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venerdì 24 maggio 2013

Sui dottorati e magistrali in inglese e sulla ridicolaggine dei prof universitari

Se volevate un'altra, ennesima prova che le università italiane non siano all'altezza di quelle straniere anche (se non soprattutto) per colpa di chi ci insegna eccola qui:

Il Politecnico dovrà dire addio al progetto di estendere la lingua inglese a tutti i corsi delle lauree magistrali (ovvero i due anni dopo la triennale) e dei dottorati. Ad affermarlo è il Tar, che ha accolto il ricorso presentato da 150 professori contro il provvedimento approvato a maggio dello scorso anno dal Senato accademico, che prevedeva l’inglese come unica lingua delle lauree di secondo livello a partire dal 2014. Già oggi al Politecnico sono 17 le lauree magistrali, due quelle triennali e 24 i dottorati di ricerca dove l’italiano è off limits, mentre la nuova iniziativa doveva riguardare tutti i 34 corsi specialistici.(da: Repubblica)

150 professori hanno presentato un ricorso a questa iniziativa in quanto è incostituzionale e minaccia la libertà di insegnamento e discrimina gli studenti. Discrimina gli studenti avete capito?

Lasciatemelo dire: sono caxxate, ma grosse anche. Cari studenti (e vi parlo da studente), alla maggior parte dei professori universitari non gliene frega nulla di voi. Non lo fanno per voi, ma solamente per loro.

Sì perchè basta andare in una qualunque università italiana per vedere professori che "spiegano" leggendo le solite slides fatte anni e anni fa e che magari manco metteno su internet, così da obbligarvi a spendere soldi per i biglietto del treno e seguire una lezione totalmente inutile in quanto, se permettete, le slides sono capacissimo di leggermele anche a casa per conto mio.
Loro non vogliono corsi solo in inglese perchè...non lo sanno! Un provvedimento come questo metterebbe in luce il sistema molto poco meritocratico con il quale vengono scelti i professori universitari da 30 anni a questa parte (anzi, forse di più)! Ovviamente loro si oppongono, ma per loro questioni personali, mica per il bene di noi studenti! Il posto sicuro di prof universitario ordinario/associato fa gola a tutti...e chi ce l'ha se lo tiene ben stretto tanto anche se son fannulloni nessuno dice niente.
Certo, non tutti sono così, però vi assicuro che non sono pochi ed è anche per questo motivo che le nostre università sono così indietro nelle classifiche mondiali.

Perchè sarebbe un bene avere corsi magistrali e dottorati in inglese? Semplice: volenti o nolenti, è la lingua della scienza (e non solo). La maggior parte dei papers (comunque tutti i più importanti) sono scritti in inglese per dare la possibilità a tutti gli studiosi del mondo di leggerli e capire cosa c'è scritto. Tra l'altro, spesse volte gli autori sono di nazionalità diversa e quindi ovviamente devono utilizzare una lingua che entrambi conoscono (l'inglese appunto).

"Obbligare" gli studenti a studiare determinate materie in inglese nel breve sarà ovviamente più faticoso (anche qui, a mio avviso per colpa del sistema scolastico che non prepara a dovere) ma nel medio/lungo periodo aver studiato quelle materie in inglese ed essere abituati a farlo renderà la vita molto più facile a tutti loro una volta laureati ed entrati nel mondo del lavoro. Tra l'altro, avranno facilmente la possibilità di emigrare (temporaneamente o per sempre) all'estero e, al contempo, studenti stranieri saranno più facilmente attratti nel venire a studiare nelle nostre università (a patto che i corsi siano interessanti e vengano insegnati bene...) e costruirsi più facilmente una vita qui. Al posto di esportare laureati ed importare, con il massimo rispetto possibile, muratori inizieremo anche noi ad importare giovani e brillaanti studenti/laureati.


Un consiglio da studente a studente: prima di scendere in piazza a protestare ignorantemente a fianco dei baroni, fermatevi un attimo, pensate anche a questa vicenda e ponetevi alcune domande.

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lunedì 13 maggio 2013

Il sistema scolastico italiano fra i peggiori dei paesi sviluppati

Il rapporto del World Economic Forum è sempre un buon resoconto globale che prende in esami varie categorie economiche e sociali per capire come un paese si posizioni nei confronti degli altri (vicini/lontani, più/meno sviluppati e diversi).

Visto l'interessamento avuto da Santoro nell'ultima puntata di Servizio Pubblico, direi di guardare alle statistiche riguardo l'educazione scolastica del nostro paese. Come ne usciremo?

Per chi mi segue o si interessa della materia non dirò nulla di nuovo, per i neofiti invece potrebbe risultare scioccante ciò che andrò ad illustrare. Il sistema scolastico italiano, mi spiace dirlo, non è assolutamente all'altezza degli altri paesi "occidentali". Ciò era già emerso dagli Invalsi degli anni scorsi in cui, salvo rare eccezioni, le prestazioni degli alunni italiani erano al di sotto della media OCSE (in alcuni casi di molto).
Ovviamente, siccome noi ci riteniamo più furbi ed intelligenti degli altri, al posto di fermarci a riflettere sui motivi di questi brutti risultati, abbiamo criticato aspramente i test, minacciando di invalidarli o invitando i professori a non somministrarli agli alunni.

