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mercoledì 18 settembre 2013

L'ha fatto Silvio, lo faccio anch'io il mio messaggio agli italiani


ITALIANI!

Italiani di destra: piantatela di votare Forza Italia!!! Basta!!
Italiani di sinistra: non osate votare Epifani, per la carità.

Ricostruite una destra che sia una destra e una sinistra che sia una sinistra. Si può fare!
Anche un centro che non sia quella presa in giro che è Casini.
Non partiti a casaccio.

Italiani tutti: piantatela di guardare Crozza, fatelo andare a vivere sotto i ponti dove uno che non sa far ridere senza imitare Berlusconi da un decennio dovrebbe essere, basta andare a vedere il videomessaggio di Berlusconi, non fa ridere se mettete mi piace ai link con le battute su Silvio, non siete gente "che si interessa" se tutto ciò che fate è preoccuparvi della giunta e delle sentenze.

Piantatela una volta per tutte e svegliatevi, che ora come ora a palazzo Chigi sono pronti ad alzarvi l'IVA per buttarlo in culo a imprese, e famiglie.

SI FAMIGLIE quella cosa che è l'unità fondante dell'economia di un paese e che buttiamo nel cesso pensando a cose come "genitore 1 e genitore 2" per essere all'avanguardia DI UN BEL NIENTE.

Perché giuro, giuro che se vedrò una rinata Forza Italia e nessuna destra vera con un senso, e delle primarie che eleggeranno Epifani, e lo so che succederà proprio così, allora io nella fossa che vi state scavando non ci vorrò più stare e vi manderò una volta per tutte a fare in culo.

Italiani!!!

Articolo di KL

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martedì 6 agosto 2013

Caro Bondi, la guerra civile non deve partire per colpa di Silvio. Ma dello Stato

Io son qui, come tanti altri, che pago le tasse a un governo che non rappresenta nessuno, sornione e immobilista.

Pago le tasse a uno Stato i cui dirigenti:
- difendono un evasore a spada tratta e pure minacciano la guerra civile;
- oppure si smazzano l'anima per mandarlo in una galera in cui non finirà mai, un lavoro politico, giudiziario e mediatico dalle proporzioni bibliche;
- pensano a riscrivere una legge elettorale, invece di dare motivi alla gente per letteralmente -andare- a votare;
- si preoccupano di omofobia, razzismo e altre questioni "morali" quando la famiglia si sgretola e l'immigrazione nel nostro paese è un dramma mal controllato, mal gestito, mal pianificato e mal concepito e veicolato da mafie e incompetenza;
- si preoccupano di questioni interne, successioni, leadership di partito, per ricostituire nomi e individui che sono in giro da vent'anni;
- preparano dei bei decreti per combattere l'evasione con sistemi "innovativi" come il redditometro, ossia la "presunzione di criminalità", una cosa assolutamente immorale, non etica e lesiva di qualsiasi tipo di libertà civile e personale;
- invece di darci un motivo per pagare le tasse, o semplicemente tagliarle, o cercare criteri più giusti e moderni;
- si preoccupano della Kyenge che francamente non me ne potrebbe fregare di meno né di lei né di un dicastero senza portafoglio che trovo alla stregua del Ministero della Semplificazione di calderoliana memoria;
- si fanno declassare da S&P e manco sembra che se ne accorgano;
- non toccano un sistema giudiziario antiquato e maledettamente lento;
- e tantomeno toccano la burocrazia, figurarsi procedere con snellimento della PA, dei pagamenti, dei fondi, e dei rapporti con le banche;
- se ne fregano del lavoro, delle pensioni, dei giovani, dell'istruzione, della sanità, delle opere pubbliche, dell'efficienza, della credibilità internazionale, del ruolo in Europa ecc... ecc...

Ecco. Io, e tanti altri, paghiamo le tasse a questa gente. Gente che si scambia scimmieschi epiteti, ma che sono certo che, se sostituita da oranghi veri e propri, il paese ne avrebbe soltanto da guadagnare.

Caro Sandro Bondi, la guerra civile non deve partire per colpa di Silvio.

Ci sono ben altri motivi.


KL

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venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi è stato un danno per la destra italiana (e i liberali)

Visto che tutti dicono il loro punto di vista, ecco anche il mio.
Ritengo che, alla fine, Berlusconi sia stato un danno per la destra italiana. Un danno perché, anche alla luce del suo ultimo appello video, si nota proprio come abbia creato intorno alla destra un personalismo, un culto dell'individuo che pare essere ormai la norma, in Italia, per la politica. Grillo, Bersani, Vendola: creiamo "personas" e le ergiamo ad effige del partito e del pensiero.

Un "brutto vizio" che ci portiamo dietro dal Ventennio, e che il Cavaliere è riuscito a sostenere per un altro ventennio. La destra non deve essere personalista, per nessun motivo. Il personalismo è di sinistra, è socialista, perché identifica sempre un guru o un suo portavoce ideologico o politologico, un deux ex machina. Come avvenne durante il periodo delle destre socialiste degli anni '30. La sinistra italiana è incapace di trovare il suo deus ex machina efficace. Ne crea di piccoli, frammentati: Renzi, Bersani Vendola, Kyenge, e per questo fallisce.

