lunedì 31 gennaio 2011

Perchè il caso Ruby fa comodo a Silvio Berlusconi



In questi ultimi mesi si sta parlando ovunque del caso Berlusconi-Ruby di cui oramai credo tutti sappiate tutto. Su questo blog non ne ho parlato ultimamente (in maniera diretta) volutamente proprio perchè il web pullula di materiale sulla vicenda.

Con questo articolo (e uno mio successivo) io e Sergio proponiamo una possibile visione alternativa (ma neanche troppo) del quadro.

Come detto il caso Ruby-Minetti sta occupando gran parte dello spazio cartaceo, televisivo ed internettiano da dopo il voto di sfiducia dello scorso dicembre. Questo se da una parte danneggia il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dall'altra lo favorisce, in quanto essendo concentrati su questo tema, gli altri vengono chiusi nel cassetto e dimenticati.

Dal punto di vista giornalistico, non si può non parlare del caso del giorno, altrimenti si passa per pseudo intellettuali mentre invece, se del caso del giorno si fanno opinioni approfondite, si passa per uno arguto, saggio, ben informato sui fatti e che informa la gente degli stessi.
Il problema è che tutto questo ha fatto passare in secondo piano il caso mills e mediatrade più gravi e la condanna di Dell'Utri ad esempio: in pratica è stato una specie di toccasana per Berlusconi (potrete trovare tutti i procedimenti giudiziari a suo carico qui) .

Se venisse condannato per prostituzione invece che per corruzione e se c'è un processo in corso (il "Rubygate" appunto) l'altro è destinato ad essere dilungato e quindi finirebbe molto probabilmente in
Per la prostituzione si puo sempre parlare di malattia, come il non essere in grado di intendere e volere. La sessualità può essere vista come una malattia mentre la concussione no.

Gli avvocati potrebbero puntare su quello: l'importante per loro sarà solo dimostrare che non è stato a letto con lei da minorenne.
Di ciò se ne è parlato anche Kalispera, un programma che sicuramente è Pro premier (in pratica è l'ufficio stampa).

Berlusconi ha voluto, volutamente mettere carne al fuoco e continuare ad alimentarlo invece che cercare di soffiare per spegnerlo (tenendo presente che chi guarda Kalispera è quello zoccolo di persone che lo ha sempre votato a prescindere), cavalcando l'onda del povero imprenditore perseguitato dalla magistratura per essersi arricchito ed aver intrapreso la carriera politica.
Siccome lui è un venditore di pubblicità, fa suo il primo motto della pubblicità: parlatene bene, parlatene male, ma parlatene e cosi il prodotto vende o per lo meno crea una cortina di fumo sui altri cose. Questo è ciò che sta accadendo.

Andando più a fondo, dal punto di vista penale se Berlusconi venisse giudicato colpevole nel caso Ruby&company, sarebbe condannato per reato di (fonte) atti sessuali "prezzolati" con minori (violazione della legge numero 38 del 2006: “Chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164”) e per reato di "Concussione" (articolo 317 del codice penale nella sua formulazione approvata con la legge 26 aprile 1990: “Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità e dei suoi poteri costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni”).

Gli avvocati, se messi alle strette, punteranno al primo, come detto in precedenza.

Molto poco in confronto a tutti gli altri processi che sono a carico del premier (solo per il processo Mills, rischierebbe una condanna a sei anni in primo grado) e che, grazie a tutti gli slittamenti, finirebbero in prescrizione, salvandolo una volta per tutte, senza essere giudicato.

venerdì 28 gennaio 2011

Perchè il debito italiano preoccupa più degli altri?





Mi capita di leggere a volte di persone che tutto sommato non si dicono preoccupate dall'enorme debito dell'Italia in quanto vi sono altri paesi che, nonostante un debito più alto, stanno meglio di noi, non fallisco e via dicendo.

Il discorso qui è su due livelli:

  1. Valore del debito: questo è abbastanza facile da contestare. Sarebbe come dire: Tizio ha un debito di 10000 euro, Caio di 5000. Dice ben poco su chi sia messo peggio dei due, anche se per questi signori il primo è in una posizione peggiore. Se ad esempio Tizio prende 10000 euro al mese, e Caio è disoccupato da 1 anno, la situazione cambia di molto: il primo debito è pagabilissimo, mentre il secondo è un macigno. Per questo il solo valore del debito è incompleto e non può essere usato come paragone
  2. Valore del debito rapportato al PIL: questo è l'indicatore più utilizzato ed è quello che discuterò in questo articolo

Debito/PIL. In estrema sintesi, il rapporto è tale in quanto il PIL è la misura con cui si stima la ricchezza prodotta, la quale andrà a ricoprire il debito nel tempo.
L'errore comune che si commette è quello di fermarsi al numero, senza analizzarne i vari aspetti. Tralasciando l'avanzo-disavanzo primario, cerchiamo di spiegare perchè il debito italiano sia meno sicuro e più preoccupante rispetto a quello di altri paesi.

