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martedì 5 agosto 2014

Abbiamo speso 1.650 miliardi di interessi per un debito creato da noi

I grandi numeri, si sa, fanno effetto. Pensate solo alle tante foto condivise su Facebook che quotidianamente vi invadono la home page. Numeri sugli stipendi del tal parlamentare o del tal Ministro, sulle spese dell'ultimo anno di Palazzo Chigi, della Regione X, Y, Z o del debito sia dell'Italia sia di una città sull'orlo del fallimento.

Vedere cifre quasi astratte per voi poveri cittadini, scritte con colori forti e caratteri giganteschi vi carica di rabbia, frustrazione. E iniziate a condividere a manetta corredando il tutto con qualche commento molto lontano dal dolce stil novo.

L'ultimo di una lunga serie ad apparire viene dal maggior quotidiano italiano: Il Corriere della Sera. Ieri, 4 agosto 2014, appare questo articolo che recita:






Tenendo conto che il debito italiano si aggira intorno ai 2mila miliardi, capite che quella cifra è faraonica.

Cito:


"Qual è il Paese tra i principali europei con il saldo migliore tra entrate e spese (al netto degli interessi) delle amministrazioni pubbliche negli ultimi 20 anni? L’Italia, e con molto distacco, considerando che ha cumulato 585 miliardi di euro del cosiddetto avanzo primario (con un 20 per cento riferibile alle privatizzazioni), contro gli 80 miliardi della Germania (dal 1995) e saldi negativi per Francia (-479 miliardi) e Spagna (-270 miliardi). Peccato che ciò sia servito in gran parte a pagare gli interessi sulla fonte principale dei guai, il debito pubblico. I numeri sono tratti da un’analisi comparata sulla finanza pubblica che ha messo a punto un team coordinato da Roberto Poli, uno dei più prestigiosi consulenti italiani"


Ecco appunto. Perchè abbiamo pagato così tanti interessi? Perchè lo stock di debito pubblico che NOI abbiamo creato era nettamente superiore rispetto alle altre grandi nazione europee!

Come spiegato dallo stesso Poli (grassetti miei):


"Un debitore con debito elevato paga interessi più che proporzionali. E tutto questo è la conferma del peccato originale che l’Italia si trascina dal 1992, l’anno della firma del Trattato di Maastricht, sottoscritto pur avendo un parametro del tutto fuori controllo: il debito pubblico, che rappresentava il 104,7%del Pil contro il 42% della Germania, il 39,7% della Francia e il 45,5% della Spagna"

 E quando si è formato questo boom di debito/Pil?

Da inizio anni '80 fino alla metà degli anni '90 c'è stata una vera e propria esplosione. Gli anni d'oro delle baby pensioni, del posto fisso statale assicurato per tutti, anche per lavori inutili e/o personale davvero incompetente (malattia, questa, non ancora sconfitta fra l'altro) etc etc.

Qui non c'è nemmeno Euro che tenga, anzi, la moneta unica come già spiegato altrove ci ha dato una mano per diminuire i tassi d'interesse.

La verità è che la fossa dei 1.650 miliardi di interessi ce la siamo scavata da soli come italiani. E non venite a propormi cose del tipo "ripudiamo il debito o gli interessi", perchè di sciocchezze (vedi qui il perchè lo siano) se ne dicono già abbastanza.


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domenica 27 ottobre 2013

A noi consumatori dell’italianità di Alitalia non importa nulla

- Articolo originale pubblicato su MySolutionPost -     Mattia Poletti


Errare humanum est perseverare autem diabolicum” recita un famosissimo detto latino, che si traduce con “Commettere errori è umano, ma perseverare è diabolico”. Perché questa citazione classica? Semplicemente la ritengo la miglior sintesi di tutto ciò che sta succedendo in questi tempi nel nostro amato Bel Paese. Noi commettiamo tantissimi errori a livello politico, sociale ed economico ma non impariamo mai, anzi, perseveriamo nel commetterli, riuscendo fin a fare peggio.
Solo così posso giustificare una dirigenza pubblica che vuole risalvare la compagnia aerea di bandiera, Alitalia, scordandosi che cinque anni fa fece la stessa cosa con i soldi di noi contribuenti italoti (che, ricordo, paghiamo più tasse di qualsiasi altro nostro collega mondiale, o quasi): i risultati li abbiamo sotto gli occhi tutti.
Sì, Alitalia è ancora in difficoltà e ancora una volta i nostri dirigenti vogliono impegnarsi nell’ennesimo salvataggio della stessa. Il bello è che da vent’anni questa compagnia aerea è in perenne perdita (salvo qualche rara eccezione). Massimo Fontana sul suo blog (Archeo-Finanza) ha raccolto i dati facendo un elenco dal 1990 ad oggi:

- 2012: -280 milioni euro.
- 2011: -69 milioni euro.
- 2010: -168 milioni euro.
- 2009: -326 milioni euro.
- 2008: a fine luglio il Cda non approva la semestrale e dichiara l'insolvenza della società.
- 2007: -495 milioni euro.
- 2006: -626 milioni euro.
- 2005: -168 milioni euro.
- 2004: -812 milioni euro.
- 2003: -519 milioni euro.
- 2002: +94 milioni euro.
- 2001: -907 milioni euro.
- 2000: -249 milioni euro.
- 1999: +6 milioni euro.
- 1998: +210 milioni euro.
- 1997: +260 milioni euro.
- 1996: -621 milioni euro.
- 1995: +0.7 milioni euro ( dovuto a plusvalenza di 220 milioni euro grazie a cessione Aeroporti Roma)
- 1994: -192 milioni euro.
- 1993: -177 milioni euro.
- 1992: -8 milioni euro.
- 1991: -17 milioni euro.
- 1990: -48 milioni euro.
Curioso come dal 2000 e in poi, ad eccezione del 2002, l’azienda sia in netta perdita per svariate centinaia di milioni di euro all’anno, ed ha continuato anche dopo il 2008 nonostante la cordata patriottica voluta e sponsorizzata da Silvio Berlusconi, pagata a caro prezzo da tutti noi (4 miliardi circa, un’Imu) rivelatasi un flop annunciato.
Oggi, i nostri dirigenti patriottici vogliono commettere lo stesso errore, facendo partecipare Poste Italiane alla ricapitalizzazione di Alitalia. Il tutto in nome dell’”italianità”.
Volete una confessione? A noi consumatori razionali, dell’italianità di Alitalia, non ce ne frega nulla. Il consumatore razionale guarda soprattutto alla qualità e al costo del prodotto: in base a questi sceglie che cosa acquistare. Alitalia, mi spiace dirlo, non è competitiva né sul prezzo né sulla qualità. I consumatori che guardano al portafoglio preferiscono compagnie aeree low cost (Easy Jet/Ryanair), mentre chi guarda alla qualità si dirige verso altri colossi del settore. A ciò bisogna poi aggiungere la concorrenza nelle brevi tratte sempre migliore dei vari Tav (pensiamo anche solo al Milano-Roma).
Non ci  strappiamo le vesti se Alitalia venisse venduta a qualche acquirente estero, così come non hanno fatto gli svizzeri quando Swissair (o meglio, quel che restava visto che era fallita) è stata comprata da Lufthansa una decina di anni fa. Anzi, dirò di più: se Alitalia venisse venduta e “magicamente” ritornasse a fornire servizi di qualità a prezzi competitivi, allora noi consumatori viaggeremo molto volentieri sui loro aerei, non curanti di chi sarà la proprietà.
La verità è che i nostri dirigenti vogliono salvare le loro poltrone (e quelle degli amici). Dell’italianità non frega nulla nemmeno a loro. Quella è solo l’ennesima scusa per scucire soldi a cittadini che di soldi ne han sempre meno…


@Rebel Ekonomist

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giovedì 18 luglio 2013

Sul perchè l'IMU non sia da eliminare (again)..