Al contrario, la destra per anni si è comportata "male", cercando il suo guru a sua volta e perdendo voti, consenso di opinione pubblica e visibilità finendo schiacciata persino dal Movimento 5 Stelle, che pure vive di personalismi. D'altronde da Napolitano, c'è andato Grillo, su sua iniziativa personale.
La sinistra italiana, oltre al personalismo, coltiva, come fanno tutte le sinistre del mondo, anche l'ideologia, andandosi a espandere in modo capillare nella vita di tutti i giorni attraverso il concetto del "politically correct", una pratica nata in USA che dilania il free speech e il free thought (e pure è ironico che da oltreoceano giunga!), creando barriere di mobbing che è arduo scalfire, alimentando pregiudizi basati su fantasmi a cui nessuno più crede. Provate su un social network a dire qualcosa pro-Berlusconi, oggi, salvo in minuti spazi e gruppi assolutamente e incondizionatamente chiusi. Provate, e ditemi che accade. Il "politically correct" è una piaga che dilania il pensiero. Berlusconi e i suoi hanno cercato di istituire un "politically correct" di destra, un'ideologia permanente, il cosiddetto "berlusconismo", che speravano potesse diffondersi a macchia d'olio come il sinistra-pensiero.
Un altro tipo di virus, non meno deleterio del politically correct. Non è andata, alla fine, come speravano i berlusconiani Almeno, non completamente, e le ultime elezioni lo hanno provato disperdendo di fatto i voti. Ed è così che la "caduta" di Berlusconi per mano di una Magistratura che su molte, molte vicende (non necessariamente legate a questi casi) non condivido, può essere una cosa sicuramente positiva, sia per una destra che non ho approvato in questi anni, sia per una sinistra che comunque a prescindere non approvo. 
Silvio Berluconi a mio avviso sì, è un cancro, ma soprattutto un prodotto dell'Italia stessa. Non sarebbe esistito senza il terreno adatto, che abbiamo creato noi. I veri indifendibili siamo noi, che però siamo incapaci di criticarci perché abbiamo erto "il Silvio" a ente super partes, giustificazione e giustificante dei nostri mali e contemporaneamente messia salvifico.

La destra può rinascere: può ritrovare al di là dei personalismi la sua natura. Le destre, quelle vere, sono movimenti che non si sentono in televisione, negli spettacoli, nella musica. Non hanno "il vocione". I "circenses" sono di sinistra. La destra è il "Joe The Plumber" che zitto zitto vive e lavora, magari anche con un impiego meno remunerativo (non è vero che tutta la destra è imprenditrice di successo), tira su una famiglia, cerca di dargli dei valori, di portarli avanti, giorno dopo giorno, generazione dopo generazione, con operosità, onestà ma sempre un forte senso critico.
La vera destra sotto sotto è calvinista, entro certi limiti. La mia speranza è che dalle ceneri del personalismo non nasca un nuovo culto, ma una destra che si veda rinnovata e ritrovi le proprie radici. Che comprenda il suo ruolo di voce di una serie, relativamente ampia, di idee che si ricollegano a valori, principi di libertà e operosità. Un movimento che dia nuovamente fiato e forza di crescita a quella "middle/lower-class" che da sempre è la colonna portante della destra, quella dei vari Joe The Plumber che credono nel paese ma sono sempre pronti a mettere in discussione, con animo libero e sereno, ogni più o meno falsa bandiera. Non sarà facile, tuttavia.

Anzi, personalmente, al di là delle speranze, temo che la nostra destra non abbia ancora raggiunto quella maturità di cui necessita. Si è visto qualche breve sprazzo di novità con Monti, pur con alcune idee ancora mutuate dalle sinistre o dal "centro" pseudo-democristiano all'italiana.
La crisi delle destre si vede ovunque. La sconfitta di Mitt Romney in USA, l'incapacità, in Europa, di uscire dagli schemi e sfuggire dalle derive stile Alba Dorata in Grecia, la messa in discussione costante e malata da parte dell'opinione pubblica e del politically correct dei valori più basilari e l'incapacità della teoria di destra di rinnovarli superando i bigottismi e l'ottusità. Insomma, una profonda e marcata incapacità di innovarsi. A Berlusconi bisogna dare adito che ha cercato, a suo modo, di innovare la destra. Ma ha evidentemente fallito, usando tecniche e modalità tutt'altro che appartenenti a un movimento politico e ideologico ben lontano da questi "modi". Il 10% dato a Scelta Civica ne è la dimostrazione. Ora sta al popolo della destra uscire da questa "morsa mentale" e sviluppare un rinnovato spirito di confronto e di crescita, per il bene del paese e della classe che il movimento rappresenta. Sfida non facile e anche e soprattutto culturale, che credo vada raccolta a partire dalle idee portate avanti dai molti Ron Paul e Joe The Plumber di tutti i giorni, e perché no, guardando un po' più South Park e meno Family Guy.
KL

Mi permetto di aggiungere che Silvio Berlusconi ha rovinato il termine "liberale" che viene visto da molti oramai al pari di "fascista".
L'ho detto molte volte e lo ripeti: di liberale il signor Silvio Berlusconi non ha niente. Riprendo le parole del mio ex professore di Storia al liceo (purtroppo non di filosofia):

"Secondo me, essere liberali vuol dire essere persone che pensano come Gobetti o Berlin o Popper (pur con tutte le differenze tra l'uno e l'altro)".

E questi con Berlusconi non hanno nulla a che spartire.

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mercoledì 15 settembre 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #4 - conclusioni

Wawawiwa!

