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venerdì 3 luglio 2015
mercoledì 3 giugno 2015
La Commissione Europea boccia l'iniziativa "Stop Vivisection" dei cittadini
Vi ricordare quella iniziativa che tempo fa girava sui socials sulle pagine animaliste per chiedere all'UE di fermare la vivisezione (o meglio, la sperimentazione animale...che loro erroneamente chiamano vivisezione)?
Oggi è arrivata la risposta:
"The European Commission Wednesday rejected the 'Stop Vivisection' citizens' initiative that sought to have an EU law governing the protection of animals used for scientific purposes repealed. The commission said that "some animal studies are still needed to advance research and to safeguard human, animal and environmental health"
In pratica, la Commissione Europea ha bocciato l'iniziativa dei cittadini, "Stop Vivisection", in quanto "alcuni studi animali sono ancora necessari per la ricerca avanzata e per la salvaguardia della salute umana, animale e ambientale".
Quando vi chiedete a cosa serva la UE (e le sue varie strutture), ecco...servono anche a tutelare la ricerca scientifica.
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"The European Commission Wednesday rejected the 'Stop Vivisection' citizens' initiative that sought to have an EU law governing the protection of animals used for scientific purposes repealed. The commission said that "some animal studies are still needed to advance research and to safeguard human, animal and environmental health"
In pratica, la Commissione Europea ha bocciato l'iniziativa dei cittadini, "Stop Vivisection", in quanto "alcuni studi animali sono ancora necessari per la ricerca avanzata e per la salvaguardia della salute umana, animale e ambientale".
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martedì 19 novembre 2013
Proposta: Prelievo forzoso sugli stipendi dei politici per aiutare le zone colpite da catastrofi
A molti potrà sembrare populismo, ma così non è. Per niente. E' una proposta che reputo ponderata e giustificata.
Il sottoscritto propone:
- Un prelievo forzoso fino al 60% dello stipendio di un anno dei politici del consiglio regionale, provinciale e comunale delle zone colpite a patto che non dimostrino di aver denunciato i pericoli (ove presenti) e provato a risolvere il problema
- Un prelievo forzoso fino al 50% dei Parlamentari provenienti dalle zone colpite a patto che non dimostrino di aver denunciato i pericoli (ove presenti) ai colleghi parlamentari/ministri addetti alla tutela dell'ambiente e del territorio
- Un prelievo forzoso fino al 30% i quei parlamentari e ministri che non si sono mossi in favore di una soluzione ai problemi del territorio (ove presenti) che avrebbe evitato o contenuto la tragedia verificatasi. Si alza fino al 50% se il problema, sottoposto da terzi, è stato evitato senza una valida motivazione
I proventi dei prelievi verranno delovuti interamente alla zona colpita.
Si ispira un po' a ciò che il codice civile dice sulla responsabilità degli amministratori. Essendo i politici paragonabili ad "amministratori di una società", mi sembrava un buon compromesso.
E' un po' troppo provocatorio?
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sabato 31 agosto 2013
4 senatori a vita migliori di centinaia di altri Parlamentari
Napolitano un po' a sorpresaha nominato 4 senatori a vita, chiudendo la porta ad una eventuale nomina di Silvio Berlusconi (mettendo forse più a rischio la sopravvivenza dell'attuale Governo).
Su internet si è scatenato il putiferio: berlusconiani indignati per il motivo sovracitato, cittadini contrari alla nomina in quanto inutile/dannosa e costosa, addirittura populisti (questa categoria non manca mai) che chiedevano la nomina di persone disoccupate.
Sulla primi primi il motivo è evidente, ognuno di voi valuterà in base alle proprie scelte e simpatie politiche.
Sui terzi (i populisti, quelli che sopporto di meno), forse farebbero meglio a studiare l'articolo 59 della Costituzione:
Sulla seconda mi ritrovo di più, però vorrei riflettere con voi un attimo. Siamo davvero sicuri che questi 4 nuovi senatori siano peggio delle centinaia di parlamentari che siedono al nostro Parlamento? Pensate ai vari Sicilipoti, Razzi, Lombardi, Gelmini etc etc. Davvero lo stipendio di Claudio Abbado, Renzo Piano, Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo vale meno o è più inutile del loro?
Renzo Piano è un architetto di fama mondiale, vincitore del Premio Pritzker consegnatogli dal Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton alla Casa Bianca nel 1998, Nel 2006 diventa il primo italiano inserito dal TIME nella Time 100, l'elenco delle 100 personalità più influenti del mondo, nonché tra le dieci più importanti del mondo nella categoria Arte ed intrattenimento. Sicuri che non possa fornire il proprio aiuto per il Bel Paese, famoso anche per le proprie bellezze architettoniche?
Claudio Abbado è un famosissimo direttore d'orchesta. Considerando il declino artistico italiano e la malgestione pubblica di musei e company, direi che il suo apporto potrebbe rivelarsi utile no?
Elena Cattaneo è un'accademica italiana ed è direttrice del laboratorio di Stem Cell Biology and Pharmacology of Neurodegenerative Disease e coordinatrice del progetto europeo NeuroStemcell. Forse questa scienziata potrebbe spiegare a molti deputati e cittadini l'importanza della ricerca e il fatto che per compiacere certi personaggi che si scienza sanno poco o niente (eh, Brambilla), stiamo distruggendo quel che resta della ricerca scientifica in Italia.
Carlo Rubbia, fisico, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1984. Forse il più conosciuto dei 4 (viste le sue partecipazioni ai talk show politici qualche anno fa per via del nucleare), potrebbe dire la sua su vari temi scientifici ed ambientali (vista la profonda e preoccupante ignoranza dilagante in Parlamento, soprattutto ultimamente..)
Se questi 4 importanti personaggi apportassero attivamente le proprie conoscenze in questa politica, sinceramente sono ben contento di pagar loro lo stipendio. Sicuramente di più rispetto al 90% delle persone che siedono a Roma tutti i giorni.
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Su internet si è scatenato il putiferio: berlusconiani indignati per il motivo sovracitato, cittadini contrari alla nomina in quanto inutile/dannosa e costosa, addirittura populisti (questa categoria non manca mai) che chiedevano la nomina di persone disoccupate.
Sulla primi primi il motivo è evidente, ognuno di voi valuterà in base alle proprie scelte e simpatie politiche.
Sui terzi (i populisti, quelli che sopporto di meno), forse farebbero meglio a studiare l'articolo 59 della Costituzione:
"Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario."
