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martedì 20 gennaio 2015

Olimpiadi Roma 2024: possibile rilancio economico o spese inutili? (prima parte)

ARTICOLO SCRITTO PER MYSOLUTIONPOST E PUBBLICATO IN DATA 13/01/2015

“Il botto di fine anno del Premier”. Così si potrebbe intitolare l’annuncio della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 da parte di Matteo Renzi. Certamente avviene in un momento di difficoltà, fra “Mafia Capitale” e una Legge di Stabilità ben lontana dalle speranze di chi vedeva in Renzi qualcuno capace di invertire la rotta di un vagone Paese che da troppo tempo viaggia sempre sugli stessi binari.
I malpensanti lo potrebbero fin interpretare come un tentativo di distrazione dell’opinione pubblica, in modo da far dimenticare gli scandali e i problemi economici per concludere con almeno una notizia positiva un anno tutt’altro che da ricordare.
In realtà il Premier vorrebbe attraverso l’eventuale organizzazione dell’evento sportivo più importante al mondo rilanciare la Capitale e il Paese tutto, sia dal punto di vista economico sia anche da un punto di vista prettamente d’immagine: i vari scandali degli ultimi decenni (non ultimo la sopracitata “Mafia Capitale”) hanno leso la reputazione del “Made in Italy” nel Mondo.
Nel caso in cui si riuscisse nell’organizzazione di un evento di tale importanza, sicuramente gli italiani ne uscirebbero rilanciati e potrebbe essere un volano per la fiducia di potenziali investitori nel nostro Paese.
Certamente, il rischio è quello di non riuscire nell’intento suscitando ulteriori scandali. “Expo docet” direbbe qualcuno. Queste però sono variabili troppo casuali per poter esser previste, anche se guardando alla storia recente non c’è da stare particolarmente tranquilli.
Mettendo da parte eventuali vantaggi d’immagine o scandali, quale sarebbe l’impatto delle Olimpiadi di Roma 2024 sulla crescita? Potrebbero davvero aiutare il rilancio economico del Paese?
Gli economisti mondiali non concordano sugli effettivi vantaggi che i grandi eventi come Olimpiadi, Mondiali o Expo stesso possano apportare al Paese ospitante.
Se nel breve termine infatti l’impatto è presente grazie all’aumento della spesa pubblica per investire in nuove infrastrutture e servizi, con conseguenti assunzioni e lavoro per le imprese, l’effetto sul medio-lungo termine è tutt’altro che scontato. Anzi, il rischio è che sia addirittura negativo a causa della crescita del debito e delle tasse per finanziare le manifestazioni stesse.
Valutare l’impatto economico di un grande evento non è così semplice: se da un lato è vero che vi sono state già numerose manifestazioni ospitate da vari Paesi, è altrettanto vero che le loro realtà economiche erano diversa fra di loro.
Si pensi solo a com’era il Giappone ai tempi di Tokyo 1964 e come sarà quello che ospiterà i Giochi del 2020: il primo, un Paese in via di sviluppo che sarebbe diventato di lì a poco una grandissima potenza economica e tecnologica; il secondo, una nazione già sviluppata ma in declino da tempo, con una popolazione vecchia e un futuro tutt’altro che roseo davanti (checché ne dicano i sostenitori dell’Abenomics).
Guardando al passato, i giapponesi non dovrebbero essere molto felici: se Los Angeles ‘84 e Seul ‘88 sono stati un vero e proprio successo,  di sicuro non si può dire lo stesso per Montreal ‘76 e Atene 2004, per le quali i Giochi hanno creato solamente più debito.
Proprio a riguardo di quest’ultima, così scriveva Europa Quotidiano nel settembre 2004: “Secondo il macedone Kapital le spese sono state molto più alte del previsto e hanno comportato un netto aumento del deficit di bilancio. [...] Per il 2004 il governo aveva previsto un deficit di bilancio di 26,3 miliardi di euro, ma alla vigilia delle Olimpiadi è stato costretto a modificare la stima. Ora si prevede che a fine anno il deficit possa raggiungere addirittura i 40 miliardi di euro. Secondo l’agenzia internazionale, le Olimpiadi impediranno alla Grecia di mantenere l’elevato ritmo di crescita della seconda metà degli anni novanta. “
Quattro anni dopo la Grecia entrò in crisi nera e alcuni sostengono che proprio quei giochi furono la goccia che fece traboccare il vaso a causa del maggior deficit e della bolla edilizia. La crescita a breve termine dettata dall’aumento della spesa poi rimandò le riforme necessarie.
Atene assomiglia molto a Montreal, per la quale ci sono voluti 30 anni per ripagare le perdite di quelle disastrose Olimpiadi per le casse della città e del Quebec intero.
Messa in questo modo, la candidatura per Roma 2024 è una follia. Ma organizzare grandi eventi ha sempre avuto risvolti negativi per i Paesi ospitanti?

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domenica 3 agosto 2014

I dazi di Grillo? Uccideranno consumatori e imprese italiane

In questa anomala estate, caratterizzata più da pioggia e fulmini che altro, mancava una tuonata anche del comico/portavoce/leader più famoso d'Italia.
Beppe Grillo torna a parlare di economia e di crisi, proponendo la soluzione per mettere fine allo spaventoso numero di fallimenti di imprese italiane:
"Sì ai dazi sociali, sì ai dazi per proteggere il made in Italy e l'economia italiana".
A parte il fatto che, per l'ennesima volta, smentisca se stesso (ma su questo ci siamo abituati), ma mi chiedo sempre di più chi sia il suo consulente economico. Come si fa ad uscirsene ancora con la storia dei dazi? Non bastava la Lega Nord a portare avanti questa pericolosa buffonata economica? Sì, pericolosa, perchè il danno per le imprese e i consumatori italiani potrebbe mettere davvero fine al Bel Paese.

Il motivo è semplice: mettere dazi a prodotti importati dall'estero dal punto di vista del consumatore italiano renderebbe meno conveniente il loro acquisto, escludendoli automaticamente dal mercato. Meno concorrenza, meno scelta (e minor efficienza del sistema, visto che andrebbero a proteggere aziende non competitive). Ciò comporta l'obbligo di acquistare prodotti italiani, che prima erano esclusi in quanto costavano troppo. Il loro prezzo però non è diminuito (anzi, avendo meno concorrenza alcune imprese potrebbero addirittura aumentarlo), ergo il consumatore si ritroverebbe a pagare prodotti simili a quelli che acquistava pin precedenza a prezzi più elevati. Capite voi stessi che se già in una situazione ordinaria ciò è scomodo (oltre che ingiusto), in una situazione di crisi come questa porterebbe un crollo dei consumi ancor maggiori, con conseguenti danni erariali ed alle imprese distributrici.

Le stesse imprese italiane però ne soffrirebbero. Sì perchè all'annuncio della messa in vigore di dazi per i prodotti esteri, gli altri Paesi risponderebbero tutti con dei dazi punitivi verso i prodotti italiani, distruggendo l'export di quel "Made in Italy" che si vorrebbe proteggere. Siete davvero sicuri di volere tutto questo?