Ne ho già parlato, ma questo è solo un esempio del perchè ritengo l'IMU una tassa giusta (o, se volete, meno sbagliata) di altre.

"Ecoscooter a Milano: Acquistati per 400mila euro dalla giunta Albertini nel 2003 e inutilizzati, sono stati ceduti per 30mila euro, 280 a ciclomotore."




Gli affari (ambientalisti) del settore pubblico....

E l'articolo continua aggiungendo altre chicche:

"È delle scorse settimane la protesta dei sindacati dei ghisa per una fornitura di nuovi computer non forniti di tutti i software in grado di farli funzionare appieno. Nel marzo 2012 l’assessorato alla Sicurezza, guidato da Marco Granelli, acquistò nuovissimi scooter a tre ruote Piaggio Mp3 senza però preoccuparsi di fornire ai vigili caschi e attrezzatura da motociclisti. Nel 2011, invece, fu sollevato il caso dell’acquisto da parte dell’assessorato alla Sicurezza di una partita di nuove pistole Beretta prive di fondina e quindi inutilizzabili."

Ecco per queste cose voglio l'IMU e voglio sia lasciato ai comuni (diminuendo altre tasse centrali, sia chiaro). Perchè così i cittadini sarebbero molto più interessati a controllare le spese dei comuni, a chiedersi il perchè l'IMU nella città X costa 100 mentre in un'altra solo 90. Sarebbe il primo fondamentale passo verso la responsabilizzazione delle amministrazioni comunali e dei cittadini stessi nei loro confronti.

Controllare come vengano utilizzate le tasse che paghiamo in regione o a Roma è difficile, mentre quelle comunali hanno un riscontro diretto sul territorio in cui viviamo. Ci accorgiamo subito se ad una maggior spesa corrisponda un miglioramento del servizio oppure no! Nel secondo caso, possiamo andare in comune (specialmente in quelli medio-piccoli, ma anche in città se ci si organizza bene) a chiedere spiegazioni ai diretti interessati.

Essendo una tassa particolarmente odiata, credo che l'interesse di voi cittadini a controllare, spulciare e/o semplicemente guardarsi intorno per vedere se i vostri soldi vengano utilizzati in modo efficiente o meno e nel caso protestare.

Certo, questo in teoria. Se poi non lo fate, non lamentatevi se pagate tanto...

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martedì 16 luglio 2013

Altro che i 10 per gli ‎F-35! Qui si risparmierebbero 350 MILIARDI!!

Notizia giunta poco fa, il Senato ha bocciato le mozioni di Felice Casson, Sel e M5S contro l'acquisto del caccia F-35.

Ne ho già parlato e riparlato, fra poco metterò un video sul canale i ncui farò una sintesi del tutto quindi non voglio star qui a ripetere per l'ennesima volta le stesse cose.

Faccio solo notare che politici e cittadini han fatto (e continuano a fare) tutto questo casino per risparmiare 10 miliardi che spenderemo entro il 2027. 
Da oggi a quella data, tanto per darvi alcuni dati, spenderemo (in proporzione) 210 miliardi in più degli altri in costi della politica, 60 miliardi in stipendi e pensioni dei militari, 70-80 miliardi in pensioni d'oro. Non vi dico la cifra che bruceremo per via della corruzione e/o dell'evasione fiscale, in quanto molto variabili e più difficili da tagliare rispetto alle tre citate sopra.

Ne aggiungo un'altra: considerando i dati che circolano, le famose guarde/peratori forestali siciliane e calabresi assunte per fare niente costano una cifra intorno ai 700-800 milioni annui. Se i dati riportati sono esatti, da qui al 2027 la spesa sarà di circa 10 miliardi. Come gli F-35..

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domenica 14 luglio 2013

Quanto si risparmierebbe tagliando numero e stipendi dei Parlamentari?


Gli stipendi dei Parlamentari italiani. Tema sempre attualissimo, soprattutto in tempo di crisi e di tagli che colpiscono noi cittadini ordinari.
Tutti chiedono a gran voce la riduzione, assieme ad un taglio proprio del numero di deputati e senatori che ogni giorno (teoricamente.....) si recano alla Camera e al Senato a legiferare (sempre teoricamente...) per il bene del Paese.
Nessuno di questi però sa quanti soldi si risparmierebbero nell'attuare entrambe le riforme (riduzione stipendio e numero). Ho provato a fare due calcoli così per vedere più o meno quale sarebbe il risparmio per le casse dello Stato.

Considerando che 945 parlamentari x 144.084€ = 136.159.380€ annui
Se si riducessero di due terzi con uno stipendio di 40 mila euro (ai livelli di Spagna e Portogallo quindi) avremmo: 315 parlamentari x 40.000€ = 12.600.000.

Il risparmio sarebbe di 123.559.380 € annui.

Però ho ridotto di 2/3 il numero e di 100mila euro la loro paga. Un'enormità e nonostante questo la cifra non è alta.
Se è vero che è doveroso tagliare loro gli stipendi anche per una questione di "moralità", non aspettiamoci di risolvere i problemi grazie a questo. A livello economico il risparmio è di fatto quasi irrilevante.

Diffidate quindi da quelli che propongono manovre alternative basate su questo. Non esistono. La riduzione della paga e del numero è un fatto puramente di correttezza nei confronti di cittadini che soffrono una crisi provocata da quegli stessi politici super mantenuti con le loro tasse.

L'economia qui non c'entra (o comunque molto poco). Qui si tratta più di moralità, giustizia ed equità sociale.

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martedì 2 luglio 2013

La farsa di un governo burlesco sul taglio della spesa continua





"Il buongiorno si vede dal mattino" dicono...Beh, stamane accendo il pc e mi trovo su Facebook una citazione più o meno simile a questa:


il Tesoro informa che a giugno il settore statale ha registrato un avanzo, in via provvisoria, di 14,1 miliardi (5,587 miliardi a giugno 2012), pari a circa 8 miliardi rispetto a 12 mesi fa: merito di un contenimento delle spese delle amministrazioni centrali e di un aumento delle entrate fiscali. 

Per una volta, un'ottima notizia! Finalmente si sta andando nel verso giusto della meno spesa pubblica per risanare le casse e, nel breve, ricominciare a crescere grazie ai minori interessi e alla minor tassazione.

