martedì 6 marzo 2012

Beppe Grillo vale più di uno

"OGNUNO VALE UNO": questo è il motto del Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo. E' anche il titolo dell'inno, in cui nell'elenco della varie "caratteri" è presenta anche la seguente frase: "C'è un movimento senza capi né padroni".

Questa frase me la sono sentita ripetuta più e più volte dagli amici che sostengono il 5 Stelle i quali mi riprendevano quando ribattevo che invece il capo c'era ed era Beppe Grillo dicendo che non era vero, il comico genovese non era un leader perchè non è un partito ma un movimento dei cittadini etc etc.

Balle, Balle, Balle. Ecco cosa pensavo allora e cosa penso ancora oggi. Grillo è ha tutti gli effetti il leader, il capo del movimento (se non vogliamo chiamarlo partito) e ne abbiamo avuto prova lampante proprio in questi giorni.


Come ormai tutti saprete, il grillino Valentino Tavolazzi è stato espulso in quanto avrebbe violato i principi non scritti del movimento. Chi lo ha deciso? Grillo e basta. Non è stato fatto un sondaggio, una votazione, niente. Non lo hanno deciso i grillini ma solo e soltanto il fondatore. E' democrazia questa?

Non voglio discutere se l'espulsione sia stata corretta o meno, ma sul modo: è stata una decisione presa da un leader, tale e quale il caso Berlusconi-Fini. Non venite a raccontarmi che il movimento è al 100% democratico, che Grillo c'entra poco o nulla (questa poi, ripetuta più volte dal comico stesso, è la balla più grande) perchè sapete di mentire e i fatti lo confermano sempre più.

Non critico Grillo perchè ha fondato il M5S (se Scilipoti ha un partito, chiunque può fondarne uno) ma che si presenti come totalmente democratico in cui ognuno vale uno e senza un leader non mi sta bene. Lui di sicuro vale più di uno.

lunedì 5 marzo 2012

Una patrimoniale pagherebbe i costi degli ammortizzatori sociali?


Con una cadenza quasi quadrimestrale, Susanna Camusso, segretario della Cgil, se ne è uscita con l'ennesima richiesta di una patrimoniale sui grandi patrimoni per finanziare gli ammortizzatori sociali.

Credo che la Camusso intenda con "grandi patrimoni" quel famoso 10% che detiene quasi la metà della ricchezza (44.7%, dati 2008) quindi, ragionando su questo, cercherò qui di spiegare il perchè non solo sia quasi inutile, ma addirittura dannosissima una patrimoniale di questo genere.

Partiamo subito calcolando quanti soldi si potrebbero ricavare da una patrimoniale di quel genere.
La ricchezza totale delle famiglie italiane è di 8.640 miliardi di euro (dati Bankitalia fine 2010), in calo dell'1.5% rispetto al 2009.
La quota detenuta dal 10% più ricco è quindi pari a 3.862 miliardi di euro.
Applicando una tassa dell'1% si ricaverebbero circa 39 miliardi di euro. Una somma che potrebbe coprire il costo degli ammortizzatori solo per qualche anno (considerato che attualmente sono 7 milioni i lavoratori esclusi e che si andrebbero/potrebbero ad aggiungere con una eventuale riforma). Il sito de Lavoce aveva calcolato 19 miliardi di euro(con un tasso di disoccupazione al 10%, oggi è al 9.2) il costo di un ammortizzatore sociale unico universale. Rispetto all'odierna spesa, sarebbero 7.5 i miliardi in più. Il gettito dalla patrimoniale coprirebbe 5 anni di maggiori spese per gli ammortizzatori.

Qui la mia domanda: passati i 5 anni, che si fa se la situazione non migliora? Un'altra patrimoniale?


