sabato 28 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #3: "School in USA"




Wawawiwa!

Come promesso, ecco qualche spunto di riflessione sul sistema scolastico americano.
Credo che molti di noi si saranno posti spesso la domanda: com'è che in USA l'università funziona e in Italia no?
D'altronde siamo la culla storica dell'istruzione accademica, siamo stati (chissà se siamo ancora) il paese della cultura per antonomasia.. Eppure un paese che ha 400/500 anni di storia ci ha surclassati con un metodo vincente.
Ora, detto questo voglio far presente che il sistema universitario USA sì funziona, nel senso che è all'avanguardia e offre grandi possibilità, istituti tra i migliori del pianeta, ma in realtà è, come si direbbe da queste parti "far from perfect".
Per spiegarmi meglio, cercherò prima di chiarire come funziona qui, sfatando alcuni miti.
In america esistono università di tre livelli, indicativamente.
Basso (i community college)
Medio
Alto (in California Stanford, Berkeley, il MIT...)
La differenza tra le varie scuole sta in una diretta proporzione tra servizi e costi. Ebbene sì, costi, davvero ingenti.
Qua si fa così, la famiglia comincia a risparmiare per il college da quando il figlio nasce. Si indebita per questo scopo. L'americano medio investe sul suo futuro. Crede in sé stesso.
Volete delle cifre? Iscrizione a Stanford (privata), cioè la famigerata tuition: 50000 dollari l'anno. L'anno.
Iscrizione a Berkeley (pubblica): 20000 circa $/anno.
Questo ovviamente riguardo alle università di altissimo livello, quelle che ti fanno mettere il futuro in tasca ma che richiedono un impegno certo proporzionale al costo. Credetemi non è un impegno da poco: il lavoro è davvero tanto e non tutti riescono. C'è chi sbrocca. E non per scherzo, a Berkeley hanno dovuto cintare la cima della torre, perché c'era uno che si buttava giù ogni settimana.
Se sei uno che si vuole sbattere all'università, se ti va bene hai un collasso o due, di lieve entità, normale, diciamo un esagerazione di accumulo di stress, ma nulla più. Se invece la pressione su di te supera certi limiti... beh, bisogna stare all'erta, soprattutto verso sé stessi.
Le università di livello inferiore sono comunque molto costose. Rasentano le cifre che in Italia si pagano per alcune scuole private.
Le università di basso livello sono più a buon mercato, ce la si cava "con poco", in fondo il paese vuole che tutti abbiamo la possibilità di laurearsi, ma di certo bisogna fare due conti con le proprie ambizioni.
Detto questo, la domanda che sorge spontanea è: "dove li trovo i soldi"?
Specialmente se ad averne bisogno è qualcuno di non americano. In ogni caso, anche le università di più basso livello sono comunque, per i nostri standard, costose.
Di fronte si hanno alcune possibilità:
1) il papi che paga
2) prestito (bancario ad esempio)
3) l'università che paga per te
Le possibilità 1 e 2 si spiegano da sole. La terza è più interessante. Dopo l'application (che si fa nell'inverno dell'ultimo anno della high school), le università che riconoscono le qualità di qualcuno che non può permettersi la tuition, gli pagano la retta. Ovviamente, i posti sono molto pochi, qui si parla di vere e proprie eccellenze, ma stupisce che è proprio l'università che cura il suo vivaio. Quasi come una squadra di calcio che punta tutto su quel calciatore povero che viene dalla favelas ma ha la stoffa del campione.
Come fa l'università a pagare per te?
La verità è che le università (parlo sempre di quelle importanti) il grosso dei soldi lo ricevono da due importanti "finanziatori", più o meno metà e metà:
  • 1) alumni
  • 2) imprese
La rete accademia/impresa è così stretta che, chi ha studiato, per ipotesi, a Stanford e ora è miliardario, non si fa problemi a elargire quantità enormi di denaro all'università che l'ha fatto diventare grande, per un certo senso di riconoscenza tradizionale (ma neanche troppo).
Mentre le imprese stesse sono ben felici di pagare l'università che gli prepara un vivaio di eccellenze che presto potrà assumere con conseguenti vantaggi economici che superano di gran lunga i costi. Senza contare i guadagni incredibili in termini di immagine. Proprio come un buon "sponsor" fa con, ad esempio, una squadra di calcio.
Facile è quindi rendersi conto delle luci e ombre su un sistema che comunque funziona, perché genera tra le migliori menti del pianeta, e le fa crescere per garantirgli un futuro di successo, offrendo gli ambienti accademici migliori in assoluto, vere e proprie fornaci di ricchezza.
Eppure ci sono lati negativi.
Stress, scarsa attenzione alla teoria e ad approcci "umani" alle scienze, sette, e via dicendo...
