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venerdì 9 marzo 2012

Lo scambio di favori fra banche e politici



Prometto che, a meno di fatti straordinari, questo sarà l'ultimo articolo sull'argomento.
Se seguite il blog, oramai spero vi sia entrato in testa che in Italia la politica controlla il settore bancario (o comunque ha una grandissima influenza su di esso) attraverso le fondazioni.
Ad ulteriore prova di ciò, fra ieri e oggi arrivano altri due casi che confermano pienamente ciò che vado sostenendo da tempo.


«Quello per i senatori è il top del top, ha un tasso variabile dell’1,57%. E’ una pacchia». E' la risposta che ha dato un impiegato della filiale BNL interna al Senato a Francesco Barbato (IDV). L'onorevole, con la telecamera nascosta, era entrato in banca per chiedere un mutuo per l’acquisto di una casa. «E’ una pacchia di cui possono beneficiare anche altre persone – ha precisato l'addetto allo sportello - ma ci deve stare sempre un senatore dietro».


E ora il secondo: Compagnia di San Paolo Chiamparino in dirittura. (grassetti miei)

«Non c' è nessuna riserva sul nome di Chiamparino», dice Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. E le sue parole segnano con ogni probabilità, a due mesi dalla nomina ufficiale, l' incoronazione dell' ex sindaco di Torino alla guida della Compagnia di San Paolo. Anche perché Bazoli va oltre, smentisce le voci che volevano i «milanesi» dubbiosi su quella scelta: «Nego nel modo più assoluto che ci fossero riserve su un candidato piuttosto che un altro». E si spende, anzi, in un esplicito elogio: «Per ciò che riguarda Sergio Chiamparino, in particolare, c' è grande stima nei confronti di una persona che finora è stata un esponente della pubblica amministrazione di altissimo livello. Questa è comunque una questione su cui non abbiamo nulla da dire - conclude -. Abbiamo solo da recepire le decisioni che saranno prese e che spettano totalmente a Torino». Una piccola rivincita per la città e per lo stesso Chiamparino, dopo le «sconfitte» subite negli anni scorsi per le nomine dei vertici del più importante gruppo bancario italiano, di cui la Compagnia di San Paolo è il principale azionista.

Leggendo il secondo caso, vi dovrebbe essere chiaro il perchè si verifichi il primo. Se un politico controlla il principale azionista di una banca, è ovvio che poi farà favori ai colleghi senatori, non vi pare? E' anche ovvio che al posto di finanziare le imprese di privati, finanzi lo spreco del pubblico comprando titoli di stato, o no?

E cosa ci guadagnano le banche? Semplice, la non liberalizzazione del settore, anche perchè a perderci sarebbero gli stessi politici che lo controllano.
E' lo stesso caso degli ordini: si impediscono riforme che vadano ad incrementare la concorrenza liberalizzando e che riducano i privilegi di chi è dentro.

Spero di aver chiarito una volta per tutte la cosa.

mercoledì 7 marzo 2012

Governo delle banche? No, parlamento delle banche

E' bello quando i fatti ti danno ragione, soprattutto se accadono subito dopo una tua dichiarazione o un tuo articolo.

Qualche giorno fa ho parlato del perchè le banche preferiscano comprare titoli di stato al posto di finanziare le imprese italiane ed investire in esse. In sintesi, essendo controllate dalle fondazione, le quali sono controllate dai politici, le banche sono pubbliche nel senso controllate dalla politica.

Non sia mai! La politica che controlla le banche? Ma dove vivi?


Ieri 6 marzo, è uscito sul Fatto questo articolo, "Norma contro le banche? Il Parlamento pronto alla marcia indietro". Al posto di punire l'atteggiamento scandaloso dell'Abi, il parlamento è pronto a fare marcia indietro e togliere "l'emendamento della senatrice Anna Rita Fioroni (Pd) al dl Liberalizzazioni che cancella tutte le commissioni bancarie sulle linee di credito" trovando come giustificazione un "errore materiale".

Non è un error materiale, è che sono la stessa identica cosa. I partiti vogliono salvare le banche perchè sono cosa loro. Il vertice dell'Abi si è "dimesso" proprio per quello: tutto si aspettava tranne di essere tradito dagli amici controllori!

