martedì 18 settembre 2012

I dati sulla realtà Fiat per iniziare a discutere sul futuro del Lingotto

I numeri sono alla base delle decisioni di ogni azienda. Analizziamo quelli della Fiat per provare a capire il perchè di certe dichiarazioni

Fiat di nuovo al centro dell'informazione italiana in seguito alle dichiarazioni senza peli sulla lingua di Diego Della Valle contro l'amministratore delegato Sergio Marchionne e del presidente John Elkann dopo il passo indietro su Fabbrica Italia.

Senza (per ora) entrare nel merito di chi abbia torto o ragione, voglio solamente fornire qualche dato proprio sulla casa automobilistica perchè è da quelli che partono poi tutte le valutazioni economiche.

Senza andare a cercare lontano, "IlSole24Ore" ne fornisce alcuni molto importanti:

la fabbrica gioiello polacca di Tychy con i suoi circa 6mila addetti nel 2011 ha prodotto da sola quasi 468mila vetture, ossia poco meno delle 472mila vetture sfornate da cinque impianti italiani con oltre 24mila operai (per l'anno scorso sono da calcolare anche le ultime 37mila auto assemblate a Termini Imerese prima della chiusura).
Ma è in Brasile, dove Fiat è market leader come in Italia, che i numeri del confronto si fanno incredibili: nell'impianto di Betim - nella regione di Belo Horizonte - Fiat l'anno scorso ha prodotto 745mila veicoli (quasi il 60% più che in Italia) con 15.374 dipendenti diretti (il 62,5% in meno che in Italia) più 8.200 dell'indotto, per un totale di 23.500 addetti complessivi.

Numeri da far paura per quanto riguarda l'Italia. Il primo problema è qui: la produttività per operaio è bassa, troppo bassa nel nostro paese rispetto ai colleghi esteri. Se poi a questo aggiungiamo:

record storico di produzione e vendite in Brasile, con oltre 98mila immatricolazioni: in un solo mese più di un terzo di quanto venduto in Italia in due quadrimestri.
Qui si produce meno e allo stesso tempo il mercato acquista meno.

Ultimo dato, i guadagni/perdite del gruppo:

“Io mi impegno – afferma Marchionne – ma non da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia. La mia parte la faccio, guadagnando quest’anno 3 miliardi e mezzo a livello operativo, netti di quasi 700 milioni di perdite nel nostro Paese”. (da Il Fatto Quotidiano)
E' doversono notare, guardando i dati comunicati a fine luglio 2012, che la maggior parte di quei 3 miliardi e mezzo detti da Marchionne verranno da Chrysler:

Il consiglio di ammnistrazione di Fiat di oggi ha approvato la semestrale che vede Fiat raddoppiare l’utile operativo nel secondo trimestre 2012 grazie agli ottimi risultati di Chrysler che compensano le grandi difficoltà sul mercato europeo. [...]
E’ stata Chrysler a fornire  gli utili del gruppo grazie a un utile operativo di 866 milioni, su 1 miliardo per l’intero gruppo. La crescita di Chrysler porta a un sempre maggior peso degli Usa nei risultati per area geografica: il Nordamerica ha contribuito infatti con quasi 11 miliardi di fatturato, più del 50%, contro i 4,9 dell’Europa e i 2,6 dell’America Latina. [...]
Esclusa Chrysler, c’è una perdita di 246 milioni di euro rispetto all’utile di 1.380 milioni di euro del secondo trimestre 2011

 Questi sono i numeri. Da qui si deve iniziare a discutere. Il resto è noia.

4 commenti:

Andrea Anobile ha detto...

Per una seria discussione sul tema specialmente quando si paventa una conoscenza dei dati si rischia di fare cattiva informazione, sono un operaio della Fiat di Melfi e ci lavoro sin dai primi giorni di produzione, voglio assicurare che sin da allora il mio stabilimento ha accumulato record produttivi che ci hanno piazzato ai primissimi posti a livello europeo in quanto a produttività, ultimo record di una settimana fa, produzione di 1580 vetture in un giorno, fatte con meno di 6000 dipendenti che moltiplicate per le giornate lavorative di un anno ci consentirebbero di fare meglio dei polacchi, e' evidente che se non lavoriamo tutto l' anno di certo non e' per scarsa volontà . Ma sarebbe interessante incrociare altri dati per farsi un idea più completa della situazione, per esempio confrontare i miliardi di euro che altre case automobilistiche europee nello stesso periodo hanno investito in ricerca ed in nuovi modelli, eppure la Fiat avrebbe più competenze di altri , come mai non si e mosso nulla? Anzi si e' disinvestito in alcune eccellenze che si dovevano mettere in campo proprio in tempo di crisi. che dire dei salari di un operaio Fiat confrontati a quelli per esempio della W tedesca, che hanno tenuto retribuzioni degne almeno che potessero tenere alti i consumi e quindi anche le vendite di auto, con la cassa integrazione neanche noi fortunati cassaintegrati possiamo permetterci la panda, figuriamoci tutti quei disoccupati creati anche dalle delocalizzazioni del settore quasi annullato della componentistica automotive, dove la Fiat e' la prima responsabile, un saluto e un invito ad una analisi molto più seria, Andrea operaio alla catena di montaggio Melfi.

Mattia Poletti ha detto...

I dati si riferiscono alla produzione totale degli stabilimenti in Italia :)

Sugli investimenti: beh chiediamoci anche il perchè NESSUN altra casa produttrice investe in Italia. L'ultima che ci ha provato è stata se non ricordo male Toyota a cui di fatto è stato impedito (ed è andata in Francia, ove l'hanno accolta a braccia aperte). La realtà è che investire qui oggi purtroppo non conviene più

Andrea Anobile ha detto...

Infatti sarebbe più corretto dare il dato della produzione non in un anno in modo generico, ma rispetto alle ore effettivamente lavorate, scoprireste che almeno per Fiat il problema non e' la produttività degli operai, il dato che verrebbe fuori sarebbe una vera sorpresa, invito chi vorrebbe e avrebbe la possibilità di farlo a fare una valutazione dei dati più corretta e più ampia.

Mattia Poletti ha detto...

già

http://www.bloomberg.com/news/2010-09-26/fiat-worker-s-seven-cars-a-year-pushes-europe-below-u-s-in-capacity-use.html

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