Mi ha colpito, ad esempio, la torre di Stanford, luogo dove alcune delle menti migliori dell'università vengono "selezionate" per fare grandi carriere, spesso nell'amministrazione pubblica. La torre è un edificio cupo, altissimo che troneggia su tutto il campus. Perdonate il mio riferimento un nerd, ma mi ricorda moltissimo l'occhio di Sauron, temibile e austero nel suo vegliare.
Quasi nessuna finestra, pare la torre di una qualche strana confraternita. Ecco, questo per me è un lato abbastanza negativo.
Sono per una cultura "wide", per l'apertura, per le possibilità e il merito senza distinzioni settarie. Per quanto ci sia molta meritocrazia qui in USA, una cosa così a mio avviso non può che essere controproducente e inquietante.
Maggiore apertura l'ho trovata a Berkeley, tra le migliori università statali. Clima più aperto, campus dove può entare chiunque, passione e unione. Userei un aggettivo apparentemente inappropriato per definirlo ma a mio avviso efficace per descrivere quel luogo: "solare".
Altro punto un po' "strano" è come funziona la high school. Avete presente i vari film "American Pie", "Porky's" e via dicendo?
Ecco, che lo si voglia credere oppure no, la high school americana è esattamente così. Non si fa un bel niente, o quasi. O meglio, si fa molto meno che in Europa.
Tra la preparazione data da un liceo italiano e uno USA c'è un abisso. E non sto usando un eufemismo, un liceale americano dopo i 5 anni, comparato a un italiano sa veramente molte meno cose.
Eppure, il sistema funziona in modo più snello e vincente. A gennaio/febbraio dell'ultimo anno di liceo, si può mandare le application alle varie università. Test diversi da quelli che abbiamo in Italia per le cosiddette "facoltà a numero chiuso". Molto più legati a cultura generale, logica, e alcune nozioni relativamente di base di matematica, fisica, inglese, vari subjects che si trovano in un qualsiasi liceo.
Tutte cose "relativamente" semplici.
Come fa a funzionare un sistema così? Non sembra paradossale?
Forse, ma pensiamoci un attimo. Quante cose studiate in un qualsiasi liceo ci servono davvero nel percorso universitario che stiamo facendo? Indipendentemente dalla scelta, io non andrei oltre un 30/40%. Liberissimi di contraddirmi, però io stimerei così.
Ecco, in USA si studia solo quel 30/40% lì, e tutto quello che fondamentalmente non serve a niente, almeno non a un ragazzo di 17 anni, non viene nemmeno preso in considerazione: a quello ci penserà l'università.
A cosa serve infarcirsi di migliaia di pagine di letteratura a quello che sarà un matematico? A cosa servono milioni di calcoli di integrali a quello che sarà un avvocato? Che senso ha perdersi in secoli di storia continuando a ripetere le stesse nozioni in 3 diversi grades per poi perdere di vista storia recente e comparata?
Potrei andare avanti con gli esempi ma penso che il messaggio sia chiaro. La scuola americana mira a formare persone capaci in pratica.
Gente che sappia "get the things done", "fare le cose", senza tanti fronzoli. L'America è la terra del capitalismo, contano i risultati.
Quanto funziona un sistema così?
Inutile girarci intorno: tanto.
Ora, io sono nato e cresciuto nel glorioso paese dell'Italia, siamo, nonostante tutto, storicamente la culla della cultura e del pensiero umano. Impossibile essere italiano enon pensare. Sarà un punto di debolezza in tantissime cose, ma ha i suoi lati positivi. Il pragmatismo del colono americano è molto distante dal nostro modo di vedere la cultura, eppure funziona meglio.
Come fare a bilanciare le due cose?
Ebbene, il mondo scolastico USA ha molto da insegnare a quello italiano, ma come ogni importazione, sarebbe meglio che non snaturi i nostri punti di forza, siamo pur sempre europei e gli americani fanno tutto in grande, esagerano e ciò non è positivo.
Dopo questo lungo discorso cercherò di essere breve nel presentare le proposte.
In Italia il mondo accademico ha due enormi difetti: scarsità di finanziamenti e di contatto con le imprese. Difficile mutare la condizione, specie con il mondo dell'impresa che abbiamo. Ma ciò non vuol dire che non è possibile.
Lo stesso Berlusconi sembra che voglia provarci ma a mio avviso sbaglia di netto per mancanza di coerenza col sistema. Cerca a lungo termine un'inversione di tendenza portando gli atenei a diventare quasi fondazioni (sicuramente si sta rifacendo al modello che ho descritto prima di finanziamento dagli alumni e imprese delle università USA), ma non si rende conto che culturalmente per noi sarebbe un "trauma" non così semplice da assimilare. L'intenzione è buona, è il metodo che mi convince poco. L'unico effetto di questo tipo di "riforma" (chiamiamola così) sarebbe tasse più alte a fronte di servizi in crescita troppo lenta. Non porterebbe a nulla nel lungo periodo.
