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sabato 11 luglio 2015

Salvini e le bugie sulla disoccupazione relativa all'Euro

Numeri e statistiche, gli strumenti che rispecchiano la realtà dei fatti...certo, sempre se usati bene, perchè sono purtroppo facilmente manipolabili, soprattutto agli occhi dei non addetti ai lavori. Per questo motivo molti politicanti riescono a far dire ai numeri, giocando, cose che in realtà non vogliono dire assolutamente nulla appena li si analizza un momento.

L'ultimo esempio è questo status di Matteo Salvini sul suo profilo Facebook:


Il leader della Lega Nord sta collegando il tasso di disoccupazione all'appartenenza o meno all'Euro di un Paese. Curioso che abbia messo solamente i Paesi nordici togliendo, ad esempio, la Germania (4.7%) e l'Olanda (7%) che nell'Euro ci sono. Non parliamo poi dell'Austria (5.7%), anch'essa dotata della moneta unica.
Curioso anche il fatto di non mettere altri Paesi sempre europei, chessò...una Polonia (7.9%), la tanto decantata Ungheria (11%) o la Croazia (17.5%) che invece l'Euro non ce l'hanno.


Altro status interessante è quest'altro:

Salvini Salvini...davvero vuoi andare a vedere l'andamento della disoccupazione durante la Lira, oppure la crescita del debito pubblico sul PIL (perchè messo lì così vuol dire poco o nulla)?

Curioso notara come dal 1997/1998 in poi la disoccupazione sia crollata fino al 2007 (prima della crisi USA quindi) a livelli di 30 anni prima, un calo MAI visto fino a quel momento.


Anche il rapporto debito/PIL è molto curioso: dal dopoguerra in poi è calato SOLO E SOLTANTO quando l'Italia si è preoccupata di mettere i conti in ordine per entrare nell'euro e fino al 2007/2008 ha continuato la sua discesa (tranne nel 2004/2005, ultimi anni del governo Berlusconi...in cui vi era anche la Lega eh).

Giocare, mentendo, con i numeri è facile...peccato si venga scoperti subito dopo poche verifiche, vero Salvini?

Purtroppo però, la gente non ha capacità/tempo/voglia di farlo...ed abbocca. Almeno, giudicando dai mi piace e dalle condivisioni. Già, purtroppo...ma tanto la colpa è sempre di altri.

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lunedì 6 luglio 2015

Barlumi di verità dai NoEuro




Ecco, ogni tanto dire le cose come stanno fa bene. La Grecia è attesa da momenti estremamente difficili, qualunque decisione prenda. Ed è normale: quando accumuli debiti su debiti, nulla ti può salvare se non un periodo in cui ci si deve rimboccare le maniche e riparare al danno.

Ed è quello che faranno, sia che portino a casa stipendi in Euro, sia in Dracme. E questo sia da lezioni a tutti. Il cambio di moneta NON implica il ritorno della festa.


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martedì 5 agosto 2014

Abbiamo speso 1.650 miliardi di interessi per un debito creato da noi

I grandi numeri, si sa, fanno effetto. Pensate solo alle tante foto condivise su Facebook che quotidianamente vi invadono la home page. Numeri sugli stipendi del tal parlamentare o del tal Ministro, sulle spese dell'ultimo anno di Palazzo Chigi, della Regione X, Y, Z o del debito sia dell'Italia sia di una città sull'orlo del fallimento.

Vedere cifre quasi astratte per voi poveri cittadini, scritte con colori forti e caratteri giganteschi vi carica di rabbia, frustrazione. E iniziate a condividere a manetta corredando il tutto con qualche commento molto lontano dal dolce stil novo.

L'ultimo di una lunga serie ad apparire viene dal maggior quotidiano italiano: Il Corriere della Sera. Ieri, 4 agosto 2014, appare questo articolo che recita:






Tenendo conto che il debito italiano si aggira intorno ai 2mila miliardi, capite che quella cifra è faraonica.

Cito:


"Qual è il Paese tra i principali europei con il saldo migliore tra entrate e spese (al netto degli interessi) delle amministrazioni pubbliche negli ultimi 20 anni? L’Italia, e con molto distacco, considerando che ha cumulato 585 miliardi di euro del cosiddetto avanzo primario (con un 20 per cento riferibile alle privatizzazioni), contro gli 80 miliardi della Germania (dal 1995) e saldi negativi per Francia (-479 miliardi) e Spagna (-270 miliardi). Peccato che ciò sia servito in gran parte a pagare gli interessi sulla fonte principale dei guai, il debito pubblico. I numeri sono tratti da un’analisi comparata sulla finanza pubblica che ha messo a punto un team coordinato da Roberto Poli, uno dei più prestigiosi consulenti italiani"


Ecco appunto. Perchè abbiamo pagato così tanti interessi? Perchè lo stock di debito pubblico che NOI abbiamo creato era nettamente superiore rispetto alle altre grandi nazione europee!

Come spiegato dallo stesso Poli (grassetti miei):


"Un debitore con debito elevato paga interessi più che proporzionali. E tutto questo è la conferma del peccato originale che l’Italia si trascina dal 1992, l’anno della firma del Trattato di Maastricht, sottoscritto pur avendo un parametro del tutto fuori controllo: il debito pubblico, che rappresentava il 104,7%del Pil contro il 42% della Germania, il 39,7% della Francia e il 45,5% della Spagna"

 E quando si è formato questo boom di debito/Pil?

Da inizio anni '80 fino alla metà degli anni '90 c'è stata una vera e propria esplosione. Gli anni d'oro delle baby pensioni, del posto fisso statale assicurato per tutti, anche per lavori inutili e/o personale davvero incompetente (malattia, questa, non ancora sconfitta fra l'altro) etc etc.

Qui non c'è nemmeno Euro che tenga, anzi, la moneta unica come già spiegato altrove ci ha dato una mano per diminuire i tassi d'interesse.

La verità è che la fossa dei 1.650 miliardi di interessi ce la siamo scavata da soli come italiani. E non venite a propormi cose del tipo "ripudiamo il debito o gli interessi", perchè di sciocchezze (vedi qui il perchè lo siano) se ne dicono già abbastanza.


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giovedì 31 luglio 2014

Renzi ha 12 ore per pagare 68 MLD di debiti della PA

In questo momento sono le 12:00 di Giovedì 31 Luglio 2014. 12 ore e Agosto farà la sua comparsa, nonostante il clima ricordi più fine Ottobre e l'avvento di Novembre.

Perchè sono così preciso? Perchè ricordo questa data? Semplice, entro domani la Pubblica Amministrazione Italiana dovrà pagare 68 miliardi di suoi debiti verso i privati, gli stessi privati che la stessa pubblica amministrazione (o meglio, lo Stato Italiano) tartassa con tasse e, nel caso di mancato pagamento di esse, multe salatissime.

Siamo a mezzodì, ergo entro 12 ore Matteo Renzi dovrò mantenere la promessa fatta a pochi giorni dal suo avvento a Palazzo Chigi: "Entro luglio pagheremo tutto".


In realtà, vi anticipo già, i pagamenti non li vedrete. Almeno non entro domani. Nella famosa intervista del  "che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia niente dal punto di vista della vita quotidiana delle persone" (sul quale dirò un parere nei prossimi giorni), il Premier ha anche aggiunto che

"Entro il 21 settembre dovremmo riuscire a pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione"

Staremo a vedere. Però quel "dovremmo", al condizionale, lascia ben poche speranze. O il sottoscritto è troppo pessimista?