Per prima cosa il rapporto Debito/Pil è ben oltre il 100%, quindi teoricamente, l'Italia non è in grado ad oggi di ripagare i debiti che ha contratto.


Secondo, più della metà di questo debito è in mano a creditori esteri e non nazionali, a differenza di numeroso altri paesi (Giappone ad esempio) in cui buona parte se non quasi tutta la totalità del debito è in mano a cittadini nazionali (Giapponesi nel caso del Giappone). Avendo creditori nazionali, il paese debitore non viene messo sotto pressione da essi.

Terza cosa, la finalità di questi debiti: in Italia c'è corruzione, ci sono spese inutili per mantenere posti di lavoro non produttivi (uguale: forza produttiva sprecata e soldi buttati nel cesso, sui quali paghiamo interessi), mentre negli altri paesi vengono utilizzati per la ricerca, la tecnologia, servizi all'avanguardia, politiche di sostegno reali che consentiranno un recupero in futuro della spesa. Gli altri hanno investito, noi abbiamo sprecato.

Quarta cosa, la situazione politica.economica: non credo ci sa molto da dire, in quanto qui da noi abbiamo corruzione ovunque, democrazia di fatto limitata, bassa concorrenza causata da monopoli, crescita bassissima, alta disoccupazione, spesa per le pensioni rapporta al Pil altissima (pari a circa il 14% nel 2005) ed in costante aumento negli ultimi 20 anni (prima non ho i dati), potere sindacale elevato (ehm..Fiom), non sovranità monetaria (il Giappone ce l'ha ad esempio, ma questo è, nel nostro caso, il problema minore e là la situazione è un po' diversa che però non vado ad analizzare qui) .

Quinta ma non ultima, il margine di manovra: la pressione fiscale in Italia è talmente alta che non è possibile aumentare le tasse per ottenere maggiori introiti fiscali a sostegno della spesa pubblica, a differenza degli altri paesi in cui questo margine c'è (ma per adesso non viene utilizzato).

lunedì 24 gennaio 2011

Un commento sulla Marcegaglia di ieri a "Che Tempo Fa" da Fazio


Prima Parte dell'intervista




Dell'intervista di ieri fatta da Fabio Fazio alla presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia mi sono rimaste impresse tre cose:

  1. Immobilismo da sei mesi del Governo: vorrei sarpere che cosa pensa degli altri mesi di governo. Se non lo sa, l'Italia è ferma da 10 anni, non da 6 mesi
  2. Simpatia per Tremonti: perchè? Forse, appoggiandolo, spera di ricevere altri aiuti da parte del governo? Vogliamo aumentare ancora al spesa?
  3. Zerbinismo Faziano: perchè Fazio non ha chiesto queste due cose?
Qual è poi l'idea politico-economica reale che ha in mente la nostra Emma? Cosa vuole? E cosa vuole fare per rilanciare le aziende?
Perchè gli industriali e gli imprenditori si fanno rappresentare ancora da lei?

Infine...perchè Fazio, che è comunista dichiarato, non fa domande scomode nemmeno ai capitalisti di destra?



fonte immagine

martedì 18 gennaio 2011

I politici e il breve termine



Nono tranquilli, non sto augurando ai politici di morire presto. Il tema è più economico e riguarda il fatto che il politico medio fa politica tenendo conto del breve termine (economicamente parlando) tralasciando spesso le conseguenze del medio e soprattutto lungo termine.

Il motivo per cui i politici sono spinti a fare questo ragionamento è molto semplice: politiche economiche (e non) di breve termine fanno guadagnare fama e quindi voti. In democrazia i voti sono tutto, quindi si attuano politiche di breve termine per "comprarsi" voti.

Con questo non voglio dire di essere contro alle politiche economiche di breve termine (si aprirebbe un dibattito lunghissimo ed infinito e chi studia/ha studiato economia lo sa), ma sono contro a queste se fatte per questo scopo politico/elettorale.

Andando ad analizzare i politici e le varie politiche utilizzate, possiamo renderci conto che ciò che dico è vero per la maggior parte dei casi.
Pensiamo a tutte quelle riforme attuate negli anni 70-80-90 dall'allora clsse dirigente: pensiamo alle riforme pensionistiche, alle assunzioni a go go di dipendenti statali e alle costruzioni inutili. Sono politiche nel breve termine portano crescita del PIL (come ho già dimostrato), benessere e lasciano i cittadini belli felici, che quindi ti rivotano (ricordate il dominio democristiano?) e pure tu, politico, sei felice (e puoi sfruttare gli anni di governo anche a tuo vantaggio).