A mio avviso sarebbe sufficiente cercare di imporre a banche, e certe grandi imprese, oppure enti tipo confindustria e via dicendo di spostare ingenti capitali in investimento agli atenei migliori, esattamente come fa lo stato quando deve vendere i propri bond alle banche, con qualche "truscio" all'italiana. Scopo del gioco? Prima imporre facendo un po' di "lobbismo pubblico", per poi pian piano creare cultura del finanziamento. Programmi pubblici di finanziamento agli atenei, coi soldi degli altri, bell'affare no? 90 su 100 di questi enti che ho citato dichiara che è necessario avere un sistema scolastico con più soldi, ebbene caccino i soldi più di quanto magari già fanno. Li hanno, per quanto cerchino di nasconderli. Uno stato può essere d'aiuto, ma il futuro è di tutti e soprattutto delle imprese, banche ed enti (perché è li che i giovaniandranno a lavorare) ed esse devono tornare ad avere un ruolo fondamentale nello sviluppare i propri vivai.
Inoltre sarebbe da aumentare il contatto con le imprese nello stesso modo. La rete di ricerca delle imprese deve toccare direttamente le università. Questa cosa è nel loro stesso interesse e sono i manager incompetenti che non se ne rendono conto ancora prima dello stato, che deve invece fare i conti col deficit. Il ruolo dell'amministrazione pubblica sarebbe a mio avviso di forzare un po' il tiro su questo punto parlando con grandi manager (come già fa), e continuare a creare cultura del finanziamento.
Dite a Montezemolo di cacciare qualche milione di euro che so, all'Università di Trento (statale, tra le migliori italiane secondo le classifiche), provate a immaginare cosa ci potrebbero fare. Sarebbe già un gran bel guadagno. Non così grande come Stanford, per carità, ma un ottimo inizio.
Provate a immaginare, chiudete gli occhi un secondo e proiettate gli effetti di una politica così di un anno avanti, poi di 3, di 5, di 10... di 20.
In questi giorni ho imparato a pensare esponenziale. Immaginate una curva che sale, sale, ogni punto successivo del doppio. Vi assicuro, una crescita così è possibile e c'è chi potrebbe aiutare a finanziarla.
Lo stato inoltre potrebbe essere d'aiuto ottenendo soldi e cultura praticando anche unosnellimento della scuola superiore su modello USA, mantenendo cultura europea. Come? Tagliando brutalmente le materie inutili. Volete sapere quali sono le più inutili a mio avviso, seguendo la mia esperienza personale di liceo scientifico? Latino, matematica di livello medio alto, fisica moderna (su approccio quantitativo), certi approfondimenti di letteratura, storia antica (e altro che ora non mi viene in mente). Sono brutale e provocatorio, ma anche qui, pensate esponenziale. La high school deve creare stimolo alla cultura, non "scazzo" (passatemi il termine). Studiare ingenti quantità di cose inutili fa passare la voglia di continuare a metà studenti. Invece ricevere un "assaggio" (comunque tutt'altro che insignificante, anzi) di cultura stimolaad approfondire. Date una torta intera a un bambino e fategliela mangiare tutta, non ne vorrà più per settimane. Dategli una fettina e subito dopo ne vorrà un'altra, ne mangerebbe una fetta tutti i giorni. Si può e si dovrebbe approfondire anche durante il liceo tramite gruppi extracurricolari (come succedi qui in USA), e poi avere la possibilità di seguire un lungo ed entusiasmante percorso accademico. Percorso che dia valore anche al PhD, il dottorato, che in Italia ha un ruolo purtroppo secondario.
Bisognerebbe studiare (alla luce del trend di immigrazione, globalizzazione e multiculturalità dell'Europa futura che i governi sono inspiegabilmente restii ad accettare e comprendere) maggiormente materie come diritto, economia, educazione civica, etica sociale e via dicendo, creando un percorso che formicittadini consapevoli che sappiano vivere in società anche dopo il liceo, qualora non volessero proseguire gli studi.
Avremmo un popolo più sveglio, capace di andare a votare e sapere cosa fa, più pratico eppure comunque attento, etico e colto. Le università tornerebbero ad avere il ruolo importante che avevano (invece di essere dispenser di pezzi di carta di sempre minor valore) e creerebbero maggiore valore educativo.
Non sarebbe un processo nemmeno troppo lungo da assimilare, basterebbe una riforma sola, organica e soprattutto una grande dimostrazione di volontà di cambiamento da parte di tutti.
Soprattutto di noi studenti.
Io mi ritengo fortunatissimo per la possibilità di stare qui in USA per questo periodo, ma consiglio a chiunque abbia la mia medesima possibilità di farsi un periodo qui, anche solo di vacanza (pur "ragionata"), in modo da comprendere come funziona qui e perché, per tornare in Italia e creare un popolo giovane di volenterosi del cambiamento. Sbatterci tutti per far capire che vogliamo una scuola migliore.