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sabato 21 dicembre 2013

Ripudiare il debito pubblico: è davvero una buona idea?

- Articolo originale pubblicato su MySolutionPost -     Mattia Poletti


Qualche tempo fa parlai del debito pubblico e del come ridurlo nel modo sbagliato. In quel post, in particolare, analizzai la proposta molto cara ad una parte del panorama politico italiano e dell’elettorato di adottare una patrimoniale, arrivando a concludere che un’azione di quel tipo avrebbe fatto più danni che altro.
In questo post vado ad analizzare un’altra proposta in voga, soprattutto nel panorama grillino-indignados (ma anche forconi), ovvero la “ribellione contro il debito”. La cosa è semplice: il debito non lo abbiamo creato noi, ci sta strozzando, ergo ripudiamolo.
Sia ben chiaro: ripudiare totalmente o parzialmente il debito equivale a fare default. Ricordate una decina di anni fa il caso dell’Argentina? Ecco, è la stessa identica cosa.
Non pagare il debito comporterebbe da un lato la rottura di un contratto con i creditori (quindi, de facto, rubare i soldi che ci hanno prestato), dall’altro come conseguenza l’esclusione dai mercati finanziari (ovvero, non possiamo più indebitarci o, nel caso, farlo ma a tassi proibitivi).
La cosa curiosa quindi è che nel caso di ripudio, l’Italia sarebbe de facto costretta ad adottare il pareggio di bilancio, lo stesso che viene tanto criticato (non a torto a mio avviso) dai sostenitori della ribellione contro il debito.
Ma chi possiede il debito italiano?
Secondo i dati di Bankitalia, a maggio 2013, i detentori del debito pubblico italiano erano così ripartiti:
  • Banca d’Italia: 4,75%;
  • banche e istituzioni finanziarie: 50,47%;
  • privati (famiglie e imprese): 9,64%;
  • totale detentori Italia: 64,86%;
  • non residenti: 35,14%.
Da precisare che la quota dei non residenti si è quasi dimezzata in cinque anni: nel 2008 infatti essi possedevano circa il 60% dei bond in circolazione. Rispetto però al 2012 la loro quota si è mantenuta costante.
Dai dati quindi si può vedere come da un default i 2/3 dei detentori di debito che perderebbero soldi sono italiani, ciò comporta che non ripagare il debito e gli interessi legati ad esso danneggerebbe per lo più chi risiede in Italia (banche, istituti finanziari e cittadini), ergo il costo verrebbe pagato da italiani!
Ovviamente ora qualcuno mi dirà che solo una minima parte è detenuta dai privati e quindi a rimetterci sarebbero istituzioni finanziarie e le tanto odiate banche. Le cose non sono così semplici, purtroppo.

Se è vero che la quota direttamente detenuta da cittadini ed imprese è minima (il che però non toglie il fatto che lo Stato ruberebbe i risparmi di tante famiglie ed imprese che volevano solamente un investimento sicuro per non perderli. Di nuovo, vedere i pensionati in piazza a protestare per il default argentino), la quota di banche ed altri istituti finanziari tocca indirettamente gli stessi cittadini!
I depositi costituiscono attività per le famiglie (tipiche unità in surplus che depositano in banca il loro denaro) e passività per la banca; su questi la banca pagherà un tasso d'interesse, rendimento per le famiglie. La banca impiegherà il denaro in attività reali o finanziarie come azioni, debito pubblico, mutui, prestiti alle imprese, eccetera, in base al rendimento e al rischio che vogliono avere. Il rendimento su queste costituisce il ricavo della banca. Se ora lo Stato non ripagasse più i suoi debiti, le banche vedrebbero persi i loro investimenti oltre ai ricavi potenziali previsti da essi  (gli interessi sul debito). Di conseguenza, anche i depositi fatti dalle famiglie ne risentirebbero, in più le banche si troverebbero nella condizione di far fronte ad un buco nelle attività e nei ricavi non incassati (e considerando la quantità di titoli di Stato acquistata non più tardi di un anno fa non è nemmeno piccolo), mettendole nelle condizioni di finire per davvero a gambe all’aria. Non c'è bisogno che vi dica chi pagherà i costi di una crisi delle banche.
Se Grillo&Co vogliono davvero ripudiare il debito, lo facciano pure. Ma prima se lo comprino tutto loro. Scommettiamo che cambiano idea?
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domenica 8 settembre 2013

Come ridurre il debito pubblico, nel modo sbagliato: la patrimoniale

Sintesi dell'articolo "Come ridurre il debito pubblico, nel modo sbagliato: la patrimoniale"
pubblicato su MySolutionPost


Dopo anni e anni di proclami, pare che il Governo voglia impegnarsi nella riduzione dell’imponente stock di debito pubblico che, assieme ad altri fattori, sta soffocando il Paese. Solo così l’Italia potrà uscire da questa crisi che dura da troppo tempo e ricominciare a crescere. Anzi, lasciatemelo dire: ricominciare a essere un Paese Occidentale.
 [...]
A oggi, il debito pubblico italiano continua la sua inarrestabile ascesa. [...]
Ciò ci fornisce due dati importanti: il primo, è che a questi livelli il costo in interessi del debito, anche se questi fossero bassi (e oggi non lo sono), è elevatissimo; il secondo è che lo stock è in costante aumento nonostante le manovre correttive

Cosa fare dunque?
Vi sono però un paio di soluzioni in voga in certi ambienti che sarebbero dannosissime per noi cittadini e per l’Italia tutta: non ripagare il debito (o non ripagarne solo una parte), ovvero fare default oppure ridurlo con una patrimoniale straordinaria. [...]

Personalmente concordo con loro sul fatto che una patrimoniale sarebbe molto ingiusta e che metterebbe ancora più in ginocchio il nostro Paese [...]

Considerando che la ricchezza totale (reale e finanziaria) è di circa 8.600 miliardi di euro (dati Banca D’Italia), il numero da cui partire è questo.
A chi vogliamo farla pagare? Dal 10% più ricco? Essi posseggono circa il 46% di essa, quindi 4mila miliardi di euro (arrotondiamo).
Una patrimoniale del 10% porterebbe un gettito di 400 miliardi di euro, che abbatterebbero il debito di circa il 20%. Passeremmo così dall’oltre 130% (in rapporto al Pil) odierno a una cifra intorno al 110%.
Cambierebbe qualche cosa? Senza profonde riforme strutturali, agli occhi dei mercati poco o niente. [...]  
Per le conclusioni, vi rimando all'articolo originale.

Fortunatamente, questa ipotesi sembra essere stata scartata definitivamente.

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domenica 9 giugno 2013

Grillo e grillini si comprino il debito pubblico prima di ristrutturarlo

Sarà per la pressione o per le vicende che hanno coinvolto il Movimento 5 Selle in queste settimane, fatto sta che Beppe Grillo è più confuso del solito. Tutte le volte che parla cambia la sua versione, contraddicendosi da solo un po' come ci ha abituato il suo più acerrimo nemico, Berlusconi.

Parlando del debito, prima se ne esce dicendo che siamo vittime di Francia e Germania che ci comprano debito in cambio di centrali nucleari et simila (perchè il complotto internazionale è nel sangue del grillino medio, oramai è palese), poi che le stesse due lo vendono così da farcelo comprare, fare default e lasciarci nel fango ed infine una fusione fra le due.

