Vi ricordare quella iniziativa che tempo fa girava sui socials sulle pagine animaliste per chiedere all'UE di fermare la vivisezione (o meglio, la sperimentazione animale...che loro erroneamente chiamano vivisezione)?
Oggi è arrivata la risposta:
"The European Commission Wednesday rejected the 'Stop Vivisection'
citizens' initiative that sought to have an EU law governing the
protection of animals used for scientific purposes repealed. The
commission said that "some animal studies are still needed to advance
research and to safeguard human, animal and environmental health"
In pratica, la Commissione Europea ha bocciato l'iniziativa dei cittadini, "Stop Vivisection", in quanto "alcuni studi animali sono ancora necessari per la ricerca avanzata e per la salvaguardia della salute umana, animale e ambientale".
Quando vi chiedete a cosa serva la UE (e le sue varie strutture), ecco...servono anche a tutelare la ricerca scientifica.
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mercoledì 3 giugno 2015
venerdì 2 gennaio 2015
Sindacati, basta difendere i fannulloni
Il caso di assenteismo dei vigili di Roma la notte di Capodanno è solo l'ultimo di una lunga, lunghissima lista di casi in cui dipendenti (per lo più nel settore pubblico) non è che siano proprio un buon esempio di lavoratore stacanovista.
Certo è che se l'83.5% non si presenta sul posto del lavoro, dandosi malato, guarda caso la notte di Capodanno (mica un mercoledì piovoso a caso di Ottobre...tanto per dire) è ovvio che ne segua un dibattito. Mettiamoci poi la politica di mezzo e i risultati li avete davanti agli occhi: socials, forum etc pieni di gente che discute dell'argomento, che chiede la "testa" dei vigili, dell'amministrazione, di Marino etc.
L'aspetto però più vergognoso della vicenda viene dai sindacati, uno in particolare. La UIL infatti ha annunciato la volontà di organizzare uno sciopero a favore proprio dei vigili:
"Ci sarà un crescendo di proteste - afferma Francesco Croce della Uil - tra assemblee generali e denunce pubbliche, che arriverà al primo sciopero di categoria della storia di Roma. Tutti i sindacati scenderanno in piazza insieme".
Non c'è limite alla vergogna, per davvero. E ancora vi stupite se i sindacati non è che stiano molto simpatici al sottoscritto.
Fortunatamente la CIGL per ora pare si sia defilata e abbia dato sostegno ai vigili che invece hanno lavorato.
Ecco, è bene che i sindacalisti sappiano una cosa che dovrebbe essere chiara ed ovvia ma che, evidentemente, per lor signori così tanto chiara ed ovvia non lo è: difendere il lavoratore fannullone (che ruba soldi allo Stato) equivale a danneggiare chi svolge il proprio lavoro, non una ma due volte! La prima perchè equivale difendere il salario del fannullone, uguale a quello dello stacanovista, nonostante la sua produttività sia molto minore; la seconda, perchè lo stacanovista dovrà lavorare il doppio, se no di più, in quanto dovrà svolgere anche il lavoro del fannullone.
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Certo è che se l'83.5% non si presenta sul posto del lavoro, dandosi malato, guarda caso la notte di Capodanno (mica un mercoledì piovoso a caso di Ottobre...tanto per dire) è ovvio che ne segua un dibattito. Mettiamoci poi la politica di mezzo e i risultati li avete davanti agli occhi: socials, forum etc pieni di gente che discute dell'argomento, che chiede la "testa" dei vigili, dell'amministrazione, di Marino etc.
L'aspetto però più vergognoso della vicenda viene dai sindacati, uno in particolare. La UIL infatti ha annunciato la volontà di organizzare uno sciopero a favore proprio dei vigili:
"Ci sarà un crescendo di proteste - afferma Francesco Croce della Uil - tra assemblee generali e denunce pubbliche, che arriverà al primo sciopero di categoria della storia di Roma. Tutti i sindacati scenderanno in piazza insieme".
Non c'è limite alla vergogna, per davvero. E ancora vi stupite se i sindacati non è che stiano molto simpatici al sottoscritto.
Fortunatamente la CIGL per ora pare si sia defilata e abbia dato sostegno ai vigili che invece hanno lavorato.
Ecco, è bene che i sindacalisti sappiano una cosa che dovrebbe essere chiara ed ovvia ma che, evidentemente, per lor signori così tanto chiara ed ovvia non lo è: difendere il lavoratore fannullone (che ruba soldi allo Stato) equivale a danneggiare chi svolge il proprio lavoro, non una ma due volte! La prima perchè equivale difendere il salario del fannullone, uguale a quello dello stacanovista, nonostante la sua produttività sia molto minore; la seconda, perchè lo stacanovista dovrà lavorare il doppio, se no di più, in quanto dovrà svolgere anche il lavoro del fannullone.
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martedì 4 marzo 2014
Ma allora lo meritiamo tutto, il default
Gli ascolti tv di ieri sera, 3 marzo 2014 (fonte):
cito:
Chi mi segue su Facebook o Twitter conosce già il mio pensiero. Per tutti gli altri:
"Su Sky c'era World War Z, su Iris (mi pare) Apollo 13. Se te hai guardato il #GF13, non solo dovrebbero toglierti il diritto di voto, ma dovrebbero pure castrarti così da non creare altri idioti. Ce ne sono già fin troppi a questo mondo
ps: ah, poi su Fox c'era pure The Walking Dead..."
Spero solo che sia un'eccezione data dalla curiosità dell'evento, ma se così non fosse, in questo caso ce lo meritiamo tutto, il default.
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cito:
La prima puntata del Grande Fratello 13 ha registrato 5.440.000 telespettatori, per uno share del 24,64%.5 milioni e mezzo di persone hanno guardato il GF13, quando in tv (ad esempio), c'era Apollo 13 (su Iris), World War Z (su Sky), The walking Dead (su Fox) per non parlare di qualunque altra attività che uno poteva svolgere (anche solo guardarsi film in dvd, streaming etc)??? Stiamo scherzando?
Chi mi segue su Facebook o Twitter conosce già il mio pensiero. Per tutti gli altri:
"Su Sky c'era World War Z, su Iris (mi pare) Apollo 13. Se te hai guardato il #GF13, non solo dovrebbero toglierti il diritto di voto, ma dovrebbero pure castrarti così da non creare altri idioti. Ce ne sono già fin troppi a questo mondo
ps: ah, poi su Fox c'era pure The Walking Dead..."
Spero solo che sia un'eccezione data dalla curiosità dell'evento, ma se così non fosse, in questo caso ce lo meritiamo tutto, il default.
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venerdì 13 dicembre 2013
De la lettura, librerie, Amazon, detrazioni fiscali e vaccate all'italiana
Puntata uno: arriva Amazon con sconti del 30% sui libri. La gente timidamente ricomincia a leggerne qualcuno.
Puntata due: il parlamento approva una legge ad aziendam che vieta gli sconti superiori al 15%, perchè sennò uno la gente legge troppo e due le costosissime librerie di quartiere che non hanno mai un ca**o chiudono.
Puntata tre: la gente torna a guardare la tv e molla i libri, e col ca**o che torna nelle sfornitissime e costosissime librerie di quartiere, che uno già non ci andava prima, due non è chiaro perchè dovrebbero andarci solo perchè per legge hanno fatto alzare i prezzi ad Amazon.
Puntata quattro: le detrazioni fiscali per chi compra libri ''per aiutare la lettura e le librerie".
Poi venite pure a dire che l'italia è sull'orlo del baratro per colpa dei tedeschi. Per favore venitemelo a dire in faccia, rimanendo seri. (Niccolò Cavagnola)
venerdì 6 dicembre 2013
Le 10 citazioni più belle di Nelson Mandela
L'istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l'istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione
Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso.
Ho lottato contro il dominio bianco e contro il dominio nero.
Ho coltivato l'ideale di una società libera e democratica nella quale tutti possano vivere uniti in armonia, con uguali possibilità.Questo è un ideale per il quale spero di vivere...
L'educazione è l'arma più potente che può cambiare il mondo.Non c'è nessuna strada facile per la libertà.Quando a un uomo è negato il diritto di vivere la vita in cui crede, questi non ha altra scelta che diventare un fuorilegge.Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la capacità di vincerla.Quando la proverbiale mancanza di elasticità del burocrate si combina con la meschinità del razzismo il risultato può fare vacillare la mente.Sapevo che l'oppressore era schiavo quanto l'oppresso, perché chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell'odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L'oppressore e l'oppresso sono entrambi derubati della loro umanità.
Si dice che non si conosce veramente una nazione finché non si sia stati nelle sue galere. Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i cittadini più umili.
RIP Nelson Mandela
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mercoledì 27 novembre 2013
AMT di Genova e trasporto pubblico in Italia: i problemi reali e una possibile soluzione
Qualche lettore mi ha chiesto un parere sulla questione AMT di Genova e relativo sciopero dei lavoratori di settimana scorsa alla quale han preso parte sindacati oltre a Beppe Grillo (che ricordo, è di Genova).
