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domenica 24 dicembre 2017

Laura Castelli e il PD mangia nascite

L'on. Castelli, dopo l'incredibile performance sul referendum a tema euro, ci regala un'altra perla delle sue.
Durante il suo intervento in Parlamento, la grillina se ne esce accusando il governo PD e Renzi di essere il responsabile della crisi di natalità che sta colpendo il nostro Paese.
"Siete riusciti a far diminuire la natalità di 100mila bambini in 5 anni"
Tralasciando il fatto che il calo di (circa) 100mila bambini nati in meno all'anno è su 8 anni e non 5 (ma sappiamo i problemi dei grillini quando si parla di numeri), imputare un governo del crollo di natalità è una cosa RIDICOLA.

Avevo già parlato dell'argomento sulla fanpage (qui), criticando il bonus bebè e dimostrando il perchè fosse un incentivo inutile e costoso, da togliere assolutamente in quanto non aveva risolto un bel niente. Il motivo è che la crisi di natalità italiana viene da molto lontano. Il crollo verticale delle nascita si ha da metà anni '60 circa, con un appiattimento intorno a fine anni '80 (dovuto, soprattutto negli anni duemila, all'ingresso di molti immigrati, i quali notoriamente figliano di più), però poi continuare da inizio crisi '08. A dirla tutta, sembra che anche l'aumento del ventennio post 2a guerra mondale (durante il boom) fosse un'eccezione. Il declino si vedeva già dalla prima guerra mondiale.
Quindi l'Italia ha un problema storico e fisiologico di calo delle nascite che viene molto da lontano. Potremmo dire quasi centennale, con un 20ennio molto positivo legato ad un forte boom economico. 
Per questo motivo:
1) i bonus non risolvono assolutamente nulla, anzi vanno a togliere risorse a riforme ben più utili (concetto di costo-opportunità)
2) Dare colpe a PD e Renzi di aver causato il crollo delle nascite è un'idiozia quasi incommentabile.

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lunedì 12 dicembre 2016

oh Mamma! Il programma energetico del M5S!

Oddio, così tanto che non scrivo più sul blog! Però...beh, considerando il populismo che avanza e sempre più politici che lo cavalcano quasi fossero sufisti professionisti, mi tocca tornare a scrivere. Ok, lo ammetto, un po' mi piace e mi mancava, però...avrei preferito farlo per altri motivi, ma vabbè.

Prima di tutto, vi invito a seguirmi sulla fanpage, RebelEk, così da rimanere sempre aggiornati su ciò che scrivo.

Secondo, quando si parla di populismo, non potevo non iniziare con Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle. A poche ore dalla fine del Governo Renzi, il comico ha iniziato la campagna elettorale, lanciando sul proprio blog il "programma energetico" del M5S.

Già il fatto che un partito politico (ops, movimento) metta su un blog privato di una società privata il proprio programma elettorale...beh...è comico per non dire tragico, no? E' un po' come se Berlusconi lanciasse il programma di Forza Italia sul sito di Mediaset.

Questioni logistiche a parte, analizzando le proposte dei grillini le cose non migliorano, anzi. Qualcuno dovrebbe avvisare Grillo che governare un Paese non equivale a cercare di far ridere 2000 persone in un teatro, ma tant'è.

Si parte criticando il fatto che un barile di Coca Cola costi più di uno di Petrolio. Beh, caro Beppe, è il mercato. Anche il biglietto dei tuoi spettacoli costa più di molti libri di premi Nobel, eppure....

Si continua poi con il mito delle stampanti 3D. Vero, ci sono. Vero, cambieranno in parte la produzione. Ma cosa si intende per "stampante 3D"? No perché ce ne sono tante, di dimensioni, complessità e prezzi diversi. Perché non cita mai una fonte?

Arriva poi l'arringa contro l'energia nucleare e gli sprechi che ogni giorno ci sono. Ok, vero che bisogna cercare di risparmiare...ma è ciò che si chiama efficienza energetica! Essa migliora con il migliorare della tecnologia. Poi ognuno di noi può metterci del suo, spegnendo luci, televisori, pc etc quando non li usa. Un po' come il riscaldamento, che caxxo tenete 22 gradi in casa, in inverno? Poi magari siete quelli che si lamentano dell'inquinamento, dei cambiamenti climatici etc...Però non possiamo basare un programma energetico su abitudini individuali, no?

Se la prende poi con i gasdotti che passano sotto gli ulivi pugliesi per andare in Austria perché è vecchio, siamo fossili, nel Paleolitico blabla. Alternativa? Boh, nada. Ah, caro Beppe, gli ulivi in Puglia non stanno male per colpa dei gasdotti eh...e non li tagliano per quello. Così, tanto per.

Passa poi a dire che fra 25 anni il Mondo cambierà (ma va?), che il 50% dei lavori di oggi non esisteranno più, secondo gli esperti (quali?). dice che poi si passerà dal petrolio all'elettrificazione e dovremmo chiederci se siamo d'accordo. Questa non l'ho capita, onestamente.

Finalmente arriviamo al programma vero e proprio, in cui dice che, siccome siamo il Paese del Sole, dobbiamo puntare alle rinnovabili, in particolare al fotovoltaico. Certo, non spiega come, visto che il fotovoltaico non rende poi così tanto, non è continuo, occupa una valanga di suolo e pensare di sostituire tutta l'energia prodotta/importata con le rinnovabili è totalmente folle, oltre che impossibile. Però lui ha avuto un impianto a casa e dice che funziona quindi..boh...dobbiamo credere a ciò che il vate dice.

Ah, poi cita la Tesla di Musk, dicendo che nei primi 3 mesi di attività ha fatto più soldi di tutto l'anno dei petrolieri. Petrolieri chi? E poi, proprio la Tesla? Quella che ad agosto ha raggiunto il 13° semestre consecutivo in rosso, con un buco da 293 milioni di dollari? Ma di che parla??? Ah, ovviamente non dice nulla sulla fine di alcune aziende del solare americane, nonostante tutti gli incentivi di Obama...

Questo poi merita una citazione:
Poi c'è un progetto della Nissan - che ha coinvolto anche società italiane - per far diventare l'automobile in un accumulatore. Tu accumuli nella batteria della tua auto elettrica la corrente di notte e se non la usi la rimetti in rete e te la pagano di giorno il triplo, con la differenza di prezzo ti paghi il leasing della macchina. Quindi la macchina intesa non solo per muoverti, ma come accumulatore di energia che è uno dei più grandi problemi che abbiamo


Un progetto...quale? Poi...caspita, tutto bello. ma se ognuno può accumulare l'energia dell'automobile, perché dovrebbe pagare l'energia prodotta da un'altra automobile, del vicino di casa, il triplo? ma poi perché proprio il triplo? Boh.

Elenca poi gli obiettivi del M5S 2-20-20, sbagliando pure l'unità di misura (non Kw ma Kwh Beppe, ma chi ti scrive i testi?). Vuole tagliare tutto nel giro di pochi anni, pure le ore di lavoro. Argomento vecchio, ne parlai già, leggetelo se volete qui. In sintesi, na caxxata.

ah, poi dice che questa riduzione avverrà grazie ai robot. Ma i robot sono industria pesante...quella stessa industria pesante che le stampanti 3D spazzeranno via dal globo terracqueo. Ah la coerenza...

Conclude con il passare dal fossile all'idroelettrico (che noi abbiamo in misura ridotta), eolico (le pale ci sono e...sono ferme) e fotovoltaico (che in Italia rende mica tanto, vediamo i progetti nel deserto come andranno).

Tante parole al vento, nessuna fonte, nessun progetto concreto. Insomma, propaganda populista, pure incoerente al suo interno.
Sarebbe comico in uno spettacolo comico. Beh, proprio comico no, però un sorrisetto lo strappa dai. Per un programma politico del secondo, se non primo, partito in Italia...fa paura.



Si parte citando Tesla e Musk, dicendo che in un trimestre ha fatto più soldi
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domenica 3 agosto 2014

I dazi di Grillo? Uccideranno consumatori e imprese italiane

In questa anomala estate, caratterizzata più da pioggia e fulmini che altro, mancava una tuonata anche del comico/portavoce/leader più famoso d'Italia.
Beppe Grillo torna a parlare di economia e di crisi, proponendo la soluzione per mettere fine allo spaventoso numero di fallimenti di imprese italiane:
"Sì ai dazi sociali, sì ai dazi per proteggere il made in Italy e l'economia italiana".
A parte il fatto che, per l'ennesima volta, smentisca se stesso (ma su questo ci siamo abituati), ma mi chiedo sempre di più chi sia il suo consulente economico. Come si fa ad uscirsene ancora con la storia dei dazi? Non bastava la Lega Nord a portare avanti questa pericolosa buffonata economica? Sì, pericolosa, perchè il danno per le imprese e i consumatori italiani potrebbe mettere davvero fine al Bel Paese.

