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sabato 2 agosto 2014

Il vergognoso caso di Carlo Tavecchio, specchio di un Paese fallito

L'ho detto più volte: il calcio è lo specchio di un Paese, soprattutto quando si parla della nostra Italia. Il nostro è un calcio malato, conseguenza diretta della malattia che da anni ormai contraddistingue lo Stato a tutti i suoi livelli, ma anche molti, troppi cittadini.

Ultimo vergognoso epilogo di questa malattia diffusa è il caso Tavecchio. Il candidato alla presidenza della FIGC poco più di una settimana fa se ne è uscito con delle dichiarazioni molto discutibili:

«Le questioni di accoglienza sono un conto, le questioni del gioco sono un altro. L’Inghilterra individua i soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare . Noi, invece, diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio. E va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree».
A parte il fatto che quella è una questione di meritocrazia che riguarda le squadre e non lui, poi vi pare che possiamo mandare a rappresentare il calcio italiano, ricordato oramai più per le scommessopoli e calciopoli che altro, uno che parla in questo modo?

E ancor più vergognoso è il comportamento di alcune squadre di A (Milan compreso, visto che è la squadra che tifo) che cercano di giustificarlo dicendo che "Non è razzista".
Anche io credo che non sia razzista (ma ben altro sì, ed è meglio che non lo dica), ma un candidato Presidente di una federazione non può parlare in questo modo! Scherziamo?

Tanto per fare un raffronto, negli USA un presidente di una squadra di basket (quindi non un candidato per la Presidenza della Federazione) si è dovuto dimettere per una frase razzista intercettata mentre parlava al telefono con la sua compagna. E qui costui che ha detto quella frase pubblicamente è ancora il candidato favorito per la Presidenza della FIGC? E gli altri lo difendono pure? Ma che razza di Paese siamo? Ci lamentiamo poi se all'estero, tedeschi in primis, ci trattano come l'ultima ruota del carro? Fanno solo bene!

Fra l'altro poi, queste frasi sono solo l'ultimo problema della sua candidatura. A parte l'età (vogliamo il cambiamento e poi candidiamo uno over 70??), ma basterebbe dare un'occhiata alla sua biografia per rendersi conto di chi abbiamo di fronte:

Esponente della DC (quindi appartenente a quella vecchia politica che sarebbe meglio dimenticare), processato e condannato cinque volte. È stato condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuata in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’IVA, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d'ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, oltre a multe complessive per oltre 7.000 euro (fonte).

Non bastava tutto ciò a vietare ad una persona del genere la candidatura a monte? Evidentemente no, perchè qui da noi tutto è accettato. Tanto siamo sempre più furbi degli altri...

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sabato 3 maggio 2014

Gli scontri prima di Fiorentina-Napoli e la vergogna di essere italiano

Oggi ho visto il Barça pareggiare in casa con il Getafe perdendo ogni speranza per il titolo, il Man Und perdere in casa con il Sunderland dicendo quasi addio all'Europa League. Qualche giorno fa il Bayern Monaco beccarne 4 in casa dal Real uscendo dalla CL. Settimana scorsa il Liverpool perdere in casa con le riserve del Chelsea salutando quasi sicuramente un titolo dato per vinto. Nulla accadde.

Poi guardo in Italia e prima di una partita di calcio vedo l'ennesimo episodio che mi fa vergognare sempre di più di questo Paese e di essere italiano.

Ma tanto la colpa è sempre degli altri, altri che vivono in Paesi dove bene o male tutto funziona meglio che qui (di sicuro non peggio), mica nostra.

Continuiamo così, mi raccomando.

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martedì 4 marzo 2014

Ma allora lo meritiamo tutto, il default

Gli ascolti tv di ieri sera, 3 marzo 2014 (fonte):


cito:
La prima puntata del Grande Fratello 13 ha registrato 5.440.000 telespettatori, per uno share del 24,64%.
5 milioni e mezzo di persone hanno guardato il GF13, quando in tv (ad esempio), c'era Apollo 13 (su Iris), World War Z (su Sky), The walking Dead (su Fox) per non parlare di qualunque altra attività che uno poteva svolgere (anche solo guardarsi film in dvd, streaming etc)??? Stiamo scherzando?

Chi mi segue su Facebook o Twitter conosce già il mio pensiero. Per tutti gli altri:

"Su Sky c'era World War Z, su Iris (mi pare) Apollo 13. Se te hai guardato il #GF13, non solo dovrebbero toglierti il diritto di voto, ma dovrebbero pure castrarti così da non creare altri idioti. Ce ne sono già fin troppi a questo mondo

ps: ah, poi su Fox c'era pure The Walking Dead..."


Spero solo che sia un'eccezione data dalla curiosità dell'evento, ma se così non fosse, in questo caso ce lo meritiamo tutto, il default.


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giovedì 19 dicembre 2013

Come la tua reputazione su Facebook si riflette nella vita reale

Facebook (nota: uso come esempio FB perchè è il più diffuso, ma vale per tutti) è più che mai parte integrante della nostra vita.Ci logghiamo almeno una volta al giorno tutti i giorni per vedere le news, spiare la vita degli amici, leggere se la ragazza/il ragazzo che ci piace, pubblicare messaggi e condividere link.
In media ognuno di noi ci passa circa 20 minuti al giorno, ma è una media: sono sicurissimo che la stragrande maggioranza di voi ci sta per almeno un'ora (2 o più se avete smartphone e circa la mia età) al giorno.

Fin qui più o meno tutto bene: è uno svago interessante, potenzialmente uno strumento molto utile, mal utilizzato da molti ma che sotto molti aspetti ha migliorato la vita di tutti noi. Ciò però che pare non essere tanto compreso da chi lo utilizza è il fatto che il social network non è una vita parallela, diversa o vituale senza collegamenti con la realtà. Non è il Second Life della situazione tanto per capirci, ma nemmeno la chat anonima che andava di moda 5-10 anni fa.

Facebook è un luogo di incontro virtuale sì, ma fatto da profili reali (fake esclusi) che corrispondono a persone reali. Il profilo è una sorta di carta d'identità del nostro essere e tutto ciò che facciamo (condivisioni, link, foto, commenti, messaggi) riflette ciò che siamo, così come accade con le nostre azioni nel mondo reale.

Se fai lo stupido nella vita reale, vieni etichettato come tale. La stessa idendica cosa accade su Facebook: scrivi idiozie, sei un idiota e non solo sul social, ma anche nella vita reale. Le due cose sono collegate, per questo ho esordito con un "è più che mai parte integrante della nostra vita".

Quante volte vi capita di vedere una persona per strada e ricordavela per qualche cosa che ha scritto o pubblicato sul social, sia essa buona o cattiva? Quante volte avete guardato un ragazzo o una ragazza e vi è subito venuta in mente una particolare foto che ha pubblicato, magari in qualche posa non proprio..."cattolica"? Oppure per un commento che ha scritto perchè la grammatica italiana deve essere una qualche cosa a lui sconosciuta?

Ciò che siamo, ciò che facciamo su internet ha lo stesso indentico valore di ciò che siamo e facciamo nella vita reale. Mettetevelo in testa. E in fretta anche. Ne va non solo della vostra reputazione, ma anche della vostra occupazione:

L'anno scorso "il 37% circa dei datori di lavoro fa uno “screening” sui social media per scoprire di più sui propri candidati. Il sospetto lo avevamo un po’ tutti ed a quanto pare era perfettamente giustificato.
Si tratta di una ricerca informale, che coinvolge principalmente Facebook, poi LinkedIn e per finire Twitter. Le cinque cose più cercate sono: il candidato si presenta in modo professionale? (65%); si potrà integrare bene con la “cultura aziendale”? (51%); sono presenti più dati di quanti non ne abbia detti a riguardo delle sue qualifiche? (51%); il candidato è una persona equilibrata? (35%). La quinta è la più preoccupante, ma anche la meno frequente: solo il 12% ha ammesso di cercare direttamente delle “ragioni per non assumere il candidato”."

Usate Facebook con la testa e comportatevi come se foste realmente seduti in un luogo di ritrovo reale. Ne va della vostra reputazione. Nella vita, quella di tutti i giorni.

