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venerdì 3 luglio 2015

Perchè il Referendum della Grecia non piace ai No Euro?

Uscire dall'Euro: molti opinionisti ed economisti (o pseudo tali, perchè oramai va di moda definire chiunque parli di economia un "economista") ritengono che l'unico modo possibile per far uscire dalla crisi Italia e Grecia è quello di uscire dall'Euro per riadottare una moneta nazionale (Lira/ Dracma), stampare e svalutare. Così e solo così l'economia nazionale si riprenderà.

Non voglio in questo articolo discutere ciò (già stato fatto), piuttosto faccio solo notare la dichiarata antipatia dei No Euro (Borghi in particolare, anche ieri a La7) verso i referendum, sia quello proposto da Grillo e M5S, sia soprattutto quello greco che si avrà fra pochissimi giorni.

"Non si esce dall'Euro col referendum. Non si esce dall'Euro col referendum" (Claudio Borghi, a In Onda, La7, min 13:38)

Il motivo è che, come sta avvenendo in Grecia, la corsa agli sportelli e la fuga dei risparmi degli stessi cittadini sarebbe rapida e mortale per le banche e per il Paese stesso. I cittadini, per difendere i propri soldi da una futura svalutazione, svuoterebbero i conti correnti (ma non solo) per spostarli da altre parti e in altra valuta (Euro in primis, ma anche Dollaro ad esempio), in modo da tutelarsi!

Ciò che indirettamente i No Euro stanno dicendo è di VIETARE ai cittadini di tutelare i risparmi di una vita! Questa è la realtà! Facendo tutto di nascosto (come sia possibile, non si sa), chiudendo per giorni borse e banche, renderebbero i risparmi delle persone prigionieri della svalutazione! Chi accetterebbe ciò? Nessuno!

Per questo motivo sono contrari ai referendum, per questo motivo vogliono far tutto di nascosto. A spese dei cittadini ovviamente.

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lunedì 6 gennaio 2014

Le incoerenze dei sette punti per l'Europa del M5S

Le elezioni europee sono alle porte e per il Movimento 5 Stelle sarà la prova del nove: confermeranno/miglioreranno il risultato dello scorso febbraio (ottimo), oppure continueranno con i brutti risultati delle ultime tornate elettorali in giro per l'Italia?

I grillini si presentano con un programma di 7 punti citato anche nell'ultimo V3Day dello scorso dicembre che gira sulle varie pagine del M5S e vicine ad esso:

L'intento è di rivedere la posizione dell'Italia in UE e direi dell'influenza dell'UE sulle vicende italiane. Non starò qui a commentare punto per punto ora (lo farò in un altro articolo, ma chi mi segue avrà già un'idea di cosa pensa il sottoscritto), piuttosto vorrei sottolineare le palesi incoerenze presenti in questo chiamiamolo manifesto (visto che il termine è di moda ultimamente).

Al punto 1 si chiede un "Referedum per la permanenza nell'euro", mentre al punto 4 si propone l'"Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune". Siccome Grillo più volte ha proposto i "due euro, uno per il Nord e uno per il Sud", i due punti sono in contrasto: se si votasse per la permanenza, la politica comune, almeno quella monetaria, sarebbe impossibile.
A mio avviso poi è in contrasto anche con il punto 3: uscendo dall'euro, perchè mai dovrebbero votare per l'adozione degli Eurobond, comprendendo l'Italia? Essi sarebbero infatti quotati in euro, ma se non non siamo nell'euro come si fa? Tra l'altro, avere un debito denominato in euro, seppur in comune, è un grosso problema se adotassimo un euro 2 più debole o un ritorno alla Lira...