Vi è poi una questione non molto affrontata dai media nazionali. Nel 10% più ricco rientrano anche tutti quei signori che, dopo aver risparmiato una vita, hanno accumulato una ricchezza superiore ai 529,500 mila euro in cui, ricordo, rientrano anche la casa e i titoli di stato. Potreste quindi essere anche voi lettori che state leggendo questo mio post. Conosco moltissime persone che si trovano in questo 10% senza neanche saperlo con un reddito normalissimo perchè hanno ereditato la casa dal babbo e investito in titoli di stato la sua liquidazione o perchè, come ho detto prima, hanno risparmiato una vita.
Vi immaginate una famiglia con reddito di 2500-2600 euro al mese, pagare di botto 6 mila euro ogni 5 anni? Ma anche solo per quest'anno, gli effetti potrebbero essere gravi (vendita titoli, case. Magari ci tornerò in un prossimo articolo).

Sinceramente non mi pare proprio la cosa giusta da fare. Volendo si potrebbe applicare una patrimoniale al top 1% che detiene il 17.2% della ricchezza ma si ricaverebbero poco meno di 15 miliardi. Tassare questi individui ogni 2 anni potrebbe portare agli stessi gravi effetti citati sopra.

In Italia c'è molto da tagliare, da ricavare e da risparmiare. La Cgil, in un paese con una pressione fiscale spaventosa (anche per i ricchi che pagano ciò che devono), dovrebbe battere cassa su quegli argomenti e non su altre tasse di dubbia utilità e alto rischio.

sabato 3 marzo 2012

Perchè le banche comprano titoli di stato al posto di finanziare le imprese?


Come tutti sapete, la BCE per voce di Draghi ha annunciato la concessione di 530 miliardi di euro alle banche europee con tasso dell'1% di cui un quarto indirizzati verso banche italiane.

La domanda piena di speranza che tutti si ponevano era se, ricevuti i soldi, le banche avessero aperto i rubinetti del credito ai privati e soprattutto alle imprese le quali mai più di adesso necessiterebbero di finanziamenti.

La risposta, purtroppo, sembra essere di nuovo negativa. Come riportato da Linkiesta, "Le banche italiane, con la liquidità prelevata dalla Bce, non finanzieranno le imprese, ma come ha detto il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti, li utilizzeranno per lucrare dal riacquisto di titoli di Stato".
Leggendo più avanti, soltanto l'8% verrà utilizzato per le imprese.

Perchè le banche non vogliono finanziare le imprese? La risposta data è che "da qui al 2015 è necessario rifinanziare 732,5 miliardi di euro di debito pubblico, più 174,7 miliardi di interessi complessivi su un debito pubblico totale di 1.942 miliardi di euro. Di quei 700 miliardi, 271 devono essere rimborsati entro l’anno, e di questi una cinquantina entro fine mese". A questo si aggiunge il fattore rischio: finanziare le imprese è più rischioso che finanziare lo stato, nonostante i rendimenti sarebbero maggiori: un carry trade sui titoli a 10 anni farebbe guadagnare il 4% circa (mentre a scadenze più brevi, quelle più richieste dalle banche, l'1-2%), mentre sulle imprese dal 5% in su su base annua.

Il mio personale parere è che le cose non stiano del tutto così. Parlando dell'Italia, è doveroso ricordare che le banche sono de facto pubbliche, controllate dalle Fondazioni bancarie che a loro volta sono controllate dalla politica. Se avete studiato alle elementari la proprietà transitiva, capite subito a cosa voglio arrivare.


Se la politica controlla le banche, "obbligherà" queste a comprare debito pubblico e far sì che lo spread nell'immediato si contragga.
Guarda caso, questo è quello che è avvento. Basta prendere l'andamento dello spread BTP-BUND e noterete come dal 28 febbraio esso sia calato in modo vertiginoso (nota bene: il trend era negativo grazie anche all'operato di Monti, però da quella data ha decisamente accelerato la discesa).

Per quanto riguarda il rischio, è vero che prestare oggi soldi alle imprese è più rischioso che in passato ma, come dimostrano le ultime vicende, anche i titoli di stato non sono un investimento così sicuro come prima e nel caso di una nuova crisi le banche rischierebbero davvero di colare a picco. Se poi si vogliono investimenti in totale sicurezza (guadagnandoci anche con questi), si potrebbero acquistare titoli di altri paesi (Germania, Stati Uniti, Svezia etc).