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mercoledì 27 novembre 2013

AMT di Genova e trasporto pubblico in Italia: i problemi reali e una possibile soluzione

Qualche lettore mi ha chiesto un parere sulla questione AMT di Genova e relativo sciopero dei lavoratori di settimana scorsa alla quale han preso parte sindacati oltre a Beppe Grillo (che ricordo, è di Genova).

Molto onestamente, della situazione specifica a Genova non ne so molto, ma da quanto riportato dal Sole24Ore, mi pare uguale alla media italiana.Se andiamo a vedere i dati, abbiamo che:

I 2.400 dipendenti di Amt sono costati, nel 2012, 109 milioni di euro e 116 milioni di euro l'anno prima. Da solo il costo per stipendi e salari vale quasi 2 volte i ricavi dalla vendita dei biglietti che portano in cassa circa 60 milioni di euro l'anno. Il resto del bilancio è fatto dai sussidi pubblici. Il solo contributo per il servizio reso è di 72 milioni; altri 40 milioni sono coperture per il contratto e contributi tariffari. Su un fatturato che sfiora i 190 milioni di euro la vendita di biglietti (i ricavi da mercato) vale poco meno del 30%, tutto il resto è fatto da sussidi

Ciò rispecchia la situazione generale del trasporto pubblico italiano (nota da tempo), ultra sussidiato e con i conti perennemente in rosso (compresa l'AMT di Genova, 35 milioni di perdite dal 2005 al 2012...ed è una di quelle messe meglio, fate voi). Alla fine, a pagare è sempre il comune, quindi i cittadini con le proprie tasse.
Come segnalato da Linkiesta infatti, il grafico che mette a confronto l'Italia con altri paesi UE e la media UE stessa è impietoso:


Dal primo grafico potrebbe sembrare che i costi non siano un grosso problema, in quanto bene o male in linea con gli altri Paesi europei simili a noi (solo la Gran Bretagna fa decisamente meglio di tutti). Dal punto di vista della performance però, l'Italia è decisamente la peggiore: senza grossi sussidi, nettamente più elevati dei ricavi, il sistema trasporto pubblico non potrebbe rimanere vivo. Solo la Francia ha più sussidi che entrate, ma in misura minore della nostra.
Il nostro grosso problema (e da qui deriva anche il problema costi) è la scarsa produttività: load factor basso (solo la Germania fa peggio) così come i km per addetto delle vetture (nessuno peggio di noi).

Vi sono quindi numerosi problemi da risolvere: cercare di diminuire i costi, aumentare produttività, efficienza e nel medio-lungo periodo anche l'offerta.

Dal punto di vista del management, svolgere dei concorsi aperti, pubblici e trasparenti dal quale selezionare in modo meritocratico (e non in base a parentele/amicizie/simpatie) i candidati che potranno così attuare le azioni necessarie (con la collaborazione dello Stato, perchè in questo campo il pubblico è agente "attivo").
Fatto ciò, i dirigenti dovranno impegnarsi nel cercare di mantenere un livello di ricavi tali che i sussidi pubblici non vadano a superare una certa soglia in % dei ricavi stessi (ad esesmpio, partendo dall'80% e cercare man mano di diminuire fino a minimizzarli).

La privatizzazione potrebbe essere una soluzione, se fatta bene e in maniera da favorire la concorrenza. Ricordo però che non sempre i privati sono garanzia di qualità, chiedere delle ferrovie inglesi per ulteriori chiarimenti...

@RebelEkonomist
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martedì 19 novembre 2013

Proposta: Prelievo forzoso sugli stipendi dei politici per aiutare le zone colpite da catastrofi

Un'altra catastrofe ha colpito l'Italia. L'ennesima, che non ha quasi fatto notizia all'inizio se non sui social network (twitter in particolare). Il Servizio Pubblico, la RAI, ci ha messo molto prima di dare notizie, quando altri erano già lì, il che pone molti quesiti (ad esempio sull'utilità del canone). Ma non voglio far polemiche ora su questo, piuttosto lanciare una proposta.

A molti potrà sembrare populismo, ma così non è. Per niente. E' una proposta che reputo ponderata e giustificata.

Il sottoscritto propone:


- Un prelievo forzoso fino al 60% dello stipendio di un anno dei politici del consiglio regionale, provinciale e comunale delle zone colpite a patto che non dimostrino di aver denunciato i pericoli (ove presenti) e provato a risolvere il problema
- Un prelievo forzoso fino al 50% dei Parlamentari provenienti dalle zone colpite a patto che non dimostrino di aver denunciato i pericoli (ove presenti) ai colleghi parlamentari/ministri addetti alla tutela dell'ambiente e del territorio
- Un prelievo forzoso fino al 30% i quei parlamentari e ministri che non si sono mossi in favore di una soluzione ai problemi del territorio (ove presenti) che avrebbe evitato o contenuto la tragedia verificatasi. Si alza fino al 50% se il problema, sottoposto da terzi, è stato evitato senza una valida motivazione

I proventi dei prelievi verranno delovuti interamente alla zona colpita.

Si ispira un po' a ciò che il codice civile dice sulla responsabilità degli amministratori. Essendo i politici paragonabili ad "amministratori di una società", mi sembrava un buon compromesso.

E' un po' troppo provocatorio?
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venerdì 27 settembre 2013

#boicottabarilla? No grazie

Prendi un imprenditore italiano (o meglio, il figlio di un imprenditore italiano), un'intervista su un tema molto scottante e quella strana cosa chiamata "marketing" e di sicuro avrai un caso in cui due tifoserie si scanneranno a colpi di commenti, messaggi, post e tweets.

Guido Barilla questo lo sa bene, perchè proprio stupido non è, e ha sfruttato l'occasione. Oggi tutti parlano della pasta Barilla, chi bene, chi male...chi in modo distaccato, ridendoci su ironizzando sulla cosa (come il sottoscritto)


Considerando il caos mediatico creato, non posso però tirarmi indietro dal fare una mia personale analisi sull'accaduto.

Prima di tutto ribadisco che trovo le dichiarazioni un puro e semplice atto volto a far parlare di sè. Una sorta di guerriglia marketing molto aggressivo, volto a far parlare di sè ed a creare una sorta di scontro mediatico creando tutta una sorta di brand lovers (sia di Barilla che della famiglia tradizionale) che protesta e attacca gli haters (quelli appunto de "#boicottabarilla"). Sarà curioso vedere l'effetto di tutto questo caos sulle vendite. E' difficile prevedere il risultato. Di sicuro è una mossa rischiosa, vedremo.

C'è poi un'altra questione sempre legata al marketing, ovvero il target di vendita di un prodotto. Barilla, per tradizione, punta alla famiglia chiamiamola "tradizionale" e lo ha sempre mostrato nelle sue pubblicità. E' una scelta che guardando ai risultati direi molto azzeccata. "Dove c'è Barilla c'è casa", e per casa si intende famiglia con padre, madre e figli. Gli spot sono rivolti a questo target e non, ad esempio, al 30enne single che vive da solo. Non c'è nulla di strano o sbagliato in questa scelta.

Veniamo poi all'ultima questione: la libertà di espressione. Guido Barilla potrebbe aver anche o solamente espresso una sua opinione sul concetto di famiglia: per lui la famiglia è formata da un padre e una madre con figli.. 
D'altronde è stato chiaro: "la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale". E' la sua idea, condivisibile o meno.
E' libertà d'espressione, ed è sacra fintanto non sia offensiva. L'imprenditore non ha insultato le coppie gay o ha mandato in onda uno spot in cui in qualche modo mancava di rispetto a loro. Trovo tutta la polemica estremamente sciocca ed inutile in un Paese che sta diventando "bigotto" sia in chi tutela la tradizione sia paradossalmente in chi quella tradizione la combatte quasi fosse una religione farlo (rischiando di essere più liberticida dei primi).

Ed è per questo che non boicotterò la pasta Barilla. Se vorrò o no comprarla, sarà per il rapporto qualità/prezzo dei suoi prodotti perchè ques0ta polemica proprio non mi tocca.

