a volere una diminuzione pesante della tassazione in Italia. Il problema però è sempre lo stesso: con quali soldi? Ecco, i forconi oltre a un "diminuzione della spesa" molto generale, null'altro dicono. E ciò è, cari lettori, solo e soltanto populismo.


SOSTIENI LA PAGINA! -- Iscriviti alla fanpage! clicca sul Mi piace e seguimi!

giovedì 14 novembre 2013

"Trattato dei vari tipi di evasione fiscale"

- Articolo originale pubblicato su MySolutionPost -     Mattia Poletti

Un’intervista fece scalpore, soprattutto perché proveniva da un esponente di lusso del maggior partito della sinistra italiana. La scorsa estate Stefano Fassina, vice ministro dell’economia, parlò dell’evasione fiscale citando la famosa “evasione di sopravvivenza”, ammettendo la sua esistenza. Così l’ansa:
''La pressione fiscale è insostenibile'' […]''C'è una relazione stretta tra la pressione fiscale, la spesa e l'evasione'', […]  Il viceministro riconosce che esiste ''un'evasione di sopravvivenza''. ''Senza voler strizzare l'occhio a nessuno, senza ambiguità nel contrastare l'evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno''. ''Non è una questione di carattere prevalentemente morale'', sottolinea il viceministro, ricordando di aver affrontato la questione in un libro alcuni anni fa.
Che esista una relazione stretta fra pressione fiscale e spesa pubblica è ovvio: se spendi X, devi per forza tassare Y la gente per recuperare quell’ammontare. Più X è grosso, più Y cresce.
Questo è un punto molto importante perché da qui possiamo spiegare il perché dell’evasione. Con una tassazione crescente, le reazioni possono essere:
  • Gli individui, al crescere della tassazione, vedono servizi sempre più efficienti che migliorano di molto la loro vita quotidiana. Dire che son felici di pagare le tasse forse è troppo, ma almeno accettano la cosa usufruendo di un welfare di qualità. Questo è il caso se vogliamo dei Paesi nord europei
  • Gli individui notano che la tassazione continua a crescere, nonostante sia già elevata, e notano che i servizi non migliorano anzi, in alcuni casi peggiorano (magari il treno che loro prendono al mattino viene costantemente soppresso ma i prezzi del biglietto salgono). Da qui un sentimento di avversione totale nei confronti della parola “tassa”. Questo è il caso italiano.
Qui abbiamo i due casi generali ed estremi.
In entrambe le situazioni, vi sono però cittadini che evadono principalmente per due motivi:
  1. Sono dei delinquenti. Anche con la metà della pressione fiscale, loro troverebbero sempre la scusa che le tasse sono alte e cercherebbero di nascondere capitali. Ricordate l’operazione Cortina di Mario Monti? Ecco, quella gente lì.
  2. Sono disperati. Mettendo una tassazione X =100, riescono a lavorare. Se questa però aumenta a 120, con grandi sforzi arrivano a 110, ma il resto o lo evadono o chiudono/falliscono. Molte Pmi si trovano in questa situazione.
Per quanto riguarda solo la situazione B), si hanno anche cittadini che evadono “per protesta”, ovvero vedendo sprecati i propri soldi guadagnati con fatica e prelevati dallo Stato (perché così è, de facto) giustificano la loro evasione come un “rifiuto” a pagare le tasse per finanziare gli sprechi di Stato.
Fassina ha quindi ragione. L’”evasione da disperazione” ESISTE, ma accanto a essa ce ne sono almeno altre due: l’”evasione da protesta” e l’”evasione delinquenziale” nel vero senso del termine.
È molto importante distinguere le tre perché sarebbe bene iniziare a trattarle in maniera differente, tutelando in qualche modo i primi (se non pagano perché non possono sospendere i pagamenti per esempio rinviandoli a quando la situazione non sarà migliore) e colpendo duramente gli ultimi (che ricordo, danneggiano gli altri).
Sulla seconda, essa potrebbe rientrare anche in una delle due: da un lato se ne approfittano della furbata giustificandola in questo modo, dall’altro potrebbero pagare ma non lo fanno perché in quel modo il margine di guadagno sarebbe ridotto al minimo e ciò non giustifica lo sforzo e l’impegno. Non è evasione da sopravvivenza (perché vivono anche pagandole tutte) ma è un rifiuto di consegnare allo “Stato ladro” il loro margine extra.
Il tema evasione è molto più complesso di come spesse volte viene descritto dai giornali. Bisognerebbe davvero riuscire a distinguere caso per caso, punendo chi “specula” e imbroglia ma allo stesso tempo ragionare bene su chi evade perché la sua situazione economica non lascia altra scelta.
- Articolo originale pubblicato su MySolutionPost -     Mattia Poletti
Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

martedì 22 ottobre 2013

Ma quando Maradona evase, le tasse erano molto più basse

Intervistato da Fabio Fazio, Maradona parlando di Equitalia della sua "presunta" evasione, si è espresso in modo poco signorile facendo il gesto dell'ombrello in diretta tv. Fazio, da buon presentatore, ovviamente non ha fatto nulla (ma questa è un'altra storia).

Il gesto clamoroso del Pibe de Or ha scatenato le polemiche sul web e molti lo hanno appoggiato in quanto segno di ribellione ad uno Stato ladro che opprime i contribuenti asfisiati dalle tasse. In poche parole: "Ha fatto bene ad evadere".

Chi mi legge sa che sono d'accordo sulla questione sprechi di Stato (il cosidetto "Affamare la bestia") e su una pressione fiscale davvero troppo alta per i servizi che il Paese offre e che sta letteralmente uccidendo, assieme alla burocrazia, tutto il settore produttivo italiano.
Arrivare però a considerare quasi un "eroe" una persona che ha evaso, secondo il fisco, 38 milioni di euro mi pare ridicolo.

Non voglio star qui a discutere se lui fosse consapevole o meno della cosa, non mi interessa. Il fatto è che il fisco dal 17 febbraio 2005 considera Maradona un evasore fiscale con un debito di 35 milioni di euro (e aumenta di 3mila ogni giorno).

L’ingente debito di Maradona ammonta a poco piu' di 39 milioni di euro ed è stato più volte confermato dalle autorità giurisdizionali competenti. In particolare si ricordano dalla sentenza della Corte di Cassazione del 17 febbraio 2005, da quella della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli depositata nel giugno 2012 e dalla sentenza della Commissione Tributaria Centrale del primo febbraio di ques'anno. Inoltre, con un’ulteriore sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli n.7/21/13 depositata il 10/01/13, divenuta definitiva per mancata opposizione, è stato dichiarato inammissibile il ricorso, con condanna alle spese di lite, contro un presunto rifiuto su istanza di sgravio. (Ansa)
Questi sono i fatti documentati. Detto ciò, voglio analizzare un attimo la questione.

Le sentenze di condanna per evasione fiscale di Maradona si riferiscono ad una sua evasione nel periodo fine anni '80/inizio anni '90 quando ancora giocava nel Napoli. Chi elogia il "Maradona evasore fiscale" si riferisce quindi a questo periodo storico.
Domandina a lor signori: a quanto ammontava la pressione fiscale?


Siamo a livelli 35-38% circa, quindi molto più bassi (una decina di punti da quella ufficiale e non reale) dell'odierno livello di tassazione.

Questo è un chiaro esempio di come l'evasione fiscale comprenda almeno due tipi di individui: chi evade perchè "o faccio così o chiudo e fallisco" e chi invece evade perchè è un ladro, punto.

Non venite a dirmi che chi guadagna 100-200 mila euro all'anno e ne dichiara 5 mila sia un eroe vittima del fisco che protesta per i propri diritti e che se abbassassimo la pressione fiscale di 10-15 punti ricomincerebbe a pagare tutte le tasse perchè è una balla e questo caso in particolare ne è la dimostrazione.

Se è vero che esiste purtroppo un'evasione da disperazione, ne esiste anche un'altra di furboni delinquenti che se ne approfittano. La cosa triste è che ci siano quelli che chiamo "naziliberisti" che pure li giustificano, facendone degli eroi. Ecco, questo è il modo più sbagliato possibile di risolvere il problema tasse in Italia.
Se evadi e lo fai non per sopravvivere, non hai alcuna giustificazione. Sei un delinquente e per questo devi pagare, e tanto.