Il punto 4,5 e 7 sono in contraddizione con il punto 2, o meglio: abolendo il Fiscal Compact, tutti gli obblighi che verrebbero eliminati dai punti sarebbero già stati eliminati dall'abolizione dello stesso Fiscal Compact (ok, il 3% è fissato prima dai parametri di Maastricht nel 1992 e poi dal Patto di Stabilità e Crescita del 1997, ma non se lo è mai filato nessuno prima della crisi) e come spiegato già prima, non ci può essere un'alleanza mediterranea senza uscire dall'Euro e dal patto.

Il punto 6 poi è in contrasto con il punto 4, visto che se si deve adottare una politica comune con altri Paesi, questi ultimi di sicuro non vorranno finanziare o adottare politiche che vadano a favorire i prodotti locali di uno di loro, danneggiando come conseguenza i propri. Ricordo che Grillo proponeva i dazi facendo l'esempio dell'olio di oliva esportato e importato da Italia e Spagna. Ecco, dovrebbe spiegarmi in che modo vorrebbe adottare una politica comune con i Paesi del Sud, quando la Spagna è una diretta "concorrente" nella produzione di tale bene, se poi vuole tutelare il made in italy mettendo dazi.

Già senza entrare nello specifico dei vari punti, il manifesto del M5S per l'Europa mi pare molto confuso ed incoerente. Ma per chi segue il comico in maniera obiettiva, non è per nulla una sorpresa.

...Mi ricorda molto un altro politico...

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sabato 30 novembre 2013

L'Italia è il Paese più ricco del G7 ma l'Europa non ne tiene conto? Per fortuna!

Navigando sul web mi sono imbattuto in un articolo pubblicato su un blog del Sole24Ore tenuto da tal Vito Lops (che, e me ne scuso, non so chi sia) che parla della ricchezza delle famiglie italiane lamentando del fatto che l'Europa non tenga conto di questa variabile che, numeri alla mano, ci vede al primo posto come mostrato dalla tabella con i dati OCSE:

Il post, dopo aver analizzato la tabella, conclude con il seguente paragrafo:

A questo punto, la domanda è: come mai nei parametri di Maastricht e successivi non si tiene conto di queste ponderazioni? Ci si sofferma solo su un lato della medaglia (deficit, debito) e non si analizza in profondità il corrisponde attivo (come farebbe un qualsiasi ragioniere nella logica della partita doppia)?
Messa così, la domanda può essere legittima: perchè non tenere conto anche della ricchezza dei privati cittadini nei parametri di Masstricht? Essendo noi posizionati bene, ne usciremmo con un'immagine meno negativa di quella che abbiamo e magari non saremmo costretti a fare così tanti sacrifici.

Le cose non stanno così, e per fortuna dico io!
Perchè mai l'Europa dovrebbe tener conto della ricchezza PRIVATA di cittadini e famiglie nella sostenibilità del debito PUBBLICO? Un vincolo di quel genere renderebbe un Paese, in cui i privati risparmiano e/o finanziano con i soldi guadagnati con fatica, libero di indebitarsi fino al collo "tanto nel caso preleviamo, anzi, rubiamo dai risparmi dei nostri cittadini". Perchè questo è.

I cittadini, oltre alle elevatissime tasse che già pagano, andrebbero a finanziare gli sprechi statali con i loro risparmi. Non mi voglio ripetere, ma ho già parlato di che tipo di patrimoniale servirebbe a diminuire il debito e quali saranno le conseguenze concludendo che non fosse davvero il caso di scegliere questra strada.

L'autore poi ha scritto "e non si analizza in profondità il corrisponde attivo (come farebbe un qualsiasi ragioniere nella logica della partita doppia)?". Caro mio, un qualsiasi ragioniere nella logica della partita doppia considererebbe le attività del soggetto indebitato, quindi dello Stato...e non dei suoi cittadini.

Nel suo ragionamento, è come se per un'impresa si tenesse conto non solo delle attività patrimoniali sue ma anche di quelle dei suoi dipendenti. E non mi pare sia così. Per fortuna.