Anche nella ricerca del WEF notiamo tutto ciò. Prendendo la tabella "Quality of the educational system" notiamo come la nostra povera Italia sia all'87° posto, lontana anni luce da praticamente tutti i paesi sviluppati.

Tabella 5.03, pagina 443





Ci va un po' meglio per quanto riguarda scienze e matematica con un 65° posto (fanno peggio di noi, fra le altre, Portogallo e Spagna)

Tabella 5.04 pagina 444

Impietoso infine il confronto con gli altri paesi sull'accesso a internet nelle scuole: 86° posto, ultimo fra i paesi sviluppati (assieme a Brasile e Argentina):




Al posto di protestare contro i test (sicuramente migliorabili, ma quanto tutti dicono la stessa cosa forse...), sarebbe forse ora di riformare questa maledetta scuola e successivamente aumentare la spesa pubblica in questo settore per migliorare la situazione (visto il declino intellettuale italiano...).
Magari, una volta fatto ciò, la smetteremo di votare pagliacci...

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venerdì 12 ottobre 2012

I docenti italiani lavorano più o meno ore dei loro colleghi stranieri?

Studenti ed insegnanti/professori sono scesi in piazza a protestare. Fra i tanti temi vi è anche l'aumento delle ore settimanali di insegnamento (da 18 a 24) ai docenti di medie e superiori. Ma davvero aumentare le ore sarebbe uno scandalo? Quanto lavorano rispetto ai loro colleghi stranieri?

S"i vuole innalzare l'orario di lavoro settimanale dei docenti di medie e superiori a 24 ore (attualmente sono 18) dando in cambio 15 giorni di ferie estive in più. Sei ore in più a settimana per uniformarlo a quello degli insegnanti delle elementari, che già adesso lavorano 24 ore, di cui 22 in aula e 2 di programmazione" (Fonte: Corriere.it)

6 ore di lavoro in più, a titolo gratuito, in cambio di 15 giorni di ferie estive in più. Questo è il piano del governo che ha fatto infuriare (assieme ad altre cose sia chiaro) i docenti di scuole. Hanno torto? Hanno ragione? Vediamo due dati.

Sono andato a vedere il numero di ore annue che in media i docenti di scuola primaria, secondaria inferiore e secondaria superiore fanno nei vari paesi dell'OCSE. Il paper con i dati lo trovate qui.

Per quanto riguarda le ore totali, a pag. 428 tabella D4.1 troviamo la tabella in cui si confrontano i dati annuali (anno 2009) di tutti i paesi OCSE in base a: numero di settimane di scuola, numero di giorni, ore nette di insegnamento, ore di lavoro richiesto a fini scolastici, ore di lavoro totali previste dalla legge.

Purtroppo per noi, i dati riguardanti l'Italia mancano per gli ultimi due, ma ci possiamo concentrare sulle ore effettive di insegnamento.

Eccovi il confronto con la media OCSE e quella dei paesi EU21





Primaria
Secondaria Inferiore
Secondaria Superiore
Italia
757
619
619
EU21
755
659
628
Media OCSE
779
701
656


Come possiamo notare, mentre la scuola primaria è abbastanza in linea con le due medie, per quando riguarda le secondarie, vi è una differenza sostanziale, soprattutto in quella inferiore. C'è da dire poi che in italia la scuola secondaria superiore dura 5 anni (dai 14 ai 19) mentre invece in molti Stati a 18 anni si finisce (quindi gli insegnanti, avendo una classe in più, presumibilmente avranno anche più ore). Nonostante ciò, le ore lavorate in media sono inferiori.

Stessa cosa per i giorni effettivi di scuola. In italia ve ne sono di meno nonostante le settimane siano 39 contro le 38 degli altri (in media):




Primaria
Secondaria Inferiore
Secondaria Superiore
Italia
172
172
172
EU21
184
181
181
Media OCSE
186
185
183



Volendo calcolare le ore lavorate a settimana, basta dividere le ore totali per i giorni totali e moltiplicarle per il numero di giorni lavorativi (5):




Primaria
Secondaria Inferiore
Secondaria Superiore
Italia
22
18
18
EU21
20.5
18.2
17.34
Media OCSE
21
20
18


Notiamo quindi che più o meno le ore sono in linea. Se però dividessimo le ore per i giorni di scuola in media nell'OCSE e nell'EU21, avremmo che:




Primaria
Secondaria Inferiore
Secondaria Superiore
Italia
20.57
17
17
EU21
20.5
18.2
17.34






Primaria
Secondaria Inferiore
Secondaria Superiore
Italia
20.34
16.72
16.91 (17)
Media OCSE
21
20
18



In questi termini invece, i docenti italiani lavorano tutti meno rispetto alla media dei loro colleghi stranieri.

