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domenica 17 dicembre 2017

Il sorpasso portoghese

Notizia degli ultimi giorni è stato il (momentaneo) sorpasso del rendimento dei BTP italiani rispetto a quelli portoghesi (o, se volete vederla al contrario, i titoli portoghesi hanno avuto un tasso di interesse minore rispetto ai nostri). Sebbene ora la situazione sia tornata come in passato (titoli ita rendono meno dei por), una cosa è sicura: da inizio anno, i rendimenti dei titoli di stato di Lisbona hanno avuto un calo molto deciso e costante, portandoli a livello di quelli italiani. Tanto per, ad inizio anno pagavano praticamente il doppio dei nostri.
Cosa comporta ciò? Semplice. L'Italia non si dovrà più confrontare con la Spagna (i cui titoli di stato rendono oramai costantemente 50-60 punti meno dei nostri). ma con il Portogallo. Una notizia non molto allegra per noi.
Motivi? Sostanzialmente 3:
1) Campagna elettorale ed elezioni italiane che, de facto, durano da 1 anno e mezzo (inizio campagna elettorale per il referendum) e che ultimamente hanno raggiunto livelli di populismo imbarazzante. Tra l'altro, molto probabilmente manco avremo un Governo, grazie ad una legge elettorale discutibile
2) Crescita del Portogallo è stata maggiore rispetto a quella italiana negli ultimi anni (te credo, noi siamo il fanalino di coda dell'Europa, Grecia a parte...per ora)
3) Prospettive di crescita e di bilancio portoghesi molto migliori rispetto a quelle italiane ("Il Paese ha un rilevante surplus di bilancio primario che riteniamo sia strutturale e possa essere mantenuto anche negli anni a venire, mentre il rapporto debito Pil, in calo al 127% nel 2017, dovrebbe scendere ancora di 7 punti nel giro di un paio di anni" e "Riteniamo che l’espansione ciclica possa mantenersi robusta e prevediamo una crescita del PIL attorno al 2% nei prossimi due anni, in linea con la media dell’Eurozona".
Quindi, ricapitolando:
A) La Spagna viaggia costantemente a velocità praticamente doppia/tripla rispetto la nostra, quindi non è più un nostro competitor
B) Il Portogallo ha recuperato il terreno per quanto riguarda la fiducia dei mercati. Il suo PIL cresce più del nostro (a media UE) e ha prospettive di bilancio e rapporto debito/PIL molto migliori delle nostre
C) L'Italia, andando avanti così, rimarrà il fanalino di coda europeo assieme alla Grecia, la quale però ha iniziato il suo percorso di recupero
Considerando le proiezioni su quello che potrebbe accadere a marzo, la situazione non può che peggiorare. E già ora è non è per nulla buona.

lunedì 13 luglio 2015

Grillo, la Grecia e la balla del colpo di Stato (#ThisIsACoup)

"La strategia dell'eurogruppo, quella del terrore: colpirne uno per educarne 19 #ThisIsACoup, questo è un colpo di Stato".

Questo il messaggio di Beppe Grillo sul suo profilo twitter. Come scrive l'Ansa, riprendendo un post sul blog del comico:

""La democrazia è sospesa: l'umiliazione della Grecia è un monito per tutti i Paesi che vogliono il riconoscimento della loro sovranità"[...]La proposta di Tsipras uguale per il 95% a quella bocciata dai greci. Il voto del referendum greco calpestato. La Grecia umiliata dalla Germania."

Ma si tratta davvero di un colpo di Stato? Tsipras e la Grecia sono stati umiliati dalla Germania?

In realtà, molti Paesi (a torto o a ragione, non sta a noi stabilirlo) hanno protestato e si sono opposti a nuovi aiuti alla Grecia oltre alle resistenze tedesche: Finlandia, Estonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia.

Non è quindi solo la cattiva Germania.

Fra l'altro, è bene ricordare che la Grecia NON è una democrazia diretta, ma rappresentativa. Ciò significa che i greci eleggono i loro governanti per prendere decisioni. I referendum servono solamente ad avvisare i governanti di ciò che il popolo (la maggioranza almeno, o pseudo tale) pensa di una determinata riforma o decisione. I greci quindi delagano le decisioni ai governanti: se vanno bene ok, sennò cambiano governo.
I governi greci hanno speso malissimo i soldi dei propri cittadini e quelli presi a prestito. Quando si son trovati a dover ripagare i propri debiti, non lo hanno fatto e hanno chiesto altri soldi fino ad arrivare all'atto finale (per ora, almeno).
Ovviamente chi presta i soldi e vede che il debitore fatica a ripagarlo vuole delle garanzie prima di tagliare il proprio credito o prestare altri soldi no?

Perchè nessuno si è scandalizzato sul fatto che i Paesi creditori non abbiano indetto un referendum chiedendo ai propri cittadini se volessero autotassarsi per prestare soldi a quei spendaccioni dei greci?

Non sarebbe stato democratico anche quello? Ecco, chiediamolo a Grillo, perchè da solo pare non arrivarci.

@RebelEkonomist

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sabato 11 luglio 2015

Salvini e le bugie sulla disoccupazione relativa all'Euro

Numeri e statistiche, gli strumenti che rispecchiano la realtà dei fatti...certo, sempre se usati bene, perchè sono purtroppo facilmente manipolabili, soprattutto agli occhi dei non addetti ai lavori. Per questo motivo molti politicanti riescono a far dire ai numeri, giocando, cose che in realtà non vogliono dire assolutamente nulla appena li si analizza un momento.

L'ultimo esempio è questo status di Matteo Salvini sul suo profilo Facebook:


Il leader della Lega Nord sta collegando il tasso di disoccupazione all'appartenenza o meno all'Euro di un Paese. Curioso che abbia messo solamente i Paesi nordici togliendo, ad esempio, la Germania (4.7%) e l'Olanda (7%) che nell'Euro ci sono. Non parliamo poi dell'Austria (5.7%), anch'essa dotata della moneta unica.
Curioso anche il fatto di non mettere altri Paesi sempre europei, chessò...una Polonia (7.9%), la tanto decantata Ungheria (11%) o la Croazia (17.5%) che invece l'Euro non ce l'hanno.


Altro status interessante è quest'altro:

Salvini Salvini...davvero vuoi andare a vedere l'andamento della disoccupazione durante la Lira, oppure la crescita del debito pubblico sul PIL (perchè messo lì così vuol dire poco o nulla)?

Curioso notara come dal 1997/1998 in poi la disoccupazione sia crollata fino al 2007 (prima della crisi USA quindi) a livelli di 30 anni prima, un calo MAI visto fino a quel momento.


Anche il rapporto debito/PIL è molto curioso: dal dopoguerra in poi è calato SOLO E SOLTANTO quando l'Italia si è preoccupata di mettere i conti in ordine per entrare nell'euro e fino al 2007/2008 ha continuato la sua discesa (tranne nel 2004/2005, ultimi anni del governo Berlusconi...in cui vi era anche la Lega eh).

Giocare, mentendo, con i numeri è facile...peccato si venga scoperti subito dopo poche verifiche, vero Salvini?

Purtroppo però, la gente non ha capacità/tempo/voglia di farlo...ed abbocca. Almeno, giudicando dai mi piace e dalle condivisioni. Già, purtroppo...ma tanto la colpa è sempre di altri.

