sabato 28 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #3: "School in USA"




Wawawiwa!

Come promesso, ecco qualche spunto di riflessione sul sistema scolastico americano.
Credo che molti di noi si saranno posti spesso la domanda: com'è che in USA l'università funziona e in Italia no?
D'altronde siamo la culla storica dell'istruzione accademica, siamo stati (chissà se siamo ancora) il paese della cultura per antonomasia.. Eppure un paese che ha 400/500 anni di storia ci ha surclassati con un metodo vincente.
Ora, detto questo voglio far presente che il sistema universitario USA sì funziona, nel senso che è all'avanguardia e offre grandi possibilità, istituti tra i migliori del pianeta, ma in realtà è, come si direbbe da queste parti "far from perfect".
Per spiegarmi meglio, cercherò prima di chiarire come funziona qui, sfatando alcuni miti.
In america esistono università di tre livelli, indicativamente.
Basso (i community college)
Medio
Alto (in California Stanford, Berkeley, il MIT...)
La differenza tra le varie scuole sta in una diretta proporzione tra servizi e costi. Ebbene sì, costi, davvero ingenti.
Qua si fa così, la famiglia comincia a risparmiare per il college da quando il figlio nasce. Si indebita per questo scopo. L'americano medio investe sul suo futuro. Crede in sé stesso.
Volete delle cifre? Iscrizione a Stanford (privata), cioè la famigerata tuition: 50000 dollari l'anno. L'anno.
Iscrizione a Berkeley (pubblica): 20000 circa $/anno.
Questo ovviamente riguardo alle università di altissimo livello, quelle che ti fanno mettere il futuro in tasca ma che richiedono un impegno certo proporzionale al costo. Credetemi non è un impegno da poco: il lavoro è davvero tanto e non tutti riescono. C'è chi sbrocca. E non per scherzo, a Berkeley hanno dovuto cintare la cima della torre, perché c'era uno che si buttava giù ogni settimana.
Se sei uno che si vuole sbattere all'università, se ti va bene hai un collasso o due, di lieve entità, normale, diciamo un esagerazione di accumulo di stress, ma nulla più. Se invece la pressione su di te supera certi limiti... beh, bisogna stare all'erta, soprattutto verso sé stessi.
Le università di livello inferiore sono comunque molto costose. Rasentano le cifre che in Italia si pagano per alcune scuole private.
Le università di basso livello sono più a buon mercato, ce la si cava "con poco", in fondo il paese vuole che tutti abbiamo la possibilità di laurearsi, ma di certo bisogna fare due conti con le proprie ambizioni.
Detto questo, la domanda che sorge spontanea è: "dove li trovo i soldi"?
Specialmente se ad averne bisogno è qualcuno di non americano. In ogni caso, anche le università di più basso livello sono comunque, per i nostri standard, costose.
Di fronte si hanno alcune possibilità:
1) il papi che paga
2) prestito (bancario ad esempio)
3) l'università che paga per te
Le possibilità 1 e 2 si spiegano da sole. La terza è più interessante. Dopo l'application (che si fa nell'inverno dell'ultimo anno della high school), le università che riconoscono le qualità di qualcuno che non può permettersi la tuition, gli pagano la retta. Ovviamente, i posti sono molto pochi, qui si parla di vere e proprie eccellenze, ma stupisce che è proprio l'università che cura il suo vivaio. Quasi come una squadra di calcio che punta tutto su quel calciatore povero che viene dalla favelas ma ha la stoffa del campione.
Come fa l'università a pagare per te?
La verità è che le università (parlo sempre di quelle importanti) il grosso dei soldi lo ricevono da due importanti "finanziatori", più o meno metà e metà:
  • 1) alumni
  • 2) imprese
La rete accademia/impresa è così stretta che, chi ha studiato, per ipotesi, a Stanford e ora è miliardario, non si fa problemi a elargire quantità enormi di denaro all'università che l'ha fatto diventare grande, per un certo senso di riconoscenza tradizionale (ma neanche troppo).
Mentre le imprese stesse sono ben felici di pagare l'università che gli prepara un vivaio di eccellenze che presto potrà assumere con conseguenti vantaggi economici che superano di gran lunga i costi. Senza contare i guadagni incredibili in termini di immagine. Proprio come un buon "sponsor" fa con, ad esempio, una squadra di calcio.
Facile è quindi rendersi conto delle luci e ombre su un sistema che comunque funziona, perché genera tra le migliori menti del pianeta, e le fa crescere per garantirgli un futuro di successo, offrendo gli ambienti accademici migliori in assoluto, vere e proprie fornaci di ricchezza.
Eppure ci sono lati negativi.
Stress, scarsa attenzione alla teoria e ad approcci "umani" alle scienze, sette, e via dicendo...
Mi ha colpito, ad esempio, la torre di Stanford, luogo dove alcune delle menti migliori dell'università vengono "selezionate" per fare grandi carriere, spesso nell'amministrazione pubblica. La torre è un edificio cupo, altissimo che troneggia su tutto il campus. Perdonate il mio riferimento un nerd, ma mi ricorda moltissimo l'occhio di Sauron, temibile e austero nel suo vegliare.
Quasi nessuna finestra, pare la torre di una qualche strana confraternita. Ecco, questo per me è un lato abbastanza negativo.
Sono per una cultura "wide", per l'apertura, per le possibilità e il merito senza distinzioni settarie. Per quanto ci sia molta meritocrazia qui in USA, una cosa così a mio avviso non può che essere controproducente e inquietante.
Maggiore apertura l'ho trovata a Berkeley, tra le migliori università statali. Clima più aperto, campus dove può entare chiunque, passione e unione. Userei un aggettivo apparentemente inappropriato per definirlo ma a mio avviso efficace per descrivere quel luogo: "solare".
Altro punto un po' "strano" è come funziona la high school. Avete presente i vari film "American Pie", "Porky's" e via dicendo?
Ecco, che lo si voglia credere oppure no, la high school americana è esattamente così. Non si fa un bel niente, o quasi. O meglio, si fa molto meno che in Europa.
Tra la preparazione data da un liceo italiano e uno USA c'è un abisso. E non sto usando un eufemismo, un liceale americano dopo i 5 anni, comparato a un italiano sa veramente molte meno cose.
Eppure, il sistema funziona in modo più snello e vincente. A gennaio/febbraio dell'ultimo anno di liceo, si può mandare le application alle varie università. Test diversi da quelli che abbiamo in Italia per le cosiddette "facoltà a numero chiuso". Molto più legati a cultura generale, logica, e alcune nozioni relativamente di base di matematica, fisica, inglese, vari subjects che si trovano in un qualsiasi liceo.
Tutte cose "relativamente" semplici.
Come fa a funzionare un sistema così? Non sembra paradossale?
Forse, ma pensiamoci un attimo. Quante cose studiate in un qualsiasi liceo ci servono davvero nel percorso universitario che stiamo facendo? Indipendentemente dalla scelta, io non andrei oltre un 30/40%. Liberissimi di contraddirmi, però io stimerei così.
Ecco, in USA si studia solo quel 30/40% lì, e tutto quello che fondamentalmente non serve a niente, almeno non a un ragazzo di 17 anni, non viene nemmeno preso in considerazione: a quello ci penserà l'università.
A cosa serve infarcirsi di migliaia di pagine di letteratura a quello che sarà un matematico? A cosa servono milioni di calcoli di integrali a quello che sarà un avvocato? Che senso ha perdersi in secoli di storia continuando a ripetere le stesse nozioni in 3 diversi grades per poi perdere di vista storia recente e comparata?
Potrei andare avanti con gli esempi ma penso che il messaggio sia chiaro. La scuola americana mira a formare persone capaci in pratica.
Gente che sappia "get the things done", "fare le cose", senza tanti fronzoli. L'America è la terra del capitalismo, contano i risultati.
Quanto funziona un sistema così?
Inutile girarci intorno: tanto.
Ora, io sono nato e cresciuto nel glorioso paese dell'Italia, siamo, nonostante tutto, storicamente la culla della cultura e del pensiero umano. Impossibile essere italiano enon pensare. Sarà un punto di debolezza in tantissime cose, ma ha i suoi lati positivi. Il pragmatismo del colono americano è molto distante dal nostro modo di vedere la cultura, eppure funziona meglio.
Come fare a bilanciare le due cose?
Ebbene, il mondo scolastico USA ha molto da insegnare a quello italiano, ma come ogni importazione, sarebbe meglio che non snaturi i nostri punti di forza, siamo pur sempre europei e gli americani fanno tutto in grande, esagerano e ciò non è positivo.
Dopo questo lungo discorso cercherò di essere breve nel presentare le proposte.
In Italia il mondo accademico ha due enormi difetti: scarsità di finanziamenti e di contatto con le imprese. Difficile mutare la condizione, specie con il mondo dell'impresa che abbiamo. Ma ciò non vuol dire che non è possibile.
Lo stesso Berlusconi sembra che voglia provarci ma a mio avviso sbaglia di netto per mancanza di coerenza col sistema. Cerca a lungo termine un'inversione di tendenza portando gli atenei a diventare quasi fondazioni (sicuramente si sta rifacendo al modello che ho descritto prima di finanziamento dagli alumni e imprese delle università USA), ma non si rende conto che culturalmente per noi sarebbe un "trauma" non così semplice da assimilare. L'intenzione è buona, è il metodo che mi convince poco. L'unico effetto di questo tipo di "riforma" (chiamiamola così) sarebbe tasse più alte a fronte di servizi in crescita troppo lenta. Non porterebbe a nulla nel lungo periodo.
A mio avviso sarebbe sufficiente cercare di imporre a banche, e certe grandi imprese, oppure enti tipo confindustria e via dicendo di spostare ingenti capitali in investimento agli atenei migliori, esattamente come fa lo stato quando deve vendere i propri bond alle banche, con qualche "truscio" all'italiana. Scopo del gioco? Prima imporre facendo un po' di "lobbismo pubblico", per poi pian piano creare cultura del finanziamento. Programmi pubblici di finanziamento agli atenei, coi soldi degli altri, bell'affare no? 90 su 100 di questi enti che ho citato dichiara che è necessario avere un sistema scolastico con più soldi, ebbene caccino i soldi più di quanto magari già fanno. Li hanno, per quanto cerchino di nasconderli. Uno stato può essere d'aiuto, ma il futuro è di tutti e soprattutto delle imprese, banche ed enti (perché è li che i giovaniandranno a lavorare) ed esse devono tornare ad avere un ruolo fondamentale nello sviluppare i propri vivai.
Inoltre sarebbe da aumentare il contatto con le imprese nello stesso modo. La rete di ricerca delle imprese deve toccare direttamente le università. Questa cosa è nel loro stesso interesse e sono i manager incompetenti che non se ne rendono conto ancora prima dello stato, che deve invece fare i conti col deficit. Il ruolo dell'amministrazione pubblica sarebbe a mio avviso di forzare un po' il tiro su questo punto parlando con grandi manager (come già fa), e continuare a creare cultura del finanziamento.
Dite a Montezemolo di cacciare qualche milione di euro che so, all'Università di Trento (statale, tra le migliori italiane secondo le classifiche), provate a immaginare cosa ci potrebbero fare. Sarebbe già un gran bel guadagno. Non così grande come Stanford, per carità, ma un ottimo inizio.
Provate a immaginare, chiudete gli occhi un secondo e proiettate gli effetti di una politica così di un anno avanti, poi di 3, di 5, di 10... di 20.
In questi giorni ho imparato a pensare esponenziale. Immaginate una curva che sale, sale, ogni punto successivo del doppio. Vi assicuro, una crescita così è possibile e c'è chi potrebbe aiutare a finanziarla.
Lo stato inoltre potrebbe essere d'aiuto ottenendo soldi e cultura praticando anche unosnellimento della scuola superiore su modello USA, mantenendo cultura europea. Come? Tagliando brutalmente le materie inutili. Volete sapere quali sono le più inutili a mio avviso, seguendo la mia esperienza personale di liceo scientifico? Latino, matematica di livello medio alto, fisica moderna (su approccio quantitativo), certi approfondimenti di letteratura, storia antica (e altro che ora non mi viene in mente). Sono brutale e provocatorio, ma anche qui, pensate esponenziale. La high school deve creare stimolo alla cultura, non "scazzo" (passatemi il termine). Studiare ingenti quantità di cose inutili fa passare la voglia di continuare a metà studenti. Invece ricevere un "assaggio" (comunque tutt'altro che insignificante, anzi) di cultura stimolaad approfondire. Date una torta intera a un bambino e fategliela mangiare tutta, non ne vorrà più per settimane. Dategli una fettina e subito dopo ne vorrà un'altra, ne mangerebbe una fetta tutti i giorni. Si può e si dovrebbe approfondire anche durante il liceo tramite gruppi extracurricolari (come succedi qui in USA), e poi avere la possibilità di seguire un lungo ed entusiasmante percorso accademico. Percorso che dia valore anche al PhD, il dottorato, che in Italia ha un ruolo purtroppo secondario.
Bisognerebbe studiare (alla luce del trend di immigrazione, globalizzazione e multiculturalità dell'Europa futura che i governi sono inspiegabilmente restii ad accettare e comprendere) maggiormente materie come diritto, economia, educazione civica, etica sociale e via dicendo, creando un percorso che formicittadini consapevoli che sappiano vivere in società anche dopo il liceo, qualora non volessero proseguire gli studi.
Avremmo un popolo più sveglio, capace di andare a votare e sapere cosa fa, più pratico eppure comunque attento, etico e colto. Le università tornerebbero ad avere il ruolo importante che avevano (invece di essere dispenser di pezzi di carta di sempre minor valore) e creerebbero maggiore valore educativo.
Non sarebbe un processo nemmeno troppo lungo da assimilare, basterebbe una riforma sola, organica e soprattutto una grande dimostrazione di volontà di cambiamento da parte di tutti.
Soprattutto di noi studenti.
Io mi ritengo fortunatissimo per la possibilità di stare qui in USA per questo periodo, ma consiglio a chiunque abbia la mia medesima possibilità di farsi un periodo qui, anche solo di vacanza (pur "ragionata"), in modo da comprendere come funziona qui e perché, per tornare in Italia e creare un popolo giovane di volenterosi del cambiamento. Sbatterci tutti per far capire che vogliamo una scuola migliore.