Ecco, molto onestamente, un disoccupato non fa parte di questa categoria (come il 99,9999% di noi).
Claudio Abbado è un famosissimo direttore d'orchesta. Considerando il declino artistico italiano e la malgestione pubblica di musei e company, direi che il suo apporto potrebbe rivelarsi utile no?
Elena Cattaneo è un'accademica italiana ed è direttrice del laboratorio di Stem Cell Biology and Pharmacology of Neurodegenerative Disease e coordinatrice del progetto europeo NeuroStemcell. Forse questa scienziata potrebbe spiegare a molti deputati e cittadini l'importanza della ricerca e il fatto che per compiacere certi personaggi che si scienza sanno poco o niente (eh, Brambilla), stiamo distruggendo quel che resta della ricerca scientifica in Italia.
Carlo Rubbia, fisico, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1984. Forse il più conosciuto dei 4 (viste le sue partecipazioni ai talk show politici qualche anno fa per via del nucleare), potrebbe dire la sua su vari temi scientifici ed ambientali (vista la profonda e preoccupante ignoranza dilagante in Parlamento, soprattutto ultimamente..)
Se questi 4 importanti personaggi apportassero attivamente le proprie conoscenze in questa politica, sinceramente sono ben contento di pagar loro lo stipendio. Sicuramente di più rispetto al 90% delle persone che siedono a Roma tutti i giorni.
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sabato 20 luglio 2013
20 luglio 1969, l'uomo sulla Luna. La diretta Rai e commento di Armstrong
Una data storica: 20 luglio 1969, l'Apollo 11 atterra sul suolo lunare. L'uomo è per la prima volta su un suolo che non sia terrestre. Storica la frase di Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna, "One small step for a man, a giant leap for mankind" (Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità).
Qui sotto invece il video con il commento originale di Neil Armstrong
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lunedì 15 luglio 2013
La scomoda verità sui tumori a Taranto che Bondi non ammetterà mai
Parole che hanno suscitato sdegno quelle del commissario straordinario Bondi sui tumori a Taranto. Secondo ciò che c'è scritto nella lettera da lui inviata a Nichi Vendola e Giorgio Assennato (direttore generale dell'Arpa), egli sostiene che (fonte):
Sicuramente l'inquinamento atmosferico di altre aziende e automobili, il tabacco etc etc influiscono, nessuno nega ciò, però la difesa mi sembra alquanto ridicola.
Voglio però concentrarmi su un passaggio, sfuggito a molti:
Sono cose che già io dissi quando mi domandai "Ilva: quanti miliardi dovrebbero essere sequestrati allo Stato?", in cui, citando papers e studi, feci notare come a pagare non debba essere solo la famiglia Riva ma anche lo Stato italiano. Un breve estratto:
"Ad esempio, vi è un articolo del 2/11/2008 molto interessante apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno che denuncia: “L'area jonica fu definita nel 1986 «ad elevato rischio ambientale». Taranto aveva record di mortalità già negli anni Settanta, a conferma del fatto che il collegamento qualità della vita-qualità dell’ambiente è problema che non nasce certo oggi, e - purtroppo - a conferma anche del fatto che in troppi, per troppi anni, hanno fatto finta di non vedere o di non sapere che i veleni dell’aria stavano minando alla base un’intera popolazione. Esiste un ricco corredo di studi, tutti di fonte più che autorevole, a testimoniare questo dato inoppugnabile. Una serie di allarmi che probabilmente sono stati sottovalutati troppo a lungo. È appena il caso di citare i due studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla mortalità dell’area tarantina (uno del 1997, l’altro del 2001) che già evidenziavano un eccesso di mortalità, sia per tutte le cause sia per le patologie tumorali. E va anche ricordato che sin dal 1986 l’area studiata dall’Oms era stata definita ufficialmente "ad elevato rischio ambientale" con legge dello Stato, e successivamente (nel 1998) inclusa fra i 14 siti ad interesse nazionale ove necessitavano interventi di bonifica.
Altro rapporto interessante è "Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica", in cui, fra le altre cose, si riporta che il tasso di mortalità (seppur più alto della media) è in diminuizione anche a Taranto, mentre le morti causate da tumore sono ai livelli di metà anni '80 (quando, ripeto, l'Ilva era statale)."
Insomma, indirettamente Bondi dice che la colpa dei tumori a Taranto in questi anni è dovuta alle emissioni avuto dagli anni '60 e '70, quando l'Ilva era pubblica, statale. Non l oammetterà mai. Nessuno lo farà mai.
Facendo due più due però, fossi in un tarantino inizierei a farmi molte domande.
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"E' erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni". Allora di chi è la colpa? "Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell'accesso a cure mediche e programmi di screening".
Alla nota viene allegata una perizia che tenta di smentire gli studi compiuti dal Ministero della Salute e dalla stessa Arpa: "L'incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato - viene scritto nel documento citato dal quotidiano diretto da Padellaro - I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni '60 e '70, o precedenti. A tale proposito è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alto rispetto ad altre aree del Sud".
"L'enfasi sul possibile ruolo dell'impianto siderurgico sulla mortalità a Taranto sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche"
Sicuramente l'inquinamento atmosferico di altre aziende e automobili, il tabacco etc etc influiscono, nessuno nega ciò, però la difesa mi sembra alquanto ridicola.
Voglio però concentrarmi su un passaggio, sfuggito a molti:
"I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni '60 e '70, o precedenti".Questa dichiarazione è molto interessante. l'Ilva infatti è stata privatizzata negli anni '90 (1995), prima era un impianto pubblico (costruito nel 1961). Se i tumori di oggi sono colpa delle emissioni dagli anni '60 e '70, la colpa non è quindi solo dei Riva, ma anche, guarda un po'....dello Stato!