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martedì 20 gennaio 2015

Olimpiadi Roma 2024: possibile rilancio economico o spese inutili? (prima parte)

ARTICOLO SCRITTO PER MYSOLUTIONPOST E PUBBLICATO IN DATA 13/01/2015

“Il botto di fine anno del Premier”. Così si potrebbe intitolare l’annuncio della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 da parte di Matteo Renzi. Certamente avviene in un momento di difficoltà, fra “Mafia Capitale” e una Legge di Stabilità ben lontana dalle speranze di chi vedeva in Renzi qualcuno capace di invertire la rotta di un vagone Paese che da troppo tempo viaggia sempre sugli stessi binari.
I malpensanti lo potrebbero fin interpretare come un tentativo di distrazione dell’opinione pubblica, in modo da far dimenticare gli scandali e i problemi economici per concludere con almeno una notizia positiva un anno tutt’altro che da ricordare.
In realtà il Premier vorrebbe attraverso l’eventuale organizzazione dell’evento sportivo più importante al mondo rilanciare la Capitale e il Paese tutto, sia dal punto di vista economico sia anche da un punto di vista prettamente d’immagine: i vari scandali degli ultimi decenni (non ultimo la sopracitata “Mafia Capitale”) hanno leso la reputazione del “Made in Italy” nel Mondo.
Nel caso in cui si riuscisse nell’organizzazione di un evento di tale importanza, sicuramente gli italiani ne uscirebbero rilanciati e potrebbe essere un volano per la fiducia di potenziali investitori nel nostro Paese.
Certamente, il rischio è quello di non riuscire nell’intento suscitando ulteriori scandali. “Expo docet” direbbe qualcuno. Queste però sono variabili troppo casuali per poter esser previste, anche se guardando alla storia recente non c’è da stare particolarmente tranquilli.
Mettendo da parte eventuali vantaggi d’immagine o scandali, quale sarebbe l’impatto delle Olimpiadi di Roma 2024 sulla crescita? Potrebbero davvero aiutare il rilancio economico del Paese?
Gli economisti mondiali non concordano sugli effettivi vantaggi che i grandi eventi come Olimpiadi, Mondiali o Expo stesso possano apportare al Paese ospitante.
Se nel breve termine infatti l’impatto è presente grazie all’aumento della spesa pubblica per investire in nuove infrastrutture e servizi, con conseguenti assunzioni e lavoro per le imprese, l’effetto sul medio-lungo termine è tutt’altro che scontato. Anzi, il rischio è che sia addirittura negativo a causa della crescita del debito e delle tasse per finanziare le manifestazioni stesse.
Valutare l’impatto economico di un grande evento non è così semplice: se da un lato è vero che vi sono state già numerose manifestazioni ospitate da vari Paesi, è altrettanto vero che le loro realtà economiche erano diversa fra di loro.
Si pensi solo a com’era il Giappone ai tempi di Tokyo 1964 e come sarà quello che ospiterà i Giochi del 2020: il primo, un Paese in via di sviluppo che sarebbe diventato di lì a poco una grandissima potenza economica e tecnologica; il secondo, una nazione già sviluppata ma in declino da tempo, con una popolazione vecchia e un futuro tutt’altro che roseo davanti (checché ne dicano i sostenitori dell’Abenomics).
Guardando al passato, i giapponesi non dovrebbero essere molto felici: se Los Angeles ‘84 e Seul ‘88 sono stati un vero e proprio successo,  di sicuro non si può dire lo stesso per Montreal ‘76 e Atene 2004, per le quali i Giochi hanno creato solamente più debito.
Proprio a riguardo di quest’ultima, così scriveva Europa Quotidiano nel settembre 2004: “Secondo il macedone Kapital le spese sono state molto più alte del previsto e hanno comportato un netto aumento del deficit di bilancio. [...] Per il 2004 il governo aveva previsto un deficit di bilancio di 26,3 miliardi di euro, ma alla vigilia delle Olimpiadi è stato costretto a modificare la stima. Ora si prevede che a fine anno il deficit possa raggiungere addirittura i 40 miliardi di euro. Secondo l’agenzia internazionale, le Olimpiadi impediranno alla Grecia di mantenere l’elevato ritmo di crescita della seconda metà degli anni novanta. “
Quattro anni dopo la Grecia entrò in crisi nera e alcuni sostengono che proprio quei giochi furono la goccia che fece traboccare il vaso a causa del maggior deficit e della bolla edilizia. La crescita a breve termine dettata dall’aumento della spesa poi rimandò le riforme necessarie.
Atene assomiglia molto a Montreal, per la quale ci sono voluti 30 anni per ripagare le perdite di quelle disastrose Olimpiadi per le casse della città e del Quebec intero.
Messa in questo modo, la candidatura per Roma 2024 è una follia. Ma organizzare grandi eventi ha sempre avuto risvolti negativi per i Paesi ospitanti?

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martedì 5 agosto 2014

Abbiamo speso 1.650 miliardi di interessi per un debito creato da noi

I grandi numeri, si sa, fanno effetto. Pensate solo alle tante foto condivise su Facebook che quotidianamente vi invadono la home page. Numeri sugli stipendi del tal parlamentare o del tal Ministro, sulle spese dell'ultimo anno di Palazzo Chigi, della Regione X, Y, Z o del debito sia dell'Italia sia di una città sull'orlo del fallimento.

Vedere cifre quasi astratte per voi poveri cittadini, scritte con colori forti e caratteri giganteschi vi carica di rabbia, frustrazione. E iniziate a condividere a manetta corredando il tutto con qualche commento molto lontano dal dolce stil novo.

L'ultimo di una lunga serie ad apparire viene dal maggior quotidiano italiano: Il Corriere della Sera. Ieri, 4 agosto 2014, appare questo articolo che recita:






Tenendo conto che il debito italiano si aggira intorno ai 2mila miliardi, capite che quella cifra è faraonica.

Cito:


"Qual è il Paese tra i principali europei con il saldo migliore tra entrate e spese (al netto degli interessi) delle amministrazioni pubbliche negli ultimi 20 anni? L’Italia, e con molto distacco, considerando che ha cumulato 585 miliardi di euro del cosiddetto avanzo primario (con un 20 per cento riferibile alle privatizzazioni), contro gli 80 miliardi della Germania (dal 1995) e saldi negativi per Francia (-479 miliardi) e Spagna (-270 miliardi). Peccato che ciò sia servito in gran parte a pagare gli interessi sulla fonte principale dei guai, il debito pubblico. I numeri sono tratti da un’analisi comparata sulla finanza pubblica che ha messo a punto un team coordinato da Roberto Poli, uno dei più prestigiosi consulenti italiani"


Ecco appunto. Perchè abbiamo pagato così tanti interessi? Perchè lo stock di debito pubblico che NOI abbiamo creato era nettamente superiore rispetto alle altre grandi nazione europee!

Come spiegato dallo stesso Poli (grassetti miei):


"Un debitore con debito elevato paga interessi più che proporzionali. E tutto questo è la conferma del peccato originale che l’Italia si trascina dal 1992, l’anno della firma del Trattato di Maastricht, sottoscritto pur avendo un parametro del tutto fuori controllo: il debito pubblico, che rappresentava il 104,7%del Pil contro il 42% della Germania, il 39,7% della Francia e il 45,5% della Spagna"

 E quando si è formato questo boom di debito/Pil?