Sono ormai da una decina di giorni di nuovo in territorio italiano.
Non vi nasconderò che, guardando dall'alto i nostri laghi, poco prima di atterrare all'aeroporto di Malpensa, mi sono sentito commosso. Volare su territori verdi come i nostri è cosa molto più emozionante, per me, che guardare dall'alto sconfinate distese di pseudo-deserto, desolate e così sole.
In questi giorni ho pensato, e buttato giù qualche bozza, relativa a temi come l'impresa in USA, la mentalità della start-up, il mondo dei capitali e via dicendo. Ma sinceramente, ho pensato che letteralmente "fare lezione" senza proporre nulla di diverso dal "sarebbe bello un po' di questo mondo qui in Italia", oppure "è giusto creare un ponte tra Italia e California", oppure ancora "questi elementi sono positivi e questi altri no", sia qualcosa di oltremodo tedioso e francamente inutile.
Tedioso perché mi piace scrivere e so già che sarei davvero prolisso.
Inutile perché vi basta cercare "Silicon Valley" su google oppure dare un'occhiata al blog mind the bridge per farvi un'idea più che dettagliata su questo mondo.
Si, il mio punto di vista sulla cosa sarebbe stato sicuramente diverso da quello degli altri articolisti che pure ho avuto modo di leggere, forse avrei dato un taglio molto meno entusiastico e più riflessivo, ma tant'è, aggiungo anche che "non ne ho voglia".
Non ne ho voglia perché alla fine il mio punto di vista sugli USA l'ho espresso in modo molto preciso già nei precedenti articoli, e non mi va davvero di ripetermi oltre.
Non ne ho voglia anche un po' perché vorrei liberare la mente da questo viaggio, da questa prospettiva, da questo nuovo "point of view" che, onestamente, mi ha stancato assai.
Ho pensato a lungo a cosa ho imparato in questi giorni, a tutti i nuovi "hint" che ho ricevuto, al mio futuro, al futuro dell'Europa, dell'Italia, del mondo tutto... Si perché questa esperienza ti spinge naturalmente a pensare al futuro, di qualsiasi cosa, ti sfasa la mente, ti manda il cervello in jet lag e se il tuo cuore pulsa al GMT+1 il cervello sta già avanti di 9 ore...
Mi sono trovato con la testa che pensava più veloce di me. Situazione veramente un po' weird, che mi sta facendo pensare che ho bisogno di un bel po' di tempo per svuotare veramente la testa, farmi una bevuta di ampie proporzioni e far prendere aria al cervello.
Quando si torna in Italia si pensa al futuro, dopo il SVST. C'è chi ha le idee chiare in pochi secondi, c'è chi ha già idea di come muoversi.
C'è chi si sente investito da ottimismo.

C'è chi invece, come me, che non ha la minima idea, e dire che si sente confuso è dire poco, e l'ottimismo lo riconosce, lo apprezza, ma ancora non riesce a farlo del tutto suo, pur magari volendolo.

Motivo questo per cui scrivo comunque questa nota, anche se è molto personale e quindi sarà di poco interesse e soprattutto poco "beneficio della gloriosa nazione dell'Italia", però mi sentivo di condividere col mondo di FB, di internet tutto, questi piccoli pensieri.

Detto questo, chiudo gli articoli copiando integralmente ciò che ho scritto nel blog post sul svst network relativo alle impressioni sul viaggio.
Riassume un po' tutto quello che in parte ho già detto e in parte dovevo dire.
È in lingua inglese, ma penso che non sia un grosso problema.

Buona lettura, e buon futuro a tutti voi e alla nostra piccola, bella Italia.



Hello everybody!

First of all, I too want to thank a lot Paolo for the great opportunity that we had the chance to get. I believe that, in Italian and European universities, projects like SVST should be more and everyone should at least attend the conferences. And I'll tell you why.

Since the first conference I attended I got excited by the huge enlargement in my perspectives. I have always loved international opportunities and multicultural situations since I believe that getting to know other cultures can only let people grow, and getting a wider point of view in life is the key to success in everything someone wants to achieve. And, as most of us all did, that's what I found here in California: a new point of view in life.

A point of view that has good and bad parts. For I am extremely critical in my views, and that's my biggest personality flaw, I believe that not everything I saw here was so that awesome, since I'm usually inclined to think that not everything that sparks is gold. What are the good parts? As someone of you said, the strong belief in young people is something that I can only appreciate. As Obama recently said, even during this period of recession, we should not stop to encourage the young by investing on innovation and education, and that's what I saw as being the "spirit" of Silicon Valley. Deep in my heart I hold this belief, we are the future, and nations are made by us. That's what I miss in Italy, and while I'll still be here, but also when I'll be abroad, I want to fight for change towards this direction. I also loved the spirit of cooperation that I felt simply by walking in the streets of San Francisco. In USA, if you're in trouble you don't even need to ask for help, someone comes and gives you a hand. It doesn't matter who you are, where you are from, or whatever color your skin is, you are a human being, and you'll get the help you need, even if it's just being told where's the road you have to go to. This is simply awesome. Talking business, I appreciated the "google way". Focusing on targets is the key to success. Everyone is replaceable, but in a "good" way. You can have a working environment similar to a holiday resort, and still be productive as hell. That's life at its best! Also, as Edo said, the idea that you can speak to the top manager like speaking to a friend is something simply wonderful. Italy and Europe's companies have a waaaay too old mentality, working here shouldn't be just "a dream". The google-way, with the right proportions and timings, should get everywhere.