Infine, ecco la sua proposta:

"Non ci sono alternative: o ristrutturiamo il nostro debito pubblico, di cui la parte all'estero è in prevalenza in mano a Germania e Francia, o ci aspetta il fallimento insieme alla distruzione del tessuto produttivo."


Sia chiaro: il debito pubblico è un problema e deve diminuire. Abbiamo diverse vie: inflazione improvvisa ed inaspettata, taglio della spesa pubblica/aumento di tasse (che però difficilmente porterebbero ad una diminuzione visto l'ammontare di interessi che paghiamo), vendita di patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico e ristrutturazione del debito parziale/totale (o, se volete, default).

A mio avviso le cose da fare sarebbero la seconda (nella forma "taglio spesa pubblica") e la terza (vendendo immobli e pacchetti di controllo delle aziende, liberalizzando/privatizzando).

La ristrutturazione del debito è quella più complicata, truffaldina e pericolosa di tutte: si tratta sostanzialmente di non onorare un debito che si è contratto con banche/cittadini/istituti di credito per una determinata spesa decisa dai politici (eletti da noi).
Su ciò che comporterebbe la ristrutturazione del debito (o il mancato pagamento degli interessi) ho già scritto (vi ricordate ad esempio le proteste dei pensionati 10 anni fa quando l'Argentina fece la stessa cosa?) ed è per questo che mi sento di proporre questa idea a Beppe Grillo e grillini tutti: compratevi voi tutto il debito pubblico!

2mila miliardi per circa 8.5 milioni di elettori sono poco meno di 250 mila euro annui. Una bella cifra. Ecco, ipotizziamo che i grillini dopo molti sacrifici se lo comprino tutto utilizzando i risparmi di una vita + un prestito bancario e poi, una volta ottenuto il 100% in Parlamento, decidano di ristrutturarlo non pagando più la metà di esso. Il debito di colpo si abbasserebbe a mille miliardi passando dal 125% circa del PIL odierno a poco più che il 60%, rientrando perfettamente nei parametri di Maastricht (visto che anche il deficit rientra, poi figuriamoci, pagheremmo molti meno interessi quindi saremmo fra i più virtuosi d'Europa).

Tutto bello? Per noi abbastanza (non potremmo praticamente più contrarre debito se non ad interessi altissimi, quindi il pareggio di bilancio sarebbe obbligatorio), per i grillini invece meno. Sì perchè dei 250 mila euro di risparmi di una vita+prestito che hanno investito di colpo si ritroverebbero con la metà di essi (125mila euro). Ma a loro non fatelo sapere.

Non vi dico quanto pagherei per vedere la loro faccia....

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lunedì 4 marzo 2013

Pagare meno interessi sul debito (come dice Grillo) ma senza danneggiare i cittadini

Pagare meno interessi sul debito si può. Ecco come...


Quando Grillo se ne è uscito con la dichiarazione che l'Italia paga troppi interessi sul debito aveva ragione: non ci possiamo permettere di spendere 90 e passa miliardi solo di costo del debito, quindi è necessario cercare un modo per diminuire questa enorme spesa.
Il leader del M5S ha proposto diverse soluzioni più o meno collegate: rinegoziare il debito, non pagare gli interessi, pagarne solo una parte, ricomprarselo tutto.
Considerando che già ora il 65-70% del debito è in mano ad italiani (famiglie, banche, istituti finanziari...), la soluzione di rinegoziarlo/ non pagare gli interessi, come ho già spiegato, andrebbe a danneggiare gli stessi cittadini italiani. Esiste però una soluzione alternativa e migliore: fare in modo che si abbassino naturalmente. Non è così impossibile: già dal 1996 al 2007-8 il famoso spread è andato progressivamente diminuendo, comportando ingenti risparmi (13 miliardi l'anno circa). Peccato però che il governo di Silvio Berlusconi, al posto di diminuire la pressione fiscale, riformare, tagliare la spesa riqualificando anche tutti quei dipendenti poco utili (anche qui, Grillo non ha tutti i torti) come hanno fatto altri abbia sperperato questi soldi contribuendo in maniera decisiva alla crisi attuale che stiamo vivendo sulla nostra pelle.

Guardando infatti in un grafico l'evoluzione della spesa (in rapporto al PIL) primaria e degli interessi sul debito, è visibilissmo ciò che sto dicendo:

Fonte: NoiseFromAmerika


Se andiamo a vedere la storia del costo del debito (aka, gli interessi che paghiamo), notiamo come l'importo sia aumentata negli ultimi 7 anni nel 2007-2008 e poi dal 2010:

fonte: WallStreetItalia
E' chiaro che se riuscissimo a tornare ai livelli del 2006 avremmo un risparmio di 25 miliardi annui, considerando la spesa di quest'anno, da destinare altrove (leggi: diminuire la pressione fiscale).
Come fare dunque? Bisogna diminuire il tasso di interesse che paghiamo. Certamente a parole è facile da dire, riuscirci invece è complicato.

Come avevo già dimostrato, nell'ultimo anno chi ha davvero contribuito alla diminuzione dello spread è stato il governatore della BCE Mario Draghi con i suoi interventi (sia reali che solo verbali). C'è da dire però che Draghi è riuscito a convincere se stesso e la Germania dopo i sacrifici fatti dalla maggior parte di noi italiani (non tutti purtroppo). Per ottenere l'appoggio della BCE bisogna rigare dritto, scordandoci la condotta economica scellerata del governo Berlusconi (ed è un bene, su questo penso siam d'accordo tutti).

Monti ha scelto di puntare tutto su maggiori tasse: se da una parte è comprensibile (i soldi entrano subito), dall'altra ha toppato il passo successivo ovvero, a febbre abbassata, iniziare a riformare tagliano la spesa pubblica, cambiando il mercato del lavoro, liberalizzando i settori in cui vari tipi di caste fanno da padrone e così via (cose che avete già sentito e risentito).

Il consiglio che voglio dare a tutte le forze politiche ed in particolare al 5 stelle (visto il suo peso in Parlamento) è quello di puntare sulle riforme per rendere il nostro paese più credibile e indirizzarlo verso la strada per la crescita. Se riusciranno a fare ciò, anche gli interessi caleranno anche grazie all'intervento della BCE.

Nei prossimi 12 mesi ci sono 310 miliardi di euro (fonte: Tesoro) di debito da rinnovare: ciò vuol dire che l'1% di interesse in meno vale 3,1 miliardi (quasi un'IMU).

La prima strada è quindi di riformare, rendersi credibili e crescere. Vi è poi una seconda strada da seguire: quella di abbattere il debito.

Esiste una corrente a quanto pare sostenuta anche da Grillo che vorrebbe non pagare una parte di questo debito. Le conseguenze sono tali e quali (anzi forse peggiori) a quelle che ho già esposto nel caso di non ripagare gli interessi quindi la via non è questa. C'è però anche qui un'alternativa: la patrimoniale pagata o dallo Stato oppure dai cittadini.

Sulla seconda, che proponeva Ingroia, mi sono già espresso dimostrando come non sia la soluzione migliore (di tasse ne paghiamo già abbastanza direi) anzi, il rischio è che si vada a peggiorare solo la situazione. Rimane quindi quella di Stato che consiste nel vendere attività reali e finanziarie (un approfondimento tecnico è stato fatto dagli esponendi de Fare per Fermare il Declino qui).