Feci i complimenti a Monti per l'operazione Cortina del 2012. Colgo l'occasione per rinnovarli. Beccare i furbi, punendoli, servirà anche a recuperare soldi per abbassare le tasse a quelli che pagano fin quando possono, in modo tale da permetter loro di vivere (e non sopravvivere) versando tutto il dovuto al fisco.

@Rebel Ekonomist

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

domenica 29 settembre 2013

L'aumento dell'IVA andrà a pagare i costi della crisi di governo

Sabato 28 settembre 2013  Berlusconi ha ordinato ai suoi ministri di dimettersi, dando inizio ufficialmente alla crisi di governo.
Il motivo ufficiale è che non voleva aumentare l'IVA, tradendo così i propri elettori (come se non fosse mai accaduto) e il sottoscritto ha deciso di far finta di credere a questa versione. Gesto eroico del PdL? No, al contrario. Le conseguenze saranno molto più gravi e costose.

Prima di tutto, per evitare/rinviare l'aumento dell'IVA previsto serviva circa 1 miliardo di euro. Se avessero voluto, questi soldi li avrebbero trovati nel giro di poche settimane come avevo indicato qualche mesetto fa, ma la distrazione di un condannato e la mancanza di volontà politica hanno preso il sopravvento e i soldi dal lato della spesa non si sono tagliati.
Si parlava di aumentare altro (tipico gioco delle tre carte made in italy) come benzina, il che sarebbe stato fin peggio (oltre alla solita presa per i fondelli). Oggi sono però tutti discorsi inutili. Il rischio ora è che venga annullato tutto ciò che di buono-brutto è stato fatto in questi mesi, se non di più.

La cosa curiosa però è che i soldi per evitare l'aumento dell'IVA, li spenderemo comunque! Anzi, i soldi che incasseremo da essa andranno a pagare i costi della crisi di governo!

Il motivo è semplice. Ipotizziamo elezioni a febbraio: i soli costi di nuove elezioni ammonteranno a circa 400 milioni di euro, poco meno della metà della cifra necessaria per evitarne l'aumento. Ma purtroppo non finisce qui. C'è infatti il fattore "instabilità politica" che influisce sul costo del nostro debito pubblico (il famoso spread, ricordate?) e che già stavamo pagando prima (vedi confronto con bonos spagnoli).


Considerando che da qui a marzo 2014 abbiamo circa 150 miliardi di debito pubblico da emettere, se lo spread dei nostri titoli di stato aumentasse anche solo di 50 punti base (0.5%), la spesa extra in interessi ammonterebbe a 750 milioni di euro annui. Se sommiamo questi ai 400 milioni circa, ecco che otteniamo 1.1 miliardi, più o meno la cifra che sarebbe servita per evitare l'aumento dell'IVA (che ricordo essere la causa ufficiale della crisi di governo). E 50 punti base in media da qui a marzo non sono cosa impossibile, anzi, il rischio è che siano più alti ancora.

Tra l'altro, ricordo che per adesso la legge elettorale non è cambiata, ergo il nuovo governo potrebbe aver bisogno di alcuni mesi per esser formato, il che potrebbe incidere sulla durata del rialzo dello spread. Se mantenessimo i nostri 50 punti base in più e ipotizzassimo il formarsi di un nuovo governo a giugno, il debito da rinnovare ammonterebbe a circa 240 miliardi, ovvero 1.7 miliardi in più di spesa per interessi. Aggiungiamo i nostri 400 milioni di costi per nuove elezioni et voilà, abbiamo speso il doppio rispetto alla cifra per evitare l'aumento dell'IVA.

In totale, l'anno prossimo rischieremmo di dover pagare quell'1% dell'IVA in più programmato, più un ennesimo aumento di qualche tassa a caso per coprire i costi di questa crisi di governo.
Ma Berlusconi lo ha fatto nell'interesse dell'Italia e di noi cittadini. Ricordatevelo.

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

martedì 24 settembre 2013

Aumentare le accise sulla benzina sarebbe una follia

Il prezzo del carburante, argomento di discussione ad ogni minimo rialzo, soprattutto perchè qui in Italia lo paghiamo molto più degli altri. I motivi sono molteplici, ma uno su tutti pesa più degli altri (e anche tanto): le tasse, ovvero IVA e soprattutto accise.

In Italia abbiamo il prezzo della benzina più alto d’Europa (25 centesimi oltre la media, 23 dei quali dovuti al maggior carico fiscale) e quello del gasolio al secondo posto dietro la Svezia (24 centesimi dei 25 sopra la media sono dovuti proprio alle tasse).
Si legge sul Messaggero, che fornisce un altro dato molto interessante:

Fino allo scorso anno la riduzione delle entrate dovute al calo delle vendite di auto era compensato dall’aumento degli introiti provenienti dalle imposte sui carburanti: era sceso il consumo, ma era aumentato il gettito a causa della forte crescita dei prezzi alla pompa. Nel 2013 i consumi hanno proseguito la loro discesa portandosi dietro anche le entrate fiscali. Secondo uno studio del Centro Studi Promotor nei primi 8 mesi dell’anno, il gettito delle imposte su benzina e gasolio da autotrazione è calato di 870 milioni.

870 milioni di euro in meno nelle casse dello Stato a causa del minor consumo di benzina: gli italiani, a causa della crisi, hanno iniziato anche ad utilizzare meno l'automobile, annullando quindi delle entrate praticamente sicure (come avevo spiegato qui) nonostante i continui rialzi del costo del prodotto. Benvenuti nell' "effetto Laffer", ovvero quando all'aumento eccessivo delle imposte le entrate non crescono più ma diminuiscono.

Ciò si vede bene nella famosa "Curva di Laffer"


fonte
ove "t" è la pressione fiscale e T sono le entrate fiscali. Come si vede (ed è logico), se t è zero, anche T sarà zero, così come se t è max (100%) T sarà sempre zero (se il governo tassa al 100% ciò che guadagni tu ovviamente non lavorerai più quindi le entrate saranno pari a zero). Ciò che succede in mezzo è meno chiaro: in generale non si sa dove si trovi il punto Tmax, ovvero non è chiaro quale sia la t* che permetta di massimizzare T.

Nel nostro caso però, l'evidenza sembra mostrare come le troppe tasse sul carburante abbiano superato quel punto, ovvero esse sono talmente alte che la domanda dei consumatori è calata e le entrate totali sono diminuite.
Se ricordate, un caso simile si verificò con la tassa sulle barche esattamente un anno fa:

Il vero fallimento, com’era prevedibile, si è rivelato essere la tassa sulle imbarcazioni superiori ai 10 metri di lunghezza: il gettito previsto era di ben 155 milioni, il gettito ottenuto corrisponde invece alla somma di 23 milioni. Il 14% di quanto auspicato dai “tecnici”. In compenso, la riduzione dei consumi presso le località marittime e portuali ha determinato un minore introito stimato in circa 700 milioni di euro. Un vero danno per esercenti, albergatori e località turistiche.
Quale soluzione quindi?
Aumentare ancora le accise sarebbe una follia: se è vero che l'utilizzo dell'automobile non può essere ridotto all'infinito (bisogna pur sempre spostarsi e il servizio di mezzi pubblici in Italia, soprattutto per chi non vive in grandi città, fa pena), tassare ancor di più il carburante potrebbe spingere al ribasso sia l'utilizzo dell'automobile (quindi le entrate potrebbero diminuire ulteriormente) sia stabilizzare/aumentare gli introiti fiscali dai carburanti, ma abbassare i consumi su tutti gli altri beni, distruggento la domanda, aggravando la crisi e diminuendo le entrate generali (minor gettito iva, imprese che chiudono etc).

Sarebbe davvero ora che si eliminassero tutte quelle accise introdotte decenni fa per abbassare il prezzo del carburante. Pagare 0.24 centesimi in più dsulla benzina solo a causa delle tasse è un furto legalizzato.


SOSTIENI LA PAGINA! -- Iscriviti alla fanpage! clicca sul Mi piace e seguimi!

giovedì 18 luglio 2013

Sul perchè l'IMU non sia da eliminare (again)..

Ne ho già parlato, ma questo è solo un esempio del perchè ritengo l'IMU una tassa giusta (o, se volete, meno sbagliata) di altre.

"Ecoscooter a Milano: Acquistati per 400mila euro dalla giunta Albertini nel 2003 e inutilizzati, sono stati ceduti per 30mila euro, 280 a ciclomotore."




Gli affari (ambientalisti) del settore pubblico....