But, as I already mentioned, I saw some details that have given me a slightly bad impression of this country. For example, speed in decisions sometimes can be too risky, 'cause it sets to rely too much on intuition more than analysis. As a student of business, I think that a little, "European-style", caution should be used, especially when it comes to high loans and investments. Overthinking about present times also in my opinion has its flaws. Future is made up by lots of variables, and personal effort is just one of them. Sometimes I saw a too narrow perspective in people, at the opposite of Italy's sternness. Good balance can be the right point. I also didn't like the extreme consumerism that I perceived as part of USA's culture. I myself produced in ten days the amount of waste that here I usually produce in 2 months, and rarely I had the opportunity to recycle. In America, everyone talks about green energy and all, but everyone's got a suv or a big, pollutant car, and throws every waste in the same bin. I grew up in "green" enviroments, I have a strong concern for Earth's future... I hated myself for two weeks! :( I don't appreciate these lights and shadows, some differences by rich and poor people that I perceived as too high, and in my opinion they're the biggest flaw of a relatively young country that still has to learn a lot, but sometimes seems like it doesn't want to.

Well, I could still go on forever talking about this experience, speaking of what impressed me the most, but I know I would be only redundant and boring. I'm speaking with my heart: I learnt more in SVST than in many years of school. I have come here to learn, and that's what I got. I got the hints to take on my future career and life path. For this, I really want to thank from the bottom of my heart SVST, Paolo, and obviously all of you guys. Living this experience together has been one of my best moments in life.

Future is in our hands, we learned we can change the world if we want to... Yes, we can!



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martedì 24 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #2



Eccoci già alla seconda nota, le cose da dire sono tante, ogni istante ci sono moltissime novità da segnalare.

Oggi ho avuto già la possibilità di vivere "all'americana" per una giornata intera, col tempo anche per fare un po' il turista in San Francisco.
Giornata tranquilla, in cui ho avuto modo di girare già supermercati, strabucks vari, fast food, ristoranti e via dicendo...

Anche stavolta, procederò per dettagli. Ebbene si, sono sempre questi quelli che più mi stupiscono.

Dettaglio 7 - "tamarraggine"
Abitando in Italia, patria della moda e dell'eleganza, un mondo come quello statunitense mi stupisce di continuo.
Non solo esiste una certa tendenza alla grossezza di qualsiasi cosa, come ho già fatto notare nella precedente nota, ma anche un livello di tamarraggine, pacchianeria, kitsch davvero "invidiabile". Escalade fiammati, suv con ruote alzate, luci al neon, colori e suoni. La gente qua pare non avere limite e tende a cercare di apparire nel modo più insensato possibile.
Difficile abituarsi a questo "stile" così straniante.
Quello che però è impressionante, non è tanto la stravaganza in sé, che peraltro personalmente apprezzo, ma il modo con cui si cerca di essere "originali". La stravaganza e l'originalità spesso sono guardate male anche nel nostro paese, ma c'è differenza tra stile e kitsch.
Qui in USA, si nota moltissimo questa differenza, e non certo in positivo.
Da dove può discendere un tale comportamento? Sembra quasi che la gente faccia costantemente gara a chi ce l'ha più lungo.
Perdonate l'espressione volgarotta, ma in questo mondo credo di aver reso l'idea nel modo più chiaro possibile.
Perché pongo l'attenzione così tanto su un fattore, tutto sommato, puramente esteriore?
Questo tipo di atteggiamento riflette in pieno l'estremizzazione del capitalismo che permea questa società.
Il capitalismo, estremizzato, è la concettualizzazione economica della gara a chi ce l'ha più lungo. Si cerca sempre di aumentare le dimensioni di tutto, ma a che pro? Dopo un certo limite, in cui è utile e necessario avere "maggiori qualità" degli altri, una volta superato quel limite, ciò tende ad essere dannoso per gli altri, e inutile e controproducente per sé stessi.
L'americano medio diventa sempre più tamarro perché l'eccesso non è mai abbastanza.
L'hamburger non è mai abbastanza grande.
Due crisi economiche gravissime sono nate per "colpa" di questo atteggiamento:
'29: crisi di overproduction.
Oggi: crisi di overspeculazione su mercati a rischio.
Di nuovo, il macroscopico nel microscopico. La legge dall'esperienza.
Attenzione, perché questo atteggiamento è un fattore variabile da tenere in grandissima considerazione quando si analizzano nuovi cosiddetti fattori di successo economici che nascono da USA e più precisamente Silicon Valley.
Il punto su cui farò particolare pressione in questi giorni sarà il web e le startups. Due nuovi ambienti apparentemente redditizi, innovativi e che offrono grandi opportunità anche create dal nulla (proprio come le imprese che nascevano da immigrati, da zero, prima del '29).
Quanto dell'atteggiamento tamarro sussiste in queste innovazioni? Qual è la sua importanza? Quanto è determinante per il successo? A cosa può portare l'eccesso?
Sono tutte domande a cui, nei prossimi giorni, voglio dare una risposta precisa.