Il motivo è semplice: mettere dazi a prodotti importati dall'estero dal punto di vista del consumatore italiano renderebbe meno conveniente il loro acquisto, escludendoli automaticamente dal mercato. Meno concorrenza, meno scelta (e minor efficienza del sistema, visto che andrebbero a proteggere aziende non competitive). Ciò comporta l'obbligo di acquistare prodotti italiani, che prima erano esclusi in quanto costavano troppo. Il loro prezzo però non è diminuito (anzi, avendo meno concorrenza alcune imprese potrebbero addirittura aumentarlo), ergo il consumatore si ritroverebbe a pagare prodotti simili a quelli che acquistava pin precedenza a prezzi più elevati. Capite voi stessi che se già in una situazione ordinaria ciò è scomodo (oltre che ingiusto), in una situazione di crisi come questa porterebbe un crollo dei consumi ancor maggiori, con conseguenti danni erariali ed alle imprese distributrici.

Le stesse imprese italiane però ne soffrirebbero. Sì perchè all'annuncio della messa in vigore di dazi per i prodotti esteri, gli altri Paesi risponderebbero tutti con dei dazi punitivi verso i prodotti italiani, distruggendo l'export di quel "Made in Italy" che si vorrebbe proteggere. Siete davvero sicuri di volere tutto questo?

Guardate che è la storia che si ripete: già durante la crisi del '29 gli USA ebbero la cattiva idea di aumentare a livelli record i dazi con lo Smoot-Hawley Tariff Act del giugno 1930. Quale fu la conseguenza? Semplice, gli altri paesi li aumentarono a loro volta. Quel provvedimento portò il declino del commercio internazionale a livelli mai visti prima:


"Le importazioni USA passarono da un picco di $1,334 milioni del 1929 a un misero $390 milioni nel 1932, nel mentre le esportazioni USA verso l'Europa passarono da $2,341 milioni nel 1929 a $784 milioni nel 1932. Globalmente, il commercio mondiale calò del 66% fra il 1929 e il 1934. Più in generale, lo Smoot-Hawley non fece nulla per favorire la fiducia e la cooperazione fra le nazioni sia dal punto di vista economico, sia politico durante un'epoca pericolosa nelle relazioni internazionali."


Per concludere, citando l'economista Charles Poor Kindleberger: 

“Il mantenimento di un mercato per le merci in difficoltà può essere visto come una forma diversa di finanziamento. Il libero commercio ha due dimensioni: adattare le risorse interne alle variazioni delle capacità produttive estere; mantenere aperto il mercato di importazione in periodi di tensione. L’introduzione di dazi a protezione dell’agricoltura americana adottata dal governo repubblicano – in contrasto con quanto auspicato dalla Conferenza economica mondiale del 1927 – diede luogo ad una corsa internazionale alle ritorsioni che si rivelò dannosa per tutti. La formula della tregua doganale e della stabilizzazione promossa dalla Conferenza del 1933, non essendosi svolta in presenza di un paese che si assumesse il peso di fornire un mercato per i prodotti in declino e crediti a lungo termine, assicurò il progredire della deflazione” (Moneta e Credito, vol. 63 n. 252 (2010), pag. 332).



Data l'evidenza dei fatti, chiedo a Grillo e grillini: siete davvero sicuri di volere ciò per l'Italia?


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lunedì 2 giugno 2014

"Grillusconi is back". Dal #vinciamonoi alle accuse di brogli elettorali

Accettare le sconfitte è sempre difficile, specialmente quelle elettorali. Se poi per tutto il periodo di campagna elettorale hai usato come slogan #vinciamonoi ecco che perdere con il 20% di voti in meno quasi brucia tantissimo.

Per questo Grillo è stato zitto in un primo momento, per poi tuonare sul suo blog denunciando "brogli" nei comuni rossi. Ovviamente, essere doppiati dal partito vincente quando si pensava di essere i primi in Italia è inaccettabile, ergo sicuramente ci deve essere qualche cosa in più, qualche cosa di irregolare, un qualche "complotto".

Non è mica colpa delle assurde dichiarazioni fatte in campagna elettorale, dei toni utilizzati e del tentare sempre di attaccare l'avversario, proponendo poco o niente e quel poco argomentato malissimo (vedi intervista da Vespa). No, sicuro gli altri hanno barato. Se poi a riportarlo è un sito chiaramente lontano dal complottismo come Informare X Resistere, allora deve essere per forza vero.

Curioso perchè la stessa cosa era accaduta nel 2006 (ad esempio): protagonisti Prodi e Berlusconi, con quest'ultimo che imputava la vittoria del primo grazie a brogli elettorali. Berlusconi, quello che Grillo ha preso in giro, appellato con soprannomi divenuti famosi nel Bel Paese.

E non vogliamo ricordare questo spezzone di un suo spettacolo in cui derideva quel Berlusconi che si lamentava dei brogli:




Ecco. Ora lui è uguale. Due nemici, opposti all'inizio, che agiscono sempre di più allo stesso modo. Ed è proprio chi lo accusava, che ora lo imita comportandosi allo stesso modo. Anzi, peggio.

@RebelEkonomist
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venerdì 18 aprile 2014

Spiegate a Grillo cosa sia l'avanzo primario, visto che non lo sa

Molti di voi (per non parlare di alcuni miei amici) mi chiedono: ma perchè non sei (più) un grillino? Pure tu critichi la casta, i partiti, i politici sia a livello nazionale che locale. Pure tu vuoi cambiare il Paese, vuoi un futuro migliore. Il M5S è l'alternativa.

Sicuramente concordo con il M5S sulla critica che esso fa ai privilegi della casta politica ed amministrativa (quella che costa di più), infatti su quello non ho mai detto nulla di negativo. Il problema è il resto, a partire dalle penosa preparazione su...praticamente tutto. A partire dal suo guru/leader/"portavoce".

Ultimo post sul blog di Grillo titolato "L'Italia in mano agli usurai". Si parla di Europa (...). Solite cose su complotti e pagamenti di interessi alle banche tedesche (non dite lui che circa il 60-70% del debito italiano è detenuto da istituti, imprese e famiglie italiane). Ad un certo punto però, ecco la perla di saggezza:

Siamo tornati al '600 in Italia. Al posto degli eserciti stranieri, i poteri finanziari, ma almeno, allora, non ci prendevano per il culo con una finta democrazia e le riforme costituzionali fatte solo per perpetuare la Casta. Lo Stato italiano spende circa 800 miliardi di euro ogni anno. Di questi, 100 sono di interessi sul debito, senza questa zavorra avremmo un avanzo primario. Le entrate sarebbero superiori alle spese nonostante gli sprechi, che comunque sono enormi, tra i 100 e i 150 miliardi. 
Dov'è la stupidata? Suggerimento: se avete frequentato almeno i primi due anni di ragioneria in due secondi la trovate da soli.
 Questo per  dire a tutti gli altri quando grande sia la vaccata scritta:

"Lo Stato italiano spende circa 800 miliardi di euro ogni anno. Di questi, 100 sono di interessi sul debito, senza questa zavorra avremmo un avanzo primario"

Cari lettori, grillini e non, dovete sapere che l'avanzo primario è la differenza fra le entrate e le spese pubbliche senza la spesa per interessi. Quindi, quei 100 miliardi non si contanto nel calcolo dell'avanzo primario.
Tanto per, l'Italia è già in avanzo primario, ed anche di un bel po' (4% circa sul PIL).

Rifatevi la domanda: Perchè non son grillino? Perchè al governo io non ci mando gente che ne sa meno di mio fratello che frequenta la quarta ragioneria.



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sabato 15 marzo 2014

Cronache (nerissime) dalla futura Italia “Made in Beppe Grillo”