Molto onestamente, della situazione specifica a Genova non ne so molto, ma da quanto riportato dal Sole24Ore, mi pare uguale alla media italiana.Se andiamo a vedere i dati, abbiamo che:
Ciò rispecchia la situazione generale del trasporto pubblico italiano (nota da tempo), ultra sussidiato e con i conti perennemente in rosso (compresa l'AMT di Genova, 35 milioni di perdite dal 2005 al 2012...ed è una di quelle messe meglio, fate voi). Alla fine, a pagare è sempre il comune, quindi i cittadini con le proprie tasse.
Come segnalato da Linkiesta infatti, il grafico che mette a confronto l'Italia con altri paesi UE e la media UE stessa è impietoso:
Dal primo grafico potrebbe sembrare che i costi non siano un grosso problema, in quanto bene o male in linea con gli altri Paesi europei simili a noi (solo la Gran Bretagna fa decisamente meglio di tutti). Dal punto di vista della performance però, l'Italia è decisamente la peggiore: senza grossi sussidi, nettamente più elevati dei ricavi, il sistema trasporto pubblico non potrebbe rimanere vivo. Solo la Francia ha più sussidi che entrate, ma in misura minore della nostra.
Il nostro grosso problema (e da qui deriva anche il problema costi) è la scarsa produttività: load factor basso (solo la Germania fa peggio) così come i km per addetto delle vetture (nessuno peggio di noi).
Vi sono quindi numerosi problemi da risolvere: cercare di diminuire i costi, aumentare produttività, efficienza e nel medio-lungo periodo anche l'offerta.
Dal punto di vista del management, svolgere dei concorsi aperti, pubblici e trasparenti dal quale selezionare in modo meritocratico (e non in base a parentele/amicizie/simpatie) i candidati che potranno così attuare le azioni necessarie (con la collaborazione dello Stato, perchè in questo campo il pubblico è agente "attivo").
Fatto ciò, i dirigenti dovranno impegnarsi nel cercare di mantenere un livello di ricavi tali che i sussidi pubblici non vadano a superare una certa soglia in % dei ricavi stessi (ad esesmpio, partendo dall'80% e cercare man mano di diminuire fino a minimizzarli).
La privatizzazione potrebbe essere una soluzione, se fatta bene e in maniera da favorire la concorrenza. Ricordo però che non sempre i privati sono garanzia di qualità, chiedere delle ferrovie inglesi per ulteriori chiarimenti...
@RebelEkonomist
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Molto onestamente, della situazione specifica a Genova non ne so molto, ma da quanto riportato dal Sole24Ore, mi pare uguale alla media italiana.Se andiamo a vedere i dati, abbiamo che:
I 2.400 dipendenti di Amt sono costati, nel 2012, 109 milioni di euro e 116 milioni di euro l'anno prima. Da solo il costo per stipendi e salari vale quasi 2 volte i ricavi dalla vendita dei biglietti che portano in cassa circa 60 milioni di euro l'anno. Il resto del bilancio è fatto dai sussidi pubblici. Il solo contributo per il servizio reso è di 72 milioni; altri 40 milioni sono coperture per il contratto e contributi tariffari. Su un fatturato che sfiora i 190 milioni di euro la vendita di biglietti (i ricavi da mercato) vale poco meno del 30%, tutto il resto è fatto da sussidi
Ciò rispecchia la situazione generale del trasporto pubblico italiano (nota da tempo), ultra sussidiato e con i conti perennemente in rosso (compresa l'AMT di Genova, 35 milioni di perdite dal 2005 al 2012...ed è una di quelle messe meglio, fate voi). Alla fine, a pagare è sempre il comune, quindi i cittadini con le proprie tasse.
Come segnalato da Linkiesta infatti, il grafico che mette a confronto l'Italia con altri paesi UE e la media UE stessa è impietoso:
Dal primo grafico potrebbe sembrare che i costi non siano un grosso problema, in quanto bene o male in linea con gli altri Paesi europei simili a noi (solo la Gran Bretagna fa decisamente meglio di tutti). Dal punto di vista della performance però, l'Italia è decisamente la peggiore: senza grossi sussidi, nettamente più elevati dei ricavi, il sistema trasporto pubblico non potrebbe rimanere vivo. Solo la Francia ha più sussidi che entrate, ma in misura minore della nostra.
Il nostro grosso problema (e da qui deriva anche il problema costi) è la scarsa produttività: load factor basso (solo la Germania fa peggio) così come i km per addetto delle vetture (nessuno peggio di noi).
Vi sono quindi numerosi problemi da risolvere: cercare di diminuire i costi, aumentare produttività, efficienza e nel medio-lungo periodo anche l'offerta.
Dal punto di vista del management, svolgere dei concorsi aperti, pubblici e trasparenti dal quale selezionare in modo meritocratico (e non in base a parentele/amicizie/simpatie) i candidati che potranno così attuare le azioni necessarie (con la collaborazione dello Stato, perchè in questo campo il pubblico è agente "attivo").
Fatto ciò, i dirigenti dovranno impegnarsi nel cercare di mantenere un livello di ricavi tali che i sussidi pubblici non vadano a superare una certa soglia in % dei ricavi stessi (ad esesmpio, partendo dall'80% e cercare man mano di diminuire fino a minimizzarli).
La privatizzazione potrebbe essere una soluzione, se fatta bene e in maniera da favorire la concorrenza. Ricordo però che non sempre i privati sono garanzia di qualità, chiedere delle ferrovie inglesi per ulteriori chiarimenti...
@RebelEkonomist
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sabato 19 ottobre 2013
La bufala del prelievo forzoso del 10% dai conti correnti voluto dal FMI ed una considerazione economica
In questi ultimi giorni una notizia drammatica sta circolando in rete: il Fondo Monetario Internazionale sarebbe pronto a prelevare il 10% dalla ricchezza dei cittadini europei per abbassare lo stock di debito pubblico delle varie nazioni. In pratica, sarebbe un'operazione simile a quella già attuata da Amato una ventina di anni fa in Italia, ma ad una percentuale molto più significativa.
Notizia condivisa sui social e ripresa anche da testate importanti come Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano (ma nn solo, anche molte testate estere) e blog conosciuti come quello di Beppe Grillo (in prima fila, ovviamente) che hanno letto queste righe riportate nell'immagine:
Ecco, già il fatto che venga ripreso da Grillo (che notoriamente è incline a credere ai complotti sopratutto di BCE/FMI/UE e di assurdità economiche ne dice una a settimana oramai) dovrebbe iniziare a far pensare: forse le cose non stanno proprio in questi termini.
Tutti gli articoli riportano la proposta del prelievo forzoso "temporaneo" del 10% della nostra ricchezza sui conti correnti perchè sarebbe scritta nel paper "Fiscal Monitor" redatto proprio dall'istituto guidato da Christine Lagarde. Il motivo sarebbero gli scarsi risultati ottenuti in Europa (Grecia in particolare) dalle politiche adottate fino ad ora. I soldi dei cittadini in pratica taglierebbero la testa al toro, evitando una Grecia 2.0.
Ma è così? Ovviamente no! Il Fondo Monetario Internazionale ha dovuto (pazzesco) pubblicare una nota in cui spiegava chiaramente di non aver raccomandato una patrimoniale sulle famiglie, ma solamente ipotizzato con una stima quanti soldi servirebbero per riportare il livello del debito pubblico al 2007 (pre crisi insomma).
Basterebbe leggere le righe nell'immagine per capire che lo stesso FMI reputa questa ipotesi fallace in quanto
A) Dovrebbe essere fatta di sorpresa, sennò ovviamente i cittadini andrebbero a prelevare tutti i propri risparmi sui conti correnti/occultare capitali e ricchezze, provocando una crisi epocale
B) I cittadini dovrebbero accettare la cosa come unica ed irripetibile, ovvero come un evento straordinario, sennò non depositerebbero più alcun euro in banca
C) L'evidenza empirica dimostra che con questi prelievi la riduzione del debito è stata, alla fine, fallace (direi che l'Italia ne è l'esempio principe)
Il 10% lo troviamo scritto alla fine come ammontare che servirebbe nel caso si voglia attuare questa patrimoniale, che però si è appena dimostrata inutile.
A parte che l'ipotesi è di una patrimoniale sulla ricchezza netta e non solo dai conti correnti, quindi ad esempio anche le case rientrano nella patrimoniale.
Se voi avete uan casa di proprietà del valore di 200mila euro, dovreste pagarne 20 mila. Ovviamente ciò andrebbe a distruggere il bilancio familiare. La proposta quindi non è per nulla applicabile a livello pratico.
Fra l'altro, il FMI non ha alcun potere di fare una manovra del genere, quindi anche volendo, non potrebbe.
Tutto questo però non è stato del tutto inutile: abbiamo un'ulteriore conferma di come le proposte di patrimoniali assurde da parte di alcuni partiti politici tanto sbandierate durante la campagna elettorale sono solamente balle, e pure molto dannose.
Nulla di nuovo per chi legge queste pagine.