Dobbiamo gridarlo a gran voce:


yes, we can!



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martedì 24 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #2



Eccoci già alla seconda nota, le cose da dire sono tante, ogni istante ci sono moltissime novità da segnalare.

Oggi ho avuto già la possibilità di vivere "all'americana" per una giornata intera, col tempo anche per fare un po' il turista in San Francisco.
Giornata tranquilla, in cui ho avuto modo di girare già supermercati, strabucks vari, fast food, ristoranti e via dicendo...

Anche stavolta, procederò per dettagli. Ebbene si, sono sempre questi quelli che più mi stupiscono.

Dettaglio 7 - "tamarraggine"
Abitando in Italia, patria della moda e dell'eleganza, un mondo come quello statunitense mi stupisce di continuo.
Non solo esiste una certa tendenza alla grossezza di qualsiasi cosa, come ho già fatto notare nella precedente nota, ma anche un livello di tamarraggine, pacchianeria, kitsch davvero "invidiabile". Escalade fiammati, suv con ruote alzate, luci al neon, colori e suoni. La gente qua pare non avere limite e tende a cercare di apparire nel modo più insensato possibile.
Difficile abituarsi a questo "stile" così straniante.
Quello che però è impressionante, non è tanto la stravaganza in sé, che peraltro personalmente apprezzo, ma il modo con cui si cerca di essere "originali". La stravaganza e l'originalità spesso sono guardate male anche nel nostro paese, ma c'è differenza tra stile e kitsch.
Qui in USA, si nota moltissimo questa differenza, e non certo in positivo.
Da dove può discendere un tale comportamento? Sembra quasi che la gente faccia costantemente gara a chi ce l'ha più lungo.
Perdonate l'espressione volgarotta, ma in questo mondo credo di aver reso l'idea nel modo più chiaro possibile.
Perché pongo l'attenzione così tanto su un fattore, tutto sommato, puramente esteriore?
Questo tipo di atteggiamento riflette in pieno l'estremizzazione del capitalismo che permea questa società.
Il capitalismo, estremizzato, è la concettualizzazione economica della gara a chi ce l'ha più lungo. Si cerca sempre di aumentare le dimensioni di tutto, ma a che pro? Dopo un certo limite, in cui è utile e necessario avere "maggiori qualità" degli altri, una volta superato quel limite, ciò tende ad essere dannoso per gli altri, e inutile e controproducente per sé stessi.
L'americano medio diventa sempre più tamarro perché l'eccesso non è mai abbastanza.
L'hamburger non è mai abbastanza grande.
Due crisi economiche gravissime sono nate per "colpa" di questo atteggiamento:
'29: crisi di overproduction.
Oggi: crisi di overspeculazione su mercati a rischio.
Di nuovo, il macroscopico nel microscopico. La legge dall'esperienza.
Attenzione, perché questo atteggiamento è un fattore variabile da tenere in grandissima considerazione quando si analizzano nuovi cosiddetti fattori di successo economici che nascono da USA e più precisamente Silicon Valley.
Il punto su cui farò particolare pressione in questi giorni sarà il web e le startups. Due nuovi ambienti apparentemente redditizi, innovativi e che offrono grandi opportunità anche create dal nulla (proprio come le imprese che nascevano da immigrati, da zero, prima del '29).
Quanto dell'atteggiamento tamarro sussiste in queste innovazioni? Qual è la sua importanza? Quanto è determinante per il successo? A cosa può portare l'eccesso?
Sono tutte domande a cui, nei prossimi giorni, voglio dare una risposta precisa.

Dettaglio 8 - Acqua gratis, bevande senza limiti
Poniamo caso che stiate andando in un ristorante italiano, e che siate un po' spilorci, come il sottoscritto.
La prima cosa che andrete a controllare dopo aver scelto il menu sarà il costo delle bevande, a partire dall'acqua.
Bene che di solito costa uno sproposito rispetto a ciò che è: semplicissima acqua.
Dunque, è facile che accada che stringiate un po' la cinghia e consumiate poca acqua, non oltre lo stretto necessario.
In USA, questo problema non esiste: entrate in un ristorante, ordinante una Coca Cola, ne potete bere quanta ne volete. Vi servite da soli.
Pagate il bicchiere e poi bom, siete liberissimi di riempirvi di frizzantezza.
1 dollaro e qualcosa per la Coca sono tanti? Chiedete acqua, e ve ne sarà data a volontà. Senza limite alcuno.
Questo è qualcosa di impressionante. Chi è la causa? Corporation? Molto probabilmente si. La grande mano invisibile delle corporations tocca i nostri bisogni fondamentali. Ci spinge a servirci da soli, qua, vuole che chiunque abbia da bere.
Purtroppo per ora, non ho sufficienti indizi per indagare ulteriormente sulla cosa, e comprendere se ciò sia un bene o un male. Se sia importabile a beneficio dell'Italia. Tuttavia è un punto su cui ho voluto porre l'attenzione, perché è davvero qualcosa che mi stupisce.

Dettaglio 9 - Zuccheri
Oggi ho avuto mal di testa.
Ora: io provo mal di testa in poche occasioni. Le riassumerò.
Stress: sono concettualmente "in ferie", pur seguendo un tour di studio, essere stressato, ora, sarebbe ridicolo.
Caldo elevato: in California il clima è veramente ottimo, nel senso che il sole sarà sì caldo, la l'aria è fresca, di sera fa quasi freddo e di giorno non c'è la stessa, terribile afa che opprime la nostra pianura padana. 24/25 gradi la temperatura massima. Più che accettabile, anche un organismo come il mio, sensibile alle alte temperature, non ha difficoltà a sopportare un clima così.
Stanchezza: dopo una riposantissima dormita, stranamente non influenzata dal jet lag che ho superato facilmente oltre le mie aspettative, non credo proprio di soffrire di emicrania per questo motivo.
Piuttosto ho avuto sentore di testa pesante, euforia ma un generale rimbambimento.
Riflettendo attentamente, oggi ho avuto uno strettissimo contatto con gli zuccheri. Dalla bevanda più semplice, al cibo.
Lo zucchero è una droga. Che lo si voglia o no, è una sostanza psicotropa. Agisce sul nostro organismo in modo rapidissimo, in grandi quantità è dannosa. Qua, lo zucchero è ovunque.
L'alcool è quasi criminalizzato. Il fumo non è tollerato. Ma, se non fosse solo l'ambientazione di proverbiali paesi delle fiabe, se fosse invece possibile credo proprio che ci farebbero le case con lo zucchero.
C'è zucchero nelle salse, negli alimenti più basilari, nella frutta, nelle bevande (in quantità assurde), persino nella carne essiccata. Forse anche nell'acqua.
Non riesco a comprendere una cosa di questo tipo. Filocospiratori diranno che siamo di fronte a un tentativo di "drogare le masse", un po' alla 1984. Io credo invece che ci si trovi di fronte a un eclatante caso di idiozia e ignoranza, a qualsiasi livello della "piramide sociale".
Altro punto su cui bisogna fare molta attenzione. Altro microscopico nel macroscopico.
Idiozia resa paradigma di un modo di vivere. Talmente "normale" che nessuno ci fa caso qui, ma che per me, italiano, europeo, è cosa tutt'altro che irrilevante.