@RebelEkonomist
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sabato 17 novembre 2012

La verità è che Monti sta facendo l'opposto di ciò che chiede l'Europa

 E Draghi lo ha indirettamente ribadito giovedì 15 novembre alla Bocconi.

Monti l'esecutore dell'Europa. Monti il mandante dei poteri forti ed oscuri che governano l'Europa. Monti il braccio di BCE e Germania. Insomma, se le tasse aumentano e i privilegi rimangono, la colpa è dell'Europa. Ma sicuri che sia proprio così?
Andando a rileggere la lettera che la BCE scritto un anno fa, è scritto chiaramente ciò che l'Europa ritiene giusto e consiglia di fare al governo italiano per far uscire dalla crisi del debito il Paese rilanciando nel contempo la crescita, bloccata da 10 anni e più. Cito:
"Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro."
 A ciò aggiungiamo le parole che più volte Mario Draghi va dicendo e che anche alla Bocconi ha ripetuto:
"L’evidenza prevalente degli studi economici indica che i programmi di risanamento dei conti pubblici devono essere centrati su riduzioni della spesa e non su aumenti delle tasse" [...] necessità di perseguire un consolidamento fiscale ideale, quello che taglia deficit e debito pubblico con le minori conseguenze negative sulla crescita economica"

Il Governo Monti ha fatto ciò che BCE ed Europa hanno consigliato? No! Anzi, hanno fatto proprio l'opposto, rinunciando alle liberalizzazioni, tagliando di poco o nulla la spesa, eccezion fatta per le pensioni, (ma quello era obbligatorio farlo pena davvero la mancanza delle stesse per le generazioni future...ringraziamo tutti i politici che ci hanno governato negli ultimi anni per questo) e mancando gran parte di quelle riforme strutturali tanto decantate quanto ignorate alla prova dei fatti.

Dov'è, quindi, che Monti sta svolgendo i compiti della BCE? Certamente, il risultato finale (mettere in ordine i conti) sembra per ora centrato ma il percorso è totalmente diverso. E' un po' come quando a scuola si svolge un'espressione e il risultato è giusto, ma perchè gli errori si sono compensati tra di loro. Se quella è uscita e noi pensiamo di aver fatto bene con il metodo che abbiamo usato, nel compito in classe prenderemo 2.

Qui è la stessa cosa: la prima fase è passata. Se però si continuerà di questo passo, la crescita non riprenderà più (anzi, si decrescerà), il rapporto debito PIL salirà e dovremo riaffrontare il tutto, ma più poveri, molto più poveri rispetto all'ultima volta.

domenica 30 settembre 2012

Le conseguenze dell'uscita dall'Euro della Germania e il secondo fine di Berlusconi

Berlusconi pochi giorni fa ha auspicato un'uscita dall'Euro della Germania. Quale potrebbe essere lo scenario se ciò accadesse? Vi è un ipotetico secondo fine dello stesso Berlusconi?

Quando si governa per 8 anni su 10 un paese al collasso, il miglior modo di giustificare il proprio (vergognoso) operato è quello di dare la colpa agli altri. Prima erano i comunisti, ora l'Euro e la Germania (ma di questo ho già parlato). Dopo aver ammesso che uscire dalla moneta unica sarebbe molto difficile per l'Italia, l'ex Premier ha dichiarato che invece se fosse la Germania ad uscire (ritornando al Marco) non sarebbe un dramma.
Due domande sorgono spontanee: quali sarebbero le conseguenze economiche di un'uscita della Germania dalla moneta unica e se vi sono, da parte di Berlusconi, fini "politici personali" in ciò. Ovviamente una risposta sicura al 100% non esiste, ma si può provare ad immaginare uno scenario

Partiamo dalla prima. Il ritorno al Marco da parte della Germania avrebbe come conseguenza una svalutazione nel giro di poco tempo della moneta unica e un apprezzamento della (vecchia) nuova. Dal punto di vista della politica monetaria, cadrebbe la grande opposizione tedesca sulle richieste dei paesi deboli all'operato della BCE (tradotto: acquistare titoli di stato e stampare moneta su moneta, in stile FED), il che svaluterebbe ancora di più l'Euro. In pratica si potrebbe giungere ad uno scenario simile al ritorno alla Lira: non c'è il vecchio conio, ma le politiche monetarie sarebbero le stesse. Questo a patto che la BCE rinneghi i motivi per cui è nata: contenimento dell'inflazione e mantenimento del potere d'acquisto.