Dobbiamo gridarlo a gran voce:


yes, we can!



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martedì 24 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #2



Eccoci già alla seconda nota, le cose da dire sono tante, ogni istante ci sono moltissime novità da segnalare.

Oggi ho avuto già la possibilità di vivere "all'americana" per una giornata intera, col tempo anche per fare un po' il turista in San Francisco.
Giornata tranquilla, in cui ho avuto modo di girare già supermercati, strabucks vari, fast food, ristoranti e via dicendo...

Anche stavolta, procederò per dettagli. Ebbene si, sono sempre questi quelli che più mi stupiscono.

Dettaglio 7 - "tamarraggine"
Abitando in Italia, patria della moda e dell'eleganza, un mondo come quello statunitense mi stupisce di continuo.
Non solo esiste una certa tendenza alla grossezza di qualsiasi cosa, come ho già fatto notare nella precedente nota, ma anche un livello di tamarraggine, pacchianeria, kitsch davvero "invidiabile". Escalade fiammati, suv con ruote alzate, luci al neon, colori e suoni. La gente qua pare non avere limite e tende a cercare di apparire nel modo più insensato possibile.
Difficile abituarsi a questo "stile" così straniante.
Quello che però è impressionante, non è tanto la stravaganza in sé, che peraltro personalmente apprezzo, ma il modo con cui si cerca di essere "originali". La stravaganza e l'originalità spesso sono guardate male anche nel nostro paese, ma c'è differenza tra stile e kitsch.
Qui in USA, si nota moltissimo questa differenza, e non certo in positivo.
Da dove può discendere un tale comportamento? Sembra quasi che la gente faccia costantemente gara a chi ce l'ha più lungo.
Perdonate l'espressione volgarotta, ma in questo mondo credo di aver reso l'idea nel modo più chiaro possibile.
Perché pongo l'attenzione così tanto su un fattore, tutto sommato, puramente esteriore?
Questo tipo di atteggiamento riflette in pieno l'estremizzazione del capitalismo che permea questa società.
Il capitalismo, estremizzato, è la concettualizzazione economica della gara a chi ce l'ha più lungo. Si cerca sempre di aumentare le dimensioni di tutto, ma a che pro? Dopo un certo limite, in cui è utile e necessario avere "maggiori qualità" degli altri, una volta superato quel limite, ciò tende ad essere dannoso per gli altri, e inutile e controproducente per sé stessi.
L'americano medio diventa sempre più tamarro perché l'eccesso non è mai abbastanza.
L'hamburger non è mai abbastanza grande.
Due crisi economiche gravissime sono nate per "colpa" di questo atteggiamento:
'29: crisi di overproduction.
Oggi: crisi di overspeculazione su mercati a rischio.
Di nuovo, il macroscopico nel microscopico. La legge dall'esperienza.
Attenzione, perché questo atteggiamento è un fattore variabile da tenere in grandissima considerazione quando si analizzano nuovi cosiddetti fattori di successo economici che nascono da USA e più precisamente Silicon Valley.
Il punto su cui farò particolare pressione in questi giorni sarà il web e le startups. Due nuovi ambienti apparentemente redditizi, innovativi e che offrono grandi opportunità anche create dal nulla (proprio come le imprese che nascevano da immigrati, da zero, prima del '29).
Quanto dell'atteggiamento tamarro sussiste in queste innovazioni? Qual è la sua importanza? Quanto è determinante per il successo? A cosa può portare l'eccesso?
Sono tutte domande a cui, nei prossimi giorni, voglio dare una risposta precisa.