Sarebbe stato interessante valutare anche le ore extra-insegnamento. In linea generale però, la protesta degli insegnanti ha poco senso. Se poi mettiamo che in media vi sono MENO studenti per insegnante rispetto agli altri paesi, si evince che il carico di lavoro è presumibilmente minore. Nonostante ciò, ricordo che ai test internazionali i nostri studenti fanno pena.


mercoledì 12 settembre 2012

Una proposta per alleggerire gli zaini di scuola

Primo giorno di scuola. Rimpiango un po' quel momento pieno di emozioni in cui inizi un nuovo anno, magari in una nuova scuola e con nuovi compagni di classe. C'è però una cosa che in assoluto non rimpiango ed è giunto il momento di provare a risolverla con una proposta concreta.

Da oggi vedremo ondate di bambini e ragazzi più o meno grandi sfilare per strada, ognuno con pensieri diversi, con preoccupazioni diverse (chi per l'interrogazione, chi per il compito in classe) ma tutti hanno in comune una cosa: zaini più pesanti di loro.

Se gli studenti delle superiori possono sopportare un peso anche elevato, la cosa non si può dire per i bambini di elementarie e medie.Abitando davanti ad una scuola elementare e alla fermata del pulman di medie e superiori vedere nel 2012 bambini di 7-8 anni piegati dal peso dei libri mi sembra alquanto ridicolo.

Cosa si può fare? Un'ottima soluzione sarebbe quella di far acquistare i libri non più in formato cartaceo ma digitale (studiando sul tablet): il risparmio derivante il minor prezzo degli stessi andrebbe a coprire il costo del tablet.
Capisco però che per molti non andrebbe bene far usare un tablet al proprio figlio di 7-8 anni, così come gli insegnati e i professori (in Italia) non vedano di buon occhio la tecnologia (già in università mi guardano storto quando prendevo appunti con il pc), senza contare tutto il giro che c'è dietro ai libri.

Una soluzione al momento più realistica è quella di mettere degli armadietti "USA Style" in una stanza apposita (o se manca nei corridoi o nelle stesse aule) in cui gli studenti possono depositare i libri e i vari accessori, in questo modo porterebbero a casa solo quelli necessari allo studio e ai compiti alleggerendo gli zaini.

La scusa del "mancano i soldi" non regge: l'uso dell'armadietto, essendo in prestito, viene pagato da ogni alunno con una tassa di affitto annuale. Io pensavo dai 5 ai 10 euro all'anno in base alla dimensione degli stessi, ma su questa poi ogni scuola deciderà insieme ai rappresentanti dei genitori.

Non pare nulla di impossibile, anzi! Molto semplice, che aiuterà gli stessi alunni a responsabilizzarsi verso il loro piccolo angolo scolastico personale.





martedì 10 luglio 2012

Che futuro ha un paese in cui i tassisti hanno più peso dei ricercatori?

Breve riflessione sui recenti tagli alla ricerca

Tempo di "Spending Review", di tagli alla spesa pubblica (se vogliamo dirlo all'italiana) imposti dalla condizione finanziaria ed economica attuale del nostro paese malato. La tabella con tutti i tagli la trovate a fianco (fonte).
Sebbene personalmente sia d'accordo sull'evitare di spendere soldi per cose inutili/poco utili/utili ma mal gestite e (inmolti casi) per arricchire amici, parenti o comprarsi indirettamente voti, c'è modo e modo di tagliare.
Fra le molte polemiche causate dal decreto, una in particolare sta facendo un pochino di clamore (ma neanche tanto) giusto perchè cade in concomitanza con la scoperta del Bosone di Higgs (o "Particella di Dio): i tagli alla ricerca.

Premetto che sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con chi protesta: i centri di ricerca sono importantissimi per il futuro e il prestigio di un paese e vanno tutelati ed aiutati (in generale). Qui trovate la distribuzione dei tagli ai vari enti e alcune dichiarazioni presidente dell'istituto Fernando Ferroni prese dalla sua lettera scritta a Napolitano.

Mi preme davvero fare un parallelo con la questione dei tassisti di qualche mese fa. Vi ricordate la protesta appoggiata anche dal PDL dei tassisti contro la "liberalizzazione" delle licenze? Alla fine purtroppo non se ne fece nulla e il rapporto qualità/prezzo del servizio taxi fa (in media) schifo come prima.

Ora voglio proprio vedere cosa succederà questa volta, quindi invito tutti i ricercatori e i dipendenti di questi istituti a scendere in piazza proprio come fecero i tassisti. Rinunceranno ai tagli? Spero di sì, perchè in caso contrario, che futuro può avere un paese in cui i tassisti (con tutto il rispetto del mondo sia chiaro) hanno più peso dei ricercatori?



domenica 9 ottobre 2011

Altra gaffe della Gelmini sul Tunnel Cern-Gran Sasso





Oggi il ministro Gelmini torna a parlare della gaffe sul tunnel Gran Sasso-Cern e neutrini che tanto ha fatto parlare nei giorni scorsi. A Repubblica dichiara:

Quel giorno eravate al Quirinale, avevate affidato il comunicato a un giovane, non l'avete controllato.
"Al primo incidente di percorso ho pagato un prezzo alto, sono stata travolta dalla velocità di internet e dalla replica sbagliata: il secondo comunicato parlava di polemiche strumentali e non erano parole mie. Bastava chiedere scusa, e farci su un po' d'ironia. So che non esiste un tunnel da Ginevra al Gran Sasso, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel. Bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, "il "tunnel tecnologico" dentro il quale sono viaggiati i neutrini".


