mercoledì 14 marzo 2012

Il Giornale: "Hanno vinto i gay". Anche l'omofobia nella Destra


Prima pagina de "Il Giornale" di oggi:


L'Europa è loro. HANNO VINTO I GAY.

Il titolo si riferisce al fatto che il Parlamento Europeo ha riconosciuto la legittimazione delle unioni di fatto equiparate ai matrimoni. Infatti come spiega lo stesso quotidiano "Il Parlamento di Strasburgo chiede il riconoscimento delle nozze omosessuali in tutti i Paesi. Dopo aver perso la sovranità economica, ora rischiamo di farci imporre anche l’etica".

Partendo dal fatto che non riesco davvero a capire tutta questa contrarietà alle unioni di coppie gay (se due si vogliono bene e si amano, anche se dello stesso sesso, perchè negare loro di essere una coppia?), vorrei notare questa brusca virata della destra italiana verso l'omofobia. Lo stesso PDL, per voce di Alfano (Giovanardi non lo nomino nemmeno), aveva creato polemica nei giorni scorsi affermando, con tono da campagna elettorale, che votando a sinistra si legittimerebbero le coppie di fatto e i matrimoni gay mentre con loro questo non succederebbe in quanto difensori dei valori della famiglia.

A parte la ridicolaggine di queste affermazioni (difensori dei valori della famiglia facendo festini nelle proprie ville, divorziando dalla moglie etc etc?), affermazioni come queste dovrebbero essere, in uno stato laico e democratico, punite in quanto omofobe.


Se prendiamo infatti la definizione di Omofobia, vediamo che ce ne sono 3 tipi in base all'accezione (pregiudiziale, discriminatoria, psicopatologica). Entrambi i casi direi che rientrano nella prima (qualche individuo poi nella seconda e terza) che recita:

L'accezione pregiudiziale considera come omofobia qualsiasi giudizio negativo nei confronti dell'omosessualità. In questa definizione vengono considerate manifestazioni di omofobia anche tutte le convinzioni personali e sociali contrarie all'omosessualità come ad esempio: la convinzione che l'omosessualità sia patologica, immorale, contronatura, socialmente pericolosa, invalidante; la non condivisione dei comportamenti omosessuali e delle rivendicazioni sociali e giuridiche delle persone omosessuali. Non rientra in questa accezione la conversione in agito violento o persecutorio nei confronti delle persone omosessuali.


...Più chiaro di così...

domenica 11 marzo 2012

Una lezione dalla Cina: il costo del lavoro non è tutto




"The end of cheap China": questo è il titolo di un articolo apparso sull'Economist ieri in cui si spiega come l'era della Cina conveniente, a bassi prezzi stia volgendo verso la fine.

I motivi sono molteplici, dall'apprezzamento dei terreni alle maggiori regolamentazioni sia della sicurezza sia dell'inquinamento, alle tasse. La ragione principale però è il continuo aumentare del costo del lavoro.

Il salario minimo è cresciuto del 21% alla fine dello scorso settembre, rendendo altri paesi asiatici (Vietnam, Indonesia, Bangladesh) sempre più convenienti dal punto di vista del costo del lavoro.

Nonostante questo, in molti scelgono di rimanere in Cina perchè il paese sta offendo numerosi vantaggi rispetto ai concorrenti più "cheap", come l'incremento della produttività (che va di pari passo con quello dei salari), la vicinanza al boom del mercato domestico (che grazie all'aumento dei salari cresce e continuerà a farlo), la flessibilità degli orari di lavoro e l'efficienza di tutta la catena produttiva cinese (quindi non solo il lavoro).


C' da dire anche che alcune imprese low-tech (quelle che producono magliette, jeans di bassissima qualità e prezzo in cui il prezzo del lavoro è la componente primaria e di fondamentale importanza) hanno già lasciato il paese.

Tutto sommato è molto simile a ciò che abbiamo vissuto noi stessi durante il boom economico del nostro paese, in cui molte imprese venivano qui a produrre, ne nascevano di nuove ed eravamo da tutti temuti. Il problema è che, arrivati al punto in cui sono i cinesi, non ci siamo rinnovati adeguandoci ai cambiamenti del mondo economico anzi, espandendo la spesa pubblica, assumendo troppi lavoratori statali, aumentando la tassazione e il debito ci siamo bloccati (ah dimenticavo, bisogna aggiungere la dilagante corruzione a tutti i livelli di stato e imprese).

La conclusione dell'Economist mi piace:
"The next phase will be interesting: China must innovate or slow down"
Noi non abbiamo innovato e siamo "caduti". I cinesi pare che invece stiano puntando in alto con innovazioni e alta tecnologia. Forse potremo imparare qualche cosa e capire meglio gli errori commessi in passato.

sabato 10 marzo 2012

La Padania: carta igenica da 4 milioni l'anno


E' doveroso spendere 2 righe su questo "giornale" che sta veramente dando il meglio di sè in questi ultimi giorni.

Come tutti saprete, sono indagati Il Presidente del Consiglio regionale Davide Boni, per corruzione, e altri due leghisti. I soldi, secondo il pm, finivano al partito.

Tangenti alla Lega Nord quindi. Se ne è parlato a caratteri cubitali in tutti i quotidiani del paese, tranne uno: "La Padania", il giornale del partito!

Ne ha parlato, ma a pagina 6 in un riquadrino in basso (vedi foto sopra).

In prima pagina (del giorno dopo) invece attacca Monti per le sue vacanze in Svizzera chiedendosi dove alloggi ("Di chi è la casa?").
Applausi per la risposta di Monti che, fra le altre cose, ironizza con un "intendo informare gli eventuali lettori de La Padania".


