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venerdì 21 giugno 2013

F-35: cose che il PD (e non solo) non vi dirà mai

Pensavo che la questione fosse già stata spiegata ed archiviata, invece ecco che fra i vari deliri estivi è tornata di moda (si sa, quando uno finge di raschiare il fondo per mantene pseudo promesse fatte ai cittadini...).

Nel marasma generale, ecco rispuntare delle mozioni per chiedere di fermare la partecipazione italiana al programma di acquisizione e costruzione dei cacciabombardieri F-35 ed investire quei soldi in altra spesa (manco qui vogliono ridurre la tassazione, vabbè). Artefici: M5S, SeL e 18 senatori del PD.
Peccato che questi signori dimenticano di dire (perchè non vogliono oppure proprio non lo sanno) alcune cosette che più di una volta ho detto e ripetuto.

Prima di tutto, annullare un ordine di questo tipo comporta sempre dei costi, quindi di sicuro la cifra risparmiata sarà minore del costo della commessa. Vi ricordo, tanto per citare un esempio, ciò che è successo con il ponte sullo stretto.

Seconda cosa, parte dei 12 miliardi sono spese già sostenute ( poco più di un miliardo di euro spesi entro il 2012 per la fase di sviluppo, ad esempio) quindi ovviamente non potranno essere recuperate.
Sommate questi due punti e non so quanto rimane in mano ai nostri eroi, ma andiamo avanti.

Terzo, i 12 miliardi non vengono spesi tutti subito ma spalmati negli anni (nel 2012 sono stati spesi solo 548.7 milioni ad esempio, nel 2013 la spesa è di 500 milioni), precisamente 10 miliardi sono gli oneri complessivi sostenuti entro il 2027, quasi 500 entro il 2014 e circa 600 (900 milioni di dollari) entro il 2047 quindi facendo una banalissima media aritmetica la cifra annua è "ridicola" in confronto a quanti altri costi inutili potremmo eliminare.

Quarto, tutte le spese vanno comunque ammortizzate a bilancio nell'arco della vita di questi caccia (a cui vanno però aggiunti i costi di gestione, di cui accenno dopo).

Quinto, i nostri caccia (Tornado, Harrier e company) sono vecchi quindi, volenti o nolenti, vanno cambiati in un modo o nell'altro.

Come ho già detto, se si volesse risparmiare sulle spese militari si agirebbe sugli stipendi e sulle pensioni dei militari che costano in più rispetto alla media europea (in proporzione al totale della spesa militare stessa) circa 3-4 miliardi (quasi un'IMU tanto per intenderci). E questi sono annui, quindi da qui al 2047 la cifra risparmiata sarebbe di oltre 100 miliardi...altro che 12!

Questione costi di gestione: Se la spesa per una flotta di 2443 esemplari costa 1000 miliardi di dollari in 50 anni (come stimato dal Pentagono) una flotta di 90 esemplari come quella italiana costerebbe all'anno circa 700 milioni di dollari (500 milioni di euro). Sommando la spesa per l'acquisto e quella della gestione (ammortizzate negli anni) non si arriverebbe di sicuro al miliardo di euro (quindi 1/4 della spesa da tagliare in stipendi e pensioni che citavo prima) a cui però, a dirla tutta, dovremmo togliere le spese ammortizzate dell'acquisto dei vecchi veivoli e di gestione degli stessi.

In definitiva, è una questione populista inutile che serve soltanto a perdere tempo distogliendo l'attenzione del cittadino medio da questioni più gravi ed importanti. Numeri (e buon senso) alla mano, vi stanno fregando di nuovo.
Guardatevi le spalle...non si sa mai..


PS: i dati li ho presi da "Ministero della Difesa Nota Aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2012", Allegato C, pag 101

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sabato 15 dicembre 2012

Vietare la vendita di armi sarebbe la soluzione?

All'indomani della strage nella scuola di Newtown in Connecticut (USA), si riapre il dibattito sulla vendita di armi negli Stati Uniti. Vietarne la vendita non sarebbe una soluzione. Vediamo il perchè.