Come come come? Il ministro ha avuto bisogno di visitare il Cern e vedere di persona che non c'era alcun tunnel?
Che poi...andava al Gran Sasso vedeva lo stesso che non c'era..ed era anche più vicino della Svizzera!

Tra l'altro, il famoso comunicato è scomparso dal sito del ministero dell'istruzione. Alla faccia della polemica, alla faccia della polemica assolutamente strumentale..

PS: Ora, chiamarla gaffe forse è eccessivo e un po' cattivello, però dopo tutto quello che è successo e considerando il soggetto, un po' di ironia è normale (e meritata). Soprattutto perchè non si è dimessa come (anche) richiesto da me su queste pagine.


domenica 10 luglio 2011

Meno del 20% degli italiani adulti ha le conoscenze minime per orientarsi in una società contemporanea


Nella puntata del 7 luglio scorso di SuperQuark, lo studioso Tullio De Mauro, parlando di scuola, afferma che Meno del 20% degli italiani adulti ha le conoscenze minime per orientarsi in una società contemporanea. Potete vedere l'intera puntata qui, la frase in questione è al minuto 55, anche se vi cosiglio di seguire tutto il dibattito (curioso è il dato del 5% di analfabeti in Italia).


Alcuni hanno polemizzato ritenendo eccessivo il numero di italiani non in grado di capire ciò che ci circonda.

Bisognerebbe vedere bene la ricerca originale a cui De Mauro fa riferimento, anche se con i dati a disposizioni si potrebbe fare una stima di questo numero.

Prendendo i dati da un articolo che ho postato qualche mese fa, si può concludere che, considerando il numero di analfabeti (800 mila circa per l'ISTAT, 2 milioni secondo la ricerca a cui fa affidamento De Mauro), le persone con al massimo la licenza media (64%, dati ISTAT 2001), l'utilizzo del pc (solo il 52% lo ha usato almeno una volta, dati dal documento INVALSI 2003) e che solo il 3% circa ha un diploma o laurea universitaria (sempre ISTAT 2001), quel 20% non si discosta così tanto dalla realtà.




sabato 14 maggio 2011

L'assurdità delle proteste contro gli INVALSI

Tengono banco le proteste contro gli INVALSI nelle seconde superiori italiane: studenti, professori e sindacati si sono scagliati contro questo metodo di valutazione per i più svariati motivi. Cito dai dui link indicati:

Lanciamo un appello a tutti gli insegnanti perché si uniscano alla lotta degli studenti contro le prove ‘invalsì evitando minacce di ritorsione contro coloro che per una legittima scelta consegneranno in bianco in segno di protesta. Le prove ‘invalsì danneggiano la scuola pubblica, la qualità d’insegnamento e anche la condizione degli insegnanti e dei lavoratori della scuola. Perché dividersi?
.....
I problemi, di cui il MIUR sembra pervicacemente non volersi render conto, sono altri. Ci limitiamo a indicarne due. Il contesto in cui si colloca: le scuole, i docenti, il personale ATA sono in grave sofferenza a causa dei tagli e dell’opera di sistematica denigrazione di cui sono oggetto. Per queste ragioni, la FLC CGIL sciopererà, il 6 maggio prossimo.

Il secondo: una vera cultura della valutazione non può essere imposta a suon di circolari, di atteggiamenti gerarchici e autoritari bensì ha bisogno, oltre che di risorse, di coinvolgimento, di consapevolezza, di partecipazione degli attori coinvolti.

Non capisco il perchè gli INVALSI debbano danneggiare la scuola pubblica, la qualità d’insegnamento e anche la condizione degli insegnanti e dei lavoratori della scuola se sono un metodo per valutarla e, da qui, teoricamente cercare di migliorarla.

Il comunicato della CIGL poi è fantastico: far leva sui tagli per giustificare un risultato che visti i precedenti non sarà poi così positivo. Ecco, tra l'altro, è bene ricordare che i test (esempio, i PISA, quelli più simili agli INVALSI) furono effettuati anche prima dei tagli, con risultati (soprattutto in certe zone d'Italia) imbarazzanti.

C'è chi contesta queste prove dicendo che questo compito spetta già all'esame di maturità, senza contare però che non sempre i voti corrispondono alle reali conoscenze degli alunni come ho già mostrato (prendendo proprio i test INVALSI e PISA come riferimento).