@Rebel Ekonomist
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Notizia condivisa sui social e ripresa anche da testate importanti come Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano (ma nn solo, anche molte testate estere) e blog conosciuti come quello di Beppe Grillo (in prima fila, ovviamente) che hanno letto queste righe riportate nell'immagine:
Ecco, già il fatto che venga ripreso da Grillo (che notoriamente è incline a credere ai complotti sopratutto di BCE/FMI/UE e di assurdità economiche ne dice una a settimana oramai) dovrebbe iniziare a far pensare: forse le cose non stanno proprio in questi termini.
Tutti gli articoli riportano la proposta del prelievo forzoso "temporaneo" del 10% della nostra ricchezza sui conti correnti perchè sarebbe scritta nel paper "Fiscal Monitor" redatto proprio dall'istituto guidato da Christine Lagarde. Il motivo sarebbero gli scarsi risultati ottenuti in Europa (Grecia in particolare) dalle politiche adottate fino ad ora. I soldi dei cittadini in pratica taglierebbero la testa al toro, evitando una Grecia 2.0.
Ma è così? Ovviamente no! Il Fondo Monetario Internazionale ha dovuto (pazzesco) pubblicare una nota in cui spiegava chiaramente di non aver raccomandato una patrimoniale sulle famiglie, ma solamente ipotizzato con una stima quanti soldi servirebbero per riportare il livello del debito pubblico al 2007 (pre crisi insomma).
Basterebbe leggere le righe nell'immagine per capire che lo stesso FMI reputa questa ipotesi fallace in quanto
A) Dovrebbe essere fatta di sorpresa, sennò ovviamente i cittadini andrebbero a prelevare tutti i propri risparmi sui conti correnti/occultare capitali e ricchezze, provocando una crisi epocale
B) I cittadini dovrebbero accettare la cosa come unica ed irripetibile, ovvero come un evento straordinario, sennò non depositerebbero più alcun euro in banca
C) L'evidenza empirica dimostra che con questi prelievi la riduzione del debito è stata, alla fine, fallace (direi che l'Italia ne è l'esempio principe)
Il 10% lo troviamo scritto alla fine come ammontare che servirebbe nel caso si voglia attuare questa patrimoniale, che però si è appena dimostrata inutile.
A parte che l'ipotesi è di una patrimoniale sulla ricchezza netta e non solo dai conti correnti, quindi ad esempio anche le case rientrano nella patrimoniale.
Se voi avete uan casa di proprietà del valore di 200mila euro, dovreste pagarne 20 mila. Ovviamente ciò andrebbe a distruggere il bilancio familiare. La proposta quindi non è per nulla applicabile a livello pratico.
Fra l'altro, il FMI non ha alcun potere di fare una manovra del genere, quindi anche volendo, non potrebbe.
Tutto questo però non è stato del tutto inutile: abbiamo un'ulteriore conferma di come le proposte di patrimoniali assurde da parte di alcuni partiti politici tanto sbandierate durante la campagna elettorale sono solamente balle, e pure molto dannose.
Nulla di nuovo per chi legge queste pagine.
@Rebel Ekonomist
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giovedì 3 ottobre 2013
Ma l'aumento dell'Iva lo decise Berlusconi
Nessuno lo dice...o quasi.
Testo della Legge del 15 Luglio 2011 n°111, articolo 40, comma 1
(“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.”
(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2011 n. 164))
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Testo della Legge del 15 Luglio 2011 n°111, articolo 40, comma 1
(“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.”
(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2011 n. 164))
Art. 40 Disposizioni finanziarie
1. La dotazione del fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è incrementata di 835 milioni di euro per l'anno 2011 e di 2.850 milioni di euro per l'anno 2012. Le risorse finanziarie di cui al primo periodo per l'anno 2012 sono destinate all'attuazione della manovra di bilancio relativa all'anno medesimo.
1-bis. Gli accantonamenti disposti, prima della data di entrata in vigore del presente decreto, dall'articolo 1, comma 13, terzo periodo, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, sono resi definitivi con le modalità ivi previste. Le entrate previste dal primo periodo del citato comma 13 sono conseguentemente destinate al miglioramento dei saldi di finanza pubblica.
1-ter. A decorrere dal 1° ottobre 2012 fino al 31 dicembre 2012 le aliquote Iva del 10 e del 21 per cento sono incrementate di 2 punti percentuali. A decorrere dal 1° gennaio 2013 continua ad applicarsi il predetto aumento. A decorrere dal 1° gennaio 2014 le predette aliquote sono ulteriormente incrementate di 0,5 punti percentuali. (2)
1-quater. La disposizione di cui al comma 1-ter, secondo e terzo periodo non si applica qualora entro il 30 settembre 2012 siano entrati in vigore provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell'indebitamento netto, non inferiori a 13.119 milioni di euro per l'anno 2013 ed a 16.400 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2014.
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sabato 21 settembre 2013
E' più liberticida la "Legge Omofobia" o la "Lettera al PD" degli attivisti?
Quando si parla di temi sociali quali donne, religioni, immigrazione, omosessuali è sempre molto difficile discutere senza cadere nell'estremismo sia a favore, sia contro una determinata posizione o ancor peggio legge/diritto.
A tenere banco negli ultimi giorni è la "Legge Omofobia" alla quale la Camera ha dato il via libera. Oltre ai capricci del PDL sull'emendamento (a firma Walter Verini del PD), che estende ai reati fondati sull'omofobia o transfobia le aggravanti previste dalla legge Mancino (pena aumentata fino alla metà), c'è stata la protesta di undici attivisti del centrosinistra (con Paola Concia in testa) a causa di un subemendamento di Scelta Civica. Gli 11 hanno scritto una lettera pubblicata anche dall'Huff Post nella quale spiegano i motivi della loro indignazione:
A mio avviso, il testo dovrebbe essere diviso in due parti
"Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza,"
Su questa parte sono totalmente d'accordo. Chiunque può esprimere le proprie idee se queste non istighino all'odio o alla violenza. Se il Mario Rossi è contrario al matrimonio gay, deve essere libero di pensarlo ed esprimerlo in maniera civile, così come deve essere libero di esprimere il proprio disappunto sull'adozione del termine genitore 1/genitore 2 in sostituzione a padre/madre, così come le associazioni gay sono libere di invece esprimere il proprio parere favorevole alle due cose, sempre in maniera vicile.
Non ho preso per caso quei due esempi lì, visto che il sottoscritto è favorevolissimo al matrimonio gay ma assolutamente contrario a sostituire padre/madre con genitore 1 e 2.
Io devo essere completamente libero di esprimere le mie idee ed opinioni, siano esse favorevoli ad un diritto reclamato dall'arcigay, siano esse contrarie.
Nel caso invece dovesse rispettare ciò detto nella nostra prima parte ("purché non istighino all'odio o alla violenza"), le cose si complicano.
Se è indubbio che vi siano alcune associazioni ostili verso omosessuali, altre religioni, immigrati etc etc anche violente, bisogna tenere conto che non sempre è così. Ad esempio, se si formasse un'associazione contro il matrimonio gay o contro l'adozione genitore1/2 che professi civilmente la propria idea, nessuno potrebbe e dovrebbe vietarlo, così come non si dovrebbero vietare le associazioni a favore di quelle due cose, sempre date le premesse.
Vietarne solo alcune perchè contrarie alla propria idea, sia essa giusta o meno, è liberticida. Se gli 11 attivisti vogliono fare ciò, contestando anche la prima parte (cosa che sembra dalla lettera, ma Repubblica sembra smentire parlando solo di questa seconda parte), mi spiace ma loro sono i primi liberticidi. Se poi questo ultimo punto rappresenta un'eccezione, allora sono dalla parte della Concia e trovo scandalosa la cosa.
Ho cercato di analizzare tutte le varie alternative vista la dubbia interpretazione da dare sia al subemendamento, sia alla lettera. Sarebbe bene che la seconda parte venisse spiegata meglio dal legislatore e che gli attivisti chiariscano ciò che contestano.
In base a spiegazioni e chiarimenti da entrambe le parti, confermo le mie posizioni.
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A tenere banco negli ultimi giorni è la "Legge Omofobia" alla quale la Camera ha dato il via libera. Oltre ai capricci del PDL sull'emendamento (a firma Walter Verini del PD), che estende ai reati fondati sull'omofobia o transfobia le aggravanti previste dalla legge Mancino (pena aumentata fino alla metà), c'è stata la protesta di undici attivisti del centrosinistra (con Paola Concia in testa) a causa di un subemendamento di Scelta Civica. Gli 11 hanno scritto una lettera pubblicata anche dall'Huff Post nella quale spiegano i motivi della loro indignazione:
Sono ore difficili per chi ha fatto delle battaglie sui diritti e le libertà il principale terreno di lotta politica nel PD. L’approvazione da parte della Camera dei Deputati della legge contro l’omofobia e la transfobia, dopo anni di tentativi falliti, avrebbe meritato che si stappassero bottiglie di champagne della miglior riserva.
