giovedì 6 dicembre 2012

Ma chi è quel demente che chiede a Berlusconi di ricandidarsi?

Una domanda lecita visto il passato recente

Fa un passo indietro, poi si ricandida, poi un altro passo indietro e si ritira dalle primarie per poi infine fare un passo indietro sul passo indietro. No, non stiamo parlando di un gambero, ma di Silvio Berlusconi.

Le sue ultime dichiarazioni infatti lasciano intendere proprio questo:

"Me lo chiedono in molti, il paese è sull'orlo del baratro".


"Sono assediato dalle richieste dei miei perché annunci al più presto la mia ridiscesa in campo. La situazione oggi è ben più grave di un anno fa quando lasciai il governo".




"Non lo posso consentire e ciò determinerà le scelte che prenderemo assieme nei prossimi giorni". 

 La mia domanda è semplice: chi sono quei pazzi che chiedono all'ex Premier di candidarsi? E per quale motivo? Non sanno lorsssignori che il motivo per il quale siamo arrivati a questo punto sono proprio le politiche assurde adottate da colui il quale ha governato 8 degli ultimi 10 anni con un governo politico? Forse dovrebbero leggere alcuni dei miei articoli, perchè magari troppo indottrinati dal "fascino" di quest'uomo...o forse semplicemente troppo stupidi per capire come stanno realmente le cose.



lunedì 3 dicembre 2012

Una proposta alle imprese in difficoltà: pagare gli straordinari con recuperi ore

Proposta alle imprese in difficoltà che potrebbe far risparmiare qualche soldo che in un momento di crisi come questo fa sempre comodo.

La proposta è nata per caso. Apprezzata da un mio amico (Kulz), ho deciso prima di pubblicarla sulla fanpage e in seguito approfondirla qui sul blog. Vado subito ad illustrarvela.

Le ore di straordinario vengono utilizzate dalle aziende sostanzialmente per aumentare la produzione al fine di rispettare i limiti di una consegna in seguito ad un aumento di domanda dei beni che essa produce, oppure per produrre costantemente un quantitativo X in più di bene ma non tale da necessitare l'assunzione di un nuovo dipendente.

Anche in un periodo di crisi può capitare di avere richieste molto superiori alle attese per pochi giorni al mese, penso ad esempio all'ultima settimana prima della chiusura estiva e alle prime dopo la riapertura (esperienza personale), oppure alle paghe da fare nel caso di un ufficio paghe (che arrivano tutte assieme e non si possono fare prima nei giorni più liberi) che per forza constringe i dipendenti a fare straordinari.

Qui la mia proposta: al posto di pagare queste ore in più, si diano ore di riposo compensative. In pratica, in quei giorni in cui c'è poco da fare, i dipendenti (a turno) rimangono a casa oppure staccando X ore prima. In questo modo loro guadagnano ferie/ore di riposo e l'azienda risparmia soldi sul costo degli straordinari

Questa soluzione è tutt'oggi adottata nel pubblico (non so se in tutti i settori, nella sanità sicuramente) con buoni risultati (avendo il padre che lavora in economato conosco molta gente e tutti sono estremamente soddisfatti delle ferie che hanno in più grazie a questo metodo), quindi anche il fatto del minor impegno in quelle ore dato dalla mancanza di una retribuzione extra è una critica infondata.

Capisco che tanti di voi facciano gli straordinari per arrotondare lo stipendio, però questa è una soluzione temporanea per le aziende in difficoltà che stanno cercando in tutti i modi di risparmiare il più possibile senza licenziare nessuno.

domenica 2 dicembre 2012

Il nuovo PD imploderà da solo, sia con Renzi che con Bersani

Visto che siamo a fine anno, mi metto anche io a predire il futuro del Partito Democratico....in modo provocatorio, nella speranza di aiutare a scambiare un epilogo ad ora quasi scontato.

Voglio postare questo articolo prima dell'esito del ballottaggio, più che altro per non sentirmi dire cose del tipo "Ah, dici così perchè non ha vinto il tuo preferito". Non che ce ne sia bisogno (e lo capirete leggendo) però non si sa mai, quindi meglio evitare polemiche inutili e scrivere a votazioni in corso.

L'ho già detto e lo ripeto: il vincitore delle primarie sarà (Monti-bis permettendo) il nuovo Presidente del Consiglio. Ma per quanto tempo?

Premettendo che, essendo sicuri di vincere, non si calpesteranno i piedi fino a quando non sarà formato il governo dopo le elezioni, quanto passerà prima dei litigi e dell'implosione del partito?

Lo so, è una provocazione, però ragioniamo un secondo:

Nel caso vinca Matteo Renzi, avrebbe in pratica tutti gli esponenti di punta del Partito Democratico contro (Bersani, Vendola, Franceschini, Veltroni, D'Alema...), pronti a farlo cadere appena possibile a meno che lui non scenda a patti con loro, il che vorrebbe dire far governare loro oppure cadere. Siccome Renzi non lo accetterà, fate voi.

Nel caso vinca Pier Luigi Bersani, essendo stato sostenuto dai nomi citati sopra, dovrebbe ricambiarli con posizioni di potere (in caso contrario, cadrebbe). Oltre a questo, c'è la questione dell'alleanza con Casini. Allearsi con un cattolico quando hai Vendola al governo, quel Vendola che ti ha permesso di vincere le primarie con il suo 14% di elettori.....