Guardate che è la storia che si ripete: già durante la crisi del '29 gli USA ebbero la cattiva idea di aumentare a livelli record i dazi con lo Smoot-Hawley Tariff Act del giugno 1930. Quale fu la conseguenza? Semplice, gli altri paesi li aumentarono a loro volta. Quel provvedimento portò il declino del commercio internazionale a livelli mai visti prima:


"Le importazioni USA passarono da un picco di $1,334 milioni del 1929 a un misero $390 milioni nel 1932, nel mentre le esportazioni USA verso l'Europa passarono da $2,341 milioni nel 1929 a $784 milioni nel 1932. Globalmente, il commercio mondiale calò del 66% fra il 1929 e il 1934. Più in generale, lo Smoot-Hawley non fece nulla per favorire la fiducia e la cooperazione fra le nazioni sia dal punto di vista economico, sia politico durante un'epoca pericolosa nelle relazioni internazionali."


Per concludere, citando l'economista Charles Poor Kindleberger: 

“Il mantenimento di un mercato per le merci in difficoltà può essere visto come una forma diversa di finanziamento. Il libero commercio ha due dimensioni: adattare le risorse interne alle variazioni delle capacità produttive estere; mantenere aperto il mercato di importazione in periodi di tensione. L’introduzione di dazi a protezione dell’agricoltura americana adottata dal governo repubblicano – in contrasto con quanto auspicato dalla Conferenza economica mondiale del 1927 – diede luogo ad una corsa internazionale alle ritorsioni che si rivelò dannosa per tutti. La formula della tregua doganale e della stabilizzazione promossa dalla Conferenza del 1933, non essendosi svolta in presenza di un paese che si assumesse il peso di fornire un mercato per i prodotti in declino e crediti a lungo termine, assicurò il progredire della deflazione” (Moneta e Credito, vol. 63 n. 252 (2010), pag. 332).



Data l'evidenza dei fatti, chiedo a Grillo e grillini: siete davvero sicuri di volere ciò per l'Italia?


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martedì 8 luglio 2014

L'Italia e quella laicità dello Stato perduta (o forse mai avuta)

Italia Stato Laico. Almeno in teoria. O forse no? Davvero lo Stato italiano è laico? Quanti di voi si sono posti questa domanda negli ultimi tempi?

Personalmente seguendo la cronaca mi è venuto il dubbio più e più volte. Senza andare a parare su temi davvero delicati come aborto, eutanasia, matrimoni ed adozioni gay, basta prendere in considerazione il tema del crocifisso.

Pochi giorni va, il sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci, ha annunciato tramite il suo profilo Twitter (con foto allegata) che il comune regalirà un crocifisso obbligatorio per tutti gli edifici e le scuole:
“Ora in tutti gli edifici e scuole un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune. E guai a chi lo tocca”."
La giurisprudenza dice che (sentenza 2011 della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo) l'esposizione del crocifisso è legittima, quindi a livello legislativo il sindaco non fa nulla di male, almeno secondo la UE. 

Il problema è che qui OBBLIGA l'esposizione del crocifisso. Quale Stato laico obbligherebbe l'esposizione di un qualsivoglia simbolo religioso sul muro dei suoi stessi edifici?

Un conto è la tolleranza, un altro è l'obbligo. Perchè mai in un edificio di uno Stato laico a maggioranza dipendenti atei o islamici o buddisti dovrebbe mantenere obbligatoriamente un simbolo religioso non riconosciuto dagli stessi dipendenti?

Guardate che se nel Cristianesimo ci fosse l'obbligo del burka, una "riforma" di un sindaco del genere sarebbe quella di obbligare le donne ad indossarlo. Diventeremmo tali e quali quei Paesi da dove provengono alcuni immigrati che Lega Nord in primis critica praticamente ogni giorno.

A questo sindaco ricordo la sentenza n° 203 del 1989 della Corte Costituzionale la quale afferma che:


4. - I valori richiamati concorrono, con altri (artt. 7, 8 e 20 della Costituzione), a strutturare il principio supremo della laicità dello Stato, che é uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica.
Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale. Il Protocollo addizionale alla legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Santa Sede esordisce, in riferimento all'art. 1, prescrivendo che , con chiara allusione all'art. 1 del Trattato del 1929 che stabiliva: .
La scelta confessionale dello Statuto Albertino, ribadita nel Trattato lateranense del 1929, viene cosi anche formalmente abbandonata nel Protocollo addizionale all'Accordo del 1985, riaffermandosi anche in un rapporto bilaterale la qualità di Stato laico della Repubblica italiana.
La decisione del sindaco leghista, a mio modo di vedere, è totalmente illegittima in quanto va contro la citata sentenza.

Again, come da titolo: siete così sicuri di vivere in uno Stato laico? Io no.


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giovedì 3 luglio 2014

Il CALO dello SPREAD è merito di RENZI?

Articolo scritto e pubblicato originariamente su MySolutionPost il 12 maggio 2014


Chi di voi si ricorda lo spread? Il termine più famoso della crisi che stiamo vivendo da oramai 6 anni a questa parte.
Ultimamente è un po’ passato di moda, forse perché siamo distratti da altre vicende (politiche) o forse solo a causa della sua stabilità a livelli più accettabili rispetto a 2 anni fa (fortunatamente), fatto sta che è sempre più raro vedere commenti sull’andamento dei tassi di interesse dei titoli a 10 anni dei Paesi mediterranei rispetto al Bund tedesco. Sono dunque i titoloni quasi quotidiani sui maggiori giornali italiani in cui venivano mostrate anche le più piccole variazioni della differenza di rendimento Btp-Bund, sia sotto forma di allarme quando cresceva, sia di contenuta gioia quando diminuiva.
A inizio aprile però il neo premier Matteo Renzi ha tirato fuori l’argomento, annunciando che lo spread “non è mai stato così basso dal 2011”. Effettivamente è vero, perché un livello a 160-170 punti era tanto tempo che non si vedeva da queste parti. Molti giornali parlavano (e tutt’ora continuano) di “Effetto Renzi”, in quanto dalla sua nomina sembra ci sia stato un cambio di marcia positivo del temutissimo spread. Ottima cosa quindi, però da qui a dare i meriti a Renzi come tanti stanno facendo ce ne passa.
Analizziamo il grafico Btp-Bund da un anno a questa parte (da il Sole 24 Ore):

 Poletti _01_120514

Come è facile notare, dal picco di fine giugno in poi la discesa è sempre stata più o meno costante, fino ad arrivare al minimo del 6 maggio. Sicuramente è una buonissima cosa che farà risparmiare soldi in interessi nei prossimi anni. Però, vediamo subito che dal 22 febbraio (data insediamento dell’attuale premier) a oggi siamo passati da 194 punti a 154. Nello stesso arco temporale (fine novembre-inizio dicembre) siamo passati da valori fra 230 e 240 punti ad appunto 194, quindi il calo è stato pressappoco identico. Renzi non ha compiuto alcun miracolo da questo punto di vista. Lo spread scendeva prima, ha continuato a scendere anche dopo allo stesso ritmo.
Confrontandolo poi con un Paese membro dei “Pigs”, la Spagna, si nota come anch’esso abbia seguito un trend identico a quello italiano:

 Poletti _02_120514

Prendendo il Portogallo (altro Paese membro dei “Pigs”), il calo dello spread è ancora migliore rispetto a quello di Italia e Spagna: un trend sempre a ribasso, ma più deciso (partiva anche da una condizione peggiore, sia chiaro):

 Poletti _03_120514

I dati parlano chiaro: lo spread italiano stava calando già per conto suo. Dopo l’arrivo di Renzi ha continuato la sua discesa in maniera costante, senza alcun miglioramento particolare del trend. Stessa cosa vale per i due Paesi del sud Europa più simili all’Italia (anzi, uno ha fatto meglio, il Portogallo).
Renzi ha quindi il merito di non aver alterato il trend positivo presente in tutti i Paesi del Sud Europa. Sempre che si possa chiamare merito…

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lunedì 2 giugno 2014

"Grillusconi is back". Dal #vinciamonoi alle accuse di brogli elettorali

Accettare le sconfitte è sempre difficile, specialmente quelle elettorali. Se poi per tutto il periodo di campagna elettorale hai usato come slogan #vinciamonoi ecco che perdere con il 20% di voti in meno quasi brucia tantissimo.

Per questo Grillo è stato zitto in un primo momento, per poi tuonare sul suo blog denunciando "brogli" nei comuni rossi. Ovviamente, essere doppiati dal partito vincente quando si pensava di essere i primi in Italia è inaccettabile, ergo sicuramente ci deve essere qualche cosa in più, qualche cosa di irregolare, un qualche "complotto".

Non è mica colpa delle assurde dichiarazioni fatte in campagna elettorale, dei toni utilizzati e del tentare sempre di attaccare l'avversario, proponendo poco o niente e quel poco argomentato malissimo (vedi intervista da Vespa). No, sicuro gli altri hanno barato. Se poi a riportarlo è un sito chiaramente lontano dal complottismo come Informare X Resistere, allora deve essere per forza vero.

Curioso perchè la stessa cosa era accaduta nel 2006 (ad esempio): protagonisti Prodi e Berlusconi, con quest'ultimo che imputava la vittoria del primo grazie a brogli elettorali. Berlusconi, quello che Grillo ha preso in giro, appellato con soprannomi divenuti famosi nel Bel Paese.

E non vogliamo ricordare questo spezzone di un suo spettacolo in cui derideva quel Berlusconi che si lamentava dei brogli:




Ecco. Ora lui è uguale. Due nemici, opposti all'inizio, che agiscono sempre di più allo stesso modo. Ed è proprio chi lo accusava, che ora lo imita comportandosi allo stesso modo. Anzi, peggio.

@RebelEkonomist
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venerdì 30 maggio 2014

Perché le quote rosa sono un male per la società e le donne stesse

Articolo pubblicato per MySolutionPost


È da poco passato l’8 marzo, festa della donna in cui si dovrebbero celebrare le conquiste sociali ed economiche del sesso femminile ottenute in questi ultimi decenni per arrivare, molto lentamente ad essere onesti, alla parità dei sessi.
Siccome, nei fatti, siamo ancora lontani dal considerare uomo e donna uguali, molte donne spingono per riforme anche “estreme” per obbligare la società ad accettarle come pari, e non inferiori, agli uomini.
Sia ben chiaro, nessuno vuole affermare che gli uomini siano superiori e ci si augura che la parità dei sessi arrivi il prima possibile anche nei fatti e non solo nelle parole, però alcune proposte fatte sono esse stesse antimeritocratiche, sessiste e quindi sbagliate.
Fino a qualche mese fa si parlava del femminicidio (argomento delicato e complicato che non andremo a trattare qui), oggi vanno di moda le “Quote Rosa”, soprattutto dopo l’insediamento del nuovo Governo Renzi, il quale ne ha fatto un proprio marchio di riconoscimento (per non dire “spot elettorale per future elezioni).
Cosa sono dal punto di vista imprenditoriale? In pratica, obbligano le società quotate e a partecipazione pubblica ad avere una certa percentuale di donne nel CDA. Lo scopo è quello di spingere verso una “parificazione di carriera” fra uomo e donna. E chissà che magari non vengano estese a tutte le aziende un giorno.
Il ragionamento è semplice: nell’azienda X non ci sono donne nel CDA? Da ora in poi sei obbligato ad assumerne per arrivare ad un rapporto uomini/donne secondo il legislatore congruo. Rapporto che ovviamente dovrà crescere nel tempo. Se non lo farai, scatteranno delle punizioni.
Certamente, dati alla mano, la situazione è tragicomica. Come sottolineato dal Sole24Ore:
il numero di donne presenti nei consigli di amministrazione delle aziende italiane è in aumento: lo dice il report annuale elaborato da Ria Grant Thornton, secondo cui, rispetto allo scorso anno, le «quote rosa» nei cda sono salite dal 14 al 15,7% […] Il nostro Paese resta tuttavia indietro rispetto non solo al resto d'Europa, ma anche del mondo. Basti pensare che nel vecchio continente la percentuale di donne che siedono nei cda delle aziende è del 23%, mentre a livello globale addirittura del 24% […]
Una distinzione va fatta anche per gli incarichi ricoperti: solo il 10% riesce a diventare amministratore delegato e appena il 7% ha il ruolo di presidente. La presenza di donne nei board delle aziende diminuisce inoltre con l'aumentare del fatturato delle società, con una presenza particolarmente concentrata nelle imprese con turnover compreso tra i 30 e i 100 milioni.”
Siamo ben sotto al resto del mondo (come in praticamente ogni cosa, a dire il vero), quindi obbligare attraverso una legge ad assumere donne potrebbe essere una soluzione? A mio parere no, anzi, sarebbe fin deleterio per le donne stesse.
Parità di trattamento e diritti e quote rosa sono contrari più che sinonimi e non sono la giusta via per arrivare alla parità di sesso in quanto esse stesse in primis distinguerebbero maschi e femmine, “premiando” le seconde solo per un fatto di sesso. Cadono quindi nello stesso vizio per il quale sono nate.
Fra l’altro, non gioverebbero neppure alle donne presenti nei CDA, le quali verrebbero viste come “privilegiate”, gettando ancora più benzina sul fuoco su quella sciocca lotta fra sessi.
Oltre a ciò, non verrebbero risolti i veri problemi alla radice di questa poca presenza femminile nelle aziende tutte, non solo quelle quotate: ad esempio la maternità, sempre più un costo di difficile gestione per le aziende, dato anche il momento di crisi; oppure la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, soprattutto per le madri che hanno figli piccoli (data anche la scarsità di asili nido) e orari di lavoro inconciliabili con il vero e proprio lavoro di mamma (i quali causano le richieste di cambiamento da full-time a part-time).
Personalmente poi spingerei per davvero, ove possibile, su quel lavoro da casa (che sarà il futuro, quindi tanto vale iniziare ad introdurlo il prima possibile) che risolverebbe i problemi sopra citati.
Queste sarebbero riforme che naturalmente porterebbero ad aumentare la presenza femminile nelle aziende, anche in posizioni importanti. Se una donna è brava verrebbe per davvero assunta e riuscirebbe ad avere una carriera uguale a quella dei suoi colleghi uomini, se non addirittura migliore. Un caso è quello nel settore della comunicazione:
Circa il 70% dei responsabili degli uffici stampa delle aziende è rappresentato da donne, e una presenza femminile quasi analoga si registra tra i direttori (o meglio le direttrici) dell'area della comunicazione.
E' quanto emerge dalla previsione per il 2012 (ma datata 2007) di Censis Servizi, previsione che sembra per il momento essere stata rispettata.
[…]
quali sono quindi le caratteristiche che fanno si che le donne si impongano sul sesso forte nei settori della comunicazione? [...]
Dello stesso parere delle intervistate sembra essere Gherarda Guastalla Lucchini (presidente G&G Relazioni Pubbliche e Socio fondatore FERPI) che ha dichiarato: “[…] Credo che sia la naturale conseguenza della maggiore sensibilità sociale delle donne, della loro superiore capacità di ascoltare, della loro più alta attenzione all'etica. Oltretutto le donne hanno più coraggio a dire no a politiche o decisioni che non condividono.”
Le quote rosa non sono quindi una soluzione per risolvere il problema. Attuare le riforme per aiutare le donne impegnate anche nella costruzione di una famiglia, facendo in modo che possano esprimere tutto il loro talento. Questa sarebbe una soluzione.
E chissà, magari anche un cambio di mentalità dei papà, i quali potrebbero chiedere giorni di congedo per far rientrare al lavoro prima le mogli, come accade in Svezia, ad esempio.

