venerdì 24 maggio 2013

Sui dottorati e magistrali in inglese e sulla ridicolaggine dei prof universitari

Se volevate un'altra, ennesima prova che le università italiane non siano all'altezza di quelle straniere anche (se non soprattutto) per colpa di chi ci insegna eccola qui:

Il Politecnico dovrà dire addio al progetto di estendere la lingua inglese a tutti i corsi delle lauree magistrali (ovvero i due anni dopo la triennale) e dei dottorati. Ad affermarlo è il Tar, che ha accolto il ricorso presentato da 150 professori contro il provvedimento approvato a maggio dello scorso anno dal Senato accademico, che prevedeva l’inglese come unica lingua delle lauree di secondo livello a partire dal 2014. Già oggi al Politecnico sono 17 le lauree magistrali, due quelle triennali e 24 i dottorati di ricerca dove l’italiano è off limits, mentre la nuova iniziativa doveva riguardare tutti i 34 corsi specialistici.(da: Repubblica)

150 professori hanno presentato un ricorso a questa iniziativa in quanto è incostituzionale e minaccia la libertà di insegnamento e discrimina gli studenti. Discrimina gli studenti avete capito?

Lasciatemelo dire: sono caxxate, ma grosse anche. Cari studenti (e vi parlo da studente), alla maggior parte dei professori universitari non gliene frega nulla di voi. Non lo fanno per voi, ma solamente per loro.

Sì perchè basta andare in una qualunque università italiana per vedere professori che "spiegano" leggendo le solite slides fatte anni e anni fa e che magari manco metteno su internet, così da obbligarvi a spendere soldi per i biglietto del treno e seguire una lezione totalmente inutile in quanto, se permettete, le slides sono capacissimo di leggermele anche a casa per conto mio.
Loro non vogliono corsi solo in inglese perchè...non lo sanno! Un provvedimento come questo metterebbe in luce il sistema molto poco meritocratico con il quale vengono scelti i professori universitari da 30 anni a questa parte (anzi, forse di più)! Ovviamente loro si oppongono, ma per loro questioni personali, mica per il bene di noi studenti! Il posto sicuro di prof universitario ordinario/associato fa gola a tutti...e chi ce l'ha se lo tiene ben stretto tanto anche se son fannulloni nessuno dice niente.
Certo, non tutti sono così, però vi assicuro che non sono pochi ed è anche per questo motivo che le nostre università sono così indietro nelle classifiche mondiali.

Perchè sarebbe un bene avere corsi magistrali e dottorati in inglese? Semplice: volenti o nolenti, è la lingua della scienza (e non solo). La maggior parte dei papers (comunque tutti i più importanti) sono scritti in inglese per dare la possibilità a tutti gli studiosi del mondo di leggerli e capire cosa c'è scritto. Tra l'altro, spesse volte gli autori sono di nazionalità diversa e quindi ovviamente devono utilizzare una lingua che entrambi conoscono (l'inglese appunto).

"Obbligare" gli studenti a studiare determinate materie in inglese nel breve sarà ovviamente più faticoso (anche qui, a mio avviso per colpa del sistema scolastico che non prepara a dovere) ma nel medio/lungo periodo aver studiato quelle materie in inglese ed essere abituati a farlo renderà la vita molto più facile a tutti loro una volta laureati ed entrati nel mondo del lavoro. Tra l'altro, avranno facilmente la possibilità di emigrare (temporaneamente o per sempre) all'estero e, al contempo, studenti stranieri saranno più facilmente attratti nel venire a studiare nelle nostre università (a patto che i corsi siano interessanti e vengano insegnati bene...) e costruirsi più facilmente una vita qui. Al posto di esportare laureati ed importare, con il massimo rispetto possibile, muratori inizieremo anche noi ad importare giovani e brillaanti studenti/laureati.


Un consiglio da studente a studente: prima di scendere in piazza a protestare ignorantemente a fianco dei baroni, fermatevi un attimo, pensate anche a questa vicenda e ponetevi alcune domande.

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lunedì 20 maggio 2013

Ma l'austerity che descrive Krugman in Italia non esiste!

E' sulla bocca di tutti. Home page gigante sul sito dell'"Huffington Post" italiano, Repubblica che titola "La rivincita degli anti austerity Krugman all'attacco di Alesina". Il premio Nobel dell'economia, noto per le sue posizioni anti austerity ha parlato attaccando Alesina e Ardagna per aver influenzato UE e BCE a mettere in atto le politiche di riduzione della spesa pubblica in quanto ciò porterebbe ad un aumento del PIL. In realtà, dice PK, ciò non è avvenuto e non avviene: basta guardare al caso di Grecia ed Italia.