E' bene notare che seguendo queste linee guida non si otterrano risultati immediati, ma anno dopo anno nel tempo ed è l'unica soluzione. La pazienza è la virtù dei forti, ed avere tutto e subito non è possibile. Chiunque proponga soluzioni veloci ed immediate sta bleffando.

Siamo a buon punto, questo è vero, ma la strada è ancora lunga e purtroppo il rischio di imboccare l'uscita sbagliata pensando sia una scorciatoia è più vivo che mai. Cerchiamo di non cascarci un'altra volta.

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sabato 2 marzo 2013

Che succede a non pagare gli interessi sul debito come dice Grillo? Chi ci rimetterebbe?

Non pagare gli interessi sul debito pubblico? Non una buona idea. Analisi delle conseguenze.

Di tanto in tanto spunta fuori l'idea di non ripagare il debito o una parte di esso, facendo de facto default.
I sostenitori di questa teoria seguono l'esempio dell'Argentina, che ad inizio millennio scelse proprio questa strada. Certo, guardando ai risultati direi che si tratterebbe solo di posticipare i problemi radicati nel paese, truffando però tutti i risparmiatori che avevano investito i risparmi di una vita (ricordate gli anziani italiani preoccupati vero?).

Fortunatamente questa soluzione non ha riscontrato molto successo, anche se ne sta spuntando un'altra di simile natura rilancianta ancora poco fa da Beppe Grillo: se non possiamo fare default, almeno non paghiamo gli interessi su quel debito. E' una forma diversa per dire in sostanza la stessa cosa: non paghiamo del tutto i creditori.

A quanto ammonta la spesa per gli interessi? Nel 2013 la cifra stimata è di 91 miliardi (nel 2012 era stimata dalla Banca d'italia in 86 miliardi) quindi certamente non pagarli (tutti o in parte) porterebbe un risparmio consistente. Ma non è oro tutto ciò che luccica.
Non pagare un debito comporta dall'altra parte a non vedersi pagato un credito: uno dei due per forza ci perde. Ma chi sono i creditori del nostro debito?

Secondo i dati della Banca d'Italia (suppl_61_12, tavola B pag 3) le quote a maggio 2012 erano così suddivise:

Banca d’Italia 4,7
Altre IFM residenti 30,7
Altre istituzioni finanziarie residenti 16,5
Altri residenti 13,0
Non residenti 35,1
Da qui si evince che la maggior parte del debito pubblico (64.9%) è detenuto da residenti, mentre il 35.1% è detenuto da non residenti.
Ciò comporta che non ripagare gli interessi danneggerebbe per lo più chi risiede in Italia (banche, istituti finanziari e cittadini), quindi il costo verrebbe pagato da italiani!
Ovviamente ora qualcuno mi dirà che solo una minima parte è detenuta dai cittadini quindi a rimetterci sarebbero le banche cattive. Le cose non sono così semplici purtroppo.

Se è vero che la quota direttamente detenuta dai cittadini è minima (anche se fossi quel cittadino che ha investito i propri risparmi nello stato italiano avrei molto da ridire), la quota di banche ed altri istituti finanziari tocca indirettamente gli stessi cittadini!
I depositi costituiscono attività per le famiglie (tipiche unità in surplus che depositano in banca il loro denaro) e passività per la banca, su questi la banca pagherà un tasso d'interesse, rendimento per le famiglie. La banca impiegherà il denaro in attività reali o finanziarie come azioni, debito pubblico, mutui, prestiti alle imprese etc in base al rendimento e al rischio che vogliono avere. Il rendimento su queste costituisce il ricavo della banca. Se ora lo Stato non pagasse gli interessi su quel debito, le banche vedrebbero persi i ricavi potenziali previsti dal loro investimento (anzi, data l'inflazione, perderebbero pure soldi). Di conseguenza, anche i depositi fatti dalle famiglie ne risentirebbero, in più le banche si troverebbero nella condizione di far fronte ad un buco lasciato dai ricavi non incassati (e considerando la quantità di titoli di stato acquistata non più tardi di un anno fa non è nemmeno piccolo), mettendole più in crisi di quanto già non siano. Non c'è bisogno che vi dica chi pagherà i costi di una crisi delle banche.

Ma non è ancora finita. Accanto a ciò, i futuri potenziali investitori (italiani e stranieri), dopo essersi trovati di fronte ad un comportamento di questo tipo, per finanziarci chiederanno tassi di interesse ancora maggiori che ricadranno ovviamente ancora sui cittadini in termini di minor servizi o maggiori tasse.

Io posso capire che ci sia rabbia per il debito e il suo costo, considerando che è stato sprecato negli ultimi vent'anni da politici ladri ed incapaci a danno dei cittadini. Vi ricordo però che siamo in democrazia, quindi quei politici sono stati eletti da noi. Bastava 20 anni fa rivoltarsi cacciandoli tutti e invece non lo abbiamo (anzi, avete, io avevo 3 anni) fatto. Per di più, guardando alle ultime elezioni, a quanto pare la storia non ci ha insegnato nulla.

Il popolo, se ha libertà di scelta, si merita ciò che sceglie. Se lo fa male, la colpa è solo sua.

PS: In origine l'articolo non era rivolto ad un politico in particolare proprio per spezzare la serie di post molto politici delle ultime settimane, ma piuttosto una considerazione generale. Grillo poi se ne è uscito con una dichiarazione sullo stesso argomento durante la scrittura quindi per forza ho dovuto citarlo...vabbè

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mercoledì 13 febbraio 2013

Il debito è aumentato più con Berlusconi che con il Centro Sinistra

Parla di ridurre il debito e la spesa pubblica. Ma negli otto anni del suo governo ha fatto l'opposto

" Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare" recita un detto molto famoso. Per la campagna elettorale si potrebbe aggiustare in un "Fra il promettere e l'attuare c'è di mezzo il mare anzi l'oceano".
Se poi aggiungiamo che ciò che i partiti promettono non lo hanno mai fatto negli anni in cui hanno governato, vien da chiedersi: "Ma chi ci crede ancora?"

E' curioso poi andare a vedere ciò che ha fatto il PdL, partito che sta inneggiando a tagli delle tasse coperti da ingenti tagli alla spesa pubblica, negli 8 anni in cui ha governato (nota bene: nel commento evito di paragonare gli anni successivi al 2006 visto che, a causa crisi, la spesa dal 2008 è aumentata in tutti i paesi quindi non sarebbe corretto farlo).

Partiamo con il rapporto debito/pil:

rapporto debito/pil durante i vari governi - fonte Linkiesta
Come potete vedere dal 1995 al 2000 (governo Centro Sinistra) il rapporto è passato dal 121,5 al 109,2 mentre i successivi 5 anni (governo Centro Destra) si è passati dal 108,8 al 105, 9 (in aumento l'ultimo anno).
Tanto per capirci, se il governo Berlusconi avesse continuato per la strada dei suoi oppositori, a fine mandato il rapporto sarebbe stato del 97% circa (e anche meno, visto il risparmio di cui ha beneficiato con il diminuire degli interessi sul debito grazie al tanto odiato Euro).

Vediamo ora l'ammontare del debito pubblico (anche qui, cn lo stesso ragionamento fatto sopra):


Andamento debito pubblico italiano negli ultimi 15 anni - fonte LaPresse.L'Ego

Anche qui, abbiamo un + 159-160 miliardi circa nei 5 anni del centro sinistra contro un + 220 circa in quelli del centro destra. Una differenza di 60 miliardi, 12 all'anno. Non pochi direi (anche qui, considerando i rispiarmi sugli interessi del debito).