In realtà le cose, purtroppo, non stanno proprio in questi termini. E' vero che c'è stato questo avanzo molto superiore rispetto a giugno 2012, però il miglioramento è "in parte dovuto allo slittamento di alcuni pagamenti al mese successivo." In pratica, hanno rinviato i pagamenti! Ecco il perchè di tutto questo avanzo! Siamo governati dal "Governo del rivio": riviate IVA e IMU, ora anche i pagamenti slittano (ma questo è tipico del pubblico, chiedere ad imprese ed imprenditori).

Cosa molto importante da aggiungere poi, nei mesi di aprile e maggio i disavanzi sono stati rispettivamente di 11 e 8,8 miliardi di euro, in netta crescita rispetto agli stessi periodi del 2012.

Altro che taglio delle spese. E Saccomanni dice pure che grazie a questi risultati nel 2013 tornerà la crescita.
La crescita può anche tornare, se vengono fatte quelle riforme strutturali che tutti (quelli intelligenti) chiedono. Ad oggi però non si sono viste nemmeno con il binocolo.

La farsa di un governo burlesco continua...sperando che gli italiani questa volta non se la bevano

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lunedì 24 giugno 2013

Le balle e il populismo di Grillo e M5S su costi e risparmi degli F35

Ghe nient da fè. Quando Grillo parla di numeri 9 volte su 10 spara assurdità. Questa volta tocca alla questione dei caccia F-35 che l'Italia ha in programma di acquistare. Nell'ultimo post sul suo blog ("No agli F35 per risparmiare 53 miliardi di euro"), Grillo e il M5S Camera sostengono che se si annullasse il programma risparmieremmo 53 miliardi di euro e poi via con il populismo del tipo "53 miliardi per quelli ma non se ne trovano 8 per scuole e cultura".

Prima di tutto, gli 8 miliardi per scuole e cultura (ammettendo che ne servano proprio 8) sarebbero annuali, mentre i 53 miliardi sono una spesa totale. Grillo e M5S mettono come data il 2026, dimenticandosi che essendoci in quella somma il costo di manutenzione, esso è annuale quindi dipende l'arco di tempo sul quale è stato calcolato (cambia se sono 10-20-50 anni..). Anche ammettendo di spenderli tutti (cosa impossibile sia chiaro) entro quella data, il costo dell'investimento in scuola e cultura sarebbe di 104 miliardi, quasi il doppio rispetto ai caccia. Questo giusto per fare i pignoli della situazione.

Veniamo ora al punto. Dove ha preso questi dati Grillo? Perchè proprio 53 miliardi e non, chessò, 60? Perchè il 2026 e non il 2030?

Chi mi segue avrà letto il mio ultimo articolo in cui ho trattato proprio i costi di questi maledetti F-35 in cui, basandomi sui dati del rapporto "Ministero della Difesa Nota Aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2012" in cui si dice che

A) Il costo è di 12 miliardi costi di manutenzione esclusi
B) Il termine è il 2027
C) Parte dei 12 miliardi è già stato speso (circa 2). Considerando però che i costi stanno crescendo (alcuni stimano 15 miliardi) la cifra 12 potrebbe essere comunque realistica.
D) I nostri caccia sono comunque vicini alla conclusione del loro servizio, quindi volenti o nolenti a breve dovranno essere cambiati e comprare dei caccia senza aver partecipato al progetto (come in questo caso) potrebbe comportare maggiore oneri (nel caso si decidesse di acquistare un altro tipo di veivolo...nel caso degli F35 è sicuro).
F) Da quel che mi risulta, è il Canada ad aver annunciato l'intenzione di uscire dal programma (e il dibattito e tutt'ora molto acceso). Il Giappone invece è entrato pochi mesi fa
G) Se il dibattito si focalizzasse sugli stipendi (e pensioni) dei militari, il risparmio sarebbe nell'ordine di 4 miliardi annui, ecisamente molto più superiori rispetto ai costi del caccia F-35

Per quanto riguarda i costi di manutenzione, ho riportato ciò detto dal Pentagono, il quale stima che su una flotta di 2443 esemplari il costo di manutenzione è di 1000 miliardi di dollari in 50 anni. Con una banale proporzione, una flotta di 90 esemplari come quella italiana costerebbe all'anno circa 700 milioni di dollari ovvero 500 milioni di euro a cambio attuale.

Prendendo il 2026 come dicono Grillo e M5S e sommando 12 miliardi + 500 milioni x 13 abbiamo che i costi totali ammonterebbero a circa 18.5 miliardi di euro.
Se invece prendessimo il 2047, arriveremmo a circa 40 a cui bisogna aggiungere poi l'inflazione quindi alla fine la cifra data dai grillini potrebbe essere realistica. Ma nel 2047! Riprendendo gli 8 miliardi necessari per scuola e cultura, la spesa totale in 34 anni ammonterebbe (senza tener conto dell'inflazione) a 272 miliardi di euro. 5 volte tanto.

Detto ciò, mi piacerebbe vedere le fonti dalle quali Grillo ha preso quei dati. Messi così, come ho dimostrato, sono (citando dal suo stesso articolo) "Sono in realtà una mera operazione di marketing".

PS: Sulle caratteristiche e difetti tecnici, non essendo un esperto, preferisco non commentare. Posso dire che, durante la fase di test è normale che ci siano problemi. Ecco, forse qui ce ne sono troppi soprattutto sui costi e forse altre soluzioni sarebbero state migliori.
 
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venerdì 21 giugno 2013

F-35: cose che il PD (e non solo) non vi dirà mai

Pensavo che la questione fosse già stata spiegata ed archiviata, invece ecco che fra i vari deliri estivi è tornata di moda (si sa, quando uno finge di raschiare il fondo per mantene pseudo promesse fatte ai cittadini...).

Nel marasma generale, ecco rispuntare delle mozioni per chiedere di fermare la partecipazione italiana al programma di acquisizione e costruzione dei cacciabombardieri F-35 ed investire quei soldi in altra spesa (manco qui vogliono ridurre la tassazione, vabbè). Artefici: M5S, SeL e 18 senatori del PD.
Peccato che questi signori dimenticano di dire (perchè non vogliono oppure proprio non lo sanno) alcune cosette che più di una volta ho detto e ripetuto.

Prima di tutto, annullare un ordine di questo tipo comporta sempre dei costi, quindi di sicuro la cifra risparmiata sarà minore del costo della commessa. Vi ricordo, tanto per citare un esempio, ciò che è successo con il ponte sullo stretto.

Seconda cosa, parte dei 12 miliardi sono spese già sostenute ( poco più di un miliardo di euro spesi entro il 2012 per la fase di sviluppo, ad esempio) quindi ovviamente non potranno essere recuperate.
Sommate questi due punti e non so quanto rimane in mano ai nostri eroi, ma andiamo avanti.

Terzo, i 12 miliardi non vengono spesi tutti subito ma spalmati negli anni (nel 2012 sono stati spesi solo 548.7 milioni ad esempio, nel 2013 la spesa è di 500 milioni), precisamente 10 miliardi sono gli oneri complessivi sostenuti entro il 2027, quasi 500 entro il 2014 e circa 600 (900 milioni di dollari) entro il 2047 quindi facendo una banalissima media aritmetica la cifra annua è "ridicola" in confronto a quanti altri costi inutili potremmo eliminare.