E l'articolo continua aggiungendo altre chicche:

"È delle scorse settimane la protesta dei sindacati dei ghisa per una fornitura di nuovi computer non forniti di tutti i software in grado di farli funzionare appieno. Nel marzo 2012 l’assessorato alla Sicurezza, guidato da Marco Granelli, acquistò nuovissimi scooter a tre ruote Piaggio Mp3 senza però preoccuparsi di fornire ai vigili caschi e attrezzatura da motociclisti. Nel 2011, invece, fu sollevato il caso dell’acquisto da parte dell’assessorato alla Sicurezza di una partita di nuove pistole Beretta prive di fondina e quindi inutilizzabili."

Ecco per queste cose voglio l'IMU e voglio sia lasciato ai comuni (diminuendo altre tasse centrali, sia chiaro). Perchè così i cittadini sarebbero molto più interessati a controllare le spese dei comuni, a chiedersi il perchè l'IMU nella città X costa 100 mentre in un'altra solo 90. Sarebbe il primo fondamentale passo verso la responsabilizzazione delle amministrazioni comunali e dei cittadini stessi nei loro confronti.

Controllare come vengano utilizzate le tasse che paghiamo in regione o a Roma è difficile, mentre quelle comunali hanno un riscontro diretto sul territorio in cui viviamo. Ci accorgiamo subito se ad una maggior spesa corrisponda un miglioramento del servizio oppure no! Nel secondo caso, possiamo andare in comune (specialmente in quelli medio-piccoli, ma anche in città se ci si organizza bene) a chiedere spiegazioni ai diretti interessati.

Essendo una tassa particolarmente odiata, credo che l'interesse di voi cittadini a controllare, spulciare e/o semplicemente guardarsi intorno per vedere se i vostri soldi vengano utilizzati in modo efficiente o meno e nel caso protestare.

Certo, questo in teoria. Se poi non lo fate, non lamentatevi se pagate tanto...

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

lunedì 1 luglio 2013

Ultima pazzia di un Governo folle: prelievo su redditi sopra 90mila euro.

Il bello dell'Italia è che quando pensi di averle viste tutte o che peggio di così non possa andare, ecco che arriva un nuovo governo a stupirti, in negativo s'intende. Dopo patrimoniali e prelievi su conti correnti, ecco l'ultima folle idea del Governo. prelievo fiscale su redditi superiori i 90 mila euro.

Abbiamo passato le scorse elezioni ad ipotizzare fantomatiche patrimoniali miracolose, in grado di risolvere tutti i problemi di bilancio e strutturali del nostro Bel Paese. Una volta finite le elezioni, nessuno ha detto più nulla su quelle, ma ecco arrivare l'ipotesi di un prelievo forzato sui conti correnti in stile Amato (forse influenzati anche dalla vicenda Cipro), fortunatamente evitata anche questa.

L'ultima idea uscita proprio in questi giorni è quella di un prelievo fiscale su tutti coloro i quali dichiarano un reddito sopra i 90mila euro. Secondo le stime de "IlSole24Ore" le persone coinvolte sarebbero 555 mila (pari all'1.35% dei contribuenti) , non moltissime ma di sicuro una fetta significativa.

Non è ancora chiaro di quanto potrebbe essere il prelievo e quindi nemmeno di quale cifra stiamo parlando che entrerebbe nelle casse dello Stato, ma il ragionamento che si deve fare è a priori: è giusto un prelievo di questo tipo?

Ora molti di voi diranno cose del tipo "Certamente! Guadagnano tanto quindi è giusto che queste persone paghino di più rispetto a me" oppure nella versione più comunista "Guadagnano tanto? esproprio proletario!" (questa mi fa ridere...forse perchè me la immagino detta da Peppone). Ma è davvero così?

Ci è di utilità confrontare quante tasse pagano i ricchi italiani con reddito pari a 100mila dollari rispetto al resto del mondo. La società KPMG lo ha fatto nel suo rapporto "KPMG’s Individual Income Tax and Social Security Rate Survey 2012" prendendo i dati del 2012 e, surprise, l'Italia si è posizionata al quarto posto con il 45,2% di prelievo fiscale dietro solo a Belgio, Grecia e Croazia.




Anche prendendo i redditi pari a 300mila dollari, con il 51,8% si posiziona al quarto posto, dietro a Austria, Francia e Belgio.

foto da: CamelotDestraIdeale
I ricchi italoti direi che pagano fin troppe tasse, dati i servizi pessimi che ricevono dallo Stato italiano.

Veniamo ora ad un ragionamento più filosofico se volete. Prendete un giovane di 14 anni a metà anni '80: inizia le superiori, studia seriamente, prende ottimi voti e a 19 anni sceglie di andare all'università. Qui si impegna ancora di più nello studio (magari mentre lavoro per mantenersi) ed infatti uscirà con un punteggio mfra i più alti del suo corso. E' un tipo brillante e anche nel mondo del lavoro si fa strada facilmente (scegliete voi dove: come manager di un'azienda, imprenditore, ingegnere, medico etc etc), ottenendo posizioni importanti con stipendi che la maggior parte delle persone sognano. Ha sempre pagato le tasse (alte come abbiamo visto) e non ha mai infranto una legge (sì beh, un paio di multe per divieto di sosta...non voglio renderlo troppo perfetto). Ad un tratto arriva un politico che non ha mai fatto niente in vita sua, che siede in Parlamento da 20 anni pagato molto più dei suoi colleghi mondiali anche con le tasse del nostro amico, il quale decide che il nostro uomo di successo debba pagare una percentuale del suo reddito alto solo perchè si è impegnato e ha avuto successo in quanto lo Stato necessita di soldi.
Come vi sentireste voi? Accettereste di pagare una tassa extra sapendo che lo Stato spende 800 miliardi e più di spesa pubblica dandovi in cambio i servizi che tutti voi vedere e di cui usufruite ogni giorno?
Non sarebbe forse meglio che iniziasse a programmare un taglio serio, deciso e progressivo di quella spesa?
Perchè, infine, il prelievo fiscale non può farlo lo Stato su se stesso? In fondo, lui è uno degli spendaccioni più grandi d'Europa e del Mondo.


Sinceramente, fra questo e il decreto lavoro, mi pare che il Governo Letta voglia penalizzare coloro i quali hanno studiato, si sono impegnati e sono meritevole, mentre favorire chi ha poca voglia di impegnarsi e ignorare facendo finta di nulla i furbetti che le tasse non sanno nemmeno cosa siano.


Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

venerdì 14 giugno 2013

Letta, eccoti i soldi per evitare l'aumento dell'IVA

Leggendo (online ovviamente) i giornali noto questo senso di delusione, incapacità di agire e anche una bella faccia tosta, del tipo "so di prendervi per il culo ma lo faccio tanto siete stupidi" dei politici riguardo l'imminente aumento (di nuovo) dell'IVA.

La frase che sento dire è più o meno "non ci sono le coperture per finanziare il mancato gettito" quindi ci toccherà questo nuovo balzello, tanto tassa più tassa meno...

La verità è che i soldi ci sono ma loro non vogliono trovarli. Suvvia, quest'anno ci sarebbero da finanziare 2 miliardi e mezzo circa, 4 l'anno prossimo. Volete dirmi che su una spesa di oltre 800 miliardi, pari al 50% (più o meno) del PIL non riescono a trovare 2 "miseri" miliardi per evitare lo scatto almeno quest'anno? Capite che la cosa puzza di presa per i fondelli?

Non è che, ad esempio eh, possiamo abolire le province (2 mil è la cifra stimata dall'IBL)? Oppure, iniziare a ridurre gli stipendi dei militari portandoli al livello (in proporzione alle spese militari) della media europea (circa 4 miliardi)? Oppure diminuire gli stipendi dei politici a tutti i livello, degli amministratori di aziende pubbliche e dirigenti statali, tagliando loro anche di un bel po' la pensione accorpando, già che ci siamo, i comuni sotto i 5/10 mila abitanti?

Le cose da fare potrebbero essere tanti. Basta volerlo. Se non lo fanno, fateglielo notare...magari la smetteranno di dire balle così grande almeno stavolta.


Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

giovedì 9 maggio 2013

I soldi per togliere l'IMU diamoli alle PMI

Lo so, ennesimo articolo sull'IMU ma essendo la tematica economica principale su cui si basa la sopravvivenza del Governo Letta (e qui c'è dentro tutto) non posso non parlane ancora. Prometto, salvo novità rilevanti, che sarà l'ultimo post sul tema: chi lo ha capito bene, gli altri beh..se il loro reddito non crescerà in futuro consiglio loro di guardarsi allo specchio quando vorranno trovare un colpevole.