Sono cose che già io dissi quando mi domandai "Ilva: quanti miliardi dovrebbero essere sequestrati allo Stato?", in cui, citando papers e studi, feci notare come a pagare non debba essere solo la famiglia Riva ma anche lo Stato italiano. Un breve estratto:
"Ad esempio, vi è un articolo del 2/11/2008 molto interessante apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno che denuncia: “L'area jonica fu definita nel 1986 «ad elevato rischio ambientale». Taranto aveva record di mortalità già negli anni Settanta, a conferma del fatto che il collegamento qualità della vita-qualità dell’ambiente è problema che non nasce certo oggi, e - purtroppo - a conferma anche del fatto che in troppi, per troppi anni, hanno fatto finta di non vedere o di non sapere che i veleni dell’aria stavano minando alla base un’intera popolazione. Esiste un ricco corredo di studi, tutti di fonte più che autorevole, a testimoniare questo dato inoppugnabile. Una serie di allarmi che probabilmente sono stati sottovalutati troppo a lungo. È appena il caso di citare i due studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla mortalità dell’area tarantina (uno del 1997, l’altro del 2001) che già evidenziavano un eccesso di mortalità, sia per tutte le cause sia per le patologie tumorali. E va anche ricordato che sin dal 1986 l’area studiata dall’Oms era stata definita ufficialmente "ad elevato rischio ambientale" con legge dello Stato, e successivamente (nel 1998) inclusa fra i 14 siti ad interesse nazionale ove necessitavano interventi di bonifica.
Altro rapporto interessante è "Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica", in cui, fra le altre cose, si riporta che il tasso di mortalità (seppur più alto della media) è in diminuizione anche a Taranto, mentre le morti causate da tumore sono ai livelli di metà anni '80 (quando, ripeto, l'Ilva era statale)."
Insomma, indirettamente Bondi dice che la colpa dei tumori a Taranto in questi anni è dovuta alle emissioni avuto dagli anni '60 e '70, quando l'Ilva era pubblica, statale. Non l oammetterà mai. Nessuno lo farà mai.
Facendo due più due però, fossi in un tarantino inizierei a farmi molte domande.
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sabato 1 dicembre 2012
Se l'Ilva chiudesse, sarebbe un disastro economico per il paese
Per la procura di Taranto è da chiudere, ma il governo fa di tutto per tenerla aperta. Perchè?
Premessa molto importante: l'articolo è un'analisi prettamente economica e che riguarda solamente l'impatto economico derivante dalla chiusura dell'impianto sul paese Italia.
Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge per l'Ilva che autorizza l'azienda a produrre attuando la bonifica, il che ha provocato la reazione della Procura di Taranto, la quale minaccia il ricorso alla Corte Costituzionale.
La situazione dell'azienda è molto delicata: se da un lato tenerla aperta e produttiva ad oggi è pericoloso per la salute, dall'altro il suo peso nell'economia italiana è molto pià alto di quel che si crede, ed una sua chiusura potrebbe avere riscontri disastrosi dal punto di vista economico per il paese.
"Il governo è impegnato nella soluzione della vicenda Ilva per evitare un impatto negativo sull'economia stimato in 8 miliardi di euro annui". Queste le parole di Mario Monti a giustificare il suo intervento "a favore" dell'Ilva.
Perchè è così importante tenere aperto l'impianto? Cosa succederebbe se chiudesse?
Prima di tutto, migliaia di operai e dipendenti che lavorano a Taranto perderebbero il posto di lavoro, con danni enormi per l'economia tarantina e vicinanze. Ma la questione purtroppo non riguarda solamente quei lavoratori.
L'Ilva è un'impianto siderurgico a ciclo integrale, ossia si realizzano tutti i passaggi dal minerale di ferro all'acciaio (per chi volesse approfondire), il che rappresenta un vantaggio competitivo, soprattutto se si considera la mancanza di materie prime in Italia (invece presenti nei BRICS che nella presenza di materie prime hanno il loro vantaggio competitivo).
Se dovesse chiudere, tutte le aziende (il 40% della filiera nazionale) perderebbero il vantaggio competitivo di avere un produttore di questo tipo vicino e presente sul territorio nazionale e dovrebbero importare tutto l'acciaio dall'estero (con costi superiori). Risultato? Chiusura probabile della maggior parte delle imprese di piccole-medie dimensioni e perdita di competitività della altre più grosse, ovvero meno posti di lavoro e più disoccupati. In un paese in cui la disoccupazione ha raggiunto lo spaventoso livello dell'11,1%, l'avvento di migliaia di disoccupati rischierebbe di mettere in ginocchio una volta per tutte l'economia, con conseguenze che vi lascio immaginare.
Un'altra conseguenza è la fuga (oltre a quella in atto per altri motivi) di potenziali investitori stranieri interessati all'acquisto di aziende/partecipate statali (visto che l'Ilva era statale fino alla sua privatizzazione nel 1994) in quanto avrebbero paura di ritrovarsi con un'azienda non a norma di legge su cui dover spendere milioni di euro per risanarla.
Per questi motivi l'Ilva non deve chiudere. E' chiaro che bisogna però trovare al più presto una soluzione per un'impresa sostenibile con nuove tecnologie che riducano l'impatto ambientale in modo, oltre al minor inquinamento, di ottenere il Know-How da utilizzare anche in futuro per esportare questo modello di impresa in altri paesi che si troveranno ad affrontare lo stesso problema.
Premessa molto importante: l'articolo è un'analisi prettamente economica e che riguarda solamente l'impatto economico derivante dalla chiusura dell'impianto sul paese Italia.
Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge per l'Ilva che autorizza l'azienda a produrre attuando la bonifica, il che ha provocato la reazione della Procura di Taranto, la quale minaccia il ricorso alla Corte Costituzionale.
La situazione dell'azienda è molto delicata: se da un lato tenerla aperta e produttiva ad oggi è pericoloso per la salute, dall'altro il suo peso nell'economia italiana è molto pià alto di quel che si crede, ed una sua chiusura potrebbe avere riscontri disastrosi dal punto di vista economico per il paese.
"Il governo è impegnato nella soluzione della vicenda Ilva per evitare un impatto negativo sull'economia stimato in 8 miliardi di euro annui". Queste le parole di Mario Monti a giustificare il suo intervento "a favore" dell'Ilva.
Perchè è così importante tenere aperto l'impianto? Cosa succederebbe se chiudesse?
Prima di tutto, migliaia di operai e dipendenti che lavorano a Taranto perderebbero il posto di lavoro, con danni enormi per l'economia tarantina e vicinanze. Ma la questione purtroppo non riguarda solamente quei lavoratori.
L'Ilva è un'impianto siderurgico a ciclo integrale, ossia si realizzano tutti i passaggi dal minerale di ferro all'acciaio (per chi volesse approfondire), il che rappresenta un vantaggio competitivo, soprattutto se si considera la mancanza di materie prime in Italia (invece presenti nei BRICS che nella presenza di materie prime hanno il loro vantaggio competitivo).
