mercoledì 9 marzo 2011

Perchè le aziende italiane (e l'Italia) non sono competitive?

Sul sito dell'Eurostat ho trovato alcuni dati molto interessanti riguardanti la "Unit Labour Cost" (Costo di lavoro unitario in italiano), espresso come Salario/Produttività, una delle basi per valutare la competitività di un paese.

Ho estrapolato i dati riguardanti i "PIIGS", ovvero Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna per un confronto.



Dal grafico si può notare come il nostro paese sia, al pari quasi della Grecia, il peggiore, questo perchè la nostra produttività è rimasta bloccata per 10 anni (anzi, è diminuita), mentre i salari sono cresciuti (di poco tra l'altro).

Potrete trovare la serie qui (da notare come la Germania abbia un valore pari a 107, bassissimo rispetto agli altri paesi). L'anno 2000 ha valore 100.

Essendo questi i paesi più in crisi, la nostra prospettiva non è buona, soprattutto se si considera che, avendo salari con una crescita più bassa, non possiamo più giocare su questa variabile per un miglioramento nel brevissimo periodo (1 max 2 anni). Il problema è che migliorare la produttività, come imprenditori e politici decantano, non è così facile come sembra e soprattutto può richiede tempi medio-lunghi.


Essa può essere migliorata semplificando la burocrazia (meno impiegati dediti a questa funzione sul totale), migliorando i servizi, investendo nella ricerca e nella tecnologia etc etc. Tutto questo però non può essere svolto in tempi rapidissimi (ad eccezione forse della prima).
Il mio sospetto è che sia lo Stato che le imprese (spinte forse dallo stesso) abbiano 15-20-30 anni fa "barato", ovvero complicando la macchina burocrazia al fine di assumere personale che prima sarebbe stato inutile. Questo personale è ancora oggi in pratica inutile, poichè deriva da processi burocratici inutili (e dannosi), quindi NON produttivo per l'azienda/stato.

I costi però ci sono (bisogna pur pagarli questi lavoratori no?) e vanno sostenuti per, ripeto, una funzione inutile che non porta soldi.

Questo è solo una delle cause, però ci chiediamo il perchè le nostre aziende sono meno competitive e non aumentano i salari, i motivi sono questi qui.

Una soluzione sarebbe quindi di cancellare burocrazia inutile e riformare lavoratori allo scopo di ridurre i costi ed aumentare la produttività.


domenica 6 marzo 2011

Attenzione: non creare posti di lavoro inutili





Sono usciti gli ultimi dati sul tasso di disoccupazione in Italia ed in Europa, in cui ci vedono come l'eccezione europea, in quanto, a fronte di una diminuzione nell'area Euro/UE 27 (che in ogni caso rimane più alta rispetto a noi), la nostra è cresciuta dello 0.2%.
Bisogna aggiungere che in questi dati non vengono calcolati coloro i quali hanno smesso di cercare lavoro, quindi potenzialmente l'8.6% nella realtà è più elevato: un esempio potranno essere gli Usa, in cui, mentre il tasso di disoccupazione è calato, la nuova speranza di ottenere un lavoro (nel settore privato) spingerà molta gente a ricominciare a cercare un lavoro. Questo porterà ad un innalzamento temporaneo del tasso di disoccupazione, nonostante ci sia più gente che lavora, come spiegato nell'articolo del NYTimes:

"Economists say the unemployment rate could rise temporarily in the next few months, as stronger job growth lures some discouraged workers to look for jobs again. Right now, just 64.2 percent of adults are actively involved in the work force, meaning they are either in a job or actively looking for one. That is the lowest participation rate in 25 years, an indication that many Americans are either staying home, going back to school, raising children or otherwise waiting for better conditions before applying for work.."
Sicuramente bisogna affrontare il problema della disoccupazione creando posti di lavoro, ma questi devono essere UTILI, con un guadagno futuro superiore alla spesa al fine di giustificare la stessa.

Azioni come assumere 4000 dipendenti nella Sanità (successo in Sicilia) non solo sono inutili ma DANNOSE per i conti e quindi per i cittadini.


La spiegazione è molto semplice: questa spesa (pubblica) dovrà in futuro essere recuperata attraverso una maggiore tassazione oppure con tagli ad altri settori (la scuola ad esempio) o riduzioni di spesa. Considerato che la spesa pubblica viene finanziata attraverso l'emissione ad esempio di BOT, su questi avremo gli interessi e quindi arriveremo a pagare molto di più la spesa effettuata per quei 4000 posti di lavoro.
Se i posti di lavoro sono inutili, ovvero non creano un servizio all'altezza e/o ricchezza, avremo un buco di budget che prima o poi dovrà essere ripianato (ora è più chiaro del perchè il debito pubblico sia al 119% del Pil?).

Rendendola più semplice, è come pagare X€ a 4000 persone che scavano un buco al mattino e lo riempiono alla sera, tutti i giorni. Serve a qualche cosa? NO.

