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domenica 24 dicembre 2017

Laura Castelli e il PD mangia nascite

L'on. Castelli, dopo l'incredibile performance sul referendum a tema euro, ci regala un'altra perla delle sue.
Durante il suo intervento in Parlamento, la grillina se ne esce accusando il governo PD e Renzi di essere il responsabile della crisi di natalità che sta colpendo il nostro Paese.
"Siete riusciti a far diminuire la natalità di 100mila bambini in 5 anni"
Tralasciando il fatto che il calo di (circa) 100mila bambini nati in meno all'anno è su 8 anni e non 5 (ma sappiamo i problemi dei grillini quando si parla di numeri), imputare un governo del crollo di natalità è una cosa RIDICOLA.

Avevo già parlato dell'argomento sulla fanpage (qui), criticando il bonus bebè e dimostrando il perchè fosse un incentivo inutile e costoso, da togliere assolutamente in quanto non aveva risolto un bel niente. Il motivo è che la crisi di natalità italiana viene da molto lontano. Il crollo verticale delle nascita si ha da metà anni '60 circa, con un appiattimento intorno a fine anni '80 (dovuto, soprattutto negli anni duemila, all'ingresso di molti immigrati, i quali notoriamente figliano di più), però poi continuare da inizio crisi '08. A dirla tutta, sembra che anche l'aumento del ventennio post 2a guerra mondale (durante il boom) fosse un'eccezione. Il declino si vedeva già dalla prima guerra mondiale.
Quindi l'Italia ha un problema storico e fisiologico di calo delle nascite che viene molto da lontano. Potremmo dire quasi centennale, con un 20ennio molto positivo legato ad un forte boom economico. 
Per questo motivo:
1) i bonus non risolvono assolutamente nulla, anzi vanno a togliere risorse a riforme ben più utili (concetto di costo-opportunità)
2) Dare colpe a PD e Renzi di aver causato il crollo delle nascite è un'idiozia quasi incommentabile.

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martedì 20 gennaio 2015

Olimpiadi Roma 2024: possibile rilancio economico o spese inutili? (prima parte)

ARTICOLO SCRITTO PER MYSOLUTIONPOST E PUBBLICATO IN DATA 13/01/2015

“Il botto di fine anno del Premier”. Così si potrebbe intitolare l’annuncio della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 da parte di Matteo Renzi. Certamente avviene in un momento di difficoltà, fra “Mafia Capitale” e una Legge di Stabilità ben lontana dalle speranze di chi vedeva in Renzi qualcuno capace di invertire la rotta di un vagone Paese che da troppo tempo viaggia sempre sugli stessi binari.
I malpensanti lo potrebbero fin interpretare come un tentativo di distrazione dell’opinione pubblica, in modo da far dimenticare gli scandali e i problemi economici per concludere con almeno una notizia positiva un anno tutt’altro che da ricordare.
In realtà il Premier vorrebbe attraverso l’eventuale organizzazione dell’evento sportivo più importante al mondo rilanciare la Capitale e il Paese tutto, sia dal punto di vista economico sia anche da un punto di vista prettamente d’immagine: i vari scandali degli ultimi decenni (non ultimo la sopracitata “Mafia Capitale”) hanno leso la reputazione del “Made in Italy” nel Mondo.
Nel caso in cui si riuscisse nell’organizzazione di un evento di tale importanza, sicuramente gli italiani ne uscirebbero rilanciati e potrebbe essere un volano per la fiducia di potenziali investitori nel nostro Paese.
Certamente, il rischio è quello di non riuscire nell’intento suscitando ulteriori scandali. “Expo docet” direbbe qualcuno. Queste però sono variabili troppo casuali per poter esser previste, anche se guardando alla storia recente non c’è da stare particolarmente tranquilli.
Mettendo da parte eventuali vantaggi d’immagine o scandali, quale sarebbe l’impatto delle Olimpiadi di Roma 2024 sulla crescita? Potrebbero davvero aiutare il rilancio economico del Paese?
Gli economisti mondiali non concordano sugli effettivi vantaggi che i grandi eventi come Olimpiadi, Mondiali o Expo stesso possano apportare al Paese ospitante.
Se nel breve termine infatti l’impatto è presente grazie all’aumento della spesa pubblica per investire in nuove infrastrutture e servizi, con conseguenti assunzioni e lavoro per le imprese, l’effetto sul medio-lungo termine è tutt’altro che scontato. Anzi, il rischio è che sia addirittura negativo a causa della crescita del debito e delle tasse per finanziare le manifestazioni stesse.
Valutare l’impatto economico di un grande evento non è così semplice: se da un lato è vero che vi sono state già numerose manifestazioni ospitate da vari Paesi, è altrettanto vero che le loro realtà economiche erano diversa fra di loro.
Si pensi solo a com’era il Giappone ai tempi di Tokyo 1964 e come sarà quello che ospiterà i Giochi del 2020: il primo, un Paese in via di sviluppo che sarebbe diventato di lì a poco una grandissima potenza economica e tecnologica; il secondo, una nazione già sviluppata ma in declino da tempo, con una popolazione vecchia e un futuro tutt’altro che roseo davanti (checché ne dicano i sostenitori dell’Abenomics).
Guardando al passato, i giapponesi non dovrebbero essere molto felici: se Los Angeles ‘84 e Seul ‘88 sono stati un vero e proprio successo,  di sicuro non si può dire lo stesso per Montreal ‘76 e Atene 2004, per le quali i Giochi hanno creato solamente più debito.
Proprio a riguardo di quest’ultima, così scriveva Europa Quotidiano nel settembre 2004: “Secondo il macedone Kapital le spese sono state molto più alte del previsto e hanno comportato un netto aumento del deficit di bilancio. [...] Per il 2004 il governo aveva previsto un deficit di bilancio di 26,3 miliardi di euro, ma alla vigilia delle Olimpiadi è stato costretto a modificare la stima. Ora si prevede che a fine anno il deficit possa raggiungere addirittura i 40 miliardi di euro. Secondo l’agenzia internazionale, le Olimpiadi impediranno alla Grecia di mantenere l’elevato ritmo di crescita della seconda metà degli anni novanta. “
Quattro anni dopo la Grecia entrò in crisi nera e alcuni sostengono che proprio quei giochi furono la goccia che fece traboccare il vaso a causa del maggior deficit e della bolla edilizia. La crescita a breve termine dettata dall’aumento della spesa poi rimandò le riforme necessarie.
Atene assomiglia molto a Montreal, per la quale ci sono voluti 30 anni per ripagare le perdite di quelle disastrose Olimpiadi per le casse della città e del Quebec intero.
Messa in questo modo, la candidatura per Roma 2024 è una follia. Ma organizzare grandi eventi ha sempre avuto risvolti negativi per i Paesi ospitanti?