Se dovesse chiudere, tutte le aziende (il 40% della filiera nazionale) perderebbero il vantaggio competitivo di avere un produttore di questo tipo vicino e presente sul territorio nazionale e dovrebbero importare tutto l'acciaio dall'estero (con costi superiori). Risultato? Chiusura probabile della maggior parte delle imprese di piccole-medie dimensioni e perdita di competitività della altre più grosse, ovvero meno posti di lavoro e più disoccupati. In un paese in cui la disoccupazione ha raggiunto lo spaventoso livello dell'11,1%, l'avvento di migliaia di disoccupati rischierebbe di mettere in ginocchio una volta per tutte l'economia, con conseguenze che vi lascio immaginare.
Un'altra conseguenza è la fuga (oltre a quella in atto per altri motivi) di potenziali investitori stranieri interessati all'acquisto di aziende/partecipate statali (visto che l'Ilva era statale fino alla sua privatizzazione nel 1994) in quanto avrebbero paura di ritrovarsi con un'azienda non a norma di legge su cui dover spendere milioni di euro per risanarla.
Per questi motivi l'Ilva non deve chiudere. E' chiaro che bisogna però trovare al più presto una soluzione per un'impresa sostenibile con nuove tecnologie che riducano l'impatto ambientale in modo, oltre al minor inquinamento, di ottenere il Know-How da utilizzare anche in futuro per esportare questo modello di impresa in altri paesi che si troveranno ad affrontare lo stesso problema.
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sabato 25 agosto 2012
Morto Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna
Se ne è andato un grande che verrà ricordato per sempre
ADDIO NEIL
"That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind"
(Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità)
ADDIO NEIL
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martedì 10 luglio 2012
Che futuro ha un paese in cui i tassisti hanno più peso dei ricercatori?
Breve riflessione sui recenti tagli alla ricerca
Tempo di "Spending Review", di tagli alla spesa pubblica (se vogliamo dirlo all'italiana) imposti dalla condizione finanziaria ed economica attuale del nostro paese malato. La tabella con tutti i tagli la trovate a fianco (fonte).
Sebbene personalmente sia d'accordo sull'evitare di spendere soldi per cose inutili/poco utili/utili ma mal gestite e (inmolti casi) per arricchire amici, parenti o comprarsi indirettamente voti, c'è modo e modo di tagliare.
Fra le molte polemiche causate dal decreto, una in particolare sta facendo un pochino di clamore (ma neanche tanto) giusto perchè cade in concomitanza con la scoperta del Bosone di Higgs (o "Particella di Dio): i tagli alla ricerca.
Premetto che sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con chi protesta: i centri di ricerca sono importantissimi per il futuro e il prestigio di un paese e vanno tutelati ed aiutati (in generale). Qui trovate la distribuzione dei tagli ai vari enti e alcune dichiarazioni presidente dell'istituto Fernando Ferroni prese dalla sua lettera scritta a Napolitano.
Mi preme davvero fare un parallelo con la questione dei tassisti di qualche mese fa. Vi ricordate la protesta appoggiata anche dal PDL dei tassisti contro la "liberalizzazione" delle licenze? Alla fine purtroppo non se ne fece nulla e il rapporto qualità/prezzo del servizio taxi fa (in media) schifo come prima.
Ora voglio proprio vedere cosa succederà questa volta, quindi invito tutti i ricercatori e i dipendenti di questi istituti a scendere in piazza proprio come fecero i tassisti. Rinunceranno ai tagli? Spero di sì, perchè in caso contrario, che futuro può avere un paese in cui i tassisti (con tutto il rispetto del mondo sia chiaro) hanno più peso dei ricercatori?
Tempo di "Spending Review", di tagli alla spesa pubblica (se vogliamo dirlo all'italiana) imposti dalla condizione finanziaria ed economica attuale del nostro paese malato. La tabella con tutti i tagli la trovate a fianco (fonte).
Sebbene personalmente sia d'accordo sull'evitare di spendere soldi per cose inutili/poco utili/utili ma mal gestite e (inmolti casi) per arricchire amici, parenti o comprarsi indirettamente voti, c'è modo e modo di tagliare.
Fra le molte polemiche causate dal decreto, una in particolare sta facendo un pochino di clamore (ma neanche tanto) giusto perchè cade in concomitanza con la scoperta del Bosone di Higgs (o "Particella di Dio): i tagli alla ricerca.
Premetto che sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con chi protesta: i centri di ricerca sono importantissimi per il futuro e il prestigio di un paese e vanno tutelati ed aiutati (in generale). Qui trovate la distribuzione dei tagli ai vari enti e alcune dichiarazioni presidente dell'istituto Fernando Ferroni prese dalla sua lettera scritta a Napolitano.
Mi preme davvero fare un parallelo con la questione dei tassisti di qualche mese fa. Vi ricordate la protesta appoggiata anche dal PDL dei tassisti contro la "liberalizzazione" delle licenze? Alla fine purtroppo non se ne fece nulla e il rapporto qualità/prezzo del servizio taxi fa (in media) schifo come prima.
Ora voglio proprio vedere cosa succederà questa volta, quindi invito tutti i ricercatori e i dipendenti di questi istituti a scendere in piazza proprio come fecero i tassisti. Rinunceranno ai tagli? Spero di sì, perchè in caso contrario, che futuro può avere un paese in cui i tassisti (con tutto il rispetto del mondo sia chiaro) hanno più peso dei ricercatori?
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domenica 1 aprile 2012
L'Europa di Notte: 1992 vs 2010
Come è cambiata, per quanto riguarda l'illuminazione notturna, l'Europa del 2010 rispetto a quella del 1992? La risposta nell'immagine sottostante
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lunedì 21 marzo 2011
L'eolico che non tiene acceso il Giappone

Potrebbe essere un articolo antibufala (e quindi non pertinente a questo blog, semmai a questo), però considerato l'argomento mi sembra più utile postarlo qui.
E' apparso su internet un articolo che potete trovare qui e qui ad esempio, in cui si afferma che (grassetti miei):
Le centrali nucleari giapponesi sono in fase di smantellamento, ma come mai il paese non è in black-out?! Merito dell’energia eolica. Gli impianti eolici sono ancora perfettamente funzionanti, nonostante il terremoto e lo tsunami, e stanno contribuendo a tenere le luci accese durante la crisi.
e ancora:
Eurus Energy Japan dice che 174.9 MW di elettricità sono forniti grazie ad otto parchi eolici (64% della capacità totale degli 11 parchi eolici nella parte Orientale del Giappone).
salvo poi confutarsi da solo alla fine, riguardo al grassetto in precedenza (grassetti miei):
Soltanto tre parchi eolici (Kamaishi 42.9MW, Takinekoshirai 46MW e Satomi 10.02MW) sono fermi a causa del guasto alla rete causato dal terremoto e dallo tsunami. L’aspetto ironico è che le centrali eoliche messe k.o. dallo tsunami non destano nessun allarme per la salute della popolazione.