Il volere e condizione necessaria di Berlusconi è togliere l'IMU sulla prima casa restituendo la parte già versata lo scorso anno. Per finanziare questa doppia operazione quest'anno sono necessari 8-9 miliardi di euro. Dove si andranno a prendere ancora non l'ho capito, fatto sta che l'ex premier è stato chiaro: o così, o si va tutti a casa.

Ciò mi porta a fare due riflessioni:

1) Per la prima volta, Silvio Berlusconi si sta impegnando per rispettare una sua proposta elettorale (ricordate la lettera sul rimborso IMU che ho bruciato?)
2) Per l'ennesima volta, gli italiani si fanno trasportare dal populismo della classe politica, accontentandosi di ricevere poco nel brevissimo periodo, fottendosene allegramente del medio-lungo.

Se il partito che si autodefinisce liberale, per la libertà i giovani e vicino agli imprenditori avesse davvero a cuore questa fetta di propri elettori chiederebbe al governo di investire quei soldi, ad oggi destinati al taglio dell'IMU prima casa e restituzione della stessa versata nel 2012, per le piccole e medie imprese italiane strozzate dalle tasse e dal credit crunch.

Come segnalato su "La Voce", "portando al 70 per cento la deducibilità del costo del lavoro ai fini Irap, si avrebbe un risparmio di circa 6,5 miliardi per l’intero settore privato: una cifra abbordabile anche per i nostri conti pubblici. Così facendo, non solo si risolverebbe il problema della pro-ciclicità del tax rate, ma si garantirebbe anche un sensibile beneficio alle Pmi, senza ricorrere a complicati interventi.".

6.5 miliardi, 2 in meno di quelli necessari ad abolire e restituire l'IMU, 2 in più rispetto all'abolizione della stessa in futuro.
I benefici sarebbero però molto maggiori per tutti: le pmi avrebbero meno tasse da pagare e molte di loro sopravviverebbero a questa crisi, lo Stato perchè eviterebbe il fallimento di molte imprese (quindi meno disoccupati, più gettito e meno tensioni sociali), i lavorati perchè non perderebbero il posto, i disoccupati in quanto, a causa del minor costo, vedrebbero cresce l'offerta di lavoro.

Questa sarebbe una proposta semplice per tenere a galla l'economia del paese. Non restituire 200 euro (in media) a famiglia. Mi auguro che prima o poi l'italota medio lo capisca e lo faccia capire ai nostri politici.

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

venerdì 3 maggio 2013

Può la Tobin Tax finanziare il taglio di altre tasse come dice il M5S?

Bisogno di soldi per abbassare tasse e/o far quandrare i conti e/o aumentare la spesa pubblica? No problema! La soluzione c'è e non danneggerà il cittadino medio: Tobin Tax!

Questo è il ragionamento che è stato fatto qui in Italia da molti tra cui il Movimento 5 Stelle con le dichiarazioni di Beppe Grillo e un documento dei parlamentari grillini.
Fra le molte cose dette (su cui magari discuterò in un altro articolo) vi è anche l'idea di eliminare la TARES, evitare l'aumento dell'IVA, eliminare l'IMU sulla prima casa e il bollo sui conti correnti.
Diciamo subito che le prime due porterebbero alcuni benefici ai ceti medio-bassi, mentre le ultime due ai medio-alti e altissimi. In questo c'è equità: un po' ai poveri, un po' ai ricchi.

Dove si trovano i soldi? Tagliando la spesa? Non sia mai! Meglio aumentare le tasse da un'altra parte, magari inasprire la Tobin Tax.

Ve lo dico subito: è una stupidata. E grossa. I motivi sono due: la Tobin farà danni ad un sistema che in Italia non è molto competitivo e sviluppato come negli altri paesi (anglosassoni soprattutto) e le maggiori entrate saranno minime per non dire ridicole.

Entrambi i motivi li ho spiegati nel vecchio articolo in cui analizzavo le conseguenze disastrose dell'introduzione di questa tassa in Svezia 25 anni fa circa:

Svalutazione degli assets: lo stesso giorno in cui fu annunciata la tassa, i prezzi delle azioni scesero del 2,2%. Ci fu però una fuga di informazioni nei 30 giorni precedenti l’annuncio, la quale probabilmente spiega la discesa del 5,35% dei prezzi. Quando la tassa raddoppiò, i prezzi calarono dell'1%.
Dal punto di vista fiscale, le aspettative erano di guadagnare ogni anno 1.500 milioni di corone svedesi. Nella realtà, a cifra più alta fu di 80 milioni; in media il guadagno fu vicino ai 50 milioni. Un fallimento totale.

Il volume degli scambi in Svezia calò considerevolmente (vedi tabelle 2 e 3 e figure 4 e 5 del paper) per poi riprendere a tasse eliminate.In pratica, tassare portò al diminuire degli scambi e/o alla migrazione in altri mercati in cui la tobin tax non era presente: ad esempio, oltre il 60% dell’intero volume di scambio si era trasferito off-shore.

Per questi motivi la Svezia abbandonò la Tobin Tax alla fine del 1991 e i volumi di trading aumentarono considerevolmente negli anni '90 (vedi ancora figure 4 e 5).
Ciò che ipotizzati mesi fa si è già avverato, Come riportato su MilanoFinanza nel post "Tobin Tax, meno volumi e più costi":

Non c'è stato soltanto il calo del 30% delle transazioni di borsa nel suo primo mese di applicazione in Italia, come riferito da Italia oggi. La Tobin tax, entrata in vigore il primo marzo (con aliquota dello 0,12% per le compravendite in borsa, e dello 0,10% per quelle in mercati non regolamentati), non ha nemmeno avuto un impatto rilevante sulla stabilizzazione dei mercati finanziari, contribuendo invece ad aumentare i costi. Come emerge da un'analisi di Christoph Mast, Global Head of Trading di Allianz  global investors.

"A partire dal mese di agosto del 2012, in Francia e Italia sono entrate in vigore nuove leggi sulla tassazione delle transazioni finanziarie e, nell’ambito di una maggiore cooperazione, anche a livello di Unione Europea si stanno discutendo nuove proposte su tale materia", dice Mast.

"Dopo l’applicazione della normativa, i volumi scambiati di titoli francesi e italiani sono diminuiti immediatamente rispetto al resto dell’Europa. Tuttavia, complessivamente sembra che, dato l’ambito di applicazione limitato delle imposte sulle transazioni finanziarie italiane e francesi, gli impatti su liquidità, spread e volatilità siano risultati inferiori al previsto. Per quanto concerne gli effetti sui costi di negoziazione è invece interessante evidenziare che, dopo l’applicazione delle nuove tasse, Francia e Italia sono entrati nell’elenco dei cinque paesi più costosi per il trading in Europa", afferma Mast."

Su chi graverebbe? Grandi banche, i grandi speculatori? Siete completamente fuori strada. Come spiegato da Seminerio (Phastidio):

"Se non fosse che, sfortunatamente, a pagare non sarà “il settore finanziario”, se non per la parte di operazioni effettuate per il “conto proprio”, cioè per la proprietà, ma i risparmiatori, nel momento in cui passano un ordine di compravendita alla propria banca; o i fondi pensione che amministrano il risparmio previdenziale; o i fondi comuni. Comunque la si giri, l’impatto sul “consumatore finale”, il risparmiatore, sarà sostanziale. E quanto al “conto proprio” delle banche, si svilupperanno forme alternative di investimento a “bassa frequenza” senza passare dalle transazioni, ad esempio ricorrendo ai total return swap, in cui due controparti entrano in un rapporto contrattuale in cui uno paga all’altro (ad esempio) la variazione totale di prezzo di un indice o di un singolo titolo. La fantasia elusiva dell’innovazione finanziaria non conosce confini, notoriamente (e purtroppo). Ribadiamolo ad abundantiam: in larghissima parte ad essere incisi dal tributo saremo noi contribuenti individuali, non le banche. Ed un prelievo dello 0,1 per cento ad operazione sarebbe oggettivamente molto penalizzante, sommandosi (nel nostro paese) all’imposta patrimoniale sostitutiva, pari quest’anno all’1 per mille del controvalore di mercato e destinata a salire il prossimo anno all’1,5 per mille."
Questo per quanto riguarda il primo punto. Veniamo al secondo, più semplice e forse più interessante per il cittadino medio: davvero la Tobin Tax può fornire un gettito fiscale tale da eliminare le altre tasse? La risposta è NO.