Quarto, tutte le spese vanno comunque ammortizzate a bilancio nell'arco della vita di questi caccia (a cui vanno però aggiunti i costi di gestione, di cui accenno dopo).

Quinto, i nostri caccia (Tornado, Harrier e company) sono vecchi quindi, volenti o nolenti, vanno cambiati in un modo o nell'altro.

Come ho già detto, se si volesse risparmiare sulle spese militari si agirebbe sugli stipendi e sulle pensioni dei militari che costano in più rispetto alla media europea (in proporzione al totale della spesa militare stessa) circa 3-4 miliardi (quasi un'IMU tanto per intenderci). E questi sono annui, quindi da qui al 2047 la cifra risparmiata sarebbe di oltre 100 miliardi...altro che 12!

Questione costi di gestione: Se la spesa per una flotta di 2443 esemplari costa 1000 miliardi di dollari in 50 anni (come stimato dal Pentagono) una flotta di 90 esemplari come quella italiana costerebbe all'anno circa 700 milioni di dollari (500 milioni di euro). Sommando la spesa per l'acquisto e quella della gestione (ammortizzate negli anni) non si arriverebbe di sicuro al miliardo di euro (quindi 1/4 della spesa da tagliare in stipendi e pensioni che citavo prima) a cui però, a dirla tutta, dovremmo togliere le spese ammortizzate dell'acquisto dei vecchi veivoli e di gestione degli stessi.

In definitiva, è una questione populista inutile che serve soltanto a perdere tempo distogliendo l'attenzione del cittadino medio da questioni più gravi ed importanti. Numeri (e buon senso) alla mano, vi stanno fregando di nuovo.
Guardatevi le spalle...non si sa mai..


PS: i dati li ho presi da "Ministero della Difesa Nota Aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2012", Allegato C, pag 101

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domenica 2 giugno 2013

Alemanno compra i vostri voti...legalmente s'intende


Ammetto di aver seguito poco (per vari motivi) le elezioni a Roma però oltre al crollo del Movimento 5 Stelle che esce parecchio ridimensionato da questa tornata elettorale (cosa che non mi stupisce fra l'altro) e un sempre più diffuso rifiuto da parte dei cittadini ad andare a votare c'è davvero ben poco di nuovo da dire.

Una vicenda letta per caso fra le dozzine di stupidate che si condividono su Facebook ha però acceso il mio interesse sulle elezioni romane. Pare che il sindaco uscente Gianni Alemanno stia "barando" promettendo assunzioni nel settore pubblico per due anni (oltre ad altre proposte ridicole). News di questo tipo rimbalzano sul web da inizio maggio, ma visti i risultati e il ballottaggio è bene parlane chiaramente ora per gli elettori che andranno a votare settimana prossima.

Come denuncia il candidato del PD Marino:

"A pochi giorni dal ballottaggio, apprendiamo che il sindaco uscente Gianni Alemanno vuole assumere centinaia di persone con i soldi del Comune e con criteri non chiari."

Se approfondiamo scopriamo che:

"La denuncia era partita stamattina dal consigliere Pd capitolino Antonio Stampete e riguarda l’annuncio di possibili nuove assunzioni da parte di Risorse per Roma. Questa mattina l’azienda partecipata del Comune ha fatto partire 106 lettere di assunzione: una tempistica quantomeno sospetta per una spa che, riporta Repubblica, conta in organico quasi 600 persone, di cui 469 impiegati, 84 quadri e 12 dirigenti, con una spesa per il personale di 24,8 milioni di euro, assolutamente spropositata rispetto ai ricavi."

(sulle aziende partecipate dai comuni et simila non dico nulla)

Promettere assunzioni nel settore pubblico per accaparrarsi qualche voto extra è una pratica che in Italia si fa da decenni (pensate solo a tutte le assunzioni a random negli anni '70-'80): de facto, è un comprarsi il voto in modo del tutto legale. Certo, quelle persone assunte per lavori inutili (o poco utili/meno utili di altri se volete essere meno cattivi) qualcuno le deve pagare con le proprie tasse...lascio a voi indovinare chi.

Ah, però tasse che diminuiscono, visto che i romani con reddito al di sotto dei 15mila euro, se voteranno Alemanno, non pagheranno l'IMU sulla prima casa. Aumento della spesa (inutile) da una parte, diminuzione delle entrate fiscali dall'altra. Quando il bilancio è un'opinione..

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sabato 16 febbraio 2013

Ecco dove e come ridurre la spesa militare: il risparmio sarebbe di 4 miliardi (ehm Imu??)

 Tagliare la spesa militare per risparmiare soldi ed abbassare le tasse. Si può fare, ecco come.

L'argomento "spese militari" è stato in questi mesi richiamato a causa del costo dei ormai famosissimi F-35 a cui poi si sono aggiunti due sommergibili. La tesi sostenuta dai più è che l'acquisto di queste armamenti è inutile, soprattutto dato il periodo di crisi che stiamo passando. Sarebbe più saggio quindi tagliare queste spese destinando i soldi ad utilizzi socialmente più utili. Addirittura c'è chi ha sostenuto qualche mese fa di poter fare una contromanovra in modo da evitare i sacrifici chiesti da Monti.

La realtà è ben diversa: le spese devono essere ammortizzate in vari anni e quindi il risparmio derivante dal taglio di caccia e sottomarini si aggira intorno ai 900 milioni di euro (ricordo che in ogni caso la cifra deve essere ammortizzata, aka "spalmata" anche per gli anni di servizio, quindi annualmente sarà ancora inferiore) i quali, se è vero che non sono da buttare (ci mancherebbe), non risolverebbero i problemi del paese come qualcuno dice.

Sinceramente non so se siano utili o meno e che strategie internazionali ci siano dietro e non mi interessa in questo momento. Ciò che voglio far capire è che, nel nostro paese, la spesa militare può e deve essere tagliata in altri ambiti con risparmi molto superiori a quelli esposti poco fa.

La mappa qui sotto mostra chiaramente quale spesa militare debba essere davvero tagliata: quella relativa a stipendi e pensioni

Sources: NATO Defense Expenditures; IISS Military Balance; analysis by CSIS Defense-Industrial Initiatives Group. Maps from Center for Disease Control and Maptitude


I costi si aggira intorno ai 10 miliardi di euro annui secondo lo IAI, che stima il costo personale+pensioni il 65% del totale delle spese militari e poco più di 12 miliardi secondo il CSIS (fonte anche della mappa) che fa una stima del 75% sul totale. Per non rischiare prendiamo il 70%, quindi 11.5 miliardi.

Considerando la quota di spesa degli altri paesi simili ma migliori dell'Italia (Germania, Francia, Inghilterra, Olanda), possiamo vedere come questa spesa possa essere ridotta del 20-25%.