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domenica 28 dicembre 2014

La Coop, strategie di vendita, stagisti e una destra italiana che fa sempre più pena

La Coop non è mai andata a genio a chi non è di sinistra. Ammetto che anche a me non sta particolamente simpatica, però  quando leggo certe cose mi viene davvero da chiedere se chi le scrive ci è o ci fa.

Sì perchè capisco odiare qualche cosa, capisco lo scrivere su un quotidiano di una destra palesemente in crisi di consensi, ma uscirsene con discorsi di questo tipo è tragicomico.

Articolo in prima pagina online qualche giorno fa su "Il Giornale":






"LA COOP SI PAGA GLI STAGISTI CON LA SPESA DEI CLIENTI"

Titolo nelle intenzioni scandalistico, degno del miglior (o peggior) giornale di gossip. Basterebbe però fermasi un secondo per chiedersi "Perchè, gli altri con cosa pagano gli stagisti e i dipendenti tutti?". Esatto, con la spesa dei clienti.

L'articolo poi è tutto un cercare di trovare un appiglio per rendere poco etica (per non dire vergognosa) l'inizitiva della Coop in cui

"anziché ritirare i regali come avviene di solito, il cliente riceverà tot bollini ogni tot di spesa e aiuterà, in questo modo, a coprire i costi di uno stagista che, a sua volta, riceverà 500 euro al mese per fare uno stage in uno dei 1.394 supermercati della filiera rossa. Un'occupazione (provvisoria) che, in futuro potrebbe anche tramutarsi in un posto fisso."

Perchè viene criticata? Semplice: funziona! 

"Lo scorso anno, a Mantova, un esperimento pilota ha dato ottimi risultati (per la Coop). Il fatturato è stato esplosivo, perché condito con la salsa del buonismo, e ha generalo bollini per ben 45mila euro. In venti disoccupati hanno potuto, quindi, partecipare ai tirocini formativi per poi essere assunti all'interno di uno dei supermercati"

Una campagna marketing geniale che ha aumentato le vendite del supermercato e, al contempo, ha dato lavoro ad un tot numero di giovani, oltre a mantenere i posto a quelli che già ci lavoravano (perchè se avesse venduto meno forse qualcuno lo avrebbero lasciato a casa...meglio dirlo a questi che scrivono codeste banalità). 
Vorrei poi ricordare la pubblicità di qualche mese fa di Mediaset, in cui mostrava quanto lavoro l'azienda di Berlusconi abbia creato nel corso degli anni. Un vero e proprio spot elettorale mascherato, ma non essendo della Coop quello andava bene a quanto pare.

Mi sovviene una domanda: la destra a cui si rivolge "Il Giornale" è anche quella degli imprenditori che hanno visto in Berlusconi un loro rappresentate (...)?. Davvero questi imprenditori vogliono che venga un'iniziativa di successo economico e, perchè no, sociale, come questa?


Non lo so, ma di una cosa son sicuro: la "destra italiana" (se così si può chiamare) fa sempre più pena. Per fortuna anche gli italiana pare se ne stiano accorgendo.



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martedì 23 dicembre 2014

Gli stipendi degli italiani diminuiranno (prima di crescere)

Articolo scritto e pubblicato su MySolutionPost il 18/11/2014
 
I sindacati annunciano battaglia: in 50mila sono pronti a scioperare a dicembre contro la Legge di Stabilità che, a oggi, confermerebbe il sesto anno di blocco salariale in quanto anche nel 2015 gli stipendi del pubblico impiego non subirebbero ritocchi per mancanza di risorse. Il possibile sciopero si andrebbe ad unire alle varie manifestazioni sia del pubblico impiego sia di svariati lavoratori privati che lamentano da una parte i tagli di posti di lavoro, dall’altra il blocco dei salari se non la diminuzione degli stessi (-832 euro nel biennio 2010-2012 secondo Bankitalia).