Tanto per chiarezza, i 174.9 MW citati sono come una lampadina accesa in un paese. Solo il reattore n°1 di Fukushima Daiichi ha una potenza netta di 439 MW. Il reattore n°6 fornisce una potenza di 1067 MW. I reattori 1-5 di Kashiwazaki-Kariwa forniscono complessivamente 5335 MW di potenza netta (fonte originale, tabella wikipedia).
Dire che 175 MW delle pale eoliche riescano a soddisfare il fabbisogno energetico di un paese come il Giappone (il titolo ricorrente di questo post è, o contiente, la frase "L'eolico tiene acceso il Giappone") mi sembrano molto ma molto pochini, visto che un reattore di Fukushima ne produce(va) il quadruplo.
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Truffe e Bufale
martedì 26 gennaio 2010
Milano, lo smog e il traffico: la soluzione non sono le targhe alterne ma le bici!

Ho parlato ieri dello smog a Milano in questo articolo: ebbene, ieri ed oggi, come era prevedibile, si sono mossi cittadini e consiglieri per protestare contro questo fatto e cercare di trovare una soluzione. Una possibile soluzione proposta dalla Lega sono le targhe alterne, che però già quando erano state introdotte non avevano portato a nulla di buono.
Una proposta ve la do io, con dati alla mano: LE BICICLETTE!
Le care vecchie bici sì, per due motivi: meno smog e soprattutto meno traffico in città, con conseguenza di meno stress e altri benefici per la vostra salute già in parte compromessa.
Dimezziamo le corsie per le automobili e raddoppiamo quelle per le bici, in modo da favorire le due ruote e sfavorire (se già ce ne fosse bisogno) il trasporto a quattro.
I dati che vi voglio dare sono due:
La velocità media delle automobili nei giorni feriali è ben al di sotto del limite di circolazione. In base al rapporto "Cittalia 2009" un'automobile a Roma percorre un tragitto urbano ad una media di 23 km/h a causa del traffico e del continuo stop and go. A Milano la velocità media scende a 22 km/h. Va meglio, invece, a Genova e Torino con una media di 25-26 km/h. In pratica... una velocità media simile a quella di un trattore e non troppo lontana da quella di una bicicletta
Il traffico è un costo sociale. Ogni anno la congestione urbana causa un costo sociale di 2,6 miliardi di euro, in termini di lavoro straordinario dei vigili e della polizia, degli incidenti, del tempo perso nel fare le code, delle spese sanitarie, dei costi assicurativi più alti ecc
Oltre a questo, bisogna aggiungere che
Nella capitale gli automobilisti trascorrono in media 74 minuti al giorno in auto imbottigliati nel traffico urbano. Un dato leggermente più basso si registra a Milano e Torino, con una media rispettivamente di 60 e 62 minuti al giorno.
Bello vero? E pensate, o voi della Lega, che le targhe alterne siano la soluzione?
Qualcuno potrebbe dire che ci sono i mezzi pubblici: verissimo, e vi invito ad usarli, ma se andate a piedi forse fate prima, infatti guardando, sempre a Milano, le velocità medie:
Stiamo parlando di Ferrari in corsa...la velocità media dei mezzi pubblici è di circa 13-14 km/h, ma esagerando e di molto in positivo.
La soluzione potrebbe essere strutturata in questo modo:
Lo studio del centro di ricerche dell'Anci potrebbe spiegare il crescente utilizzo delle biciclette nelle città italiane che, grazie anche ai contributi previsti dallo Stato, hanno riconquistato un angolo nelle case degli italiani. La bicicletta potrebbe essere una valida soluzione per colmare brevi tragitti pianeggianti in ambito urbano. Basti pensare che gran parte degli automobilisti viaggia in auto da solo per tragitti casa-lavoro entro distanze di 30-40 km al giorno. Nei tragitti più brevi, entro i 20 km andata-ritorno, la bici potrebbe essere una valida alternativa. Tuttavia, non sempre le città italiane dispongono di piste ciclabili all'altezza della situazione
Fornire le città italiane di piste ciclabili, bloccare le auto all'ingresso e iniziare a far pedalare la gente. D'inverno potrei capire, ma in primavera ed estate....5-6 chilometri in bici al giorno fanno pure bene...come una volta, e magari potrete anche cantare la famosa canzone "Ma dove vai bellezza in biciclettaaaa.."
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domenica 3 gennaio 2010
Finanziaria 2010 incostituzionale in quanto i tagli a scuola e università sono incostituzionali
Oggi ho guardato per caso i primi articoli della nostra Costituzione, e volevo riportare qui quanto viene detto nel'articolo 9 di essa:
Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Come può la Repubblica promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, togliendo fondi alle università? Come possiamo anche solo pensare di competere con gli altri paesi se al posto di finanziare la ricerca, le togliamo i fondi?
L'Italia aveva Giotto, Leonardo Da Vinci, Alessandro Volta, l'IBM, l'Olivetti. Eravamo il top del mondo..oggi invece i pochi scienziati al top che abbiamo devono fuggire dal nostro paese; fra un po', non ci saranno nemmeno i "cervelli in fuga", ma saremo solamente un paese culturalmente mediocre, senza scienziati, artisti e ricercatori famosi, ma mediocri.
Bisogna assolutamente cambiare questo, e il più in fretta possibile. La scienza e la ricerca portano anche economicamente a moltissimi vantaggi, possibile che non si riesca a capire?
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sabato 12 dicembre 2009
Vertice sul clima a Copenhagen: ok le riduzioni, ma riferite a quale anno?

In questi giorni i potenti della Terra stanno discutendo sul futuro del pianeta, del clima e di tutti noi.
Obiettivo principale della conferenza è quello di ridurre il più possibile le emissioni di CO2 che stanno cambiando il clima (o aiutando nel cambiamento in modo pesante) cercando quindi di salvare il salvabile riportando la situazione il più vicino possibile alla normalità.
C'è chi dice di volerle ridurre del 30%, altri del 40% come la Germania, il tutto il prima possibile: 2020-2025-2030, queste sono le date.