Dettaglio 8 - Acqua gratis, bevande senza limiti
Poniamo caso che stiate andando in un ristorante italiano, e che siate un po' spilorci, come il sottoscritto.
La prima cosa che andrete a controllare dopo aver scelto il menu sarà il costo delle bevande, a partire dall'acqua.
Bene che di solito costa uno sproposito rispetto a ciò che è: semplicissima acqua.
Dunque, è facile che accada che stringiate un po' la cinghia e consumiate poca acqua, non oltre lo stretto necessario.
In USA, questo problema non esiste: entrate in un ristorante, ordinante una Coca Cola, ne potete bere quanta ne volete. Vi servite da soli.
Pagate il bicchiere e poi bom, siete liberissimi di riempirvi di frizzantezza.
1 dollaro e qualcosa per la Coca sono tanti? Chiedete acqua, e ve ne sarà data a volontà. Senza limite alcuno.
Questo è qualcosa di impressionante. Chi è la causa? Corporation? Molto probabilmente si. La grande mano invisibile delle corporations tocca i nostri bisogni fondamentali. Ci spinge a servirci da soli, qua, vuole che chiunque abbia da bere.
Purtroppo per ora, non ho sufficienti indizi per indagare ulteriormente sulla cosa, e comprendere se ciò sia un bene o un male. Se sia importabile a beneficio dell'Italia. Tuttavia è un punto su cui ho voluto porre l'attenzione, perché è davvero qualcosa che mi stupisce.

Dettaglio 9 - Zuccheri
Oggi ho avuto mal di testa.
Ora: io provo mal di testa in poche occasioni. Le riassumerò.
Stress: sono concettualmente "in ferie", pur seguendo un tour di studio, essere stressato, ora, sarebbe ridicolo.
Caldo elevato: in California il clima è veramente ottimo, nel senso che il sole sarà sì caldo, la l'aria è fresca, di sera fa quasi freddo e di giorno non c'è la stessa, terribile afa che opprime la nostra pianura padana. 24/25 gradi la temperatura massima. Più che accettabile, anche un organismo come il mio, sensibile alle alte temperature, non ha difficoltà a sopportare un clima così.
Stanchezza: dopo una riposantissima dormita, stranamente non influenzata dal jet lag che ho superato facilmente oltre le mie aspettative, non credo proprio di soffrire di emicrania per questo motivo.
Piuttosto ho avuto sentore di testa pesante, euforia ma un generale rimbambimento.
Riflettendo attentamente, oggi ho avuto uno strettissimo contatto con gli zuccheri. Dalla bevanda più semplice, al cibo.
Lo zucchero è una droga. Che lo si voglia o no, è una sostanza psicotropa. Agisce sul nostro organismo in modo rapidissimo, in grandi quantità è dannosa. Qua, lo zucchero è ovunque.
L'alcool è quasi criminalizzato. Il fumo non è tollerato. Ma, se non fosse solo l'ambientazione di proverbiali paesi delle fiabe, se fosse invece possibile credo proprio che ci farebbero le case con lo zucchero.
C'è zucchero nelle salse, negli alimenti più basilari, nella frutta, nelle bevande (in quantità assurde), persino nella carne essiccata. Forse anche nell'acqua.
Non riesco a comprendere una cosa di questo tipo. Filocospiratori diranno che siamo di fronte a un tentativo di "drogare le masse", un po' alla 1984. Io credo invece che ci si trovi di fronte a un eclatante caso di idiozia e ignoranza, a qualsiasi livello della "piramide sociale".
Altro punto su cui bisogna fare molta attenzione. Altro microscopico nel macroscopico.
Idiozia resa paradigma di un modo di vivere. Talmente "normale" che nessuno ci fa caso qui, ma che per me, italiano, europeo, è cosa tutt'altro che irrilevante.


Dettaglio 10 - Ex pluribus unum
Prendere dimestichezza con una nuova moneta non è sempre semplicissimo. I dollari sembrano tutti uguali.
Se gli euro sono a prova di imbecille, i dollari sono una moneta per cui serve una certa pratica.
Si è visto così necessario perdere un (bel) po' di tempo a leggere le scrittine sulle monete e capire quando diavolo valessero.
Ed è stato in questo momento che ho scoperto un dettaglio tutt'altro che irrilevante: la scritta "ex pluribus unum" in rilievo sulla moneta. Ora, gli americani sono avvezzi ai proclami, dall'"in god we trust", ai sigilli...
Ma questo proclama è quello più interessante che ho letto finora.
Perchè?
Perché riflette uno dei lati più buoni della cultura statunitense: quello che personalmente riassumo nel concetto di cooperation.
Il fondamentale sistema del teamwork che impregna la società, un volersi aiutare a vicenda consapevoli della propria situazione per un bene comune. Tale bene può essere relativo alla squadra, alla famiglia, al paese intero. Questo tipo mentalità, diventa visibilissimo alla luce delle dichiarazioni di Obama che chiede alla nazione di collaborare.
Stupisce molto di più invece vedere gente che ti aiuta se sei in difficoltà non curante di chi sei, da dove vieni e perché.
Persino la polizia se ti ferma ti aiuta a raggiungere il luogo che stai cercando.
Da noi, purtroppo, se qualcosa di questo tipo succede scatta la diffidenza. Il primo pensiero è "questo qui mi vuole derubare", oppure "che vuole da me questo qua?", "perché mi sta parlando?", e via dicendo.
Lo statunitense medio, invece, si aiuta a vicenda. Esiste una cultura della fiducia/trust completalmente diversa dalla nostra.
Dal microscopico al macroscopico, questo tipo di mentalità è quella che fa nascere l'innovazione, la creatività, l'efficienza.
Ne parlerò più a lungo appena avrò visitato un po di startup, ma il concetto va già assimiliato: una mentalità di fiducia reciproca, nei limiti della ragionevolezza (fiducia non significa disattenzione) non può che essere qualcosa di positivo da importare.

Aggiungo che ho terminato questo post oggi 24 agosto 2010, ora locale circa le 22, dopo una giornata molto intensa a Stanford University, Singularity University e aziende locali.

Ovviamente, questa esperienza non può che avermi fatto scoprire un sacco di cose, che non vedo l'ora di condividere.
Il mondo scolastico e di ricerca californiano ha una mentalità incredibilmente aperta e innovativa, che per noi dovrebbe essere indubbiamente di grande esempio.

Perciò... stay tuned, more to come!




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lunedì 23 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #1




This is Kulz speaking!

Come promesso, seppur partendo da un post ridicolo quotando Borat, scriverò (più seriamente) una serie di articoli sulla cultura e sul modo di vivere statunitense, sulla mentalità d'impresa di un paese per un europeo veramente nuovo e strano.

Sono da pochissimo in USA, di ritorno da un viaggio a dir poco estenuante, avendo sofferto una deviazione non prevista per un'emergenza sanitaria di un passeggero, costataci ben 20 ore di viaggio totali, portando lo sfasamento temporale a 30 ore di veglia (dopo 3 di sonno), 26 ore di sole (cosa abbastanza allucinante e deviante, ora capisco l'insonnia artica), e 4 pasti totali su due orari diversi sfasati di 9 ore, mescolando le carte a un metabolismo già abbastanza scombussolato.

Ora, dopo questa piccola parentesi personale, procederò non cronologicamente, indicando per punti ciò che più mi sta colpendo di questo paese, che a dir poco si può definire contraddittorio.

Piccola premessa: a prima vista la zona dove sto, ossia l'area della Silicon Valley, precisamente la città di Redwood City (che è già California "bene"), esteticamente non è molto diversa da una qualsiasi periferia milanese. Stradoni, auto, case, negozi, grandi stores, fabbriche, uffici, cartelli, semafori, highways, esseri umani in continuo spostamento, treni, stazioni... insomma, siamo pur sempre di fronte a un'insediamento umano.
L'occhio poco attento non noterebbe alcuna differenza.
E allora, dove stanno tutte le diversità?
La risposta è nei dettagli. Sono sempre stato dell'idea che la chiave di tutto sussiste nei dettagli, difficilmente i problemi o le soluzioni a detti problemi si trovano guardando le cose con sguardo molto "largo", ma si deve sempre analizzare gli spazi microscopici perché è lì che si trova il vero effetto della politica macroscopica. Soprattutto, la vita stessa si svolge per chiunque a livello microscopico. L'analisi sarà pertanto fatta alla luce dei dettagli, in modo da comprendere la "legge" che vi sta alla base, e dividere pregi e difetti, per capire veramente cosa farebbe bene importare in Italia/Europa e cosa è meglio che rimanga qui, in USA.

Quali sono dunque questi dettagli?