Da inizio anni '80 fino alla metà degli anni '90 c'è stata una vera e propria esplosione. Gli anni d'oro delle baby pensioni, del posto fisso statale assicurato per tutti, anche per lavori inutili e/o personale davvero incompetente (malattia, questa, non ancora sconfitta fra l'altro) etc etc.

Qui non c'è nemmeno Euro che tenga, anzi, la moneta unica come già spiegato altrove ci ha dato una mano per diminuire i tassi d'interesse.

La verità è che la fossa dei 1.650 miliardi di interessi ce la siamo scavata da soli come italiani. E non venite a propormi cose del tipo "ripudiamo il debito o gli interessi", perchè di sciocchezze (vedi qui il perchè lo siano) se ne dicono già abbastanza.


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domenica 3 agosto 2014

I dazi di Grillo? Uccideranno consumatori e imprese italiane

In questa anomala estate, caratterizzata più da pioggia e fulmini che altro, mancava una tuonata anche del comico/portavoce/leader più famoso d'Italia.
Beppe Grillo torna a parlare di economia e di crisi, proponendo la soluzione per mettere fine allo spaventoso numero di fallimenti di imprese italiane:
"Sì ai dazi sociali, sì ai dazi per proteggere il made in Italy e l'economia italiana".
A parte il fatto che, per l'ennesima volta, smentisca se stesso (ma su questo ci siamo abituati), ma mi chiedo sempre di più chi sia il suo consulente economico. Come si fa ad uscirsene ancora con la storia dei dazi? Non bastava la Lega Nord a portare avanti questa pericolosa buffonata economica? Sì, pericolosa, perchè il danno per le imprese e i consumatori italiani potrebbe mettere davvero fine al Bel Paese.

Il motivo è semplice: mettere dazi a prodotti importati dall'estero dal punto di vista del consumatore italiano renderebbe meno conveniente il loro acquisto, escludendoli automaticamente dal mercato. Meno concorrenza, meno scelta (e minor efficienza del sistema, visto che andrebbero a proteggere aziende non competitive). Ciò comporta l'obbligo di acquistare prodotti italiani, che prima erano esclusi in quanto costavano troppo. Il loro prezzo però non è diminuito (anzi, avendo meno concorrenza alcune imprese potrebbero addirittura aumentarlo), ergo il consumatore si ritroverebbe a pagare prodotti simili a quelli che acquistava pin precedenza a prezzi più elevati. Capite voi stessi che se già in una situazione ordinaria ciò è scomodo (oltre che ingiusto), in una situazione di crisi come questa porterebbe un crollo dei consumi ancor maggiori, con conseguenti danni erariali ed alle imprese distributrici.

Le stesse imprese italiane però ne soffrirebbero. Sì perchè all'annuncio della messa in vigore di dazi per i prodotti esteri, gli altri Paesi risponderebbero tutti con dei dazi punitivi verso i prodotti italiani, distruggendo l'export di quel "Made in Italy" che si vorrebbe proteggere. Siete davvero sicuri di volere tutto questo?

Guardate che è la storia che si ripete: già durante la crisi del '29 gli USA ebbero la cattiva idea di aumentare a livelli record i dazi con lo Smoot-Hawley Tariff Act del giugno 1930. Quale fu la conseguenza? Semplice, gli altri paesi li aumentarono a loro volta. Quel provvedimento portò il declino del commercio internazionale a livelli mai visti prima:


"Le importazioni USA passarono da un picco di $1,334 milioni del 1929 a un misero $390 milioni nel 1932, nel mentre le esportazioni USA verso l'Europa passarono da $2,341 milioni nel 1929 a $784 milioni nel 1932. Globalmente, il commercio mondiale calò del 66% fra il 1929 e il 1934. Più in generale, lo Smoot-Hawley non fece nulla per favorire la fiducia e la cooperazione fra le nazioni sia dal punto di vista economico, sia politico durante un'epoca pericolosa nelle relazioni internazionali."


Per concludere, citando l'economista Charles Poor Kindleberger: 

“Il mantenimento di un mercato per le merci in difficoltà può essere visto come una forma diversa di finanziamento. Il libero commercio ha due dimensioni: adattare le risorse interne alle variazioni delle capacità produttive estere; mantenere aperto il mercato di importazione in periodi di tensione. L’introduzione di dazi a protezione dell’agricoltura americana adottata dal governo repubblicano – in contrasto con quanto auspicato dalla Conferenza economica mondiale del 1927 – diede luogo ad una corsa internazionale alle ritorsioni che si rivelò dannosa per tutti. La formula della tregua doganale e della stabilizzazione promossa dalla Conferenza del 1933, non essendosi svolta in presenza di un paese che si assumesse il peso di fornire un mercato per i prodotti in declino e crediti a lungo termine, assicurò il progredire della deflazione” (Moneta e Credito, vol. 63 n. 252 (2010), pag. 332).



Data l'evidenza dei fatti, chiedo a Grillo e grillini: siete davvero sicuri di volere ciò per l'Italia?


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giovedì 3 luglio 2014

Il CALO dello SPREAD è merito di RENZI?

Articolo scritto e pubblicato originariamente su MySolutionPost il 12 maggio 2014


Chi di voi si ricorda lo spread? Il termine più famoso della crisi che stiamo vivendo da oramai 6 anni a questa parte.
Ultimamente è un po’ passato di moda, forse perché siamo distratti da altre vicende (politiche) o forse solo a causa della sua stabilità a livelli più accettabili rispetto a 2 anni fa (fortunatamente), fatto sta che è sempre più raro vedere commenti sull’andamento dei tassi di interesse dei titoli a 10 anni dei Paesi mediterranei rispetto al Bund tedesco. Sono dunque i titoloni quasi quotidiani sui maggiori giornali italiani in cui venivano mostrate anche le più piccole variazioni della differenza di rendimento Btp-Bund, sia sotto forma di allarme quando cresceva, sia di contenuta gioia quando diminuiva.
A inizio aprile però il neo premier Matteo Renzi ha tirato fuori l’argomento, annunciando che lo spread “non è mai stato così basso dal 2011”. Effettivamente è vero, perché un livello a 160-170 punti era tanto tempo che non si vedeva da queste parti. Molti giornali parlavano (e tutt’ora continuano) di “Effetto Renzi”, in quanto dalla sua nomina sembra ci sia stato un cambio di marcia positivo del temutissimo spread. Ottima cosa quindi, però da qui a dare i meriti a Renzi come tanti stanno facendo ce ne passa.
Analizziamo il grafico Btp-Bund da un anno a questa parte (da il Sole 24 Ore):

 Poletti _01_120514

Come è facile notare, dal picco di fine giugno in poi la discesa è sempre stata più o meno costante, fino ad arrivare al minimo del 6 maggio. Sicuramente è una buonissima cosa che farà risparmiare soldi in interessi nei prossimi anni. Però, vediamo subito che dal 22 febbraio (data insediamento dell’attuale premier) a oggi siamo passati da 194 punti a 154. Nello stesso arco temporale (fine novembre-inizio dicembre) siamo passati da valori fra 230 e 240 punti ad appunto 194, quindi il calo è stato pressappoco identico. Renzi non ha compiuto alcun miracolo da questo punto di vista. Lo spread scendeva prima, ha continuato a scendere anche dopo allo stesso ritmo.
Confrontandolo poi con un Paese membro dei “Pigs”, la Spagna, si nota come anch’esso abbia seguito un trend identico a quello italiano:

 Poletti _02_120514

Prendendo il Portogallo (altro Paese membro dei “Pigs”), il calo dello spread è ancora migliore rispetto a quello di Italia e Spagna: un trend sempre a ribasso, ma più deciso (partiva anche da una condizione peggiore, sia chiaro):

 Poletti _03_120514

I dati parlano chiaro: lo spread italiano stava calando già per conto suo. Dopo l’arrivo di Renzi ha continuato la sua discesa in maniera costante, senza alcun miglioramento particolare del trend. Stessa cosa vale per i due Paesi del sud Europa più simili all’Italia (anzi, uno ha fatto meglio, il Portogallo).
Renzi ha quindi il merito di non aver alterato il trend positivo presente in tutti i Paesi del Sud Europa. Sempre che si possa chiamare merito…

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domenica 1 giugno 2014

La Troika impone nuove regole su latte e yogurt in Grecia: tortura o...?

"Ora la Troika vuole anche dire ai greci come prudurre lo yogurt", oppure "Non possono nemmeno produrre latte e yogurt come vogliono". Questi sono alcuni dei tanti lamenti che si leggono in Italia per denunciare la crudeltà della Troika verso i malcapitati cittadini greci
Certo, letti così sono frasi sicuramente ad effetto che pongono il lettore in una posizione di simil odio nei confronti della Troika stessa.

Se però modificassimo quelle frasi, con una tipo "Gli agricoltori greci non possono nemmeno imporre il proprio latte e il proprio yogurt ai loro cittadini", ecco che il vostro giudizio cambierebbe di colpo, giusto? Ahhhh, il potere delle parole.

Sì perchè le prime due frasi raccontano solamente la posizione degli agricoltori, i quali sono effettivamente scesi in piazza lo scorso marzo per protestare contro queste misure per tutelare i propri interessi. Tralasciano il resto.

Ad esempio, non dicono che in Grecia il latte definito "fresco" aveva scadenza 5 giorni (in quanto per loro il latte fresco è quello di semplice o di bassa pastorizzazione). La Troika chiedeva quindi di seguire la pratica comunitaria seguita da tutti gli altri Paesi.
Quella scadenza di fatto obbligava i consumatori in Grecia ad acquistare solamente il latte prodotto, guardacaso, dai produttori locali. Risultato? Il prezzo del latte in Grecia è circa 1/3 più alto rispetto agli altri Paesi, ed è il terzo più caro dopo Cipro e Italia.

Il provvedimento della Troika vuole favorire la concorrenza, aprendo di fatto le porte ad altri tipi di latte (sempre fresco, sia chiaro), con il risultato di proporre un prodotto più economico, far scendere probabilmente anche il prezzo del latte "super fresco" tipico della Grecia e lasciare finalmente al consumatore la libertà di scelta che fino ad oggi è mancata.

La stessa cosa ovviamente vale per tutti gli altri prodotti derivanti dal latte stesso, yogurt compreso: potendone utilizzare di vari tipi, si verrebbe a creare un nuovo ventaglio di beni a disposizione del cittadino greco.

Questa è la grande tragedia: dare la libertà di scelta ai greci. Prima non potevano, ora sì. E non c'è nessun divieto ai produttori di latte e yogurt di produrre il loro latte "super fresco" a scadenza 5 giorni. Possono continuare a farlo ed esportarlo come sempre. Non devono però vietare ad altri tipi di latte e latticini di far concorrenza ai loro. De Facto, si tratta di rompere il monopolio di una lobby/casta, monopolio che (come sempre) veniva pagato dai cittadini.

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venerdì 30 maggio 2014

Perché le quote rosa sono un male per la società e le donne stesse

Articolo pubblicato per MySolutionPost


È da poco passato l’8 marzo, festa della donna in cui si dovrebbero celebrare le conquiste sociali ed economiche del sesso femminile ottenute in questi ultimi decenni per arrivare, molto lentamente ad essere onesti, alla parità dei sessi.
Siccome, nei fatti, siamo ancora lontani dal considerare uomo e donna uguali, molte donne spingono per riforme anche “estreme” per obbligare la società ad accettarle come pari, e non inferiori, agli uomini.
Sia ben chiaro, nessuno vuole affermare che gli uomini siano superiori e ci si augura che la parità dei sessi arrivi il prima possibile anche nei fatti e non solo nelle parole, però alcune proposte fatte sono esse stesse antimeritocratiche, sessiste e quindi sbagliate.
Fino a qualche mese fa si parlava del femminicidio (argomento delicato e complicato che non andremo a trattare qui), oggi vanno di moda le “Quote Rosa”, soprattutto dopo l’insediamento del nuovo Governo Renzi, il quale ne ha fatto un proprio marchio di riconoscimento (per non dire “spot elettorale per future elezioni).
Cosa sono dal punto di vista imprenditoriale? In pratica, obbligano le società quotate e a partecipazione pubblica ad avere una certa percentuale di donne nel CDA. Lo scopo è quello di spingere verso una “parificazione di carriera” fra uomo e donna. E chissà che magari non vengano estese a tutte le aziende un giorno.
Il ragionamento è semplice: nell’azienda X non ci sono donne nel CDA? Da ora in poi sei obbligato ad assumerne per arrivare ad un rapporto uomini/donne secondo il legislatore congruo. Rapporto che ovviamente dovrà crescere nel tempo. Se non lo farai, scatteranno delle punizioni.
Certamente, dati alla mano, la situazione è tragicomica. Come sottolineato dal Sole24Ore:
“il numero di donne presenti nei consigli di amministrazione delle aziende italiane è in aumento: lo dice il report annuale elaborato da Ria Grant Thornton, secondo cui, rispetto allo scorso anno, le «quote rosa» nei cda sono salite dal 14 al 15,7% […] Il nostro Paese resta tuttavia indietro rispetto non solo al resto d'Europa, ma anche del mondo. Basti pensare che nel vecchio continente la percentuale di donne che siedono nei cda delle aziende è del 23%, mentre a livello globale addirittura del 24% […]
Una distinzione va fatta anche per gli incarichi ricoperti: solo il 10% riesce a diventare amministratore delegato e appena il 7% ha il ruolo di presidente. La presenza di donne nei board delle aziende diminuisce inoltre con l'aumentare del fatturato delle società, con una presenza particolarmente concentrata nelle imprese con turnover compreso tra i 30 e i 100 milioni.”
Siamo ben sotto al resto del mondo (come in praticamente ogni cosa, a dire il vero), quindi obbligare attraverso una legge ad assumere donne potrebbe essere una soluzione? A mio parere no, anzi, sarebbe fin deleterio per le donne stesse.
Parità di trattamento e diritti e quote rosa sono contrari più che sinonimi e non sono la giusta via per arrivare alla parità di sesso in quanto esse stesse in primis distinguerebbero maschi e femmine, “premiando” le seconde solo per un fatto di sesso. Cadono quindi nello stesso vizio per il quale sono nate.
Fra l’altro, non gioverebbero neppure alle donne presenti nei CDA, le quali verrebbero viste come “privilegiate”, gettando ancora più benzina sul fuoco su quella sciocca lotta fra sessi.
Oltre a ciò, non verrebbero risolti i veri problemi alla radice di questa poca presenza femminile nelle aziende tutte, non solo quelle quotate: ad esempio la maternità, sempre più un costo di difficile gestione per le aziende, dato anche il momento di crisi; oppure la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, soprattutto per le madri che hanno figli piccoli (data anche la scarsità di asili nido) e orari di lavoro inconciliabili con il vero e proprio lavoro di mamma (i quali causano le richieste di cambiamento da full-time a part-time).
Personalmente poi spingerei per davvero, ove possibile, su quel lavoro da casa (che sarà il futuro, quindi tanto vale iniziare ad introdurlo il prima possibile) che risolverebbe i problemi sopra citati.
Queste sarebbero riforme che naturalmente porterebbero ad aumentare la presenza femminile nelle aziende, anche in posizioni importanti. Se una donna è brava verrebbe per davvero assunta e riuscirebbe ad avere una carriera uguale a quella dei suoi colleghi uomini, se non addirittura migliore. Un caso è quello nel settore della comunicazione:
“Circa il 70% dei responsabili degli uffici stampa delle aziende è rappresentato da donne, e una presenza femminile quasi analoga si registra tra i direttori (o meglio le direttrici) dell'area della comunicazione.
E' quanto emerge dalla previsione per il 2012 (ma datata 2007) di Censis Servizi, previsione che sembra per il momento essere stata rispettata.
[…]
quali sono quindi le caratteristiche che fanno si che le donne si impongano sul sesso forte nei settori della comunicazione? [...]
Dello stesso parere delle intervistate sembra essere Gherarda Guastalla Lucchini (presidente G&G Relazioni Pubbliche e Socio fondatore FERPI) che ha dichiarato: “[…] Credo che sia la naturale conseguenza della maggiore sensibilità sociale delle donne, della loro superiore capacità di ascoltare, della loro più alta attenzione all'etica. Oltretutto le donne hanno più coraggio a dire no a politiche o decisioni che non condividono.”
Le quote rosa non sono quindi una soluzione per risolvere il problema. Attuare le riforme per aiutare le donne impegnate anche nella costruzione di una famiglia, facendo in modo che possano esprimere tutto il loro talento. Questa sarebbe una soluzione.
E chissà, magari anche un cambio di mentalità dei papà, i quali potrebbero chiedere giorni di congedo per far rientrare al lavoro prima le mogli, come accade in Svezia, ad esempio.