Ha ragione Selvaggia Lucarelli nel dire  
"Mi preoccuperei se Guido Barilla non assumesse lavoratori gay nella sua azienda, mentre immagino che ce ne siano molti e immagino pure che l’idea del boicottaggio non li entusiasmi per niente. Io continuerò a comprare la pasta Barilla, se capita, e vi dirò di più: continuerò a guardare i loro spot con famiglie in cui non mi riconosco perchè non vedo gay ma non vedo manco donne single che cenano con i figli. Ma chissenefrega."
così come ha ragione un ragazzo straniero che ha commentato il messaggio scritto su Facebook da Guido Barilla sulla fanpage dell'azienda:
"As a homosexual, I'm not offended. It's Guido's privilege to feel this way. just as it's my privilege to not purchase his pastas and sauces." (Da omosessuale, non sono offeso. E' un privilegio di Guido sentirsi in questo modo, così come è un mio privilegio non comprare la sua pasta e i suoi sughi")

 Mai commento più intelligente fu scritto su questo tema. Il resto è polemica inutile, sciocca. Il resto è noia...
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sabato 21 settembre 2013

E' più liberticida la "Legge Omofobia" o la "Lettera al PD" degli attivisti?

Quando si parla di temi sociali quali donne, religioni, immigrazione, omosessuali è sempre molto difficile discutere senza cadere nell'estremismo sia a favore, sia contro una determinata posizione o ancor peggio legge/diritto.
A tenere banco negli ultimi giorni è la "Legge Omofobia" alla quale la Camera ha dato il via libera. Oltre ai capricci del PDL sull'emendamento (a firma Walter Verini del PD), che estende ai reati fondati sull'omofobia o transfobia le aggravanti previste dalla legge Mancino (pena aumentata fino alla metà), c'è stata la protesta di undici attivisti del centrosinistra (con Paola Concia in testa) a causa di un subemendamento di Scelta Civica. Gli 11 hanno scritto una lettera pubblicata anche dall'Huff Post nella quale spiegano i motivi della loro indignazione:


Sono ore difficili per chi ha fatto delle battaglie sui diritti e le libertà il principale terreno di lotta politica nel PD. L’approvazione da parte della Camera dei Deputati della legge contro l’omofobia e la transfobia, dopo anni di tentativi falliti, avrebbe meritato che si stappassero bottiglie di champagne della miglior riserva.
E invece tutto suona molto triste, perché pur a fronte di una dura battaglia per mantenere nel testo della legge le aggravanti, il PD ha voluto votare, in nome di un accordo politico con Scelta Civica, un subemendamento che recita "Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni". E il subemendamento è passato per una trentina di voti appena, solo grazie al sostegno dichiarato della Lega Nord.
In sostanza assieme alla cura contro la malattia, abbiamo somministrato al paziente anche una buona dose di germi, legittimando quelle organizzazioni estremiste e clericali (da Forza Nuova a Militia Christi) a portare avanti le loro campagne di opinione contro tutte le diversità. Ebbene sì, perché la novità è che con questa aggiunta si è andati ad intaccare l’intero impianto della Legge Mancino, andando a coinvolgere non solo la minoranza lgbt di questo paese, ma tutte le altre minoranze “razziali, etniche, religiose e nazionali”. Quelle minoranze che, in queste settimane, sono state troppo colpevolmente silenti, forse perché pensavano che quella in discussione fosse una legge che riguardava solo i gay.
E chissà che ora questo abbassamento dell’asticella delle tutele per tutti non sia d’aiuto nella costruzione di quel fronte ampio nella battaglia sui diritti che finora è mancato in questo paese. Esattamente come è mancato il dibattito pubblico su questi temi, il confronto tra i parlamentari e le associazioni, gli interventi degli autorevoli commentatori. Si è preferito attestarsi sugli aspetti superficiali della legge senza approfondirne i contenuti e i risvolti, che alla luce di queste modifiche ora appaiono chiaramente in tutta la loro luce sinistra e minacciosa.
Si è arrivati fin qui perché da quando il PD è nato abbiamo evitato di affrontare questa discussione. Se ancora ieri la discussione interna al gruppo parlamentare verteva sull’inserimento o meno delle aggravanti nel testo della legge è perché ancora permangono all’interno del partito visioni troppo divergenti su cosa siano le discriminazioni e come debbano essere contrastate. Visioni diverse sull’idea stessa di uguaglianza, che dovrebbe stare alla base di un partito democratico moderno. Quanta distanza dal discorso di reinsediamento del presidente Obama, quanta distanza da ciò che in tutta Europa è ormai prassi costante sia delle sinistre democratiche che delle forze di centrodestra moderate!
Come reagire? Si parta da quella discussione che non è stata fatta e che sta alla base, peraltro, del fatto che decine di parlamentari democratici non hanno sostenuto, nel voto segreto, l’approvazione di una norma così liberticida. Ebbene, che vengano allo scoperto quei parlamentari che hanno votato contro, ci mettano la faccia, ci aiutino ad aprire finalmente questa discussione nel partito e nel paese. E vengano allo scoperto pure coloro che quell’emendamento lo hanno sostenuto, magari facendosi violenza e nella convinzione che fosse un male necessario per veder votata finalmente una legge che istituisce il reato di omofobia e transfobia con le aggravanti. Motivino le loro ragioni, accettino il confronto. E vengano allo scoperto pure coloro che hanno sostenuto, in un duro confronto interno al gruppo, che la legge la si sarebbe potuta votare anche senza le aggravanti. Spieghino ad alta voce e guardandoci negli occhi perché a loro dire ci sono cittadini più uguali degli altri e minoranze più diverse delle altre.
Se ne discuta nel congresso, utilizzando questa sede non solo per contare il consenso delle varie correnti e sub-correnti, ma per riportare la politica e la vita delle persone al centro delle nostre discussioni. Un partito “ibrido” che affronta i temi della libertà e dei diritti imbastendo compromessi al ribasso a chi serve? Se tutta questa discussione finisse soltanto in un silenzio imbarazzato, non si farebbe altro che ridare fiato a quella sinfonia degli addii che già troppe persone ha allontanato in questi anni dal nostro partito, e sarebbe la fine peggiore.
Fabio Astrobello, Andrea Benedino, Paola Concia, Veniero Adriano Fusco, Enrico Fusco, Rosaria Iardino, Fabio Iovine, Aurelio Mancuso, Vanni Piccolo, Daniele Viotti, Patrizia Viviani .
Letta così, pare che gli attivisti siano contrari a tutto il subemendamento di SC. Se così fosse, sarei contrario al loro pensiero.
A mio avviso, il testo dovrebbe essere diviso in due parti

"Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza,"

Su questa parte sono totalmente d'accordo. Chiunque può esprimere le proprie idee se queste non istighino all'odio o alla violenza. Se il Mario Rossi è contrario al matrimonio gay, deve essere libero di pensarlo ed esprimerlo in maniera civile, così come deve essere libero di esprimere il proprio disappunto sull'adozione del termine genitore 1/genitore 2 in sostituzione a padre/madre, così come le associazioni gay sono libere di invece esprimere il proprio parere favorevole alle due cose, sempre in maniera vicile.
Non ho preso per caso quei due esempi lì, visto che il sottoscritto è favorevolissimo al matrimonio gay ma assolutamente contrario a sostituire padre/madre con genitore 1 e 2.
Io devo essere completamente libero di esprimere le mie idee ed opinioni, siano esse favorevoli ad un diritto reclamato dall'arcigay, siano esse contrarie.

"né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni"
Su questa parte invece c'è da discutere. Messa così, sembra sia un'eccezione rispetto alla prima. Se così fosse, sarebbe scandalosa ed assolutamente da eliminare (e direi anche buttar fuori dal Parlamento l'autore della cosa).
Nel caso invece dovesse rispettare ciò detto nella nostra prima parte ("purché non istighino all'odio o alla violenza"), le cose si complicano.
Se è indubbio che vi siano alcune associazioni ostili verso omosessuali, altre religioni, immigrati etc etc anche violente, bisogna tenere conto che non sempre è così. Ad esempio, se si formasse un'associazione contro il matrimonio gay o contro l'adozione genitore1/2 che professi civilmente la propria idea, nessuno potrebbe e dovrebbe vietarlo, così come non si dovrebbero vietare le associazioni a favore di quelle due cose, sempre date le premesse.