Dettaglio 10 - Ex pluribus unum
Prendere dimestichezza con una nuova moneta non è sempre semplicissimo. I dollari sembrano tutti uguali.
Se gli euro sono a prova di imbecille, i dollari sono una moneta per cui serve una certa pratica.
Si è visto così necessario perdere un (bel) po' di tempo a leggere le scrittine sulle monete e capire quando diavolo valessero.
Ed è stato in questo momento che ho scoperto un dettaglio tutt'altro che irrilevante: la scritta "ex pluribus unum" in rilievo sulla moneta. Ora, gli americani sono avvezzi ai proclami, dall'"in god we trust", ai sigilli...
Ma questo proclama è quello più interessante che ho letto finora.
Perchè?
Perché riflette uno dei lati più buoni della cultura statunitense: quello che personalmente riassumo nel concetto di cooperation.
Il fondamentale sistema del teamwork che impregna la società, un volersi aiutare a vicenda consapevoli della propria situazione per un bene comune. Tale bene può essere relativo alla squadra, alla famiglia, al paese intero. Questo tipo mentalità, diventa visibilissimo alla luce delle dichiarazioni di Obama che chiede alla nazione di collaborare.
Stupisce molto di più invece vedere gente che ti aiuta se sei in difficoltà non curante di chi sei, da dove vieni e perché.
Persino la polizia se ti ferma ti aiuta a raggiungere il luogo che stai cercando.
Da noi, purtroppo, se qualcosa di questo tipo succede scatta la diffidenza. Il primo pensiero è "questo qui mi vuole derubare", oppure "che vuole da me questo qua?", "perché mi sta parlando?", e via dicendo.
Lo statunitense medio, invece, si aiuta a vicenda. Esiste una cultura della fiducia/trust completalmente diversa dalla nostra.
Dal microscopico al macroscopico, questo tipo di mentalità è quella che fa nascere l'innovazione, la creatività, l'efficienza.
Ne parlerò più a lungo appena avrò visitato un po di startup, ma il concetto va già assimiliato: una mentalità di fiducia reciproca, nei limiti della ragionevolezza (fiducia non significa disattenzione) non può che essere qualcosa di positivo da importare.

Aggiungo che ho terminato questo post oggi 24 agosto 2010, ora locale circa le 22, dopo una giornata molto intensa a Stanford University, Singularity University e aziende locali.

Ovviamente, questa esperienza non può che avermi fatto scoprire un sacco di cose, che non vedo l'ora di condividere.
Il mondo scolastico e di ricerca californiano ha una mentalità incredibilmente aperta e innovativa, che per noi dovrebbe essere indubbiamente di grande esempio.

Perciò... stay tuned, more to come!




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lunedì 23 agosto 2010

Kulz: Studio Culturale dell'America a Beneficio della Gloriosa Nazione dell'Italia - Comunicato #1




This is Kulz speaking!

Come promesso, seppur partendo da un post ridicolo quotando Borat, scriverò (più seriamente) una serie di articoli sulla cultura e sul modo di vivere statunitense, sulla mentalità d'impresa di un paese per un europeo veramente nuovo e strano.

Sono da pochissimo in USA, di ritorno da un viaggio a dir poco estenuante, avendo sofferto una deviazione non prevista per un'emergenza sanitaria di un passeggero, costataci ben 20 ore di viaggio totali, portando lo sfasamento temporale a 30 ore di veglia (dopo 3 di sonno), 26 ore di sole (cosa abbastanza allucinante e deviante, ora capisco l'insonnia artica), e 4 pasti totali su due orari diversi sfasati di 9 ore, mescolando le carte a un metabolismo già abbastanza scombussolato.

Ora, dopo questa piccola parentesi personale, procederò non cronologicamente, indicando per punti ciò che più mi sta colpendo di questo paese, che a dir poco si può definire contraddittorio.

Piccola premessa: a prima vista la zona dove sto, ossia l'area della Silicon Valley, precisamente la città di Redwood City (che è già California "bene"), esteticamente non è molto diversa da una qualsiasi periferia milanese. Stradoni, auto, case, negozi, grandi stores, fabbriche, uffici, cartelli, semafori, highways, esseri umani in continuo spostamento, treni, stazioni... insomma, siamo pur sempre di fronte a un'insediamento umano.
L'occhio poco attento non noterebbe alcuna differenza.
E allora, dove stanno tutte le diversità?
La risposta è nei dettagli. Sono sempre stato dell'idea che la chiave di tutto sussiste nei dettagli, difficilmente i problemi o le soluzioni a detti problemi si trovano guardando le cose con sguardo molto "largo", ma si deve sempre analizzare gli spazi microscopici perché è lì che si trova il vero effetto della politica macroscopica. Soprattutto, la vita stessa si svolge per chiunque a livello microscopico. L'analisi sarà pertanto fatta alla luce dei dettagli, in modo da comprendere la "legge" che vi sta alla base, e dividere pregi e difetti, per capire veramente cosa farebbe bene importare in Italia/Europa e cosa è meglio che rimanga qui, in USA.