Quello è solo un esempio, ma se ne potrebbero citare altri: in un paese qui vicino hanno costruito una strada lunga 300 metri totalmente inutile, poichè a 50m di distanza c'è la sua parallela e non è una zona trafficata, anzi. Siccome il comune è piccolo, mi piacerebbe sapere quanto hanno speso (se non il comune, la provincia, che è peggio dal mio punto di vista) e che benefici si aspettano di ottenere.

Come scritto da Allen Sanderson (professoressa di economia all'Università di Chicago):

The familiar political refrain on both sides of the aisle of “jobs, jobs, jobs” is misleading, disingenuous, hollow, and likely injurious to the long-run health of the nation. Serious situations demand more serious thought and rhetoric

Piccole grandi differenze





Dal Corriere, in Giappone:

Si è dimesso per 440 euro. Il ministro degli Esteri giapponese, Seiji Maehara, 48 anni, si è dimesso a seguito delle polemiche nate dalla donazione di 50.000 yen (circa 440 euro) ricevuti da una «zainichi», una cittadina sudcoreana di 72 anni residente da sempre in Giappone e titolare a Kyoto di un piccolo ristorante di «yakiniku», una specie di barbecue locale.

Mentre, in Italia:

Scajola vede il premier e prepara il ritorno «Con me 62 parlamentari»
«Venderò la casa e mi riprenderò i 600 mila euro spesi, gli altri in beneficenza»

E poi ci chiediamo il perchè del Giappone sia una super potenza mondiale (con i suoi problemi eh) mentre noi pian piano stiamo uscendo non solo dalle super potenze, ma anche dalla lista dei paesi Ocse.



sabato 5 marzo 2011

Ci mancava solo la tassa al biglietto per il cinema





Notizia di oggi che:

Dal 1° luglio il biglietto del cinema costerà un euro in più. Le commissioni riunite Bilancio e Affari costituzionali hanno approvato l'emendamento del governo al decreto "Milleproroghe" che reintroduce la tassa sul cinema scomparsa nelle prime bozze. L'euro in più a biglietto (sale parrocchiali escluse) viene introdotto a decorrere da luglio e fino al 31 dicembre 2013 e serve a coprire le agevolazioni fiscali alla produzione cinematografica.
IL SOVRAPPREZZO - Il testo dell'esecutivo prevede che sia istituito «per l'accesso alle sale cinematografiche, ad esclusione di quelle delle comunità ecclesiali e religiose, un contributo speciale a carico dello spettatore pari a un euro da versare all'entrata del bilancio dello Stato». Poi sarà un decreto interdirigenziale dei Beni culturali e dell'Economia a stabilire le modalità della riscossione.

Che fossero degli incapaci lo avevamo capito, però non fino a questo punto. Tra l'altro, secondo loro:

La misura - si legge nella proposta - dovrebbe fruttare 45 milioni nel 2011 e 90 milioni nel 2012 e 2013 che servirebbero a finanziare gli sgravi fiscali alla produzione cinematografica.


Non credo sia difficile capire che, ad un aumento del prezzo di un bene, il punto di equilibrio in cui si incrociano curva di domanda (pendenza negativa) e curva di offerta (pendenza positiva) cambia (si sposta verso sinistra), diminuendo le quantità vendute (ovviamente, considerata che la qualità del bene è fissa).

In parole semplici: questa tassa aumenta il prezzo, il che spingerà le persone ad andare meno al cinema con tutto ciò che ne consegue (i piccoli, che magari sono già ora in difficoltà, chiuderanno del tutto e le stesse produzioni incasseranno meno).


Diciamo NO a questa tassa inutile e dannosa per tutti noi.



giovedì 3 marzo 2011

Due parole su "Come un Delfino", con Raoul Bova




Martedì e mercoledi è andato in onda su Canale 5 il film (in due parti) "Come un Delfino", storia che narra di un nuotatore con un problema (presunto) al cuore che va ad allenare dei ragazzi in una comunità di recupero.

Siccome spesso ho criticato la televisione italiana e i programmi/serie tv che manda in onda, arrivando a non parlarne più, questa volta voglio dare una mia opinione perchè credo sia doveroso riconoscere un buon lavoro come questo.

Nonostante la storia (soprattutto in alcuni passaggi) sia abbastanza scontata (qualcuno potrebbe anche dire sportivamente parlando poco realistica, ma questo accade molto spesso quindi non mi pare giusto criticare), ho trovato che questo film rappresenti bene una realtà ai più nascosta che spinge a riflette.
Utilizzare poi lo sport, tramite il nuoto (per fortuna non il calcio), come un fattore disciplinante per dei ragazzi in una comunità di recupero, la considero una scelta più che azzeccata. Il fatto poi di far gareggiare i ragazzi nella staffetta 4x100, esaltando valori come leatà, amicizia, determinazione e rispetto in un gruppo, è stata la ciliegina sulla torta.


Nota di merito per gli attori (da Bova, Ricky Menphis, Maurizio Mattioli ai ragazzi) che con la recitazione hanno saputo rendere al meglio le varie vicende della storia.

E' già stato annunciato un seguito, grazie anche al successo avuto: spero che si continui su questa strada perchè è un'ottima strada.


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