Dettaglio 8 - Acqua gratis, bevande senza limiti
Poniamo caso che stiate andando in un ristorante italiano, e che siate un po' spilorci, come il sottoscritto.
La prima cosa che andrete a controllare dopo aver scelto il menu sarà il costo delle bevande, a partire dall'acqua.
Bene che di solito costa uno sproposito rispetto a ciò che è: semplicissima acqua.
Dunque, è facile che accada che stringiate un po' la cinghia e consumiate poca acqua, non oltre lo stretto necessario.
In USA, questo problema non esiste: entrate in un ristorante, ordinante una Coca Cola, ne potete bere quanta ne volete. Vi servite da soli.
Pagate il bicchiere e poi bom, siete liberissimi di riempirvi di frizzantezza.
1 dollaro e qualcosa per la Coca sono tanti? Chiedete acqua, e ve ne sarà data a volontà. Senza limite alcuno.
Questo è qualcosa di impressionante. Chi è la causa? Corporation? Molto probabilmente si. La grande mano invisibile delle corporations tocca i nostri bisogni fondamentali. Ci spinge a servirci da soli, qua, vuole che chiunque abbia da bere.
Purtroppo per ora, non ho sufficienti indizi per indagare ulteriormente sulla cosa, e comprendere se ciò sia un bene o un male. Se sia importabile a beneficio dell'Italia. Tuttavia è un punto su cui ho voluto porre l'attenzione, perché è davvero qualcosa che mi stupisce.

Dettaglio 9 - Zuccheri
Oggi ho avuto mal di testa.
Ora: io provo mal di testa in poche occasioni. Le riassumerò.
Stress: sono concettualmente "in ferie", pur seguendo un tour di studio, essere stressato, ora, sarebbe ridicolo.
Caldo elevato: in California il clima è veramente ottimo, nel senso che il sole sarà sì caldo, la l'aria è fresca, di sera fa quasi freddo e di giorno non c'è la stessa, terribile afa che opprime la nostra pianura padana. 24/25 gradi la temperatura massima. Più che accettabile, anche un organismo come il mio, sensibile alle alte temperature, non ha difficoltà a sopportare un clima così.
Stanchezza: dopo una riposantissima dormita, stranamente non influenzata dal jet lag che ho superato facilmente oltre le mie aspettative, non credo proprio di soffrire di emicrania per questo motivo.
Piuttosto ho avuto sentore di testa pesante, euforia ma un generale rimbambimento.
Riflettendo attentamente, oggi ho avuto uno strettissimo contatto con gli zuccheri. Dalla bevanda più semplice, al cibo.
Lo zucchero è una droga. Che lo si voglia o no, è una sostanza psicotropa. Agisce sul nostro organismo in modo rapidissimo, in grandi quantità è dannosa. Qua, lo zucchero è ovunque.
L'alcool è quasi criminalizzato. Il fumo non è tollerato. Ma, se non fosse solo l'ambientazione di proverbiali paesi delle fiabe, se fosse invece possibile credo proprio che ci farebbero le case con lo zucchero.
C'è zucchero nelle salse, negli alimenti più basilari, nella frutta, nelle bevande (in quantità assurde), persino nella carne essiccata. Forse anche nell'acqua.
Non riesco a comprendere una cosa di questo tipo. Filocospiratori diranno che siamo di fronte a un tentativo di "drogare le masse", un po' alla 1984. Io credo invece che ci si trovi di fronte a un eclatante caso di idiozia e ignoranza, a qualsiasi livello della "piramide sociale".
Altro punto su cui bisogna fare molta attenzione. Altro microscopico nel macroscopico.
Idiozia resa paradigma di un modo di vivere. Talmente "normale" che nessuno ci fa caso qui, ma che per me, italiano, europeo, è cosa tutt'altro che irrilevante.


Dettaglio 10 - Ex pluribus unum
Prendere dimestichezza con una nuova moneta non è sempre semplicissimo. I dollari sembrano tutti uguali.
Se gli euro sono a prova di imbecille, i dollari sono una moneta per cui serve una certa pratica.
Si è visto così necessario perdere un (bel) po' di tempo a leggere le scrittine sulle monete e capire quando diavolo valessero.
Ed è stato in questo momento che ho scoperto un dettaglio tutt'altro che irrilevante: la scritta "ex pluribus unum" in rilievo sulla moneta. Ora, gli americani sono avvezzi ai proclami, dall'"in god we trust", ai sigilli...
Ma questo proclama è quello più interessante che ho letto finora.
Perchè?
Perché riflette uno dei lati più buoni della cultura statunitense: quello che personalmente riassumo nel concetto di cooperation.
Il fondamentale sistema del teamwork che impregna la società, un volersi aiutare a vicenda consapevoli della propria situazione per un bene comune. Tale bene può essere relativo alla squadra, alla famiglia, al paese intero. Questo tipo mentalità, diventa visibilissimo alla luce delle dichiarazioni di Obama che chiede alla nazione di collaborare.
Stupisce molto di più invece vedere gente che ti aiuta se sei in difficoltà non curante di chi sei, da dove vieni e perché.
Persino la polizia se ti ferma ti aiuta a raggiungere il luogo che stai cercando.
Da noi, purtroppo, se qualcosa di questo tipo succede scatta la diffidenza. Il primo pensiero è "questo qui mi vuole derubare", oppure "che vuole da me questo qua?", "perché mi sta parlando?", e via dicendo.
Lo statunitense medio, invece, si aiuta a vicenda. Esiste una cultura della fiducia/trust completalmente diversa dalla nostra.
Dal microscopico al macroscopico, questo tipo di mentalità è quella che fa nascere l'innovazione, la creatività, l'efficienza.
Ne parlerò più a lungo appena avrò visitato un po di startup, ma il concetto va già assimiliato: una mentalità di fiducia reciproca, nei limiti della ragionevolezza (fiducia non significa disattenzione) non può che essere qualcosa di positivo da importare.