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sabato 17 maggio 2014

Piantatela! Se il PIL è in calo la colpa non è di Renzi

Se c'è un aspetto negativo nel sacrosanto diritto della "libertà di parola" è che chiunque si senta libero di dire ciò che vuole su un qualunque argomento. Di solito l'argomento in questione varia in base alla "moda" del momento: che sia il calcio ("siamo tutti allenatori"), un fatto di cronaca ("siamo tutti investigatori") o che riguarda il mondo scientifico ("siamo tutti scienziati").

Ultimamente, per via della crisi e grazie anche alle Elezioni Europee, tutti vogliono dire la propria sull'economia. "Siamo tutti economisti" quindi.

Nella giornata di ieri, sono stati resi noti i dati riguardo la crescita del PIL del primo trimestre del 2014. Nel nostro Paese, purtroppo, di crescita proprio non si può parlare. Il PIL infatti si è contratto dello 0.1%, riportando l'economia al lontano anno 2000.

I commenti si sprecano, ma chi legge queste pagine non sarà affatto sorpreso. I commenti però che personalmente mi hanno fatto arrabbiare sono quelli del tipo "Eh, tutta colpa di Renzi".

Cari lettori, se mi seguite saprete cosa il sottoscritto pensa dell'attuale Governo e Premier, giudicato sempre dai fatti. E propriò perchè su queste pagine i fatti fanno da padroni, trovo ridicolo dar la colpa a Matteo Renzi per la pessima performance del Paese nei primi tre mesi del 2014.

Come si possa, dico io, individuare in un Premier che è in carica da fine febbraio (2/3 del trimestre quinid), che non ha ancora attuato alcuna riforma (per questioni governative), la causa della decrescita del PIL? In quale universo la colpa è di Renzi?

Capisco criticare, che ci devono essere, ma il tifo da stadio ignorante lasciamolo fuori dagli argomenti seri...

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sabato 19 aprile 2014

Renzi: Evasione fiscale e sobrietà per le coperture più ridicole di sempre

A leggere certe cose al sottoscritto viene l'orticaria. Perchè le prese in giro in forma di battutine da bambino di terza elementare sono anche passabili ogni tanto (visto che l'italota medio ride...), ma se poi le ritrovi anche in quelle che dovrebbero essere le coperture trovate dal tuo governo le palle iniziano a girare.

Già che è presente uno pseudo hashtag alla twitter, #oraics, rende il tutto una barzelletta (giuro, pensavo fosse uno scherzo), ma è nulla in confronto allo schema pubblicato:


Già sull'aumento del gettito Iva avrei da dubitare, ma le ultime due voci sono fantastiche: Lotta all'evasione che passa da uno 0.3 ad un 3 pieno e....SOBRIETA', che passa da uno 0.9 ad un 2.

La domanda prima che vorrei porre al sommo Renzi è: ma dati questi super aumenti di gettito e risparmio previsti nel 2014, non si potrebbero aumentare anche quelli di quest'anno? Delle due l'una: o non si vuole aumentarle già quest'anno, oppure già ora si ammette che sono coperture fantasiose.

Curioso poi il termine "Sobrietà": siam passati da un governo che vuole aumentare le accise sugli alcolici per finanziare la scuola, ad uno che parla in generale di sobrietà. Peccato che ad essere presi per i fondelli siano sempre i cittadini. E se vi applaudono, un po' (tanto) se lo meritano

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giovedì 17 aprile 2014

Quando anche il M5S tutto votava A FAVORE della modifica del 416-ter

Vi ricordate V per Vendetta, in cui i totalitaristi salgono al potere realizzando attentati biologici e attribuendone la paternità a "gruppi terroristici"? Cito questo film (e non il fumetto, lì ciò non accade) non a caso: le maschere di Guy Fawkes sono infatti spesso presenti nei raduni dei 5 stelle (piccola provocazione, sorry).

Bene, torniamo alla realtà. Modifica del 416-ter, più conosciuto come "Scambio Elettorale Politico-Mafioso". Non voglio discutere sul testo (ognuno avrà la sua idea), però se siete grillini sicuramente sarete solidali con i vostri parlamentari che hanno gridato allo scandalo, sollevando un polverone tale da far parlare tutto il web (e non solo) di questa modifica.
A torto o a ragione, hanno ottenuto il loro obiettivo: screditare gli autori di questa modifica.

Peccato però che esista il web, lo stesso tanto amato dai grillini, loro leader in primis, e peccato anche che le varie votazioni in Parlamento vadano tutte online.

Fra queste è online anche la votazione n. 13 (Camera), seduta n. 54 del 16/07/2013:
"[Modifica 416-ter, scambio elettorale politico-mafioso ] TU pdl 204 e abb.-A - voto finale link alla fonte ufficiale la votazione si riferisce agli atti: - Atto C.204 Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso approvato con il nuovo titolo "Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso" 
Nel testo è ovviamente presente tutto ciò che ha destato scalpore ed ira nei parlamentari grillini, come potete verificare voi stessi qui.

Secondo voi, quanti grillini sono stati contrari a questa votazione? Tutti? 3/4? Metà. Siete fuori strada miei cari.