Mi sorge il dubbio che attraverso queste prove si arrivi a mostrare apertamente la scarsità del sistema scolastico italiano e la scarsità (se rovesciamo: la capacità) di un numero X di professori che in questo modo verrebbero valutati più o meno indirettamente. Ricordo che:


Dal Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1998 è possibile dedurre che i risultati sono ottimali quando l’insegnamento garantisce il successo formativo a tutti gli alunni. Garantire il successo formativo e garantirlo a tutti gli alunni è l’impegno fondamentale, caratterizzante, qualificante della scuola dell’autonomia.

Da una parte, occorre garantire il successo formativo, il pieno sviluppo della persona umana previsto dall’art. 3 della Costituzione ed inteso come piena formazione della personalità.

Dall’altra, è necessario che il successo formativo sia garantito a tutti gli alunni.

IL SUCCESSO FORMATIVO

Sancisce l’art. 3 della Costituzione che "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Garantire il successo formativo significa che tutti gli alunni debbono essere messi nella condizione di realizzare la piena formazione della loro personalità.

Al riguardo, è opportuno precisare subito che la Costituzione non parla di istruzione, e quindi di acquisizione di conoscenze, ma di "sviluppo", e quindi di educazione, di formazione. Non si tratta di fare acquisire delle conoscenze, di fornire informazioni, nozioni, saperi, ma occorre impegnarsi a promuovere la formazione delle capacità e degli atteggiamenti (2) che costituiscono le facoltà umane di muoversi, di parlare, di pensare, di immaginare ecc


Gli INVALSI sono un metodo per valutare questo, magari non perfetto al 100% ma che, come il metodo PISA, permetterà un'ottima visione dello status dell'insegnamento nel nostro paese.

La cosa curiosa è che siccome andiamo male siamo solo noi a fare così tante storie contro questi metodi, mentre nel resto del mondo li fanno senza casini come qui e, stranamente, sfornano anche giovani e studenti più preparati, chissà come mai.

E' un po' come Tremonti che contesta il PIL perchè dice che andiamo male rispetto agli altri e allora non va bene lui, non noi.


Mi rifiuto di commentare poi la lettera dei professori del liceo Mamiani che sbraitano (populismo) senza però proporre nulla (e, a giudicare dalle contraddizioni nella lettera, dire nulla).

Il fatto di valutare insegnanti e capire chi svolga bene il proprio lavoro e chi no è una strada verso quella che in questo paese sembra utopia, ovvero la meritocrazia. E' una strada, ma non ancora completa, infatti questi risultati porteranno a qualche polemica, qualche articolo di giornale e basta. Il passo successivo sarà quello di premiare chi è veramente bravo a fare il proprio mestiere e chi invece no. Suppongo che la maggior parte dei professori che protesta abbia paura di questo, sbattendosene dell'effetto che potrebbe (se lo si vuole davvero) avere sull'istruzione in Italia.
Un professore bravo, un istituto (pubblico o privato) sarà riconosciuto di ottima o pessima qualità e si spera premiato o penalizzato. Non vedo alcun male a fare ciò no?

Faccio notare inoltre che test simili agli INVALSI vengono già utilizzati per testare le lingue straniere (e chi li fa bene quelle lingue le sa davvero) e mai nessuno ha fatto tutto questo casino o mi sbaglio?

Segnalo altri post interessanti sul tema scuuola/istruzione e preparazione degli italiani:

La bassa e debole istruzione una delle cause della crisi in italia
 
 

Concludendo, segnalo inoltre due post fatti molto bene (consiglio di leggere anche i commenti, come questo ad esempio)): uno su NFA e uno su Leonardo (blog sull'Unità) che elenca una sorta di "Pro e Contro valutazione INVALSI" fatta in maniera chiara e ragionevole.



martedì 10 maggio 2011

Maturità: troppe lodi al Sud, pericolo per la meritocrazia



Si avvicina la maturità 2010-2011 e gli studenti si stanno preparando per affrontare uno degli esami (volenti o nolenti) più importanti il cui ricordo rimarrà per sempre nella loro memoria.
Ci saranno poi le solite "gare" fra regioni per vedere il livello di preparazione degli studenti a nord, centro e sud, seguite sicuramente dalle polemiche.
L'anno scorso, ad esempio, ci sono state molte lamentele per il numero di lodi date al sud, che hanno superato la metà del totale (2.191 studenti su 4.126 del totale): i voti sarebbe infatti troppo larghi.

Non so lì da voi, ma qui nella mia zona alcune scuole del sud sono famose per essere abbastanza facili (2-3 anni in uno ad esempio) e il diploma che, sulla carte, ha la stessa valenza di un diploma normale preso in 5 anni.

Tralasciando però questi luoghi comuni più o meno fondati, mi spiace dirlo per i colleghi studenti del sud ma effettivamente i voti sono troppo larghi. Mi spiace perchè questo è solamente uno svantaggio per gli studendi che sanno veramente e la lode se la meritano sul serio: assegnando troppe lodi, voti troppo alti immeritati non si fa altro che uccidere la meritocrazia e in Italia (ancor di più al sud), questa è già ridotta ai minimi termini come tutti sappiamo.

Per giustificare ciò che sostengo, vi invito a leggere i dati riguardanti alcuni test che si fanno alle scuole medie-superiori per vrificare l'effettiva preparazione degli studenti.