Qualcuno potrebbe obiettare che il giornale, essendo di partito, è normale che cerchi di minimizzare la cosa concentrandosi su altro.

A questi rispondo che la Lega Nord è stato il partito del "Roma Ladrona!" nato ai tempi di Mani Pulite e La Padania, che viene letta dai leghisti, dovrebbe rispondere proprio a loro facendo luce sui fatti e criticando il partito e i suoi rappresentati nel caso le accuse risultino essere provate.
Rincaro la dose: La Padania prende € 3.896.339,15 all'anno di sussidi dallo Stato (quindi che paghiamo tutti con le nostre tasse) e quindi è ancor più obbligata a far massima chiarezza ed informazione sulle vicende del partito Lega Nord.

Siccome non solo non lo fa ma addirittura sputa fantomatiche sentenze su altri (Mario Monti in primis), partendo da supposizioni fatte da loro, la giudico come da titolo: Carta Igenica da 4 milioni l'anno.


venerdì 9 marzo 2012

Lo scambio di favori fra banche e politici



Prometto che, a meno di fatti straordinari, questo sarà l'ultimo articolo sull'argomento.
Se seguite il blog, oramai spero vi sia entrato in testa che in Italia la politica controlla il settore bancario (o comunque ha una grandissima influenza su di esso) attraverso le fondazioni.
Ad ulteriore prova di ciò, fra ieri e oggi arrivano altri due casi che confermano pienamente ciò che vado sostenendo da tempo.


«Quello per i senatori è il top del top, ha un tasso variabile dell’1,57%. E’ una pacchia». E' la risposta che ha dato un impiegato della filiale BNL interna al Senato a Francesco Barbato (IDV). L'onorevole, con la telecamera nascosta, era entrato in banca per chiedere un mutuo per l’acquisto di una casa. «E’ una pacchia di cui possono beneficiare anche altre persone – ha precisato l'addetto allo sportello - ma ci deve stare sempre un senatore dietro».


E ora il secondo: Compagnia di San Paolo Chiamparino in dirittura. (grassetti miei)

«Non c' è nessuna riserva sul nome di Chiamparino», dice Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. E le sue parole segnano con ogni probabilità, a due mesi dalla nomina ufficiale, l' incoronazione dell' ex sindaco di Torino alla guida della Compagnia di San Paolo. Anche perché Bazoli va oltre, smentisce le voci che volevano i «milanesi» dubbiosi su quella scelta: «Nego nel modo più assoluto che ci fossero riserve su un candidato piuttosto che un altro». E si spende, anzi, in un esplicito elogio: «Per ciò che riguarda Sergio Chiamparino, in particolare, c' è grande stima nei confronti di una persona che finora è stata un esponente della pubblica amministrazione di altissimo livello. Questa è comunque una questione su cui non abbiamo nulla da dire - conclude -. Abbiamo solo da recepire le decisioni che saranno prese e che spettano totalmente a Torino». Una piccola rivincita per la città e per lo stesso Chiamparino, dopo le «sconfitte» subite negli anni scorsi per le nomine dei vertici del più importante gruppo bancario italiano, di cui la Compagnia di San Paolo è il principale azionista.

Leggendo il secondo caso, vi dovrebbe essere chiaro il perchè si verifichi il primo. Se un politico controlla il principale azionista di una banca, è ovvio che poi farà favori ai colleghi senatori, non vi pare? E' anche ovvio che al posto di finanziare le imprese di privati, finanzi lo spreco del pubblico comprando titoli di stato, o no?

E cosa ci guadagnano le banche? Semplice, la non liberalizzazione del settore, anche perchè a perderci sarebbero gli stessi politici che lo controllano.
E' lo stesso caso degli ordini: si impediscono riforme che vadano ad incrementare la concorrenza liberalizzando e che riducano i privilegi di chi è dentro.

Spero di aver chiarito una volta per tutte la cosa.

mercoledì 7 marzo 2012

Governo delle banche? No, parlamento delle banche

E' bello quando i fatti ti danno ragione, soprattutto se accadono subito dopo una tua dichiarazione o un tuo articolo.

Qualche giorno fa ho parlato del perchè le banche preferiscano comprare titoli di stato al posto di finanziare le imprese italiane ed investire in esse. In sintesi, essendo controllate dalle fondazione, le quali sono controllate dai politici, le banche sono pubbliche nel senso controllate dalla politica.

Non sia mai! La politica che controlla le banche? Ma dove vivi?


Ieri 6 marzo, è uscito sul Fatto questo articolo, "Norma contro le banche? Il Parlamento pronto alla marcia indietro". Al posto di punire l'atteggiamento scandaloso dell'Abi, il parlamento è pronto a fare marcia indietro e togliere "l'emendamento della senatrice Anna Rita Fioroni (Pd) al dl Liberalizzazioni che cancella tutte le commissioni bancarie sulle linee di credito" trovando come giustificazione un "errore materiale".

Non è un error materiale, è che sono la stessa identica cosa. I partiti vogliono salvare le banche perchè sono cosa loro. Il vertice dell'Abi si è "dimesso" proprio per quello: tutto si aspettava tranne di essere tradito dagli amici controllori!

La domanda da porsi è: visto l'andamento non buono delle nostre banche, perchè non si vuole riformare il sistema? La risposta è facile. Gli stessi che dovrebbero riformare, ci perderebbero! Per questo non si mettono in concorrenza e non si aprono ad investitori esteri! Andrebbe perso il controllo che oggi hanno!

Spero di aver chiarito la cosa. Questo, se proprio vogliamo, è il vero complotto! Politici (di dubbia moralità e capacità) che controllano e influenzano banche e banchieri i quali ricambiano ad esempio comprando titoli di stato.

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