NESSUNO.

Curioso come i grillini siano in prima linea nel denunciare (giustamente) contraddizione e comportamenti opportunistici dei loro avversari politici, per poi essere allo stesso tempo totalmente ciechi quando i loro stessi cittadini fanno altrettanto.
Qui TUTTI i grillini hanno votato a fvore di questa modifica, stessa modifica che poi oggi stanno duramente criticando puntando il dito a tutti gli altri partiti che l'han fatta passare.

Un po' come i totalitaristi in V per Vendetta: realizzano il peccato, e poi danno la colpa ad altri.

@RebelEkonomist 

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lunedì 6 gennaio 2014

Le incoerenze dei sette punti per l'Europa del M5S

Le elezioni europee sono alle porte e per il Movimento 5 Stelle sarà la prova del nove: confermeranno/miglioreranno il risultato dello scorso febbraio (ottimo), oppure continueranno con i brutti risultati delle ultime tornate elettorali in giro per l'Italia?

I grillini si presentano con un programma di 7 punti citato anche nell'ultimo V3Day dello scorso dicembre che gira sulle varie pagine del M5S e vicine ad esso:

L'intento è di rivedere la posizione dell'Italia in UE e direi dell'influenza dell'UE sulle vicende italiane. Non starò qui a commentare punto per punto ora (lo farò in un altro articolo, ma chi mi segue avrà già un'idea di cosa pensa il sottoscritto), piuttosto vorrei sottolineare le palesi incoerenze presenti in questo chiamiamolo manifesto (visto che il termine è di moda ultimamente).

Al punto 1 si chiede un "Referedum per la permanenza nell'euro", mentre al punto 4 si propone l'"Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune". Siccome Grillo più volte ha proposto i "due euro, uno per il Nord e uno per il Sud", i due punti sono in contrasto: se si votasse per la permanenza, la politica comune, almeno quella monetaria, sarebbe impossibile.
A mio avviso poi è in contrasto anche con il punto 3: uscendo dall'euro, perchè mai dovrebbero votare per l'adozione degli Eurobond, comprendendo l'Italia? Essi sarebbero infatti quotati in euro, ma se non non siamo nell'euro come si fa? Tra l'altro, avere un debito denominato in euro, seppur in comune, è un grosso problema se adotassimo un euro 2 più debole o un ritorno alla Lira...

Il punto 4,5 e 7 sono in contraddizione con il punto 2, o meglio: abolendo il Fiscal Compact, tutti gli obblighi che verrebbero eliminati dai punti sarebbero già stati eliminati dall'abolizione dello stesso Fiscal Compact (ok, il 3% è fissato prima dai parametri di Maastricht nel 1992 e poi dal Patto di Stabilità e Crescita del 1997, ma non se lo è mai filato nessuno prima della crisi) e come spiegato già prima, non ci può essere un'alleanza mediterranea senza uscire dall'Euro e dal patto.

Il punto 6 poi è in contrasto con il punto 4, visto che se si deve adottare una politica comune con altri Paesi, questi ultimi di sicuro non vorranno finanziare o adottare politiche che vadano a favorire i prodotti locali di uno di loro, danneggiando come conseguenza i propri. Ricordo che Grillo proponeva i dazi facendo l'esempio dell'olio di oliva esportato e importato da Italia e Spagna. Ecco, dovrebbe spiegarmi in che modo vorrebbe adottare una politica comune con i Paesi del Sud, quando la Spagna è una diretta "concorrente" nella produzione di tale bene, se poi vuole tutelare il made in italy mettendo dazi.

Già senza entrare nello specifico dei vari punti, il manifesto del M5S per l'Europa mi pare molto confuso ed incoerente. Ma per chi segue il comico in maniera obiettiva, non è per nulla una sorpresa.

...Mi ricorda molto un altro politico...

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domenica 8 dicembre 2013

#PrimariePD: i 2 euro per votare non sono il problema. Lo sono i finanziamenti pubblici...

Oggi domenica 8 dicembre sono in corso le Primarie del Partito Democratico. In lizza Renzi, Civati e Cuperlo.
Su queste pagine quest'anno non ne ho parlato volutamente, ma mi auguro solo (anzi, almeno) che chiunque dei tre uscirà vincitore riesca a distinguersi dal passato piuttosto patetico del più grande partito della sinistra italiana, facendo fuori (politicamente s'intende) tutti quei politici di professione che da decenni occupano gli alti ranghi della sinistra senza merito alcuno. E questo lo dico per il bene del Paese, che necessita di gente nuova e si spera preparata, "sia a destra" che a "sinistra"

Tralasciando battute più o meno divertenti (spero però lo siano), leggo molti cittadini protestare e contestare (anche pesantemente e poco civilmente) il PD per i famosi 2 euro di contributo chiesti agli elettori per votare.

E' curioso che queste persone siano le stesse che chiedono a gran voce l'abolizione (o un profondo cambiamento, almeno da parte mia) del finanziamento pubblico ai partiti. Il contributo dei privati, in caso di abolizione di quel contributo tanto contestato, diventa fondamentale per la sopravvivenza di un partito.

Chiedere 2 euro ai propri elettori non è e non deve essere un crimine! Il PD ha tutto il diritto di apporre una "tassa" a chi desidera partecipare alle elezioni del partito stesso. E' sbagliato invece che riceva (lui come gli altri partiti) fior fiori di soldi pubblici. Questo è da condannare! ma far di tutta l'erba un fascio, come nella stragrande maggioranza delle volte, è sbagliato e fa passare dalla parte del torto.

Ci si concentri dunque sul finanziamento pubblico. Quello privato, lo si lasci stare...

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martedì 19 novembre 2013

Proposta: Prelievo forzoso sugli stipendi dei politici per aiutare le zone colpite da catastrofi

Un'altra catastrofe ha colpito l'Italia. L'ennesima, che non ha quasi fatto notizia all'inizio se non sui social network (twitter in particolare). Il Servizio Pubblico, la RAI, ci ha messo molto prima di dare notizie, quando altri erano già lì, il che pone molti quesiti (ad esempio sull'utilità del canone). Ma non voglio far polemiche ora su questo, piuttosto lanciare una proposta.

A molti potrà sembrare populismo, ma così non è. Per niente. E' una proposta che reputo ponderata e giustificata.

Il sottoscritto propone:


- Un prelievo forzoso fino al 60% dello stipendio di un anno dei politici del consiglio regionale, provinciale e comunale delle zone colpite a patto che non dimostrino di aver denunciato i pericoli (ove presenti) e provato a risolvere il problema
- Un prelievo forzoso fino al 50% dei Parlamentari provenienti dalle zone colpite a patto che non dimostrino di aver denunciato i pericoli (ove presenti) ai colleghi parlamentari/ministri addetti alla tutela dell'ambiente e del territorio
- Un prelievo forzoso fino al 30% i quei parlamentari e ministri che non si sono mossi in favore di una soluzione ai problemi del territorio (ove presenti) che avrebbe evitato o contenuto la tragedia verificatasi. Si alza fino al 50% se il problema, sottoposto da terzi, è stato evitato senza una valida motivazione

I proventi dei prelievi verranno delovuti interamente alla zona colpita.