Quando trovate qualche destrino che vi dirà "Ma lui ha detto che lo farà e io gli credo", mostrate questi dati (assieme a quest'altro articolo). Chissà, magari aiuta.

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giovedì 12 luglio 2012

E voi vi tassereste per pagare i debiti dei tedeschi?

Piccola provocazione sul tema "Eurobonds/mettiamo in comune il nostro debito".

Dimenticate un secondo la situazione attuale e immaginatevi per un attimo un'Europa diversa.
Ci siete voi, l'Italia, un paese virtuoso, in forte crescita economica, con un settore pubblico efficiente, bassa disoccupazione e cittadini che 10 anni fa hanno votato ed accettato riforme che hanno permesso tutto ciò.

Abbiamo poi la Germania, paese in recessione, che non cresce da 10-15 anni, che 20 anni fa ha rischiato di fallire e a posto di fare le riforme necessare, ha continuato ad aumentare le tasse per finanziare la propria spesa pubblica arrivando ad essere uno dei paesi, se non il paese, più tassato al mondo.

La Germania entra in una crisi profonda molto simile a quella di 20 anni prima: per uscirne propone di "mettere in comune" una parte del debito con la virtuosa nazione Itali.

Voi cittadini italiani cercando di capire i motivi di questa crisi, scoprite che i soldi delle tasse vengono utilizzati per erogare servizi scadenti (soprattutto in proporzione alla dimensione delle stesse), per dare in appalto opere ad amici e parenti di politici e personalità importanti a prezzi non competitivi, per comprarsi voti (indirettamente) assumento in comuni, asl e qualsivoglia ente pubblico o personale inutile o di nuovo amici e parenti.

Oltre tutto ciò, venite a sapere che nel paese dilaga la corruzione (per una cifra intorno ai 60 miliardi l'anno), vi è poca libertà economica frenata da tasse e burocrazia esasperante, poca meritocrazia, vengono tagliati i fondi alla ricerca, vi è poca libertà di riformarlo perchè le riforme sono bloccate da caste e sindacati (e tutto ciò ha portato ad un mercato del lavoro immobile, a poca occupazione e un tasso di disoccupazione giovanile record).
Non parliamo poi della classe politica, sempre quella di 20 anni prima e, ciliegina sulla torta, colui il quale ha governato 8 degli ultimi 10 anni contribuendo pesantemente al disastro del paese e che in tutto il mondo prendevano in giro ha annunciato la propria ricandidatura per le prossime elezioni...e rischia pure di vincerle!

Vi chiedo, cittadini italiani: vi tassereste per pagare i debiti di quei cittadini tedeschi? Immagino di no vero? Bene, ora invertite le parti. Ancora sorpresi che i tedeschi (così come tutti i nordici) siano riluttanti all'idea di utilizzare le proprie tasse per pagare i nostri debiti?

martedì 10 luglio 2012

Che futuro ha un paese in cui i tassisti hanno più peso dei ricercatori?

Breve riflessione sui recenti tagli alla ricerca

Tempo di "Spending Review", di tagli alla spesa pubblica (se vogliamo dirlo all'italiana) imposti dalla condizione finanziaria ed economica attuale del nostro paese malato. La tabella con tutti i tagli la trovate a fianco (fonte).
Sebbene personalmente sia d'accordo sull'evitare di spendere soldi per cose inutili/poco utili/utili ma mal gestite e (inmolti casi) per arricchire amici, parenti o comprarsi indirettamente voti, c'è modo e modo di tagliare.
Fra le molte polemiche causate dal decreto, una in particolare sta facendo un pochino di clamore (ma neanche tanto) giusto perchè cade in concomitanza con la scoperta del Bosone di Higgs (o "Particella di Dio): i tagli alla ricerca.

Premetto che sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con chi protesta: i centri di ricerca sono importantissimi per il futuro e il prestigio di un paese e vanno tutelati ed aiutati (in generale). Qui trovate la distribuzione dei tagli ai vari enti e alcune dichiarazioni presidente dell'istituto Fernando Ferroni prese dalla sua lettera scritta a Napolitano.

Mi preme davvero fare un parallelo con la questione dei tassisti di qualche mese fa. Vi ricordate la protesta appoggiata anche dal PDL dei tassisti contro la "liberalizzazione" delle licenze? Alla fine purtroppo non se ne fece nulla e il rapporto qualità/prezzo del servizio taxi fa (in media) schifo come prima.

Ora voglio proprio vedere cosa succederà questa volta, quindi invito tutti i ricercatori e i dipendenti di questi istituti a scendere in piazza proprio come fecero i tassisti. Rinunceranno ai tagli? Spero di sì, perchè in caso contrario, che futuro può avere un paese in cui i tassisti (con tutto il rispetto del mondo sia chiaro) hanno più peso dei ricercatori?



domenica 8 aprile 2012

Il vero problema del settore pubblico? Il potere della politica su di esso



La riforma del mercato del lavoro ha lasciato, possiamo dirlo, tutti scontenti, a partire dalla "riforma" dell'art. 18. Il punto più controverso è il fatto che questa "riforma" non si applicherà al settore pubblico: gli statali sono, ancora una volta, esenti dal cambiamento e quindi "privilegiati" rispetto ai loro colleghi del settore privato.

Non voglio qui discutere sulla necessità di abolire l'art. 18 SOPRATTUTTO nel settore statale, ma piuttosto fare una premessa senza la quale personalmente credo che ogni riforma del pubblico sia sostanzialmente inutile se non potenzialmente dannosa.

Il vero male è il potere che la politica esercita sul settore pubblico, per quanto riguarda gli appalti, i lavori esterni e le assunzioni sia di famigliari/amici sia in cambio di voti (specialmente in certe zone d'Italia).


Perchè dico questo? Il motivo è semplice: ammettiamo che finalmente si possano licenziare anche i dipendenti pubblici per motivi economici (come stanno facendo in UK), cosa potrebbe succedere alle condizioni attuali? L'amico, il parente o l'assunto in cambio di voti rimarrebbe lì, mentre invece il lavoratore onesto rischierebbe il posto ingiustamente.
Anche i licenziamenti per cattiva condotta (praticamente impossibili oggi, esperienza personale) per quanto riguarda quelle persone continuerebbero ad essere impossibili, quindi de facto, qualsivoglia riforma risulterebbe inutile.

Purtroppo sui giornali si parla poco di questo problema che invece meriterebbe molta più attenzione. Se vi state chiedendo il perchè in Italia è così difficile tagliare la spesa pubblica inutile, la risposta è proprio qui! Se poi ci aggiungiamo il potere dei sindacati, capite il perchè dei continui privilegi dei dipendenti pubblici rispetto ai dipendenti privati.


sabato 3 marzo 2012

Perchè le banche comprano titoli di stato al posto di finanziare le imprese?


Come tutti sapete, la BCE per voce di Draghi ha annunciato la concessione di 530 miliardi di euro alle banche europee con tasso dell'1% di cui un quarto indirizzati verso banche italiane.

La domanda piena di speranza che tutti si ponevano era se, ricevuti i soldi, le banche avessero aperto i rubinetti del credito ai privati e soprattutto alle imprese le quali mai più di adesso necessiterebbero di finanziamenti.