Articolo originale del sottoscritto pubblicato su MySolution Post

 
Comico, blogger, tuttologo, creatore e leader di un movimento politico nato dal popolo e con il popolo. Così, in estrema sintesi, si potrebbe descrivere Beppe Grillo. Per alcuni potremmo anche aggiungere un “Unico uomo capace di salvare l’Italia, anzi, il Mondo, dalla crisi economica”.
Sarebbe bello vero? E io per un periodo, il primissimo (quello dei due V-Day per intenderci), ci credevo anche e lo appoggiavo. Combattere questo Stato, questa casta politica (ma non solo), cambiare il modo di fare informazione in Italia, sviluppare rendendo “occidentali” la connessione a internet e i modi di comunicare, rendere realtà il telelavoro (ancora oggi non mi spiego il perché certa gente sia obbligata a spostarsi per andare a fare un lavoro che potrebbe svolgere comodamente a casa, ma su questo ci tornerò in un altro momento).
Per un ragazzo di 17-18 anni alle prime armi, con nessuna base di economia (frequentando il liceo scientifico...) e interessato solamente a pc e console, questi ragionamenti erano un po’ il Paese dei Balocchi: internet super veloce, lavorare da casa, cambiare classe politica e avere un’informazione decente.
Purtroppo, o per fortuna, si cresce e man mano che si studia (economia, nel mio caso) accanto a quei ragionamenti (giustissimi) si cerca quel qualche cosa in più perché ci si rende conto che
  1. un Paese non può cambiare solamente con quelle piccole riforme;
  2. per attuare alcune di quelle stesse riforme ci vuole altro, una base molto più solida e complicata da attuare che le sorregga.
Ed è qui che casca l’asino e la “magia” finisce.
Appena si parla di scienza, sia essa medicina, economia (astenersi pignoli che vogliono discutere se la materia “economia” sia definibile come “scienza” o meno, grazie) et similia si scopre come questa non sia un’alternativa valida.
Potrei elencare vari esempi, ma uno in particolare mi sembra rappresentativo, visti anche gli ultimi sviluppi. Su suo blog nel 2011 appare un articolo dal titolo “Italia Argentina” in cui un certo Zac scrive:
“Facciamo come l'Argentina!!! In otto anni sono riusciti a spazzare via la crisi, e sapete perché? Perché nonostante fossero finiti nel buio più assoluto, non avevano Stati che hanno impedito che la loro crisi seguisse ogni livello. Noi abbiamo Francia e Germania, che pur di non farci fallire (e di non perdere i loro crediti) allungheranno la nostra agonia all’infinito. Vivremo in una situazione di “simil-default” per anni, le tasse ci prosciugheranno le tasche, i conti correnti saranno tassati più volte, la disoccupazione schizzerà ancora di più. E solo perché non possiamo fallire, ce lo impediscono. Viva l’Argentina, allora. [...]”
Facciamo come l’Argentina, vale a dire non ripaghiamo il debito, in pratica default. Ho già spiegato il perché questa non sia la soluzione, quindi vi invito a rileggervi questo articolo. Il Paese sudamericano però è un esempio lampante di cosa succederebbe se imboccassimo questa strada.
Già nel 2011 l’Argentina era un Paese sulla via di un secondo default, ma oggi la situazione è tragicomica (comica perché c’è ancora gente, anche teoricamente preparata, che la prende a esempio), con un’inflazione a doppia cifra (si attesta intorno al 30% reale, mica il 10% che il Governo disperatamente va sbandierando), una moneta nazionale che esplode per quantità in circolazione (visto che la spesa pubblica aumenta sempre di più supportata dal nulla) e vale sempre meno, riserve diminuite di quasi un terzo (da 80 miliardi a 29 circa, e non tengono conto dei 10 miliardi dovuti al Club di Parigi e 8 miliardi dovuti a Repsol), con nessuno che vuole più investire visto che la proprietà privata non viene rispettata e i contratti vengono stracciati (chiedere sempre a Repsol) e nessuno pronto a finanziarla nel caso di difficoltà (come oggi), ecc.
La Presidentessa però è apparsa il tv annunciando, dopo aver abbassato l’età minima per votare, un nuovo sussidio di 600 pesos mensili per tutti i giovani disoccupati e non studenti.
Ecco, se un leader di un movimento pubblica sul blog un post in cui si augura di seguire l’esempio argentino, si circonda di “economisti” che predicano questa via (default e svalutazione in particolare), è bene anche che dica chiaramente a cosa si andrà incontro.
Aggiungo poi che, a differenza nostra, l’Argentina vive su una miniera di materie prime, ergo è riuscita a sopravvivere in questi 10 anni anche (se non soprattutto) grazie all?apprezzamento delle stesse.
Ma non ci preoccupiamo: anche noi giovani, come i nostri colleghi argentini, avremo le nostre 600mila lire di reddito di cittadinanza, pagati non si sa con quali soldi.
P.S.: Quel post si conclude con un “Si son rimboccati le maniche (gli Argentini, ndr.). E noi?”. Ecco... per rimboccarci le maniche in quel modo, evitiamo. Grazie.

@RebelEkonomist

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domenica 26 gennaio 2014

Le cause del declino economico italiano secondo i grillini (siamo senza speranza)

Se questo è il nuovo che avanza...



La causa principale è l'Euro secondo i grillini. Euro quindi peggio della corruzione, dei partiti tanto odiati, della burocrazia, della lentezza della giustizia, della Mafia etc etc etc. Ciò significa che tornando alla Lira tutto si risolverà e noi torneremo ad essere quel Bel Paese che eravamo anni fa (ma molti anni fa).

Un po' come l'Argentina del resto...

Certo...non dite loro che i problemi c'erano pure prima dell'Euro e l'Italia era già in crisi (rispetto agli altri Paesi) quando ancora c'era la Lira. E non dite loro che nel 1992, crisi molti simile a quella odierna, non esisteva la moneta unica.

Curioso anche non trovare, ad esempio, la tassazione tanto odiata da tutti o la tremenda inefficienza della spesa pubblica, della scuola, del mercato del lavoro....tutte cose che c'erano anche prima dell'Euro e che tornando alla lira non si risolverebbero (anzi, sarebbe l'ennesima scusa per rinviare le riforme, ovviamente a spese di noi poveracci comuni cittadini).

Letture Consigliate:

Draghi ha ragione: la BCE non si deve sostituire alle riforme dei governi
Costo del lavoro alto e in crescita: Italia bocciata
Quali sarebbero le conseguenze per i mutui nel caso di un ritorno alla Lira?
Uscire dall'Euro, tornare alla Lira e svalutare: quali le conseguenze?

@RebelEkonomist

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lunedì 6 gennaio 2014

Le incoerenze dei sette punti per l'Europa del M5S

Le elezioni europee sono alle porte e per il Movimento 5 Stelle sarà la prova del nove: confermeranno/miglioreranno il risultato dello scorso febbraio (ottimo), oppure continueranno con i brutti risultati delle ultime tornate elettorali in giro per l'Italia?

I grillini si presentano con un programma di 7 punti citato anche nell'ultimo V3Day dello scorso dicembre che gira sulle varie pagine del M5S e vicine ad esso:

L'intento è di rivedere la posizione dell'Italia in UE e direi dell'influenza dell'UE sulle vicende italiane. Non starò qui a commentare punto per punto ora (lo farò in un altro articolo, ma chi mi segue avrà già un'idea di cosa pensa il sottoscritto), piuttosto vorrei sottolineare le palesi incoerenze presenti in questo chiamiamolo manifesto (visto che il termine è di moda ultimamente).

Al punto 1 si chiede un "Referedum per la permanenza nell'euro", mentre al punto 4 si propone l'"Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune". Siccome Grillo più volte ha proposto i "due euro, uno per il Nord e uno per il Sud", i due punti sono in contrasto: se si votasse per la permanenza, la politica comune, almeno quella monetaria, sarebbe impossibile.
A mio avviso poi è in contrasto anche con il punto 3: uscendo dall'euro, perchè mai dovrebbero votare per l'adozione degli Eurobond, comprendendo l'Italia? Essi sarebbero infatti quotati in euro, ma se non non siamo nell'euro come si fa? Tra l'altro, avere un debito denominato in euro, seppur in comune, è un grosso problema se adotassimo un euro 2 più debole o un ritorno alla Lira...

Il punto 4,5 e 7 sono in contraddizione con il punto 2, o meglio: abolendo il Fiscal Compact, tutti gli obblighi che verrebbero eliminati dai punti sarebbero già stati eliminati dall'abolizione dello stesso Fiscal Compact (ok, il 3% è fissato prima dai parametri di Maastricht nel 1992 e poi dal Patto di Stabilità e Crescita del 1997, ma non se lo è mai filato nessuno prima della crisi) e come spiegato già prima, non ci può essere un'alleanza mediterranea senza uscire dall'Euro e dal patto.

Il punto 6 poi è in contrasto con il punto 4, visto che se si deve adottare una politica comune con altri Paesi, questi ultimi di sicuro non vorranno finanziare o adottare politiche che vadano a favorire i prodotti locali di uno di loro, danneggiando come conseguenza i propri. Ricordo che Grillo proponeva i dazi facendo l'esempio dell'olio di oliva esportato e importato da Italia e Spagna. Ecco, dovrebbe spiegarmi in che modo vorrebbe adottare una politica comune con i Paesi del Sud, quando la Spagna è una diretta "concorrente" nella produzione di tale bene, se poi vuole tutelare il made in italy mettendo dazi.

Già senza entrare nello specifico dei vari punti, il manifesto del M5S per l'Europa mi pare molto confuso ed incoerente. Ma per chi segue il comico in maniera obiettiva, non è per nulla una sorpresa.

...Mi ricorda molto un altro politico...

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sabato 21 dicembre 2013

Ripudiare il debito pubblico: è davvero una buona idea?