Si ispira un po' a ciò che il codice civile dice sulla responsabilità degli amministratori. Essendo i politici paragonabili ad "amministratori di una società", mi sembrava un buon compromesso.

E' un po' troppo provocatorio?
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sabato 9 novembre 2013

La proposta di Reddito di Cittadinanza del M5S è praticamente inapplicabile

L'HuffPost ha pubblicato il testo della proposta di legge del M5S sul famoso reddito di cittadinanza, promesso in campagna elettorale e per la gioia dei grillini. O forse no.

Sì perchè analizzando il testo, si scopre che è MOLTO diverso da quello che Grillo andava promettendo prima delle elezioni di febbraio. 1000€ mensili a tutti (saliti poi a 1200€ più avanti per qualche giorno), questo era il reddito di cittadinanza made in Grillo.

Chi ci segue su Rebel Ekonomist sa benissimo che quella proposta era PURA FOLLIA visto che, dati alla mano, il costo si aggirava come minimo intorno ai 130 miliardi di euro (vedi qui per i conti), ed ora la situazione è fin peggiorata rispetto ad allora.

La proposta del M5S è diversa: prima di tutto, niente 1000 euro a giovani e disoccupati. Chi è single, senza lavoro e vive da solo si becca 600€. Se fa parte di un nucleo famigliare, potrebbe percepire ZERO se il reddito del nucleo supera il livello presente nella legge (vedi allegato 1). Se ad esempio in una famiglia composta da tre persone i due genitori percepiscono due stipendi da 750 euro ciascuno, il figlio non ha diritto a niente (1500€ di reddito totale, superiore a quello indicato, pari a 1330).

Capito?

A tutto ciò, di per sè già limitante, si aggiungono i vari requisiti dettati dall'articolo 4. Se poi il beneficiario non rispetta i vincoli dell'art. 9 e seguenti, perderà il reddito di cittadinanza (questo è ovvio, non è che te ne stai a casa pagato a far nulla, ci mancherebbe).

Onestamente, penso che questa legge sia fatta apposta per NON essere approvata. Le coperture sono dubbiose (magari ne parlerò), i beneficiari sono a conti fatti e difficili da individuare, sono presenti discriminazioni (vedi art. 4, comma 1 e 2). Insomma, trovo la proposta confusa, mal costruita e di difficile applicazione.
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domenica 27 ottobre 2013

A noi consumatori dell’italianità di Alitalia non importa nulla

- Articolo originale pubblicato su MySolutionPost -     Mattia Poletti


Errare humanum est perseverare autem diabolicum” recita un famosissimo detto latino, che si traduce con “Commettere errori è umano, ma perseverare è diabolico”. Perché questa citazione classica? Semplicemente la ritengo la miglior sintesi di tutto ciò che sta succedendo in questi tempi nel nostro amato Bel Paese. Noi commettiamo tantissimi errori a livello politico, sociale ed economico ma non impariamo mai, anzi, perseveriamo nel commetterli, riuscendo fin a fare peggio.
Solo così posso giustificare una dirigenza pubblica che vuole risalvare la compagnia aerea di bandiera, Alitalia, scordandosi che cinque anni fa fece la stessa cosa con i soldi di noi contribuenti italoti (che, ricordo, paghiamo più tasse di qualsiasi altro nostro collega mondiale, o quasi): i risultati li abbiamo sotto gli occhi tutti.
Sì, Alitalia è ancora in difficoltà e ancora una volta i nostri dirigenti vogliono impegnarsi nell’ennesimo salvataggio della stessa. Il bello è che da vent’anni questa compagnia aerea è in perenne perdita (salvo qualche rara eccezione). Massimo Fontana sul suo blog (Archeo-Finanza) ha raccolto i dati facendo un elenco dal 1990 ad oggi:

- 2012: -280 milioni euro.
- 2011: -69 milioni euro.
- 2010: -168 milioni euro.
- 2009: -326 milioni euro.
- 2008: a fine luglio il Cda non approva la semestrale e dichiara l'insolvenza della società.
- 2007: -495 milioni euro.
- 2006: -626 milioni euro.
- 2005: -168 milioni euro.
- 2004: -812 milioni euro.
- 2003: -519 milioni euro.
- 2002: +94 milioni euro.
- 2001: -907 milioni euro.
- 2000: -249 milioni euro.
- 1999: +6 milioni euro.
- 1998: +210 milioni euro.
- 1997: +260 milioni euro.
- 1996: -621 milioni euro.
- 1995: +0.7 milioni euro ( dovuto a plusvalenza di 220 milioni euro grazie a cessione Aeroporti Roma)
- 1994: -192 milioni euro.
- 1993: -177 milioni euro.
- 1992: -8 milioni euro.
- 1991: -17 milioni euro.
- 1990: -48 milioni euro.
Curioso come dal 2000 e in poi, ad eccezione del 2002, l’azienda sia in netta perdita per svariate centinaia di milioni di euro all’anno, ed ha continuato anche dopo il 2008 nonostante la cordata patriottica voluta e sponsorizzata da Silvio Berlusconi, pagata a caro prezzo da tutti noi (4 miliardi circa, un’Imu) rivelatasi un flop annunciato.
Oggi, i nostri dirigenti patriottici vogliono commettere lo stesso errore, facendo partecipare Poste Italiane alla ricapitalizzazione di Alitalia. Il tutto in nome dell’”italianità”.
Volete una confessione? A noi consumatori razionali, dell’italianità di Alitalia, non ce ne frega nulla. Il consumatore razionale guarda soprattutto alla qualità e al costo del prodotto: in base a questi sceglie che cosa acquistare. Alitalia, mi spiace dirlo, non è competitiva né sul prezzo né sulla qualità. I consumatori che guardano al portafoglio preferiscono compagnie aeree low cost (Easy Jet/Ryanair), mentre chi guarda alla qualità si dirige verso altri colossi del settore. A ciò bisogna poi aggiungere la concorrenza nelle brevi tratte sempre migliore dei vari Tav (pensiamo anche solo al Milano-Roma).
Non ci  strappiamo le vesti se Alitalia venisse venduta a qualche acquirente estero, così come non hanno fatto gli svizzeri quando Swissair (o meglio, quel che restava visto che era fallita) è stata comprata da Lufthansa una decina di anni fa. Anzi, dirò di più: se Alitalia venisse venduta e “magicamente” ritornasse a fornire servizi di qualità a prezzi competitivi, allora noi consumatori viaggeremo molto volentieri sui loro aerei, non curanti di chi sarà la proprietà.
La verità è che i nostri dirigenti vogliono salvare le loro poltrone (e quelle degli amici). Dell’italianità non frega nulla nemmeno a loro. Quella è solo l’ennesima scusa per scucire soldi a cittadini che di soldi ne han sempre meno…


@Rebel Ekonomist

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giovedì 10 ottobre 2013

La folle condizione sullo spread presente nella manovra correttiva varata dal governo Letta

Saccomanni ha presentato la "manovrina" correttiva pari a 1.6mld per rientrare nel famoso 3% di deficit che l'Italia ha sfiorato.