Vietarne solo alcune perchè contrarie alla propria idea, sia essa giusta o meno, è liberticida. Se gli 11 attivisti vogliono fare ciò, contestando anche la prima parte (cosa che sembra dalla lettera, ma Repubblica sembra smentire parlando solo di questa seconda parte), mi spiace ma loro sono i primi liberticidi. Se poi questo ultimo punto rappresenta un'eccezione, allora sono dalla parte della Concia e trovo scandalosa la cosa.

Ho cercato di analizzare tutte le varie alternative vista la dubbia interpretazione da dare sia al subemendamento, sia alla lettera. Sarebbe bene che la seconda parte venisse spiegata meglio dal legislatore e che gli attivisti chiariscano ciò che contestano.

In base a spiegazioni e chiarimenti da entrambe le parti, confermo le mie posizioni.

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giovedì 5 settembre 2013

Sostituire "padre" e "madre" con genitore 1 e 2 è una boiata

Il tema di oggi sono le dichiarazioni del ministro Kyenge. la quale si è detta favorevole a sostituire "padre" e "madre" con genitore 1 e 2, il che ha portato ad una discussione anche sulla fanpage.

Cosa penso di questa cosa? Oltre all'inutilità del discussione, soprattutto in un momento come questo, a mio modo di vedere è una boiata, per non dire caxxata. 

Premettendo che ad oggi non sono contrario alle adozioni di coppie omosessuali (per vari motivi), due mamme non potranno mai sostituire la presenza di un padre, così come due padri non potranno mai sostituire una madre. Con ciò, non voglio dire che non possano voler bene al bambino/a alla stessa maniera, sia ben chiaro!
Sostituire il termine padre e madre con un numero, oltre a creare tensioni (immagino già femministe lamentarsi nel caso in cui la madre sia "genitore 2" ad esempio, in quanto 1 e 2 sono numeri e creano solamente discriminazionemettendo, volontariamente o no, uno dietro l'altro), denaturalizza il significato di essere padre e madre. Hai due genitori maschi? hai due padri. Hai due genitori femmine? hai due madri. Si può discutere sul se sia accettabile o giusto per un bambino. Ma il fatto è che un numero non può rappresentare ciò che è essere padre o madre per qualcuno. 

Molto banalmente, con padre si intende il genitore di sesso maschile; con madre il genitore di sesso femminile. Dov'è il problema nell'utilizzare questi termini anche nel caso di due genitori di sesso uguale?

Se proprio vogliamo cambiare le cose, a mio avviso, sarebbe molto meglio una duplice scelta: padre/madre (nome) padre/madre (nome).

Ci  sarebbe poi tutto un discorso giuridico (però, non essendo un giurista, non posso fare) sul riconoscimento di paternità e maternità di un bambino/a. Chi firma sono il padre e la madre riconosciuti come tali, non genitore 1 e 2! Se un bambino ha due madri, esse saranno riconosciute come madre e madre.

Reputo tutto ciò una polemica inutile, attuata da una minoranza naziradicale con un cervello grosso come una nocciolina che vuole imporre una regola idiota e no sense alla maggioranza. 

I diritti per cui gli omosessuali sono altri e ben più importanti. Queste, ripeto, sono boiate.

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sabato 17 agosto 2013

Trasporto aereo: Ryanair "maltratta" i propri passeggeri?

E' diventata la compagnia aerea più famosa e controversa al mondo, con la politica del "Lowest cost always wins" (i costi più bassi vincono sempre) che ha portato a servizi minimi, clausole ma anche biglietti a prezzi altrettanto bassi. Stiamo parlando della nota Ryanair, ovvero il "low cost" d'eccellenza, sempre nel mirino di critiche appunto per le sue politiche estreme di risparmio di denaro e servizi.

Per alcuni le dichiarazioni di Michael O’Leary (ad di Ryanair) di voler istituire i posti in piedi a bordo dei suoi aerei e di rendere le toilette accessibili solo a pagamento sono un esempio di quella cosa aberrante chiamata "Capitalismo", un insulto ai passeggeri già fin troppo "maltrattati".

“Ryanair trasporterà oltre 80 milioni di passeggeri quest’anno fornendo le più basse tariffe e il miglior servizio clienti, comprendente il maggior numero di voli in orario, il minor numero di bagagli smarriti e di cancellazioni, oltre alle tariffe basse e all’assenza di sovrattasse carburante.
Ryanair continuerà ad offrire le più basse tariffe sul network di voli più ampio in Europa, con l’impegno di continuare a fornire il miglior servizio clienti, che ha portato il 93% dei passeggeri a confermare che volerà ancora con Ryanair.” (Stephen McNamara di Ryanair)

Questi i dati comunicati sul sito della compagnia low cost a cui si aggiungono un

IL 62% HA VOLATO 4 (O PIU’) VOLTE LO SCORSO ANNO
IL 95% PENSA CHE RYANAIR FORNISCE UN ECCELLENTE
RAPPORTO QUALITA’ PREZZO
Sinceramente guardando al numero di passeggeri che ogni anno utilizza e riutilizza il servizio di O'Leary, non mi pare che vengano così tanto "trattati male" come leggo in qualche sito/forum/social network.Certo, potrebbero essere tutti masochisti idioti....o forse no. Magari esiste una spiegazione economica sensata, no?

Viene chiamata "discriminazione di prezzo" ed è la stessa politica applicata ad esempio da Trenitalia (tempo fa feci un'analisi simile del Frecciarossa) e dalle altre compagnie aeree.

Ryanair sceglie di fornire un servizio di bassa qualità, a livelli estremi fino ad arrivare ai posti in piedi, toilette a pagamento come ogni sorta di extra, per accaparrarsi un particolare target di consumatori insoddisfatti dei servizi a loro forniti fino ad ora o non impossibilitati ad accedervi per svariati motivi (prettamente economici in questo caso).

I consumatori con bassa disponibilità a pagare hanno la possibilità di usufruire di un servizio che prima non avrebbero preso (ed è meglio usufruire di un servizio anche non al top che non averlo proprio) o che avrebbero utilizzato molto meno rispetto ad oggi, quindi stanno meglio.
Chi ha maggiore disponibilità a pagare, preferirà un servizio di qualità maggiore pagandolo un po' di più.

Perchè privare milioni di persone, giovani soprattutto, della possibilità di viaggiare (e spesso) in tante città, rendendolo di nuovo un privilegio per pochi d'elitè solo perchè il servizio non è da prima classe?
Non è forse volendo ciò una forma di maltrattamento?

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giovedì 15 agosto 2013

"Vivere" con 5 euro al giorno? Un'analisi economica

La moda del momento, vista anche la crisi in atto, è quella degli articoli/libri scritti da autori comuni come mamme (disoccupate il più delle volte) e casalinghe che raccontano come riescano a "vivere" con una manciata di euro al giorno. Vi sono diverse versioni ma la più famosa (vista anche in tv, al Tg2 se non ricordo male) è quella di una mamma disoccupata che insegna a vivere con soli 5 euro al giorno, raccontando la sua storia e i suoi segreti/trucchetti.

A parte la mia perplessità sui 5 euro giornalieri, visto che i libri sul tema vengono venduti e li devi pagare (e qualcuno i soldi li guadagna....) ammettiamo che davvero sia così.

Come gli auturi spiegano, si tratta di una "decrescita felice" fatta da queste famiglie tornando indietro al tempo dei nostri nonni per molti aspetti (non tutti visto che, ad esempio, usano pc ed internet). Farsi lozioni a casa, preparare ex novo il cibo acquistando/coltivando le materie prime, unito poi ad un "risparmiare su tutto il resto" ed è possibile vivere con molto poco.

Ma è "vivere"?

Coltivare la terra è faticoso e richiede tempo così come cucinare, preparare lozioni, cucire etc etc quindi ci troviamo di fronte ad un lavoro vero e proprio di svariate ore al giorno NON retribuito. Se una persona è disoccupata va benissimo, ma se siete mamme che lavorano 8 ore al giorno è già tanto se riuscite ad avere tempo per farvi il sugo in casa...figuriamoci il resto!