- Articolo originale pubblicato su MySolutionPost -     Mattia Poletti


Qualche tempo fa parlai del debito pubblico e del come ridurlo nel modo sbagliato. In quel post, in particolare, analizzai la proposta molto cara ad una parte del panorama politico italiano e dell’elettorato di adottare una patrimoniale, arrivando a concludere che un’azione di quel tipo avrebbe fatto più danni che altro.
In questo post vado ad analizzare un’altra proposta in voga, soprattutto nel panorama grillino-indignados (ma anche forconi), ovvero la “ribellione contro il debito”. La cosa è semplice: il debito non lo abbiamo creato noi, ci sta strozzando, ergo ripudiamolo.
Sia ben chiaro: ripudiare totalmente o parzialmente il debito equivale a fare default. Ricordate una decina di anni fa il caso dell’Argentina? Ecco, è la stessa identica cosa.
Non pagare il debito comporterebbe da un lato la rottura di un contratto con i creditori (quindi, de facto, rubare i soldi che ci hanno prestato), dall’altro come conseguenza l’esclusione dai mercati finanziari (ovvero, non possiamo più indebitarci o, nel caso, farlo ma a tassi proibitivi).
La cosa curiosa quindi è che nel caso di ripudio, l’Italia sarebbe de facto costretta ad adottare il pareggio di bilancio, lo stesso che viene tanto criticato (non a torto a mio avviso) dai sostenitori della ribellione contro il debito.
Ma chi possiede il debito italiano?
Secondo i dati di Bankitalia, a maggio 2013, i detentori del debito pubblico italiano erano così ripartiti:
  • Banca d’Italia: 4,75%;
  • banche e istituzioni finanziarie: 50,47%;
  • privati (famiglie e imprese): 9,64%;
  • totale detentori Italia: 64,86%;
  • non residenti: 35,14%.
Da precisare che la quota dei non residenti si è quasi dimezzata in cinque anni: nel 2008 infatti essi possedevano circa il 60% dei bond in circolazione. Rispetto però al 2012 la loro quota si è mantenuta costante.
Dai dati quindi si può vedere come da un default i 2/3 dei detentori di debito che perderebbero soldi sono italiani, ciò comporta che non ripagare il debito e gli interessi legati ad esso danneggerebbe per lo più chi risiede in Italia (banche, istituti finanziari e cittadini), ergo il costo verrebbe pagato da italiani!
Ovviamente ora qualcuno mi dirà che solo una minima parte è detenuta dai privati e quindi a rimetterci sarebbero istituzioni finanziarie e le tanto odiate banche. Le cose non sono così semplici, purtroppo.

Se è vero che la quota direttamente detenuta da cittadini ed imprese è minima (il che però non toglie il fatto che lo Stato ruberebbe i risparmi di tante famiglie ed imprese che volevano solamente un investimento sicuro per non perderli. Di nuovo, vedere i pensionati in piazza a protestare per il default argentino), la quota di banche ed altri istituti finanziari tocca indirettamente gli stessi cittadini!
I depositi costituiscono attività per le famiglie (tipiche unità in surplus che depositano in banca il loro denaro) e passività per la banca; su questi la banca pagherà un tasso d'interesse, rendimento per le famiglie. La banca impiegherà il denaro in attività reali o finanziarie come azioni, debito pubblico, mutui, prestiti alle imprese, eccetera, in base al rendimento e al rischio che vogliono avere. Il rendimento su queste costituisce il ricavo della banca. Se ora lo Stato non ripagasse più i suoi debiti, le banche vedrebbero persi i loro investimenti oltre ai ricavi potenziali previsti da essi  (gli interessi sul debito). Di conseguenza, anche i depositi fatti dalle famiglie ne risentirebbero, in più le banche si troverebbero nella condizione di far fronte ad un buco nelle attività e nei ricavi non incassati (e considerando la quantità di titoli di Stato acquistata non più tardi di un anno fa non è nemmeno piccolo), mettendole nelle condizioni di finire per davvero a gambe all’aria. Non c'è bisogno che vi dica chi pagherà i costi di una crisi delle banche.
Se Grillo&Co vogliono davvero ripudiare il debito, lo facciano pure. Ma prima se lo comprino tutto loro. Scommettiamo che cambiano idea?
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sabato 9 novembre 2013

La proposta di Reddito di Cittadinanza del M5S è praticamente inapplicabile

L'HuffPost ha pubblicato il testo della proposta di legge del M5S sul famoso reddito di cittadinanza, promesso in campagna elettorale e per la gioia dei grillini. O forse no.

Sì perchè analizzando il testo, si scopre che è MOLTO diverso da quello che Grillo andava promettendo prima delle elezioni di febbraio. 1000€ mensili a tutti (saliti poi a 1200€ più avanti per qualche giorno), questo era il reddito di cittadinanza made in Grillo.

Chi ci segue su Rebel Ekonomist sa benissimo che quella proposta era PURA FOLLIA visto che, dati alla mano, il costo si aggirava come minimo intorno ai 130 miliardi di euro (vedi qui per i conti), ed ora la situazione è fin peggiorata rispetto ad allora.

La proposta del M5S è diversa: prima di tutto, niente 1000 euro a giovani e disoccupati. Chi è single, senza lavoro e vive da solo si becca 600€. Se fa parte di un nucleo famigliare, potrebbe percepire ZERO se il reddito del nucleo supera il livello presente nella legge (vedi allegato 1). Se ad esempio in una famiglia composta da tre persone i due genitori percepiscono due stipendi da 750 euro ciascuno, il figlio non ha diritto a niente (1500€ di reddito totale, superiore a quello indicato, pari a 1330).

Capito?

A tutto ciò, di per sè già limitante, si aggiungono i vari requisiti dettati dall'articolo 4. Se poi il beneficiario non rispetta i vincoli dell'art. 9 e seguenti, perderà il reddito di cittadinanza (questo è ovvio, non è che te ne stai a casa pagato a far nulla, ci mancherebbe).

Onestamente, penso che questa legge sia fatta apposta per NON essere approvata. Le coperture sono dubbiose (magari ne parlerò), i beneficiari sono a conti fatti e difficili da individuare, sono presenti discriminazioni (vedi art. 4, comma 1 e 2). Insomma, trovo la proposta confusa, mal costruita e di difficile applicazione.
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lunedì 2 settembre 2013

Grillo, Fiscal Compact, crescita nominale ed ignoranza economica

Era un po' che non parlavo delle teorie di Beppe Grillo qui sul blog, però oggi se ne è uscito con un articolo su crescitta e fiscal compact interessante, sia in positivo che (soprattutto) in negativo.

Nella prima parte dice in sostanza che l'Italia non è fuori dalla crisi in quanto stiamo assistendo solamente ad una minor decrescita (meglio di niente, sia chiaro) e che prima di vedere la vera crescita dovremo aspettare un bel po'...se mai la vedremo aggiungo io. Personalmente sono d'accordo e aggiungo che la maggior fiducia e quel poco di crescita che vedremo è più merito degli altri che nostro.

Quando però parla di Euro, produttività e Fiscal Compact , iniziano i problemi. Sui primi due ho già ampiamente discusso quindi evito di tornare sul tema. Vorrei soffermarmi sul terzo.

Grillo afferma che:

Parlare di crescita in Italia risulta irrealistico. Se allunghiamo l’orizzonte al 2015 il quadro si fa cupo perché la variabile Fiscal Compact entra in gioco. Con il Fiscal Compact l’Italia si impegna dal 2015 a ridurre il suo debito in eccesso del 60% del PIL di un ventesimo all’anno per i successivi venti anni. L’entità dei numeri in questione è colossale, tale da rendere inspiegabile l’assenza del tema Fiscal Compact dal dibattito politico attuale. Con una crescita futura pari a zero (e non negativa come ora) rispettare il Fiscal Compact significa manovre da 50-60 miliardi di euro di riduzione del debito e un avanzo primario di almeno il 4% per il prossimo ventennio, o una riduzione della spesa pubblica del 15% all’anno oppure a nulla di tutto ciò a patto che si cresca al 3.5% di PIL l'anno. Impossibile.


Prima di tutto non è vero che per crescere sia necessario per forza aumentare/non diminuire la spesa pubblica: Germania e Svezia sono due esempi. Una riduzione di spesa, se fatta in modo oculato da eliminare gli sprechi, riducendo al contempo l'abnorme tassazione favorisce la crescita.


Per quanto riguarda il resto, le cose non stanno proprio così: se anno dopo anno si riduce la differenza fra il rapporto debito/PIL e la soglia del 60%, è ovvio che anche 1/20 da tagliare sarà minore, quindi non è vero che saranno necessarie manovre da 50-60 miliardi di euro annui per i prossimi 20 anni.

La stessa cosa vale anche per la crescita! Premettendo di avere un bilancio pubblico in pareggio, con un rapporto debito/pil al 130% (arrotondiamo), vuol dire che alle attuali condizioni per rientrare nei parameti del Fiscal Compact servirebbe una crescita del (3.5% deriva da (130%-60%)/20):

3.5%/130%= 2.7% circa del PIL

Questo 2.7% è crescita NOMINALE! Ciò vuol dire che con un'inflazione del 2% ((con l'aiuto di Draghi nel caso), una misera crescita reale dello 0.7% basterebbe. Se l'inflazione fosse al 3% , potremmo anche non crescere in termini reali!
Basta cambiare i parametri et voilà: più il rapporto scende e meno crescita nominale serve per rientrare nei paramentri.

Sinceramente non so da dove Grillo tiri fuori quel 3.5% di PIL annuo, però è bene ribadire che si tratta sempre di crescita nominale, quindi reale+inflazione.

E' superfluo dire che, se si attuassero quelle riforme strutturali che tutti chiedono unite ad un taglio di spesa-tasse-recupero evasione, crescere e ridurre il debito sarebbe più facile.