Il rapporto OCSE-PISA 2006 (che riguarda i maturandi dell'anno scorso tra l'altro) parla chiaro:

SUD E ISOLE ANCORA STACCATI - Gli studenti del nord-est hanno un punteggio di 520, seguiti da quelli del nord-ovest con 501, dal centro con 486, dal sud con 448 e le isole con 432. Estrapolando i dati, emerge che gli istituti tecnici del nord-ovest e del nord-est si collocano al di sopra della media Ue, dimostrando un livello di preparazione assolutamente migliore di quello dei loro colleghi delle altre regioni d'Italia. Secondo le prime analisi, i dati suggeriscono «l'immagine di una scuola che da un lato continua a non riuscire a coltivare le eccellenze, dall'altro assiste ad uno slittamento verso il basso del livello medio di prestazione degli studenti, almeno per quanto riguarda l'ambito della lettura
Nel 2003 la situazione era la stessa (dal sito degli Invalsi questa volta, tabella 3):


Se ancora nn bastasse, i risultati del test di PISA del 2009 confermano (se non aggravano) tutto ciò:

A livello regionale:
‐ per la matematica, si collocano sopra la media nazionale e alla media OCSE Lombardia (516), Friuli
Venezia Giulia (510), la Provincia Autonoma di Trento (514), Veneto (508), la Provincia Autonoma di
Bolzano (507). Il punteggio medio dell’Emilia Romagna (503) e della Valle d’Aosta (502) è significativamente
superiore alla media nazionale, mentre non si discosta da quella OCSE. Tra le regioni del Sud, gli studenti
della Puglia sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori: con una media di 488 punti non si discostano
in maniera significativa dalla media Italia e dalla media OCSE. Abruzzo e Basilicata si collocano invece sulla
media nazionale ma al di sotto della media OCSE;
‐ per le scienze, le regioni in cui gli studenti quindicenni conseguono un punteggio medio superiore
in modo statisticamente significativo rispetto alla media nazionale e alla media OCSE sono Lombardia (526),
Friuli Venezia Giulia (524) , Valle d’Aosta (521), Veneto (518) e le province autonome di Bolzano (513) e
Trento (523). Il punteggio medio dell’Emilia Romagna (508) è significativamente superiore alla media
nazionale, mentre non si discosta da quella OCSE. Al di sotto della media nazionale si collocano gli studenti
di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna e Sicilia; tra questi, tuttavia, i risultati degli studenti
delle regioni Calabria, Campania e Sicilia appaiono particolarmente problematici.

Potrete trovare nel pdf che vi ho linkato sopra tutti dati per regione, ne copio uno tanto per rendere l'idea:
Dati alla mano, credo sia lecito sospettare dei voti (e delle promozioni tra le altre cose) troppo larghi in certe zone.

Questo, ripeto, danneggia tutti gli studenti che le lodi le hanno meritate sul serio per due fatti:

  1. A parità di voti, non ci sarà bisogno di giustificare un'assunzione (di un parente, amico)
  2. Essendo molte lodi immeritate, nel resto d'Italia, a fronte di una scarsa preparazione, ci sarà una sorta di pregiudizio verso tutti gli studenti, compresi quelli meritevoli

Tutto questo ammazza la meritocrazia, ed è proprio ciò di cui NON abbiamo bisogno. Mi auguro che quest'anno i voti saranno più conformi alle reali conoscenze degli studenti.


PS: sull'univesità non mi esprimo, ma basta vedere un paio di casi per sospettare che, in certe facoltà e certi professori, la situazione sia addirittura più grave.

giovedì 7 aprile 2011

La bassa e debole istruzione una delle cause della crisi in italia



Riprendo un articolo apparso sul WSJ intitolato "Weak Educational System Hobbles Portugal" in cui si dice come il basso livello di istruzione del paese abbia radici profondissime (dal 1600 circa) e riguardi un po' tutta la parte cattolica dell'Europa (specialmente il sud: Portogallo ,Spagna, Sud della Francia, Italia...) , aggravata poi dai regimi dittatoriali che garantivano solamente i primi tre anni di scuola (dai 6 ai 9 anni) a tutti. Questo è un enorme problema in quanto non si è venuta a formare tutta una fascia lavorativa preparata e specializzata a compiere determinati lavori; a questo si aggiunge una poca flessibilità nel cambiare lavoro ed impararne di nuovi.
Alla fine dice anche che la situazione è migliorata soprattutto negli ultimi 20 anni, ma ancora molto si può fare.

Incuriosito da ciò, sono andato a vedermi un po' i dati che riguardano l'Italia (visto che è stata indirettamente chiamata in causa). Ho trovato alcuni risultati (anche contrastanti sotto certi aspetti) che bene o male mostrano uno scenario abbastanza preoccupante e simile al Portogallo.

Secondo l'Istat (censimento 2001) sono 782 mila gli analfabeti in Italia, ma la maggior parte della popolazione ha un livello di istruzione massimo da licenzia media (circa 35 milioni di persone su un totale di quasi 54 pari al 64%). Solamente 3 milioni e 800 mila italiani circa possiede un diploma universitario o una laurea (7% della popolazione).