La domanda da porsi è: visto l'andamento non buono delle nostre banche, perchè non si vuole riformare il sistema? La risposta è facile. Gli stessi che dovrebbero riformare, ci perderebbero! Per questo non si mettono in concorrenza e non si aprono ad investitori esteri! Andrebbe perso il controllo che oggi hanno!

Spero di aver chiarito la cosa. Questo, se proprio vogliamo, è il vero complotto! Politici (di dubbia moralità e capacità) che controllano e influenzano banche e banchieri i quali ricambiano ad esempio comprando titoli di stato.

sabato 3 marzo 2012

Perchè le banche comprano titoli di stato al posto di finanziare le imprese?


Come tutti sapete, la BCE per voce di Draghi ha annunciato la concessione di 530 miliardi di euro alle banche europee con tasso dell'1% di cui un quarto indirizzati verso banche italiane.

La domanda piena di speranza che tutti si ponevano era se, ricevuti i soldi, le banche avessero aperto i rubinetti del credito ai privati e soprattutto alle imprese le quali mai più di adesso necessiterebbero di finanziamenti.

La risposta, purtroppo, sembra essere di nuovo negativa. Come riportato da Linkiesta, "Le banche italiane, con la liquidità prelevata dalla Bce, non finanzieranno le imprese, ma come ha detto il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti, li utilizzeranno per lucrare dal riacquisto di titoli di Stato".
Leggendo più avanti, soltanto l'8% verrà utilizzato per le imprese.

Perchè le banche non vogliono finanziare le imprese? La risposta data è che "da qui al 2015 è necessario rifinanziare 732,5 miliardi di euro di debito pubblico, più 174,7 miliardi di interessi complessivi su un debito pubblico totale di 1.942 miliardi di euro. Di quei 700 miliardi, 271 devono essere rimborsati entro l’anno, e di questi una cinquantina entro fine mese". A questo si aggiunge il fattore rischio: finanziare le imprese è più rischioso che finanziare lo stato, nonostante i rendimenti sarebbero maggiori: un carry trade sui titoli a 10 anni farebbe guadagnare il 4% circa (mentre a scadenze più brevi, quelle più richieste dalle banche, l'1-2%), mentre sulle imprese dal 5% in su su base annua.

Il mio personale parere è che le cose non stiano del tutto così. Parlando dell'Italia, è doveroso ricordare che le banche sono de facto pubbliche, controllate dalle Fondazioni bancarie che a loro volta sono controllate dalla politica. Se avete studiato alle elementari la proprietà transitiva, capite subito a cosa voglio arrivare.


Se la politica controlla le banche, "obbligherà" queste a comprare debito pubblico e far sì che lo spread nell'immediato si contragga.
Guarda caso, questo è quello che è avvento. Basta prendere l'andamento dello spread BTP-BUND e noterete come dal 28 febbraio esso sia calato in modo vertiginoso (nota bene: il trend era negativo grazie anche all'operato di Monti, però da quella data ha decisamente accelerato la discesa).

Per quanto riguarda il rischio, è vero che prestare oggi soldi alle imprese è più rischioso che in passato ma, come dimostrano le ultime vicende, anche i titoli di stato non sono un investimento così sicuro come prima e nel caso di una nuova crisi le banche rischierebbero davvero di colare a picco. Se poi si vogliono investimenti in totale sicurezza (guadagnandoci anche con questi), si potrebbero acquistare titoli di altri paesi (Germania, Stati Uniti, Svezia etc).


Cosa ci guadagna la politica? Semplice. Credibilità agli occhi degli italiani e l'opportunità di "far finta" di governare come è stato in passato. Lo spread cala, la morsa dei mercati non è più stretta e loro possono ricominciare a spendere/non riformare per non scontentare nessuno o quantomeno i loro bacini elettorali. Qualcuno starà pensando alla "Moral Hazard": esatto proprio quella, ma nel caso ci ritorneremo.



PS: se qualcuno volesse approfondire, segnalo qualche link sull'argomento


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