In parte la risposta l'ho già data con l'esempio svedese. A quello aggiungo che in Francia il gettito stimato è di 500 milioni per il 2013, mentre in Italia si spera in 1 miliardo. In realtà, sarà molto meno in quanto come abbiamo visto i volumi diminuiscono (anzi, il bilancio potrebbe alla fine essere fin negativo, come nel caso della tassa sulle barche). Dubito fortemente poi che possiamo ricavare il doppio delle entrate che si aspetta l'Eliseo, infatti ItaliaOggi stima:

In base ai flussi attuali all'appello mancheranno, dunque, almeno 300 milioni di euro a fronte di un previsto 1 miliardo di euro.
Se volete un mio giudizio personale, incasseremo meno della Francia

Queste comunque sono le stime delle entrate. Perchè non possono coprire i tagli di tasse che vuole fare Grillo? Facile, basta fare due conti.

Da un lato abbiamo una cifra stimata dai 500 ai 700 milioni, dall'altra abbiamo:

  • IMU sulla prima casa (più di 4 miliardi)
  • IVA (2.1 miliardi)
  • TARES (1.9 miliardi. Se volesse abolirla completamente 8 miliardi)
  • Bollo C/C (4.7 miliardi)
Siamo sui 13 miliardi di euro

Loro però parlano di inasprimento della Tobin Tax. Bene, a queste cifre la Tobin dovrebbe essere alzata di 20 volte, ipotizzando ovviamente che i volumi e il comportamento degli operatori rimanga fisso. Mi pare superfluo spiegare che non sarà così, anzi...


Se le cose stanno davvero in questi termini (l'HP ha letto una bozza, ma se l'idea è questa le cose stanno così), mi spiace, ma si parla del nulla. Questa è fin peggiore della proposta di Berlusconi di eliminare l'IMU tassando bibite e gioco d'azzardo. Non capisco come possano prendere piede proposte di questo tipo dopo 25-30 anni in cui la vecchia politica ha continuamente mentito. E' ora di imparare a riconoscere quando un politico/portavoce dice cose assurde come questa.

@Rebel Ekonomist

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

martedì 30 aprile 2013

Perchè il problema vero è l'IMU....

Cose che chi legge il blog saprà già. Sempre meglio ricordarlo, soprattutto quando sentite politici parlare di tagliare tasse, in particolare l'IMU.

Almeno il problema fosse l'IMU...purtroppo non lo è (anzi, togliere quello senza dimuire le altre sarebbe fin peggio).


fonte
Se lo toglieranno, mi raccomando: non lamentatevi se sarà solo un contentino molto populista che non vi risolverà alcun problema (a voi ceto medio-basso s'intende).

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

domenica 28 aprile 2013

Abolizione IMU: populismo e contentino agli ital-idioti

Finalmente abbiamo un nuovo Governo. Letta ieri ha presentato tutti i ministri (giudizio mio: sicuramente poteva essere migliore come pure peggiore, quindi aspettiamo e speriamo), provenienti da PDL e PD e nemmeno uno dal Movimento 5 Stelle (vendicandosi così della loro mancata fiducia a Bersani, rispettando però il volere di Casaleggio).

Da quel che leggo, la prima "mission impossible" del Governo Letta è quella di abolire l'IMU e (come vorrebbe il PdL) restituire la quota versata nel 2012. Il popolo, almeno quello internettiano, mi pare essere d'accordo su questa riforma.

Mi spiace per voi, ma se andrà in porto è una manovra politica piena zeppa di populismo per darvi, cari italiani, il classico "contentino" al fine di tenervi buoni per qualche mese (se non di più). In pratica, mentre da una parte vi tendono la mano, dall'altra ve lo mettono in quel posto.

Perchè odiate tanto l'IMU? Non l'ho mai capito. E' una tassa che in media costa 200 euro a famiglia e che,si spera, in futuro andrà totalmente nelle casse dei nostri comuni. Cosa significa ciò?

  • I comuni potranno, se particolarmente virtuosi, decidere LORO di non farla pagare ai propri cittadini
  • I servizi sul territorio, se alle elezioni scegliete bene il sindaco, saranno migliori
  • Se l'amministrazione comunale spenderà male i vostri soldi, potrete "bussare alla porta" del vostro sindaco a chiedere spiegazioni
Non mi pare così male no? Anche perchè, e spero sia chiario, quei 4 miliardi da qualche parte si devono prendere.

Ipotizzando che venga tolto a tutti, chi ci guadagna realmente è chi ha pagato molto ovvero:

Lo studio ha poi rivelato come la tassa possa dirsi in realtà molto “concentrata” sugli immobili di maggior pregio e sui contribuenti con i redditi più elevati. Considerando solo le proprietà delle persone fisiche, il 10% delle unità con le rendite catastali più elevate paga il 44,7% dell’Imu complessiva, con un importo medio di 2.693 euro, mentre il 10% dei contribuenti i cui immobili sono caratterizzati dalle rendite più basse versa appena il 2,8% del totale. Guardando invece alla ricchezza personale e non al valore dell’abitazione, le cose non cambiano di molto. Vediamo infatti come il 10% dei contribuenti con i redditi maggiori, cioè tutti quelli che dichiarano oltre 55 mila euro annui lordi, pagano circa il 20% dell’Imu complessiva. Mentre il 50% dei redditi più bassi arriva al 10% dell’imposta complessiva. Alla luce di questi dati, il Ministero parla di un “effetto redistributivo” abbastanza rilevante.

Quindi ci guadagneranno i ricchi, non voi cittadini di media/bassa classe sociale. Non vi siete mai chiesti il perchè sia proprio il partito di Berlusconi a volerlo togliere?

Se poi consideriamo oltre a tutto ciò che è in programma l'aumento dell'IVA al 22% dal primo luglio che porterà nelle casse dello Stato poco più di 4 miliardi, guarda caso più o meno la cifra dell'IMU prima casa, ecco che tutto torna, ma con effetti molto più depressivi.

L'IVA colpirà i consumi quindi tutti senza alcuna distinzione, ricchi e poveri, giovani e anziani. Ed ecco che i vostri 20 euro al mese dell'IMU ve li siete già giocati. Tra l'altro, ricordo che i consumi sono già in crisi da anni dunque è facile supporre un ulteriore diminuzione degli stessi, che aggraverà la crisi, porterà meno entrate fiscali del previsto, quindi un possibile buco di bilancio coperto da altre tasse (visto che di tagliare gli sprechi pubblici proprio non se ne parla).

Io, fossi in voi, chiederei che i 4-5 miliardi dell'IMU vengano in primis dati TUTTI ai comuni e cercare piuttosto di abbassare le altre tasse (su redditi e imprese e evitare l'aumento dell'IVA). Poi fate come volete.

Ma non lamentatevi poi...

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

venerdì 29 marzo 2013

I conti sbagliati di Grillo per eliminare l'IRAP

Beppe Grillo è uscito oggi con un articolo in cui spiega come intende elimnare l'IRAP alle imprese riducendo i costi della politica. L'idea non è sua, ma studiata da Pietro Monsurrò ed esposta in un documento dell'Istituto Bruno Leoni dal titolo "I costi della politica in Italia".