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giovedì 22 maggio 2014

Quanto siete bravi in finanza? Un breve test di "Capacità Finanziaria" ve lo dirà

Quanto siete bravi in finanza? Pensate di essere più bravi dei vostri amici, colleghi...del cittadino medio?

Questo test presente sul sito della "FINRA Investor Education Foundation" ve lo dirà.


Sia chiaro, è in inglese, quindi dovrebbe avere un minimo di padronanza della lingua.Ma se l'ho fatto io, la maggior parte di voi non avrà problemi a svolgerlo.

Qui le domande con le risposte multiple:

Suppose you have $100 in a savings account earning 2 percent interest a year. After five years, how much would you have?


Imagine that the interest rate on your savings account is 1 percent a year and inflation is 2 percent a year. After one year, would the money in the account buy more than it does today, exactly the same or less than today?

If interest rates rise, what will typically happen to bond prices? Rise, fall, stay the same, or is there no relationship?

True or false: A 15-year mortgage typically requires higher monthly payments than a 30-year mortgage but the total interest over the life of the loan will be less.



True or false: Buying a single company's stock usually provides a safer return than a stock mutual fund.


Fatemi sapere nei commenti qui sotto o sulla fanpage come vi è andato. Al sottoscritto molto bene:


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sabato 17 maggio 2014

Piantatela! Se il PIL è in calo la colpa non è di Renzi

Se c'è un aspetto negativo nel sacrosanto diritto della "libertà di parola" è che chiunque si senta libero di dire ciò che vuole su un qualunque argomento. Di solito l'argomento in questione varia in base alla "moda" del momento: che sia il calcio ("siamo tutti allenatori"), un fatto di cronaca ("siamo tutti investigatori") o che riguarda il mondo scientifico ("siamo tutti scienziati").

Ultimamente, per via della crisi e grazie anche alle Elezioni Europee, tutti vogliono dire la propria sull'economia. "Siamo tutti economisti" quindi.

Nella giornata di ieri, sono stati resi noti i dati riguardo la crescita del PIL del primo trimestre del 2014. Nel nostro Paese, purtroppo, di crescita proprio non si può parlare. Il PIL infatti si è contratto dello 0.1%, riportando l'economia al lontano anno 2000.

I commenti si sprecano, ma chi legge queste pagine non sarà affatto sorpreso. I commenti però che personalmente mi hanno fatto arrabbiare sono quelli del tipo "Eh, tutta colpa di Renzi".

Cari lettori, se mi seguite saprete cosa il sottoscritto pensa dell'attuale Governo e Premier, giudicato sempre dai fatti. E propriò perchè su queste pagine i fatti fanno da padroni, trovo ridicolo dar la colpa a Matteo Renzi per la pessima performance del Paese nei primi tre mesi del 2014.

Come si possa, dico io, individuare in un Premier che è in carica da fine febbraio (2/3 del trimestre quinid), che non ha ancora attuato alcuna riforma (per questioni governative), la causa della decrescita del PIL? In quale universo la colpa è di Renzi?

Capisco criticare, che ci devono essere, ma il tifo da stadio ignorante lasciamolo fuori dagli argomenti seri...

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sabato 19 aprile 2014

Renzi: Evasione fiscale e sobrietà per le coperture più ridicole di sempre

A leggere certe cose al sottoscritto viene l'orticaria. Perchè le prese in giro in forma di battutine da bambino di terza elementare sono anche passabili ogni tanto (visto che l'italota medio ride...), ma se poi le ritrovi anche in quelle che dovrebbero essere le coperture trovate dal tuo governo le palle iniziano a girare.

Già che è presente uno pseudo hashtag alla twitter, #oraics, rende il tutto una barzelletta (giuro, pensavo fosse uno scherzo), ma è nulla in confronto allo schema pubblicato:


Già sull'aumento del gettito Iva avrei da dubitare, ma le ultime due voci sono fantastiche: Lotta all'evasione che passa da uno 0.3 ad un 3 pieno e....SOBRIETA', che passa da uno 0.9 ad un 2.

La domanda prima che vorrei porre al sommo Renzi è: ma dati questi super aumenti di gettito e risparmio previsti nel 2014, non si potrebbero aumentare anche quelli di quest'anno? Delle due l'una: o non si vuole aumentarle già quest'anno, oppure già ora si ammette che sono coperture fantasiose.