Il problema che io pongo è il seguente: ma le percentuali...a che periodo si riferiscono? Ad oggi, ossia 2009, in cui le percentuali sono ad un certo livello, oppure al 2030, in cui le percentuali saranno molto più elevate? Ricordo che stanno aumentando soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che saranno molto più sviluppati allora, e che aumenteranno di molto se la popolazione (come sta avvenendo) aumenterà.
Trenta, Quaranta sono grandi numeri, ma le emissioni devono essere ridotte in base ai dati di oggi, e non in base ai dati del 2020. Se così non fosse, la situazione non sarebbe risolta..anzi tutt'altro...
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martedì 31 marzo 2009
Cosa cambierà se la temperatura aumenterà di 6 gradi? (e siamo già quasi a +1)
Una domanda a cui ha risposto Mark Lynas, scrittore, giornalista laureato in scienze politiche presso l’Università di Edimburgo, che ha anche partecipato alla fondazione e alla creazione del "OneWorld.net", un sito che si occupa di diritti umani, salute e povertà.
Nel suo libro "Six Degrees" e in una pellicola tratta proprio dal quel libro, intitolata "Sei gradi possono cambiare il mondo" prodotta dal National Geographic Channel, raccontano che cosa succederebbe o potrebbe succedere se la temperatura media terrestre di alzasse di sei gradi.
Sinceramente, è ora di iniziare a pensare e ripensare a quello che è stato fatto in questi ultimi 50 anni e cercare di cambiare quasi totalmente TUTTO.
Prendiamo il lato positivo di questa crisi: possiamo dare un taglio al passato...non più petrolio, non più spostamenti inutili, consumi inutili, tecnologie vecchie...basta, ci vuole un rinnovamento totale..
Ci sono le energie alternative? Non inquinano (o comunque molto meno)? Benissimo...è ora di usarle!
Nel suo libro "Six Degrees" e in una pellicola tratta proprio dal quel libro, intitolata "Sei gradi possono cambiare il mondo" prodotta dal National Geographic Channel, raccontano che cosa succederebbe o potrebbe succedere se la temperatura media terrestre di alzasse di sei gradi.
+ 1: Fusione dell'Artico - Scomparsa dei ghiacci dal Kilimanjaro - Ritiro dei principali ghiacciai dalle Alpi al Tibet - Inizio della distruzione Grande Barriera Corallina - Estinzione di centinaia di specie - Aumento di numero e di intensità degli uragani - Innalzamento livello del mare con numerosi atolli sommersi, tra cui l'arcipelago di Kiribati con 78.000 persone.(Tratto da Beppegrillo.it)
+ 2: Riduzione dell'alcalinità dei mari con la progressiva distruzione del placton e degli organisni con i gusci di carbonato di calcio (il placton è alla base della catena alimentare oceanica) - Calo della crescita delle piante in Europa fino al 30% - Incendi su larga scala in Europa - Fusione dei ghiacciai della Groenlandia - Scomparsa dell'orso polare - Carestie in India e in Pakistan
+ 3: Scomparsa dell'Amazzonia e delle foreste pluvilali - Desertificazione dell'Australia - Superuragani nell'America del Nord - Siccità permanente nel continente indiano a causa del cambiamento dei monsoni - Indo e Colorado in secca - New York e altre città costiere sommerse dall'acqua - Sviluppo delle epidemie in Africa
+ 4: Scioglimento dell'Antartide - Delta del Nilo sommerso dal mare - Carestia in Cina - Migrazioni di massa verso i Paesi temperati come Russia e Europa
+ 5: Espansione dei deserti - Prosciugamento delle falde acquifere - Aumento delle migrazioni di massa - Possibile disgregazione delle piattaforme continentali - Tsunami - Guerre civili e conflitti etnici per le risorse
+ 6: Possibile fuoriuscita di acido solfidrico dagli oceani - Nubi di metano - Avvelenamento della superficie terrestre - Scomparsa di gran parte della vegetazione - Riduzione drastica della popolazione.
Sinceramente, è ora di iniziare a pensare e ripensare a quello che è stato fatto in questi ultimi 50 anni e cercare di cambiare quasi totalmente TUTTO.
Prendiamo il lato positivo di questa crisi: possiamo dare un taglio al passato...non più petrolio, non più spostamenti inutili, consumi inutili, tecnologie vecchie...basta, ci vuole un rinnovamento totale..
Ci sono le energie alternative? Non inquinano (o comunque molto meno)? Benissimo...è ora di usarle!
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venerdì 26 dicembre 2008
Che cos'è la città di "Earthship"?
La città di "Earthship" è forse una delle più famose "città" per ogni ecologista della Terra: è collocata non lontano da Pueblo indiano di Taos.
Questa città è stata fondata da Mike Reynolds, fondatore della Earthship Biotecture, nel 1970 con un progetto ambizioso, basato su tre cose:
Earthship ha più o meno un centinaio di case ... è un po' più un paese che una città, ma ho usato "città" a causa dellasua importanza. Ogni casa si autofornisce l'energia, raccoglie l'acqua, si scalda.
Sto parlando del "Earthship" perché nuovo presidente Barack Obama vuole emulare questa città (l'idea): mai più petrolio, mai più carbone; tagliare le emissioni di CO2 e salvare la Terra.
Obama sta per iniziare il progetto, assieme alla UE e la Cina prendendo Earthship come la più alta espressione di questo ..
L'economia sta cominciando a guardare verso l'energia verde, io consiglio di investire in questo, specialmente se siete americani ... Penso che questo sia un sicuro e ben pagato investimento ... ma di questo vorrei parlarne in altro momento ..
Restate sintonizzati.
(fonte: Wikipedia, Il Sole 24 Ore)
Questa città è stata fondata da Mike Reynolds, fondatore della Earthship Biotecture, nel 1970 con un progetto ambizioso, basato su tre cose:
- sarebbe sostenibile, attraverso l'utilizzazione di materiale indigeni a tutto il pianeta così come i materiali riciclati, ove possibile,
- le case si basano su fonti di energia naturale e devono essere indipendenti dalla "rete", quindi, meno soggette a calamità naturali e libera da apparecchiature elettriche ed acqua
- sarebbe economicamente fattibile per il cittadino medio non specializzato nella costruzione e senza alcuni competenza
Earthship ha più o meno un centinaio di case ... è un po' più un paese che una città, ma ho usato "città" a causa dellasua importanza. Ogni casa si autofornisce l'energia, raccoglie l'acqua, si scalda.