E invece tutto suona molto triste, perché pur a fronte di una dura battaglia per mantenere nel testo della legge le aggravanti, il PD ha voluto votare, in nome di un accordo politico con Scelta Civica, un subemendamento che recita "Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni". E il subemendamento è passato per una trentina di voti appena, solo grazie al sostegno dichiarato della Lega Nord.Letta così, pare che gli attivisti siano contrari a tutto il subemendamento di SC. Se così fosse, sarei contrario al loro pensiero.
In sostanza assieme alla cura contro la malattia, abbiamo somministrato al paziente anche una buona dose di germi, legittimando quelle organizzazioni estremiste e clericali (da Forza Nuova a Militia Christi) a portare avanti le loro campagne di opinione contro tutte le diversità. Ebbene sì, perché la novità è che con questa aggiunta si è andati ad intaccare l’intero impianto della Legge Mancino, andando a coinvolgere non solo la minoranza lgbt di questo paese, ma tutte le altre minoranze “razziali, etniche, religiose e nazionali”. Quelle minoranze che, in queste settimane, sono state troppo colpevolmente silenti, forse perché pensavano che quella in discussione fosse una legge che riguardava solo i gay.
E chissà che ora questo abbassamento dell’asticella delle tutele per tutti non sia d’aiuto nella costruzione di quel fronte ampio nella battaglia sui diritti che finora è mancato in questo paese. Esattamente come è mancato il dibattito pubblico su questi temi, il confronto tra i parlamentari e le associazioni, gli interventi degli autorevoli commentatori. Si è preferito attestarsi sugli aspetti superficiali della legge senza approfondirne i contenuti e i risvolti, che alla luce di queste modifiche ora appaiono chiaramente in tutta la loro luce sinistra e minacciosa.
Si è arrivati fin qui perché da quando il PD è nato abbiamo evitato di affrontare questa discussione. Se ancora ieri la discussione interna al gruppo parlamentare verteva sull’inserimento o meno delle aggravanti nel testo della legge è perché ancora permangono all’interno del partito visioni troppo divergenti su cosa siano le discriminazioni e come debbano essere contrastate. Visioni diverse sull’idea stessa di uguaglianza, che dovrebbe stare alla base di un partito democratico moderno. Quanta distanza dal discorso di reinsediamento del presidente Obama, quanta distanza da ciò che in tutta Europa è ormai prassi costante sia delle sinistre democratiche che delle forze di centrodestra moderate!
Come reagire? Si parta da quella discussione che non è stata fatta e che sta alla base, peraltro, del fatto che decine di parlamentari democratici non hanno sostenuto, nel voto segreto, l’approvazione di una norma così liberticida. Ebbene, che vengano allo scoperto quei parlamentari che hanno votato contro, ci mettano la faccia, ci aiutino ad aprire finalmente questa discussione nel partito e nel paese. E vengano allo scoperto pure coloro che quell’emendamento lo hanno sostenuto, magari facendosi violenza e nella convinzione che fosse un male necessario per veder votata finalmente una legge che istituisce il reato di omofobia e transfobia con le aggravanti. Motivino le loro ragioni, accettino il confronto. E vengano allo scoperto pure coloro che hanno sostenuto, in un duro confronto interno al gruppo, che la legge la si sarebbe potuta votare anche senza le aggravanti. Spieghino ad alta voce e guardandoci negli occhi perché a loro dire ci sono cittadini più uguali degli altri e minoranze più diverse delle altre.
Se ne discuta nel congresso, utilizzando questa sede non solo per contare il consenso delle varie correnti e sub-correnti, ma per riportare la politica e la vita delle persone al centro delle nostre discussioni. Un partito “ibrido” che affronta i temi della libertà e dei diritti imbastendo compromessi al ribasso a chi serve? Se tutta questa discussione finisse soltanto in un silenzio imbarazzato, non si farebbe altro che ridare fiato a quella sinfonia degli addii che già troppe persone ha allontanato in questi anni dal nostro partito, e sarebbe la fine peggiore.
Fabio Astrobello, Andrea Benedino, Paola Concia, Veniero Adriano Fusco, Enrico Fusco, Rosaria Iardino, Fabio Iovine, Aurelio Mancuso, Vanni Piccolo, Daniele Viotti, Patrizia Viviani .
A mio avviso, il testo dovrebbe essere diviso in due parti
"Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza,"
Su questa parte sono totalmente d'accordo. Chiunque può esprimere le proprie idee se queste non istighino all'odio o alla violenza. Se il Mario Rossi è contrario al matrimonio gay, deve essere libero di pensarlo ed esprimerlo in maniera civile, così come deve essere libero di esprimere il proprio disappunto sull'adozione del termine genitore 1/genitore 2 in sostituzione a padre/madre, così come le associazioni gay sono libere di invece esprimere il proprio parere favorevole alle due cose, sempre in maniera vicile.
Non ho preso per caso quei due esempi lì, visto che il sottoscritto è favorevolissimo al matrimonio gay ma assolutamente contrario a sostituire padre/madre con genitore 1 e 2.
Io devo essere completamente libero di esprimere le mie idee ed opinioni, siano esse favorevoli ad un diritto reclamato dall'arcigay, siano esse contrarie.
Su questa parte invece c'è da discutere. Messa così, sembra sia un'eccezione rispetto alla prima. Se così fosse, sarebbe scandalosa ed assolutamente da eliminare (e direi anche buttar fuori dal Parlamento l'autore della cosa).
"né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni"
Nel caso invece dovesse rispettare ciò detto nella nostra prima parte ("purché non istighino all'odio o alla violenza"), le cose si complicano.
Se è indubbio che vi siano alcune associazioni ostili verso omosessuali, altre religioni, immigrati etc etc anche violente, bisogna tenere conto che non sempre è così. Ad esempio, se si formasse un'associazione contro il matrimonio gay o contro l'adozione genitore1/2 che professi civilmente la propria idea, nessuno potrebbe e dovrebbe vietarlo, così come non si dovrebbero vietare le associazioni a favore di quelle due cose, sempre date le premesse.
Vietarne solo alcune perchè contrarie alla propria idea, sia essa giusta o meno, è liberticida. Se gli 11 attivisti vogliono fare ciò, contestando anche la prima parte (cosa che sembra dalla lettera, ma Repubblica sembra smentire parlando solo di questa seconda parte), mi spiace ma loro sono i primi liberticidi. Se poi questo ultimo punto rappresenta un'eccezione, allora sono dalla parte della Concia e trovo scandalosa la cosa.
Ho cercato di analizzare tutte le varie alternative vista la dubbia interpretazione da dare sia al subemendamento, sia alla lettera. Sarebbe bene che la seconda parte venisse spiegata meglio dal legislatore e che gli attivisti chiariscano ciò che contestano.
In base a spiegazioni e chiarimenti da entrambe le parti, confermo le mie posizioni.
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domenica 15 settembre 2013
Perchè la UE richiama l'Italia? E' tutta una questione di fiducia
"Gli ultimi dati economici sull'Italia non sono buoni, per assicurare il ritorno della ripresa è essenziale la stabilità politica".e ancora:
''Il premier Letta e il ministro Saccomanni hanno ribadito più volte l'impegno dell'Italia a rispettare gli obiettivi di bilancio e a mantenere il deficit sotto il 3%, e abbiamo fiducia che il governo rispetti la parola perché è essenziale per il ritorno alla crescita''
Queste le parole di Olli Rehn nei confronti dell'Italia. Due schiaffi che ci riportano alla realtà, anche se con qualche dubbio.
I punti importanti del suo richiamo: stabilità politica e controllo del deficit sotto il 3%, con la seconda che secondo la UE dipende dalla prima.
Le perplessità nostrane nascono dal fatto che, se per l'Italia il controllo è serrato e non sono ammessi sgarri, per le altre nazioni europee (Spagna e Francia in particolare) la situazione è diversa.
La domanda è: perchè noi dobbiamo rimanere nei parametri e loro invece no? A mio avviso i motivi sono tre:
1) Il debito pubblico di Francia e Spagna è sotto il 100% del PIL, a differenza del nostro che è a circa il 130%
2) I loro governi, a differenza del nostro, sono stabili e soprattutto non sono ricattati da nessuno (vedi Berlusconi)
3) Mi spiace dirlo, ma loro sono più credibili di noi quindi i mercati e UE si fidano a lasciare un margine di deficit maggiore del nostro
Il motivo è tutto qui: la fiducia. Anche per questo che lo spread spagnolo sta andando meglio rispetto al nostro. Noi non abbiamo un governo stabile, serio e in grado, ad oggi, di attuare quelle riforme strutturali necessarie. Fino a quando perderemo tempo a far finta di togliere una tassa meno dannosa di altre e a salvare un pregiudicato, nessuno si fiderà di noi come degli altri...
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martedì 10 settembre 2013
Spread: I Bonos superano i BTP. E la colpa è della classe politica tutta...
Era nell'aria già da settimana scorsa, quando i due titoli di stato erano vicinissimi. Oggi l'evento si è verificato: lo spread fra Bonos spagnoli e BTP italiani prima si è annullato e poi è iniziato a crescere (poco) a favore dei primi.