Erano trapelate notizie nei giorni scorsi anche su un eventuale aumento da subito di 6.5cent sui carburanti (ovvero, nuove accise). Fortunatamente sono state smentite/corrette e a quanto pare l'aumento non ci sarà (che mi leggano?), ma fra le tante assurdità, come vendere patrimonio pubblico non per abbassare lo stock di debito ma per coprire una "perdita temporanea" (che fra l'altro a quanto mi dicono potrebbe essere bocciata), una in particolare mi ha colpito perchè sembra davvero scritta da persone che di economa non capiscono nulla.

Nota di Aggiornamento del DEF del Governo Letta, sulla nota 3 a pagina 2 della tabella I.1 (pagina 10 del documento)


Cito testualmente:
l’attuale scenario ipotizza una graduale chiusura degli spread di rendimento a dieci anni dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi a 200 punti base nel 2014, 150 nel 2015 e 100 nel 2016 e 2017.
Chiunque abbia un minimo di nozioni di economia (e di buon senso) saprebbe il perchè questa condizione sia una stupidata. Per i nostri politici, dato che a quanto pare non ne sono in possesso, la spiegherò.

Lo spread come si intende qui misura la forbice fra il tasso di interesse dei nostri titoli di debito pubblico e quelli tedeschi (BTP-BUND decennali in questo caso). Ciò vuol dire che la suddetta forbice si restringe quando o il rendimento del BTP diminuisce oppure quando quello del BUND aumenta. Ed è qui che casca l'asino: se il BUND aumentasse il suo rendimento (tasso) e i nostri BTP rimanessero stabili (o aumentassero in misura minore), lo spread diminuirebbe, ma il tasso di interesse dei BTP rimarrebbe uguale! In pratica, il risparmio ipotizzato non ci sarebbe! Capite?

Se già è una follia a mio modo di vedere legare un piano di finanza pubblica all'ipotesi di un calo dei tassi di interesse (esso dovrebbe essere preso come un eventuale risparmio extra), legarlo allo spread va estremamente oltre.

Se vi chiedete il perchè l'Italia sia entrata in una crisi più profonda che da altre parti e faccia una tremenda fatica ad uscirne, la risposta è anche in queste piccole cose. Siamo governati da incapaci.

@Rebel Ekonomist

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mercoledì 18 settembre 2013

L'ha fatto Silvio, lo faccio anch'io il mio messaggio agli italiani


ITALIANI!

Italiani di destra: piantatela di votare Forza Italia!!! Basta!!
Italiani di sinistra: non osate votare Epifani, per la carità.

Ricostruite una destra che sia una destra e una sinistra che sia una sinistra. Si può fare!
Anche un centro che non sia quella presa in giro che è Casini.
Non partiti a casaccio.

Italiani tutti: piantatela di guardare Crozza, fatelo andare a vivere sotto i ponti dove uno che non sa far ridere senza imitare Berlusconi da un decennio dovrebbe essere, basta andare a vedere il videomessaggio di Berlusconi, non fa ridere se mettete mi piace ai link con le battute su Silvio, non siete gente "che si interessa" se tutto ciò che fate è preoccuparvi della giunta e delle sentenze.

Piantatela una volta per tutte e svegliatevi, che ora come ora a palazzo Chigi sono pronti ad alzarvi l'IVA per buttarlo in culo a imprese, e famiglie.

SI FAMIGLIE quella cosa che è l'unità fondante dell'economia di un paese e che buttiamo nel cesso pensando a cose come "genitore 1 e genitore 2" per essere all'avanguardia DI UN BEL NIENTE.

Perché giuro, giuro che se vedrò una rinata Forza Italia e nessuna destra vera con un senso, e delle primarie che eleggeranno Epifani, e lo so che succederà proprio così, allora io nella fossa che vi state scavando non ci vorrò più stare e vi manderò una volta per tutte a fare in culo.

Italiani!!!

Articolo di KL

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domenica 15 settembre 2013

Perchè la UE richiama l'Italia? E' tutta una questione di fiducia

"Gli ultimi dati economici sull'Italia non sono buoni, per assicurare il ritorno della ripresa è essenziale la stabilità politica". 
e ancora:
''Il premier Letta e il ministro Saccomanni hanno ribadito più volte l'impegno dell'Italia a rispettare gli obiettivi di bilancio e a mantenere il deficit sotto il 3%, e abbiamo fiducia che il governo rispetti la parola perché è essenziale per il ritorno alla crescita''

Queste le parole di Olli Rehn nei confronti dell'Italia. Due schiaffi che ci riportano alla realtà, anche se con qualche dubbio. 
I punti importanti del suo richiamo: stabilità politica e controllo del deficit sotto il 3%, con la seconda che secondo la UE dipende dalla prima.

Le perplessità nostrane nascono dal fatto che, se per l'Italia il controllo è serrato e non sono ammessi sgarri, per le altre nazioni europee (Spagna e Francia in particolare) la situazione è diversa.

La domanda è: perchè noi dobbiamo rimanere nei parametri e loro invece no? A mio avviso i motivi sono tre:

1) Il debito pubblico di Francia e Spagna è sotto il 100% del PIL, a differenza del nostro che è a circa il 130%
2) I loro governi, a differenza del nostro, sono stabili e soprattutto non sono ricattati da nessuno (vedi Berlusconi)
3) Mi spiace dirlo, ma loro sono più credibili di noi quindi i mercati e UE si fidano a lasciare un margine di deficit maggiore del nostro

Il motivo è tutto qui: la fiducia. Anche per questo che lo spread spagnolo sta andando meglio rispetto al nostro. Noi non abbiamo un governo stabile, serio e in grado, ad oggi, di attuare quelle riforme strutturali necessarie. Fino a quando perderemo tempo a far finta di togliere una tassa meno dannosa di altre e a salvare un pregiudicato, nessuno si fiderà di noi come degli altri...
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martedì 10 settembre 2013

Spread: I Bonos superano i BTP. E la colpa è della classe politica tutta...

Era nell'aria già da settimana scorsa, quando i due titoli di stato erano vicinissimi. Oggi l'evento si è verificato: lo spread fra Bonos spagnoli e BTP italiani prima si è annullato e poi è iniziato a crescere (poco) a favore dei primi.

I mercati, ad oggi, hanno più fiducia nella Spagna rispetto all'Italia. Questo è un fatto che tutti dovrebbero tenere in considerazione.

Alle 10:48 di oggi (10/09/2013) era di circa 2 punti, quindi molto poco, però il messaggio è chiaro: nonostante la più alta disoccupazione e la crisi più gravosa del mercato immobiliare e bancaria spagnola, le riforme, seppur dolorose, di spesa pubblica e lavoro attuate da Rajoy stanno dando i loro frutti rispetto al quasi immobilismo italiano. A tutto ciò dobbiamo aggiungere una stabilità del governo spagnolo che in Italia non abbiamo e soprattutto non avremo in caso di nuove elezioni, visto che la legge elettorale non è ancora stata cambiata (e molto probabilmente non verrà cambiata).