Scrive il Grillo:
Le PMI per vivere devono misurarsi con i concorrenti europei per livello di burocrazia, di fiscalità, di servizi, di leggi a supporto dell'imprenditoria (ad esempio dell'inasprimento per il falso in bilancio e l'introduzione di efficaci norme anticorruzione). Oggi le PMI sono senza armi. Il baratro dove stanno sprofondando lo hanno creato i partiti, quelli che ora si stracciano le vesti. La ricostruzione delle PMI deve iniziare subito per evitare il fallimento del Paese. Un primo passo è l'abolizione dell'IRAP che ammonta a circa 20 miliardi l'anno di tasse sulle imprese, anche se in perdita. Perdono e pagano le tasse sulla perdita, lo Stato si comporta come chi davanti a uno che affoga gli lega un masso al collo. "Seeeeeeeeeee! E i soldi dove si trovano?", questa è l'obiezione tipica per non fare nulla.
Tutto giusto, e quindi dove trovano i soldi? Ce lo spiega:
L'IRAP coincide grosso modo ai maggiori costi della politica in Italia comparati con i maggiori Paesi europei. Sarebbe sufficiente tagliare questi costi per eliminare l'IRAP e dare ossigeno alle imprese. Se si misura la spesa per la politica in funzione della popolazione, l'extra costo italiano rispetto ai Paesi con dimensione equivalente è circa un punto di PIL, pari a 16 miliardi, un terzo del deficit. Dal 1990 vi è stato un raddoppio dei costi della politica di circa 20 miliardi, dovuto in massima parte alle amministrazioni centrali. Alcuni esempi. Il costo del Parlamento italiano è il doppio di quello francese (confrontabile per numero di parlamentari: 920 > 945) e inglese: 1,6 miliardi contro lo 0,9 di Francia e 0,6 di Gran Bretagna. Il Quirinale ha un bilancio di previsione per il 2013 di 349 milioni mentre l'Eliseo costa 112 milioni. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 100 milioni di euro all'anno, somma rinunciabile con una semplice lettera, come ha fatto il M5S per i 42 milioni che gli erano assegnati. Il taglio delle province farebbe risparmiare 2 miliardi annui. Vi sono poi i risparmi per le auto blu, circa 7.000, e delle 52.000 "auto grigie" senza autista e con minore cilindrata, con 19.000 addetti complessivi di cui 10.000 autisti per un risparmio di 800 milioni e altri minori. "Un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo", Lao Tse

Sembra facile scritta così, una cosa da fare domani mattina. In realtà le cose non stanno proprio in questi termini.

Se l'autore dell'articolo sul blog avesse letto bene fino in fondo, avrebbe scoperto che nell'ultima pagina, appena sotto la tabella riassuntiva, c'è chiaramente scritto:

Le cifre in gioco non sono affatto piccole, basti pensare che l’IRAP pagata dalle aziende (al netto delle partiti di giro) ammonta a circa 20 miliardi di euro, e con i risparmi Cofog e poco altro (molti degli altri risparmi nella tabella sono già inclusi nell’aggregato Co - fog) si potrebbe finanziare l’abolizione dell’IRAP
Quindi nei 15-16 miliardi quelle cifre ci sono già. Ovvio, ne mancherebbero "solo" 4-5 e quelli si potrebbero trovare, ad esempio, tagliano la spesa per gli stipendi militari oppure mettendo un tetto di 3mila euro alle pensioni.

C'è però un'altra cosa da dire. Quei 16 miliardi si possono e si devono sì tagliare, ma nel tempo visto che bisogna, ad esempio, riformare tutto l'apparato e le competenze delle amministrazioni locali nel caso di eliminazione delle province, riformare tutti i lavoratori che perderanno/cambieranno lavoro etc etc, per non parlare poi di come riallocare le risorse a tutti quegli enti finanziati dall'IRAP.
Come spiegato dallo stesso Monsurrò su facebook:

[...]il problema grosso è che i 39 miliardi di 'costo della politica' sono classificati come "apparato legislativo, esecutivo, diplomatico, fiscale, finanziario", quindi sono la somma dei costi di Parlamento, Quirinale, consigli comunali, provinciali, regionali, ma anche il Ministero degli Affari Esteri, la rete diplomatica (che costa poco: meno di Francia e UK), il MEF, le 4 agenzie fiscali (ora tre)...

Il bottino potenziale è quindici miliardi, ma prima di imputare tutti i costi alla loro sede opportuna e formulare riforme efficaci per riallineare i costi agli altri paesi europei avoja...

L'eliminazione della tassa era già presente, ad esempio, nel programma di Fare Fermare il Declino in cui era spiegato passo a passo tutto il sentiero volto ad eliminare l'IRAP (da pag. 32). Ecco, forse i grillini dovrebbero guardarselo. Un paper per una riforma fiscale un partito in Parlamento dovrebbe farlo in quel modo lì e non con un post sul blog con dati copiati, pure male, da un paper che in due righe confrontava solamente i tagli dei costi della politica con l'eliminazione dell'imporsta, giusto per rendere meglio l'idea dell'importo potenziale. 

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

giovedì 21 febbraio 2013

La patrimoniale di Ingroia: populismo o soluzione ai problemi del paese? Analisi e commento

Vediamo i numeri che ci dicono.


Il cavallo di battaglia (anzi, battaja) di Ingroia è la patrimoniale ai grandi patrimoni detenuti dai cittadini italiani che, secondo lui, sarebbe un'ottima soluzione per risolvere i problemi dell'Italia, abbattendo il debito e diminuendo le tasse ai cittadini più poveri (in primis, eliminando l'Imu sulla prima casa).

Una proposta del genere è fattibilissima, ma quali risultati porterà? Davvero è una soluzione ai problemi di un paese malato come l'Italia? Proviamo a vedere i numeri e a fare qualche considerazione.

Partiamo dal video preso da Servizio Pubblico in cui Ingroia spiega a Santoro il suo progetto di patrimoniale:



Prima di tutto, qualcuno dovrebbe spiegare ad Ingroia che la patrimoniale aggredisce il patrimonio e non il reddito: una persona può avere un reddito elevatissimo ma un patrimonio di poco valore (ad esempio, non possiede alcun tipo di attività reale o finanziaria e vive in affitto/camera di hotel a 5 stelle) o viceversa, uò avere un reddito basso ma un patrimonio di grande valore (la casa lasciata in eredità dai nonni).

Seconda cosa: l'imu è una patrimoniale, quindi sostituire l'imu con una patrimoniale è fa ridere. Se proprio vogliamo, la "patrimoniale" intesa da Ingroia è un prelievo straordinario che si fa una volta e via, l'Imu invece viene prelevata tutti gli anni. Detto ciò, esso quest'anno ha pesato in media 200€ a famiglia, 16,67 euro al mese ovvero 8.34€ a persona. Il problema non è l'Imu sulla prima casa. Aggiungo inoltre che aumentando gli stipendi di 25 euro al mese una famiglia con due redditi guadagnerebbe il triplo di quella cifra in un anno.

Veniamo ai numeri: il candidato di Rivoluzione Civile la vorrebbe applicare a quel 10% dei più ricchi.
La Banca d'Italia ci dice che questo famoso 10% ricco possiede il 45.9% della ricchezza totale (reale e finanziaria quindi) pari a 8.619 miliardi di euro. Ciò vuol dire che essi possiedono 3956.12 miliardi di euro.

Il problema è che l'ultimo decile calcolato dalla Bd'I parte da 559.500€ (tav E1, pagina 65), mentre a quanto pare Ingroia vorrebbe applicarla ai patrimoni di 1.5 milioni di euro (lui dice redditi ma credo qui intenda patrimoni). Considerate che di questo 10%, il 9% possiede una ricchezza in media pari a 1 milione 280 mila euro quindi in molti sono al di sotto della soglia.
Sicuramente sopra invece si trova l'1% più ricco, con una media poco inferiore a 4 milioni 700 mila euro.

Da quanto capisco dal video, Ingroia vorrebbe bypassare il problema dell'operaio che ha ereditato la casa di cui sopra dicevo, applicando la patrimoniale solo ai redditi superiori al milione di euro che fanno parte di quel 10% di cittadini ricchi. Nella pratica: ricchezze superiori il milione e mezzo detenute dalle famiglie con reddito superiore il milione. Non so se lui abbia già i dati corretti, ma tenete conto che nel 2011 in 796 hanno dichiarato una cifra superiore al milione di euro, mentre oltre i 500mila sono 3.641 persone, per un totale pari allo 0.01% dei contribuenti
Ci sono gli evasori mi direte: vero, però quelli sono soldi potenziali e non si sa quanto si riesca a recuperare in più rispetto a quanto già fatto dal governo Monti.
Potrei quindi azzardare che i soggetti colpiti di sicuro saranno quelli facenti parte l'1% più ricco. la loro ricchezza totale è del 13% sul totale, ovvero 1120 miliardi di euro.

Che percentuale applicare? Non l'ho trovato da nessuna parte. Ipotizzando l'1% il gettito sarebbe di 11.2 miliardi di euro. L'imu verrebbe coperta per nemmeno 3 anni e in più dopo ci sarebbe un buco di bilancio di 4 miliardi annui.
Si potrebbe aumentare la percentuale di prelievo sulla ricchezza, portandola al 5%. Il gettito sarebbe di 56 miliardi di euro. L'Imu prima casa verrebbe coperto per 14 anni giusti giusti, in alternativa si potrebbe dimezzare l'Irap (17.5 miliardi) ma anche qui dopo 3 anni avremmo lo stesso problema.