I mercati, ad oggi, hanno più fiducia nella Spagna rispetto all'Italia. Questo è un fatto che tutti dovrebbero tenere in considerazione.
Alle 10:48 di oggi (10/09/2013) era di circa 2 punti, quindi molto poco, però il messaggio è chiaro: nonostante la più alta disoccupazione e la crisi più gravosa del mercato immobiliare e bancaria spagnola, le riforme, seppur dolorose, di spesa pubblica e lavoro attuate da Rajoy stanno dando i loro frutti rispetto al quasi immobilismo italiano. A tutto ciò dobbiamo aggiungere una stabilità del governo spagnolo che in Italia non abbiamo e soprattutto non avremo in caso di nuove elezioni, visto che la legge elettorale non è ancora stata cambiata (e molto probabilmente non verrà cambiata).
Non dite che non eravate stati avvisati su queste pagine: il tempo perso a far finta di eliminare tasse come l'IMU (la meno inutile fra tutte) e l'immobilismo misto a ricatti causati dalla richiesta di salvataggio di un leader di partito condannato come Silvio Berlusconi è ovvio che avrebbero penalizzato l'Italia.
Dissi anche che un governo PD-M5S che attuasse quelle 4-5 riforme ovvie sarebbe stato migliore rispetto a questo, ma per colpa sia dell'uno che dell'altro non è avvenuto.
Per questi motivi ritengo che la colpa sia della classe politica tutta. Come sempre del resto negli ultimi 25-30 anni...
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I mercati, ad oggi, hanno più fiducia nella Spagna rispetto all'Italia. Questo è un fatto che tutti dovrebbero tenere in considerazione.
Alle 10:48 di oggi (10/09/2013) era di circa 2 punti, quindi molto poco, però il messaggio è chiaro: nonostante la più alta disoccupazione e la crisi più gravosa del mercato immobiliare e bancaria spagnola, le riforme, seppur dolorose, di spesa pubblica e lavoro attuate da Rajoy stanno dando i loro frutti rispetto al quasi immobilismo italiano. A tutto ciò dobbiamo aggiungere una stabilità del governo spagnolo che in Italia non abbiamo e soprattutto non avremo in caso di nuove elezioni, visto che la legge elettorale non è ancora stata cambiata (e molto probabilmente non verrà cambiata).
Non dite che non eravate stati avvisati su queste pagine: il tempo perso a far finta di eliminare tasse come l'IMU (la meno inutile fra tutte) e l'immobilismo misto a ricatti causati dalla richiesta di salvataggio di un leader di partito condannato come Silvio Berlusconi è ovvio che avrebbero penalizzato l'Italia.
Dissi anche che un governo PD-M5S che attuasse quelle 4-5 riforme ovvie sarebbe stato migliore rispetto a questo, ma per colpa sia dell'uno che dell'altro non è avvenuto.
Per questi motivi ritengo che la colpa sia della classe politica tutta. Come sempre del resto negli ultimi 25-30 anni...
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sabato 20 luglio 2013
20 luglio 1969, l'uomo sulla Luna. La diretta Rai e commento di Armstrong
Una data storica: 20 luglio 1969, l'Apollo 11 atterra sul suolo lunare. L'uomo è per la prima volta su un suolo che non sia terrestre. Storica la frase di Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna, "One small step for a man, a giant leap for mankind" (Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità).
Qui sotto invece il video con il commento originale di Neil Armstrong
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lunedì 15 luglio 2013
La scomoda verità sui tumori a Taranto che Bondi non ammetterà mai
Parole che hanno suscitato sdegno quelle del commissario straordinario Bondi sui tumori a Taranto. Secondo ciò che c'è scritto nella lettera da lui inviata a Nichi Vendola e Giorgio Assennato (direttore generale dell'Arpa), egli sostiene che (fonte):
Sicuramente l'inquinamento atmosferico di altre aziende e automobili, il tabacco etc etc influiscono, nessuno nega ciò, però la difesa mi sembra alquanto ridicola.
Voglio però concentrarmi su un passaggio, sfuggito a molti:
Sono cose che già io dissi quando mi domandai "Ilva: quanti miliardi dovrebbero essere sequestrati allo Stato?", in cui, citando papers e studi, feci notare come a pagare non debba essere solo la famiglia Riva ma anche lo Stato italiano. Un breve estratto:
"Ad esempio, vi è un articolo del 2/11/2008 molto interessante apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno che denuncia: “L'area jonica fu definita nel 1986 «ad elevato rischio ambientale». Taranto aveva record di mortalità già negli anni Settanta, a conferma del fatto che il collegamento qualità della vita-qualità dell’ambiente è problema che non nasce certo oggi, e - purtroppo - a conferma anche del fatto che in troppi, per troppi anni, hanno fatto finta di non vedere o di non sapere che i veleni dell’aria stavano minando alla base un’intera popolazione. Esiste un ricco corredo di studi, tutti di fonte più che autorevole, a testimoniare questo dato inoppugnabile. Una serie di allarmi che probabilmente sono stati sottovalutati troppo a lungo. È appena il caso di citare i due studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla mortalità dell’area tarantina (uno del 1997, l’altro del 2001) che già evidenziavano un eccesso di mortalità, sia per tutte le cause sia per le patologie tumorali. E va anche ricordato che sin dal 1986 l’area studiata dall’Oms era stata definita ufficialmente "ad elevato rischio ambientale" con legge dello Stato, e successivamente (nel 1998) inclusa fra i 14 siti ad interesse nazionale ove necessitavano interventi di bonifica.
Altro rapporto interessante è "Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica", in cui, fra le altre cose, si riporta che il tasso di mortalità (seppur più alto della media) è in diminuizione anche a Taranto, mentre le morti causate da tumore sono ai livelli di metà anni '80 (quando, ripeto, l'Ilva era statale)."
Insomma, indirettamente Bondi dice che la colpa dei tumori a Taranto in questi anni è dovuta alle emissioni avuto dagli anni '60 e '70, quando l'Ilva era pubblica, statale. Non l oammetterà mai. Nessuno lo farà mai.
Facendo due più due però, fossi in un tarantino inizierei a farmi molte domande.
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"E' erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni". Allora di chi è la colpa? "Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell'accesso a cure mediche e programmi di screening".
Alla nota viene allegata una perizia che tenta di smentire gli studi compiuti dal Ministero della Salute e dalla stessa Arpa: "L'incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato - viene scritto nel documento citato dal quotidiano diretto da Padellaro - I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni '60 e '70, o precedenti. A tale proposito è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alto rispetto ad altre aree del Sud".
"L'enfasi sul possibile ruolo dell'impianto siderurgico sulla mortalità a Taranto sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche"
Sicuramente l'inquinamento atmosferico di altre aziende e automobili, il tabacco etc etc influiscono, nessuno nega ciò, però la difesa mi sembra alquanto ridicola.
Voglio però concentrarmi su un passaggio, sfuggito a molti:
"I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni '60 e '70, o precedenti".Questa dichiarazione è molto interessante. l'Ilva infatti è stata privatizzata negli anni '90 (1995), prima era un impianto pubblico (costruito nel 1961). Se i tumori di oggi sono colpa delle emissioni dagli anni '60 e '70, la colpa non è quindi solo dei Riva, ma anche, guarda un po'....dello Stato!
Sono cose che già io dissi quando mi domandai "Ilva: quanti miliardi dovrebbero essere sequestrati allo Stato?", in cui, citando papers e studi, feci notare come a pagare non debba essere solo la famiglia Riva ma anche lo Stato italiano. Un breve estratto:
"Ad esempio, vi è un articolo del 2/11/2008 molto interessante apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno che denuncia: “L'area jonica fu definita nel 1986 «ad elevato rischio ambientale». Taranto aveva record di mortalità già negli anni Settanta, a conferma del fatto che il collegamento qualità della vita-qualità dell’ambiente è problema che non nasce certo oggi, e - purtroppo - a conferma anche del fatto che in troppi, per troppi anni, hanno fatto finta di non vedere o di non sapere che i veleni dell’aria stavano minando alla base un’intera popolazione. Esiste un ricco corredo di studi, tutti di fonte più che autorevole, a testimoniare questo dato inoppugnabile. Una serie di allarmi che probabilmente sono stati sottovalutati troppo a lungo. È appena il caso di citare i due studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla mortalità dell’area tarantina (uno del 1997, l’altro del 2001) che già evidenziavano un eccesso di mortalità, sia per tutte le cause sia per le patologie tumorali. E va anche ricordato che sin dal 1986 l’area studiata dall’Oms era stata definita ufficialmente "ad elevato rischio ambientale" con legge dello Stato, e successivamente (nel 1998) inclusa fra i 14 siti ad interesse nazionale ove necessitavano interventi di bonifica.
Altro rapporto interessante è "Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica", in cui, fra le altre cose, si riporta che il tasso di mortalità (seppur più alto della media) è in diminuizione anche a Taranto, mentre le morti causate da tumore sono ai livelli di metà anni '80 (quando, ripeto, l'Ilva era statale)."