Fossi nei collaboratori di Grillo consiglierei lui di studiare un pochino prima di scrivere post sul blog (tanto per, un ragionamento simile è già presente in rete, basta cercare). Di ignoranza economica in Parlamento ne abbiamo avuta fin troppa negli ultimi 20-30 anni...

@Rebel Ekonomist

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lunedì 24 giugno 2013

Le balle e il populismo di Grillo e M5S su costi e risparmi degli F35

Ghe nient da fè. Quando Grillo parla di numeri 9 volte su 10 spara assurdità. Questa volta tocca alla questione dei caccia F-35 che l'Italia ha in programma di acquistare. Nell'ultimo post sul suo blog ("No agli F35 per risparmiare 53 miliardi di euro"), Grillo e il M5S Camera sostengono che se si annullasse il programma risparmieremmo 53 miliardi di euro e poi via con il populismo del tipo "53 miliardi per quelli ma non se ne trovano 8 per scuole e cultura".

Prima di tutto, gli 8 miliardi per scuole e cultura (ammettendo che ne servano proprio 8) sarebbero annuali, mentre i 53 miliardi sono una spesa totale. Grillo e M5S mettono come data il 2026, dimenticandosi che essendoci in quella somma il costo di manutenzione, esso è annuale quindi dipende l'arco di tempo sul quale è stato calcolato (cambia se sono 10-20-50 anni..). Anche ammettendo di spenderli tutti (cosa impossibile sia chiaro) entro quella data, il costo dell'investimento in scuola e cultura sarebbe di 104 miliardi, quasi il doppio rispetto ai caccia. Questo giusto per fare i pignoli della situazione.

Veniamo ora al punto. Dove ha preso questi dati Grillo? Perchè proprio 53 miliardi e non, chessò, 60? Perchè il 2026 e non il 2030?

Chi mi segue avrà letto il mio ultimo articolo in cui ho trattato proprio i costi di questi maledetti F-35 in cui, basandomi sui dati del rapporto "Ministero della Difesa Nota Aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2012" in cui si dice che

A) Il costo è di 12 miliardi costi di manutenzione esclusi
B) Il termine è il 2027
C) Parte dei 12 miliardi è già stato speso (circa 2). Considerando però che i costi stanno crescendo (alcuni stimano 15 miliardi) la cifra 12 potrebbe essere comunque realistica.
D) I nostri caccia sono comunque vicini alla conclusione del loro servizio, quindi volenti o nolenti a breve dovranno essere cambiati e comprare dei caccia senza aver partecipato al progetto (come in questo caso) potrebbe comportare maggiore oneri (nel caso si decidesse di acquistare un altro tipo di veivolo...nel caso degli F35 è sicuro).
F) Da quel che mi risulta, è il Canada ad aver annunciato l'intenzione di uscire dal programma (e il dibattito e tutt'ora molto acceso). Il Giappone invece è entrato pochi mesi fa
G) Se il dibattito si focalizzasse sugli stipendi (e pensioni) dei militari, il risparmio sarebbe nell'ordine di 4 miliardi annui, ecisamente molto più superiori rispetto ai costi del caccia F-35

Per quanto riguarda i costi di manutenzione, ho riportato ciò detto dal Pentagono, il quale stima che su una flotta di 2443 esemplari il costo di manutenzione è di 1000 miliardi di dollari in 50 anni. Con una banale proporzione, una flotta di 90 esemplari come quella italiana costerebbe all'anno circa 700 milioni di dollari ovvero 500 milioni di euro a cambio attuale.

Prendendo il 2026 come dicono Grillo e M5S e sommando 12 miliardi + 500 milioni x 13 abbiamo che i costi totali ammonterebbero a circa 18.5 miliardi di euro.
Se invece prendessimo il 2047, arriveremmo a circa 40 a cui bisogna aggiungere poi l'inflazione quindi alla fine la cifra data dai grillini potrebbe essere realistica. Ma nel 2047! Riprendendo gli 8 miliardi necessari per scuola e cultura, la spesa totale in 34 anni ammonterebbe (senza tener conto dell'inflazione) a 272 miliardi di euro. 5 volte tanto.

Detto ciò, mi piacerebbe vedere le fonti dalle quali Grillo ha preso quei dati. Messi così, come ho dimostrato, sono (citando dal suo stesso articolo) "Sono in realtà una mera operazione di marketing".

PS: Sulle caratteristiche e difetti tecnici, non essendo un esperto, preferisco non commentare. Posso dire che, durante la fase di test è normale che ci siano problemi. Ecco, forse qui ce ne sono troppi soprattutto sui costi e forse altre soluzioni sarebbero state migliori.
 
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domenica 9 giugno 2013

Grillo e grillini si comprino il debito pubblico prima di ristrutturarlo

Sarà per la pressione o per le vicende che hanno coinvolto il Movimento 5 Selle in queste settimane, fatto sta che Beppe Grillo è più confuso del solito. Tutte le volte che parla cambia la sua versione, contraddicendosi da solo un po' come ci ha abituato il suo più acerrimo nemico, Berlusconi.

Parlando del debito, prima se ne esce dicendo che siamo vittime di Francia e Germania che ci comprano debito in cambio di centrali nucleari et simila (perchè il complotto internazionale è nel sangue del grillino medio, oramai è palese), poi che le stesse due lo vendono così da farcelo comprare, fare default e lasciarci nel fango ed infine una fusione fra le due.

Infine, ecco la sua proposta:

"Non ci sono alternative: o ristrutturiamo il nostro debito pubblico, di cui la parte all'estero è in prevalenza in mano a Germania e Francia, o ci aspetta il fallimento insieme alla distruzione del tessuto produttivo."


Sia chiaro: il debito pubblico è un problema e deve diminuire. Abbiamo diverse vie: inflazione improvvisa ed inaspettata, taglio della spesa pubblica/aumento di tasse (che però difficilmente porterebbero ad una diminuzione visto l'ammontare di interessi che paghiamo), vendita di patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico e ristrutturazione del debito parziale/totale (o, se volete, default).

A mio avviso le cose da fare sarebbero la seconda (nella forma "taglio spesa pubblica") e la terza (vendendo immobli e pacchetti di controllo delle aziende, liberalizzando/privatizzando).

La ristrutturazione del debito è quella più complicata, truffaldina e pericolosa di tutte: si tratta sostanzialmente di non onorare un debito che si è contratto con banche/cittadini/istituti di credito per una determinata spesa decisa dai politici (eletti da noi).
Su ciò che comporterebbe la ristrutturazione del debito (o il mancato pagamento degli interessi) ho già scritto (vi ricordate ad esempio le proteste dei pensionati 10 anni fa quando l'Argentina fece la stessa cosa?) ed è per questo che mi sento di proporre questa idea a Beppe Grillo e grillini tutti: compratevi voi tutto il debito pubblico!

2mila miliardi per circa 8.5 milioni di elettori sono poco meno di 250 mila euro annui. Una bella cifra. Ecco, ipotizziamo che i grillini dopo molti sacrifici se lo comprino tutto utilizzando i risparmi di una vita + un prestito bancario e poi, una volta ottenuto il 100% in Parlamento, decidano di ristrutturarlo non pagando più la metà di esso. Il debito di colpo si abbasserebbe a mille miliardi passando dal 125% circa del PIL odierno a poco più che il 60%, rientrando perfettamente nei parametri di Maastricht (visto che anche il deficit rientra, poi figuriamoci, pagheremmo molti meno interessi quindi saremmo fra i più virtuosi d'Europa).

Tutto bello? Per noi abbastanza (non potremmo praticamente più contrarre debito se non ad interessi altissimi, quindi il pareggio di bilancio sarebbe obbligatorio), per i grillini invece meno. Sì perchè dei 250 mila euro di risparmi di una vita+prestito che hanno investito di colpo si ritroverebbero con la metà di essi (125mila euro). Ma a loro non fatelo sapere.

Non vi dico quanto pagherei per vedere la loro faccia....

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venerdì 3 maggio 2013

Può la Tobin Tax finanziare il taglio di altre tasse come dice il M5S?

Bisogno di soldi per abbassare tasse e/o far quandrare i conti e/o aumentare la spesa pubblica? No problema! La soluzione c'è e non danneggerà il cittadino medio: Tobin Tax!

Questo è il ragionamento che è stato fatto qui in Italia da molti tra cui il Movimento 5 Stelle con le dichiarazioni di Beppe Grillo e un documento dei parlamentari grillini.
Fra le molte cose dette (su cui magari discuterò in un altro articolo) vi è anche l'idea di eliminare la TARES, evitare l'aumento dell'IVA, eliminare l'IMU sulla prima casa e il bollo sui conti correnti.
Diciamo subito che le prime due porterebbero alcuni benefici ai ceti medio-bassi, mentre le ultime due ai medio-alti e altissimi. In questo c'è equità: un po' ai poveri, un po' ai ricchi.

Dove si trovano i soldi? Tagliando la spesa? Non sia mai! Meglio aumentare le tasse da un'altra parte, magari inasprire la Tobin Tax.

Ve lo dico subito: è una stupidata. E grossa. I motivi sono due: la Tobin farà danni ad un sistema che in Italia non è molto competitivo e sviluppato come negli altri paesi (anglosassoni soprattutto) e le maggiori entrate saranno minime per non dire ridicole.