Altra cosa: con 5 euro al giorno arrivate a coprirvi quegli acquisti lì, magari l'elettricità, l'acqua e ben poco altro. Già il riscaldamento in inverno non so se riuscirete a pagarlo.
Scordatevi però le uscite con amici, le vacanze, gli acquisti extra (il bel vestito che vi piace tanto, le scarpe o la borsetta) e faticherete molto a coprire le inevitabili spese mediche (dentista su tutti, ma è solo uno).

Se poi avete figli, dovrete convincere loro a vivere come voi perchè se iniziano a volere vestiti nuovi, giochi vari, praticare qualche sport o uscire ogni tanto con gli amici, cari miei...scordatevi 5 euro giornalieri!

Ciò che voglio dire è che se è effettivamente possibile vivere con molto poco, bisogna analizzare bene che tipo di vita sia. E' giustissimo risparmiare (e ve lo dice uno molto tirchio che cerca tutti i modi e trucchi per risparmiare ove è possibile) e cercare alternative più economiche, ma non è detto sia così bello.

Scegliere questo tipo di vita vuol dire far moltissimi sacrifici e fatica: si lavora a casa senza guadagnare soldi. E vi dico già che nessuno di voi riuscirà a scrivere libri, venderli ed avere un discreto successo.

Ne vale la pena? A livelli così estremi secondo me no. Lo sviluppo economico ha permesso alle persone di lavorare, star meglio ed avere più tempo libero (basta parlare con i nonni per rendersene conto) proprio perchè tutte quelle cose sono prodotte in maniera più massiccia, veloce ed efficiente. Il cittadino medio con il tempo risparmiato lavora, compra quelle cose ed in più ha soldi per qualche extra e tempo libero per godersele.

Ci sono modi e modi per risparmiare. Questo mi pare un arrivare a sopravvivere e per la maggior parte della popolazione, per fortuna, sarebbe a mio parere folle. E' una questione di costo-opportunità: vale davvero la pena risparmiare X rinunciando ad un numero Y di ore di lavoro retribuite Z? E guardate che Z nel 99% dei casi è maggiore di X.

Poi se lei e chi come lei è felice, fa bene...Non si arrivi però ad imporre questo stile di vita a tutti.

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martedì 6 agosto 2013

Caro Bondi, la guerra civile non deve partire per colpa di Silvio. Ma dello Stato

Io son qui, come tanti altri, che pago le tasse a un governo che non rappresenta nessuno, sornione e immobilista.

Pago le tasse a uno Stato i cui dirigenti:
- difendono un evasore a spada tratta e pure minacciano la guerra civile;
- oppure si smazzano l'anima per mandarlo in una galera in cui non finirà mai, un lavoro politico, giudiziario e mediatico dalle proporzioni bibliche;
- pensano a riscrivere una legge elettorale, invece di dare motivi alla gente per letteralmente -andare- a votare;
- si preoccupano di omofobia, razzismo e altre questioni "morali" quando la famiglia si sgretola e l'immigrazione nel nostro paese è un dramma mal controllato, mal gestito, mal pianificato e mal concepito e veicolato da mafie e incompetenza;
- si preoccupano di questioni interne, successioni, leadership di partito, per ricostituire nomi e individui che sono in giro da vent'anni;
- preparano dei bei decreti per combattere l'evasione con sistemi "innovativi" come il redditometro, ossia la "presunzione di criminalità", una cosa assolutamente immorale, non etica e lesiva di qualsiasi tipo di libertà civile e personale;
- invece di darci un motivo per pagare le tasse, o semplicemente tagliarle, o cercare criteri più giusti e moderni;
- si preoccupano della Kyenge che francamente non me ne potrebbe fregare di meno né di lei né di un dicastero senza portafoglio che trovo alla stregua del Ministero della Semplificazione di calderoliana memoria;
- si fanno declassare da S&P e manco sembra che se ne accorgano;
- non toccano un sistema giudiziario antiquato e maledettamente lento;
- e tantomeno toccano la burocrazia, figurarsi procedere con snellimento della PA, dei pagamenti, dei fondi, e dei rapporti con le banche;
- se ne fregano del lavoro, delle pensioni, dei giovani, dell'istruzione, della sanità, delle opere pubbliche, dell'efficienza, della credibilità internazionale, del ruolo in Europa ecc... ecc...

Ecco. Io, e tanti altri, paghiamo le tasse a questa gente. Gente che si scambia scimmieschi epiteti, ma che sono certo che, se sostituita da oranghi veri e propri, il paese ne avrebbe soltanto da guadagnare.

Caro Sandro Bondi, la guerra civile non deve partire per colpa di Silvio.

Ci sono ben altri motivi.


KL

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venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi è stato un danno per la destra italiana (e i liberali)

Visto che tutti dicono il loro punto di vista, ecco anche il mio.
Ritengo che, alla fine, Berlusconi sia stato un danno per la destra italiana. Un danno perché, anche alla luce del suo ultimo appello video, si nota proprio come abbia creato intorno alla destra un personalismo, un culto dell'individuo che pare essere ormai la norma, in Italia, per la politica. Grillo, Bersani, Vendola: creiamo "personas" e le ergiamo ad effige del partito e del pensiero.

Un "brutto vizio" che ci portiamo dietro dal Ventennio, e che il Cavaliere è riuscito a sostenere per un altro ventennio. La destra non deve essere personalista, per nessun motivo. Il personalismo è di sinistra, è socialista, perché identifica sempre un guru o un suo portavoce ideologico o politologico, un deux ex machina. Come avvenne durante il periodo delle destre socialiste degli anni '30. La sinistra italiana è incapace di trovare il suo deus ex machina efficace. Ne crea di piccoli, frammentati: Renzi, Bersani Vendola, Kyenge, e per questo fallisce.

Al contrario, la destra per anni si è comportata "male", cercando il suo guru a sua volta e perdendo voti, consenso di opinione pubblica e visibilità finendo schiacciata persino dal Movimento 5 Stelle, che pure vive di personalismi. D'altronde da Napolitano, c'è andato Grillo, su sua iniziativa personale.
La sinistra italiana, oltre al personalismo, coltiva, come fanno tutte le sinistre del mondo, anche l'ideologia, andandosi a espandere in modo capillare nella vita di tutti i giorni attraverso il concetto del "politically correct", una pratica nata in USA che dilania il free speech e il free thought (e pure è ironico che da oltreoceano giunga!), creando barriere di mobbing che è arduo scalfire, alimentando pregiudizi basati su fantasmi a cui nessuno più crede. Provate su un social network a dire qualcosa pro-Berlusconi, oggi, salvo in minuti spazi e gruppi assolutamente e incondizionatamente chiusi. Provate, e ditemi che accade. Il "politically correct" è una piaga che dilania il pensiero. Berlusconi e i suoi hanno cercato di istituire un "politically correct" di destra, un'ideologia permanente, il cosiddetto "berlusconismo", che speravano potesse diffondersi a macchia d'olio come il sinistra-pensiero.
Un altro tipo di virus, non meno deleterio del politically correct. Non è andata, alla fine, come speravano i berlusconiani Almeno, non completamente, e le ultime elezioni lo hanno provato disperdendo di fatto i voti. Ed è così che la "caduta" di Berlusconi per mano di una Magistratura che su molte, molte vicende (non necessariamente legate a questi casi) non condivido, può essere una cosa sicuramente positiva, sia per una destra che non ho approvato in questi anni, sia per una sinistra che comunque a prescindere non approvo. 
Silvio Berluconi a mio avviso sì, è un cancro, ma soprattutto un prodotto dell'Italia stessa. Non sarebbe esistito senza il terreno adatto, che abbiamo creato noi. I veri indifendibili siamo noi, che però siamo incapaci di criticarci perché abbiamo erto "il Silvio" a ente super partes, giustificazione e giustificante dei nostri mali e contemporaneamente messia salvifico.