Sugli effetti di una svalutazione vi rimando all'articolo che ho scritto sul ritorno alla Lira al quale aggiungo che, come si sta verificando dopo l'annuncio del QE3 da parte della FED, gli altri paesi non stanno più a guardare (Brasile in primis): il rischio è che le nazioni "concorrenti" optino anch'esse per una svalutazione della propria moneta, il che ha l'effetto di annullare i (pochi) benefici, ma non i (molti) aspetti negativi.

Un'altra conseguenza riguarda il futuro degli altri paesi "nordici" con i conti un po' più a posto come Paesi Bassi, Finlandia, Belgio etc: onestamente non credo che accetterebbero di (de facto) tassarsi al fine di pagare gli sprechi dei loro cugini del Sud, Italia compresa. Nel giro di poco quindi, anche loro potrebbero seguire l'esempio dei tedeschi ed uscire dall'Euro. A quel punto A) non ci sarebbe nessun paese "sano" a garantire la moneta unica, B) avrebbe ancora senso la BCE? C) che fine faranno gli stati del Sud con i loro debiti?

Veniamo ora alla seconda domanda (che completa comunque la prima): Berlusconi in tutto ciò cosa ci guadagna? La risposta è semplice: se la BCE agisse come la vecchia Banca D'Italia, lui potrebbe continuare con le sue politiche di spesa pubblica inutile, senza riformare il paese e continuando a mantenere i privilegi suoi e dei suoi parenti/amici.
Certamente ciò non durerà molto: l'effetto positivo della svalutazione vale solo per il breve periodo e senza le riforme strutturali necessarie in poco tempo ci ritroveremo nella stessa condizione, se non peggio (proprio ciò che sta accadendo all'Argentina).

Se vogliamo vedere la luce alla fine del tunnel e recuperare altra credibilità internazionale, il primo passo è di liberarci (politicamente s'intende) di personaggi come Silvio Berlusconi.

domenica 29 luglio 2012

Draghi e Merkel aprono agli aiuti, ma potevano farlo prima?

Dopo la reazione dei mercati alle parole di Draghi, "Pronto a tutto per difendere l'Euro", è chiaro come la BCE è l'ago della bilancia del futuro di Spagna, Italia e dell'Europa tutta. Angela Merkel è ora più disponibile agli aiuti. Ma non potevano sbrigarsi prima?


Sentire Angela Merkel parlare in questi termini, "Faremo tutto il possibile per salvare l'Euro", appoggiando le parole di Draghi di pochi giorni fa, fa supporre un imminente e deciso aiuto da parte della BCE (magari acquistando una quantità notevole di titoli di stato) che poco tempo fa sembrava un'ipotesi remota. Una scelta che, se davvero diverrà realtà, non farà piacere alla Bundesbank.

Qualcuno potrebbe però chiedersi: ma perchè hanno aspettato tanto? Non era meglio intervenire subito? La risposta è, dal mio punto di vista, no.

La ragione l'ho già spiegata qualche mese fa, quando ci fu l'iniezione di liquidità da parte della stessa BCE? Cosa successe? Lo spread scese, ma le riforme (liberalizzazioni e lavoro) vennero bloccate un po' da tutto il parlamento e dalla reazione delle stesse caste coinvolte! In sintesi, si verificò il famoso Moral Hazard (ndr Azzardo Morale).