Stiamo inoltre considerando che questi soggetti non vendano il proprio patrimonio e rimangano in Italia, dato che spagherebbero in media allo Stato, se tassati al 5%, 235 mila euro. A meno che siano molto patriottici, con uno scenario del genere vedremmo quella ricchezza reale e finanziaria in vendita, o più semplicemente gente che fugge all'estero

In questi termini, la proposta verrebbe bollata come "Populismo". Voglio però essere buono con lui e considerare tutto il 10% più ricco, senza guardare al reddito (non ho idea di come faccia a sapere con precisione chi di questa fetta abbia un reddito superiore al milione o milione e mezzo di euro. Non servirà dirvi che, con il mio calcolo, i soldi sono molto più superiori al gettito reale).
In questo caso, essendo l'imponibile più alto, un'imposta dell'1% porterebbe nelle casse dello stato 39 miliardi e mezzo. Una bella somma, che però avrebbe gli stessi problemi di sopra. Per lo stesso motivo eviterei di aumentare l'imposta che in questo caso grava molto di più sulla famiglia visto che stiamo considerando tutti i redditi e non solo gli over 1/1.5 milioni di euro.
Vedersi un'ondata di case in vendita in un paese dove il mercato immobiliare non sta passando un bel momento non mi pare proprio salutare per il paese.

Avrei anche da discutere su ciò che Ingroia dice dei ricchi, ma di quello me ne occuperò in un altro articolo.

Cosa ne penso io? La patrimoniale potrebbe essere un'aggiunta, un'entrata extra per tappare qualche piccolo buco in una riforma però molto più grande. In questi termini potrei anche accettarla, ma è già stata fatta da Amato e i risultati si sono visti (aka: se li son mangiati tutti senza riformare un fico secco) e le alternative non mancano (far fare la stessa cosa, ma allo Stato, che di attività ne ha molte).
Ricordo inoltre che quei soldi prelevati andranno ad intaccare il reddito spendibile di quelle famiglie le quali, di conseguenza, si ritroveranno con meno soldi da spendere influenzando negativamente i consumi già in calo da tempo. 
In conclusione, non credo quindi sia una buona idea utilizzarla per eliminare un tassa come l'Imu sulla la prima casa (che, a conti fatti, pesa poco sulle famiglie) ed è troppo bassa per eliminare/ridurre quelle imposte (come l'Irap) che davvero gravano su redditi, imprese, consumi e quindi crescita.
Populismo? Forse è troppo definirlo tale. Di sicuro, non è la soluzione.

Vuoi essere sempre informato? Iscriviti alla fanpage!

domenica 16 dicembre 2012

Berlusconi promette: "abolirò l'IMU". Ma con quali soldi?

Oggi, 16 dicembre 2012, a Domenica Live Silvio Berlusconi promette di abolire l'IMU. Per non farvi fregare un'altra volta, una breve riflessione sull'argomento.


"Prometto che abolirò l'IMU". Applausi di tutto il pubblico. Così Silvio Berlusconi si presenta ufficialmente ai suoi elettore negli studi di Domenica Live, programma condotto da Barbara D'Urso (bravissima conduttrice assolutamente non di parte) su Canale 5 (rete Mediaset, anche questa assolutamente non di parte), proprio nel giorno in cui i due schiaramenti PDL si sono presentati: Primarie delle Idee e Partito Popolare.
Non voglio però parlare della confusione del partito di centro destra, seconda solo alla confusione in testa del suo leader storico.

L'argomento di oggi è l'IMU, Imposta Municipale Propria. La tassa più pesante attuata dal governo Monti e forse proprio per questo la più odiata da tutti.
Su queste pagine ne avevo già parlato, difendendola in quanto tassa utile soprattutto ai comuni, quindi più controllabile dai cittadini rispetto alle altre tasse (detto terra terra, se il comune butta via i soldi chiedere spiegazione al sindaco è più facile rispetto a chiederle al Premier/Ministro).

L'ex Premier ha promesso di abolirla, come promise di abolire l'ICI qualche anno fa. Proprio come allora la domanda da fare è: con che soldi?

Sì perchè, non potendo fare più deficit di quello che già si ha (giustamente, visto il nostro debito pubblico), i mancati introiti dell'IMU devono essere per forza recuperati da qualche parte. Non bisogna aver studato analisi di bilancio per capirlo: se viene a mancare un ricavo (entrata meglio dire, in questo caso), o si aumentano da un'altra parte oppure si tagliano i costi (leggasi spesa pubblica). Tra l'altro, essendo introiti destinati ai comuni, questi dovrebbero poi ricevere dei trasferimenti dallo Stato Centrale o, in alternativa, trovare altre vie di finanziamento (appena tolto l'Ici, ricordo che qui da me aumentarono le multe tanto per fare un esempio).

Per la precisione, l'ammontare di denaro che Berlusconi dovrebbe trovare è pari a circa 20-25 miliardi di euro. Una cifra che non si trova da un giorno all'altro e difficile da reperire in un paese in cui tagli di spesa sono un tabù e le tasse sono a livelli insopportabili.

Tra l'altro, ammettendo che riesca a trovarle quella somma, una domanda da fare ci sarebbe lo stesso: dato che si tratta di soldi destinati ai comuni, non sarebbe meglio utilizzare quella cifra per abbassare le tasse, ad esempio, sul reddito e alle imprese, in modo da far ripartire il paese?

sabato 6 ottobre 2012

Se non si tagliano le tasse, si dovranno tagliare gli stipendi

Il costo del lavoro in Italia è alto, troppo alto, nonostante gli stipendi siano mediamente bassi. Per far ritornare le imprese competitive sul mercato, o si riforma il lavoro assieme al fisco (aka tagliare le tasse), oppure, come successo in altri paesi, saranno gli stipendi a rimetterci.

La realtà a volte è crudele, ma quando lo è essa può insegnare, dare delle lezioni che poi (se apprese) serviranno ad evitare il ripetersi degli eventi che l'avevano resa tale.
In Italia abbiamo un problema molto serio riguardante gli stipendi: il salario reale del cittadino italiano è praticamente fermo da 20 anni circa (nel primo decennio del 2010 hanno registrato un +0.9%), il che coincide bene o male con la crisi di produttività del paese.

Se è vero che in Germania i salari sono cresciuti più o meno di quel passo (+1%), vi sono delle differenze:

I salariati hanno comunque beneficiato di altri progressi. Da un lato lavorano molto meno di 20 anni fa: ogni lavoratore nel 2011 secondo dati del Bundesamt ha lavorato il 9.7 % in meno rispetto al 1991. Dall'altro lato oggi in Germania lavorano piu' persone di allora - nel complesso in Germania nel 2011 c'erano 2 milioni di lavoratori in piu' rispetto a 20 anni prima.

E' da notare poi che il livello dei salari netti in Germania è molto più alto rispetto all'Italia quindi i tedeschi possono permettersi un livello salariale molto simile al passato e vivere molto bene lo stesso, anzi meglio visto che lavorano di meno (non ditelo però a Polillo). Considerando poi che la produttività è aumentata, il tutto è a beneficio delle aziende e dei giovani/disoccupati che trovano lavoro più facilmente.

Veniamo ora ai paesi in difficoltà: JPMorgan ha elaborato un grafico elaborato  illustra, per ognuno di loro, l’evoluzione di costo del lavoro nominale per unità di prodotto, disoccupazione e saldo delle partite correnti dall’inizio della crisi ad oggi. Si vede benissimo come "il nostro paese è l’unico tra i Piigs ad aver registrato nel periodo un aumento del costo del lavoro nominale per unità di prodotto, mentre gli altri hanno proseguito sulla strada della deflazione salariale. Analogamente, l’Italia ha finora registrato un minor deterioramento del proprio mercato del lavoro (tutto è relativo, ovviamente, considerando anche il livello di partenza del tasso di disoccupazione), e pare non aver fatto particolari progressi nel restringimento del deficit delle partite correnti, mentre gli altri quattro paesi sembrano aver “beneficiato” soprattutto di un crollo delle importazioni che, almeno da questi dati, pare superiore al nostro.Se obiettivo è quindi quello di recuperare competitività, pare che non ci siamo proprio. (fonte: Phastidio)."