Dettaglio 1 - luci e ombre
Non si può non notare un vero e proprio alternarsi di cose "splendide" e cose "fatiscenti". Accanto a tecnologia all'avanguardia, dal wi-fi onnipresente, alla tv sat ovunque, alla digitalizzazione imperante, si trovano barboni, poveri, cartoni, obesità, case fatiscenti o mal tenute, sporcizia, odore di fritto... in un certo senso, quello che definirei con un termine che non vuole essere offensivo, ma che credo sia molto esemplificativo ossia pochezza umana, nel senso di "abbandono".
Ogni attraversamento pedonale ha un pulsante per la chiamata del verde, persino con altoparlante che indica la strada che si sta percorrendo, ma ciò non toglie che all'angolo c'è un cestino sporco, oppure una persona sola che cammina.
Abbandono dispersivo e solitario, cupo e poco stimolante. La tecnologia che permea ogni cosa, non è in grado di risolvere tutti i problemi della gente. Velocizza, rende pratico, aiuta, ma non conforta, e disunisce drammaticamente.
Ritornerò su questo punto, per ora, basti farsi un'idea così.

Dettaglio 2 - tutto è più grosso
Non solo di girovita si parla, ma qualsiasi cosa in America è più grande, o meglio più grossa, che rende maggiormente l'idea.
Se in Europa la Red Bull è da 25 cl, qua si compra al minimo in lattine da 33 cl. Se la macchina piccola in Italia è un'utilitaria, qua è un pickup. Se la pizza in Italia sta in un piatto, qua sta in un cartone da 1 metro. Se la salsa sulla carne in Italia è un cucchiaino, qua è un mestolo.
La gente gira in SUV sempre e comunque, le strade sono a 4 corsie anche se sono semplici statali. E si viaggia a velocità sempre elevate. Immaginate il traffico sulla tangenziale di Milano in orario di punta, costantemente più veloce.

Dettaglio 3 - forze di sicurezza
Prima sera: in 20 minuti avrò visto qualcosa come 5 pattuglie diverse in un'area grande come il centro di una cittadina (come potrebbe essere Borgomanero) di cui una ha fermato il nostro gruppo chiedendo dove andavamo, da dove venivamo, perché e in che modo. Ora, quanto può far sentire "protetto" il cittadino tutto ciò?
Personalmente, sarà che vedo le cose da un punto di vista particolarmente critico, ma la cosa non mi fa sentire per nulla al sicuro.
5 pattuglie in così poco tempo può voler dire solo una cosa: è necessario un controllo capillare al fine di prevenire una criminalità potenziale elevata e altrettanto capillare. Per quanto un poliziotto possa essere obiettivo e attento, non è detto che ci sia nel momento del bisogno.
Insomma, non ci si sente per nulla "safe". Aumenta invece il grado di preoccupazione del cittadino onesto, che giustamente, dopo una certa ora, non si fida ad andare troppo in giro.
Questo non può che rafforzare la mia idea che la repressione e l'ossessione del controllo non sono la via giusta per la prevenzione del crimine e per la sicurezza del cittadino.
Sarò un paranoico, ma la sicurezza è uno stato d'animo generato dai fatti. L'essere umano si sente sicuro se sa che i rischi sono pochi, non se ci sono tante soluzioni a tanti rischi. Concetto peraltro anche abbastanza economico. Preferireste investire in qualcosa che vi garantisce, pur essendo avvezzi al rischio, buoni guadagni con una certa confidenza nella riuscita dell'investimento e della performance dei vostri colleghi, oppure in qualcosa che potrebbe causare tanti danni usando un sacco di strumenti derivati e assicurativi per proteggervi? Quanto vale il costo-opportunità di un guadagno leggermente più elevato a spese di un'insicurezza maggiore?
Questo ragionamento questo paese sembra non farlo. E ciò che mi preoccupa è che alcune democrazie europee stanno seguendo questa stessa linea.

Dettaglio 4 - cards
In Usa, se non hai una card anche per andare al gabinetto non sei nessuno. Il mondo ruota intorno alle card. Assolutamente vero il fatto che pagare sempre e costantemente con credit cards garantisce che verso di te si abbia occhio di riguardo. Se provi a usare contanti per transazioni superiori anche solo ai 20 dollari il commerciante/commesso chiede insistentemente se possiedi la credit card e se vuoi usarla. E quando vai via ti guarda di traverso.
Riallacciandoci al discorso sulla sicurezza, questo è un punto che definisco positivo.
Auspico anch'io un mondo in cui il denaro contante non esiste o quasi. Lo considero uno spreco di risorse, una falsa sicurezza, qualcosa di non tracciabile.
L'uso di una credit card ovunque è tracciabile, sicuro, veloce, semplice, intelligente.
Un vero sistema di modernizzazione. Avere fiducia in un pezzo di carta con scritto un numero è concettualmente molto simile all'aver fiducia in un pezzo di plastica con un chip e una banda magnetica, solo che è molto più sicuro, semplice e pratico.
Importare una mentalità di questo tipo nel glorioso paese dell'Italia non sarebbe affatto male e sdoganerebbe una digitalizzazione di vari strumenti di vita comune che renderebbero molto più pratico, meno costo e cartaceo il nostro vivere comune, con grande risparmio globale e maggiore sicurezza.
L'idea che si possa venire controllati è a mio avviso una distorsione distopica alla Orwell. Parlando in termini moderni, ben venga, questo si che è controllo preventivo intelligente. Davvero previene un certo tipo di crimine. Alimenta il sistema creando legalità innata e sicurezza. Sicurezza peraltro autogestita, autofinanziata e autocontrollata. Mi tranquillizza molto di più delle 5 pattuglie.
Just my two cents, anyway.

Dettaglio 5 - meltin' pot
Per un europeo, essere bianco in America è qualcosa di impressionante. Nel senso buono sia chiaro.
Così a occhio, i bianchi che ho incontrato finora sono pochi. Mi sento quasi appartenente a una minoranza.
Prospettiva assai educativa per la nostra mentalità europea, e vecchia.
Il prossimo, l'immigrato, non è più tale, è un cittadino di un paese dove il colore della tua pelle non conta, ma dove conta la credit card che hai in tasca. Quanto può essere positiva questa mentalità? La storia degli USA è necessariamente costruita diversamente dall'Europa. Noi abbiamo tradizioni millenarie, la cosa più antica qui ha 200 anni.
Molti politici da noi sostengono che vanno conservate le tradizioni. Ora, fare qualcosa "per tradizione" dal mio punto di vista è svilente e acritico. Non stimola a pensare ma ad abbandonarsi. Per me è positivo girare per una città e vedere un ristorante cinese di fronte a uno thai, un grill di fronte a un ristorante italiano. Ci si sente in mezzo al mondo intero e, superato lo spaesamento dovuto al fatto di vedere gente "da ogni parte del mondo", si impara a guardare nell'occhio dell'altro come di fronte a qualcuno che può dare qualcosa, si comprendere l'essere umano come individuo.
Questo, sempre nei limite della ragionevolezza e del giusto convivere.
Quanto può essere "importabile" una mentalità del meltin' pot in Italia/Europa?
Secondo me a quello che percentualmente definirei un 30/40%. Ragionevolmente, io non supererei questa linea. Per l'Europa non essere del tutto un meltin' pot è un vantaggio. Ci permette di vincere su un punto: una cultura millenaria che supera il concetto semplice di tradizione ma forma un'identità per cui ci facciamo "notare" al mondo. Capacità derivate dal nostro esserci stanziati in un posto piuttosto che un altro, tante cose che pur non impedendoci di impare cose nuove rappresentano un po' il nostro "meglio".
Allora, perché servirebbe almeno un 30/40% di meltin pot?
Rischiare di perdere questa fantomatica identità per noi sarebbe uno svantaggio economico e culturale. Non abbiamo la storia degli USA e mai la avremo, ed è meglio che rimanga così. La nostra storia è un tesoro da difendere, ma non una tradizione a cui obbedire ciecamente. Tuttavia dobbiamo assolutamente sdoganare l'apertura mentale che qua impregna ogni cosa (pur con le sue ombre già citate e che tra poco spiegherò).
Una volta aperti al mondo e al nuovo noi europei potremmo diventare davvero di nuovo una potenza economica e culturale: baluardo della condivisione. Spiegherò meglio questo punto, dopo qualche incontro con le aziende, inserendo dettagli interessanti relativi alle tecniche di condivisione positive e più efficaci per noi europei.
Avere meno paura dell'altro, aprirci alla condivisione. Ho già vissuto in una vacanza studio in passato questa mentalità, di positivo meltin' pot strutturato "alla europea". Senza eccedere, ho vissuto settimane in cui ho imparato forse più che anni interi della mia vita. Qua in America questo concetto è un po' portato agli estremi con le conseguenti problematiche, anche abbastanza gravi e tuttora irrisolte e apparentemente irrisolvibili.
Avere una mentalità da costante "viaggio studio", da vero e proprio "studente" vita natural durante. Questa deve diventare la mentalità europea. Tornerò anche su questo punto.