Insomma, indirettamente Bondi dice che la colpa dei tumori a Taranto in questi anni è dovuta alle emissioni avuto dagli anni '60 e '70, quando l'Ilva era pubblica, statale. Non l oammetterà mai. Nessuno lo farà mai.
Facendo due più due però, fossi in un tarantino inizierei a farmi molte domande.
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domenica 10 marzo 2013
Dopo il "Rifugiato Politico" arriva il "Malato Politico", alias Silvio Berlusconi
Pensiero quasi tragicomico sulla vicenda
Diversi pensieri hanno vagato nella mia mente mentre leggevo le varie news dai quotidiani sul fatto di cui tutti parlano in questi ultimi due giorni: l'uveite ha impedito a Silvio Berlusconi di andare in tribunale a Milano dove è imputato nel processo Mediaset che infatti è ricoverato all'ospedale San Raffaele di Milano, quindi non può presentarsi davanti ai magistrati. E qui arrivano le stranezze.
I medici dell'ospedale lo ricoverano, mentre "i medici nominati dalla corte d'appello per la visita fiscale a Berlusconi, nell'affermare che non sussiste alcun impedimento alla partecipazione dell'ex premier al processo di oggi, hanno sottolineato che le lamentate problematiche visive del paziente - dolori all'occhio sinistro e fotofobia - tutt'al più possono incidere sull' efficacia psicofisica dell'imputato, quindi hanno respinto il legittimo impedimento."
La loro sentenza è stata "Non sussiste un impedimento alla partecipazione all'udienza di oggi di Silvio Berlusconi, imputato al processo Mediaset" (Ansa).
A questo punto, Alberto Zangrillo, medico personale del Cavaliere e primario del reparto di anestesia dell'ospedale San Raffaele, comunica che 'Silvio Berlusconi rimarrà ricoverato in ospedale fino a domani' in quanto è "sotto stretto monitoraggio cardiovascolare da questa mattina". Più precisamente, riporta sempre l'Ansa: "Nella notte e questa mattina - continua - si è verificata l'alterazione dell'equilibrio emodinamico, che porta a dei picchi di ipertensione arteriosa. Per questo motivo si è deciso di porlo sotto stretta osservazione cardiologica, sotto la guida del prof. Alberto Margonato, e gli si stanno somministrando farmaci ipertensivi".
In pratica, siccome i medici incaricati dal tribunale hanno detto che il problema all'occhio non impediva a Berlusconi di presentarsi, il suo medico personale nonchè primario di del reparto di anestesia dell'ospedale, ha deciso di ricoverarlo un giorno/due in più per tenerlo sotto osservazione cardiologia, ovvero per un problema più grave rispetto all'occhio.
Certamente la sua situazione potrebbe davvero essere tanto grave da impedire a Berlusconi di andare a processo però, come insegna la storiella della pecora che gridava "al lupo al lupo" continuamente quando il lupo non c'era per fare gli scherzi alle altre pecorelle salvo poi, quando il lupo davvero è arrivato, non essere creduta da nessuna di loro, anche qui a furia di cercare scuse ed impedimenti per non farsi processare la volte che sta male veramente nessuno gli crede.
Ora, non so a voi, ma a me ricorda un po' i certificati medici che a scuola alcuni alunni portavano come scusa dopo aver bigiato qualche giorno. Oppure, ancora meglio, il Rifugiato Politico ovvero chi è fuggito o è stato espulso a causa di discriminazioni politiche, religiose o razziali dal proprio Paese e trova ospitalità in un Paese straniero. Essendo per lui la magistratura politicizzata (a sinistra), il ragionamento fila. Certo, lui è fuggito non in un altro paese ma in un ospedale. Più che rifiugiato politico, sarebbe più corretto chiamarlo, un "Malato Politico"...
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I medici dell'ospedale lo ricoverano, mentre "i medici nominati dalla corte d'appello per la visita fiscale a Berlusconi, nell'affermare che non sussiste alcun impedimento alla partecipazione dell'ex premier al processo di oggi, hanno sottolineato che le lamentate problematiche visive del paziente - dolori all'occhio sinistro e fotofobia - tutt'al più possono incidere sull' efficacia psicofisica dell'imputato, quindi hanno respinto il legittimo impedimento."
La loro sentenza è stata "Non sussiste un impedimento alla partecipazione all'udienza di oggi di Silvio Berlusconi, imputato al processo Mediaset" (Ansa).
A questo punto, Alberto Zangrillo, medico personale del Cavaliere e primario del reparto di anestesia dell'ospedale San Raffaele, comunica che 'Silvio Berlusconi rimarrà ricoverato in ospedale fino a domani' in quanto è "sotto stretto monitoraggio cardiovascolare da questa mattina". Più precisamente, riporta sempre l'Ansa: "Nella notte e questa mattina - continua - si è verificata l'alterazione dell'equilibrio emodinamico, che porta a dei picchi di ipertensione arteriosa. Per questo motivo si è deciso di porlo sotto stretta osservazione cardiologica, sotto la guida del prof. Alberto Margonato, e gli si stanno somministrando farmaci ipertensivi".
In pratica, siccome i medici incaricati dal tribunale hanno detto che il problema all'occhio non impediva a Berlusconi di presentarsi, il suo medico personale nonchè primario di del reparto di anestesia dell'ospedale, ha deciso di ricoverarlo un giorno/due in più per tenerlo sotto osservazione cardiologia, ovvero per un problema più grave rispetto all'occhio.
Certamente la sua situazione potrebbe davvero essere tanto grave da impedire a Berlusconi di andare a processo però, come insegna la storiella della pecora che gridava "al lupo al lupo" continuamente quando il lupo non c'era per fare gli scherzi alle altre pecorelle salvo poi, quando il lupo davvero è arrivato, non essere creduta da nessuna di loro, anche qui a furia di cercare scuse ed impedimenti per non farsi processare la volte che sta male veramente nessuno gli crede.
Ora, non so a voi, ma a me ricorda un po' i certificati medici che a scuola alcuni alunni portavano come scusa dopo aver bigiato qualche giorno. Oppure, ancora meglio, il Rifugiato Politico ovvero chi è fuggito o è stato espulso a causa di discriminazioni politiche, religiose o razziali dal proprio Paese e trova ospitalità in un Paese straniero. Essendo per lui la magistratura politicizzata (a sinistra), il ragionamento fila. Certo, lui è fuggito non in un altro paese ma in un ospedale. Più che rifiugiato politico, sarebbe più corretto chiamarlo, un "Malato Politico"...
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martedì 19 febbraio 2013
Giannino ha sbagliato, ma gli altri son peggio.
Seconda riflessione, dopo quella di ieri, sull'argomento.
Giornali e siti internet scatenati dopo lo scandalo che ha travolto il leader di Fare per Fermare il Declino, Oscar Giannino, colpevole di aversi attribuito un Master che in realtà non ha mai preso.
Che Oscar abbia sbagliato è verissimo e l'ho detto anche io. E' anche vero che però ha chiesto scusa e si vocifera addirittura di una sua intenzione di dimissioni, in puro stile anglosassone e tedesco.
Questa è una grande differenza nei confronti degli altri partiti: gli errori si pagano, anche quelli "minori".
Fanno rabbrividire le prime pagine de "Il Giornale" e "Libero" di stamattina (vedi le due foto), due giornali comandati da un politico, leader del PdL (questo e questo PdL) e condannato in primo grado, che dovrebbe essere l'ultimo a parlare di scandali accusando qualcuno.
La stessa cosa vale per tutti gli altri partiti: devo elencarvi tutti gli scandali riguardanti Lega Nord, Pd, Idv, SeL, 5 Stelle, Udc etc etc? Su tutti ci sarebbe qualche cosa da dire.
"Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Qui le pietre sono state scagliate....da quelli che hanno più peccati di tutti.
Uptdate 20/02/2013 ore 17:00
Giannino si è dimesso.
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Giornali e siti internet scatenati dopo lo scandalo che ha travolto il leader di Fare per Fermare il Declino, Oscar Giannino, colpevole di aversi attribuito un Master che in realtà non ha mai preso.
Che Oscar abbia sbagliato è verissimo e l'ho detto anche io. E' anche vero che però ha chiesto scusa e si vocifera addirittura di una sua intenzione di dimissioni, in puro stile anglosassone e tedesco.
Questa è una grande differenza nei confronti degli altri partiti: gli errori si pagano, anche quelli "minori".

La stessa cosa vale per tutti gli altri partiti: devo elencarvi tutti gli scandali riguardanti Lega Nord, Pd, Idv, SeL, 5 Stelle, Udc etc etc? Su tutti ci sarebbe qualche cosa da dire.
"Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Qui le pietre sono state scagliate....da quelli che hanno più peccati di tutti.
Uptdate 20/02/2013 ore 17:00
Giannino si è dimesso.