Entrambi i motivi li ho spiegati nel vecchio articolo in cui analizzavo le conseguenze disastrose dell'introduzione di questa tassa in Svezia 25 anni fa circa:

Svalutazione degli assets: lo stesso giorno in cui fu annunciata la tassa, i prezzi delle azioni scesero del 2,2%. Ci fu però una fuga di informazioni nei 30 giorni precedenti l’annuncio, la quale probabilmente spiega la discesa del 5,35% dei prezzi. Quando la tassa raddoppiò, i prezzi calarono dell'1%.
Dal punto di vista fiscale, le aspettative erano di guadagnare ogni anno 1.500 milioni di corone svedesi. Nella realtà, a cifra più alta fu di 80 milioni; in media il guadagno fu vicino ai 50 milioni. Un fallimento totale.

Il volume degli scambi in Svezia calò considerevolmente (vedi tabelle 2 e 3 e figure 4 e 5 del paper) per poi riprendere a tasse eliminate.In pratica, tassare portò al diminuire degli scambi e/o alla migrazione in altri mercati in cui la tobin tax non era presente: ad esempio, oltre il 60% dell’intero volume di scambio si era trasferito off-shore.

Per questi motivi la Svezia abbandonò la Tobin Tax alla fine del 1991 e i volumi di trading aumentarono considerevolmente negli anni '90 (vedi ancora figure 4 e 5).
Ciò che ipotizzati mesi fa si è già avverato, Come riportato su MilanoFinanza nel post "Tobin Tax, meno volumi e più costi":

Non c'è stato soltanto il calo del 30% delle transazioni di borsa nel suo primo mese di applicazione in Italia, come riferito da Italia oggi. La Tobin tax, entrata in vigore il primo marzo (con aliquota dello 0,12% per le compravendite in borsa, e dello 0,10% per quelle in mercati non regolamentati), non ha nemmeno avuto un impatto rilevante sulla stabilizzazione dei mercati finanziari, contribuendo invece ad aumentare i costi. Come emerge da un'analisi di Christoph Mast, Global Head of Trading di Allianz  global investors.

"A partire dal mese di agosto del 2012, in Francia e Italia sono entrate in vigore nuove leggi sulla tassazione delle transazioni finanziarie e, nell’ambito di una maggiore cooperazione, anche a livello di Unione Europea si stanno discutendo nuove proposte su tale materia", dice Mast.

"Dopo l’applicazione della normativa, i volumi scambiati di titoli francesi e italiani sono diminuiti immediatamente rispetto al resto dell’Europa. Tuttavia, complessivamente sembra che, dato l’ambito di applicazione limitato delle imposte sulle transazioni finanziarie italiane e francesi, gli impatti su liquidità, spread e volatilità siano risultati inferiori al previsto. Per quanto concerne gli effetti sui costi di negoziazione è invece interessante evidenziare che, dopo l’applicazione delle nuove tasse, Francia e Italia sono entrati nell’elenco dei cinque paesi più costosi per il trading in Europa", afferma Mast."

Su chi graverebbe? Grandi banche, i grandi speculatori? Siete completamente fuori strada. Come spiegato da Seminerio (Phastidio):

"Se non fosse che, sfortunatamente, a pagare non sarà “il settore finanziario”, se non per la parte di operazioni effettuate per il “conto proprio”, cioè per la proprietà, ma i risparmiatori, nel momento in cui passano un ordine di compravendita alla propria banca; o i fondi pensione che amministrano il risparmio previdenziale; o i fondi comuni. Comunque la si giri, l’impatto sul “consumatore finale”, il risparmiatore, sarà sostanziale. E quanto al “conto proprio” delle banche, si svilupperanno forme alternative di investimento a “bassa frequenza” senza passare dalle transazioni, ad esempio ricorrendo ai total return swap, in cui due controparti entrano in un rapporto contrattuale in cui uno paga all’altro (ad esempio) la variazione totale di prezzo di un indice o di un singolo titolo. La fantasia elusiva dell’innovazione finanziaria non conosce confini, notoriamente (e purtroppo). Ribadiamolo ad abundantiam: in larghissima parte ad essere incisi dal tributo saremo noi contribuenti individuali, non le banche. Ed un prelievo dello 0,1 per cento ad operazione sarebbe oggettivamente molto penalizzante, sommandosi (nel nostro paese) all’imposta patrimoniale sostitutiva, pari quest’anno all’1 per mille del controvalore di mercato e destinata a salire il prossimo anno all’1,5 per mille."
Questo per quanto riguarda il primo punto. Veniamo al secondo, più semplice e forse più interessante per il cittadino medio: davvero la Tobin Tax può fornire un gettito fiscale tale da eliminare le altre tasse? La risposta è NO.

In parte la risposta l'ho già data con l'esempio svedese. A quello aggiungo che in Francia il gettito stimato è di 500 milioni per il 2013, mentre in Italia si spera in 1 miliardo. In realtà, sarà molto meno in quanto come abbiamo visto i volumi diminuiscono (anzi, il bilancio potrebbe alla fine essere fin negativo, come nel caso della tassa sulle barche). Dubito fortemente poi che possiamo ricavare il doppio delle entrate che si aspetta l'Eliseo, infatti ItaliaOggi stima:

In base ai flussi attuali all'appello mancheranno, dunque, almeno 300 milioni di euro a fronte di un previsto 1 miliardo di euro.
Se volete un mio giudizio personale, incasseremo meno della Francia

Queste comunque sono le stime delle entrate. Perchè non possono coprire i tagli di tasse che vuole fare Grillo? Facile, basta fare due conti.

Da un lato abbiamo una cifra stimata dai 500 ai 700 milioni, dall'altra abbiamo:

  • IMU sulla prima casa (più di 4 miliardi)
  • IVA (2.1 miliardi)
  • TARES (1.9 miliardi. Se volesse abolirla completamente 8 miliardi)
  • Bollo C/C (4.7 miliardi)
Siamo sui 13 miliardi di euro. 

Loro però parlano di inasprimento della Tobin Tax. Bene, a queste cifre la Tobin dovrebbe essere alzata di 20 volte, ipotizzando ovviamente che i volumi e il comportamento degli operatori rimanga fisso. Mi pare superfluo spiegare che non sarà così, anzi...


Se le cose stanno davvero in questi termini (l'HP ha letto una bozza, ma se l'idea è questa le cose stanno così), mi spiace, ma si parla del nulla. Questa è fin peggiore della proposta di Berlusconi di eliminare l'IMU tassando bibite e gioco d'azzardo. Non capisco come possano prendere piede proposte di questo tipo dopo 25-30 anni in cui la vecchia politica ha continuamente mentito. E' ora di imparare a riconoscere quando un politico/portavoce dice cose assurde come questa.

@Rebel Ekonomist

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mercoledì 1 maggio 2013

Perchè il programma economico del M5S è assurdo

Tutti mi chiedono il perchè io ce l'abbia con il Movimento 5 Stelle. In fondo, è l'unica alternativa alla vecchia poltica che ci ha ridotto così come siamo oggi, no? Perchè criticarlo così tanto?

La questione è semplice: non mi piace chi racconta balle populiste per raccattare voti di cittadini facendo leva sulla loro rabbia e disperazione.
Non voglio qui parlare delle varie contraddizioni all'interno del movimento fondato da Grillo come streaming una volta sì e due no, espulsioni di chi non la pensa come il leader, votazioni di dubbia correttezza, wikileaks Bologna, il ruolo di Casaleggio etc etc (quelle le lascio al vostro giudizio personale), piuttosto dei punti cardine del suo programma economico con il quale ha ottenuto un grandissimo risultato alle elezioni di fine febbraio. L'ho fatto in questi mesi (anzi, anni oramai) con gli altri in vari articoli quindi mi sembra giusto parlare anche di quello del M5S.

Partiamo dal reddito di cittadinanza: fino ad ora, Grillo ha ufficialmente detto che sarà di 1000 euro, se non addirittura 1200 euro. Scartando la seconda ipotesi (è troppo troppo assurda), secondo i dettami del Grillo il costo di questa riforma sarebbe superiore, come ho già scritto, a 100 miliardi di euro. Non 10,20,30 come leggo in qualche link o commento su Facebook, ma 100.

Dove troveranno questi soldi? "I soldi si trovano" dice il "portavoce", magari tagliando stipendi pubblici e pensioni? Peccato che, per le pensioni almeno, si arrivi a 8-10 miliardi. Pochini viste le cifre in gioco. Sugli stipendi non commento neppure. D'accordo sul diminuire gli stipendi degli amministratori, però il più sono i lavoratori della classe media e tagliare i loro stipendi, soprattutto in un periodo come questo, ammazzerebbe il paese. Sicuramente bisogna cambiare le carte in tavola, ma ci vogliono anni e il tempo ora è poco (per approfondire, ne ho parlato più in dettaglio qui, con anche una mia proposta).