La destra può rinascere: può ritrovare al di là dei personalismi la sua natura. Le destre, quelle vere, sono movimenti che non si sentono in televisione, negli spettacoli, nella musica. Non hanno "il vocione". I "circenses" sono di sinistra. La destra è il "Joe The Plumber" che zitto zitto vive e lavora, magari anche con un impiego meno remunerativo (non è vero che tutta la destra è imprenditrice di successo), tira su una famiglia, cerca di dargli dei valori, di portarli avanti, giorno dopo giorno, generazione dopo generazione, con operosità, onestà ma sempre un forte senso critico.
La vera destra sotto sotto è calvinista, entro certi limiti. La mia speranza è che dalle ceneri del personalismo non nasca un nuovo culto, ma una destra che si veda rinnovata e ritrovi le proprie radici. Che comprenda il suo ruolo di voce di una serie, relativamente ampia, di idee che si ricollegano a valori, principi di libertà e operosità. Un movimento che dia nuovamente fiato e forza di crescita a quella "middle/lower-class" che da sempre è la colonna portante della destra, quella dei vari Joe The Plumber che credono nel paese ma sono sempre pronti a mettere in discussione, con animo libero e sereno, ogni più o meno falsa bandiera. Non sarà facile, tuttavia.

Anzi, personalmente, al di là delle speranze, temo che la nostra destra non abbia ancora raggiunto quella maturità di cui necessita. Si è visto qualche breve sprazzo di novità con Monti, pur con alcune idee ancora mutuate dalle sinistre o dal "centro" pseudo-democristiano all'italiana.
La crisi delle destre si vede ovunque. La sconfitta di Mitt Romney in USA, l'incapacità, in Europa, di uscire dagli schemi e sfuggire dalle derive stile Alba Dorata in Grecia, la messa in discussione costante e malata da parte dell'opinione pubblica e del politically correct dei valori più basilari e l'incapacità della teoria di destra di rinnovarli superando i bigottismi e l'ottusità. Insomma, una profonda e marcata incapacità di innovarsi. A Berlusconi bisogna dare adito che ha cercato, a suo modo, di innovare la destra. Ma ha evidentemente fallito, usando tecniche e modalità tutt'altro che appartenenti a un movimento politico e ideologico ben lontano da questi "modi". Il 10% dato a Scelta Civica ne è la dimostrazione. Ora sta al popolo della destra uscire da questa "morsa mentale" e sviluppare un rinnovato spirito di confronto e di crescita, per il bene del paese e della classe che il movimento rappresenta. Sfida non facile e anche e soprattutto culturale, che credo vada raccolta a partire dalle idee portate avanti dai molti Ron Paul e Joe The Plumber di tutti i giorni, e perché no, guardando un po' più South Park e meno Family Guy.
KL

Mi permetto di aggiungere che Silvio Berlusconi ha rovinato il termine "liberale" che viene visto da molti oramai al pari di "fascista".
L'ho detto molte volte e lo ripeti: di liberale il signor Silvio Berlusconi non ha niente. Riprendo le parole del mio ex professore di Storia al liceo (purtroppo non di filosofia):

"Secondo me, essere liberali vuol dire essere persone che pensano come Gobetti o Berlin o Popper (pur con tutte le differenze tra l'uno e l'altro)".

E questi con Berlusconi non hanno nulla a che spartire.

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sabato 20 luglio 2013

20 luglio 1969, l'uomo sulla Luna. La diretta Rai e commento di Armstrong

Una data storica: 20 luglio 1969, l'Apollo 11 atterra sul suolo lunare. L'uomo è per la prima volta su un suolo che non sia terrestre. Storica la frase di Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna, "One small step for a man, a giant leap for mankind" (Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità).






Qui sotto invece il video con il commento originale di Neil Armstrong 


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giovedì 18 luglio 2013

Sul perchè l'IMU non sia da eliminare (again)..

Ne ho già parlato, ma questo è solo un esempio del perchè ritengo l'IMU una tassa giusta (o, se volete, meno sbagliata) di altre.

"Ecoscooter a Milano: Acquistati per 400mila euro dalla giunta Albertini nel 2003 e inutilizzati, sono stati ceduti per 30mila euro, 280 a ciclomotore."




Gli affari (ambientalisti) del settore pubblico....

E l'articolo continua aggiungendo altre chicche:

"È delle scorse settimane la protesta dei sindacati dei ghisa per una fornitura di nuovi computer non forniti di tutti i software in grado di farli funzionare appieno. Nel marzo 2012 l’assessorato alla Sicurezza, guidato da Marco Granelli, acquistò nuovissimi scooter a tre ruote Piaggio Mp3 senza però preoccuparsi di fornire ai vigili caschi e attrezzatura da motociclisti. Nel 2011, invece, fu sollevato il caso dell’acquisto da parte dell’assessorato alla Sicurezza di una partita di nuove pistole Beretta prive di fondina e quindi inutilizzabili."

Ecco per queste cose voglio l'IMU e voglio sia lasciato ai comuni (diminuendo altre tasse centrali, sia chiaro). Perchè così i cittadini sarebbero molto più interessati a controllare le spese dei comuni, a chiedersi il perchè l'IMU nella città X costa 100 mentre in un'altra solo 90. Sarebbe il primo fondamentale passo verso la responsabilizzazione delle amministrazioni comunali e dei cittadini stessi nei loro confronti.

Controllare come vengano utilizzate le tasse che paghiamo in regione o a Roma è difficile, mentre quelle comunali hanno un riscontro diretto sul territorio in cui viviamo. Ci accorgiamo subito se ad una maggior spesa corrisponda un miglioramento del servizio oppure no! Nel secondo caso, possiamo andare in comune (specialmente in quelli medio-piccoli, ma anche in città se ci si organizza bene) a chiedere spiegazioni ai diretti interessati.

Essendo una tassa particolarmente odiata, credo che l'interesse di voi cittadini a controllare, spulciare e/o semplicemente guardarsi intorno per vedere se i vostri soldi vengano utilizzati in modo efficiente o meno e nel caso protestare.

Certo, questo in teoria. Se poi non lo fate, non lamentatevi se pagate tanto...

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lunedì 15 luglio 2013

La scomoda verità sui tumori a Taranto che Bondi non ammetterà mai

Parole che hanno suscitato sdegno quelle del commissario straordinario Bondi sui tumori a Taranto. Secondo ciò che c'è scritto nella lettera da lui inviata a Nichi Vendola e Giorgio Assennato (direttore generale dell'Arpa), egli sostiene che (fonte):

"E' erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni". Allora di chi è la colpa? "Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell'accesso a cure mediche e programmi di screening".
Alla nota viene allegata una perizia che tenta di smentire gli studi compiuti dal Ministero della Salute e dalla stessa Arpa: "L'incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato - viene scritto nel documento citato dal quotidiano diretto da Padellaro - I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni '60 e '70, o precedenti. A tale proposito è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alto rispetto ad altre aree del Sud".
"L'enfasi sul possibile ruolo dell'impianto siderurgico sulla mortalità a Taranto sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche"

Sicuramente l'inquinamento atmosferico di altre aziende e automobili, il tabacco etc etc influiscono, nessuno nega ciò, però la difesa mi sembra alquanto ridicola.

Voglio però concentrarmi su un passaggio, sfuggito a molti:
"I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni '60 e '70, o precedenti".
Questa dichiarazione è molto interessante. l'Ilva infatti è stata privatizzata negli anni '90 (1995), prima era un impianto pubblico (costruito nel 1961). Se i tumori di oggi sono colpa delle emissioni dagli anni '60 e '70, la colpa non è quindi solo dei Riva, ma anche, guarda un po'....dello Stato!

Sono cose che già io dissi quando mi domandai "Ilva: quanti miliardi dovrebbero essere sequestrati allo Stato?", in cui, citando papers e studi, feci notare come a pagare non debba essere solo la famiglia Riva ma anche lo Stato italiano. Un breve estratto:

"Ad esempio, vi è un articolo del 2/11/2008 molto interessante apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno che denuncia: “L'area jonica fu definita nel 1986 «ad elevato rischio ambientale». Taranto aveva record di mortalità già negli anni Settanta, a conferma del fatto che il collegamento qualità della vita-qualità dell’ambiente è problema che non nasce certo oggi, e - purtroppo - a conferma anche del fatto che in troppi, per troppi anni, hanno fatto finta di non vedere o di non sapere che i veleni dell’aria stavano minando alla base un’intera popolazione. Esiste un ricco corredo di studi, tutti di fonte più che autorevole, a testimoniare questo dato inoppugnabile. Una serie di allarmi che probabilmente sono stati sottovalutati troppo a lungo. È appena il caso di citare i due studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla mortalità dell’area tarantina (uno del 1997, l’altro del 2001) che già evidenziavano un eccesso di mortalità, sia per tutte le cause sia per le patologie tumorali. E va anche ricordato che sin dal 1986 l’area studiata dall’Oms era stata definita ufficialmente "ad elevato rischio ambientale" con legge dello Stato, e successivamente (nel 1998) inclusa fra i 14 siti ad interesse nazionale ove necessitavano interventi di bonifica.