Ecco, prendiamo l'Italia. Krugman parla chiaramente (come quasi tutti del resto) di "austerity" nel senso di "tagliare la spesa pubblica". Se per austerity si intende ciò, in Italia l'austerity non esiste e il concetto lo ha spiegato bene Andrea Giuricin in un post su "Chicago Blog": dal 2010 al 2012 la spesa pubblica in percentuale al PIL in Italia (e Spagna) è aumentata dell'1.3% (1.6%), più della crescita del PIL (+0.9% per l'italia, +0.1% per la Spagna).


Basta prendere i dati ISTAT per vedere bene la realtà dei fatti: 753,255 miliardi di spesa corrente e 47,827 miliardi quella in conto capitale nel 2012. Nel 2010 la spesa corrente è stata di 741,101 miliardi e 51,783 miliardi quella in conto capitale. Risultato:  8,2 miliardi di spesa pubblica in più (2 anni di IMU prima casa se volete).

L'ho già detto più di una volta: l'Italia non ha seguito le direttive della BCE, nemmeno con Mario Monti. Il problema del nostro paese è stato che gran parte delle manovre degli decenni sono state incentrate sull'aumento della pressione fiscale per finanziare una spesa pubblica palesemente inefficiente.

Guardate, sono il primo a dire che l'austerity andrebbe rivista (e lo stesso Alesina pare aver cambiato un po' rotta dicendo cose che già avete letto in articoli su questo blog), ma da qui a dire che non bisogna tagliare la spesa pubblica italiana ce ne passa (poi magari tornerò su questo tema in un altro articolo).

Mi convinco sempre di più che Krugman quando parla di Europa ed Italia lo faccia al fine di rivolgersi a lettori e politici americani, ma in USA la situazione è ben diversa: preessione fiscale e spesa sono molto ma molto minori rispetto al nostro paese! E la stessa cosa accadeva ai tempi in cui Keynes parlava!

Secondo voi, con la brillante mente che aveva, Keynes avrebbe appoggiato un espansione fiscale attraverso maggior spesa in un paese come il nostro in cui è già al 50% del PIL finanziata con una tassazione reale oltre quella cifra e con tutti gli sprechi di essa (costi politica, dirigenti pubblici, assunzioni ridicole ed inutili soprattutto in certe zone d'Italia, corruzione etc etc)? O avrebbe detto altre cose?


PS: in Grecia intanto l'austerity, con tutti i suoi limiti, pare stia dando qualche buon risultato

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sabato 18 maggio 2013

La balla dell'IMU come causa del crollo della compravendita delle case

La causa di tutti i mali. A chi non piacerebbe trovarla? Penso a tutti, soprattutto se sia relativamente facile togliela così da farci stare bene una volta per tutte. E' una cosa normale ed è comprensibile che l'uomo cerchi prima di trovarla e poi di risolverla.
In Italia il colpevole pare essere l'IMU sulla prima casa: una tassa che secondo alcuni ha messo in ginocchio non solo le famiglie italiane ma perfino l'intermo mercato immobiliare del paese, facendo crollare vendite e prezzi con brutte conseguenze sull'economia (pensate a tutte le imprese immobiliari ed edili che lavorano nel settore).

Su questo chiodo martella soprattutto una parte dei politici, quelli che sull'abolizione e restituzione dell'IMU hanno basato molta della loro campagna elettorale, e in fondo comprendo anche il motivo: quale capro espiatorio migliore per spiegare il crollo della compravendita delle case e dei consumi se non una tassa patrimoniale sulla casa odiata da tutti, introdotta sotto il cattivissimo governo tecnico di Monti che colpisce 22 milioni di famiglie italiane?

La lotta ha portato frutti: oggi il Cdm ha deciso il rinvio della rata a settembre, con grande gioia di Berlusconi e dei suoi. Problemi risolti? Assolutamente no!

Della parte sulle famiglie ho già parlato fin troppo qui sul blog (vedi qui ad esempio), mentre del settore immobiliare ho scritto solamente un articolo ad inizio anno che oggi vado a completare.

Nell'altro articolo avevo mostrato come i prezzi delle case stessero calando già da molto prima rispetto all'introduzione dell'IMU.



Nel 2008 non mi pare ci fosse l'IMU giusto?