La mia previsioni è che 5 anni non li fanno. Magari quando il PIL segnerà un +1%, oppure solo un +0.5%, ossia quando la crisi sarà meno dura e il paese inizierà ad uscire dal tunnel (leggasi pericolo moral hazard, o più semplicemente: non essendo più sull'orlo del baratro, i politici ricominceranno a fare ciò che vogliono come negli ultimi 30 anni).
Spero di sbagliarmi e il post è scritto proprio per aiutare a non far avvenire ciò che ho scritto, anche perchè l'ultima volta in cui un governo di centro sinistra è imploso prima dei 5 anni il risultato è stato il governo Silvio Berlusconi bis. E non aggiungo altro.

Primarie PD: i giovani scelgono Renzi

Qualche curiosità sul ballottaggio Renzi-Bersani


Oggi è in corso il secondo round delle primarie del centro sinistra, meglio definito "Ballottaggio". Renzi contro Bersani quindi. Chi vincerà? E chi vorreste voi come (diciamocelo) futuro Presidente del Consiglio?

Io intanto vi comunico due dati:

Il primo, ufficiale:  

Secondo l'istant poll de La Stampa a seguire il sindaco di Firenze sono soprattutto le generazioni più giovani. Il 62% degli under 35 hanno scelto Renzi, contro il 30% che ha preferito Bersani. Tra coloro che hanno tra i 35 e i 54 anni è ancora il rottamatore a convincere, con il 56% dei voti, mentre il segretario Pd resta a quota 30%. Pierluigi Bersani, invece, vince tra gli over 55, con il segretario che convince il 49% degli spettatori, contro il 38% di Renzi.

Il secondo, non ufficiale, ma ugualmente curioso e che conferma il primo (i dati sono di ieri):

Renzi al 18/11 aveva 187.390 fans, ora supera i 251 mila. Bersani aveva 82.555 fans e 85.952. In particolare "25-34 years old Most Popular Age Group" (fonte: pagina uff Renzi); "25-34 and 45-54 years old Most Popular Age Group" (fonte. pagina uff Bersani). Direi, vista l'età media di chi frequenta FB (22 anni), che Renzi sia il preferito dai giovani

Personalmente, da giovane, anche io preferisco Renzi (nonostante Bersani mi stia simpatico, forse perchè mia mamma è emiliana) per il semplice motivo che è nuovo e quindi potrebbe (spero) fare qualcosa di diverso dagli altri se andasse su, sempre che glielo permettano.

Certo è però che, se sulle centomila domande arrivate ai comitati dei Garanti per votare al ballottaggio ne vengono accolte solamente 7 mila, questo round finale tutto è tranne un ritratto della democrazia (e si chiamano Partito Democratico).

sabato 1 dicembre 2012

Se l'Ilva chiudesse, sarebbe un disastro economico per il paese

Per la procura di Taranto è da chiudere, ma il governo fa di tutto per tenerla aperta. Perchè?

Premessa molto importante: l'articolo è un'analisi prettamente economica e che riguarda solamente l'impatto economico derivante dalla chiusura dell'impianto sul paese Italia.

Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge per l'Ilva che autorizza l'azienda a produrre attuando la bonifica, il che ha provocato la reazione della Procura di Taranto, la quale minaccia il ricorso alla Corte Costituzionale.

La situazione dell'azienda è molto delicata: se da un lato tenerla aperta e produttiva ad oggi è pericoloso per la salute, dall'altro il suo peso nell'economia italiana è molto pià alto di quel che si crede, ed una sua chiusura potrebbe avere riscontri disastrosi dal punto di vista economico per il paese.

"Il governo è impegnato nella soluzione della vicenda Ilva per evitare un impatto negativo sull'economia stimato in 8 miliardi di euro annui". Queste le parole di Mario Monti a giustificare il suo intervento "a favore" dell'Ilva.
Perchè è così importante tenere aperto l'impianto? Cosa succederebbe se chiudesse?

Prima di tutto, migliaia di operai e dipendenti che lavorano a Taranto perderebbero il posto di lavoro, con danni enormi per l'economia tarantina e vicinanze. Ma la questione purtroppo non riguarda solamente quei lavoratori.

L'Ilva è un'impianto siderurgico a ciclo integrale, ossia si realizzano tutti i passaggi dal minerale di ferro all'acciaio (per chi volesse approfondire), il che rappresenta un vantaggio competitivo, soprattutto se si considera la mancanza di materie prime in Italia (invece presenti nei BRICS che nella presenza di materie prime hanno il loro vantaggio competitivo).

Se dovesse chiudere, tutte le aziende (il 40% della filiera nazionale) perderebbero il vantaggio competitivo di avere un produttore di questo tipo vicino e presente sul territorio nazionale e dovrebbero importare tutto l'acciaio dall'estero (con costi superiori). Risultato? Chiusura  probabile della maggior parte delle imprese di piccole-medie dimensioni e perdita di competitività della altre più grosse, ovvero meno posti di lavoro e più disoccupati. In un paese in cui la disoccupazione ha raggiunto lo spaventoso livello dell'11,1%, l'avvento di migliaia di disoccupati rischierebbe di mettere in ginocchio una volta per tutte l'economia, con conseguenze che vi lascio immaginare.

Un'altra conseguenza è la fuga (oltre a quella in atto per altri motivi) di potenziali investitori stranieri interessati all'acquisto di aziende/partecipate statali (visto che l'Ilva era statale fino alla sua privatizzazione nel 1994) in quanto avrebbero paura di ritrovarsi con un'azienda non a norma di legge su cui dover spendere milioni di euro per risanarla.

Per questi motivi l'Ilva non deve chiudere. E' chiaro che bisogna però trovare al più presto una soluzione per un'impresa sostenibile con nuove tecnologie che riducano l'impatto ambientale in modo, oltre al minor inquinamento, di ottenere il Know-How da utilizzare anche in futuro per esportare questo modello di impresa in altri paesi che si troveranno ad affrontare lo stesso problema.

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