In un periodo in cui i consumi delle famiglie sono in diminuzione (nel 2013 la spesa media mensile è in calo del -2,5% rispetto al 2012, dati Istat), bloccare se non diminuire lo stipendio di dipendenti pubblici e privati rischierebbe di far crollare ancora di più la spesa dedita ai consumi. Se a ciò uniamo anche una tassazione destinata ad aumentare (fra tasse locali e Iva), il potere di acquisto delle famiglie, già sanguinante, potrebbe esaurirsi totalmente.

Il risultato, senza nemmeno bisogni di dirlo, sarebbe una spirale negativa che coinvolgerebbe le imprese e di conseguenza il Paese tutto, con il rischio di perdite nel gettito fiscale che comprometterebbero il raggiungimento degli obiettivi di bilancio concordati nelle sedi europee.
Detto così il titolo di questo post non avrebbe senso: perché gli stipendi, nonostante tutto il ragionamento qui sopra, diminuiranno? La risposta è semplice: c’è troppa disoccupazione.
Il mercato del lavoro si basa su di un gruppo di agenti che domandano lavoro (imprese e talvolta il settore pubblico) e agenti che offrono lavoro (cittadini in età lavorativa). Senza complicare troppo le cose, se la domanda di lavoro è elevata, gli agenti che si offrono avranno un potere contrattuale maggiore, ergo potranno richiedere stipendi più alti. Se però la domanda scarseggia mentre l’offerta abbonda, allora in una logica di mercato quest’ultima dovrà diminuire il proprio prezzo (leggasi stipendio) fino a trovare un punto di equilibrio.

Oggi, purtroppo, la situazione è la seconda: la disoccupazione è alle stelle (specialmente quella giovanile) e le imprese faticano ad assumere (anzi...). L’offerta di lavoro eccede, e di gran lunga, la domanda. Per questo motivo chiedere oggi ritocchi salariali è fuori luogo, soprattutto per quanto riguarda il settore pubblico! 

Se consideriamo la bassissima inflazione, il potere reale di acquisto degli stipendi è invariato e lo stesso potrebbe fin aumentare in caso di deflazione (come già accaduto pochi mesi fa). Non vi è quindi alcun bisogno, a oggi, di aumentare le retribuzione.
A essere precisi poi, bisognerebbe ricordare a sindacati e lavoratori del pubblico come i loro stipendi siano tutt’ora maggiori rispetto ai colleghi del privato (a dispetto di un produttività in media
minore), senza contare poi le maggiori tutele.
A sindacati e lavoratori del privato invece, è doveroso rammentare che la produttività media delle imprese italiane sia de facto ferma da 15 anni rispetto agli altri concorrenti UE:                             

Poletti _20141117 

Il destino degli stipendi italiani è quindi quello di diminuire in un primo momento per poi, solo successivamente, ricominciare a crescere al pari della produttività? Non necessariamente. Il problema infatti non è tanto lo stipendio in busta paga che ricevono mensilmente i dipendenti, ma il costo del lavoro di quel dipendente.

Il cuneo fiscale italiano è fra i più alti dei paesi dell’area Ocse: 47,8% per un lavoratore single senza figli contro il 35,9% di media e la differenza tende ad aumentare per gli altri casi (dati Ocse).
Se il Governo decidesse un taglio deciso alla tassazione sul lavoro, ecco che il pericolo di diminuzione degli stipendi sparirebbe, domanda e offerta tornerebbero a tendere verso l’equilibrio (meglio se supportati da una riforma seria e vera del mercato del lavoro stesso).

Questa sarebbe la soluzione ideale ed è ciò che i sindacati, tutti assieme, dovrebbero chiedere a gran voce. Gli aumenti salariali arriverebbero, nel medio-lungo periodo, automaticamente.

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lunedì 27 ottobre 2014

L'Articolo 18 è l'ultimo dei problemi per imprese e lavoratori

Articolo apparso su MySolutionPost in data 06/10/2014 con titolo "L'articolo 18: l'ultimo dei problemi per imprese e lavoratori"