La risposta, purtroppo, sembra essere di nuovo negativa. Come riportato da Linkiesta, "Le banche italiane, con la liquidità prelevata dalla Bce, non finanzieranno le imprese, ma come ha detto il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti, li utilizzeranno per lucrare dal riacquisto di titoli di Stato".
Leggendo più avanti, soltanto l'8% verrà utilizzato per le imprese.

Perchè le banche non vogliono finanziare le imprese? La risposta data è che "da qui al 2015 è necessario rifinanziare 732,5 miliardi di euro di debito pubblico, più 174,7 miliardi di interessi complessivi su un debito pubblico totale di 1.942 miliardi di euro. Di quei 700 miliardi, 271 devono essere rimborsati entro l’anno, e di questi una cinquantina entro fine mese". A questo si aggiunge il fattore rischio: finanziare le imprese è più rischioso che finanziare lo stato, nonostante i rendimenti sarebbero maggiori: un carry trade sui titoli a 10 anni farebbe guadagnare il 4% circa (mentre a scadenze più brevi, quelle più richieste dalle banche, l'1-2%), mentre sulle imprese dal 5% in su su base annua.

Il mio personale parere è che le cose non stiano del tutto così. Parlando dell'Italia, è doveroso ricordare che le banche sono de facto pubbliche, controllate dalle Fondazioni bancarie che a loro volta sono controllate dalla politica. Se avete studiato alle elementari la proprietà transitiva, capite subito a cosa voglio arrivare.


Se la politica controlla le banche, "obbligherà" queste a comprare debito pubblico e far sì che lo spread nell'immediato si contragga.
Guarda caso, questo è quello che è avvento. Basta prendere l'andamento dello spread BTP-BUND e noterete come dal 28 febbraio esso sia calato in modo vertiginoso (nota bene: il trend era negativo grazie anche all'operato di Monti, però da quella data ha decisamente accelerato la discesa).

Per quanto riguarda il rischio, è vero che prestare oggi soldi alle imprese è più rischioso che in passato ma, come dimostrano le ultime vicende, anche i titoli di stato non sono un investimento così sicuro come prima e nel caso di una nuova crisi le banche rischierebbero davvero di colare a picco. Se poi si vogliono investimenti in totale sicurezza (guadagnandoci anche con questi), si potrebbero acquistare titoli di altri paesi (Germania, Stati Uniti, Svezia etc).


Cosa ci guadagna la politica? Semplice. Credibilità agli occhi degli italiani e l'opportunità di "far finta" di governare come è stato in passato. Lo spread cala, la morsa dei mercati non è più stretta e loro possono ricominciare a spendere/non riformare per non scontentare nessuno o quantomeno i loro bacini elettorali. Qualcuno starà pensando alla "Moral Hazard": esatto proprio quella, ma nel caso ci ritorneremo.



PS: se qualcuno volesse approfondire, segnalo qualche link sull'argomento


giovedì 22 settembre 2011

Lupi e la Spagna con le pezze al culo


Vi ricordate cosa disse Lupi un anno fa circa a "Ballarò"?




"Perchè la Spagna ha il 20% di disoccupazione, si ritrova con le pezze al culo..."





Ita-Ger 10Y Spread BTP-Bund 410 (+12), Spa-Ger 10Y Spread 371 (+7), Cds Ita 537 (+15), Cds Spa 449 (+17), Btp 10Y 5,79% (+6).


The spread between Spanish and German 10-year borrowing costs widened to 363.5 basis points.

Lupi?? Dove sei?

venerdì 16 settembre 2011

Annullare il debito? No grazie.



Leggo un po' su internet (forum vari e Facebook soprattutto) gente richiedere l'annullamento del debito pubblico piuttosto di manovre lacrime e sangue, riforme etc. Cosa si intenda poi per annullare non è dato sapersi: cancellare con la gomma? Svalutare?
Qualunque sia il loro metodo, questa soluzione è sbagliata ed ingusta.

Facciamo un esempio:

Tu lettore presti 100 ad un tuo vicino di casa che deve costruire chessò, unn'officina nuova per migliorare le sue prestazioni di lavoro.

Questo tuo vicino usa i 100 (o gran parte di quelli) per organizzare feste su feste.

Arriva il momento che quella persona ti deve ripagare. Non avendo costruito l'officina non ha aumentato le sue prestazioni, non ha prodotto reddito e quindi non ti può ripagare.

Tu che fai, gli annulli il debito o gli porti via la casa (oppure se hai pazienza, aspetti che tagli le spese, che lavori un po' di più per poi ripagarti)?


La stessa cosa è successa da noi: si sono fatti prestare soldi (da risparmiatori, aziende, banche etc) per mantenere più caste di privilegiati, per comprarsi indirettamente voti regalando posti di lavoro assurdi ed inutili. Questo è stato. Al posto di utilizzare i soldi prestati per scopi molto più utili a tutta la società, abbiamo fatto festa. E' giusto non ripagarli?

Tra l'altro poi, vorrei ricordarvi cosa è successo non meno di 10 anni fa quando l'Argentina è fallita e non ha ripagato i soldi prestati da molti risparmiatori (pensionati soprattutto) italiani.

Quasta soluzione francamente è una boiata bella e buona che non solo ruberà di fatto i soldi di chi ha fatto un prestito allo Stato, ma in più non cambierà di una virgola gli innumerevoli problemi che esso ha e che hanno portato a tutto ciò (casta, privilegi, spese folli etc). Chi vi propone cose del genere sa poco o nulla di economia, oppure è un bugiardo.

martedì 5 luglio 2011

La colpa di chi è?



Riporto questo ottimo post di Piero Torazza (da Chicago Blog) sul debito pubblico e sulla situazione italiana e non.


Tutti giù per terra! Di P. Torazza


In questi giorni discutiamo tanto di default della Grecia, ma la verità è che quasi tutto l’Occidente è affogato dai debiti, tendenzialmente privati nel mondo anglosassone “liberista”, tendenzialmente pubblici nell’Europa continentale “statalista”.

Dopo la Grecia verrà il turno degli altri Piigs (tra cui l’Italia), ma non è mica finita lì. Anche il Re è nudo: gli Usa sono pieni di debiti. Ormai il primo detentore di Treasury non è più la Cina ma la Fed: essa crea base monetaria, una “partita di giro” che si sfoga sui mercati finanziari e poi nel reale. Il debito pubblico Usa (dopo i salvataggi 2008) è al 100% del Pil se includiamo anche i Federali. Se aggiungessimo anche il debito privato il totale Usa sale a circa 400%.

Il debito pubblico del mitico Giappone è al 200%. La nostra Italia e il Belgio con solo il 120% sembrerebbero meno-malate dei virtuosi americani. Spagna 60% e Portogallo 90% (che sulla stampa son più cattivi di noi) hanno avuto un deficit (velocità di incremento del debito) molto superiore al nostro… Grazie Tremonti. Grecia ed Irlanda non le analizziamo neppure: sono piccoline rispetto a noi ed alla Spagna. Come reagisce l’opinione pubblica (il famoso ceto medio) di fronte a questa situazione?