Dettaglio 6 - youth culture
Di fronte a un positivo meltin' pot, pur esagerato nelle sue linee, la cultura giovanile americana mi stupisce.
Una standardizzazione dei costumi davvero impressionante impregna la vita dei ragazzi. Le storie che vediamo nei telefilm sui licei sono apparentemente tutte vere.
Se non sei appartenente a un qualche "gruppo" (vuoi i rapper, i jocks, le cheerleader, qualsiasi cosa) non sei nessuno. E vieni escluso, irrimediabilmente.
Questa è appunto la conseguenza dell'essere americano, del meltin' pot portato agli eccessi. Vi assicuro che può sembrare una banalità, ma non si nota così tanto finché non la si vede coi propri occhi. Vi posso assicurare che fa impressione, e fa riflettere moltissimo.
L'americano medio cerca una propria identità, inesistente.
La cerca in un cheeseburger uguale in 52 stati, in un suv, nella bandiera a stelle e strisce appesa fuori dalla casa.
Il giovane la cerca in un gruppo, psicologicamente non potrebbe essere altrimenti, data la natura dell'adolescente.
Il problema è che in questo modo si risprofonda in un pericoloso divisionismo culturale. Paradossalmente, cancellare tutte le barriere crea i presupposti per crearne mille altre.
Motivo per cui ribadisco l'importanza del meltin' pot ragionato "all'europea" che dovrebbe diventare la base culturale di questo secolo per un'Europa che vuole crescere di nuovo.
Se si parte da un'identità già presente, aprirsi al resto è solo un "di più" che permette di conoscere cose nuove, mentalità diverse, culture e nozioni nuove, pur lasciando l'individuo già dotato di un suo essere. Eliminando il pregiudizio si ottiene apertura, ma con la ragionevolezza del limite, per l'europeo.
Ovvietà? Forse, ma vi assicuro non è così scontato. Ce ne si rende conto guardando le politiche scolastiche europee, italiane in primis, confrontandole con quella che può anche essere una patologia della scuola americana. Siamo tutti e due sistemi "viziosi".
Dobbiamo fare un po' un "meltin'" delle nostre mentalità.
L'Europa tutta, soprattutto il glorioso paese dell'Italia, per farla breve, deve guardare un po' a un certo "nord" europa, che funziona, pian pianino, sempre più nel modo giusto.



Concludo con una piccola parentesi personale.
La domanda che spesso mi è stata posta, da professori, coetanei, anche giornalisti è stata: "ma tu vorresti rimanere là?" (in California, ovviamente)
La prima risposta, frutto delle primissime impressioni, ma già abbastanza ponderata, è negativa.
Come faccio fatica ad accettare certi eccessi tipicamente italiani, faccio molta più fatica ad accettare quelli americani.
Come ho già ribadito più volte durante interviste io ritengo utile per una persona il concetto del "viaggiare".
Un viaggio come questo è utilissimo e sarebbe un'esperienza che chiunque dovrebbe poter fare, a mio avviso.
Trasferirsi non cancella i propri problemi, le piccole paranoie, i nostri difetti, semmai li amplifica.
Oddio, nessuno vieta a nessuno che trovi un lavoro ben retribuito di trasferirsi per ottenerlo, se questo implichi un consistente miglioramento della qualità di vita.
Ma il costo-opportunità del trasferimento deve valere la candela.
Più viaggi e meno cambiamenti. Il lavoro del futuro dell'Europeo deve seguire questa prospettiva.
La mia opinione è che vivere con mentalità internazionale non implica il vivere necessariamente in altre nazioni e talora può essere persino controproducente.

Mi spiegherò meglio negli altri post.

Per ora è tutto, stay tuned!

Wawawiwa!!



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Kulz goes to Amerika


Il mio amico e compagno di università Kulz è (fortunato lui) in America, precisamente nell'area della Silicon Valley per una vacanza studio.

Pubblicherà le sue note di viaggio su Facebook, dandomi però la possibilità (ed ho accettato ovviamente) di pubblicarle anche qui sul blog.

Siccome causa studio per esami non sarò molto libero di scrivere articoli, per questo mese saranno pubblicati quasi esclusivamente articoli suoi sull'America e poi dopo anche..beh..vedrete.

Spero che questo "Diario di bordo" vi piaccia e faccia un po' riflettere. Buona Lettura!

sabato 21 agosto 2010

Professori di economia? Più di un terzo è fannullone...







Se, come me, state studiando economia in una qualsiasi facoltà qui in Italia, siete interessati (spero) all'ultimo articolo apparso sul sito Lavoce. info, scritto da Maria Cristina Marcuzzo e Giulia Zacchia dal titolo "Quanti professori senza requisiti minimi".
In questo articolo le due autrici analizzano se vengono rispettati gli "indicatori minimali di qualificazione scientifica” per l’accesso ai tre livelli della carriera universitaria che il comitato d’area 13 del Consiglio universitario nazionale (Cun) ha individuato nel dicembre 2008.

Questa è la tabella per i professori ordinari (poi ci sono anche quelle per i ricercatori, associati etc etc):

Tabella 1 Requisiti minimi per ordinario: ordinari SECS P01(2009)

TOTALE ORDINARI 2009REQUISITO 1
minimo 10 pubblicazioni negli ultimi 8 anni
REQUISITO 2 minimo 4 in riviste di grande rilievo scientificoREQUISITO 3
minimo 2 in riviste a carattere internazionale
28578 (27,4%)72Schneider Ursprung (2008)CNRS (2008)Kalaitzidakis et al.(2003)
495252


Solamente una percentuale fra il 18 e il 20% riesce a superare gli obiettivi minimi che sono stati imposti (e non sono poi così impossibili).
Per avere tutte le informazioni necessarie vi rimando all'articolo originale (vedi link sopra).

Restano però dati sconcertanti, considerati poi i tanti professori che sono all'estero perchè non accettati nelle università italiane: non mi stupisco se poi la media dei laureati in economia è di basso livello, e che le altre facoltà ci considerino una università per chi, non sapendo cosa fare, sceglie quella più facile. Una sorta di ultima ruota del carro.

Non so se Brunetta quando parlava dei fannulloni (fonte anche dell'immagine) si riferisse anche ai prof di economia delle varie università...una cosa però è certa: visti i dati, aveva ragione.


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venerdì 20 agosto 2010

Senza il pagamento rateale ed i genitori, come sarebbe la nostra qualità di vita?







Nonostante le crisi, l'Euro, le tasse che sono aumentate, l'inflazione cresciuta più degli stipendi, l'incremento dei prezzi delle materie prime, della benzina, la disoccupazione....la nostra qualità di vita è, almeno apparentemente, cresciuta.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare sui parametri dai quali vado a trarre questa conclusione, però guardandomi in giro vedo che rispetto a 10-15 anni fa, vi sono molte più macchine costose, molti più SUV, molta più gente che esce (spendendo anche abbastanza da quanto sento in giro), ognuno ha un cellulare (se non due), un pc (magari un fisso e un portatile), televisioni in quasi tutte le stanze, vacanze in più periodi dell'anno e anche in località non vicinissime.
Come è possibile tutto questo?
Semplice, è cambiato il modo di vivere e di pagare le cose. Una volta i finanziamenti non erano così sviluppati e soprattutto non erano a tasso zero come ora, quindi la gente non ci pensava nemmeno a comprarsi una macchina di, possiamo dire, stato sociale più elevato. Oggi invece, grazie alle rate, vediamo molte più macchine di medio lusso circolare.
C'è da considerare poi il fattore genitori: molti riescono a vivere bene grazie ai risparmi dei genitori lasciati in eredità, oppure grazie al fatto che essi stessi vivono ancora assieme a loro (o ad un parente), in modo da suddividersi i costi fissi (bollette, affitto) e avere a fine mese più soldi da spendere per i costi variabili (macchina, cena al ristorante).
Ultimo ma non ultimo i figli: una volta si avevano più figli, ora invece si tende a non averne oppure al massimo uno. Non è poi raro che ci siano figli lavoratori che vivono ancora con i genitori (come ho già detto prima) in stile anni '30-'40.

Il punto è: a mio modo di vedere, la nostra migliore qualità di vita è solo una sensazione apparente data da questi nuovi mezzi e furbizie economici, ma in realtà se di colpo fossimo proiettati allo stile di vita e ai mezzi economici di 15-20 anni fa forse ci renderemmo conto che la nostra qualità di vita si è abbassata.
Facendo il ragionamento opposto: se 20 anni fa avessimo avuto le rate a tasso zero, figli in casa di genitori e coppie sposate senza figli o con un figlio al massimo e con l'eredità dei genitori, le condizioni sarebbero state molto migliori rispetto ad oggi. Pensateci un po': con 3 milioni di lire a testa, si viveva benissimo anche con 2-3 figli a carico, ora provate un po' con 1500 € a testa: la maggior parte delle spese si pagano a rate, oppure grazie ai risparmi dei genitori (o con prestiti).

Magari è solo una mia sensazione e può essere sbagliata considerando la mia giovane età), però mi pare che gli italiani non si siano poi così tanto arricchiti rispetto a 20 anni fa come ci vogliono far credere. Come si dice "Si stava meglio quando si stava peggio".



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giovedì 12 agosto 2010

Capezzone...Radicale anche nel cambiare idea




Ieri ho scritto un articolo su come la politica sia basata sulla bugia e sull'opportunismo dei vari politici, che fanno e disfano alleanze in base ai loro tornaconti, e non su un'idea politica.