Il dibattito politico italiano vive sempre di più di “mode”: ogni mese/due mesi i politici italiani tirano fuori dal cilindro un tema sul quale dibattere, spesse volte legato ad una particolare ideologia, concentrando in questo modo tutta l'opinione pubblica su di esso, dimenticandosi del resto.
Argomento del momento è l'articolo 18: da un lato abbiamo chi, come Renzi, lo vorrebbe cambiare o addirittura eliminare per rilanciare l'occupazione e la crescita; dall'altro chi, come una parte della sinistra e i sindacati, invece lo ritiene un simbolo della lotta proletaria al limite della sacralità assolutamente da non toccare.
Ma davvero la modifica dell'articolo 18 oggi è la condicio sine qua non l'occupazione non possa ripartire, le imprese non ricomincino ad investire e di conseguenza il Paese non torni a crescere?
Mettendo da parte le ideologie, il 18 è vero che rappresenta un problema per gli imprenditori attuali e quelli potenziali, in quanto nel caso di un licenziamento non solo non permette loro di avere costi certi (quindi programmabili) fra rimborsi al lavoratore e spese legali/processuali, ma addirittura non garantisce nemmeno l'allontanamento del dipendente. In praticamente nessun altro Paese Occidentale vige una così grande incertezza sulle spalle del datore di lavoro e ciò di sicuro rappresenta un limite (se proprio non vogliamo chiamarlo problema).
Anche (ma non solo, sia chiaro) per questo motivo le imprese medio/grandi sono riluttanti ad assumere a tempo indeterminato. Ma non è la principale causa che limiti le assunzioni delle imprese o impedisca agli investitori di aprire un'attività in Italia o ampliare quelle già estistenti.
I due primissimi responsabili che oggi limitano gli investimenti e le assunzioni in Italia sono l'eccessiva burocrazia e una tassazione fuori dal mondo sia dei profitti, sia dei lavoratori. Il costo del lavoratore nel nostro Paese è fra i più elevati nel Mondo e la causa di ciò (ma non credo ci sia bisogno di dirlo) non sono gli stipendi troppo alti, ma il loro costo gravato proprio dalle tasse su di esso!
È dunque il costo del lavoro il problema da risolvere oggi! In una situazione in cui la disoccupazione è a livelli mai visti (ergo si è in presenza di un eccesso di offerta di lavoro) e la produttività è stagnante, è ovvio che i salari tendano a diminuire per cercare l'equilibrio. Se non diminuirà la tassazione sul lavoro, il rischio inevitabile è che saranno gli stipendi stessi a diminuire.
Considerando il loro attuale livello e i consumi sempre più in crisi, la spirale potrebbe essere ancora più negativa.
Senza una riduzione sostanziale (leggasi: non i fantomatici 80€ in più in busta paga solo alcune fasce di reddito) di questo costo non si può sperare in una ripresa dell'occupazione.
A ciò, come detto in precedenza, bisogna affiancare una sburocratizzazione decisa riducendo tempi e costi per chi avesse idee e volesse investire, in modo da creare ex novo posti di lavoro e una riduzione generale della tassazione sull'attività imprenditoriale (profitti in primis), così da incentivare più persone a rischiare il proprio capitale in un investimento sul territorio italiano.
Fatto ciò, ma solo dopo, allora si può iniziare a discutere sul tema articolo 18 e da lì partire a riformare non solo il mercato del lavoro, ma anche degli ammortizzatori sociali (altro tema scottante). Prima è solo uno specchietto per le allodole, una distrazione per evitare di parlare dei problemi veri di questo Paese. Gli interventi da fare, ed urgentemente, sono ben altri.

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giovedì 3 luglio 2014

Il CALO dello SPREAD è merito di RENZI?

Articolo scritto e pubblicato originariamente su MySolutionPost il 12 maggio 2014


Chi di voi si ricorda lo spread? Il termine più famoso della crisi che stiamo vivendo da oramai 6 anni a questa parte.
Ultimamente è un po’ passato di moda, forse perché siamo distratti da altre vicende (politiche) o forse solo a causa della sua stabilità a livelli più accettabili rispetto a 2 anni fa (fortunatamente), fatto sta che è sempre più raro vedere commenti sull’andamento dei tassi di interesse dei titoli a 10 anni dei Paesi mediterranei rispetto al Bund tedesco. Sono dunque i titoloni quasi quotidiani sui maggiori giornali italiani in cui venivano mostrate anche le più piccole variazioni della differenza di rendimento Btp-Bund, sia sotto forma di allarme quando cresceva, sia di contenuta gioia quando diminuiva.
A inizio aprile però il neo premier Matteo Renzi ha tirato fuori l’argomento, annunciando che lo spread “non è mai stato così basso dal 2011”. Effettivamente è vero, perché un livello a 160-170 punti era tanto tempo che non si vedeva da queste parti. Molti giornali parlavano (e tutt’ora continuano) di “Effetto Renzi”, in quanto dalla sua nomina sembra ci sia stato un cambio di marcia positivo del temutissimo spread. Ottima cosa quindi, però da qui a dare i meriti a Renzi come tanti stanno facendo ce ne passa.
Analizziamo il grafico Btp-Bund da un anno a questa parte (da il Sole 24 Ore):

 Poletti _01_120514

Come è facile notare, dal picco di fine giugno in poi la discesa è sempre stata più o meno costante, fino ad arrivare al minimo del 6 maggio. Sicuramente è una buonissima cosa che farà risparmiare soldi in interessi nei prossimi anni. Però, vediamo subito che dal 22 febbraio (data insediamento dell’attuale premier) a oggi siamo passati da 194 punti a 154. Nello stesso arco temporale (fine novembre-inizio dicembre) siamo passati da valori fra 230 e 240 punti ad appunto 194, quindi il calo è stato pressappoco identico. Renzi non ha compiuto alcun miracolo da questo punto di vista. Lo spread scendeva prima, ha continuato a scendere anche dopo allo stesso ritmo.
Confrontandolo poi con un Paese membro dei “Pigs”, la Spagna, si nota come anch’esso abbia seguito un trend identico a quello italiano:

 Poletti _02_120514

Prendendo il Portogallo (altro Paese membro dei “Pigs”), il calo dello spread è ancora migliore rispetto a quello di Italia e Spagna: un trend sempre a ribasso, ma più deciso (partiva anche da una condizione peggiore, sia chiaro):