Quali sono dunque questi dettagli?

Dettaglio 1 - luci e ombre
Non si può non notare un vero e proprio alternarsi di cose "splendide" e cose "fatiscenti". Accanto a tecnologia all'avanguardia, dal wi-fi onnipresente, alla tv sat ovunque, alla digitalizzazione imperante, si trovano barboni, poveri, cartoni, obesità, case fatiscenti o mal tenute, sporcizia, odore di fritto... in un certo senso, quello che definirei con un termine che non vuole essere offensivo, ma che credo sia molto esemplificativo ossia pochezza umana, nel senso di "abbandono".
Ogni attraversamento pedonale ha un pulsante per la chiamata del verde, persino con altoparlante che indica la strada che si sta percorrendo, ma ciò non toglie che all'angolo c'è un cestino sporco, oppure una persona sola che cammina.
Abbandono dispersivo e solitario, cupo e poco stimolante. La tecnologia che permea ogni cosa, non è in grado di risolvere tutti i problemi della gente. Velocizza, rende pratico, aiuta, ma non conforta, e disunisce drammaticamente.
Ritornerò su questo punto, per ora, basti farsi un'idea così.

Dettaglio 2 - tutto è più grosso
Non solo di girovita si parla, ma qualsiasi cosa in America è più grande, o meglio più grossa, che rende maggiormente l'idea.
Se in Europa la Red Bull è da 25 cl, qua si compra al minimo in lattine da 33 cl. Se la macchina piccola in Italia è un'utilitaria, qua è un pickup. Se la pizza in Italia sta in un piatto, qua sta in un cartone da 1 metro. Se la salsa sulla carne in Italia è un cucchiaino, qua è un mestolo.
La gente gira in SUV sempre e comunque, le strade sono a 4 corsie anche se sono semplici statali. E si viaggia a velocità sempre elevate. Immaginate il traffico sulla tangenziale di Milano in orario di punta, costantemente più veloce.

Dettaglio 3 - forze di sicurezza
Prima sera: in 20 minuti avrò visto qualcosa come 5 pattuglie diverse in un'area grande come il centro di una cittadina (come potrebbe essere Borgomanero) di cui una ha fermato il nostro gruppo chiedendo dove andavamo, da dove venivamo, perché e in che modo. Ora, quanto può far sentire "protetto" il cittadino tutto ciò?
Personalmente, sarà che vedo le cose da un punto di vista particolarmente critico, ma la cosa non mi fa sentire per nulla al sicuro.
5 pattuglie in così poco tempo può voler dire solo una cosa: è necessario un controllo capillare al fine di prevenire una criminalità potenziale elevata e altrettanto capillare. Per quanto un poliziotto possa essere obiettivo e attento, non è detto che ci sia nel momento del bisogno.
Insomma, non ci si sente per nulla "safe". Aumenta invece il grado di preoccupazione del cittadino onesto, che giustamente, dopo una certa ora, non si fida ad andare troppo in giro.
Questo non può che rafforzare la mia idea che la repressione e l'ossessione del controllo non sono la via giusta per la prevenzione del crimine e per la sicurezza del cittadino.
Sarò un paranoico, ma la sicurezza è uno stato d'animo generato dai fatti. L'essere umano si sente sicuro se sa che i rischi sono pochi, non se ci sono tante soluzioni a tanti rischi. Concetto peraltro anche abbastanza economico. Preferireste investire in qualcosa che vi garantisce, pur essendo avvezzi al rischio, buoni guadagni con una certa confidenza nella riuscita dell'investimento e della performance dei vostri colleghi, oppure in qualcosa che potrebbe causare tanti danni usando un sacco di strumenti derivati e assicurativi per proteggervi? Quanto vale il costo-opportunità di un guadagno leggermente più elevato a spese di un'insicurezza maggiore?
Questo ragionamento questo paese sembra non farlo. E ciò che mi preoccupa è che alcune democrazie europee stanno seguendo questa stessa linea.

Dettaglio 4 - cards
In Usa, se non hai una card anche per andare al gabinetto non sei nessuno. Il mondo ruota intorno alle card. Assolutamente vero il fatto che pagare sempre e costantemente con credit cards garantisce che verso di te si abbia occhio di riguardo. Se provi a usare contanti per transazioni superiori anche solo ai 20 dollari il commerciante/commesso chiede insistentemente se possiedi la credit card e se vuoi usarla. E quando vai via ti guarda di traverso.
Riallacciandoci al discorso sulla sicurezza, questo è un punto che definisco positivo.
Auspico anch'io un mondo in cui il denaro contante non esiste o quasi. Lo considero uno spreco di risorse, una falsa sicurezza, qualcosa di non tracciabile.
L'uso di una credit card ovunque è tracciabile, sicuro, veloce, semplice, intelligente.
Un vero sistema di modernizzazione. Avere fiducia in un pezzo di carta con scritto un numero è concettualmente molto simile all'aver fiducia in un pezzo di plastica con un chip e una banda magnetica, solo che è molto più sicuro, semplice e pratico.
Importare una mentalità di questo tipo nel glorioso paese dell'Italia non sarebbe affatto male e sdoganerebbe una digitalizzazione di vari strumenti di vita comune che renderebbero molto più pratico, meno costo e cartaceo il nostro vivere comune, con grande risparmio globale e maggiore sicurezza.
L'idea che si possa venire controllati è a mio avviso una distorsione distopica alla Orwell. Parlando in termini moderni, ben venga, questo si che è controllo preventivo intelligente. Davvero previene un certo tipo di crimine. Alimenta il sistema creando legalità innata e sicurezza. Sicurezza peraltro autogestita, autofinanziata e autocontrollata. Mi tranquillizza molto di più delle 5 pattuglie.
Just my two cents, anyway.