In Italia spesso diamo “quasi-tutta” la colpa ai nemici esterni, cito ad esempio:

  • la Merkel, perchè ha le sue banche piene di titoli greci e quindi cerca di spostarne un po’ dentro la Bce
  • le Agenzie di Rating Usa, perchè ci danno brutti voti e sono in conflitto di interessi (vedi Buffet)
  • la Speculazione (vedi GS), perchè con futures, cds ed altri derivati si arrichisce sfruttanto le malattie altrui
  • le grandi banche, perchè scaricano i loro debiti sulla collettività ricattando i governi e facendosi salvare
  • eccetera eccetera eccetera… ognuno ne aggiunga quanti vuole…
Questi nemici esterni sono in buona parte reali, non sono solo il frutto di un furbo populismo come qualcuno dice, ma comunque non sono loro il vero fattore fondamentale del declino. I greci danno “tutta” la colpa ai tedeschi: ne hanno molta, ma non esageriamo con gli scaricabarile. Il fattore fondamentale è banale, ma nel nostro inconscio viene spesso rimosso: l’Occidente ha vissuto al di sopra della sua produttività, è giunto il momento di pagare.

Questo dato è ineludibile: non dipende nè dalla volontà della gente nè dai governi nè dalle lobby finanziarie. E non è neppure una questione di Liberismo Usa vs Statalismo Europeo: entrambi hanno fatto debiti perchè non volevano ridurre il proprio livello di vita. Privati in un caso, pubblici nell’altro.

Un potente club di economisti internazionali anni or sono (preveggenti?) discusse il seguente tema: “è preferibile che in Occidente il livello di vita si riduca rapidamente per adeguarci agli standard di produttività imposti dalla globalizzazione, oppure è meglio pilotare un lento declino?”. To be or not to be, this is the question. Non è importante sapere cosa abbiano deciso questi signori, le forze in gioco non sono controllabili.

Oscar Giannino ci ricorda ogni tanto che il mondo corre al 4% annuo: quella è la media del pollo tra la Cina e noi.

Tra chi deve ancora crescere e chi è già cresciuto ed ora stà invecchiando. Il baby boom degli anni ’60 è in fase pre-senile. Una primaria banca di investimento svizzera ha rilasciato per i suoi clienti un report “privato” in cui dice: “i Piigs in Europa hanno solo due possibilità: attuare manovre fiscali recessive oppure default”. Col termine manovre fiscali si intendono sia le tasse che la spesa pubblica.

Dall’altra parte dell’oceano, in questo momento, il dibattito finanziario verte su questo punto: la Fed farà o non farà il QE3? Traduzione: la Fed per la terzavolta nel giro di 3 soli anni stamperà o non stamperà altra Base Monetaria? Se non lo farà questo è l’inizio del Double Dip in Occidente (doppia recessione). Se lo farà rinvieranno l’Amaro Calice di uno/due anni, ma poi sarà ancora peggio. Di mezzo c’è pure la lotta politica tra Obama che vuol essere rieletto ed i suoi rivali che vogliono sostituirlo. Ricordiamoci la dichiarazione di Obama quando le Agenzie comunicarono che pure la AAA degli Usa potrebbe un giorno essere “downgradata”: “questa è una intromissione nella politica”.

Di seguito la Base Monetaria (stock di Liquidità nel sistema) degli Usa (bilancio Fed):

1990 = 400

2000 = 700

2008 = 800 (crack Lehman)

2009 = 1700

2011 = 2700

Negli ultimi 20 anni mano a mano che la produttività Usa non cresceva più “naturalmente”, il sistema politico/finanziario ha drogato l’economia con una iniezione “artificiale” di liquidità (= Inflazione = Signoraggio = Debito Pubblico Occulto) pari al +600%!!! Secondo la teoria monetarista (la moneta deve rimanere neutrale) spannometricamente potrei stimare che un +100% in 20 anni è “naturale” : il +500% in eccesso si chiama bolla.

La stessa BCE, storicamente prudente, ripulendo un po’ di bilanci bancari e finanziando più o meno indirettamente alcuni stati ora si trova con un bilancio che scricchiola (forse l’abolizione del principio contabile Mark To Market fa comodo pure a lei!). Pare che all’estero un suo componente (chi sa chi è…) abbia dichiarato: “per ora la questione del salvataggio della Bce non si pone perchè può tenere i titoli sino a scadenza prima di evidenziare eventuali perdite”. Ognuno di noi scelga liberamente se ridere o piangere. A luglio 2011 pare che la Bce aumenterà i tassi: vedremo, se non lo farà li pretenderà il mercato.

Questo momento storico è molto peggiore del quasi-default italiano del 1992 (prelievo forzoso di Amato), del crack russo del 1998 o dell’Argentina nel 2001: all’epoca gli altri stati erano ancora in condizioni di metterci delle toppe, ed i fallimenti mirati non generavano contagio, potevano essere riassorbiti. Oggi quasi tutti gli stati son mal messi: l’effetto domino è una realtà dietro l’angolo. Quelle soluzioni oggi non funzionerebbero più.

Ma veniamo all’Italia che corre seri pericoli. Infatti il 120% di debito pubblico non include:

Enti Locali
Società Pubbliche tipo Trenitalia/Poste e Trasporti Locali
Derivati (autorizzati anni fa da Tremonti, abusati furbescamente da molti amministratori locali di tutti i colori)
Debito pensionistico (non quotato direttamente sui mercati)

Se ci mettessimo tutto sarebbe probabilmente al 300%. Come attenuanti citiamo: il 55% del debito pubblico si chiama risparmio privato degli italiani, e la duration media (allungata furbamente sia da Padoa-Schioppa che da Tremonti) è di circa 7 anni (quindi meno elastica all’aumento dei tassi = “il cerino rimarrà in mano ai creditori”).

E’ pure interessante notare che circa 150 miliardi (il 9% del totale) è in mano al nostro sistema bancario-assicurativo: anche questo ci aiuta a capire come mai l’avvertimento sul nostro rating nazionale si sia poi propagato al rating di quasi tutte le banche italiane, con il conseguente crollo in borsa delle loro quotazioni.

Venerdì 24 giugno 2011 una nostra grande banca è stata pure sospesa per ecceso di ribasso, ed un crack violentissimo delle quotazioni intra-day (flash crash) è stato quasi giustificato come un “errore tecnico dei computer” : della serie “gli asini volano con le sveglie al collo”. Nelle altre borse non è successo. Strano?

Un mito da sfatare

Non è vero come spesso si dice che il debito pubblico si è “gradualmente” formato nel corso di 60 anni: numeri alla mano il debito è raddoppiato dal 60% al 120% in soli 10 anni, erano i dorati anni ’80 gestiti dal Caf, con l’entusiasmo della maggioranza della gente che vedeva crescere la propria ricchezza. Poi cadde il Muro, scoppiò Tangentopoli, quasi-default nel 1992, privatizzazioni forzate, l’euro, Silvio.

L’euro (o meglio: “la furbizia di molti agenti economici”) ci ha portato un bel po’ di inflazione durante la sua introduzione, ma ha bloccato la possibilità di svalutare il cambio (= inflazione importata) e ci ha costretti a ristrutturazioni nel settore manifatturiero ed in “alcuni” servizi “aperti” alla concorrenza (non il pubblico). Dall’atra parte le violente turbolenze finanziarie del 2008 avrebbero già fatto fallire l’Italia se avesse avuto ancora la vecchia lira: ma questo la gente non lo “vuole” capire (per ragioni ideologiche o di pancia od altro). Oggi spero che la gravità della situazione italiana sia ormai chiara alla maggior parte degli italiani.