Manco a volerlo, oggi sul Fatto Quotidiano è uscito un articolo sul passato di Capezzone radicale che insultava (si fa per dire) Berlusconi. Ecco alcuni estratti:
“Vi chiamate Popolo della libertà ma di libertà vi è rimasta solo quella vigilata. Dite di tenere alla famiglia ed essere contro il divorzio ma avete due famiglie e siete tutti divorziati. Volete mandare in carcere i ragazzi per sei spinelli ma se viene un cane poliziotto a Montecitorio si arrende il cane”
In nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi, prescrizione o no, abbia pagato o fatto pagare magistrati. Così come da Palermo, quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti, emergono fatti e comportamenti oscuri di cui qualcuno, Berlusconi in testa, dovrà assumersi la responsabilità politica"
“Berlusconi è come Wanna Marchi (1 aprile 2006). Mentre, nel 2003, sulle leggi ad personam: “Tre anni fa i Radicali proposero tre referendum che avrebbero cambiato il sistema giudiziario. Ci fu chi si oppose legittimamente, ma Berlusconi invitò a non votare perché tanto lui avrebbe fatto le riforme. In questi tre anni non è stato fatto nulla, solo leggi di interesse personale, che non funzioneranno e che molto probabilmente verranno dichiarate incostituzionali”.



Premetto che (e quelli che mi conoscono lo sanno) Capezzone, e i tipi come lui, non mi sono mai piaciuti, non avevo minimamente idea che fosse stato un Radicale prima di essere un..chiamiamolo fedelissimo, anche se visti i precedenti chissà mai che non cambi idea..di Berlusconi. Mi piacerebbe sapere che cosa abbia fatto cambiare idea a uno che mi sembra intelligente (viste anche le cose che diceva), per passare da una sponda all'altra, anche in così poco tempo. Un'idea potrei anche avercela: Berlusconi porta successo e benessere a chi li sta accanto, è indiscutibile; vista la posizione dei Radicali (praticamente inesistente oserei dire), un'offerta allentante come quella di portavoce di Berlusconi potrebbe far vacillare chiunque..si sa, tutte venerano il Dio Denaro; Berlusconi, forte della sua superiorità vero i Radicali e capendo le potenzialità del giovane, potrebbe aver offerto un posto e uno stipendio molto appetitosi, che ovviamente sono stati accettati.

Ovviamente è solo una supposizione...chissà..magari Capezzone è Radicale anche quando cambia idea....





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mercoledì 11 agosto 2010

I finiani sono la prova che la politica si basa sulla bugia



Le parole di Bocchino a Bondi contro Berlusconi sono un toccasana per la politica, e mi fanno capire/sperare che un'opposizione abbastanza seria a Berlusconi possa veramente nascere.

Bocchino - in un'intervista a Repubblica - ha poi aggiunto che le possibilità che Fini si dimetta «sono pari a zero». E certo, prima di lui, «che non è nemmeno sotto processo», dovrebbe essere «Berlusconi a dimettersi, al contrario imputato in più processi» e con lui «per lo stesso motivo i ministri Matteoli, Fitto e il sottosegretario Bertolaso».


Stessa cosa vale per il finiano Briguglio, che attacca il premier sulla villa ad Arcore:


Il capo del governo - è l'affondo di Carmelo Briguglio, deputato de gruppo Futuro e Libertà e molto vicino a Gianfranco Fini - «ha il dovere di dire agli italiani come acquistò la villa di Arcore dove viveva insieme all'eroe Vittorio Mangano, come riuscì ad assicurarsi per soli 500 milioni di lire questo immobile di 3.500 metri quadri con terreni di circa un milione di metri quadri grazie al ruolo di Cesare Previti prima avvocato della venditrice e subito suo legale e uomo di fiducia».
«MASSIMA TRASPARENZA» - «Fini - ci tiene a sottolineare il deputato finiano - ha dato risposte precise ed esaurienti sulla casa ereditata da An a Montecarlo. Attendiamo ora che altrettanto faccia il presidente del Consiglio. E dica anche se lui, la sua famiglia, il suo gruppo imprenditoriale fanno ricorso a società offshore con sede in paradisi fiscali e dia tutti i dettagli sugli intrecci fin dall'inizio della sua attività imprenditoriale con finanziarie svizzere. Aspettiamo sue dettagliate ed esaurienti risposte». «Al punto in cui siamo - conclude Briguglio - il primo a dimostrare il massimo della trasparenza deve essere il capo del governo».

Pienamente d'accordo...solo una domanda: ma mentre eravate alleati fedeli..queste cose non le sapevate? Le sapevamo noi comuni cittadini, ma non voi? Suvvia mi sembra un po' strano. Ma allora perchè, se le sapevate, non avete parlato, anzi, vi siete alleati lo stesso con Berlusconi? Chi di voi avrà il coraggio di dire la verità?

La verità è che, e questa vicenda ne è la prova, nella politica italiana è tutto un magna magna, basato sul raccontarsi e raccontare balle, su alleanze basate su favoritismi, sull'acquisto del silenzio degli amici deputati. Se, per caso, qualche cosa dell'accordo salta, ecco che tutti sono in prima linea a sparare a zero (tirando fuori la verità) sull'ex amico, sull'ex compagno di partito, su quello che non ha rispettato l'accordo. Non so quale sia stata la goccia che abbia fatto traboccare il vaso, però, ringrazio che sia successo, perchè da una parte abbiamo una simil vera opposizione a Berlusconi che non si era mai vista (da parte dei politici), dall'altra avete rivelato nuovamente la natura di questa classe politica, ovvero la cosiddetta "Balla di copertura reciproca".



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lunedì 9 agosto 2010

Silvio che accusa Berlusconi

«La mobilitazione permanente è necessaria per contrastare i disfattismi e i personalismi di chi antepone i propri particolari interessi al bene di tutti, al bene del Paese»



Devo ammetterlo, ogni tanto Berlusconi dice cose giuste....il problema è che le cose giuste che dice, vanno contro di lui! Sì perchè non voglio sempre fare il precisino, però..chi ha voluto il Lodo Alfano? Chi ha voluto il legitto impedimento? L'immunità? Depenalizzazione del falso in bilancio? Chi ha votato l'indulto? Insomma...chi si è fatto leggi ad personam?

Suvvia presidente, non faccia la predica quando è il primo ad essere accusato dalle prediche che fa! In pratica, è come se si condannasse da solo. Fra l'altro, si fa le leggi per non andare in tribunale, e poi si autoaccusa da solo, incredibile!!

Meno male che iniziano le vacanze....







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venerdì 6 agosto 2010

Governo tecnico? Sì grazie



Perchè un governo tecnico sarebbe la soluzione più adatta per l'Italia


Elezioni, oppure governo tecnico? Questa è la domanda del momento, dando per scontato che il governo non riesca più a svolgere il proprio lavoro (diciamo, se "cadesse").

Gli estimatori sono sia da una parte che dall'altra, io ora dirò solamente il mio pensiero, condivisibile o meno. Io sono per il governo tecnico tutta la vita.


Non ho fatto la mia scelta a caso come invece tanti fanno (e alle elezioni si vede), ma ci ho riflettuto un po', valutando i pro e i contro di entrambe, e credo che la soluzione migliore sia questa.

Le elezioni non le considero un buona cosa per molti motivi, a partire dai costi:fra rimborsi ai partiti (Grillo ha fatto un buon articolo) e costi materiali delle elezioni (penso ad esempio agli stipendietti di presidenti, segretari e scrutinatori) ci sarebbe uno spreco di risorse che per un paese con una spesa alta e una crescita prossima allo zero è meglio non fare. Da considerare c'è poi l'immobilizzazione politica del tutto, in quanto durante le elezioni vi sono solamente proclami (di solito volti a prendere voti e non al bene del paese), ma di fatto non si fa niente, e nella nostra situazione non possiamo perdere dei mesi importantissimi. Dopo questo, ad elezioni concluse, si perderà altro tempo per eleggere i ministri, rimettere in ordine il tutto, ripartire e, se per caso vincerà la sinistra, sarà fin peggio, visto che abbandonerà la linea seguita fino ad ora per ricominciarne una nuova, che non credo proprio sarà migliore, anzi.



Se invece si optasse per la soluzione che io (e non solo) appoggio, il governo tecnico, questi problemi non si avrebbero, anzi, se ne risolverebbero altri.
Prima di tutto, non ci sarebbe il problema "Mantenere gli elettori/guadagnarne di nuovi", il che mi basterebbe per appoggiarlo, visto che la maggior parte della gente non sarebbe d'accordo con alcuni dei provvedimenti che bisogna prendere, e anche alla svelta.
Si potrebbe ora dire: ok, ma chi alla guida? Ho sentito che i nomi più gettonati sono Tremonti, Draghi e Montezemolo.
Sul terzo non mi esprimo perchè non lo conosco bene, però a bruciapelo, dei tre è quello che mi ispira meno.
Tremonti è la mia seconda scelta, in quanto mi è piaciuto il suo rigore per difendere le sue idee e i tagli alla spesa che sono sacrosanti. Credo che, senza l'ombra di Berlusconi, possa riuscire a fare le riforme che vuole e che a questo paese servono (altri tagli alla spesa e riforma fiscale su tutte).
Draghi sarebbe la mia prima scelta: ha gestito molto bene la crisi passata, credo che sia il più preparato di tutti e l'uomo giusto per affrontare la crisi, attuare le riforme necessarie al paese anche andando contro ad una parte del popolo, stimolare la crescita e portare fuori il paese dalla crisi. Se ci fosse lui, non dico che divento ottimista, però meno pessimista sì.