Il risparmio derivante sarebbe stimato intorno ai 4.12 miliardi di euro (passando dagli 11.5 miliardi a poco più di 7). I soldi dell'Imu prima casa tanto per intenderci (e no, non l'ho fatto apposta è venuto per caso).Considerando l'enorme armata di graduati, generali, ammiragli, cappellani etc etc che ci sono questo taglio non andrebbe a toccare il soldato semplice di caserma che guadagna uno stipendio nella media se non al di sotto di essa.

Come vedete, la cifra è molto superiore a quella che si ricaverebbe dagli F-35 e, unita ad altri tagli, diventerebbe utilissima alla riduzione di quella pressione fiscale che sta soffocando il paese.

giovedì 7 febbraio 2013

Spese dei Parlamenti in euro: quanto ci cosa in più il nostro Parlamento rispetto agli altri paesi europei?

Il tema "spese della politca" è sempre di attualità e, in periodo di crisi, ogni candidato promette di tagliarle. E' d'obbligo quindi domandasi: Ma quanto ci costa il nostro Parlamento all'anno?


Tempo di crisi + pressione fiscale elevata + elezioni = continue promesse di tagli alla spesa pubblica, in particolare alla spesa della politica.
Da Grillo a Bersani, passando in ultimo a Berlusconi , tutti i leader politici vogliono ridurre questi costi, in particolare dimezzando il numero dei parlamentari, tagliando loro anche lo stipendio.

E' una proposta lodevole (ma, come dice un famoso detto, "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare") e assolutamente da fare soprattutto per una questione morale verso i cittadini e la crisi che loro stanno affrontando mentre i politici continuano ad "ingrassare" ed è tempo di metterli a dieta ferrea.
Il problema è che, paradossalmente, quella spesa è una parte minima rispetto al costo che ha il nostro Parlamento.
Se infatti, come calcolai in un precedente articolo, riducessimo di 2/3 il loro numero e poco più di1/3 il loro stipendio (portandolo a 40mila euro, ovvero al livello di Spagna e Portogallo), il risparmio sarebbe di 123-124 milioni di euro. Meno di 1/10 dei costi totali del nostro Parlamento! Se andiamo a prendere i dati delle Spese dei Parlamenti di Francia, Italia e UK nel 2009, notiamo come il costo totale di Camera e Senato italiano ammonta a 1 miliardo e 581 milioni di euro. Il confronto con gli altri due paesi è raccapricciante (875 milioni il Parlamento francese e 628 milioni quello UK).

Quanto spende il Parlamento? - Fonte: IBL Focus

Se lo raffrontiamo al costo pro capite per ogni cittadino, il Parlamento italiano costa il doppio rispetto a quello francese e quasi il triplo rispetto a quello UK.
Una proposta seria ed utile fatta da un leader potrebbe essere di più che dimezzare i costi totali del Parlamento allineandoli così alla spesa del Regno Unito: il risparmio sarebbe di quasi 1 miliardo di euro, da utilizzare come fondo per ridurre le tasse o per una spesa sicuramente più produttiva.


Se a questo miliardio aggiungessimo i risparmi derivanti dall'abolizione delle province (stimati sempre dall'IBL in 1,879 miliardi di euro), i risparmi derivanti dal taglio sui costi della politica delle regioni e dei comuni (accorpando i comuni limitrofi sotto i 10 mila abitanti) sono convinto che si ricaverebbe una cifra simile al tanto decantato Imu sulla prima casa.

Cari politici, basta volerlo...

PS: parere personale: io quel risparmio lo indirizzerei sul taglio di altre tasse più recessive rispetto all'Imu.

Nota: (il quotidiano La Stampa ha fornito dati diversi: "Ad ogni cittadino italiano, il Parlamento costa tre volte di più che in Francia (27,15 euro rispetto a 8,11 euro), quasi sette volte più che in Inghilterra (4,18 euro) e dieci volte più che in Spagna (2,14 euro pro capite)". A spanne mi sembravano un po' esagerati quindi ho scelto di utilizzare quelli in tabella dell'IBL).


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martedì 18 dicembre 2012

La trappola della povertà in Francia: come non incentivare donne e madri a lavorare

Come non stimolare le madri a lavorare. Il cattivo esempio francese


L'articolo è apparso su Forbes, mentre il titolo (la prima parte) è preso dal blog di Greg Mankiw. Il testo originale lo trovate sul blog del professore. Lo traduco nel caso qualcuno non sappia l'inglese:

Prendiamo una madre disoccupata che vive da sola con due figli fra i 6 e i 10 anni. Nel 2010 c'erano 284.445 famiglie francesi in questa situazione a carico del welfare.

Questa madre riceverà la "Active Solidarity Income". Avendo 2 figli, l'ammontare sarà di 1.100$.  Se è in affitto per 650$ in un appartamento, allora riceverà un "Housing Customized Aid" che ammonta a 620$. Poi riceverà assegni familiari, i quali ammontano ad altri 160$.
Infine, aggiungiamo il pagamento conosciuto come "Assegno per l'inizio dell'anno scolastico" di 750$ all'anno, o 62,50$ al mese. (Lei potrebbe avere benefit da altri aiuti, ma questi sono i più comuni). Lei quindi riceverà 1.492,50$ al mese.

Ora immaginate he questa madre abbia trovato un lavoro allo stipendio minimo legale, il quale ammonta a 1.820$ lordi, o 1430$ netti. Dato che guadagnerebbe 1430$, non riceverà più l'Active Solidarity Income. Il suo Housing Customized Aid sarebbe ridotto a 460$, ma a lei verrebbero dati ancora gli Assegni Familiari e l'Assegno per l'inizio dell'anno scolastico. Pertanto, le sue entrati totali ammonteranno a 2.112,50$.

Per questa madre di due bambini, tornare a lavorare porterà alla sua famiglia un'entrata addizionale di soli 170$. Inoltre questi 170$ è probabile che vadano persi nel costo di trasporto per andare al lavoro, visto che il costo della benzina in Francia è di 7$ al gallone. In ogni caso, un così misero ammontare di denaro non è un incentivo per tornare a lavorare.
Fra lavorare e stare a casa, la scelta è facile: il welfare è un miglior affare.

Questa è la "Poverty Trap": la madre piuttosto che andare a lavorare preferisce rimanere "povera" e far niente a casa. Il mantenimento diventa più importante dell'imprenditorialità.

Aggiungiamo poi che questa madre, volendo, potrebbe svolgere qualche lavoretto in nero (cucire, pulire in altre case, stirare...magari qualcuna che lo fa la conoscete anche), ecco che le sue entrate arriverebbero a oltre 2.000$ (ma anche Euro) e lasciare tutto ciò per trovarsi un lavoro sarebbe totalmente da pazzi.

Se vi state chiedendo il perchè la Francia sia stata definita la bomba ad orologeria bel cuore dell'Europa, questo è un grosso motivo.

venerdì 30 novembre 2012

La sanità italiana sarà insostenibile come dice Monti?

La sanità italiana sarà sostenibile negli anni a venire? Monti apre il caso...