Per ulteriori dettagli sull'andamento del prezzo vi invito a leggere quell'articolo. Ora andiamo a vedere i dati sulle vendite delle case.
Hanno fatto scalpore le ultime rilevazioni:

"Il primo numero che colpisce nell’analisi dei dati elaborati da Abi ed Agenzia delle Entrate è quello delle compravendite normalizzate. Nel corso del 2012 si sono svolte su tutto il territorio nazionale 448.364 transazioni, il che equivale non solo ad una diminuzione di quasi il 30% rispetto a quelle concluse nel 2011 (erano state all’epoca 603.176, vale a dire il 27,5% in più), ma ha riportato le transazioni normalizzate praticamente sugli stessi valori ottenuti nel lontano 1985, vale a dire 27 rilevazioni anni prima)."

Alcuni politici, come detto, ci hanno marciato su imputando questo crollo all'entrate in vigore dell'IMU. Peccato che, come per i prezzi, il calo delle vendite di immobili sia partito molto prima:


Ops, ma guarda un po'! Il calo inizia nel 2006! 6 anni prima dell'introduzione dell'IMU! Ancora, un grafico con l'andamento dei prezzi nominali e delle compravendite di abitazioni:

Case, prezzi e compravendite in calo - Finanza Mercati - 08/09/2009

Riprendendo il comunicato, ad un certo punto dice che "ma ha riportato le transazioni normalizzate praticamente sugli stessi valori ottenuti nel lontano 1985, vale a dire 27 rilevazioni anni prima". Valori del 1985, fattore molto grave. A riprova di ciò che sostengo con i fatti, vi cito un articolo apparso su Edilizia e Territorio, 8-13 giugno 2009 (l'IMU non c'era ancora, ricordo) dal titolo "La costruzione di nuove case è tornata ai livelli del 2002" e si citano i dati riportati nei grafici sopra.

Oltre a quello vi è un altro articolo apparso pochi giorni dopo, il 18 giugno 2009 su Lavori Pubblici: "Un mercato che torna ai livelli del 1997". I dati qui sono a dire la verità sono diversi rispetto a quelli dei grafici e dell'altro articolo, ma il trend non cambia: prezzi e compravendite sono in diminuzione e le aspettative future non sono buone.

Ecco, le aspettative future. Vi segnalo cosa diceva il Cresme nell'ottobre 2002:

CI SIAMO, È ARRIVATA LA RECESSIONE

Inversione di ciclo 

Per il settore delle costruzioni il più lungo ciclo positivo dagli anni cinquanta volge al termine. L’importante fase di crescita iniziata nel 1995 è destinata ad interrompersi. Come per tutti cicli vi sono fasi espansive e vi sono fasi di flessione: gli elementi che emergono dall’analisi congiunturale di quest’anno, portano a concludere che ci siamo: nel 2002 la crescita delle costruzioni si riduce all’1,5%, nel 2003 si entrerà in una fase recessiva, con un calo dello 0,5%, una fase destinata ad aggravarsi ulteriormente nel 2004.(Cresme, Il mercato delle costruzioni 2003, "Lo scenario di medio periodo 2002-2007", pagina 3)
Direi che abbiamo dati molto chiari per dichiarare una volta per tutte che il mercato immobiliare italiano è da molto tempo che soffre e l'entrata in vigore dell'IMU non c'entra con la sua crisi. Chiunque sostenga ciò o non legge i dati, o fa finta di non leggerli e vuole imbrogliare la gente.

Ripeto per l'ennesima volta: non è l'IMU sulla prima casa la causa di tutti i mali. Piantiamola di perdere tempo con queste sciocchezze. I problemi sono altri e, ahimè, molto più seri e complicati da risolvere.

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giovedì 16 maggio 2013

Non è solo l'austerity a far soffrire l'Italia, ma la stupidità di tutti noi

Sul Wall Strett Journal è apparso un interessante articolo sull'Europa e sulla recessione in atto  che sta bloccando letteralmente la crescita da tempo. La stessa Germania sta iniziando a soffrire a riprova che da sola non può "tirare la carretta" da sola e a tempo indeterminato. Ci vogliono profonde riforme strutturali, riferendosi specialmente ai paesi del sud come Italia, Grecia, Portogallo e Francia e sarebbe meglio farle in fretta, al posto di millantare riprese troppo esagerate (ricordate le parole di Monti un annetto fa?).

C'è un passaggio che mi ha colpito:

"Yet if borrowing money for the government to spend on "growth" worked, Europe wouldn't be in this mess. The Continent finds itself in a never-ending slump because it has mostly failed to reform sclerotic labor markets, cut job-killing regulations, reduce the rolls of the civil service, improve its tax competitiveness, and rein in public unions. When government accounts for about 50% of GDP—as it does in Italy, Portugal, France and Greece—that's a fair indication that whatever else is ailing Europe, it isn't government "austerity."