Sto parlando del "Earthship" perché nuovo presidente Barack Obama vuole emulare questa città (l'idea): mai più petrolio, mai più carbone; tagliare le emissioni di CO2 e salvare la Terra.
Obama sta per iniziare il progetto, assieme alla UE e la Cina prendendo Earthship come la più alta espressione di questo ..
L'economia sta cominciando a guardare verso l'energia verde, io consiglio di investire in questo, specialmente se siete americani ... Penso che questo sia un sicuro e ben pagato investimento ... ma di questo vorrei parlarne in altro momento ..
Restate sintonizzati.
(fonte: Wikipedia, Il Sole 24 Ore)
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sabato 8 novembre 2008
Di Pietro sulle scie chimiche
Pensavo che i politici italiani fossero inadatti, indietro rispetto ai tempi e senza un qualche senso critico, ma non pensavo fino a questo punto, soprattutto se penso che comunque hanno la possibilità di contattare gente specializzata in qualsiasi settore, soprattutto in quello scientifico-tecnologico, in cui noto le maggiori carenze di nozioni, in certi casi anche basilari. Ma questo è troppo, non me la aspettavo.
L'Italia dei Valori, nella persona del loro rappresentante, Di Pietro, ha presentato un'interrogazione a risposta scritta alla camera, più precisamente al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Analizziamo però quanto riportato da Di Pietro:
Questo è il documento scritto da Di Pietro (o chi per lui).
ANALISI
Detto questo, non voglio però condannare del tutto Di Pietro, in quanto lui ha richiesto solamente un chiarimento:
Il documento intero si trova qui, con anche la risposta ricevuta da Roberto Meina.
Anche Paolo Attivissimo ha detto la sua sulla richiesta di Di Pietro..anche se ci è andato un po' più pesante del sottoscritto
L'Italia dei Valori, nella persona del loro rappresentante, Di Pietro, ha presentato un'interrogazione a risposta scritta alla camera, più precisamente al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Analizziamo però quanto riportato da Di Pietro:
Atto Camerapresentata da
Interrogazione a risposta scritta 4-01044ANTONIO DI PIETRO
mercoledì 17 settembre 2008, seduta n.051
DI PIETRO. -Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.- Per sapere - premesso che:
le scie chimiche sono residui della combustione lasciati in alta quota dagli aerei. Più precisamente si tratta di scie di condensazione che si presentano inizialmente sottili per poi espandersi e infine sparire nel giro di poche decine di minuti;
le scie chimiche che solitamente notiamo in alta quota sono scie di gas di scarico, e sono create da un fenomeno di condensazione. Si formano quasi sempre in alta quota, oltre gli 8.000 metri di altezza, dove l'aria è particolarmente fredda;
sulla base delle attuali conoscenze scientifiche la semplice condensazione dei gas di scarico di un aeroplano non è pericolosa per l'uomo;
secondo diverse teorie alcune scie chimiche potrebbero essere composte da sostanze chimiche, introdotte al fine di creare modificazioni climatiche. Secondo tali studiosi, le scie chimiche si distinguono dalle normali scie di condensazione, sono più spesse, perdurano a lungo nel cielo e tendono ad allargarsi in modo molto marcato;
la prima protesta ufficiale contro questo fenomeno è arrivata dal Canada nel 1998, quando in seguito ad una notevole presenza di scie anomale, gli abitanti incominciarono ad accusare problemi di salute e vaste aree divennero aride, furono analizzati diversi campioni di terreno dai quali risultò che essi contenevano una quantità di particolato di alluminio venti volte superiore al limite indicato per l'acqua potabile;
contro l'irrorazione delle scie chimiche ci sono state diverse interrogazioni parlamentari, sia in Italia che all'estero, ma nessuna ha ottenuto una risposta esaustiva e convincente -:
se e quali chiarimenti sulla natura del fenomeno il ministro intenda dare al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini. (4-01044)
Questo è il documento scritto da Di Pietro (o chi per lui).
ANALISI
- Le scie chimiche (o non sono residui della combustione, in quanto i residui sono veri e provati, le scie chimiche non hanno alcuno prova scientifica, quindi false.
- Le scie di condensazione sono una cosa (reale), le scie chimiche sono completamente un'altra cosa, come anche affermato dai sostenitori di questa assurda teoria..oltre al fatto che le scie di condensazione non sono residui di combustione
- Ancora, le Chemtrails non sono gas di scarico e non esistono, in più, i gas di scarico non sono residui di combustione
- Le scie chimiche non si formano a nessuna quota, in quanto non esistono...non c'è nessuna prova scientifica
- la semplice condensazione dei gas di scarico di un aeroplano non è pericolosa per l'uomo...e ci credo, è acqua..ci mancherebbe che sia pericolosa
- Studiosi....beh, anche il mio amico Cuccuruddu è uno studioso...sta per diventare un elettricista, però di meteorologia e aerei non sa nulla...chi sarebbero questi studiosi? Sicuramente affermati meteorologi e climatologi che in più hanno scritto documenti scientifici sull'argomento....
- L'alluminio è presente in natura su tutta la crosta terrestre...e il fatto che sia superiore rispetto all'acqua potabile è una cosa normale, in quanto l'acqua è liquida, il terreno è solido
- Il fatto che ci siano state diverse interrogazioni parlamentari, sia in Italia che all'estero, non è una prova..prove sono quelle portate dopo un'analisi scientifica fatta da esperti del settore, con anche delle prove reali a riguardo. Ricordo poi che altre bufale sono finite sotto interrogazione parlamentare
Detto questo, non voglio però condannare del tutto Di Pietro, in quanto lui ha richiesto solamente un chiarimento:
"se e quali chiarimenti sulla natura del fenomeno il ministro intenda dare al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini"Da un ex ministro, però, sarebbe meglio non aspettarselo, anche se la domanda era posta a fin di bene per noi cittadini (e non solo)
Il documento intero si trova qui, con anche la risposta ricevuta da Roberto Meina.
Anche Paolo Attivissimo ha detto la sua sulla richiesta di Di Pietro..anche se ci è andato un po' più pesante del sottoscritto
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sabato 18 ottobre 2008
Fari macchina accesi di giorno
Una cosa che mi sto chiedendo da un po' di tempo a questa parte è perchè si devono tenere accese le luci, i fari, della macchina anche di giorno.