Altro punto in programma è l'eliminazione dell'IRAP (30-35 miliardi). In realtà per ora vorrebbe eliminarne solo quella pagata dalle aziende (al netto delle partiti di giro) che ammonta a 20 miliardi. La fonte sono i tagli alla politica. Ne ho parlato qui. In realtà i costi della politica da tagliare ammontano a 15 miliardi, quindi ci sarebbe un buco da 5.

E vogliamo farci mancare l'eliminazione dell'IMU, almeno sulla prima casa? Lo dicono tutti quindi i grillini, che vivono di populismo, non se lo possono far mancare. Poco più di 4 miliardi, anche qui senza copertura.
Che poi, perchè tutto questo accanimento sull'IMU...proprio non lo capisco.

Vi è poi un punto sul favorire le produzioni locali. La traduzione è "sussidi alle produzioni locali", ovvero soldi pubblici. Anche qui, non si sa da dove vengano presi i soldi. Stessa cosa per le società no profit. Perchè dobbiamo pagare tutto noi con le nostre tasse?

Quindi da una parte abbiamo riduzione delle tasse, dall'altra aumento della spesa il tutto finanziato con un taglio minimo della stessa. A meno di creare un buco di bilancio (quindi deficit, quindi altro debito..proprio loro che giustamente accusano i vecchi politici di averlo creato e ingigantito), tutte queste riforme messe così sono impossibili.
Ci sono cose buone ma altre davvero senza senso, figlie di un mix mal gestito di varie correnti di pensiero e idee molto confuse.
In più, cosa molto grave, nulla sulla tassazione del lavoro, dei redditi e delle imprese (IRAP escluso), nulla sul finanziamento dei comuni (se si abolisce l'IMU...), della sanità (via IRAP e garantire l’accesso alle prestazioni essenziali del Servizio Sanitario Nazionale universale e gratuito...ma chi paga?), sul lavoro (abolizione Legge Biagi..c'è solo questo, nessuna proposta).
Non parliamo poi delle idee strampalate non messe nero su bianco ma comunque dette a parole (tipo questa).

Mi spiace, se l'alternativa è questa siamo messi maluccio cari italiani. Mi spiace perchè, ripeto, ci sono molte cose carine e alcune ottime, ma il resto è disastroso e annullerebbe in toto ciò che c'è di positivo.

@Rebel Ekonomist

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Consiglio inoltre una serie di articoli che analizzano altri punti non discussi in questo post molto interessanti:
Il programma del Movimento 5 stelle: proposta, protesta o semplice vaffanculo? (Carlo Stagnaro)
L’Intero Programma Economico del Movimento 5 Stelle (FunnyKing)
Doctor Beppe and Mr. Grillo (Sandro Brusco)

domenica 31 marzo 2013

Il fallimento della rivoluzione ottusa a 5 stelle

Napolitano ha deciso: due gruppi di "saggi" per riforme che siano condivise dalla maggioranza del Parlamento e rilegittimazione del Governo Monti, ovvero dei tecnici. In pratica, un governo di larghe intese.

Ecco la grande rivoluzione del Movimento 5 Stelle: farci spendere 380 milioni di euro per fare delle elezioni, arrivare terzi avendo un peso fondamentale nella formazione del nuovo governo, rifiutare la fiducia (senza però interpellare gli elettori) ad un governo anche solo di scopo per cambiare legge elettorale, conflitto di interessi, frequenze tv e riduzione numero Parlamentari, dice "no" a tutto (probabilmente se lo dicono anche fra di loro) e il risultato qual è? Far risorgere Berlusconi nei sondaggi e al governo tenere Monti e i tecnici.

Anzi, ora oltre a loro ci sono pure i saggi. Ma tranquilli cari 5 stelle, non fatevi venire strane idee....

Certo, rispetto a prima c'è una differenza: un centinaio di Parlamentari (e non solo) che sparano ancora più assurdità rispetto a quelli di prima...Ma che questa volta hanno pure un'influenza...

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venerdì 29 marzo 2013

I conti sbagliati di Grillo per eliminare l'IRAP

Beppe Grillo è uscito oggi con un articolo in cui spiega come intende elimnare l'IRAP alle imprese riducendo i costi della politica. L'idea non è sua, ma studiata da Pietro Monsurrò ed esposta in un documento dell'Istituto Bruno Leoni dal titolo "I costi della politica in Italia".

Scrive il Grillo:
Le PMI per vivere devono misurarsi con i concorrenti europei per livello di burocrazia, di fiscalità, di servizi, di leggi a supporto dell'imprenditoria (ad esempio dell'inasprimento per il falso in bilancio e l'introduzione di efficaci norme anticorruzione). Oggi le PMI sono senza armi. Il baratro dove stanno sprofondando lo hanno creato i partiti, quelli che ora si stracciano le vesti. La ricostruzione delle PMI deve iniziare subito per evitare il fallimento del Paese. Un primo passo è l'abolizione dell'IRAP che ammonta a circa 20 miliardi l'anno di tasse sulle imprese, anche se in perdita. Perdono e pagano le tasse sulla perdita, lo Stato si comporta come chi davanti a uno che affoga gli lega un masso al collo. "Seeeeeeeeeee! E i soldi dove si trovano?", questa è l'obiezione tipica per non fare nulla.
Tutto giusto, e quindi dove trovano i soldi? Ce lo spiega:
L'IRAP coincide grosso modo ai maggiori costi della politica in Italia comparati con i maggiori Paesi europei. Sarebbe sufficiente tagliare questi costi per eliminare l'IRAP e dare ossigeno alle imprese. Se si misura la spesa per la politica in funzione della popolazione, l'extra costo italiano rispetto ai Paesi con dimensione equivalente è circa un punto di PIL, pari a 16 miliardi, un terzo del deficit. Dal 1990 vi è stato un raddoppio dei costi della politica di circa 20 miliardi, dovuto in massima parte alle amministrazioni centrali. Alcuni esempi. Il costo del Parlamento italiano è il doppio di quello francese (confrontabile per numero di parlamentari: 920 > 945) e inglese: 1,6 miliardi contro lo 0,9 di Francia e 0,6 di Gran Bretagna. Il Quirinale ha un bilancio di previsione per il 2013 di 349 milioni mentre l'Eliseo costa 112 milioni. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 100 milioni di euro all'anno, somma rinunciabile con una semplice lettera, come ha fatto il M5S per i 42 milioni che gli erano assegnati. Il taglio delle province farebbe risparmiare 2 miliardi annui. Vi sono poi i risparmi per le auto blu, circa 7.000, e delle 52.000 "auto grigie" senza autista e con minore cilindrata, con 19.000 addetti complessivi di cui 10.000 autisti per un risparmio di 800 milioni e altri minori. "Un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo", Lao Tse

Sembra facile scritta così, una cosa da fare domani mattina. In realtà le cose non stanno proprio in questi termini.

Se l'autore dell'articolo sul blog avesse letto bene fino in fondo, avrebbe scoperto che nell'ultima pagina, appena sotto la tabella riassuntiva, c'è chiaramente scritto:

Le cifre in gioco non sono affatto piccole, basti pensare che l’IRAP pagata dalle aziende (al netto delle partiti di giro) ammonta a circa 20 miliardi di euro, e con i risparmi Cofog e poco altro (molti degli altri risparmi nella tabella sono già inclusi nell’aggregato Co - fog) si potrebbe finanziare l’abolizione dell’IRAP
Quindi nei 15-16 miliardi quelle cifre ci sono già. Ovvio, ne mancherebbero "solo" 4-5 e quelli si potrebbero trovare, ad esempio, tagliano la spesa per gli stipendi militari oppure mettendo un tetto di 3mila euro alle pensioni.

C'è però un'altra cosa da dire. Quei 16 miliardi si possono e si devono sì tagliare, ma nel tempo visto che bisogna, ad esempio, riformare tutto l'apparato e le competenze delle amministrazioni locali nel caso di eliminazione delle province, riformare tutti i lavoratori che perderanno/cambieranno lavoro etc etc, per non parlare poi di come riallocare le risorse a tutti quegli enti finanziati dall'IRAP.
Come spiegato dallo stesso Monsurrò su facebook:

[...]il problema grosso è che i 39 miliardi di 'costo della politica' sono classificati come "apparato legislativo, esecutivo, diplomatico, fiscale, finanziario", quindi sono la somma dei costi di Parlamento, Quirinale, consigli comunali, provinciali, regionali, ma anche il Ministero degli Affari Esteri, la rete diplomatica (che costa poco: meno di Francia e UK), il MEF, le 4 agenzie fiscali (ora tre)...

Il bottino potenziale è quindici miliardi, ma prima di imputare tutti i costi alla loro sede opportuna e formulare riforme efficaci per riallineare i costi agli altri paesi europei avoja...

L'eliminazione della tassa era già presente, ad esempio, nel programma di Fare Fermare il Declino in cui era spiegato passo a passo tutto il sentiero volto ad eliminare l'IRAP (da pag. 32). Ecco, forse i grillini dovrebbero guardarselo. Un paper per una riforma fiscale un partito in Parlamento dovrebbe farlo in quel modo lì e non con un post sul blog con dati copiati, pure male, da un paper che in due righe confrontava solamente i tagli dei costi della politica con l'eliminazione dell'imporsta, giusto per rendere meglio l'idea dell'importo potenziale. 