Un'altra, ennesima strage ha scioccato gli Stati Uniti e il mondo: ieri Adam Lanza, utilizzando le 3 pistole della madre, regolarmente denunciate, ha ucciso 28 persone fra cui 20 bambini.

Torna di moda il dibattito (che coinvolge anche personaggi famosi come Michael Moore) sulla vendita delle armi in USA. Maggiori controlli oppure vietarne del tutto la vendita?

Partiamo analizzando le leggi sulle armi negli Stati Uniti. Su "Il Post" un anno fa circa è stato scritto un bel articolo proprio sul tema "Le leggi sulle armi negli Stati Uniti" a firma di Emanuele Menietti che riassume la questione:

Il Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti stabilisce infatti che:
Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto.
Con intenti e obiettivi diversi, nel corso degli anni sono state approvate a livello federale sette diverse leggi sul controllo e la regolamentazione del possesso di armi da parte dei cittadini statunitensi. Si va dal National Firearms Act del 1934 al Gun Free School Zone Act del 1995 passando per il Gun Control Act del 1968.
Benché le regole cambino da stato a stato, la procedura per ottenere un’arma è simile nelle varie giurisdizioni statali. In buona parte degli stati americani chiunque abbia più di 21 anni può acquistare una pistola, mentre i maggiori di 18 anni possono acquistare un fucile o un fucile a canna liscia. L’acquirente deve presentare un documento di identità per consentire a chi gli vende l’arma di registrare i suoi dati e associarli a quelli dell’arma. Se il cliente vuole comprare più armi in un periodo di tempo inferiore ai cinque giorni, l’esercente deve inviare una notifica al Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives.
Ottenere un’arma è dunque relativamente semplice, ma c’è da dire che dal 1968 grazie al Gun Control Act chi ha particolari precedenti penali ha più difficoltà a entrare legalmente in possesso di una pistola o di un fucile. I colpevoli di reati, i latitanti, gli immigrati clandestini, le persone soggette a ordinanze restrittive e chi non è cittadino statunitense non possono acquistare o possedere un’arma. Altre limitazioni sono previste per chi fa uso di particolari medicinali o di sostanze stupefacenti.
Le leggi dei singoli stati complicano però il quadro, ponendo numerose eccezioni rispetto alle leggi federali.

Detto ciò, la strage di ieri poteva essere evitata vietando la vendita di armi? La mia risposta è no, vietarle non sarebbe la soluzione. Non servirebbe a nulla (cos'è, iniziamo una nuova "war on"? Non basta il fallimento totale della "war on drugs", e prima quella del XVIII emendamento contro gli alcolici?). Si andrebbe ad aumentare il commercio illegale di armi, avendo come conseguenza un controllo ancora minore sui detendori di armi oltre alla mancanza di gettito fiscale e maggiore spesa per combattere il commercio e i trafficanti. 
Potrei capire quelle d'assalto (forse più difficili da reperire illegalmente), ma le "classiche" come pistole e fucili sarebbe totalmente inutile. 

Cosa fare allora? Una possibile soluzione potrebbe essere quella di schedare tutti i possessori e obbligarli ad un controllo psicologico all'acquisto dell'arma (in alternativa l'acquirente mostra un referto firmato da un esperto in materia in cui si attesta la sua sanità mentale e dei suoi famigliari non più vecchio di due anni) e ogni tot anni stabiliti da uno psicologo (anche qui, compresi i famigliari), in questo modo se vengono rilevati problemi questi possono essere curati. 
Adam Lanza era un ragazzo con problemi (autistico) quindi con quel tipo di controllo la madre non avrebbe  avuto la possibilità di possedere un'arma e il figlio sarebbe stato curato appena la madre fosse andata a comprare la prima pistola.

Persone del genere sono pericolo anche senza armi. Potrebbero uccidere e compiere stragi in tanti modi (coltelli, automobili, incendiando edifici). Bisogna prevenire curandoli prima che facciano stragi. Vietare  pertanto le armi non risolve il problema (anzi aumenta l'illegalità).
La vendita controllata nel modo in cui ho scritto potrebbe essere una soluzione a mio modo di vedere.
  

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