Ho parlato di andare contro al popolo: non lo nego, io le elezioni non le voglio perchè, oltre ad avere politici papabili in media non di alto livello, non voglio mettere in mano a delle persone che per il 90% dei casi non hanno mai fatto un'ora di economia e mai letto un libro di economia, la chiave che può andare bene sia per uscire dalla crisi, che per entrare in una ancora più profonda. Mi dispiace, ma con tutto il rispetto non me la sento. Preferisco affidarla a uno sulla carta molto più preparato come Draghi, che di mestiere è un economista e tratta dati macroeconomici e non tutti i giorni in quanto ha studiato per farlo.

Questa è la mia idea.



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giovedì 5 agosto 2010

mercoledì 4 agosto 2010

Perchè l'indulto e le amnistie sono inutili?

Un paio di giorni fa ho parlato della proposta di indulto da parte del deputato del PDL, giudicando l'indulto una balla assurda: bene, ora è arrivato il momento di giustificare il perchè di quella mia (e non solo mia) affermazione.

Senza entrare in moralismi, giustificati ma anche un po' inutili, vorrei mostrarvi un dato, ufficiale, che sostiene la mia tesi Indulto efficace = Balla colossale (fonte immagine):


Per una più completa visione di tutti i dati vi rimando invece a questo articolo molto ben fatto.

Cosa notate da grafico? massì è facile..l'indulto-amnistia non serve ad un fico secco, perchè dopo poco i posti liberati dai detenuti usciti tornano ad essere occupati (magari dagli stessi) e il trend ricomincia ad essere quello pre-indulto (verso l'alto come si può notare).


La teoria che l'indulto-amnistia serva a liberare e svuotare le carceri è quindi una balla. Una balla che però costa, sia a livello economico (i carcerati bisogna riprenderli, perchè un indulto stimola a delinquere, e questo costa) sia a livello sociale (mentre riescono una parte, grande o piccola che sia, creano casini). Aggiungo inoltre che un indulto può essere uno stimolo anche ai cittadini dall'estero per venire a delinquere, tanto con provvedimenti del genere la scamperebbero, e quindi altri danni economici, sociali, e più gente in carcere.


Alla fine della fiera, crea solo più danni...quindi ditelo, a quelli che lo sostengono, che mentono sapendo (spero, perchè se non lo sanno è grave) di mentire.

domenica 1 agosto 2010

Indovinate chi ha proposto un nuovo indulto-amnistia?



Vi ricordate l'indulto? Quella favolosa intuizione voluta dal governo Prodi e tramutata in legge nell'estate del 2006 che poi è stato uno dei motivi per cui nelle elezioni anticipate successive la sinistra perse le elezioni nel 2008. Un cavallo di battaglia della destra che le ha permesso di salire al potere con una maggioranza così larga.

Bene, premesso che io sono contrario all'indulto, oltre ad una questione morale e di giustizia, per il fatto che lo ritengo assolutamente INUTILE per lo scopo che si vuole raggiungere utilizzandolo (e l'ho dimostrato qui), vorrei riportare una proposta fatta da un deputato qualche giorno fa:

Legislatura 16º - Disegno di legge N. 2217


DISEGNO DI LEGGE

Capo I
AMNISTIA
Art. 1.
(Amnistia)
1. È concessa amnistia:
a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;
b) per i reati previsti dall’articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l’autore della pubblicazione;
c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:
1) 336, primo comma (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale), e 337 (resistenza a un pubblico ufficiale), sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall’articolo 339 del codice penale o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;
2) 372 (falsa testimonianza), quando la testimonianza verte su un reato per il quale è concessa amnistia;
3) 588, secondo comma (rissa), sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;
4) 614, quarto comma (violazione di domicilio), limitatamente all’ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;
5) 624 (furto), aggravato dalle circostanze di cui all’articolo 625, qualora ricorra una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numeri 4) e 6), del codice penale;
6) 640, secondo comma (truffa), sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall’articolo 61, numero 7), del codice penale;
7) 648 (ricettazione), limitatamente alle ipotesi di cui al secondo comma;
d) per il delitto di truffa militare aggravata, previsto dall’articolo 234, secondo comma, del codice penale militare di pace, sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall’articolo 61, numero 7), del codice penale;
e) per i reati di cui agli articoli 1, 2 e 4 della legge 2 ottobre 1967, n. 895 (disposizioni per il controllo delle armi), quando ricorrano in concomitanza le attenuanti di cui agli articoli 5 e 7 della stessa legge n. 895 del 1967;
f) per il reato di detenzione di armi o canne clandestine di cui al comma terzo dell’articolo 23 della legge 18 aprile 1975, n. 110 (norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi), e successive modificazioni, quando concerne armi la cui detenzione l’imputato o il condannato aveva denunciato all’autorità di pubblica sicurezza;
g) per il reato previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66 (deposizione o abbandono di oggetti in una strada ferrata, al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione), e successive modificazioni, commesso a causa o in occasione di manifestazioni sindacali o in conseguenza di situazioni di gravi disagi dovuti a disfunzioni di pubblici servizi o problemi abitativi, anche se il suddetto reato è aggravato dal numero o dalla riunione delle persone e dalle circostanze di cui all’articolo 61 del codice penale, fatta esclusione per quella prevista dal numero 1) del predetto articolo, nonché da quelle di cui all’articolo 112, numero 2), del codice penale, sempre che non ricorrano altre aggravanti e il fatto non abbia cagionato ad altri lesioni personali o la morte;
h) per ogni reato commesso da minore di anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale ai sensi dell’articolo 19 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, e successive modificazioni, ma non si applicano le disposizioni del terzo e quarto comma dell’articolo 169 del codice penale;
i) per i reati relativi a violazioni delle norme concernenti il monopolio dei tabacchi, limitatamente alla vendita al pubblico e all’acquisto e alla detenzione di quantitativi di detti prodotti destinati alla vendita al pubblico direttamente da parte dell’agente;
l) per i reati di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, concernente la omessa dichiarazione annuale relativa alle imposte sui redditi o all’imposta sul valore aggiunto, commessi in relazione ad attività commerciali svolte da enti pubblici e privati diversi dalle società che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, di cui all’articolo 87, comma 1, lettere c) e d), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
m) per i reati previsti dall’articolo 73, commi 4 e 5, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sempre che non ricorra taluna delle circostanze aggravanti di cui all’articolo 80 dello stesso testo unico;
n) per i reati di cui al capo I del titolo XI del libro V del codice civile.
2. Non si applica il quinto comma dell’articolo 151 del codice penale.
Art. 2.
(Esclusioni oggettive dall’amnistia)
1. L’amnistia non si applica:
a) ai reati commessi in occasione di calamità naturali approfittando delle condizioni determinate da tali eventi, ovvero in danno di persone danneggiate, ovvero al fine di approfittare illecitamente di provvedimenti adottati dallo Stato o da altro ente pubblico per far fronte alla calamità, risarcirne i danni e portare sollievo alla popolazione ed all’economia dei luoghi colpiti dagli eventi;
b) ai reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale, ed ai reati di falsità in atti previsti dal capo III del titolo VII del libro secondo del codice penale, quando siano compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti;
c) ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:
1) 316 (peculato mediante profitto dell’errore altrui);
2) 318 (corruzione per un atto d’ufficio);
3) 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio);
4) 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio), in relazione ai fatti previsti negli articoli 318, primo comma, e 319;
5) 321 (pene per il corruttore);
6) 353 e 354 (turbata libertà degli incanti e astensione dagli incanti), quando siano compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti;
7) 355 (inadempimento di contratti di pubbliche forniture), salvo che si tratti di fatto commesso per colpa;
8) 371 (falso giuramento della parte);
9) 372 (falsa testimonianza), quando la deposizione verte su fatti relativi all’esercizio di pubbliche funzioni espletate dal testimone;
10) 378 (favoreggiamento personale), fuori delle ipotesi previste dal terzo comma, salvo che si tratti di fatto commesso in relazione a reati per i quali è concessa amnistia;
11) 385 (evasione), limitatamente alle ipotesi previste dal secondo comma;
12) 391 (procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive), limitatamente alle ipotesi previste dal primo comma. Tale esclusione non si applica ai minori di anni diciotto;
13) 420 (attentato a impianti di pubblica utilità);
14) 443 (commercio o somministrazione di medicinali guasti);
15) 444 (commercio di sostanze alimentari nocive);
16) 445 (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica);
17) 452 (delitti colposi contro la salute pubblica), primo comma, numero 3), e secondo comma;
18) 471 (uso abusivo di sigilli e strumenti veri), quando sia compiuto in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti;
19) 478 (falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti);
20) 501 (rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio);
21) 501-bis (manovre speculative su merci);
22) 589, secondo comma (omicidio colposo), e 590, secondo e terzo comma (lesioni personali colpose), limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, numero 2), o dal secondo comma dell’articolo 583 del codice penale;
23) 595, terzo comma (diffamazione), quando l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato ed è commessa con mezzi di diffusione radiofonica o televisiva;
24) 609-quinquies (corruzione di minorenne);
25) 610 (violenza privata), nelle ipotesi di cui al secondo comma;
26) 644 (usura);
27) 733 (danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale);
28) 734 (distruzione o deturpamento di bellezze naturali);
d) al delitto previsto dall’articolo 218 del codice penale militare di pace (peculato militare mediante profitto dell’errore altrui);
e) ai reati previsti:
1) dagli articoli 5 e 6 della legge 30 aprile 1962, n. 283 (in materia di disciplina igienica delle sostanze alimentari e delle bevande), e successive modificazioni;
2) dall’articolo 44, comma 1, lettere b) e c), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, salvo che si tratti di violazioni riguardanti un’area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti, e sempre che non siano violati i vincoli di cui all’articolo 33, primo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma del medesimo articolo;
3) dall’articolo 137 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (norme in materia ambientale);
4) dall’articolo 9, sesto e settimo comma, della legge 16 aprile 1973, n. 171 (interventi per la salvaguardia di Venezia), e successive modificazioni;
5) dal capo I del titolo VI della parte quarta del decreto legislativo 30 aprile 2006, n. 152 (in materia di rifiuti pericolosi);
6) dall’articolo 2 della legge 26 aprile 1983, n. 136 (biodegradabilità dei detersivi sintetici);
7) dagli articoli 17 e 20 della legge 31 dicembre 1982, n. 979 (disposizioni per la difesa del mare);
8) dall’articolo 27 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (in materia di controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose);
9) dagli articoli 3 e 10, sesto, ottavo, nono e decimo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110 (norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi), salvo che il fatto, limitatamente alle ipotesi previste dal sesto e dall’ottavo comma dello stesso articolo 10, debba ritenersi di lieve entità per la qualità e il numero limitato delle armi;
10) dagli articoli 10-bis, settimo e nono comma, quando si tratti di condotta dolosa, e 10-quinquies, primo comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (disposizioni contro la mafia), e successive modificazioni;
11) dall’articolo 12 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;
12) dall’articolo 178 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (contraffazione di opera d’arte);
d) ai reati per cui sono in corso i procedimenti ai quali si applica l’esclusione di cui al comma 3 dell’articolo 13-bis del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.
2. Quando vi è stata condanna ai sensi dell’articolo 81 del codice penale, ove necessario, il giudice dell’esecuzione applica l’amnistia secondo le disposizioni della presente legge, determinando le pene corrispondenti ai reati estinti.
Art. 3.
(Computo della pena per l’applicazione
dell’amnistia)
1. Ai fini del computo della pena per l’applicazione dell’amnistia:
a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;
b) non si tiene conto dell’aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest’ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa;
c) si tiene conto dell’aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall’articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;
d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all’articolo 98 del codice penale nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui all’articolo 62, numeri 4) e 6), del codice penale. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime. Ai fini dell’applicazione dell’amnistia la sussistenza delle predette circostanze è accertata, dopo l’esercizio dell’azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell’articolo 469 del codice di procedura penale;
e) si tiene conto delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 48 del codice penale militare di pace quando siano prevalenti o equivalenti, ai sensi dell’articolo 69 del codice penale, rispetto ad ogni tipo di circostanza aggravante.
Art. 4.
(Declaratoria dell’amnistia. Rinunciabilità)
1. Alla declaratoria dell’amnistia di cui al presente capo si procede ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale.
2. Prima dell’esercizio dell’azione penale, il pubblico ministero può richiedere al giudice per le indagini preliminari di provvedere all’applicazione dell’amnistia nelle forme previste dall’articolo 409 del codice di procedura penale.
3. La richiesta del pubblico ministero, di cui al comma 2, è notificata alla persona sottoposta alle indagini, con l’avviso che entro trenta giorni dalla notificazione può prendere visione degli atti e chiedere di essere sentita dal giudice per le indagini preliminari, anche al fine di dichiarare che non intende fruire dell’amnistia.
4. L’amnistia non si applica qualora l’imputato, prima che sia pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di non doversi procedere per estinzione del reato per amnistia, faccia espressa dichiarazione di non volerne usufruire.
5. Nei confronti dello straniero che si trovi in taluna delle situazioni indicate nell’articolo 13, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, la declaratoria dell’amnistia è adottata dal giudice congiuntamente alla misura dell’espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni, con ordine di accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Il beneficio dell’amnistia è revocato di diritto laddove, entro dieci anni dall’esecuzione dell’espulsione ai sensi del presente comma, lo straniero sia rientrato illegittimamente nel territorio dello Stato.
Art. 5.
(Termine d’efficacia dell’amnistia)
1. L’amnistia di cui al presente capo ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il giorno 16 maggio 2010.
Capo II
INDULTO
Art. 6.
(Indulto)
1. È concesso indulto nella misura non superiore a quattro anni per le pene detentive e non superiore ad euro 10.329,13 per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.
2. È altresì concesso indulto nella misura non superiore a cinque anni:
a) a coloro che risultino affetti dalla patologia derivante da HIV, diagnosticata, su base chimico-ematologica, da apposite Commissioni mediche istituite nell’ambito di ciascun istituto di pena, al secondo stadio dello standard definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS);
b) a coloro che risultino affetti da gravi forme di epatite, di patologie oncologiche o da altre gravi malattie, diagnosticate dalle Commissioni mediche di cui alla lettera a), assolutamente incompatibili con il regime di detenzione carceraria.
3. Per la concessione dell’indulto di cui al comma 2, il Governo adotta i provvedimenti necessari affinché il Servizio sanitario nazionale garantisca che i soggetti di cui al medesimo comma 2 possano essere sottoposti alle cure richieste per la specificità della loro condizione.
Art. 7.
(Indulto per le pene accessorie e misura dell’espulsione dello straniero)
1. È concesso indulto, per intero, per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte, l’indulto.
2. All’indulto di cui al presente capo non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell’articolo 151 del codice penale.
3. Nei confronti dello straniero, identificato, detenuto, che si trova in taluna delle situazioni indicate nell’articolo 13, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, il magistrato di sorveglianza dispone con decreto motivato la misura dell’espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni, con ordine di accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica, al termine del periodo di detenzione nell’ambito del quale sia stato applicato, anche solo in parte, l’indulto. Il magistrato di sorveglianza decide senza formalità, acquisite le informazioni degli organi di polizia sull’identità e sulla nazionalità dello straniero. Il decreto di espulsione è comunicato allo straniero che, entro il termine di dieci giorni, può proporre opposizione dinanzi al tribunale di sorveglianza. Il tribunale decide nel termine di venti giorni.
Art. 8.
(Esclusioni dall’indulto)
1. L’indulto non si applica alle pene:
a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:
1) 285 (devastazione, saccheggio e strage);
2) 416-bis (associazione di tipo mafioso);
3) 422 (strage);
4) 630, primo, secondo e terzo comma (sequestro di persona a scopo di estorsione);
5) 644 (usura);
6) 648-bis (riciclaggio), limitatamente all’ipotesi che la sostituzione riguardi denaro, beni o altre utilità provenienti dal delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope;
b) per i delitti previsti dai seguenti articoli del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309:
1) 73 (produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope), ove applicate le circostanze aggravanti specifiche di cui all’articolo 80;
2) 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope).
Art. 9.
(Revoca dell’indulto)
1. Il beneficio dell’indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.
2. Il beneficio dell’indulto è altresì revocato di diritto laddove, entro dieci anni dall’esecuzione dell’espulsione ai sensi dell’articolo 7, comma 3, lo straniero sia rientrato illegittimamente nel territorio dello Stato. In tale caso, lo stato di detenzione è ripristinato e riprende l’esecuzione della pena.
Art. 10.
(Efficacia dell’indulto)
1. L’indulto di cui al presente capo ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il giorno 16 maggio 2010.
Capo III
ENTRATA IN VIGORE
Art. 11.
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno stesso a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


Indovinate di chi è? Massì è facile....di un deputato del PDL!!! Esattamente da Luigi Compagna (qui la scheda), che lo giustifica con le solite balle dicendo che è necessario a causa della situazione delle carceri italiane bla bla bla...ripeto balle, sappiatelo, l'indulto non è la soluzione a questo problema.

Fortunatamente Gasparri, Castelli e Donadi hanno usato il cervello e lo hanno respinto, per adesso. La mia paura però è che prima o poi venga approvata una legge simile anche in questa legislatura. Sinceramente, spero proprio di no.

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