Dettaglio 5 - meltin' pot
Per un europeo, essere bianco in America è qualcosa di impressionante. Nel senso buono sia chiaro.
Così a occhio, i bianchi che ho incontrato finora sono pochi. Mi sento quasi appartenente a una minoranza.
Prospettiva assai educativa per la nostra mentalità europea, e vecchia.
Il prossimo, l'immigrato, non è più tale, è un cittadino di un paese dove il colore della tua pelle non conta, ma dove conta la credit card che hai in tasca. Quanto può essere positiva questa mentalità? La storia degli USA è necessariamente costruita diversamente dall'Europa. Noi abbiamo tradizioni millenarie, la cosa più antica qui ha 200 anni.
Molti politici da noi sostengono che vanno conservate le tradizioni. Ora, fare qualcosa "per tradizione" dal mio punto di vista è svilente e acritico. Non stimola a pensare ma ad abbandonarsi. Per me è positivo girare per una città e vedere un ristorante cinese di fronte a uno thai, un grill di fronte a un ristorante italiano. Ci si sente in mezzo al mondo intero e, superato lo spaesamento dovuto al fatto di vedere gente "da ogni parte del mondo", si impara a guardare nell'occhio dell'altro come di fronte a qualcuno che può dare qualcosa, si comprendere l'essere umano come individuo.
Questo, sempre nei limite della ragionevolezza e del giusto convivere.
Quanto può essere "importabile" una mentalità del meltin' pot in Italia/Europa?
Secondo me a quello che percentualmente definirei un 30/40%. Ragionevolmente, io non supererei questa linea. Per l'Europa non essere del tutto un meltin' pot è un vantaggio. Ci permette di vincere su un punto: una cultura millenaria che supera il concetto semplice di tradizione ma forma un'identità per cui ci facciamo "notare" al mondo. Capacità derivate dal nostro esserci stanziati in un posto piuttosto che un altro, tante cose che pur non impedendoci di impare cose nuove rappresentano un po' il nostro "meglio".
Allora, perché servirebbe almeno un 30/40% di meltin pot?
Rischiare di perdere questa fantomatica identità per noi sarebbe uno svantaggio economico e culturale. Non abbiamo la storia degli USA e mai la avremo, ed è meglio che rimanga così. La nostra storia è un tesoro da difendere, ma non una tradizione a cui obbedire ciecamente. Tuttavia dobbiamo assolutamente sdoganare l'apertura mentale che qua impregna ogni cosa (pur con le sue ombre già citate e che tra poco spiegherò).
Una volta aperti al mondo e al nuovo noi europei potremmo diventare davvero di nuovo una potenza economica e culturale: baluardo della condivisione. Spiegherò meglio questo punto, dopo qualche incontro con le aziende, inserendo dettagli interessanti relativi alle tecniche di condivisione positive e più efficaci per noi europei.
Avere meno paura dell'altro, aprirci alla condivisione. Ho già vissuto in una vacanza studio in passato questa mentalità, di positivo meltin' pot strutturato "alla europea". Senza eccedere, ho vissuto settimane in cui ho imparato forse più che anni interi della mia vita. Qua in America questo concetto è un po' portato agli estremi con le conseguenti problematiche, anche abbastanza gravi e tuttora irrisolte e apparentemente irrisolvibili.
Avere una mentalità da costante "viaggio studio", da vero e proprio "studente" vita natural durante. Questa deve diventare la mentalità europea. Tornerò anche su questo punto.

