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lunedì 26 settembre 2011

Chiediamo le dimissioni del Ministro Gelmini


Scrivete a uffstampa@istruzione.it chiedendo le dimissioni del Ministro Gelmini. Io l'ho già fatto.


L'ultima dichiarazione dell'attuale Ministro dell'Istruzione sul tunnel che collega il Cern al Gran Sasso (chissà, magari lo ha fatto in segreto l'ex ministro Lunardi, famoso per voler far buchi e tunnel ovunque) è solo l'ultimo di una serie di motivi per i quali un ministro (soprattutto dell'istruzione) avrebbe dovuto dare le dimissioni senza nemmeno battere ciglio.

Ridicoli poi i tentativi degli addetti ai lavori e dei fans per cercare di spiegare un fantomatico malinteso (dando degli analfabeti ignoranti a noi) che vedono solo loro perchè se la Gelmini scrive "Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento" è tutto chiaro, non ci sono malintesi.

Il vero dramma è che questo è il meno!

Vogliamo prendere, ad esempio, la sua laurea in giurisprudenza a 100/110 fuori corso di 3 anni di cui il suo relatore Antonio D'Andrea scrive:

«Si è laureata almeno tre anni fuori corso con un voto di 100 su 110»[..]«Mariastella Gelmini aveva scelto una tesi con un titolo accattivante: "Referendum d' iniziativa regionale". L' argomento era bello, ma lei lo ha trattato in maniera davvero sciatta». Il ricordo del professor D' Andrea è vivido, oggi: «Per quella tesi non ho voluto dare neanche un punto in più alla media dei voti. Non soltanto per come era stata scritta, a tirar via, ma soprattutto per come la Gelmini venne ad esporla in sede di discussione»
Oppure vogliamo prendere le dichiarazioni rilasciate dalla stessa Gelmini riguardanti l'esame per l'esercizio della professione di avvocato preso a Reggio Calabria in cui ammette di essere andata lì perchè l'esame era molto più facile che al nord? (Questi terroni quando servono non sono poi così antipatici vero?)


E dire che non è la prima volta nella sua vita che bara, visto che pure il diploma lo ha preso in un istituto privato dopo aver abbandonato il liceo Bagatta statale di Desenzano del Garda (troppo pezzenti i poveri alunni statali o troppo difficile per lei ?).

Che dire poi, sempre ad esempio, della sfiducia presentata nel 2000 di Desenzano del Garda?


Guardando alla Germania, dove il ministro della difesa Guttenberg si dimette per aver copiato la tesi di dottorato, provo tristezza mista a vergogna per ciò che invece avviene qui da noi.

Se lei non si dimette, glielo chiedo io e invito tutti voi a farlo.

Scrivete a uffstampa@istruzione.it chiedendo le dimissioni del Ministro Gelmini. Io l'ho già fatto.

domenica 25 settembre 2011

Lettera aperta a Marco Pannella ed Emma Bonino



Alla gentile attenzione della Sig.ra Emma Bonino e del Sig Marco Pannella,

vi scrivo riguardo la vostra battaglia che state portando avanti contro la condizione in cui vivono i carcerati del nostro paese.
Premettendo che condivido la causa e trovo vergognoso come, in un paese civile e sviluppato quale è l'Italia, vi siano delle carceri quasi da terzo mondo e nessuno sembra abbia l'intenzione o la voglia di fare qualche cosa per cambiare la situazione, mi permetto di dissentire con la soluzione che voi volete adottare.

Indulto ed amnistia non sono ciò che l'Italia ha bisogno per risolvere questa piaga. Già in passato sono state utilizzate ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: le carceri sono affollate come prima, più di prima.

Più volte su questo blog ho ribadito questa cosa, inviando gli articoli alle vostre pagine Facebook e Twitter, senza mai ricevere una risposta, per questo scrivo questa lettera.

Indulti ed aminstie risolvono il problema nel brevissimo termine, portando però a scompensi sociali, a costi di natura economica ed ad una sensazione di "mancanza di giustizia in Italia" che, per colpa anche dell'attuale governo, gran parte dei cittadini provano da tempo.

Le soluzioni da adottare sono ben altre che gioveranno alle carceri anche nel lungo periodo, risolvendo una volta per tutte il problema del sovraffollamento. Copio da un articolo che ho scritto un mese fa (le fonti le trovate lì):

Il numero di detenuti al 31 luglio 2011 risulta essere di 66.942 (quindi circa lo 0.1% della popolazione). Di questi, i condannati definitivi sono 37.650, mentre gli imputati sono 27.572. Ben 13.472 degli imputati sono in attesa di primo giudizio. Questo vuol dire che il 41.19% dei detenuti è imputato e il 20.12% è in attesa di primo giudizio.