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martedì 25 settembre 2012
Il nuovo Huffington Post parte dal vecchio Berlusconi
Berlusconi è più vivo che mai, e lo si vede dall'apertura dell'Huffington Post Italia
"Un nuovo media per un nuovo mondo", così titola l'articolo di apertura Lucia Annunziata, direttore de "L'Huffington Post". Se il media e il mondo sono nuovi, non lo è putroppo il protagonista in prima pagina: Silvio Berlusconi.
L'apertura "Scoop" è proprio un'intervista all'ex Premier ("Io, Silvio") che si racconta ad Alessandro De Angelis. Questa è una scelta giornalistica ed economica che chiaramente fa capire come, purtroppo, quello che sembrava "passato politico" in questo paese tenda, pochi mesi dopo, a tornare presente, se non addirittura "futuro politico".
Far partire un nuovo media/giornale online con il vecchio Berlusconi a mio parere è una contraddizione, anche molto pericolosa: il nuovo che parte e racconta il vecchio, il quale tanti danni ha fatto a questo paese, rischia di ringiovanirlo, di trasformarlo in qualche cosa di attuale. Siccome poi la memoria è corta, il rischio è quello di far dimentacare alla gente ciò che è stato, in favore di fantomatiche proposte politiche presenti e future che, se ci ricordassimo proprio di quel passato, sapremmo essere solo bugie.
Avrei, per questi motivi, preferitoche la prima pagina del primo giorno di vita de "L'Huffington Post" made in Italy fosse su un soggetto di prospettiva, del presente e del futuro, non del buio passato.
PS: detto ciò, il progetto ovviamente mi piace (viste anche le precedenti esperienze all'estero). L'intervista a Berlusconi poteva essere fatta, ma non come articolo di lancio di un nuovo media. La mia critica è solo su questa scelta editoriale.

L'apertura "Scoop" è proprio un'intervista all'ex Premier ("Io, Silvio") che si racconta ad Alessandro De Angelis. Questa è una scelta giornalistica ed economica che chiaramente fa capire come, purtroppo, quello che sembrava "passato politico" in questo paese tenda, pochi mesi dopo, a tornare presente, se non addirittura "futuro politico".
Far partire un nuovo media/giornale online con il vecchio Berlusconi a mio parere è una contraddizione, anche molto pericolosa: il nuovo che parte e racconta il vecchio, il quale tanti danni ha fatto a questo paese, rischia di ringiovanirlo, di trasformarlo in qualche cosa di attuale. Siccome poi la memoria è corta, il rischio è quello di far dimentacare alla gente ciò che è stato, in favore di fantomatiche proposte politiche presenti e future che, se ci ricordassimo proprio di quel passato, sapremmo essere solo bugie.
Avrei, per questi motivi, preferitoche la prima pagina del primo giorno di vita de "L'Huffington Post" made in Italy fosse su un soggetto di prospettiva, del presente e del futuro, non del buio passato.
PS: detto ciò, il progetto ovviamente mi piace (viste anche le precedenti esperienze all'estero). L'intervista a Berlusconi poteva essere fatta, ma non come articolo di lancio di un nuovo media. La mia critica è solo su questa scelta editoriale.
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venerdì 20 luglio 2012
Rossella Urru è libera, ma a che prezzo?
10 milioni di Euro: questo è il prezzo pagato ai rapitori per liberare Rossella Urru. Quali saranno le conseguenze di questo riscatto?
Rossella Urru è finalmente libera, questa volta per davvero. Sono molto felice per lei, la sua famiglia, amici e tutti i suoi cari i quali non vedevano l'ora di riabbracciarla. Ma quanto è costato?
Vado un po' controcorrente (non mi chiamerei "Rebel" sennò) scrivendo cose che altri non diranno perchè vista la gioia a seguito della liberazione è buon gusto non farle sapere.
Il fatto di aver pagato 10 milioni di euro (al posto di intervenire con un'operazione militare)al gruppo terrorista che l'aveva rapita è una cosa molto negativa per due motivi:
Un incubo, quello di Rossella, fortunatamente è finito. Molti altri, temo, stanno per iniziare.
Rossella Urru è finalmente libera, questa volta per davvero. Sono molto felice per lei, la sua famiglia, amici e tutti i suoi cari i quali non vedevano l'ora di riabbracciarla. Ma quanto è costato?
Vado un po' controcorrente (non mi chiamerei "Rebel" sennò) scrivendo cose che altri non diranno perchè vista la gioia a seguito della liberazione è buon gusto non farle sapere.
Il fatto di aver pagato 10 milioni di euro (al posto di intervenire con un'operazione militare)al gruppo terrorista che l'aveva rapita è una cosa molto negativa per due motivi:
- Per prima cosa, è un segno di debolezza e incentiverà altri gruppi a rapire italiani chiedendo successivamente il riscatto
- Seconda cosa (non meno importante), quei 10 milioni non andranno a finanziare ospedali, scuole o simili ma armi che ammazzeranno un numero X di persone innocenti
Un incubo, quello di Rossella, fortunatamente è finito. Molti altri, temo, stanno per iniziare.
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martedì 29 maggio 2012
Lombardia, sede chiusa causa terremoto: ennesimo scandalo in regione
Come si dice "Sono senza vergogna"
"A Milano nessun danno, nessun ferito.. Niente. Tuttavia gli uffici della Regione Lombardia (pagati dai contribuenti) chiudono. L'ennesima beffa del Sistema Italia"
domenica 15 aprile 2012
Se la legge fosse stata rispettata, Morosini (forse) sarebbe ancora vivo

Oggi è una giornata molto triste per il calcio e lo sport in generale. Un calciatore è purtroppo morto in campo mentre svolgeva uno dei lavori più belli in assoluto per un arresto cardiaco.
Se le cose stanno come dicono Piermario Morosini forse a quest'ora sarebbe ancora vivo in quanto l'uso del defibrillatore entro i 5 minuti gli avrebbe salvato la vita (o meglio, dato sicuramente più possibilità) se si fosse solamente rispettata ed applicata la legge.
Per prima cosa, l'ambulanza è arrivata dopo i 5 minuti a causa di un'auto dei vigili (pazzesco, solo in Italia succedono queste cose) ostruiva il passaggio, quindi prima infrazione scandalosa.
Seconda cosa, PER LEGGE (DDL 1517: "NUOVE NORME IN MATERIA DI UTILIZZO DEI DEFIBRILLATORI SEMIAUTOMATICI E AUTOMATICI ESTERNI SUL TERRITORIO) è obbligatorio tenere un defibrillatore a bordo campo. In questo caso, come testimoniato dal medico del Pescara a Telelombardia, non vi era il defibrillatore (metto questo link in cui si dice che alcuni tg locali di Pescara sembrano confermare la cosa).
Come sempre in questo paese le leggi ci sono ma non si applicano. Scommettete che per un mese ci saranno defibrillatori a bordo campo e poi più nulla? Perchè siamo così, purtroppo in tutto siamo così. Nella tragedia tutti rispettano tutto e poi ce ne freghiamo. Ma questo vale anche per altri ambiti non solo questo sia chiaro.
Spero davvero che questa altra tragedia aiuti a cambiare le cose. Così non si può e non si deve andare avanti.
sabato 25 febbraio 2012
Ecco la legge che ha salvato dalla condanna per il processo Mills Silvio Berlusconi
Riporto il testo della legge chiamata Ex Cirielli che ha salvato, possiamo dirlo, il culo di Berlusconi.
Da notare che tale legge viene chiamata "Ex Cirielli" perché il suo primo firmatario, il senatore Edmondo Cirielli (PDL, e di che partito volete che fosse), dopo le modifiche apportate dal parlamento la sconfessò e votò contro, chiedendo successivamente che tale legge non venisse più chiamata col suo nome (si sarà reso conto della enorme immoralità di tale legge).
Legge 5 dicembre 2005, n. 251
" Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione "
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 7 dicembre 2005
Art. 1.
1. L’articolo 62-bis del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 62-bis - (Circostanze attenuanti generiche). – Il giudice, indipendentemente dalle circostanze previste nell’articolo 62, può prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da giustificare una diminuzione della pena. Esse sono considerate in ogni caso, ai fini dell’applicazione di questo capo, come una sola circostanza, la quale può anche concorrere con una o più delle circostanze indicate nel predetto articolo 62.
Ai fini dell’applicazione del primo comma non si tiene conto dei criteri di cui all’articolo 133, primo comma, numero 3), e secondo comma, nei casi previsti dall’articolo 99, quarto comma, in relazione ai delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, nel caso in cui siano puniti con la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni».
2. All’articolo 416-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, le parole: «da tre a sei anni» sono sostituite dalle seguenti: «da cinque a dieci anni»;
b) al secondo comma, le parole: «quattro» e «nove» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «sette» e «dodici»;
c) al quarto comma, le parole: «quattro» e «dieci» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «sette» e «quindici» e le parole: «cinque» e «quindici» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «dieci» e «ventiquattro».
3. All’articolo 418, primo comma, del codice penale, le parole: «fino a due anni» sono sostituite dalle seguenti: «da due a quattro anni».
Art. 2.