Il premier Mario Monti pochi giorni fa ha aperto il dibattito sulla sanità pubblica italiana e sul suo futuro negli anni a venire, affermando che "La sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale potrebbe non essere garantita".
Queste parole hanno scatenato ogni tipo di reazione: dallo sgomento alla rabbia alla difesa della sanità pubblica contro l'intervento dei privati (aka no alla privatizzazione).

Bisogna precisare che A) Monti non ha detto di voler privatizzare la sanità (frase che giornali, pseudo politici e sindacati gli hanno messo in bocca ma che non trovano riscontri in ciò che il premier ha affermato) e B) non parlava solo del SSN italiano ma "La sostenibilità futura dei sistemi santiari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni".

Per quanto riguarda la sostenibilità del nostro (ma non solo, Monti parlava in generale della sanità nei paesi occidentali) sistema sanitario, le affermazioni del professore sono estremamente banali: in un paese di vecchi e che invecchia sempre di più è OVVIO che il sistema sanitario non sia sostenibile nel lungo termine (visto il debito e il deficit di bilancio che ancora oggi abbiamo).
Mi stupisco dello stupore e dello sdegno di tanti. Il premier ha solamente messo ancora più in chiaro una situazione limpida. Faccio due conti per spiegarmi meglio:

Prendo il nostro paese perchè ci riguarda direttamente e i dati sono più semplici da reperire e gli anziani over 65 in quanto sono quelli esenti e quindi totalmente a carico del SSN: Queste sono le proiezioni dell'Istat: (fonte: demo.istat.com):



Anno Popolazione over 65
2012          12.554.359,00
2022          14.436.900,00
2032          17.294.723,00
2042          20.326.024,00
2052          20.976.412,00
2062          20.315.268,00




Solo nel 2062 si avrà un calo, ma bisogna precisare che l'età media di quei 21 milioni sarà molto più elevata (per chi volesse calcolarsela, qui il link da cui ho preso i dati) .

La spesa sanitaria era pari a circa 96.8 miliardi nel 2005, salita fino a 109 miliardi nel 2009 e scesa a poco meno di 103 miliardi di euro nel 2010 (anche se i dati di quotidiano sanità parlano di una spesa pari a 112 miliardi di euro). Dato il trend programmato dal Def 2012di spesa pubblica e sanitaria fino al 2060 mostrato in tabella (fonte: quotidianosanità):




Ipotizzo quindi che la spesa rimanga costante a 110 miliardi per il 2022.

Bisogna considerare che il fattore moltiplicativo di spesa per le varie fascie d'età è differente. Il Ministero della Sanità segnala che (fonte, tabella pagina 8): 
2.094+2061 = 4.155 fra i 65 e i 74 anni e di 2.941+1.846 = 4.787 per gli over 75.Però i pesi riguardano solo il 50% quindi 2.058 per i primi e 2.394 per i secondi + 1.11 (somma di tutti i pesi/16) = 3.156 e 3.504 Questo vuol dire che nel 2022, facendo una media (3.330), circa il 50% della spesa per il SSN andrà a curare gli anziani  nel 2022 fino ad arrivare al 70% circa nel 2042, 2052 e 2062, ma vista la maggior quantità di over 75 sarà ancora più alta le percentuali saranno maggiori.
Ciò vuol dire che il resto della popolazione dovrò essere assistito con meno del 30% della spesa sanitaria (contro il 60% circa odierno).
Vi sembra sostenibile, considerando che i neonati pesano poco meno degli anziani?

Questo discorso, ripeto, Monti lo fa per tutti i SSN quindi anche per gli stati che spendono più soldi di noi in percentuale del PIL. L'aumento di spesa dell'1.5% di PIL in programma nel 2060 per l'Italia molto probabilmente non cambierà le cose.

PS: un grazie a Marco Esposito per le fonti

venerdì 2 novembre 2012

Cara Fornero, ecco dove puoi prendere i soldi per i malati di SLA

I soldi ci sono, basta avere il coraggio di tagliare alcune spese

Il Ministro Fornero piange di nuovo. Dopo la riforma delle pensioni, Elsa Fornero si è messa a piangere, questa volta non in pubblico, dopo la decisione sui tagli allo stanziamento per la cosiddetta legge Letta, quali mettono a repentaglio il fondo dedicato agli interventi per la SLA.

I soldi necessari si aggirano intorno ai 500-600 milioni di euro: una bella cifra, soprattutto in un momento di crisi e di "tagli" come questo, ma assolutamente non impossibile da trovare.

Mi permetto quindi di consigliare un paio di riforme da adottare per trovare i soldi.

Si potrebbe, cara Fornero, inziare a dimezzare i parlamentari e i senatori, dimezzando loro anche il lauto stipendio che percepiscono (visto che è, in confronto allo stipendio medio, è largamente il più alto d'Europa)..

Considerando che 945 parlamentari x 144.084€ = 136.159.380€, se si riducessero di due terzi con uno stipendio di 40 mila euro (ai livelli di Spagna e Portogallo quindi) avremmo: 315 parlamentari x 40.000€ = 12.600.000. Un risparmio di ben 123.559.380 € annui.

Un altro consiglio è quello di ridimensionare tutti gli stipendi dei dirigenti pubblici, dei consiglieri provinciali, regionali (in certe località anche comunali), dell'amministrazione centrale a Roma, tagliare le auto blu, inziare ad accorpare i comuni più piccoli e così via.

Sono tagli assolutamente facili, non recessivi e necessari che tapperebbero quel buco di 600 milioni per l'assistenza ai malati SLA (e non solo). anzi, avanzerebbero anche moltissimi soldi, glielo assicuro.

Piangere non serve a nulla. Il coraggio di prendere decisioni scomode per la casta, quello servirebbe...

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domenica 16 settembre 2012

Quando aumentare la spesa pubblica è giusto (per comprendere quando è da tagliare)

La spesa pubblica non sempre è un male. Ci sono molti casi in cui è nesessaria per lanciare la crescita di un paese. Eccone alcuni esempi


In questi mesi avete sentito parlare numerosissimi economisti parlare della necessità di tagliare la spesa pubblica. Accanto a loro anche io nel mio piccol(issim)o ho cercato di far passare questo messaggio ai miei lettori. Ridurre la spesa pubblica è l'unica via che l'Italia ha per diminuire le tasse e ricominciare a crescere.

Ci sono però economisti e politici che la pensano in maniera diversa: tagliare la spesa metterebbe ancora più in ginocchio il paese, meglio invece stimolare l'economia aumentandola.

Dire che è un'eresia è sbagliato: è vero che aumentare la spesa pubblica stimola la crescita. Non è però detto che ciò accada sempre e l'Italia ne è un esempio.