Un altro documento importante è la prima sintesi dei risultati degli invalsi il quale mostra come il nostro paese sia più indietro rispetto ai suoi concorrenti di egual sviluppo economico (si veda la pagina 12, ad esempio la figura sei riportata qui sotto)


Interessante anche la tabella 8 pagina 24 (copio tabella e commento):

Tabella 8-“Ha mai usato/usa un computer?”

Canada inglese 89,95% si
Canada francese 84,84% si
Svizzera tedesca 85,41% si
Svizzera francese 82,22% si
Svizzera italiana 72,97% si
Italia 51,97% si
Norvegia 92,94% si
Bermuda inglese 90,42% si
USA 86,03% si


Il digital divide esiste all’interno di tutti i Paesi; il reddito è un fattore significativo in questo senso:
chi si trova nelle fasce più basse di reddito ha meno opportunità di accesso, nello stesso tempo età,
genere, titolo di studio, tipo di occupazione sono associati alla familiarità ed all’uso del computer.
Si trovano meno persone tra quelle che hanno più di 45 anni che usano il computer; i Paesi europei evidenziano differenze nell’uso del computer in relazione al genere, ma questo non accade in Nord America.
Chi ha meno del diploma di secondaria superiore usa meno il computer di chi ha titoli più elevati;
questo effetto è molto evidente a Bermuda e in Italia.
Le persone che usano il computer risultano più competenti di quelle che non lo usano


Un altro studio interessante è quello del linguista Tullio De Mauro (che va in contrasto con i dati Istat) mostra come (fonte. Attenzione, non è il documento originale..purtroppo non sono riuscito a trovarlo):

Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile.

Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

e ancora:

Secondo alcuni economisti il ristagno produttivo italiano, che dura dagli anni novanta, è frutto dei bassi livelli di competenza. Ma nessuno li ascolta; e nessuno ascolta neanche quelli che vedono la povertà nazionale di conoscenze come un fatto negativo anzitutto per il funzionamento delle scuole e per la vita sociale e democratica.

Un altro documento interessante che vi inviterei a leggere è questo di Roberto Fini il quale mostra un'analisi più di tipo economico. Cito qualche riga:

..Se ci concentriamo sui tassi di partecipazione al mercato del lavoro, possiamo
facilmente verificare che la gran parte di coloro che non raggiungono il diploma di
scuola secondaria superiore (o perché non proseguono gli studi dopo l’obbligo, o
perché li abbandonano pur avendoli inizialmente intrapresi) appartengono a fasce
reddittuali basse. Benché in Italia si siano fatti molti passi avanti negli ultimi decenni,
la piena partecipazione degli aventi diritto alla scuola secondaria continua ad essere
un problema per la società italiana. Se passiamo poi a prendere in considerazione
l’istruzione universitaria i tassi di mancata partecipazione e di abbandono
raggiungono livelli drammatici...
Se il livello di istruzione è basso, non possiamo importare tecnologia high-tech per sfruttarla e copiarla (non abbiamo gente in grado di farlo), la maggior parte della popolazione farà lavori di bassa qualità (economicamente parlando) producendo poco reddito (e quindi PIL ridotto) e guadagnando poco (quindi consumando meno, che è forse il maggior problema in questo momento). Ritorneremmo insomma ad essere un paese di medio basso sviluppo pre boom economico.

Spingere i giovani a studiare (soprattutto matere più scientifiche) DEVE essere un obiettivo del governo, di destra o di sinistra che sia, valorizzando poi questo studio. Per formare un ingegnere (prendo questo come esempio ma vale per tutti) ci vogliono 25-30 anni ed è un investimento importantissimo (e anche costoso) per il paese ma che se sfruttato darà grossi utili (e ricavi) allo stesso. Vediamo di capirlo...

PS: vi invito a guardare questo video proprio a riguardo dell'influenza dell'alfabetizzazione sullo sviluppo economico di un paese




venerdì 26 novembre 2010

Rodari, educazione linguistica, democrazia e internet: intervista a Mario Gamba, Simone Fornara e Dario Corno


Voglio proporvi l'intervista fatta agli autori del libro "I Pipistrelli di Guardalà" Mario Gamba (mio ex professore di storia al liceo) e Simone Fornara (con presenza telefonica del professor Dario Corno) alla RSI (sulla Rete Uno).

Credo sia molto educativa, soprattutto la parte in cui parla del linguaggio, sul significato delle parole e del futuro del cartaceo. Il tutto dura una mezz'oretta...al posto di guardavi qualche programma demenziale, sfruttate questo piccolo lasso di tempo per questa intervista che reputo molto educativa.