Se andiamo a vedere il costo unitario del lavoro nel manifatturiero notiamo che quello italiano è cresciuto maggiormente (anche della Germania):



Mi spiace dirlo, ma a queste condizioni anche da noi si arriverà alla diminuzione dei salari. Qualcuno di voi sicuramente protesterà per il fatto che i salari REALI sono bassi. Ovviamente concordo, ed è proprio per questo motivo che è necessario abbattere il costo del lavoro tagliando la tassazione sul lavoro stesso. Le tasse sul lavoro in Italia sono sul gradino più alto dei paesi europei, con una differenza di 10% circa dalla media UE.

Se si vuole evitare un aggravarsi della crisi dovuto ad un minor potere d'acquisto del cittadino medio in seguito alla diminuzione dei salari e alla disoccupazione in aumento, bisogna assolutamente abbassare le tasse che gravano sulla busta paga stessa. Per fare ciò, mi spiace insistere, ma bisogna tagliare la spesa, non si scappa. Già che ci siamo, eliminare il TFR, mettendo la quota direttamente in busta paga ogni mese.

Non ditelo però a quei fantomatici politici che, in campagna elettorale, promettono di tagliare altre tipologie di tasse, ad esempio quelle sul patrimonio come l'IMU, non capendo un fico secco della realtà che li circonda.

venerdì 14 settembre 2012

Quando più tasse (demagogiche) portano meno gettito

Aumentare la pressione fiscale non vuol dire necessariamente aumentare il gettito fiscale. Soprattutto quando le tasse sono demagogiche.


La via intrapresa da Monti per il risanamento del paese è stata quella dell'aumentare la pressione fiscale o, detto più terra a terra, tassare di più. Mettendo più tasse, lo Stato aumenta il gettito fiscale (le sue entrate), in questo modo tappa i buchi di bilancio creati in questi anni.

Se da una parte questa è una delle strade percorribili per raggiungere l'obiettivo, dall'altro il tassare "a go go" non porta sempre ai risultati sperati, divenendo inutile se non dannoso, oltre ai tassati, anche al tassante, ovvero lo Stato.

Per chi studia economia, nulla di nuovo sotto il sole. Già a suo tempo Laffer lo aveva spiegato con la famosa "Curva di Laffer": con tasse pari allo 0% e al 100% il gettito fiscale è nullo (se non mi tassi niente non guadagni, se mi tassi tutto io non produco più e di conseguenza il tuo guadagno è zero). Nel mezzo il gettito varia in base a livello di tassazione. Dove vi sia il picco t*, in cui dato quel livello di tasse il gettito fiscale è massimo, non è dato saperlo.
Quel modello è molto semplice, però da l'idea di come funzionano le cose in generale.

Come detto Monti ha scelto la via della tassazione e alcune di queste sono anche state accettate dal popolo, come le tasse sui beni di lusso. Queste sono tasse tipicamente demagogiche che piacciono molto alla maggior parte della gente ma in realtà non è detto che diano un vantaggio alla collettività, anzi.

Prendiamo il caso della tassa sulle barche. Cito da un articolo:

Il vero fallimento, com’era prevedibile, si è rivelato essere la tassa sulle imbarcazioni superiori ai 10 metri di lunghezza: il gettito previsto era di ben 155 milioni, il gettito ottenuto corrisponde invece alla somma di 23 milioni. Il 14% di quanto auspicato dai “tecnici”. In compenso, la riduzione dei consumi presso le località marittime e portuali ha determinato un minore introito stimato in circa 700 milioni di euro. Un vero danno per esercenti, albergatori e località turistiche. 
La tassa sulle imbarcazioni ha portato 23 milioni di euro (sui 155 previsti) facendo danni per 700 milioni. L'articolo sottolinea giustamente il fanno per esercenti, albergatori e località turistiche, i quali avranno magari ridotto il personale e le proprie spese, ma si dimentica di un altro soggetto che ha perso molti soldi, indovinate un po' chi è.

Se state pensando allo Stato, la risposta è esatta. Sì perchè 700 milioni erano tassati! Contando solo l'Iva, il danno erariale è stimato in più di 100 milioni di euro! Senza contare le future minor spese di quelli danneggiati e magari qualche cassa integrazione derivante dai licenziamenti (ripeto: date quelle cifre, qualcuno credo che a casa sia stato lasciato). Un fallimento totale insomma.

Diffidare, diffidare sempre dalle soluzioni populiste. Il più delle volte, chi ci rimette è la società tutta.




giovedì 30 agosto 2012

La tassa su bibite e junk food è inutile ed ingiusta. Vi spiego il perchè.

Il governo Monti vuole introdurre una tassa su bibite gassate e junk food. Dal punto di vista economico e medio però è inutile ed ingiusta.

In tempi di crisi o si taglia o si tassa. I governi in italia prediligono la seconda opzione, tassando tutto il tassabile. Certo, all'appello mancano l'Imu alla Chiesa, la prostituzione e le droghe leggere (che però vanno prima legalizzate e di questo proprio il governo non ha mai parlato) che sarebbero tasse più che giuste e molto remunerative. L'ultima idea è quella di tassare il cibo spazzatura o "Junk Food", assieme alle bibite gassate e zuccherate per guadagnare qualche soldino e in più combattere l'obesità. Se ad un primo impatto potrebbe sembrare corretto, in realtà così non è.

Prima di tutto un ragionamento dal punto di vista economico.

Il junk food viene consumato per la maggiore da gente di ceto medio-basso per svariate ragioni: è più comodo da portare in giro e fornisce molte più calorie a parità di peso e velocità di preparazione di un cibo più sano (non tutti dispongono di una mensa aziendale, non tutti hanno il tempo di tornare a casa e prepararsi da mangiare sano, non tutti hanno tempo e soldi di mangiare in un ristorante). Una tassa su questo cibo andrebbe dunque a colpire i redditi medio-poveri, già in difficoltà perchè martoriati da una serie di imposte sempre in aumento.

Ammettendo che queste persone decidano di cambiare, diventare salutisti (per esigenze prettamente economiche) e mangiare solo cibo sano, la conseguenza sarebbe un aumento della domanda per quei cibi, che si tramuterebbe (per la legge della domanda-offerta) in un aumento dei prezzi per gli stessi. Risultato molto probabile: i cittadini tornerebbero al junk food, ma avrebbero meno potere d'acquisto.


Dal punto di vista medico, è vero che il junk food favorisce l'obesità ma come sempre, dipende dalle quantità in cui viene consumato. Banalmente, se un individio medio mangiasse a pranzo e cena 500g di pasta (a cui si aggiunge un secondo oltre a colazione, merenda, etc) diventerebbe obeso. Cos'è tassiamo anche la pasta? Però è fatta con uova e farina quindi che si fa, si tassano pure quelle? Bere una lattina di una bibita zuccherata X non fa diventare la gente obesa.

Poi bisogna distinguere anche i soggetti: c'è chi può mangiare di tutto ma un po' per la genetica e un po' perchè faccio molto sport, per mettere su un kg deve accadere un miracolo e chi invece perchè è robusto di costituzione e si muove pochino ingrassa molto più facilmente.
Tra l'altro, più si avanza con l'età e più diventa facile mettere su peso.

E' dimostrato poi (vedi studio "Junk-food, home cooking, physical activity and obesity: The effect of the fat tax and the thin subsidy" publicato sul Journal of Public Economics) che per certi individui una tassa mirata a ridurre il consumo di junk food, se avesse successo, avrebbe come conseguenza la riduzione dell'attività fisica praticata da quelle persone, annullando quindi il suo effetto.

Questa tassa sarà oltre che ingiusta, inutile. Cosa fare quindi? La mia proposta è, se proprio si vuole tassare per recuperare i maggiori costi sanitari derivanti dai pazienti obesi, quella di applicare un'imposta direttamente sugli individui grassi. Più sei grasso e più paghi. Questa sarebbe un incentivo per la gente a rimanere in forma, con qualsivoglia metodo legale come mangiare meno, più sano, muoversi di più etc.
Ci sarebbe però il problema che alcuni individui ingrassano per colpa di malattie fisiche o psicologiche, quindi ogni caso andrebbe valutato e quindi non so quanto questo tipo di imposta possa effettivamente essere applicata, però la ritengo più valida e meno ingiusta di quella che vogliono applicare loro.

PS: io comunque di junk food non ne mangio, ma mangio molto vi assicuro e come vedete dalle foto non sono grasso




Articoli che potrebbero interessarti

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...