Aggiungo che ho terminato questo post oggi 24 agosto 2010, ora locale circa le 22, dopo una giornata molto intensa a Stanford University, Singularity University e aziende locali.

Ovviamente, questa esperienza non può che avermi fatto scoprire un sacco di cose, che non vedo l'ora di condividere.
Il mondo scolastico e di ricerca californiano ha una mentalità incredibilmente aperta e innovativa, che per noi dovrebbe essere indubbiamente di grande esempio.

Perciò... stay tuned, more to come!




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lunedì 23 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #1




This is Kulz speaking!

Come promesso, seppur partendo da un post ridicolo quotando Borat, scriverò (più seriamente) una serie di articoli sulla cultura e sul modo di vivere statunitense, sulla mentalità d'impresa di un paese per un europeo veramente nuovo e strano.

Sono da pochissimo in USA, di ritorno da un viaggio a dir poco estenuante, avendo sofferto una deviazione non prevista per un'emergenza sanitaria di un passeggero, costataci ben 20 ore di viaggio totali, portando lo sfasamento temporale a 30 ore di veglia (dopo 3 di sonno), 26 ore di sole (cosa abbastanza allucinante e deviante, ora capisco l'insonnia artica), e 4 pasti totali su due orari diversi sfasati di 9 ore, mescolando le carte a un metabolismo già abbastanza scombussolato.

Ora, dopo questa piccola parentesi personale, procederò non cronologicamente, indicando per punti ciò che più mi sta colpendo di questo paese, che a dir poco si può definire contraddittorio.

Piccola premessa: a prima vista la zona dove sto, ossia l'area della Silicon Valley, precisamente la città di Redwood City (che è già California "bene"), esteticamente non è molto diversa da una qualsiasi periferia milanese. Stradoni, auto, case, negozi, grandi stores, fabbriche, uffici, cartelli, semafori, highways, esseri umani in continuo spostamento, treni, stazioni... insomma, siamo pur sempre di fronte a un'insediamento umano.
L'occhio poco attento non noterebbe alcuna differenza.
E allora, dove stanno tutte le diversità?
La risposta è nei dettagli. Sono sempre stato dell'idea che la chiave di tutto sussiste nei dettagli, difficilmente i problemi o le soluzioni a detti problemi si trovano guardando le cose con sguardo molto "largo", ma si deve sempre analizzare gli spazi microscopici perché è lì che si trova il vero effetto della politica macroscopica. Soprattutto, la vita stessa si svolge per chiunque a livello microscopico. L'analisi sarà pertanto fatta alla luce dei dettagli, in modo da comprendere la "legge" che vi sta alla base, e dividere pregi e difetti, per capire veramente cosa farebbe bene importare in Italia/Europa e cosa è meglio che rimanga qui, in USA.

Quali sono dunque questi dettagli?

Dettaglio 1 - luci e ombre
Non si può non notare un vero e proprio alternarsi di cose "splendide" e cose "fatiscenti". Accanto a tecnologia all'avanguardia, dal wi-fi onnipresente, alla tv sat ovunque, alla digitalizzazione imperante, si trovano barboni, poveri, cartoni, obesità, case fatiscenti o mal tenute, sporcizia, odore di fritto... in un certo senso, quello che definirei con un termine che non vuole essere offensivo, ma che credo sia molto esemplificativo ossia pochezza umana, nel senso di "abbandono".
Ogni attraversamento pedonale ha un pulsante per la chiamata del verde, persino con altoparlante che indica la strada che si sta percorrendo, ma ciò non toglie che all'angolo c'è un cestino sporco, oppure una persona sola che cammina.
Abbandono dispersivo e solitario, cupo e poco stimolante. La tecnologia che permea ogni cosa, non è in grado di risolvere tutti i problemi della gente. Velocizza, rende pratico, aiuta, ma non conforta, e disunisce drammaticamente.
Ritornerò su questo punto, per ora, basti farsi un'idea così.

Dettaglio 2 - tutto è più grosso
Non solo di girovita si parla, ma qualsiasi cosa in America è più grande, o meglio più grossa, che rende maggiormente l'idea.
Se in Europa la Red Bull è da 25 cl, qua si compra al minimo in lattine da 33 cl. Se la macchina piccola in Italia è un'utilitaria, qua è un pickup. Se la pizza in Italia sta in un piatto, qua sta in un cartone da 1 metro. Se la salsa sulla carne in Italia è un cucchiaino, qua è un mestolo.
La gente gira in SUV sempre e comunque, le strade sono a 4 corsie anche se sono semplici statali. E si viaggia a velocità sempre elevate. Immaginate il traffico sulla tangenziale di Milano in orario di punta, costantemente più veloce.