Dettaglio 6 - youth culture
Di fronte a un positivo meltin' pot, pur esagerato nelle sue linee, la cultura giovanile americana mi stupisce.
Una standardizzazione dei costumi davvero impressionante impregna la vita dei ragazzi. Le storie che vediamo nei telefilm sui licei sono apparentemente tutte vere.
Se non sei appartenente a un qualche "gruppo" (vuoi i rapper, i jocks, le cheerleader, qualsiasi cosa) non sei nessuno. E vieni escluso, irrimediabilmente.
Questa è appunto la conseguenza dell'essere americano, del meltin' pot portato agli eccessi. Vi assicuro che può sembrare una banalità, ma non si nota così tanto finché non la si vede coi propri occhi. Vi posso assicurare che fa impressione, e fa riflettere moltissimo.
L'americano medio cerca una propria identità, inesistente.
La cerca in un cheeseburger uguale in 52 stati, in un suv, nella bandiera a stelle e strisce appesa fuori dalla casa.
Il giovane la cerca in un gruppo, psicologicamente non potrebbe essere altrimenti, data la natura dell'adolescente.
Il problema è che in questo modo si risprofonda in un pericoloso divisionismo culturale. Paradossalmente, cancellare tutte le barriere crea i presupposti per crearne mille altre.
Motivo per cui ribadisco l'importanza del meltin' pot ragionato "all'europea" che dovrebbe diventare la base culturale di questo secolo per un'Europa che vuole crescere di nuovo.
Se si parte da un'identità già presente, aprirsi al resto è solo un "di più" che permette di conoscere cose nuove, mentalità diverse, culture e nozioni nuove, pur lasciando l'individuo già dotato di un suo essere. Eliminando il pregiudizio si ottiene apertura, ma con la ragionevolezza del limite, per l'europeo.
Ovvietà? Forse, ma vi assicuro non è così scontato. Ce ne si rende conto guardando le politiche scolastiche europee, italiane in primis, confrontandole con quella che può anche essere una patologia della scuola americana. Siamo tutti e due sistemi "viziosi".
Dobbiamo fare un po' un "meltin'" delle nostre mentalità.
L'Europa tutta, soprattutto il glorioso paese dell'Italia, per farla breve, deve guardare un po' a un certo "nord" europa, che funziona, pian pianino, sempre più nel modo giusto.



Concludo con una piccola parentesi personale.
La domanda che spesso mi è stata posta, da professori, coetanei, anche giornalisti è stata: "ma tu vorresti rimanere là?" (in California, ovviamente)
La prima risposta, frutto delle primissime impressioni, ma già abbastanza ponderata, è negativa.
Come faccio fatica ad accettare certi eccessi tipicamente italiani, faccio molta più fatica ad accettare quelli americani.
Come ho già ribadito più volte durante interviste io ritengo utile per una persona il concetto del "viaggiare".
Un viaggio come questo è utilissimo e sarebbe un'esperienza che chiunque dovrebbe poter fare, a mio avviso.
Trasferirsi non cancella i propri problemi, le piccole paranoie, i nostri difetti, semmai li amplifica.
Oddio, nessuno vieta a nessuno che trovi un lavoro ben retribuito di trasferirsi per ottenerlo, se questo implichi un consistente miglioramento della qualità di vita.
Ma il costo-opportunità del trasferimento deve valere la candela.
Più viaggi e meno cambiamenti. Il lavoro del futuro dell'Europeo deve seguire questa prospettiva.
La mia opinione è che vivere con mentalità internazionale non implica il vivere necessariamente in altre nazioni e talora può essere persino controproducente.

Mi spiegherò meglio negli altri post.

Per ora è tutto, stay tuned!

Wawawiwa!!



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Kulz goes to Amerika


Il mio amico e compagno di università Kulz è (fortunato lui) in America, precisamente nell'area della Silicon Valley per una vacanza studio.

Pubblicherà le sue note di viaggio su Facebook, dandomi però la possibilità (ed ho accettato ovviamente) di pubblicarle anche qui sul blog.

Siccome causa studio per esami non sarò molto libero di scrivere articoli, per questo mese saranno pubblicati quasi esclusivamente articoli suoi sull'America e poi dopo anche..beh..vedrete.

Spero che questo "Diario di bordo" vi piaccia e faccia un po' riflettere. Buona Lettura!

sabato 21 agosto 2010

Professori di economia? Più di un terzo è fannullone...







Se, come me, state studiando economia in una qualsiasi facoltà qui in Italia, siete interessati (spero) all'ultimo articolo apparso sul sito Lavoce. info, scritto da Maria Cristina Marcuzzo e Giulia Zacchia dal titolo "Quanti professori senza requisiti minimi".
In questo articolo le due autrici analizzano se vengono rispettati gli "indicatori minimali di qualificazione scientifica” per l’accesso ai tre livelli della carriera universitaria che il comitato d’area 13 del Consiglio universitario nazionale (Cun) ha individuato nel dicembre 2008.

Questa è la tabella per i professori ordinari (poi ci sono anche quelle per i ricercatori, associati etc etc):

Tabella 1 Requisiti minimi per ordinario: ordinari SECS P01(2009)

TOTALE ORDINARI 2009REQUISITO 1
minimo 10 pubblicazioni negli ultimi 8 anni
REQUISITO 2 minimo 4 in riviste di grande rilievo scientificoREQUISITO 3
minimo 2 in riviste a carattere internazionale
28578 (27,4%)72Schneider Ursprung (2008)CNRS (2008)Kalaitzidakis et al.(2003)
495252


Solamente una percentuale fra il 18 e il 20% riesce a superare gli obiettivi minimi che sono stati imposti (e non sono poi così impossibili).
Per avere tutte le informazioni necessarie vi rimando all'articolo originale (vedi link sopra).

Restano però dati sconcertanti, considerati poi i tanti professori che sono all'estero perchè non accettati nelle università italiane: non mi stupisco se poi la media dei laureati in economia è di basso livello, e che le altre facoltà ci considerino una università per chi, non sapendo cosa fare, sceglie quella più facile. Una sorta di ultima ruota del carro.

Non so se Brunetta quando parlava dei fannulloni (fonte anche dell'immagine) si riferisse anche ai prof di economia delle varie università...una cosa però è certa: visti i dati, aveva ragione.


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