Sono d'accordissimo sul fatto di tenerle accese nel caso di pericolo, come pioggia, neve o nebbia (mettiamo anche in caso di cielo molto coperto), ma...perchè devo tenerle accese anche con 40 gradi e un sole che spacca i sassi?
I sostenitori di questa legge, che, fra l'altro, entrerà in vigore in tutta l'Unione Europea nel 2011 se non sbaglio, difendono la legge dicendo che le luci servono per vedere megli le auto, quando si passa sotto ponti, gallerie (che fra l'altro c'era già una legge che imponeva di accendere le luci in galleria), parcheggi sotterranei oppure in strade con molti alberi.
Io rispondo che, beh, non so chi sotiene questa legge, ma io di giorno vedo benissimo le auto e il buon senso mi dice che quando sono in un parcheggio sotterraneo le luci le tenga accese; in più, gli incidenti non sono diminuiti.
Come tutti sanno però, e questo è il punto che mi ha fatto riflettere, tenere le luci accese comporta un consumo più elevato di carburante, anche se non molto elevato. Precisamente, i fari accesi comportano un consumo di carburante tra l'1 e il 2% come comunicato dalla Federconsumatori.
Sempre la Federconsumatori ha fatto alcuni calcoli, che si posso trovare qui: in sintesi, "2,1 miliardi di euro l'anno (6,3 miliardi dall'entrata in vigore),ossia 60 euro l'anno per ogni automobilista che percorre 20.000 Km l'anno, senza contare ulteriori 10 euro di usura alle parti elettriche (fari,lampadine,luci,batteria,ecc.), Adusbef e Federconsumatori, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio ed ai ministri interessati (Infrastrutture, Trasporti,Ambiente), chiedendo la loro urgente abrogazione."
Oltre a questo, c'è da tenere conto dei danni ambientali, infatti "l'aumento delle emissioni di CO2 che ne consegue è di 2,9 milioni di tonnellate". (fra parentesi, moltiplichiamo il tutto per tutte le auto che girano in UE, il numero sarà spaventoso)
Quello che non capisco quindi, è il senso di questa cosa: il clima qui non è come in Finlandia e in Svezia, perchè, perchè allora dobbiamo andare in giro con le luci accese di giorno???? una ipotesi ce l'ho: tutti quei soldi in più che si vengono a creare con questa legge...a chi vanno? Non c'è bisogno (spero) che ve lo dica io.
Altra cosa: le menti geniali che hanno formulato questa legge (in Italia è stato il "ginecologo" Lunardi), pensano che siamo tutti scemi???
(Fra l'altro...in Belgio, di giorno, le auto vanno a fari spenti..quando l'ho chiesto a una mia amica del Belgio, la sua risposta è stata: are you crazy in Italy???)
Aggiornamento del 23/10/2008
Siccome alcuno non credono che tenendo le luci accese il consumo di carburate salga, vorrei segnalare questi link, in cui viene spiegata la faccenda, e altri che affermano il maggior consumo (tra cui il codacons):
http://www.carta.org/campagne/decrescita/esperienz- e/9611
http://www.chirio.com/luci_auto.htm
http://www.codacons.it/comunicati.asp?id=7327
http://www.autoblog.it/post/4499/i-consumatori-contro-i-fari-accesi-di-giorno
Sono d'accordissimo sul fatto di tenerle accese nel caso di pericolo, come pioggia, neve o nebbia (mettiamo anche in caso di cielo molto coperto), ma...perchè devo tenerle accese anche con 40 gradi e un sole che spacca i sassi?
I sostenitori di questa legge, che, fra l'altro, entrerà in vigore in tutta l'Unione Europea nel 2011 se non sbaglio, difendono la legge dicendo che le luci servono per vedere megli le auto, quando si passa sotto ponti, gallerie (che fra l'altro c'era già una legge che imponeva di accendere le luci in galleria), parcheggi sotterranei oppure in strade con molti alberi.
Io rispondo che, beh, non so chi sotiene questa legge, ma io di giorno vedo benissimo le auto e il buon senso mi dice che quando sono in un parcheggio sotterraneo le luci le tenga accese; in più, gli incidenti non sono diminuiti.
Come tutti sanno però, e questo è il punto che mi ha fatto riflettere, tenere le luci accese comporta un consumo più elevato di carburante, anche se non molto elevato. Precisamente, i fari accesi comportano un consumo di carburante tra l'1 e il 2% come comunicato dalla Federconsumatori.
Sempre la Federconsumatori ha fatto alcuni calcoli, che si posso trovare qui: in sintesi, "2,1 miliardi di euro l'anno (6,3 miliardi dall'entrata in vigore),ossia 60 euro l'anno per ogni automobilista che percorre 20.000 Km l'anno, senza contare ulteriori 10 euro di usura alle parti elettriche (fari,lampadine,luci,batteria,ecc.), Adusbef e Federconsumatori, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio ed ai ministri interessati (Infrastrutture, Trasporti,Ambiente), chiedendo la loro urgente abrogazione."
Oltre a questo, c'è da tenere conto dei danni ambientali, infatti "l'aumento delle emissioni di CO2 che ne consegue è di 2,9 milioni di tonnellate". (fra parentesi, moltiplichiamo il tutto per tutte le auto che girano in UE, il numero sarà spaventoso)
Quello che non capisco quindi, è il senso di questa cosa: il clima qui non è come in Finlandia e in Svezia, perchè, perchè allora dobbiamo andare in giro con le luci accese di giorno???? una ipotesi ce l'ho: tutti quei soldi in più che si vengono a creare con questa legge...a chi vanno? Non c'è bisogno (spero) che ve lo dica io.
Altra cosa: le menti geniali che hanno formulato questa legge (in Italia è stato il "ginecologo" Lunardi), pensano che siamo tutti scemi???
(Fra l'altro...in Belgio, di giorno, le auto vanno a fari spenti..quando l'ho chiesto a una mia amica del Belgio, la sua risposta è stata: are you crazy in Italy???)
Aggiornamento del 23/10/2008
Siccome alcuno non credono che tenendo le luci accese il consumo di carburate salga, vorrei segnalare questi link, in cui viene spiegata la faccenda, e altri che affermano il maggior consumo (tra cui il codacons):
http://www.carta.org/campagne/decrescita/esperienz- e/9611
http://www.chirio.com/luci_auto.htm
http://www.codacons.it/comunicati.asp?id=7327
http://www.autoblog.it/post/4499/i-consumatori-contro-i-fari-accesi-di-giorno
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