Dettaglio 3 - forze di sicurezza
Prima sera: in 20 minuti avrò visto qualcosa come 5 pattuglie diverse in un'area grande come il centro di una cittadina (come potrebbe essere Borgomanero) di cui una ha fermato il nostro gruppo chiedendo dove andavamo, da dove venivamo, perché e in che modo. Ora, quanto può far sentire "protetto" il cittadino tutto ciò?
Personalmente, sarà che vedo le cose da un punto di vista particolarmente critico, ma la cosa non mi fa sentire per nulla al sicuro.
5 pattuglie in così poco tempo può voler dire solo una cosa: è necessario un controllo capillare al fine di prevenire una criminalità potenziale elevata e altrettanto capillare. Per quanto un poliziotto possa essere obiettivo e attento, non è detto che ci sia nel momento del bisogno.
Insomma, non ci si sente per nulla "safe". Aumenta invece il grado di preoccupazione del cittadino onesto, che giustamente, dopo una certa ora, non si fida ad andare troppo in giro.
Questo non può che rafforzare la mia idea che la repressione e l'ossessione del controllo non sono la via giusta per la prevenzione del crimine e per la sicurezza del cittadino.
Sarò un paranoico, ma la sicurezza è uno stato d'animo generato dai fatti. L'essere umano si sente sicuro se sa che i rischi sono pochi, non se ci sono tante soluzioni a tanti rischi. Concetto peraltro anche abbastanza economico. Preferireste investire in qualcosa che vi garantisce, pur essendo avvezzi al rischio, buoni guadagni con una certa confidenza nella riuscita dell'investimento e della performance dei vostri colleghi, oppure in qualcosa che potrebbe causare tanti danni usando un sacco di strumenti derivati e assicurativi per proteggervi? Quanto vale il costo-opportunità di un guadagno leggermente più elevato a spese di un'insicurezza maggiore?
Questo ragionamento questo paese sembra non farlo. E ciò che mi preoccupa è che alcune democrazie europee stanno seguendo questa stessa linea.

Dettaglio 4 - cards
In Usa, se non hai una card anche per andare al gabinetto non sei nessuno. Il mondo ruota intorno alle card. Assolutamente vero il fatto che pagare sempre e costantemente con credit cards garantisce che verso di te si abbia occhio di riguardo. Se provi a usare contanti per transazioni superiori anche solo ai 20 dollari il commerciante/commesso chiede insistentemente se possiedi la credit card e se vuoi usarla. E quando vai via ti guarda di traverso.
Riallacciandoci al discorso sulla sicurezza, questo è un punto che definisco positivo.
Auspico anch'io un mondo in cui il denaro contante non esiste o quasi. Lo considero uno spreco di risorse, una falsa sicurezza, qualcosa di non tracciabile.
L'uso di una credit card ovunque è tracciabile, sicuro, veloce, semplice, intelligente.
Un vero sistema di modernizzazione. Avere fiducia in un pezzo di carta con scritto un numero è concettualmente molto simile all'aver fiducia in un pezzo di plastica con un chip e una banda magnetica, solo che è molto più sicuro, semplice e pratico.
Importare una mentalità di questo tipo nel glorioso paese dell'Italia non sarebbe affatto male e sdoganerebbe una digitalizzazione di vari strumenti di vita comune che renderebbero molto più pratico, meno costo e cartaceo il nostro vivere comune, con grande risparmio globale e maggiore sicurezza.
L'idea che si possa venire controllati è a mio avviso una distorsione distopica alla Orwell. Parlando in termini moderni, ben venga, questo si che è controllo preventivo intelligente. Davvero previene un certo tipo di crimine. Alimenta il sistema creando legalità innata e sicurezza. Sicurezza peraltro autogestita, autofinanziata e autocontrollata. Mi tranquillizza molto di più delle 5 pattuglie.
Just my two cents, anyway.

Dettaglio 5 - meltin' pot
Per un europeo, essere bianco in America è qualcosa di impressionante. Nel senso buono sia chiaro.
Così a occhio, i bianchi che ho incontrato finora sono pochi. Mi sento quasi appartenente a una minoranza.
Prospettiva assai educativa per la nostra mentalità europea, e vecchia.
Il prossimo, l'immigrato, non è più tale, è un cittadino di un paese dove il colore della tua pelle non conta, ma dove conta la credit card che hai in tasca. Quanto può essere positiva questa mentalità? La storia degli USA è necessariamente costruita diversamente dall'Europa. Noi abbiamo tradizioni millenarie, la cosa più antica qui ha 200 anni.
Molti politici da noi sostengono che vanno conservate le tradizioni. Ora, fare qualcosa "per tradizione" dal mio punto di vista è svilente e acritico. Non stimola a pensare ma ad abbandonarsi. Per me è positivo girare per una città e vedere un ristorante cinese di fronte a uno thai, un grill di fronte a un ristorante italiano. Ci si sente in mezzo al mondo intero e, superato lo spaesamento dovuto al fatto di vedere gente "da ogni parte del mondo", si impara a guardare nell'occhio dell'altro come di fronte a qualcuno che può dare qualcosa, si comprendere l'essere umano come individuo.
Questo, sempre nei limite della ragionevolezza e del giusto convivere.
Quanto può essere "importabile" una mentalità del meltin' pot in Italia/Europa?
Secondo me a quello che percentualmente definirei un 30/40%. Ragionevolmente, io non supererei questa linea. Per l'Europa non essere del tutto un meltin' pot è un vantaggio. Ci permette di vincere su un punto: una cultura millenaria che supera il concetto semplice di tradizione ma forma un'identità per cui ci facciamo "notare" al mondo. Capacità derivate dal nostro esserci stanziati in un posto piuttosto che un altro, tante cose che pur non impedendoci di impare cose nuove rappresentano un po' il nostro "meglio".
Allora, perché servirebbe almeno un 30/40% di meltin pot?
Rischiare di perdere questa fantomatica identità per noi sarebbe uno svantaggio economico e culturale. Non abbiamo la storia degli USA e mai la avremo, ed è meglio che rimanga così. La nostra storia è un tesoro da difendere, ma non una tradizione a cui obbedire ciecamente. Tuttavia dobbiamo assolutamente sdoganare l'apertura mentale che qua impregna ogni cosa (pur con le sue ombre già citate e che tra poco spiegherò).
Una volta aperti al mondo e al nuovo noi europei potremmo diventare davvero di nuovo una potenza economica e culturale: baluardo della condivisione. Spiegherò meglio questo punto, dopo qualche incontro con le aziende, inserendo dettagli interessanti relativi alle tecniche di condivisione positive e più efficaci per noi europei.
Avere meno paura dell'altro, aprirci alla condivisione. Ho già vissuto in una vacanza studio in passato questa mentalità, di positivo meltin' pot strutturato "alla europea". Senza eccedere, ho vissuto settimane in cui ho imparato forse più che anni interi della mia vita. Qua in America questo concetto è un po' portato agli estremi con le conseguenti problematiche, anche abbastanza gravi e tuttora irrisolte e apparentemente irrisolvibili.
Avere una mentalità da costante "viaggio studio", da vero e proprio "studente" vita natural durante. Questa deve diventare la mentalità europea. Tornerò anche su questo punto.