Curioso poi il termine "Sobrietà": siam passati da un governo che vuole aumentare le accise sugli alcolici per finanziare la scuola, ad uno che parla in generale di sobrietà. Peccato che ad essere presi per i fondelli siano sempre i cittadini. E se vi applaudono, un po' (tanto) se lo meritano

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venerdì 18 aprile 2014

Spiegate a Grillo cosa sia l'avanzo primario, visto che non lo sa

Molti di voi (per non parlare di alcuni miei amici) mi chiedono: ma perchè non sei (più) un grillino? Pure tu critichi la casta, i partiti, i politici sia a livello nazionale che locale. Pure tu vuoi cambiare il Paese, vuoi un futuro migliore. Il M5S è l'alternativa.

Sicuramente concordo con il M5S sulla critica che esso fa ai privilegi della casta politica ed amministrativa (quella che costa di più), infatti su quello non ho mai detto nulla di negativo. Il problema è il resto, a partire dalle penosa preparazione su...praticamente tutto. A partire dal suo guru/leader/"portavoce".

Ultimo post sul blog di Grillo titolato "L'Italia in mano agli usurai". Si parla di Europa (...). Solite cose su complotti e pagamenti di interessi alle banche tedesche (non dite lui che circa il 60-70% del debito italiano è detenuto da istituti, imprese e famiglie italiane). Ad un certo punto però, ecco la perla di saggezza:

Siamo tornati al '600 in Italia. Al posto degli eserciti stranieri, i poteri finanziari, ma almeno, allora, non ci prendevano per il culo con una finta democrazia e le riforme costituzionali fatte solo per perpetuare la Casta. Lo Stato italiano spende circa 800 miliardi di euro ogni anno. Di questi, 100 sono di interessi sul debito, senza questa zavorra avremmo un avanzo primario. Le entrate sarebbero superiori alle spese nonostante gli sprechi, che comunque sono enormi, tra i 100 e i 150 miliardi. 
Dov'è la stupidata? Suggerimento: se avete frequentato almeno i primi due anni di ragioneria in due secondi la trovate da soli.
 Questo per  dire a tutti gli altri quando grande sia la vaccata scritta:

"Lo Stato italiano spende circa 800 miliardi di euro ogni anno. Di questi, 100 sono di interessi sul debito, senza questa zavorra avremmo un avanzo primario"

Cari lettori, grillini e non, dovete sapere che l'avanzo primario è la differenza fra le entrate e le spese pubbliche senza la spesa per interessi. Quindi, quei 100 miliardi non si contanto nel calcolo dell'avanzo primario.
Tanto per, l'Italia è già in avanzo primario, ed anche di un bel po' (4% circa sul PIL).

Rifatevi la domanda: Perchè non son grillino? Perchè al governo io non ci mando gente che ne sa meno di mio fratello che frequenta la quarta ragioneria.



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sabato 15 marzo 2014

Cronache (nerissime) dalla futura Italia “Made in Beppe Grillo”

Articolo originale del sottoscritto pubblicato su MySolution Post

 
Comico, blogger, tuttologo, creatore e leader di un movimento politico nato dal popolo e con il popolo. Così, in estrema sintesi, si potrebbe descrivere Beppe Grillo. Per alcuni potremmo anche aggiungere un “Unico uomo capace di salvare l’Italia, anzi, il Mondo, dalla crisi economica”.
Sarebbe bello vero? E io per un periodo, il primissimo (quello dei due V-Day per intenderci), ci credevo anche e lo appoggiavo. Combattere questo Stato, questa casta politica (ma non solo), cambiare il modo di fare informazione in Italia, sviluppare rendendo “occidentali” la connessione a internet e i modi di comunicare, rendere realtà il telelavoro (ancora oggi non mi spiego il perché certa gente sia obbligata a spostarsi per andare a fare un lavoro che potrebbe svolgere comodamente a casa, ma su questo ci tornerò in un altro momento).
Per un ragazzo di 17-18 anni alle prime armi, con nessuna base di economia (frequentando il liceo scientifico...) e interessato solamente a pc e console, questi ragionamenti erano un po’ il Paese dei Balocchi: internet super veloce, lavorare da casa, cambiare classe politica e avere un’informazione decente.
Purtroppo, o per fortuna, si cresce e man mano che si studia (economia, nel mio caso) accanto a quei ragionamenti (giustissimi) si cerca quel qualche cosa in più perché ci si rende conto che
  1. un Paese non può cambiare solamente con quelle piccole riforme;
  2. per attuare alcune di quelle stesse riforme ci vuole altro, una base molto più solida e complicata da attuare che le sorregga.
Ed è qui che casca l’asino e la “magia” finisce.
Appena si parla di scienza, sia essa medicina, economia (astenersi pignoli che vogliono discutere se la materia “economia” sia definibile come “scienza” o meno, grazie) et similia si scopre come questa non sia un’alternativa valida.
Potrei elencare vari esempi, ma uno in particolare mi sembra rappresentativo, visti anche gli ultimi sviluppi. Su suo blog nel 2011 appare un articolo dal titolo “Italia Argentina” in cui un certo Zac scrive:
“Facciamo come l'Argentina!!! In otto anni sono riusciti a spazzare via la crisi, e sapete perché? Perché nonostante fossero finiti nel buio più assoluto, non avevano Stati che hanno impedito che la loro crisi seguisse ogni livello. Noi abbiamo Francia e Germania, che pur di non farci fallire (e di non perdere i loro crediti) allungheranno la nostra agonia all’infinito. Vivremo in una situazione di “simil-default” per anni, le tasse ci prosciugheranno le tasche, i conti correnti saranno tassati più volte, la disoccupazione schizzerà ancora di più. E solo perché non possiamo fallire, ce lo impediscono. Viva l’Argentina, allora. [...]”
Facciamo come l’Argentina, vale a dire non ripaghiamo il debito, in pratica default. Ho già spiegato il perché questa non sia la soluzione, quindi vi invito a rileggervi questo articolo. Il Paese sudamericano però è un esempio lampante di cosa succederebbe se imboccassimo questa strada.
Già nel 2011 l’Argentina era un Paese sulla via di un secondo default, ma oggi la situazione è tragicomica (comica perché c’è ancora gente, anche teoricamente preparata, che la prende a esempio), con un’inflazione a doppia cifra (si attesta intorno al 30% reale, mica il 10% che il Governo disperatamente va sbandierando), una moneta nazionale che esplode per quantità in circolazione (visto che la spesa pubblica aumenta sempre di più supportata dal nulla) e vale sempre meno, riserve diminuite di quasi un terzo (da 80 miliardi a 29 circa, e non tengono conto dei 10 miliardi dovuti al Club di Parigi e 8 miliardi dovuti a Repsol), con nessuno che vuole più investire visto che la proprietà privata non viene rispettata e i contratti vengono stracciati (chiedere sempre a Repsol) e nessuno pronto a finanziarla nel caso di difficoltà (come oggi), ecc.
La Presidentessa però è apparsa il tv annunciando, dopo aver abbassato l’età minima per votare, un nuovo sussidio di 600 pesos mensili per tutti i giovani disoccupati e non studenti.
Ecco, se un leader di un movimento pubblica sul blog un post in cui si augura di seguire l’esempio argentino, si circonda di “economisti” che predicano questa via (default e svalutazione in particolare), è bene anche che dica chiaramente a cosa si andrà incontro.
Aggiungo poi che, a differenza nostra, l’Argentina vive su una miniera di materie prime, ergo è riuscita a sopravvivere in questi 10 anni anche (se non soprattutto) grazie all?apprezzamento delle stesse.
Ma non ci preoccupiamo: anche noi giovani, come i nostri colleghi argentini, avremo le nostre 600mila lire di reddito di cittadinanza, pagati non si sa con quali soldi.
P.S.: Quel post si conclude con un “Si son rimboccati le maniche (gli Argentini, ndr.). E noi?”. Ecco... per rimboccarci le maniche in quel modo, evitiamo. Grazie.