Link all'articolo e all'intervista

Cito dal link:

L’intervista è stata un bellissimo momento che difficilmente dimenticheremo. Abbiamo parlato di Rodari, di educazione linguistica, di democrazia, di Internet e di tanto altro ancora, per oltre 30 minuti e senza un attimo di sosta.


giovedì 23 settembre 2010

Insegnanti: ecco perchè la Gelmini ha ragione




Negli ultimi tempi tiene banco la vicenda fra il ministro Gelmini e gli insegnati di elementari, medie e superiori, riguardo i tagli alla scuola che riguardano anche e soprattutto loro. Piccola premessa: non parlo dell'università, in quanto quello è argomento a parte.

La domanda è una: il ministro ha ragione, oppure ha torto marcio? Per sindacati, insegnanti e buona parte dell'opinione pubblica, la risposta è la seconda. Per le statistiche invece, la situazione è leggermente diversa.

I dati vengono dall'OECD Education at a glance 2010 (disponibile, a pagamento, sul sito www.sourceoecd.org).

Il blog NoiseFromAmeriKa ha scritto un ottimo post basandosi su questi dati, dal titolo "La spesa per istruzione in Italia", che ora vado a sintetizzare e commentare.

Dai dati si evince che la spesa per studente in Italia è superiore rispetto alla media OCSE, soprattutto per Elementari e Medie, inferiore invece per le scuole superiori. Perchè tutto questo? Semplice: in Italia abbiamo troppi insegnati (rispetto agli altri paesi s'intende).
Guardando le tabelle si scopre infatti che il numero di studenti per docente è molto inferiore nelle scuole elementari e medie, e solo inferiore nelle superiori. I nostri valori sono più o meno simili ad Ungheria e Polonia (sinceramente, non proprio i migliori esempi, con tutto il rispetto), e nettamente inferiori a Germania e Finlandia (nazioni che stanno andando meglio negli ultimi anni).

Cosa comporta tutto questo? Tre cose fondamentali:
  1. Una crescita della spesa per l'istruzione, che non è presente negli altri paesi sviluppati
  2. Una maggiore percentuale della spesa è destinata agli stipendi degli insegnanti, sacrificando così fondi per edifici, materiale, corsi di aggiornamento, corsi di sostegno e via dicendo
  3. Stipendi degli insegnanti più bassi (dai dati si nota come gli stipendi italiani siano più bassi rispetto alla media: "26.074 $ all’inizio a 38.381 al top della carriera contro una media che va da 28.949 a 48.022", con tutto ciò che ne deriva (un docente sottopagato/precario renderà meno rispetto ad un collega con una paga congrua all'importanza del suo lavoro) .

Concludo questa rassegna di numeri citando l'articolo riguardo le ore:

I bambini italiani stanno a scuola più a lungo della media OCSE (a 7-8 anni 941 ore obbligatorie contro le 759 della media, e le 608 della Finlandia [tab. D1.1]), i maestri insegnano meno ore (735 invece delle 786 della media, contro le 805 della Germania e le sole 677 in Finlandia [tab. D4.1]) e le classi sono meno numerose (18,7 contro una media di 21,6 [Tab D2.1]). La combinazione di questi tre fattori produrrebbe un costo totale superiore alla media di ben 1.066 $ per alunno/anno.
E poi ci stupiamo se un bambino a 10 anni sia già stufo di andare a scuola.



MIE CONSIDERAZIONI

Un po' le ho già scritte nella sintesi, però vorrei concludere il discorso dicendo la mia idea.
Io credo che la scuola italiana non sia stata gestita bene negli ultimi anni (il periodo è più o meno lungo..diciamo dagli anni 70-80 in avanti si è costantemente scesi in basso), poichè è stata utilizzata come mezzo per creare del lavoro non necessario e sottopagato, attraverso la spesa pubblica, danneggiando e di molto la qualità dell'insegnamento stesso. C'è stato un boom di insegnati che ha superato il limite e che ha portato, assieme ad altre cause, alla situazione in cui siamo ora: precari, scuole che cadono realmente a pezzi, mancanza di materiale, insegnanti non aggiornati, insegnanti scarsi (perchè le cose bisogna dirle...molti sono scarsi e basta), insegnamento di materie non molto utili alla realtà, materie insegnate solo teoricamente, senza un collegamento reale all'utilità pratica e via dicendo (si sa che lavorare fuori casa solo di mattina, con ferie pagate per due mesi in estate, in più Pasqua, Natale fa comodo a tutti, anzi, a troppi).

Qualcuno potrebbe affermare che non sempre è bene seguire l'esempio degli altri, ma essere l'esempio stesso da seguire. A questi io rispondo che, vista la realtà ed i risultati, guardandoci in giro, o anche solo prendendo in mano i test di PISA, in cui la prestazione migliore è della Finlandia (una delle nazioni che ha meno insegnanti), il nostro non credo che sia un buon esempio, anzi.
Bisognerebbe anche vedere la ripartizione degli anni scolastici fra elementari, medie e superiori (la maggior parte a 18 anni finiscono le superiori) e valutare se cambiarla oppure no (io sono per il sì tanto per chiarire).

Concludendo direi che la Gelmini ha le ragioni per ridurre la spesa elevata a causa dei tanti insegnanti, ma questa deve essere reinvestita sotto forma di altri finanziamenti alla scuola PUBBLICA unita ad una riforma seria.



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