Altro rapporto interessante è "Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica", in cui, fra le altre cose, si riporta che il tasso di mortalità (seppur più alto della media) è in diminuizione anche a Taranto, mentre le morti causate da tumore sono ai livelli di metà anni '80 (quando, ripeto, l'Ilva era statale)."


Insomma, indirettamente Bondi dice che la colpa dei tumori a Taranto in questi anni è dovuta alle emissioni avuto dagli anni '60 e '70, quando l'Ilva era pubblica, statale. Non l oammetterà mai. Nessuno lo farà mai.

Facendo due più due però, fossi in un tarantino inizierei a farmi molte domande.

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lunedì 1 luglio 2013

Ultima pazzia di un Governo folle: prelievo su redditi sopra 90mila euro.

Il bello dell'Italia è che quando pensi di averle viste tutte o che peggio di così non possa andare, ecco che arriva un nuovo governo a stupirti, in negativo s'intende. Dopo patrimoniali e prelievi su conti correnti, ecco l'ultima folle idea del Governo. prelievo fiscale su redditi superiori i 90 mila euro.

Abbiamo passato le scorse elezioni ad ipotizzare fantomatiche patrimoniali miracolose, in grado di risolvere tutti i problemi di bilancio e strutturali del nostro Bel Paese. Una volta finite le elezioni, nessuno ha detto più nulla su quelle, ma ecco arrivare l'ipotesi di un prelievo forzato sui conti correnti in stile Amato (forse influenzati anche dalla vicenda Cipro), fortunatamente evitata anche questa.

L'ultima idea uscita proprio in questi giorni è quella di un prelievo fiscale su tutti coloro i quali dichiarano un reddito sopra i 90mila euro. Secondo le stime de "IlSole24Ore" le persone coinvolte sarebbero 555 mila (pari all'1.35% dei contribuenti) , non moltissime ma di sicuro una fetta significativa.

Non è ancora chiaro di quanto potrebbe essere il prelievo e quindi nemmeno di quale cifra stiamo parlando che entrerebbe nelle casse dello Stato, ma il ragionamento che si deve fare è a priori: è giusto un prelievo di questo tipo?

Ora molti di voi diranno cose del tipo "Certamente! Guadagnano tanto quindi è giusto che queste persone paghino di più rispetto a me" oppure nella versione più comunista "Guadagnano tanto? esproprio proletario!" (questa mi fa ridere...forse perchè me la immagino detta da Peppone). Ma è davvero così?

Ci è di utilità confrontare quante tasse pagano i ricchi italiani con reddito pari a 100mila dollari rispetto al resto del mondo. La società KPMG lo ha fatto nel suo rapporto "KPMG’s Individual Income Tax and Social Security Rate Survey 2012" prendendo i dati del 2012 e, surprise, l'Italia si è posizionata al quarto posto con il 45,2% di prelievo fiscale dietro solo a Belgio, Grecia e Croazia.




Anche prendendo i redditi pari a 300mila dollari, con il 51,8% si posiziona al quarto posto, dietro a Austria, Francia e Belgio.

foto da: CamelotDestraIdeale
I ricchi italoti direi che pagano fin troppe tasse, dati i servizi pessimi che ricevono dallo Stato italiano.

Veniamo ora ad un ragionamento più filosofico se volete. Prendete un giovane di 14 anni a metà anni '80: inizia le superiori, studia seriamente, prende ottimi voti e a 19 anni sceglie di andare all'università. Qui si impegna ancora di più nello studio (magari mentre lavoro per mantenersi) ed infatti uscirà con un punteggio mfra i più alti del suo corso. E' un tipo brillante e anche nel mondo del lavoro si fa strada facilmente (scegliete voi dove: come manager di un'azienda, imprenditore, ingegnere, medico etc etc), ottenendo posizioni importanti con stipendi che la maggior parte delle persone sognano. Ha sempre pagato le tasse (alte come abbiamo visto) e non ha mai infranto una legge (sì beh, un paio di multe per divieto di sosta...non voglio renderlo troppo perfetto). Ad un tratto arriva un politico che non ha mai fatto niente in vita sua, che siede in Parlamento da 20 anni pagato molto più dei suoi colleghi mondiali anche con le tasse del nostro amico, il quale decide che il nostro uomo di successo debba pagare una percentuale del suo reddito alto solo perchè si è impegnato e ha avuto successo in quanto lo Stato necessita di soldi.
Come vi sentireste voi? Accettereste di pagare una tassa extra sapendo che lo Stato spende 800 miliardi e più di spesa pubblica dandovi in cambio i servizi che tutti voi vedere e di cui usufruite ogni giorno?
Non sarebbe forse meglio che iniziasse a programmare un taglio serio, deciso e progressivo di quella spesa?
Perchè, infine, il prelievo fiscale non può farlo lo Stato su se stesso? In fondo, lui è uno degli spendaccioni più grandi d'Europa e del Mondo.


Sinceramente, fra questo e il decreto lavoro, mi pare che il Governo Letta voglia penalizzare coloro i quali hanno studiato, si sono impegnati e sono meritevole, mentre favorire chi ha poca voglia di impegnarsi e ignorare facendo finta di nulla i furbetti che le tasse non sanno nemmeno cosa siano.


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giovedì 27 giugno 2013

Un decreto lavoro che uccide la meritocrazia, contro giovani e imprese

Ieri il governo Letta ha varato il Decreto Lavoro 2013 tanto atteso da tutti, giovani in particolare viste le dichiarazioni che lo hanno preceduto.

Il costo del pacchetto è di 1.3 miliardi di cui 800 circa riguardano i tanto discussi sgravi per i giovani in difficoltà ed è proprio su questo che voglio focalizzare l'attenzione.

Sia chiaro che chi vi parla è un giovane, quindi un diretto interessato della riforma Letta. Sono felice? Assolutamente no. Trovo sia fuffa, sabbia negli occhi che come unico scopo ha quello di accecare una parte della popolazione e far arrabbiare l'altra.
Sì perchè non tutti i giovani/lavoratori rientrano nel decreto, ma solo alcuni con determinati requisiti spiegati nell'articolo 1 comma 2:
L’assunzione di cui al comma 1 deve riguardare lavoratori, di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, che rientrino in una delle seguenti condizioni:
a) siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
b) siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale;
c) vivano soli con una o più persone a carico
A questo bisogna aggiungere, come detto al comma 5:

L’incentivo di cui al comma 1 è corrisposto, pe r un periodo di 12 mesi, ed entro i limiti di seicentocinquanta euro mensili per lavoratore, nel caso di trasformazione con contratto a tempo indeterminato, sempre che ricorrano le condizioni di cui ai commi 2 e 3. 

Gli accecati sono quindi coloro i quali rientrano nei parametri stabiliti dal decreto, gli arrabbiati quelli che ovviamente rimangono fuori da essi. Forse non si scatenerà una guerra fra poveri, però non accetto minimamente questa discriminazione fatta da un decreto che non risolve il problema "lavoro".

Una riforma di questo tipo avrà come risultato quello di uccidere la ben poca meritocrazia rimasta in questo paese, per il semplice motivo che le aziende non assumeranno più in base al merito ma agli incentivi che mamma Stato darà a loro! De facto, lo Stato sta "obbligando" gli imprenditori ad assumere certe persone che lui vuole vengano assunte perchè sennò non avranno alcun tipo di aiuto.
Non sono pià gli impreditore a decidire chi assumere e quando farlo, ma politici che per la maggiore non hanno mai lavorato in un'impresa in vita loro. Bello no?

Non voglio essere cattivo, ma un giovane che nel 2013 non abbia nemmeno un diploma professionale forse, al posto di andare in giro tutto il giorno a cazzeggiare mentre i suoi coetanei erano a casa a studiare, avrebbe dovuto fermarsi a riflettere un secondo e non lamentarsi perchè è un fallito che non sa fare nulla nella propria vita. (Da questo ragionamento sono esclusi quelli che si sono creati il proprio lavoro dal nulla, coltivando la propria passione).