Se siete interessati alle curve, oltre alla ben nota "Curva di Laffer" che riguarda la tassazione (di cui ho discusso nell'articolo precedente) vi è un'altra curva, meno famosa che invece si occupa proprio della spesa pubblica: la "Curva di Armey":



Come si vede dal grafico, essa afferma che quando la Government Size (Dimensione del governo nell'economia, aka la spesa pubblica) supera un certo valora, la crescita economuica diminuisce. Come per la Curva di Laffer, non si sa in quale valore si verifichi il picco massimo quindi bisogna valutare caso per caso.
Guardando ai paesi OCSE, la tesi sostenuta da Armey è corretta: quando la spesa pubblica è bassa, un aumento della stessa stimolerebbe la crescita economica, viceversa quando è alta la crescita sarebbe rallentata/diminuirebbe.
I motivi sono molteplici:

  1. La spesa pubblica deve essere finanziata: più è alta più lo Stato o deve aumentare le tasse (e si ritorna a Laffer) oppure deve indebitarsi. Un maggior indebitamento equivale a maggior interessi da rimborsare i quali aumentano la stessa spesa pubblica
  2. Corruzione: qui l'Italia ne è l'esempio vivente: una spesa pubblica elevata favorisce la corruzione e il clientelismo
  3. Fini elettorali: quanti politici hanno promesso assunzioni in caso di elezione? Quei lavoratori lì devono essere pagati, anche se svolgono un lavoro inutile per la società
  4. Inefficienze: sono un po' il risultato dei due punit precedenti, a cui dobbiamo aggiungere tutta la spesa sostenuta per mantenere in vita attività fuori mercato o che si sarebbero verificate anche senza l'intervento statale. E' il caso dei sussidi alle imprese.

Quando allora è giusto aumentarla? Quando mancano i servizi. La spesa pubblica aiuta la crescita quando è utilizzata per creare o migliorare servizi realmente utili a tutti come ad esempio: costruzione di strade, linee ferroviarie, rete internet etc etc che siano necessarie, e non per aiutare l'impresa dell'amico/parente.
In Italia la spesa pubblica ha notevolmente incrementato la crescita quando lo Stato ha costruito tutte quelle cose ove mancavano. Lì si è visto il famoso "Moltiplicatore Keynesiano" (tanto usato per giustificare l'aumento della spesa statale).
Oggi, visti i punti 1-2-3-4, del moltiplicatore manco l'ombra. Se spendo soldi per scavare e chiudere buche, mi dite come faccio a crescere?

La spesa in Italia è molto alta, troppo se consideriamo il livello dei servizi (specialmente in alcune zone). Siamo in piena fase discendente della curva di Armey da anni. In conclusione, aumentarla non porterebbe nuova crescita, anzi, farebbe solo danni. La soluzione è individuare i punti 2-3-4 e tagliare: le risorse guadagnate serviranno a ridurre il debito e tagliare la tassazione (in primis sul lavoro e sui redditi). Così, si cresce.




venerdì 31 agosto 2012

Tagliando questa spesa si distruggerebbe lo stato sociale?

Il caso delle spese folli della regione Sicilia 

Quando dico e sento dire che in Italia bisogna assolutamente ridurre la spesa pubblica al fine di ridurre il debito e la tassazione, la primissima opposizione è quella della "distruzione" dei servizi forniti al cittadino e più in generale dello stato sociale.

Quello che cerco di chiarire e dimostrare attraverso il blog è che non è sempre così, anzi! In molti casi tagliare la spesa pubblica significa risparmiare soldi che vengono buttati via, sprecati in svariati modi. L'Italia non fa eccezione. Se proprio vogliamo dirlo, noi siamo l'esempio dello spreco di denaro pubblico.

Stamattina mi sono imbattutto in questo articolo che tratta dei costi spaventosi ed inutili della regione Sicilia. Cito:

"Una legge, la numero 10 del 2000, che creava la terza fascia dirigenziale. Trasformando tanti funzionari di alto livello, appunto, in dirigenti della Regione.
Che, tanto per capirci, sono la bellezza di 1.906, un numero che rappresenta il 10,66% dell'intero personale dipendente della Regione. Per intenderci, nel 2009, questo rapporto nelle regioni a Statuto ordinario era pari al 5,80% e nelle Regioni a statuto speciale al 4,57%.
[...]
La stessa logica, in fondo, che ha portato alla proliferazione di consulenti ed esperti. Anche in questo caso, nonostante i quasi duemila dirigenti, il governatore e gli assessori non hanno lesinato nomine e incarichi che hanno finito per costare, stando alle cifre diffuse in uno studio della Cisl – Funzione pubblica, qualcosa come 1,2 milioni di euro nel biennio 2010-2011.
[...]
Mentre la giunta sarda nel 2011 contava su 58 autisti, il governo siciliano ne stipendiava la bellezza di 135. Due volte e mezzo il numero di conducenti, a parità di vetture. E ovviamente, il dato non può che tradursi in euro. Mentre la Sardegna, infatti, pagava per i suoi autisti 2,3 milioni di euro l'anno, la Sicilia scuciva nel 2011 la cifra enorme di 5,754 milioni.
 Vi chiedo: tagliando questi costi....si distruggerebbero stato sociale e servizi della regione Sicilia?


sabato 18 agosto 2012

Se l'impegno contro gli sprechi del pubblico fosse pari a quello contro l'evasione fiscale..

La lotta all'evasione fiscale è una delle priorità, se non la priorità del Governo Monti. Se però ci mettessero lo stesso impegno nel cercare di contrastare gli sprechi del settore pubblicosarebbe meglio.

Siamo oramai nella seconda metà dell'avventura del Governo Tecnico dei professori guidato da Mario Monti. Partito a mille, con promesse liberali e con una riforma pensionistica attesa da anni (purtroppo), si è via via impantanato nella fanghiglia composta da partiti, sindacati e lobbies che tanto potere hanno nella politica italiana. Il risultato è stato deludente, almeno dal mio punto di vista.

L'unica cosa buona fatta è la lotta all'evasion fiscale, partendo dalla famosa "Operazione Cortina" di inizio anno.
Essa è stata una delle priorità, se non la priorità assieme  del Governo Monti, assieme (bisogna ammetterlo) all'aumento delle tasse. Volendo fare dell'ironia, Monti avrà pensato "Se io questi li tasso di più, loro cercheranno di evadere di più, quindi ci vado giù pensante con la finanza almeno le mie nuove tasse le pagheranno tutte".
D'altronde, lui stesso ha detto "Siamo in uno stato di guerra per l'evasione".

Chi legge questo blog sa benissimo che io appeggio questa battaglia. In Italia c'è oramai quasi un "culto" dell'evasione fiscale, in cui l'evasore viene visto non tanto come un delinquente quanto come un eroe, la cui fama cresce al crescere della somma che evade (e del macchinone con su la bella modella che tu manco puoi averla nei tuoi sogni). Questo è molto pericolo oltre che sbagliato: rimuovere un modo di pensare, soprattutto se è di ammirazione e radicato nella mente del cittadino, è molto più difficile, per questo credo che punizioni esemplari al "figlio del papi" che viene beccato siano doverose.

Imputare però tutte le colpe della non crescita italiana all'evasione fiscale mi fa sorridere. E' vero che è una piaga, però non diamole poteri che non ha. Ricordo che recuperare l'evasione comporta inevitabilmente l'incremento della pressione fiscale con tutte le ripercussioni che questo comporta alle aziende, soprattutto se i soldi recuperati non vengono utilizzati al fine di ridurre la tassazione (con questo NON voglio giustificare l'evasione).