Le cose ora sono un po' diverse: Spagna, Francia  e Grecia procedono spedite verso il Fiscal Compact, noi forse un po' a rilento e a mio modo di vedere non nel miglior modo, ma ci stiamo arrivando.

I paesi stanno facendo i loro compiti quindi ora è giusto dare loro questo aiuto. Sia ben chiaro che, se davvero ci sarà, poi non si potrà più fare i furbi "Italian and Greek Style" per capirci, perchè saremo più controllati e nel caso sanzionati.
La politica "carota e bastone" adottata fino ad ora dalla BCE non mi è dispiaciuta: il bastone è stato usato e i suoi frutti gli ha dati, ora è il momento della carota.

Per concludere, considerazione sull'Italia: le future elezioni saranno un bel banco di prova per vedere se i cittadini italiani hanno imparato la lezione. Dimostriamo di aver studiato e di meritare la fiducia.

martedì 12 giugno 2012

Stereotipi Europei

Tedeschi i più lavoratori, greci i più scansafatiche (assieme agli italiani). Noi i più corrotti.

Curioso articolo quello apparso sul blog "Graphic detail" dell'Economist in cui vengono riportare le opinioni di 8 paesi dell'UE (Britain, France, Germany, Czech Republic, Greece, Italy, Poland e Spain) su chi fosse il più lavoratore, chi il più "scansafatiche", chi il più corrotto e chi il meno corrotto. Il risultato lo trovate nella tabella a fianco.

Come prevedibile, i tedeschi sono quelli che ne escono meglio, mentre il non ambito trono dei peggiori ce lo giochiamo noi e i greci.

Prima di dare tutta la colpa all'Euro, forse sarebbe il caso di porsi qualche domanda chiedendosi (ad esempio) il perchè della nostra pessima reputazioni all'estero e (sempre ad esempio) se i nostri problemi non siano una conseguenza delle cause per le quali siamo così mal visti.


sabato 14 gennaio 2012

Taglio rating Standard & Poor's: colpa di Monti?



Il rating dell'Italia potrebbe essere abbassato ancora se il nuovo governo non riuscirà a portare avanti riforme strutturali «a causa dell'azione di gruppi di interesse o se il mandato del nuovo governo terminerà prima del dovuto».

Il rating italiano potrebbe invece stabilizzarsi «se le riforme strutturali verranno applicate appieno portando l'Italia a un livello di crescita più elevato o se verranno varate altre misure - come privatizzazioni significative - così da ridurre il debito in modo significativo». Non mancano però gli apprezzamenti per la svolta al governo: «L'indebolimento del quadro politico europeo viene in qualche modo compensato dalla più forte capacità dell'Italia di formulare e applicare politiche anticrisi» afferma Standard & Poor's, che si aspetta «misure di largo respiro a favore della crescita varate nel primo semestre del 2012».

Mi sembra chiaro che la colpa non sia poi tanto di Monti e il rischio di un ulteriore declassamento sia in mano più che altro al peggior Parlamento della storia della Repubblica (che dovrà votare i decreti) e a parti sociali e gruppi di interesse (che ancor più miopi fanno di tutto per mantenere i loro privilegi anche in una situazione di crisi come questa).


Per il resto l'Italia paga una situazione di tutta l'Europa poco chiara (i numerosi meeting deludenti dal punto di vista dei risultati sono la prova).

A Monti rimprovero il fatto di aver tagliato troppa poca spesa pubblica (anche semplici tagli) preferendo la strada delle maggiori entrate e la marcia indietro fatta un mesetto fa sulle prime liberalizzazioni. Vedremo ora con queste nuove annunciate se andrà dritto per la propria strada (come DEVE fare, sbattendosene di tassisti, avvocati, notai, farmacisti etc etc) oppure frenerà di nuovo.

Aspetto poi una riforma del mercato del lavoro, obbligatoria visti i risultati di questo che abbiamo ora.

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