 Poletti _03_120514

I dati parlano chiaro: lo spread italiano stava calando già per conto suo. Dopo l’arrivo di Renzi ha continuato la sua discesa in maniera costante, senza alcun miglioramento particolare del trend. Stessa cosa vale per i due Paesi del sud Europa più simili all’Italia (anzi, uno ha fatto meglio, il Portogallo).
Renzi ha quindi il merito di non aver alterato il trend positivo presente in tutti i Paesi del Sud Europa. Sempre che si possa chiamare merito…

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sabato 17 maggio 2014

Piantatela! Se il PIL è in calo la colpa non è di Renzi

Se c'è un aspetto negativo nel sacrosanto diritto della "libertà di parola" è che chiunque si senta libero di dire ciò che vuole su un qualunque argomento. Di solito l'argomento in questione varia in base alla "moda" del momento: che sia il calcio ("siamo tutti allenatori"), un fatto di cronaca ("siamo tutti investigatori") o che riguarda il mondo scientifico ("siamo tutti scienziati").

Ultimamente, per via della crisi e grazie anche alle Elezioni Europee, tutti vogliono dire la propria sull'economia. "Siamo tutti economisti" quindi.

Nella giornata di ieri, sono stati resi noti i dati riguardo la crescita del PIL del primo trimestre del 2014. Nel nostro Paese, purtroppo, di crescita proprio non si può parlare. Il PIL infatti si è contratto dello 0.1%, riportando l'economia al lontano anno 2000.

I commenti si sprecano, ma chi legge queste pagine non sarà affatto sorpreso. I commenti però che personalmente mi hanno fatto arrabbiare sono quelli del tipo "Eh, tutta colpa di Renzi".

Cari lettori, se mi seguite saprete cosa il sottoscritto pensa dell'attuale Governo e Premier, giudicato sempre dai fatti. E propriò perchè su queste pagine i fatti fanno da padroni, trovo ridicolo dar la colpa a Matteo Renzi per la pessima performance del Paese nei primi tre mesi del 2014.

Come si possa, dico io, individuare in un Premier che è in carica da fine febbraio (2/3 del trimestre quinid), che non ha ancora attuato alcuna riforma (per questioni governative), la causa della decrescita del PIL? In quale universo la colpa è di Renzi?

Capisco criticare, che ci devono essere, ma il tifo da stadio ignorante lasciamolo fuori dagli argomenti seri...

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sabato 19 aprile 2014

Renzi: Evasione fiscale e sobrietà per le coperture più ridicole di sempre

A leggere certe cose al sottoscritto viene l'orticaria. Perchè le prese in giro in forma di battutine da bambino di terza elementare sono anche passabili ogni tanto (visto che l'italota medio ride...), ma se poi le ritrovi anche in quelle che dovrebbero essere le coperture trovate dal tuo governo le palle iniziano a girare.

Già che è presente uno pseudo hashtag alla twitter, #oraics, rende il tutto una barzelletta (giuro, pensavo fosse uno scherzo), ma è nulla in confronto allo schema pubblicato:


Già sull'aumento del gettito Iva avrei da dubitare, ma le ultime due voci sono fantastiche: Lotta all'evasione che passa da uno 0.3 ad un 3 pieno e....SOBRIETA', che passa da uno 0.9 ad un 2.

La domanda prima che vorrei porre al sommo Renzi è: ma dati questi super aumenti di gettito e risparmio previsti nel 2014, non si potrebbero aumentare anche quelli di quest'anno? Delle due l'una: o non si vuole aumentarle già quest'anno, oppure già ora si ammette che sono coperture fantasiose.

Curioso poi il termine "Sobrietà": siam passati da un governo che vuole aumentare le accise sugli alcolici per finanziare la scuola, ad uno che parla in generale di sobrietà. Peccato che ad essere presi per i fondelli siano sempre i cittadini. E se vi applaudono, un po' (tanto) se lo meritano

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sabato 1 marzo 2014

In questo tweet c'è tutto sul perchè il Governo Renzi faccia ridere







Sottosegretaria a sua insaputa. E non si sa nemmeno di cosa...
E no, non è photoshop purtroppo.


Ricordatevelo quando andrete a pagare la Tasi aumentata...

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domenica 8 dicembre 2013

#PrimariePD: i 2 euro per votare non sono il problema. Lo sono i finanziamenti pubblici...

Oggi domenica 8 dicembre sono in corso le Primarie del Partito Democratico. In lizza Renzi, Civati e Cuperlo.
Su queste pagine quest'anno non ne ho parlato volutamente, ma mi auguro solo (anzi, almeno) che chiunque dei tre uscirà vincitore riesca a distinguersi dal passato piuttosto patetico del più grande partito della sinistra italiana, facendo fuori (politicamente s'intende) tutti quei politici di professione che da decenni occupano gli alti ranghi della sinistra senza merito alcuno. E questo lo dico per il bene del Paese, che necessita di gente nuova e si spera preparata, "sia a destra" che a "sinistra"

Tralasciando battute più o meno divertenti (spero però lo siano), leggo molti cittadini protestare e contestare (anche pesantemente e poco civilmente) il PD per i famosi 2 euro di contributo chiesti agli elettori per votare.