Quello che vorrei dire a Monti e ai suoi ministri è di impegnarsi allo stesso modo con la revisione della spesa pubblica, cercando di combattere gli sprechi e l'abnorme corruzione presente nel settore pubblico (secondo la Corte dei Conti la corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro l'anno ma nel 2011 sono state inflitte condanne solo per 75 milioni di euro). Riuscire a risparmiare almeno un 20-30%, assieme a quelli recuperati dall'evasione (Monti vuole arrivare a 15 milioni), porterebbero nelle casse dello Stato circa 30 miliardi di Euro annui.
Oltre a questo, bisogna individuare tutti gli sprechi presenti nel pubblico di cui ho già parlato in altri articoli.

Va bene concentrarsi sull'evasione, ma non è l'unica "guerra" da combattere.



giovedì 19 luglio 2012

Come ridurre la pressione fiscale in Italia?

Gli ultimi dati non mentono: in Italia, la pressione fiscale è la più alta al mondo: 55% del PIL. La riduzione della stessa non è più solo una necessità, ma un obbligo. Come fare?

L'Italia, secondo le stime, decrescerà di 2 punti percentuali (per la felicità dei sostenitori della decrescita felice) allungando il periodo di recessione in atto da qualche tempo a questa parte.
Le cause che hanno portato a questa situazione sono molteplici e fra queste spicca la pressione fiscale: 55% del PIL è un numero mostruoso (non nuovo a chi segue il blog) soprattutto se considerata la qualità dei servizi forniti a cittadini ed imprese.

Se vogliamo far investire nel nostro paese sia imprese/imprenditori stranieri sia italiani,una delle cose da fare è quella di ridurre la tassazione. Sono sicuro che i politici ital(idi)oti baseranno l'imminente campagna elettorale proprio su questo tema quindi è d'obbligo scrivere due righe sul come davvero ridurre la tassazione, onde evitare che vi facciate fregare da promesse irrealizzabili (di nuovo).

Come comunicato dal FMI, l'unica via per ridurre le tasse è quella di ridurre le spese. Per farvelo capire vi faccio un esempio al contrario molto semplice.
Immaginate le entrate per lo stato derivanti dalle tasse come il vostro stipendio, mentre le uscite (la spesa pubblica) sono le vostre spese in cibo, vacanze, acquisti etc etc. Ipotizziamo una situazione di equilibrio, ovvero entrate ed uscite si pareggiano (guadagnate X, spendete X). Se il vostro stipendio diminuisce, voi ridurrete la spesa giusto? Spenderete cioè meno soldi. Per lo stato è esattamente la stessa cosa! Se diminuisce le entrate, PER FORZA deve diminuire la spesa pubblica! Se prima poteva indebitarsi per finanziare la differenza, oggi (a causa del debito) non può più farlo. Rigirando la questione, per diminuire le tasse è necessario tagliare la spesa pubblica.

Quando sentirete "parlare" i politici sulla loro volontà di ridurre le tasse, rileggetevi questo post e andetevi a rivedere pure questo in cui ho postato l'evoluzione della spesa pubblica nei vari anni.

Magari alle prossime elezioni non commetterete gli stessi errori.


martedì 10 luglio 2012

Che futuro ha un paese in cui i tassisti hanno più peso dei ricercatori?

Breve riflessione sui recenti tagli alla ricerca

Tempo di "Spending Review", di tagli alla spesa pubblica (se vogliamo dirlo all'italiana) imposti dalla condizione finanziaria ed economica attuale del nostro paese malato. La tabella con tutti i tagli la trovate a fianco (fonte).
Sebbene personalmente sia d'accordo sull'evitare di spendere soldi per cose inutili/poco utili/utili ma mal gestite e (inmolti casi) per arricchire amici, parenti o comprarsi indirettamente voti, c'è modo e modo di tagliare.
Fra le molte polemiche causate dal decreto, una in particolare sta facendo un pochino di clamore (ma neanche tanto) giusto perchè cade in concomitanza con la scoperta del Bosone di Higgs (o "Particella di Dio): i tagli alla ricerca.

Premetto che sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con chi protesta: i centri di ricerca sono importantissimi per il futuro e il prestigio di un paese e vanno tutelati ed aiutati (in generale). Qui trovate la distribuzione dei tagli ai vari enti e alcune dichiarazioni presidente dell'istituto Fernando Ferroni prese dalla sua lettera scritta a Napolitano.

Mi preme davvero fare un parallelo con la questione dei tassisti di qualche mese fa. Vi ricordate la protesta appoggiata anche dal PDL dei tassisti contro la "liberalizzazione" delle licenze? Alla fine purtroppo non se ne fece nulla e il rapporto qualità/prezzo del servizio taxi fa (in media) schifo come prima.

Ora voglio proprio vedere cosa succederà questa volta, quindi invito tutti i ricercatori e i dipendenti di questi istituti a scendere in piazza proprio come fecero i tassisti. Rinunceranno ai tagli? Spero di sì, perchè in caso contrario, che futuro può avere un paese in cui i tassisti (con tutto il rispetto del mondo sia chiaro) hanno più peso dei ricercatori?



sabato 7 luglio 2012

Addio posto e stipendio fisso: finisce l'immeritato paradiso per i dipendenti pubblici

Dopo anni e anni di privilegi immeritati, finalmente anche i dipendenti pubblici dovranno produrre cose utili. Sulla carta almeno.


Ci voleva un governo tecnico, ovvero tecnici non eletti dal popolo e quindi che non devono rendere conto a nessuno (o quasi), per mettere finalmente fine all'immeritato paradiso in cui gli statali hanno vissuto per decenni.

Il dipendente pubblico, come spiega il Corriere, sarà più simile al privato. Ed era anche ora. Non ho mai capito il perchè di tutti i privilegi per una categoria appartenente ad un settore (il pubblico) altamente inefficiente. Se aggiungiamo poi che dal 2002 le retribuzioni nella pubblica amministrazione sono aumentate di 3 volte rispetto alla media nazionale, ecco che tutti i limiti vengono oltrepassati.

Illicenziabili, inefficienti, in alcuni casi inutili e pure pagati di più: capite che questa cosa (tipica italiana) non poteva reggere a lungo.

Ho già detto la mia pochi giorni fa in questo articolo che vi invito a leggere. Sia ben chiaro che, ovviamente, sto generalizzando: non tutti i dipendenti pubblici sono così, ma ciò non toglie che molti lo siano e sostenere il contrario sarebbe mentire. Siccome, a differenza di altri, non ci guadagno nulla a farlo, preferisco essere antipatico a qualcuno (leggasi a quelli che si sentono tirati in mezzo, chissà perchè poi..) ma dire le cose come stanno.

Questo è sulla carta. Sinceramente nutro molti dubbi sul fatto che da oggi lo statale fannullone sia più facilmente licenziabile (al pari del privato) senza che arrivi il sindacalista di turno a bloccare/rinviare il tutto per mesi (se non anni) come accadeva fino a ieri. Ci credo poco...spero di sbagliarmi.

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