La spesa pubblica è continuata a crescere nonostante i tagli lineari.
La pressione fiscale è troppo alta (il sito è pieno di articoli su questo punto).
L’evasione fiscale è enorme ed è aumentata in valore assoluto ed in percentuale (con Pil reale quasi stagnante).
La corruzione/concussione ha ormai superato i livelli/costi di Tangentopoli.
L’aumento dei tassi e del costo degli interessi aumenteranno il deficit prospettico.
La prevedibile recessione diminuirà il denominatore del rapporto Debito/Pil.
Il debito è a forte rischio di andare fuori controllo in breve tempo.
Che fare?

Nessuno vorrà pagare. All’inizio ci scaglieremo contro i nemici esterni che elencavamo ad inizio articolo? Poi si scanneranno i vari gruppi di nemici interni:

Pensionati + dipendenti pubblici tutti fannulloni vs Partite Iva tutti evasori ?
Dipendenti privati a tempo indeterminato vs precari ?
Sindacati vs Confindustria?
Grande impresa vs Pmi /Artigianato / Commercianti?
Industrie vs Banche?
Nord vs Sud?
Tizio contro Caio?
La Marcegaglia, per cui in verità non nutro una grande simpatia, dice spesso una cosa che condivido: “Senza crescita la società si incattivisce”. Io sono da tempo profondamente convinto che alla fine “quasi” tutti saranno “costretti” a bere l’amaro calice. L’unico dubbio che “razionalmente” possiamo avere è “come” lo pagheremo:

sotto forma di default (e cacciata dall’euro… ammesso e non concesso che resista)?
di restrizioni fiscali recessive?
oppure una bella iper-inflazione che dimezza il valore reale del debito e dei risparmi privati?
Magari sarà un mix di tutte queste cose. La soluzione magica della crescita del Pil reale (in cui a parole spera la Marcegaglia) che crea gettito e rimette le cose apposto è ragionevolmente impossibile dato il contesto. Naturalmente se ci decidessimo a fare un po’ di liberalizzazioni (vincendo le corporazioni, atavica mentalità nata all’epoca dei comuni) la produttività migliorerebbe e questo sarebbe un bel vantaggio per il Pil. Ma numeri alla mano questo non basterebbe al bilancio ed ai mercati. Sorry: ci vuole molto di più e molto più velocemente.

Negli ultimi anni, per gioco e per esperimento, ogni tanto dico ad un po’ di gente che incontro per la strada che stiamo rischiando il fallimento, quindi verranno tagliate pensioni ed introdotti nuovi balzelli, e molti mi rispondono così: “se ci provano faremo la rivoluzione nelle strade”. Spesso per quieto vivere non rispondo, ma tra me e me penso (ed oggi scrivo): contro chi? Quanti soldi recupereremo con la rivoluzione? E poi il resto chi lo pagherà?

I politici in Tv mentono, e ci dicono che si son tagliati gli emolumenti del 10%. Oscar l’altro giorno su Radio24 ha fatto una bella trasmissione sul tema. I costi della politica centrale+locale son stimati in circa 25 miliardi di euro (50.000 miliardi di lire). Se l’opinione pubblica sarà furba pretenderà un forte taglio di questi costi (es. le province!). Se sarà ingenua si farà distrarre dai finti litigi mediatici e pagheremo “tutto” noi.

Comunque sia, le cifre in gioco vanno ben oltre questi 25 miliardi di euro. Anche i 47 miliardi in 3 anni sono una favoletta: il conto sarà molto ma molto più salato. Il debito pubblico “formale” è di 1.900 miliardi di euro (il famoso 120%). Se azzerassimo tutta la politica avremmo un risparmio dell’ 1,3% annuo (25 / 1900). Poi però ci troveremmo con una plutocrazia: rimembro Benito che di queste cose se ne intendeva. La conclusione a cui sono giunto è che :le élite politico/finanziarie occidentali dapprima non hanno avuto il coraggio (per ragioni di consenso e di tenuta democratica) di dire alla gente che la festa era finita, ed ora non hanno il coraggio di dirgli che questo è solo l’inizio di un lungo doloroso processo di ristrutturazione, che colpirà quasi tutti.

Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà. Let it be.

PS The nation’s highest ranking fiscal official Friday reaffirmed the Aug. 2 deadline for raising the U.S. debt ceiling — urging Congress to act soon. In a statement, U.S. Treasury Secretary Timothy Geithner implored Congress to act “to avoid the catastrophic economic and market consequences of a default crisis by raising the statutory debt limit in timely manner.”

di Piero Torazza


lunedì 4 luglio 2011

Dreamland: Un motivo in più per eliminare le province






Per realizzarlo 20mila euro dall'Apulia Film Commission e 10mila dalla provincia di Barletta, Andria e Trani


Ai 10mila euro della provincia si sono aggiunti anche i 20mila euro dell'Apulia Film Commission, una fondazione che aiuta il cinema in Puglia grazie ai finanziamenti della regione Puglia. Totale: 30 mila euro di soldi pubblici.







Devo aggiungere altro?


lunedì 7 febbraio 2011

I buoni falsi propositi di Berlusconi


CRITICA ALLA LETTERA DEL PREMIER AL DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA

Il Presidente del Consiglio scrive così nella lettera dell'11 gennaio al direttore del Corriere della Sera:

[..]Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni[..] l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso.
Per fare questo occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale [..]
(grassetti miei)

Le buone intenzioni nella lettera ci sono, e concordo con Berlusconi per quanto riguarda la patrimoniale: non è la soluzione.
Le soluzioni per abbassare il debito e ricominciare a crescere sono quelle che ha scritto lui (in generale), ma c'è un "Però" grosso come una casa.

Per prima cosa, andando ad analizzare i dati di crescita del PIL negli ultimi 15 anni, possiamo notare (dati ISTAT) che la crescita annua con Berlusconi è crollata:

(dati stimati..l'elenco completo dei dati reali lo trovate nel link)

Il 2008 si è verificato un -1%, il 2009 un -5% e il 2010 un +1%.

Togliendo i dati 2006 e 2007 (governo Prodi) che ammontano a circa il 3.8%, l'ammontare della crescita del PIL con Berlusconi come premier ammonta a: -1,8%.
Risulta difficile credere che nel giro di 5 anni la crescita italiana sarà pari a oltre 4-5%, considerando che nemmeno sommando tutti i dati 2001-inizio 2006 (secondo governo Berlusconi) arriviamo al 4%.

Obiettivo ambizioso, ma poco reale se confrontati con la realtà.

Secondo aspetto: la spesa pubblica. Berlusconi ha affermato che si deve risparmiare in questo settore e ha perfettamente ragione. Il problema però, anche qui, è che andando ad analizzare i dati, il primo che ha aumentato la spesa pubblica è stato proprio lui!








Parla poi delle liberalizzazioni. Giustissime a mio parere, peccato che sia stato proprio lui a togliere le uniche due riforme liberali che sono state fatte da Bersani negli ultimi anni (professione forense e vendita di medicinali da parte delle parafarmacie).

Sulle privatizzazioni non ne parliamo, visto che ha come ministro dell'economia Tremonti (socialista de facto) che, come ha rimarcato, è contrario alle stesse.

Vedremo un po' come andrà a finire. Sinceramente credo che, come sempre, siano solo parole buttate lì per calmare le acque e che rimarranno tali. Spero che almeno la promessa di non seguire il consiglio di Amato sia rispettata.




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