Cosa ci guadagna la politica? Semplice. Credibilità agli occhi degli italiani e l'opportunità di "far finta" di governare come è stato in passato. Lo spread cala, la morsa dei mercati non è più stretta e loro possono ricominciare a spendere/non riformare per non scontentare nessuno o quantomeno i loro bacini elettorali. Qualcuno starà pensando alla "Moral Hazard": esatto proprio quella, ma nel caso ci ritorneremo.



PS: se qualcuno volesse approfondire, segnalo qualche link sull'argomento


venerdì 2 marzo 2012

Dove c'è crescita, la povertà diminuisce

E' uscito il rapporto della World Bank sulla povertà nel mondo. I dati sono interessanti (anche se non sconvolgenti: già qui sul blog ne avevo parlato): la povertà nel mondo, confrontando i dati 1980-2005-2008, sta diminuendo.

L'Economist ha pubblicato un articolo con un paio di grafici in cui rappresenta la situazione:


Notate come in tutte le regioni del mondo la povertà (persone che vivono con meno di 1.25$ al giorno) sia diminuita nel triennio 2005-2008 e notevolmente diminuita dal 1980 (esclusa l'Africa Sub-Sahariana).

I migliori risultati si sono ottenuti in Cina e nell'Asia Est-Pacifica in quanto quell'area è la zona in cui in questi ultimi 15-20 anni è economicamente cresciuta di più rispetto al resto del mondo.
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giovedì 1 marzo 2012

Liberalizzazioni: i poteri forti vincono ancora


"Liberalizzazioni fuffa": questo è l'unico pensiero che mi è venuto per definire queste "riforme" che governo e parlamento vogliono attuare nei confronti delle varie caste, lobby, poteri forti di questo paese.

Cambia poco o nulla e gli ordini professionali vincono di nuovo. Come spiega Oscar Giannino su Chicago Blog:



E’ caduto l’obbligo di preventivo al cliente. La norma che prevedeva l’abolizione delle tariffe minime viene aggirata dal fatto – vedi decisione del Tribunale di Roma, proprio ieri – di tenerle comunque saldamente in esistenza per il contenzioso e le decisioni giudiziali. Persino la norma che prevedeva il tirocinio pagato con incentivi di Stato mentre si frequenta ancora ancora l’Università perde l’obbligo retributivo della versione originale. E di conseguenza moltissimi giovani continueranno a svolgere pratica di studio pagati meno delle segretarie, e senza alcuna certezza per anni di poter un giorno diventare associati. La possibilità di studi professionali con ingresso di società di capitali è stata fortemente ristretta, in nome del no ai grandi studi iperspecializzati, innervati in forme giuridiche e dotazioni patrimoniali più coerenti all’odierno mercato.
[...]
Oppure, pensiamo ai farmacisti. Anche nel loro caso, l’errore è quello di tenere come esclusiva delle farmacie l’attuale classificazione dei farmaci loro riservati. A cominciare da quelli di fascia C. Invece il governo ha deciso di tenere notai e farmacisti esattamente al riparo delle loro privative, come prima, decidendo solo di aumentare il loro numero.
Ma aumentare l’offerta di monopolisti pianificata centralmente dallo Stato non ha nulla a che vedere con una liberalizzazione. Estende solo il numero dei privilegiati.

Sono deluso, perchè davvero iniziavo a sperare che Monti&Co continuassero per la loro strada contro questa gente (non dovendo dipendere dal loro voto, come altri) obbligando il Parlamento a fare lo stesso.

Sono anche arrabbiato e molto, visto che anche in questo caso, il paese è diviso in due fazioni con due trattamenti diversi: se c'è una parte di popolazione che ha pagato dovendo andare in pensione dopo (giustamente sia chiaro, perchè questo andava fatto da anni), c'è un'altra parte, quella dei privilegiati, che invece non paga o lo fa pochissimo. E' ora di finirla. Su queste cose la gente dovrebbe davvero farsi sentire e protestare.

Pagare sì, ma pagare tutti.

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