Nella prima parte dice in sostanza che l'Italia non è fuori dalla crisi in quanto stiamo assistendo solamente ad una minor decrescita (meglio di niente, sia chiaro) e che prima di vedere la vera crescita dovremo aspettare un bel po'...se mai la vedremo aggiungo io. Personalmente sono d'accordo e aggiungo che la maggior fiducia e quel poco di crescita che vedremo è più merito degli altri che nostro.
Quando però parla di Euro, produttività e Fiscal Compact , iniziano i problemi. Sui primi due ho già ampiamente discusso quindi evito di tornare sul tema. Vorrei soffermarmi sul terzo.
Grillo afferma che:
Parlare di crescita in Italia risulta irrealistico. Se allunghiamo l’orizzonte al 2015 il quadro si fa cupo perché la variabile Fiscal Compact entra in gioco. Con il Fiscal Compact l’Italia si impegna dal 2015 a ridurre il suo debito in eccesso del 60% del PIL di un ventesimo all’anno per i successivi venti anni. L’entità dei numeri in questione è colossale, tale da rendere inspiegabile l’assenza del tema Fiscal Compact dal dibattito politico attuale. Con una crescita futura pari a zero (e non negativa come ora) rispettare il Fiscal Compact significa manovre da 50-60 miliardi di euro di riduzione del debito e un avanzo primario di almeno il 4% per il prossimo ventennio, o una riduzione della spesa pubblica del 15% all’anno oppure a nulla di tutto ciò a patto che si cresca al 3.5% di PIL l'anno. Impossibile.
Prima di tutto non è vero che per crescere sia necessario per forza aumentare/non diminuire la spesa pubblica: Germania e Svezia sono due esempi. Una riduzione di spesa, se fatta in modo oculato da eliminare gli sprechi, riducendo al contempo l'abnorme tassazione favorisce la crescita.
Per quanto riguarda il resto, le cose non stanno proprio così: se anno dopo anno si riduce la differenza fra il rapporto debito/PIL e la soglia del 60%, è ovvio che anche 1/20 da tagliare sarà minore, quindi non è vero che saranno necessarie manovre da 50-60 miliardi di euro annui per i prossimi 20 anni.
La stessa cosa vale anche per la crescita! Premettendo di avere un bilancio pubblico in pareggio, con un rapporto debito/pil al 130% (arrotondiamo), vuol dire che alle attuali condizioni per rientrare nei parameti del Fiscal Compact servirebbe una crescita del (3.5% deriva da (130%-60%)/20):
3.5%/130%= 2.7% circa del PIL
Questo 2.7% è crescita NOMINALE! Ciò vuol dire che con un'inflazione del 2% ((con l'aiuto di Draghi nel caso), una misera crescita reale dello 0.7% basterebbe. Se l'inflazione fosse al 3% , potremmo anche non crescere in termini reali!
Basta cambiare i parametri et voilà: più il rapporto scende e meno crescita nominale serve per rientrare nei paramentri.
Sinceramente non so da dove Grillo tiri fuori quel 3.5% di PIL annuo, però è bene ribadire che si tratta sempre di crescita nominale, quindi reale+inflazione.
E' superfluo dire che, se si attuassero quelle riforme strutturali che tutti chiedono unite ad un taglio di spesa-tasse-recupero evasione, crescere e ridurre il debito sarebbe più facile.
Fossi nei collaboratori di Grillo consiglierei lui di studiare un pochino prima di scrivere post sul blog (tanto per, un ragionamento simile è già presente in rete, basta cercare). Di ignoranza economica in Parlamento ne abbiamo avuta fin troppa negli ultimi 20-30 anni...
@Rebel Ekonomist
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