Perchè poi dovrei assumere uno solo perchè non vive più con i genitori e ha una persona a carico? E se ci fossero giovani, molto più bravi e meritevoli di quello, che vivono da soli senza persone a carico o con i genitori ma vorrebbero andarsene di casa? Perchè penalizzarli in questo modo?

E che dire del primo punto( incentivi solo a chi è a casa da sei mesi o più)? Quindi se uno dorme fino alle 2 di pomeriggio, non si sbatte a cercare un posto di lavoro anzi, se ne frega altamente, è giusto che abbia l'incentivo a spese di un altro disoccupato, meritevole, a casa da 1 mese perchè l'azienda dove lavorava ha chiuso per le troppe tasse da pagare.

Poveri sfigati poi quelli che hanno appena compiuto 30 anni e che quindi non rientrano nel decreto. Mi spiace per voi. Arrangiatevi. E chissene se siete bravi. Magari in un altro paese (chessò, Germania) vi assumono.

Chi mi segue sa bene che reputo gli incentivi uno spreco di denaro pubblico, in quanto mettono solo una pezza molto costosa su ferite profonde che richiedono la sala operatoria.
Il problema italiano del lavoro è il mercato del lavoro stesso, costruito male, in un tempo che non esiste più e che tutela alcuni a spese di altri (giovani e chi ne è fuori). Sarebbe stato meglio riformarlo totalmente, spendendo soldi per un sussidio di disoccupazione (in sostituzione della Cassa Integrazione) e per formare e riqualificare i disoccupati (giovani e non).
Mi sembra inutile dirvi che, una volta scaduti i bonus, le imprese non rinnoveranno i contratti a questi giovani e saremo di nuovo al punto di partenza, con soldi in meno da spendere, qualche azienda in meno nel frattempo fallita e molti giovani bravi e meritevoli (magari diplomati e laureati) andati via dall'Italia.

Ma continuiamo così. Al baratro non c'è mai fine e nemmeno alle ricette idiote dei politicanti.

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martedì 18 giugno 2013

L'italia fa schifo perchè ci sono gli italiani

adnkronos
L'Italia fa schifo perchè ci sono gli italiani. E' un titolo duro, ovviamente provocatorio e sono sicuro che moltissimi di voi mi staranno già insultando sentendosi tirati in causa in quanto italiani (come il sottoscritto ricordo) ma, e mi spiace dirlo...vedendo certe cose è così.
Il nostro Bel Paese è in recessione da praticamente 5 anni, le tasse sono aumentate, stanno aumentando e sono in programma altri aumenti mentre politici e Stato continuano a sprecare (per non dire rubare) i soldi di quelle stesse tasse pagate da noi cittadini italiani.
Più del 50% della spesa pubblica, a livello di Francia, maggiore di Germania e Svizzera e poco minore di Svezia tanto per avere dei termini di paragone, ma con servizi decisamente peggiori (soprattutto in certe zone d'Italia) e i politici non trovano i soldi per evitare l'aumento dell'Iva, per annullare l'Imu o per diminuire una qualsiasi altra tassa. e i nuovi che sono lì perdono tempo con pseudo votazioni per espellere chi critica un comico.

In questa situazione mi tocca vedere alcuni italiani protestare ferocemente perchè....la loro squadra non è andata in serie B. Italiani che, fra le altre cose, vivono in una zona non proprio fra le più ricche d'Italia (Lecce) e che quindi avrebbero ancora più motivi per alzare la voce. Invece spaccano stadio, appiccano incendi e se la prendono con cittadini come loro, disoccupati o precari, andati allo stadio per mantere l'ordine a 40 euro a partita giusto per avere qualche cosa da mangiare o arrotondare uno stipendio misero che non permette loro di arrivare nemmeno al 15 del mese.

Fa male vedere che in tanti, troppi, non hanno capito nulla di cosa sia vivere e di cosa sia uno sport e un gioco.
Come disse una volta uno famoso:

"Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre" (W. Churchill)


Ce la meritiamo tutta la crisi, cari miei.

PS: Ah già, ma la colpa è solo e soltanto dei tedeschi, della BCE, di Pluto e Gatto Silvestro..


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venerdì 24 maggio 2013

Sui dottorati e magistrali in inglese e sulla ridicolaggine dei prof universitari

Se volevate un'altra, ennesima prova che le università italiane non siano all'altezza di quelle straniere anche (se non soprattutto) per colpa di chi ci insegna eccola qui:

Il Politecnico dovrà dire addio al progetto di estendere la lingua inglese a tutti i corsi delle lauree magistrali (ovvero i due anni dopo la triennale) e dei dottorati. Ad affermarlo è il Tar, che ha accolto il ricorso presentato da 150 professori contro il provvedimento approvato a maggio dello scorso anno dal Senato accademico, che prevedeva l’inglese come unica lingua delle lauree di secondo livello a partire dal 2014. Già oggi al Politecnico sono 17 le lauree magistrali, due quelle triennali e 24 i dottorati di ricerca dove l’italiano è off limits, mentre la nuova iniziativa doveva riguardare tutti i 34 corsi specialistici.(da: Repubblica)

150 professori hanno presentato un ricorso a questa iniziativa in quanto è incostituzionale e minaccia la libertà di insegnamento e discrimina gli studenti. Discrimina gli studenti avete capito?

Lasciatemelo dire: sono caxxate, ma grosse anche. Cari studenti (e vi parlo da studente), alla maggior parte dei professori universitari non gliene frega nulla di voi. Non lo fanno per voi, ma solamente per loro.

Sì perchè basta andare in una qualunque università italiana per vedere professori che "spiegano" leggendo le solite slides fatte anni e anni fa e che magari manco metteno su internet, così da obbligarvi a spendere soldi per i biglietto del treno e seguire una lezione totalmente inutile in quanto, se permettete, le slides sono capacissimo di leggermele anche a casa per conto mio.
Loro non vogliono corsi solo in inglese perchè...non lo sanno! Un provvedimento come questo metterebbe in luce il sistema molto poco meritocratico con il quale vengono scelti i professori universitari da 30 anni a questa parte (anzi, forse di più)! Ovviamente loro si oppongono, ma per loro questioni personali, mica per il bene di noi studenti! Il posto sicuro di prof universitario ordinario/associato fa gola a tutti...e chi ce l'ha se lo tiene ben stretto tanto anche se son fannulloni nessuno dice niente.
Certo, non tutti sono così, però vi assicuro che non sono pochi ed è anche per questo motivo che le nostre università sono così indietro nelle classifiche mondiali.

Perchè sarebbe un bene avere corsi magistrali e dottorati in inglese? Semplice: volenti o nolenti, è la lingua della scienza (e non solo). La maggior parte dei papers (comunque tutti i più importanti) sono scritti in inglese per dare la possibilità a tutti gli studiosi del mondo di leggerli e capire cosa c'è scritto. Tra l'altro, spesse volte gli autori sono di nazionalità diversa e quindi ovviamente devono utilizzare una lingua che entrambi conoscono (l'inglese appunto).

"Obbligare" gli studenti a studiare determinate materie in inglese nel breve sarà ovviamente più faticoso (anche qui, a mio avviso per colpa del sistema scolastico che non prepara a dovere) ma nel medio/lungo periodo aver studiato quelle materie in inglese ed essere abituati a farlo renderà la vita molto più facile a tutti loro una volta laureati ed entrati nel mondo del lavoro. Tra l'altro, avranno facilmente la possibilità di emigrare (temporaneamente o per sempre) all'estero e, al contempo, studenti stranieri saranno più facilmente attratti nel venire a studiare nelle nostre università (a patto che i corsi siano interessanti e vengano insegnati bene...) e costruirsi più facilmente una vita qui. Al posto di esportare laureati ed importare, con il massimo rispetto possibile, muratori inizieremo anche noi ad importare giovani e brillaanti studenti/laureati.


Un consiglio da studente a studente: prima di scendere in piazza a protestare ignorantemente a fianco dei baroni, fermatevi un attimo, pensate anche a questa vicenda e ponetevi alcune domande.

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