E' curioso che queste persone siano le stesse che chiedono a gran voce l'abolizione (o un profondo cambiamento, almeno da parte mia) del finanziamento pubblico ai partiti. Il contributo dei privati, in caso di abolizione di quel contributo tanto contestato, diventa fondamentale per la sopravvivenza di un partito.

Chiedere 2 euro ai propri elettori non è e non deve essere un crimine! Il PD ha tutto il diritto di apporre una "tassa" a chi desidera partecipare alle elezioni del partito stesso. E' sbagliato invece che riceva (lui come gli altri partiti) fior fiori di soldi pubblici. Questo è da condannare! ma far di tutta l'erba un fascio, come nella stragrande maggioranza delle volte, è sbagliato e fa passare dalla parte del torto.

Ci si concentri dunque sul finanziamento pubblico. Quello privato, lo si lasci stare...

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sabato 21 settembre 2013

E' più liberticida la "Legge Omofobia" o la "Lettera al PD" degli attivisti?

Quando si parla di temi sociali quali donne, religioni, immigrazione, omosessuali è sempre molto difficile discutere senza cadere nell'estremismo sia a favore, sia contro una determinata posizione o ancor peggio legge/diritto.
A tenere banco negli ultimi giorni è la "Legge Omofobia" alla quale la Camera ha dato il via libera. Oltre ai capricci del PDL sull'emendamento (a firma Walter Verini del PD), che estende ai reati fondati sull'omofobia o transfobia le aggravanti previste dalla legge Mancino (pena aumentata fino alla metà), c'è stata la protesta di undici attivisti del centrosinistra (con Paola Concia in testa) a causa di un subemendamento di Scelta Civica. Gli 11 hanno scritto una lettera pubblicata anche dall'Huff Post nella quale spiegano i motivi della loro indignazione:


Sono ore difficili per chi ha fatto delle battaglie sui diritti e le libertà il principale terreno di lotta politica nel PD. L’approvazione da parte della Camera dei Deputati della legge contro l’omofobia e la transfobia, dopo anni di tentativi falliti, avrebbe meritato che si stappassero bottiglie di champagne della miglior riserva.
E invece tutto suona molto triste, perché pur a fronte di una dura battaglia per mantenere nel testo della legge le aggravanti, il PD ha voluto votare, in nome di un accordo politico con Scelta Civica, un subemendamento che recita "Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni". E il subemendamento è passato per una trentina di voti appena, solo grazie al sostegno dichiarato della Lega Nord.
In sostanza assieme alla cura contro la malattia, abbiamo somministrato al paziente anche una buona dose di germi, legittimando quelle organizzazioni estremiste e clericali (da Forza Nuova a Militia Christi) a portare avanti le loro campagne di opinione contro tutte le diversità. Ebbene sì, perché la novità è che con questa aggiunta si è andati ad intaccare l’intero impianto della Legge Mancino, andando a coinvolgere non solo la minoranza lgbt di questo paese, ma tutte le altre minoranze “razziali, etniche, religiose e nazionali”. Quelle minoranze che, in queste settimane, sono state troppo colpevolmente silenti, forse perché pensavano che quella in discussione fosse una legge che riguardava solo i gay.
E chissà che ora questo abbassamento dell’asticella delle tutele per tutti non sia d’aiuto nella costruzione di quel fronte ampio nella battaglia sui diritti che finora è mancato in questo paese. Esattamente come è mancato il dibattito pubblico su questi temi, il confronto tra i parlamentari e le associazioni, gli interventi degli autorevoli commentatori. Si è preferito attestarsi sugli aspetti superficiali della legge senza approfondirne i contenuti e i risvolti, che alla luce di queste modifiche ora appaiono chiaramente in tutta la loro luce sinistra e minacciosa.
Si è arrivati fin qui perché da quando il PD è nato abbiamo evitato di affrontare questa discussione. Se ancora ieri la discussione interna al gruppo parlamentare verteva sull’inserimento o meno delle aggravanti nel testo della legge è perché ancora permangono all’interno del partito visioni troppo divergenti su cosa siano le discriminazioni e come debbano essere contrastate. Visioni diverse sull’idea stessa di uguaglianza, che dovrebbe stare alla base di un partito democratico moderno. Quanta distanza dal discorso di reinsediamento del presidente Obama, quanta distanza da ciò che in tutta Europa è ormai prassi costante sia delle sinistre democratiche che delle forze di centrodestra moderate!
Come reagire? Si parta da quella discussione che non è stata fatta e che sta alla base, peraltro, del fatto che decine di parlamentari democratici non hanno sostenuto, nel voto segreto, l’approvazione di una norma così liberticida. Ebbene, che vengano allo scoperto quei parlamentari che hanno votato contro, ci mettano la faccia, ci aiutino ad aprire finalmente questa discussione nel partito e nel paese. E vengano allo scoperto pure coloro che quell’emendamento lo hanno sostenuto, magari facendosi violenza e nella convinzione che fosse un male necessario per veder votata finalmente una legge che istituisce il reato di omofobia e transfobia con le aggravanti. Motivino le loro ragioni, accettino il confronto. E vengano allo scoperto pure coloro che hanno sostenuto, in un duro confronto interno al gruppo, che la legge la si sarebbe potuta votare anche senza le aggravanti. Spieghino ad alta voce e guardandoci negli occhi perché a loro dire ci sono cittadini più uguali degli altri e minoranze più diverse delle altre.
Se ne discuta nel congresso, utilizzando questa sede non solo per contare il consenso delle varie correnti e sub-correnti, ma per riportare la politica e la vita delle persone al centro delle nostre discussioni. Un partito “ibrido” che affronta i temi della libertà e dei diritti imbastendo compromessi al ribasso a chi serve? Se tutta questa discussione finisse soltanto in un silenzio imbarazzato, non si farebbe altro che ridare fiato a quella sinfonia degli addii che già troppe persone ha allontanato in questi anni dal nostro partito, e sarebbe la fine peggiore.
Fabio Astrobello, Andrea Benedino, Paola Concia, Veniero Adriano Fusco, Enrico Fusco, Rosaria Iardino, Fabio Iovine, Aurelio Mancuso, Vanni Piccolo, Daniele Viotti, Patrizia Viviani .
Letta così, pare che gli attivisti siano contrari a tutto il subemendamento di SC. Se così fosse, sarei contrario al loro pensiero.
A mio avviso, il testo dovrebbe essere diviso in due parti

"Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza,"

Su questa parte sono totalmente d'accordo. Chiunque può esprimere le proprie idee se queste non istighino all'odio o alla violenza. Se il Mario Rossi è contrario al matrimonio gay, deve essere libero di pensarlo ed esprimerlo in maniera civile, così come deve essere libero di esprimere il proprio disappunto sull'adozione del termine genitore 1/genitore 2 in sostituzione a padre/madre, così come le associazioni gay sono libere di invece esprimere il proprio parere favorevole alle due cose, sempre in maniera vicile.
Non ho preso per caso quei due esempi lì, visto che il sottoscritto è favorevolissimo al matrimonio gay ma assolutamente contrario a sostituire padre/madre con genitore 1 e 2.
Io devo essere completamente libero di esprimere le mie idee ed opinioni, siano esse favorevoli ad un diritto reclamato dall'arcigay, siano esse contrarie.

"né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni"
Su questa parte invece c'è da discutere. Messa così, sembra sia un'eccezione rispetto alla prima. Se così fosse, sarebbe scandalosa ed assolutamente da eliminare (e direi anche buttar fuori dal Parlamento l'autore della cosa).
Nel caso invece dovesse rispettare ciò detto nella nostra prima parte ("purché non istighino all'odio o alla violenza"), le cose si complicano.
Se è indubbio che vi siano alcune associazioni ostili verso omosessuali, altre religioni, immigrati etc etc anche violente, bisogna tenere conto che non sempre è così. Ad esempio, se si formasse un'associazione contro il matrimonio gay o contro l'adozione genitore1/2 che professi civilmente la propria idea, nessuno potrebbe e dovrebbe vietarlo, così come non si dovrebbero vietare le associazioni a favore di quelle due cose, sempre date le premesse.

Vietarne solo alcune perchè contrarie alla propria idea, sia essa giusta o meno, è liberticida. Se gli 11 attivisti vogliono fare ciò, contestando anche la prima parte (cosa che sembra dalla lettera, ma Repubblica sembra smentire parlando solo di questa seconda parte), mi spiace ma loro sono i primi liberticidi. Se poi questo ultimo punto rappresenta un'eccezione, allora sono dalla parte della Concia e trovo scandalosa la cosa.

Ho cercato di analizzare tutte le varie alternative vista la dubbia interpretazione da dare sia al subemendamento, sia alla lettera. Sarebbe bene che la seconda parte venisse spiegata meglio dal legislatore e che gli attivisti chiariscano ciò che contestano.

In base a spiegazioni e chiarimenti da entrambe le parti, confermo le mie posizioni.

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mercoledì 18 settembre 2013

L'ha fatto Silvio, lo faccio anch'io il mio messaggio agli italiani


ITALIANI!

Italiani di destra: piantatela di votare Forza Italia!!! Basta!!
Italiani di sinistra: non osate votare Epifani, per la carità.

Ricostruite una destra che sia una destra e una sinistra che sia una sinistra. Si può fare!
Anche un centro che non sia quella presa in giro che è Casini.
Non partiti a casaccio.

Italiani tutti: piantatela di guardare Crozza, fatelo andare a vivere sotto i ponti dove uno che non sa far ridere senza imitare Berlusconi da un decennio dovrebbe essere, basta andare a vedere il videomessaggio di Berlusconi, non fa ridere se mettete mi piace ai link con le battute su Silvio, non siete gente "che si interessa" se tutto ciò che fate è preoccuparvi della giunta e delle sentenze.

Piantatela una volta per tutte e svegliatevi, che ora come ora a palazzo Chigi sono pronti ad alzarvi l'IVA per buttarlo in culo a imprese, e famiglie.

SI FAMIGLIE quella cosa che è l'unità fondante dell'economia di un paese e che buttiamo nel cesso pensando a cose come "genitore 1 e genitore 2" per essere all'avanguardia DI UN BEL NIENTE.

Perché giuro, giuro che se vedrò una rinata Forza Italia e nessuna destra vera con un senso, e delle primarie che eleggeranno Epifani, e lo so che succederà proprio così, allora io nella fossa che vi state scavando non ci vorrò più stare e vi manderò una volta per tutte a fare in culo.

Italiani!!!