"Eppure, se il prendere in prestito moneta per il governo da spendere in crescita avesse funzionato, l'Europa non sarebbe in questo guaio. Il Continente si trova in una recessione senza fine soprattutto perche' ha fallito nella riforma di un mercato del lavoro sclerotico, nel togliere quelle regole che uccidono la creazione di posti di lavoro, nel ridurre il peso della pubblica amministrazione, nel migliorare la propria competitività fiscale e nel tenere a freno i sindacati. Quando le spese del governo ammontano al 50% del Pil, come avviene in Italia, Portogallo, Francia e Grecia, è una chiara indicazione che qualunque cosa stia facendo soffrire l'Europa, questa non e' l'austerity del governo"

Per quando riguarda l'Italia, non posso che sottoscrivere ogni parola, tranne forse l'ultima frase. I nostri politici, Monti compreso (colpevole di non essere stato in grado di forzare il Parlamento ad uscire dai propri schemi da "casta" quando ne ha avuto l'occasione), nonostante una crisi che viene da lontano hanno fatto poco o niente per riformare questo nostro Bel Paese, anche ora che il bisogno di quelle riforme è palese. 

Non capisco il motivo per il quale in Italia non si riesca a fare nemmeno l'ovvio, e forse è per questo che non riusciamo ad uscire da una crisi che è durata fin troppo tempo. Ma ce la meritiamo tutta, visti i temi su cui i politici litigano ogni maledetto giorno.

Non concordo sull'ultima frase perchè l'austerity, così come è stata fatta in Italia (più tasse, solo tasse e nesusn taglio sulla spesa pubblica) in un primo momento ha tenuto a galla il malato abbassando la febbre, ma ora, come un medicinale di cui abbiamo abusato per troppo tempo, sta presentando quel conto, salato, che hanno gli effetti collaterali: le imprese chiudono, la crescita è bloccata, aumenta la disoccupazione e con essa le tensioni sociali.

Per questi motivi è d'obbligo un cambio di marcia radicale, iniziando a riformare facendo ciò che è necessario. Se non lo si fa, è per colpa della stupidità dei politici (che non lo capiscono o fanno finta di non capirlo) e di tutti noi, che non facciamo nulla o peggio assecondiamo le loro sciocchezze quotidiane ripetendole con gli amici al bar o su Facebook.

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lunedì 13 maggio 2013

Il sistema scolastico italiano fra i peggiori dei paesi sviluppati

Il rapporto del World Economic Forum è sempre un buon resoconto globale che prende in esami varie categorie economiche e sociali per capire come un paese si posizioni nei confronti degli altri (vicini/lontani, più/meno sviluppati e diversi).

Visto l'interessamento avuto da Santoro nell'ultima puntata di Servizio Pubblico, direi di guardare alle statistiche riguardo l'educazione scolastica del nostro paese. Come ne usciremo?

Per chi mi segue o si interessa della materia non dirò nulla di nuovo, per i neofiti invece potrebbe risultare scioccante ciò che andrò ad illustrare. Il sistema scolastico italiano, mi spiace dirlo, non è assolutamente all'altezza degli altri paesi "occidentali". Ciò era già emerso dagli Invalsi degli anni scorsi in cui, salvo rare eccezioni, le prestazioni degli alunni italiani erano al di sotto della media OCSE (in alcuni casi di molto).
Ovviamente, siccome noi ci riteniamo più furbi ed intelligenti degli altri, al posto di fermarci a riflettere sui motivi di questi brutti risultati, abbiamo criticato aspramente i test, minacciando di invalidarli o invitando i professori a non somministrarli agli alunni.

Anche nella ricerca del WEF notiamo tutto ciò. Prendendo la tabella "Quality of the educational system" notiamo come la nostra povera Italia sia all'87° posto, lontana anni luce da praticamente tutti i paesi sviluppati.

Tabella 5.03, pagina 443





Ci va un po' meglio per quanto riguarda scienze e matematica con un 65° posto (fanno peggio di noi, fra le altre, Portogallo e Spagna)

Tabella 5.04 pagina 444

Impietoso infine il confronto con gli altri paesi sull'accesso a internet nelle scuole: 86° posto, ultimo fra i paesi sviluppati (assieme a Brasile e Argentina):




Al posto di protestare contro i test (sicuramente migliorabili, ma quanto tutti dicono la stessa cosa forse...), sarebbe forse ora di riformare questa maledetta scuola e successivamente aumentare la spesa pubblica in questo settore per migliorare la situazione (visto il declino intellettuale italiano...).
Magari, una volta fatto ciò, la smetteremo di votare pagliacci...

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