Non dite che non eravate stati avvisati su queste pagine: il tempo perso a far finta di eliminare tasse come l'IMU (la meno inutile fra tutte) e l'immobilismo misto a ricatti causati dalla richiesta di salvataggio di un leader di partito condannato come Silvio Berlusconi è ovvio che avrebbero penalizzato l'Italia.
Dissi anche che un governo PD-M5S che attuasse quelle 4-5 riforme ovvie sarebbe stato migliore rispetto a questo, ma per colpa sia dell'uno che dell'altro non è avvenuto.

Per questi motivi ritengo che la colpa sia della classe politica tutta. Come sempre del resto negli ultimi 25-30 anni...

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lunedì 2 settembre 2013

Grillo, Fiscal Compact, crescita nominale ed ignoranza economica

Era un po' che non parlavo delle teorie di Beppe Grillo qui sul blog, però oggi se ne è uscito con un articolo su crescitta e fiscal compact interessante, sia in positivo che (soprattutto) in negativo.

Nella prima parte dice in sostanza che l'Italia non è fuori dalla crisi in quanto stiamo assistendo solamente ad una minor decrescita (meglio di niente, sia chiaro) e che prima di vedere la vera crescita dovremo aspettare un bel po'...se mai la vedremo aggiungo io. Personalmente sono d'accordo e aggiungo che la maggior fiducia e quel poco di crescita che vedremo è più merito degli altri che nostro.

Quando però parla di Euro, produttività e Fiscal Compact , iniziano i problemi. Sui primi due ho già ampiamente discusso quindi evito di tornare sul tema. Vorrei soffermarmi sul terzo.

Grillo afferma che:

Parlare di crescita in Italia risulta irrealistico. Se allunghiamo l’orizzonte al 2015 il quadro si fa cupo perché la variabile Fiscal Compact entra in gioco. Con il Fiscal Compact l’Italia si impegna dal 2015 a ridurre il suo debito in eccesso del 60% del PIL di un ventesimo all’anno per i successivi venti anni. L’entità dei numeri in questione è colossale, tale da rendere inspiegabile l’assenza del tema Fiscal Compact dal dibattito politico attuale. Con una crescita futura pari a zero (e non negativa come ora) rispettare il Fiscal Compact significa manovre da 50-60 miliardi di euro di riduzione del debito e un avanzo primario di almeno il 4% per il prossimo ventennio, o una riduzione della spesa pubblica del 15% all’anno oppure a nulla di tutto ciò a patto che si cresca al 3.5% di PIL l'anno. Impossibile.


Prima di tutto non è vero che per crescere sia necessario per forza aumentare/non diminuire la spesa pubblica: Germania e Svezia sono due esempi. Una riduzione di spesa, se fatta in modo oculato da eliminare gli sprechi, riducendo al contempo l'abnorme tassazione favorisce la crescita.


Per quanto riguarda il resto, le cose non stanno proprio così: se anno dopo anno si riduce la differenza fra il rapporto debito/PIL e la soglia del 60%, è ovvio che anche 1/20 da tagliare sarà minore, quindi non è vero che saranno necessarie manovre da 50-60 miliardi di euro annui per i prossimi 20 anni.

La stessa cosa vale anche per la crescita! Premettendo di avere un bilancio pubblico in pareggio, con un rapporto debito/pil al 130% (arrotondiamo), vuol dire che alle attuali condizioni per rientrare nei parameti del Fiscal Compact servirebbe una crescita del (3.5% deriva da (130%-60%)/20):

3.5%/130%= 2.7% circa del PIL

Questo 2.7% è crescita NOMINALE! Ciò vuol dire che con un'inflazione del 2% ((con l'aiuto di Draghi nel caso), una misera crescita reale dello 0.7% basterebbe. Se l'inflazione fosse al 3% , potremmo anche non crescere in termini reali!
Basta cambiare i parametri et voilà: più il rapporto scende e meno crescita nominale serve per rientrare nei paramentri.

Sinceramente non so da dove Grillo tiri fuori quel 3.5% di PIL annuo, però è bene ribadire che si tratta sempre di crescita nominale, quindi reale+inflazione.

E' superfluo dire che, se si attuassero quelle riforme strutturali che tutti chiedono unite ad un taglio di spesa-tasse-recupero evasione, crescere e ridurre il debito sarebbe più facile.

Fossi nei collaboratori di Grillo consiglierei lui di studiare un pochino prima di scrivere post sul blog (tanto per, un ragionamento simile è già presente in rete, basta cercare). Di ignoranza economica in Parlamento ne abbiamo avuta fin troppa negli ultimi 20-30 anni...

@Rebel Ekonomist

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mercoledì 28 agosto 2013

Per salvare Berlusconi si sono dimenticati di tutti noi cittadini

10 giorni circa son passati da quando un fulmine ha beccato probabilmente l'antenna di casa mia fulminandomi letteralmente decoder di Sky (entrambi), modem, PS3 e linea telefonica. Risultato: una settimana circa senza internet (avevo ancora qualche mb sul cellulare).

Per scelta ho evitato qualsivoglia telegiornale sulle classiche reti (Rai, Mediaset) anche perchè le esperienze passate son state pessime, quindi ho totalmente staccato la spina dai problemi italiani. Insomma, è pur sempre agosto eh!

Tornato, mi vedo una situazione fin peggio a quella precedente. Non lo credevo possibile, ma questo Paese non smette mai di stupire, in negativo s'intende.

Tralasciando i noiosissimi dibattiti sull'IMU di cui ho già discusso fin troppe volte su queste pagine (riderò quando tutti si accorgeranno che la sua eliminazione non influirà sul bilancio familiare, anzi, le tasse che serviranno per copririlo saranno molto più pesanti), ciò che mi sconvolge davvero è il tema che occupa le prime pagine di tutti i giornali, telegiornali e gli ordini del giorno del dibattito politico/parlamentare. Ancor più della Siria a quanto pare.

Si tratta della condanna di Silvio Berlusconi. Il Parlamento e il Governo italiano sono bloccati da un condannato, primo responsabile della crisi odierna di cui tutti noi siamo vittima (ma non loro). Addirittura il Governo rischia di cadere se non farà qualche cosa per modificare l'esito e le conseguenze della condanna.
Personalmente trovo questa cosa vergognosa e ancor più vergognoso trovo che ci siano milioni di cittadini che sostengono anche attivamente la difesa del loro leader condannato, dimenticandosi di tutto il resto e mettendo in secondo piano anche i loro di problemi.

Sembra quasi si siano dimenticati di tutti voi, cari cittadini che li avete votati e faticate ad arrivare alla fine del mese. E il conto lo pagheremo tutti noi, come sempre.


Alle prossime elezioni, forse non troppo lontane a quanto pare, ricordatevelo.

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