Dettaglio 6 - youth culture
Di fronte a un positivo meltin' pot, pur esagerato nelle sue linee, la cultura giovanile americana mi stupisce.
Una standardizzazione dei costumi davvero impressionante impregna la vita dei ragazzi. Le storie che vediamo nei telefilm sui licei sono apparentemente tutte vere.
Se non sei appartenente a un qualche "gruppo" (vuoi i rapper, i jocks, le cheerleader, qualsiasi cosa) non sei nessuno. E vieni escluso, irrimediabilmente.
Questa è appunto la conseguenza dell'essere americano, del meltin' pot portato agli eccessi. Vi assicuro che può sembrare una banalità, ma non si nota così tanto finché non la si vede coi propri occhi. Vi posso assicurare che fa impressione, e fa riflettere moltissimo.
L'americano medio cerca una propria identità, inesistente.
La cerca in un cheeseburger uguale in 52 stati, in un suv, nella bandiera a stelle e strisce appesa fuori dalla casa.
Il giovane la cerca in un gruppo, psicologicamente non potrebbe essere altrimenti, data la natura dell'adolescente.
Il problema è che in questo modo si risprofonda in un pericoloso divisionismo culturale. Paradossalmente, cancellare tutte le barriere crea i presupposti per crearne mille altre.
Motivo per cui ribadisco l'importanza del meltin' pot ragionato "all'europea" che dovrebbe diventare la base culturale di questo secolo per un'Europa che vuole crescere di nuovo.
Se si parte da un'identità già presente, aprirsi al resto è solo un "di più" che permette di conoscere cose nuove, mentalità diverse, culture e nozioni nuove, pur lasciando l'individuo già dotato di un suo essere. Eliminando il pregiudizio si ottiene apertura, ma con la ragionevolezza del limite, per l'europeo.
Ovvietà? Forse, ma vi assicuro non è così scontato. Ce ne si rende conto guardando le politiche scolastiche europee, italiane in primis, confrontandole con quella che può anche essere una patologia della scuola americana. Siamo tutti e due sistemi "viziosi".
Dobbiamo fare un po' un "meltin'" delle nostre mentalità.
L'Europa tutta, soprattutto il glorioso paese dell'Italia, per farla breve, deve guardare un po' a un certo "nord" europa, che funziona, pian pianino, sempre più nel modo giusto.



Concludo con una piccola parentesi personale.
La domanda che spesso mi è stata posta, da professori, coetanei, anche giornalisti è stata: "ma tu vorresti rimanere là?" (in California, ovviamente)
La prima risposta, frutto delle primissime impressioni, ma già abbastanza ponderata, è negativa.
Come faccio fatica ad accettare certi eccessi tipicamente italiani, faccio molta più fatica ad accettare quelli americani.
Come ho già ribadito più volte durante interviste io ritengo utile per una persona il concetto del "viaggiare".
Un viaggio come questo è utilissimo e sarebbe un'esperienza che chiunque dovrebbe poter fare, a mio avviso.
Trasferirsi non cancella i propri problemi, le piccole paranoie, i nostri difetti, semmai li amplifica.
Oddio, nessuno vieta a nessuno che trovi un lavoro ben retribuito di trasferirsi per ottenerlo, se questo implichi un consistente miglioramento della qualità di vita.
Ma il costo-opportunità del trasferimento deve valere la candela.
Più viaggi e meno cambiamenti. Il lavoro del futuro dell'Europeo deve seguire questa prospettiva.
La mia opinione è che vivere con mentalità internazionale non implica il vivere necessariamente in altre nazioni e talora può essere persino controproducente.

Mi spiegherò meglio negli altri post.

Per ora è tutto, stay tuned!

Wawawiwa!!



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Kulz goes to Amerika


Il mio amico e compagno di università Kulz è (fortunato lui) in America, precisamente nell'area della Silicon Valley per una vacanza studio.

Pubblicherà le sue note di viaggio su Facebook, dandomi però la possibilità (ed ho accettato ovviamente) di pubblicarle anche qui sul blog.

Siccome causa studio per esami non sarò molto libero di scrivere articoli, per questo mese saranno pubblicati quasi esclusivamente articoli suoi sull'America e poi dopo anche..beh..vedrete.

Spero che questo "Diario di bordo" vi piaccia e faccia un po' riflettere. Buona Lettura!

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