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sabato 23 marzo 2013

Quanto costa il reddito di cittadinanza promesso da Grillo? oltre 100 miliardi

E' una delle proposte che ha permesso al M5S di essere il secondo partito alle ultime elezioni. Ma quanto costa il reddito di cittadinanza promesso da Beppe Grillo?

Beppe Grillo è andato da Napolitano e, oltre alle battute poco rispettose sue e di Crimi verso un'alta carica dello Stato, ha presentato i suoi 20 punti per un ipotetico ma poco probabile governo a 5 Stelle.

Il primissimo punto è il famoso reddito di cittadinanza, promosso da Grillo e di cui avevo già parlato qui. Sicuramente la promessa di dare come minimo 1000 euro a tutti i residenti in Italia, assieme alla riduzione dell'orario di lavoro, ha aiutato il Movimento 5 Stelle a raggiungere il consenso che ha ottenuto alle ultime elezioni. Ma quanto costerebbe una riforma del genere? Facciamo due conti.

Partiamo dai disoccupati. Gli ultimi dati danno la disoccupazione all'11.7%, ciò vuol dire circa 3 milioni di persone senza lavoro ma che lo stanno cercando attivamente. Solo per dar loro il reddito di cittadinanza servono 36 miliardi di euro annui.
A questi bisogna aggiungere gli inattivi, ovvero i disoccupati che non sono attivi nella ricerca del lavoro (quindi non vengono conteggiati nelle statistiche ufficiali). Nel 2011 erano a quota 3 milioni a cui si aggiungevano i 2 milioni di disoccupati per un totale di 5 milioni di persone. Se prendiamo 5 milioni come dato il costo del reddito di cittadinanza sale a 60 miliardi di euro. Ma non è finita.

A quella cifra bisogna aggiungere i pensionati che percepiscono una pensione inferiore ai 1000 euro. Secondo la tabella INPS che avevo già pubblicato qui, abbiamo 7.257.158 a cui dobbiamo aumentare il reddito che in media è di 579 euro.


Ciò vuol dire un spesa di
12 x (1.000 - 579) x 7.257.158 = 36.660.549.639,12
 In totale abbiamo 96,660 miliardi di euro di spesa.

E non è ancora finita, perchè ci sarebbero da aggiungere tutte quelle persone che oggi lavorano con stipendi inferiori a 1000 euro e leggermente superiori (fino a 1100 sicuro, se non 1200 o addirittura 1300 euro) che smetterebbero di lavorare avendo la possibilità di guadagnare di più o poco meno standosene a casa a far niente.
Tanto per provare a fare un conto, i dati ISFOL comunicano che lo stipendio medio dei precari si attesta a 945 euro al mese, mentre per la Cgia di Mestre sono 836 euro quindi al di sotto dei 1000 euro promessi da Grillo. Ciò comporta che una grande fetta dei precari con il reddito di cittadinanza non lavorerebbe più.
Il numero di questi è molto variabile: si passa dai 3 milioni dell'Istat ai  3,15 della Cgia agli oltre 4 milioni della Cigl.
Siccome sono buono prendo i dati Istat (che sono i più aggiornati): 3 milioni equivalgono ad altri 36 miliardi di euro di spesa.

Totale: 132 miliardi di euro

E a questi manca la fascia 1000-1200 euro. Se considerate che la metà dei contribuenti Irpef dichiara al fisco un reddito inferiore ai 15.723 euro lordi, cioè meno di 1.300 euro al mese mentre il reddito medio degli italiani è di 19.655 euro, fate un po' voi i conti...

Se Grillo mi dice dove li trova...

PS: ah, nemmeno a ripudiare tutti gli interessi (quindi rubando soldi anche a cittadini italiani) si arriverebbe a quella cifra...

@Rebel Ekonomist

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venerdì 8 marzo 2013

Costa Rica: se è vero, Grillo ha violato le regole del M5S. Se ne andrà fuori dalle palle?

Lo dice la Senatrice Bencini

Alessandra Bencini, neosenatrice del Movimento 5 Stelle, a 'Un Giorno da Pecora', su Radio2, ha dato il suo giudizio sull'inchiesta de l'Espresso, in edicola domani, secondo cui l'autista di Grillo e sua cognata avrebbero tredici società in Costa Rica. Senatrice, cosa ne pensa? "Non lo so, faranno delle indagini se è vero qualcosa". E se fosse vero? "Se fosse vero ha fatto male a fondare il Movimento 5 Stelle". Perché? "Perché noi siamo contro i paradisi fiscali, per cui si dà la zappa sui piedi". Se fosse vero, Grillo dovrebbe lasciare il Movimento 5 Stelle ? "Lasciare non lo lascia, perché è suo. E lui comunque non è candidato". Lei invece lascerebbe il m5S? "No, perché? Nel Movimento si portano avanti delle istanze, tra cui quella sulla fiscalità, di conseguenza si sarebbe dato un po' la zappa sui piedi", ha precisato la Bencini a 'Un Giorno da Pecora'. (fonte)

Sono contento. Il mio appello "Cari Parlamentari 5 stelle, non siate argilla nelle mani di Grillo e Casaleggio" a quanto pare è stato ascoltato e la senatrice Bencini ha detto chiaramente quale sia la posizione del Movimento 5 Stelle. Prendendosi i suoi rischi, vista la fine che fa chi accusa il comico o Casaleggio (" "Se c'è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va. Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente").

La domanda ora è: Grillo, se la storia sarà confermata, se ne andrà fuori dalle palle? (citando i termini usati da lui stesso) O lui è diverso dalla Salsi, da Favia, Tavolazzi e tutti gli altri espulsi per sua decisione in quanto violavano le regole del movimento?
Se "uno vale uno", le regole valgono per tutti...


ps: Qui la risposta ai commenti.

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giovedì 7 marzo 2013

Ecco come Grillo e Casaleggio manipoleranno i voti dei grillini nei referendum

Legalmente s'intende

Negli ultimi giorni su internet si è alzato un vento che non so se definire polemico oppure no, spinto da Don Gallo, il quale si è appellato a Grillo al fine di organizzare un referendum sul web per decidere su un eventuale tavolo con il Partito Democratico. Riporto le parole precise di Don Gallo
"Caro Beppe, prova a domandare sul web ai tuoi milioni di elettori se la maggioranza è d'accordo ad andare a sedersi ad un tavolo con il centrosinistra"
Ovviamente sono d'accordo con lui, come concordo sulla necessità di fare un governo di scopo con il PD per attuare le 3-4 leggi di primaria importanza per il paese per poi, nel caso, tornare al voto (ne ho parlato qui).
Come dice anche il non-statuto all'art  4, sono gli utenti della rete a decidere, i cittadini e lo strumendo decisionale è il referendum. Se uno vale uno, si deve far così, non ci sono "se" o "ma" che tengano.

C'è però un problema di cui ho già parlato: Beppe Grillo de facto non è un portavoce del movimento, ma un leader che parla, esprime le SUE idee senza che nessuno sia stato consultato o abbia votato ciò che dice.
Con il suo carisma Grillo diventa ciò che si definisce un "influencer", ovvero la persona che grazie alla rete, ai comizi, alle dichiarazioni su tv e giornali  e alle sue attività riesce a coinvolgere un alto numero di persone influenzando la loro opinione. 
Casaleggio stesso conosce molto bene questa pratica, è ed facile che sia lui a consigliare a Grillo come muoversi, cosa dire e quando dirlo, in modo tale da influenzare le idee dei grillini.


Il comico, sfruttando il carisma, la dialettica aggressiva, la rabbia e la crisi riesce ad esprimere la propria idea in modo tale che, volenti o nolenti, rimanga in testa a tutti quelli che lo ascoltano. Se sta parlando dei principi fondamentali su cui si basa il movimento, nulla da dire; quando però affronta argomenti nuovi, inaspettati come ad esempio la possibilità di un governo con il PD, esprime la sua idea con un mix di violenza e comicità (il "morto" a Bersani) in modo tale da plasmare e manipolare come argilla l'idea che il grillino tipo si stava costruendo.

Capite che, agendo in questo modo, Beppe Grillo volontariamente o no (spero di no) manipolerà i voti di qualsiasi referendum rendendoli inutili? In questo momento lui è un influencer e non lo deve essere. Lui è il portavoce, ovvero la persona che comunica ai giornali, alle televisioni e alla rete le decisioni prese democraticamente dal popolo di internet IN PRECEDENZA! E così deve essere perchè, in caso contrario, la democrazia sarà manipolata e guidata verso tutto ciò che lui e Casaleggio vorranno ottenere.

...E nessuno potrà opporsi...

AGGIORNAMENTO DEL 10/03/13 ORE 23:10

Neanche a dirlo, 2 e 3 giorni dopo questo post sono arrivati i "ricatti" di Casaleggio e Grillo in cui minacciano di lasciare il Movimento 5 Stelle nel caso in cui i grillini votassero l'alleanze con il PD. Sono un profeta?

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