Ovviamente anche la pressione fiscale rimase bassa, avendo come conseguenza l'aumento del debito (se non ci sono entrate, le spese si finanziano a debito) salvo poi farla crescere obbligatoriamente per evitare il fallimento.
La pressione fiscale crebbe per quale motivo? Semplice, per non tagliare la spesa pubblica! Quello, che doveva essere il provvedimento da prendere, era molto più dannoso per l'immagine politica (aumentare le tasse è male, ma licenziare è da delinquenti qui in Italia), quindi non buono per il politico che vuole essere rieletto.

Spero che, visti i precedenti e a cosa essi ci hanno portati, che da qui in avanti, le politiche di breve termine siano affiancante da prospettive di medio lungo termine, così da poter valutare le successive conseguenze ed eventuali modifiche



domenica 16 gennaio 2011

Referendum Mirafiori: un sì per il futuro



Come tutti credo sappiate, nel referendum di Mirafiori ha vinto il SI', quindi verranno applicate tutte quelle condizioni volute da Marchionne per far sì che FIAT rimanga lì a produrre anche nel futuro con ingenti investimenti.
Su Termometro Politico potete trovare tutti i dati precisi su chi ha votato il NO e chi invece il SI' con le motivazioni.

Come avrete capito dal titolo, io sono contento della vittoria dei sì, per il semplice motivo che in una prospettiva futura, questa era la scelta giusta da fare.
Sono d'accordo sul fatto che la votazione era messa quasi come ricatto, ma un ricatto realista: ponendo come vittoria il no, se la FIAT non se fosse andata nell'immediato per scelta, lo avrebbe fatto nel futuro per obbligo o per fallimento. La differenza è che dopo sarebbe stato troppo tardi, e l'Italia probabilmente sarebbe arrivata al capolinea per davvero.

Questa è un'opportunità: se verrà sfruttata bene, i sacrifici imposti ad impiegati ed operai verranno ripagati in futuro non solamente a loro, ma all'Italia tutta, grazie agli investimenti sia dell'azienda torinese (che, crescendo, aumenterà gli stipendi, il potere d'acquisto e come conseguenza di tutto ciò, del PIL, giovando a tutti) e dai possibili investitori esteri (altri Marchionne) che porterebbero miliardi di euro nel nostro paese.

Fortunatamente non sono solo io (esclusi i guru dell'economia) a pensare questo, come potete leggere da questa lettera inviata a Pietro Ichino da una giovane precaria.

Non è poi solo una questione, come dire, filosofica, ma è stata provata da uno studio fatto da due grandi economisti, ovvero dal modello di Shapiro e Stiglitz (sì, proprio l'amico di Beppe Grillo) (1984), come scritto in questo articolo su Lavoce.info. A livello macroeconomico infatti (cito):

Per “contratto Fiat” intendo questo: inizialmente, l’impresa introduce un meccanismo di disciplina che riduce le pause di lavoro e prevede controlli più severi per congedi, malattie e assenze. In un secondo tempo, l’impresa effettua investimenti produttivi che aumentano la produttività del lavoro. Il primo effetto del nuovo contratto è di rendere più facile scovare il lavoratore assenteista, per il quale il rischio del licenziamento aumenta: dunque è sufficiente un salario più basso per convincere i lavoratori a essere produttivi senza rischiare il licenziamento. Risultato: si indebolisce la posizione contrattuale dei lavoratori e il salario reale si riduce. Ciò rende più conveniente all’impresa assumere nuovi lavoratori. Dunque nel breve periodo, l’occupazione cresce e i salari reali calano.
In un secondo tempo, gli investimenti della Fiat accrescono la produttività del lavoro, permettendo all’impresa di pagare un salario maggiore a parità di occupati. La domanda di lavoro da parte dell’impresa aumenta: questo effetto produce una ulteriore crescita dell’occupazione e porta ora anche a un aumento del salario reale.
Conclusione: è ragionevole pensare che il nuovo contratto comporterà un aumento dell’occupazione, sia nel breve che nel medio termine, mentre la riduzione del salario reale, dovuta al peggioramento della posizione contrattuale dei lavoratori, sarà transitoria e tenderà a essere riassorbita quando verranno effettuati i nuovi investimenti.
Segnalo inoltre l'articolo apparso su ChicagoBlog scritto da Oscar Giannino, il quale manifesta una certa preoccupazione per la quantità dei "NO", oltre ad evidenziare la "pericolosità" della Fiom in quanto fa da muro agli sviluppi necessari per l'azienda.



Detto ciò, aggiungo che, secondo me, bisogna affiancare a questa "riforma" una serie di cambiamenti sociali, politici e strutturali per far sì che veramente tanti investitori stranieri vengano in Italia.
Fino a quando ci saranno al potere politici che si fanno leggi ad personam (e chi, oggi, non ammette questo, o è un bugiardo, o è scemo), avremo un insieme di servizi di comunicazione e trasporti scadente, corruzione e una pressione fiscale impossibile (senza poi la contropartita dei servizi), anche con questo nuovo contratto la vedo più dura.


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