1. Al primo comma dell’articolo 644 del codice penale, le parole: «da uno a sei anni e con la multa da euro 3.098 a euro 15.493» sono sostituite dalle seguenti: «da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000».
Art. 3.
1. Il quarto comma dell’articolo 69 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle circostanze inerenti alla persona del colpevole, esclusi i casi previsti dall’articolo 99, quarto comma, nonchè dagli articoli 111 e 112, primo comma, numero 4), per cui vi è divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti sulle ritenute circostanze aggravanti, ed a qualsiasi altra circostanza per la quale la legge stabilisca una pena di specie diversa o determini la misura della pena in modo indipendente da quella ordinaria del reato».
Art. 4.
1. L’articolo 99 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 99 - (Recidiva). – Chi, dopo essere stato condannato per un delitto non colposo, ne commette un altro, può essere sottoposto ad un aumento di un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto non colposo.
La pena può essere aumentata fino alla metà:
1) se il nuovo delitto non colposo è della stessa indole;
2) se il nuovo delitto non colposo è stato commesso nei cinque anni dalla condanna precedente;
3) se il nuovo delitto non colposo è stato commesso durante o dopo l’esecuzione della pena, ovvero durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all’esecuzione della pena.
Qualora concorrano più circostanze fra quelle indicate al secondo comma, l’aumento di pena è della metà.
Se il recidivo commette un altro delitto non colposo, l’aumento della pena, nel caso di cui al primo comma, è della metà e, nei casi previsti dal secondo comma, è di due terzi.
Se si tratta di uno dei delitti indicati all’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, l’aumento della pena per la recidiva è obbligatorio e, nei casi indicati al secondo comma, non può essere inferiore ad un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto.
In nessun caso l’aumento di pena per effetto della recidiva può superare il cumulo delle pene risultante dalle condanne precedenti alla commissione del nuovo delitto non colposo».
Art. 5.
1. All’articolo 81 del codice penale, dopo il terzo comma, è aggiunto il seguente:
«Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, l’aumento della quantità di pena non può essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave».
2. All’articolo 671 del codice di procedura penale, dopo il comma 2, è inserito il seguente:
«2-bis. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 81, quarto comma, del codice penale».
Art. 6.
1. L’articolo 157 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 157 - (Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere). – La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorchè puniti con la sola pena pecuniaria.
Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previsto per l’aggravante.
Non si applicano le disposizioni dell’articolo 69 e il tempo necessario a prescrivere è determinato a norma del secondo comma.
Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e la pena pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.
Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applica il termine di tre anni.
I termini di cui ai commi che precedono sono raddoppiati per i reati di cui agli articoli 449 e 589, secondo e terzo comma, nonchè per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale.
La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato.
La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo, anche come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti».
2. All’articolo 158, primo comma, del codice penale, le parole: «o continuato» e le parole: «o la continuazione» sono soppresse.
3. L’articolo 159 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 159 - (Sospensione del corso della prescrizione). – Il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o del processo penale o dei termini di custodia cautelare è imposta da una particolare disposizione di legge, oltre che nei casi di:
1) autorizzazione a procedere;
2) deferimento della questione ad altro giudizio;
3) sospensione del procedimento o del processo penale per ragioni di impedimento delle parti e dei difensori ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore. In caso di sospensione del processo per impedimento delle parti o dei difensori, l’udienza non può essere differita oltre il sessantesimo giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento, dovendosi avere riguardo in caso contrario al tempo dell’impedimento aumentato di sessanta giorni. Sono fatte salve le facoltà previste dall’articolo 71, commi 1 e 5, del codice di procedura penale.
Nel caso di autorizzazione a procedere, la sospensione del corso della prescrizione si verifica dal momento in cui il pubblico ministero presenta la richiesta e il corso della prescrizione riprende dal giorno in cui l’autorità competente accoglie la richiesta.
La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione».
4. All’articolo 160, terzo comma, del codice penale, le parole: «ma in nessun caso i termini stabiliti nell’articolo 157 possono essere prolungati oltre la metà» sono sostituite dalle seguenti: «ma in nessun caso i termini stabiliti nell’articolo 157 possono essere prolungati oltre i termini di cui all’articolo 161, secondo comma, fatta eccezione per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale».
5. All’articolo 161 del codice penale, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Salvo che si proceda per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà nei casi di cui all’articolo 99, secondo comma, di due terzi nel caso di cui all’articolo 99, quarto comma, e del doppio nei casi di cui agli articoli 102, 103 e 105».
Art. 7.
1. Dopo l’articolo 30-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, è inserito il seguente:
«Art. 30-quater - (Concessione dei permessi premio ai recidivi). – 1. I permessi premio possono essere concessi ai detenuti, ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale, nei seguenti casi previsti dal comma 4 dell’articolo 30-ter:
a) alla lettera a) dopo l’espiazione di un terzo della pena;
b) alla lettera b) dopo l’espiazione della metà della pena;
c) alle lettere c) e d) dopo l’espiazione di due terzi della pena e, comunque, di non oltre quindici anni».
2. Al comma 1 dell’articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, è premesso il seguente:
«01. La pena della reclusione per qualunque reato, ad eccezione di quelli previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, e dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale, dall’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale e dall’articolo 4-bis della presente legge, può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo pubblico di cura, assistenza ed accoglienza, quando trattasi di persona che, al momento dell’inizio dell’esecuzione della pena, o dopo l’inizio della stessa, abbia compiuto i settanta anni di età purchè non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza nè sia stato mai condannato con l’aggravante di cui all’articolo 99 del codice penale».
3. Il comma 1 dell’articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, è sostituito dai seguenti:
«1. La pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, nonchè la pena dell’arresto, possono essere espiate nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza, quando trattasi di:
a) donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci con lei convivente;
b) padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole;
c) persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con i presìdi sanitari territoriali;
d) persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente;
e) persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
1. 1. Al condannato, al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale, può essere concessa la detenzione domiciliare se la pena detentiva inflitta, anche se costituente parte residua di maggior pena, non supera tre anni».
4. Il comma 1-bis dell’articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, è sostituito dal seguente:
«1-bis. La detenzione domiciliare può essere applicata per l’espiazione della pena detentiva inflitta in misura non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 quando non ricorrono i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati. La presente disposizione non si applica ai condannati per i reati di cui all’articolo 4-bis e a quelli cui sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale».
5. Dopo l’articolo 50 della legge 26 luglio 1975, n. 354, è inserito il seguente:
«Art. 50-bis - (Concessione della semilibertà ai recidivi). – 1. La semilibertà può essere concessa ai detenuti, ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale, soltanto dopo l’espiazione dei due terzi della pena ovvero, se si tratta di un condannato per taluno dei delitti indicati nel comma 1 dell’articolo 4-bis della presente legge, di almeno tre quarti di essa».
6. Il comma 1 dell’articolo 58-quater della legge 26 luglio 1975, n. 354, è sostituito dal seguente:
«1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio, l’affidamento in prova al servizio sociale, nei casi previsti dall’articolo 47, la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi al condannato che sia stato riconosciuto colpevole di una condotta punibile a norma dell’articolo 385 del codice penale».
7. Dopo il comma 7 dell’articolo 58-quater della legge 26 luglio 1975, n. 354, è aggiunto il seguente:
«7-bis. L’affidamento in prova al servizio sociale nei casi previsti dall’articolo 47, la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale».
Art. 8.
1. Dopo l’articolo 94 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, è inserito seguente:
«Art. 94-bis - (Concessione dei benefìci ai recidivi). – 1. La sospensione dell’esecuzione della pena detentiva e l’affidamento in prova in casi particolari nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente, cui sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale, possono essere concessi se la pena detentiva inflitta o ancora da scontare non supera i tre anni. La sospensione dell’esecuzione della pena detentiva e l’affidamento in prova in casi particolari nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente, cui sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale, possono essere concessi una sola volta».
Art. 9.
1. All’articolo 656 del codice di procedura penale, il comma 9 è sostituito dal seguente:
«9. La sospensione dell’esecuzione di cui al comma 5 non può essere disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni;
b) nei confronti di coloro che, per il fatto oggetto della condanna da eseguire, si trovano in stato di custodia cautelare in carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva;
c) nei confronti dei condannati ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale».
Art. 10.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
2. Ferme restando le disposizioni dell’articolo 2 del codice penale quanto alle altre norme della presente legge, le disposizioni dell’articolo 6 non si applicano ai procedimenti e ai processi in corso se i nuovi termini di prescrizione risultano più lunghi di quelli previgenti.
3. Se, per effetto delle nuove disposizioni, i termini di prescrizione risultano più brevi, le stesse si applicano ai procedimenti e ai processi pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge, ad esclusione dei processi già pendenti in primo grado ove vi sia stata la dichiarazione di apertura del dibattimento, nonchè dei processi già pendenti in grado di appello o avanti alla Corte di cassazione.
PS: spero davvero che non ci sia più nessuno di voi che voterà di nuovo questo personaggio..
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