Insulti e cori razzisti all'indirizzo dei giocatori di colore del Milan, in particolare a Boateng che, stizzito, lancia la palla contro i tifosi della Pro Patria e abbandona il campo assieme alla squadra. C'è però la colpa dell'arbitro che non ha fermato la partita.
Non mi sento di commentare il comportamento di una manciata di imbecilli razzisti perchè, davvero, non ne vale la pena, soprattutto quando si sentono certe reazioni da parte di un sindaco (Pdl sottolineo). Sapete come la penso quindi finiamola qui.
Il Milan ha fatto benissimo ad abbandonare il campo: di fronte all'inciviltà e al razzismo lo sport si deve fermare. E' un divertimento e come tale bisogna meritarselo. C'è però un punto che nessuno (a quel che mi risulta) ha sollevato: il regolamento ufficiale.
Abete spiegò chiaramente che in caso di razzismo (striscioni o cori) l'arbitro debba decidere se sospendere la partita o meno "Nella prima circolare del Viminale riguardante i cori razzisti - spiega
il n.1 della FIGC - era prescritto che fosse il responsabile all'ordine
pubblico a decidere per la sospensione o meno della partita. Noi non
potevamo, nelle nostre norme, non tenere conto di quell'indirizzo. Se il
Viminale vorrà cambiare la norma, gli arbitri potranno assumersi la
responsabilità di decidere quando va fermata una partita".
La domanda quindi è: essendo i cori palesemente razzisti, perchè l'arbitro di Milan-Pro Patria (ma in generale tutti gli arbitri di partite con episodi del genere) non ha sospeso lui stesso la partita?