@RebelEkonomist

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domenica 26 gennaio 2014

Le cause del declino economico italiano secondo i grillini (siamo senza speranza)

Se questo è il nuovo che avanza...



La causa principale è l'Euro secondo i grillini. Euro quindi peggio della corruzione, dei partiti tanto odiati, della burocrazia, della lentezza della giustizia, della Mafia etc etc etc. Ciò significa che tornando alla Lira tutto si risolverà e noi torneremo ad essere quel Bel Paese che eravamo anni fa (ma molti anni fa).

Un po' come l'Argentina del resto...

Certo...non dite loro che i problemi c'erano pure prima dell'Euro e l'Italia era già in crisi (rispetto agli altri Paesi) quando ancora c'era la Lira. E non dite loro che nel 1992, crisi molti simile a quella odierna, non esisteva la moneta unica.

Curioso anche non trovare, ad esempio, la tassazione tanto odiata da tutti o la tremenda inefficienza della spesa pubblica, della scuola, del mercato del lavoro....tutte cose che c'erano anche prima dell'Euro e che tornando alla lira non si risolverebbero (anzi, sarebbe l'ennesima scusa per rinviare le riforme, ovviamente a spese di noi poveracci comuni cittadini).

Letture Consigliate:

Draghi ha ragione: la BCE non si deve sostituire alle riforme dei governi
Costo del lavoro alto e in crescita: Italia bocciata
Quali sarebbero le conseguenze per i mutui nel caso di un ritorno alla Lira?
Uscire dall'Euro, tornare alla Lira e svalutare: quali le conseguenze?

@RebelEkonomist

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lunedì 6 gennaio 2014

Le incoerenze dei sette punti per l'Europa del M5S

Le elezioni europee sono alle porte e per il Movimento 5 Stelle sarà la prova del nove: confermeranno/miglioreranno il risultato dello scorso febbraio (ottimo), oppure continueranno con i brutti risultati delle ultime tornate elettorali in giro per l'Italia?

I grillini si presentano con un programma di 7 punti citato anche nell'ultimo V3Day dello scorso dicembre che gira sulle varie pagine del M5S e vicine ad esso:

L'intento è di rivedere la posizione dell'Italia in UE e direi dell'influenza dell'UE sulle vicende italiane. Non starò qui a commentare punto per punto ora (lo farò in un altro articolo, ma chi mi segue avrà già un'idea di cosa pensa il sottoscritto), piuttosto vorrei sottolineare le palesi incoerenze presenti in questo chiamiamolo manifesto (visto che il termine è di moda ultimamente).

Al punto 1 si chiede un "Referedum per la permanenza nell'euro", mentre al punto 4 si propone l'"Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune". Siccome Grillo più volte ha proposto i "due euro, uno per il Nord e uno per il Sud", i due punti sono in contrasto: se si votasse per la permanenza, la politica comune, almeno quella monetaria, sarebbe impossibile.
A mio avviso poi è in contrasto anche con il punto 3: uscendo dall'euro, perchè mai dovrebbero votare per l'adozione degli Eurobond, comprendendo l'Italia? Essi sarebbero infatti quotati in euro, ma se non non siamo nell'euro come si fa? Tra l'altro, avere un debito denominato in euro, seppur in comune, è un grosso problema se adotassimo un euro 2 più debole o un ritorno alla Lira...

Il punto 4,5 e 7 sono in contraddizione con il punto 2, o meglio: abolendo il Fiscal Compact, tutti gli obblighi che verrebbero eliminati dai punti sarebbero già stati eliminati dall'abolizione dello stesso Fiscal Compact (ok, il 3% è fissato prima dai parametri di Maastricht nel 1992 e poi dal Patto di Stabilità e Crescita del 1997, ma non se lo è mai filato nessuno prima della crisi) e come spiegato già prima, non ci può essere un'alleanza mediterranea senza uscire dall'Euro e dal patto.

Il punto 6 poi è in contrasto con il punto 4, visto che se si deve adottare una politica comune con altri Paesi, questi ultimi di sicuro non vorranno finanziare o adottare politiche che vadano a favorire i prodotti locali di uno di loro, danneggiando come conseguenza i propri. Ricordo che Grillo proponeva i dazi facendo l'esempio dell'olio di oliva esportato e importato da Italia e Spagna. Ecco, dovrebbe spiegarmi in che modo vorrebbe adottare una politica comune con i Paesi del Sud, quando la Spagna è una diretta "concorrente" nella produzione di tale bene, se poi vuole tutelare il made in italy mettendo dazi.

Già senza entrare nello specifico dei vari punti, il manifesto del M5S per l'Europa mi pare molto confuso ed incoerente. Ma per chi segue il comico in maniera obiettiva, non è per nulla una sorpresa.

...Mi ricorda molto un altro politico...

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domenica 5 gennaio 2014

L'ultimatum con i 6 punti del manifesto dei forconi? Solo e soltanto populismo

Anno nuovo, problemi vecchi, soluzioni sempre peggiori. Non bastava il Movimento 5 Stelle a proporre, assieme a cose assolutamente condivisibili, riforme che più populiste di così non se ne trovano. Ora ci si mettono pure i forconi a fare proposte. Dopo il flop della manifestazione di Roma pre-natalizia, i rivoluzionari made in Italy sono tornati alla carica con un manifesto di 6 punti che se Letta non approva "sarà rivolta".

17 giorni a partire da oggi per approvare i 6 punti del manifesto programmatico:

sospensione delle procedure esecutive, istituzione di un fondo di garanzia per le imprese, aumento di 300 euro in busta paga per i dipendenti privati, incremento delle pensioni minime, riduzione del costo del carburante (per usi professionali, preciso io) e tutela del made in Italy.
Alcune cose sono giuste, come la riduzione del costo del carburante per usi professionali (suppongo che se verrà ridotto per gli autotrasportatori sarà belle che finita la rivoluzione, vero?) e l'aumento in busta paga per i dipendenti privati che posso essere riassunte in un "abbassiamo le tasse su carburanti (perchè a tutti bisogna abbassarli, non solo ai camionisti eh) e salari", altre folli come la sospensione delle procedure esecutive e la tutela del made in Italy.

Sospendere le procedure esecutive di qualunque tipo vuol dire de facto far pagare ai creditori le colpe dei debitori senza alcuna distinzione. Poi ci lamentiamo se la pubblica amministrazione (debitore) non paga gli imprenditori (creditori) e questi falliscono.

Tutelare il Made in Italy presumo voglia dire dazi. Mi pare superfluo dover spiegare che se mettessimo dei dazi (a danno di noi consumatori, ovviamente), i Paesi esteri farebbero altrettanto e le nostre aziende subirebbero un danno non indifferente.