Con un sistema giuridico più efficiente (in Italia siamo messi malissimo da questo punto di vista) molti di questi detenuti sarebbero condannati (o assolti) più velocemente, quindi ci metterebbero meno tempo a scontare la (eventuale) pena.

Altro date preoccupante è il numero di condannati con precedenti penali: il 62% del totale nell' anno 2003, 5 su 10 nel 2010 (però sono dati riportati).

Questo vuol dire che la rieducazione e riqualificazione teorica che si dovrebbe ricevere in carcere non ha dato e continua a non dare frutti (e una speranza per chi poi, una volta scontata la pena, dovrà ricominciare a vivere nella società). Tutto questo comporta a un ritorno in carcere di gente che non ci dovrebbe essere (non a livelli così alti almeno).

A questo poi (aggiungo io) bisogna unire un'educazione solida al fine di prevenire il compimento di reati, diretta ed indiretta. Il primi due passi sarebbero quello di garantire la certezza della pena (se sbagli paghi, salato pure) a tutti i livelli (ricchi e poveri) e quello di cacciare via tutti quei politici condannati, pregiudicati, immorali che ci governano da anni (e che sono i PRIMI a dover dare l'esempio).

Su queste riforme bisognerebbe lottare. Riforme che servono al paese ora più che mai. La crisi che stiamo affrontando è anche un'opportunità per cambiare le cose, per una buona volta in meglio. Non dobbiamo lasciarcela sfuggire, non stavolta.

Grazie per l'attenzione.


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mercoledì 10 agosto 2011

Cordata per salvare l'(Al)Italia









Se l'Italia ha bisogno, noi ci siamo. Siamo imprenditori, professionisti, manager, comuni cittadini. No, non ci stiamo a che l'Italia sia ridotta sul lastrico. Siamo un paese forte, ricco, con un debito pubblico altissimo, ma con un debito consolidato pubblico-privati nettamente più basso della Gran Bretagna, più basso della Germania, pari a quello della Francia. Le nostre industrie, le nostre banche, sono solide. La ricchezza liquida del paese è più di 10 volte (oltre 3.000 miliardi di euro) l'ammontare dei titoli che ogni anno lo Stato italiano deve emette per rinnovare quelli in scadenza. Il 50 per cento del debito pubblico è in mano a noi italiani. Se all'Italia serve, se dovesse servire il nostro aiuto per le emissioni, noi ci siamo.
E via con i nomi che ometto.

L'ultima cordata, quelli per Alitalia, sappiamo tutti come è andata (ci pentiamo ancora oggi). Questa forse è fin peggiore.


Patriottismo si potrebbe chiamare. Ma i patrioti, quelli veri, avrebbero chiesto e proposto ben altro rispetto a questo (che è una stupidata).
Avrebbero chiesto, ad esempio, già nel 2008 cambiamenti radicali nella politica di governo, nel 2009 le liberalizzazioni per rilanciare l'economia, nel 2010 avrebbero protestato per l'incompetenza di Premier e Ministro dell'Economia che andavano in giro a dire cose del tipo "La crisi è psicologica", "la crisi è finita, anzi, non è mai esistita", nel 2011 avrebbero ferocemente criticato la manovra tremontiana.

Se questi, viste le posizioni che occupano, sono i più bravi....


venerdì 26 novembre 2010

Rodari, educazione linguistica, democrazia e internet: intervista a Mario Gamba, Simone Fornara e Dario Corno


Voglio proporvi l'intervista fatta agli autori del libro "I Pipistrelli di Guardalà" Mario Gamba (mio ex professore di storia al liceo) e Simone Fornara (con presenza telefonica del professor Dario Corno) alla RSI (sulla Rete Uno).

Credo sia molto educativa, soprattutto la parte in cui parla del linguaggio, sul significato delle parole e del futuro del cartaceo. Il tutto dura una mezz'oretta...al posto di guardavi qualche programma demenziale, sfruttate questo piccolo lasso di tempo per questa intervista che reputo molto educativa.

Link all'articolo e all'intervista

Cito dal link:

L’intervista è stata un bellissimo momento che difficilmente dimenticheremo. Abbiamo parlato di Rodari, di educazione linguistica, di democrazia, di Internet e di tanto altro ancora, per oltre 30 minuti e senza un attimo di sosta.


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