Ridurre il cuneo fiscale per far sì che gli stipendi dei dipendenti privati (circa 12 milioni, dati ISTAT) aumentino di 300 euro vuol dire una spesa di circa 40-50 miliardi di euro. Una riforma che appoggio totalmente, ma è da 10 anni che aspetto una riduzione di questo tipo e nessuno alla prova dei fatti è stato capace di intraprenderla (Berlusconi in primis).

Aumentare le pensioni minime (e quelle di invalidità, che per comodità non considero): ok, ma di quanto? Tenete conto che i pensionati al di sotto dei 500 euro sono (dati sempre ISTAT) circa 2.2 milioni. Vuol dire che aumentare ad esempio di 100 euro mensili in media a tutti (1200 euro all'anno) comporterebbe una spesa annua di 2 miliardi e 640 mila euro. Non li han trovati per evitare l'aumento dell'IVA....

Fondo di garanzia per le imprese: anche qui, nessun dato, solo parole. Non posso commentare. Preferirei che queste risorse, semmai esistano, venissero utilizzate per ridurre il cuneo fiscale.

Ultimo, ma non ultimo, la questione carburante. Anche qui, cosa giustissima visto il costo di benzina e gasolio in Italia gonfiato da accise ridicole vecchie presenti da decenni. Se da un lato una loro piccola riduzione a mio modo di vedere, dati alla mano, non comporterà una riduzione del gettito fiscale (vedi questo post), bisogna sempre tenere conto che oltre la metà del prezzo della benzina va allo Stato quindi una riduzione sostanziale (20-25 centesimi, per rientrare nella media UE) a tutti comporterebbe anche qui, tenendo conto che nel 2012 il fisco ha incassato 36.5 miliardi di euro, una riduzione di gettito di svariati miliardi di euro, se fatta a tutti.







Alla fine, ribadisco: alcune proposte sono follia pura, altre interessanti ma molto costose. Chi mi segue sa benissimo che sono il primo a volere una diminuzione pesante della tassazione in Italia. Il problema però è sempre lo stesso: con quali soldi? Ecco, i forconi oltre a un "diminuzione della spesa" molto generale, null'altro dicono. E ciò è, cari lettori, solo e soltanto populismo.


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venerdì 13 dicembre 2013

De la lettura, librerie, Amazon, detrazioni fiscali e vaccate all'italiana


Puntata uno: arriva Amazon con sconti del 30% sui libri. La gente timidamente ricomincia a leggerne qualcuno.

Puntata due: il parlamento approva una legge ad aziendam che vieta gli sconti superiori al 15%, perchè sennò uno la gente legge troppo e due le costosissime librerie di quartiere che non hanno mai un ca**o chiudono.

Puntata tre: la gente torna a guardare la tv e molla i libri, e col ca**o che torna nelle sfornitissime e costosissime librerie di quartiere, che uno già non ci andava prima, due non è chiaro perchè dovrebbero andarci solo perchè per legge hanno fatto alzare i prezzi ad Amazon.

Puntata quattro: le detrazioni fiscali per chi compra libri ''per aiutare la lettura e le librerie".

Poi venite pure a dire che l'italia è sull'orlo del baratro per colpa dei tedeschi. Per favore venitemelo a dire in faccia, rimanendo seri.
(Niccolò Cavagnola)


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domenica 8 dicembre 2013

Kim Jong-Il, Marco Rizzo e il confronto Nord-Sud Corea

Kim Jong-Il, dittatore sanguinario della North Korea, è deceduto. Ciò potrebbe portare ad un cambiamento rivoluzionario per il popolo nordcoreano, da anni sottomesso alla dittatura comunista.

In Italia Marco Rizzo e i Comunisti Sinistra Popolare (che forse in Corea del Nord non ci sono mai stati) ne piangono la morte sul loro sito "Il Segretario del Partito Marco Rizzo e il Responsabile esteri Alfonso Galdi , hanno espresso dolore e presentato le proprie condoglianze al popolo nordcoreano per la morte di Kim Jong-il, guida della causa rivoluzionaria dell’ideologia Juche e del Partito, dell’esercito e del popolo della Repubblica Democratica Popolare di Corea."

Sinceramente, caro Rizzo, non credo che i nordcoreani siano poi così addolorati per la perdita. Se poi vedi qualcuno di loro triste, è o perchè era un protetto dall'ex dittatore o perchè è stato "cortesemente" influenzato da altri a mostrarsi triste.
Consiglio a voi la lettura della voce di Wikipedia (anche italiana) per capire un po' le condizioni in cui stanno vivendo i "cittadini" sotto il regime comunista.

Dal punto di vista economico però, è interessante confrontare il Pil Pro-Capita con la "sorella" confinante Corea del Sud, molto più democratica, libera, "capitalista":




Ecco Rizzo, forse tu confondi la North Korea con la South Korea. Quella di cui stiamo parlando è quella in viola lì in basso.

sabato 30 novembre 2013

L'Italia è il Paese più ricco del G7 ma l'Europa non ne tiene conto? Per fortuna!

Navigando sul web mi sono imbattuto in un articolo pubblicato su un blog del Sole24Ore tenuto da tal Vito Lops (che, e me ne scuso, non so chi sia) che parla della ricchezza delle famiglie italiane lamentando del fatto che l'Europa non tenga conto di questa variabile che, numeri alla mano, ci vede al primo posto come mostrato dalla tabella con i dati OCSE:

Il post, dopo aver analizzato la tabella, conclude con il seguente paragrafo:

A questo punto, la domanda è: come mai nei parametri di Maastricht e successivi non si tiene conto di queste ponderazioni? Ci si sofferma solo su un lato della medaglia (deficit, debito) e non si analizza in profondità il corrisponde attivo (come farebbe un qualsiasi ragioniere nella logica della partita doppia)?
Messa così, la domanda può essere legittima: perchè non tenere conto anche della ricchezza dei privati cittadini nei parametri di Masstricht? Essendo noi posizionati bene, ne usciremmo con un'immagine meno negativa di quella che abbiamo e magari non saremmo costretti a fare così tanti sacrifici.

Le cose non stanno così, e per fortuna dico io!
Perchè mai l'Europa dovrebbe tener conto della ricchezza PRIVATA di cittadini e famiglie nella sostenibilità del debito PUBBLICO? Un vincolo di quel genere renderebbe un Paese, in cui i privati risparmiano e/o finanziano con i soldi guadagnati con fatica, libero di indebitarsi fino al collo "tanto nel caso preleviamo, anzi, rubiamo dai risparmi dei nostri cittadini". Perchè questo è.

I cittadini, oltre alle elevatissime tasse che già pagano, andrebbero a finanziare gli sprechi statali con i loro risparmi. Non mi voglio ripetere, ma ho già parlato di che tipo di patrimoniale servirebbe a diminuire il debito e quali saranno le conseguenze concludendo che non fosse davvero il caso di scegliere questra strada.

L'autore poi ha scritto "e non si analizza in profondità il corrisponde attivo (come farebbe un qualsiasi ragioniere nella logica della partita doppia)?". Caro mio, un qualsiasi ragioniere nella logica della partita doppia considererebbe le attività del soggetto indebitato, quindi dello Stato...e non dei suoi cittadini.

Nel suo ragionamento, è come se per un'impresa si tenesse conto non solo delle attività patrimoniali sue ma anche di quelle dei suoi dipendenti. E non mi pare sia così. Per fortuna.

@RebelEkonomist
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