Articolo di KL

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martedì 10 settembre 2013

Spread: I Bonos superano i BTP. E la colpa è della classe politica tutta...

Era nell'aria già da settimana scorsa, quando i due titoli di stato erano vicinissimi. Oggi l'evento si è verificato: lo spread fra Bonos spagnoli e BTP italiani prima si è annullato e poi è iniziato a crescere (poco) a favore dei primi.

I mercati, ad oggi, hanno più fiducia nella Spagna rispetto all'Italia. Questo è un fatto che tutti dovrebbero tenere in considerazione.

Alle 10:48 di oggi (10/09/2013) era di circa 2 punti, quindi molto poco, però il messaggio è chiaro: nonostante la più alta disoccupazione e la crisi più gravosa del mercato immobiliare e bancaria spagnola, le riforme, seppur dolorose, di spesa pubblica e lavoro attuate da Rajoy stanno dando i loro frutti rispetto al quasi immobilismo italiano. A tutto ciò dobbiamo aggiungere una stabilità del governo spagnolo che in Italia non abbiamo e soprattutto non avremo in caso di nuove elezioni, visto che la legge elettorale non è ancora stata cambiata (e molto probabilmente non verrà cambiata).

Non dite che non eravate stati avvisati su queste pagine: il tempo perso a far finta di eliminare tasse come l'IMU (la meno inutile fra tutte) e l'immobilismo misto a ricatti causati dalla richiesta di salvataggio di un leader di partito condannato come Silvio Berlusconi è ovvio che avrebbero penalizzato l'Italia.
Dissi anche che un governo PD-M5S che attuasse quelle 4-5 riforme ovvie sarebbe stato migliore rispetto a questo, ma per colpa sia dell'uno che dell'altro non è avvenuto.

Per questi motivi ritengo che la colpa sia della classe politica tutta. Come sempre del resto negli ultimi 25-30 anni...

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giovedì 5 settembre 2013

Sostituire "padre" e "madre" con genitore 1 e 2 è una boiata

Il tema di oggi sono le dichiarazioni del ministro Kyenge. la quale si è detta favorevole a sostituire "padre" e "madre" con genitore 1 e 2, il che ha portato ad una discussione anche sulla fanpage.

Cosa penso di questa cosa? Oltre all'inutilità del discussione, soprattutto in un momento come questo, a mio modo di vedere è una boiata, per non dire caxxata. 

Premettendo che ad oggi non sono contrario alle adozioni di coppie omosessuali (per vari motivi), due mamme non potranno mai sostituire la presenza di un padre, così come due padri non potranno mai sostituire una madre. Con ciò, non voglio dire che non possano voler bene al bambino/a alla stessa maniera, sia ben chiaro!
Sostituire il termine padre e madre con un numero, oltre a creare tensioni (immagino già femministe lamentarsi nel caso in cui la madre sia "genitore 2" ad esempio, in quanto 1 e 2 sono numeri e creano solamente discriminazionemettendo, volontariamente o no, uno dietro l'altro), denaturalizza il significato di essere padre e madre. Hai due genitori maschi? hai due padri. Hai due genitori femmine? hai due madri. Si può discutere sul se sia accettabile o giusto per un bambino. Ma il fatto è che un numero non può rappresentare ciò che è essere padre o madre per qualcuno. 

Molto banalmente, con padre si intende il genitore di sesso maschile; con madre il genitore di sesso femminile. Dov'è il problema nell'utilizzare questi termini anche nel caso di due genitori di sesso uguale?

Se proprio vogliamo cambiare le cose, a mio avviso, sarebbe molto meglio una duplice scelta: padre/madre (nome) padre/madre (nome).

Ci  sarebbe poi tutto un discorso giuridico (però, non essendo un giurista, non posso fare) sul riconoscimento di paternità e maternità di un bambino/a. Chi firma sono il padre e la madre riconosciuti come tali, non genitore 1 e 2! Se un bambino ha due madri, esse saranno riconosciute come madre e madre.

Reputo tutto ciò una polemica inutile, attuata da una minoranza naziradicale con un cervello grosso come una nocciolina che vuole imporre una regola idiota e no sense alla maggioranza. 

I diritti per cui gli omosessuali sono altri e ben più importanti. Queste, ripeto, sono boiate.

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lunedì 1 aprile 2013

Quanti voti potrebbe prendere Matteo Renzi?

Bersani ha fallito. L'ho detto già dopo i risultati elettorali e il fatto che non sia riuscito a formare un Governo ne è la conferma più lampante. Non voglio essere frainteso: l'attuale leader del PD non mi dispiace ed è molto meglio della maggioranza all'interno del partito ma, molto onestamente, non ha il carisma e la personalità del leader soprattutto se confrontato con Berlusconi e...sì, anche Grillo.

Sarebbe stato un buon vice premier o ministro, ma non Presidente del Consiglio. Gli elettori del PD se ne sono accorti troppo tardi, come sempre; gli "anziani" nel partito lo hanno sempre saputo ed è per questo che è stato quasi sempre appoggiato proprio da loro: meglio lui che è "controllabile" di uno con spiccata personalità che, come personalmente mi auguro, possa fare piazza pulita di questi pseudo politicanti incollati alla sedia con l'attack.

Il nome che tutti (io compreso) fanno è Matteo Renzi. E' davvero lui la soluzione del Centro Sinistra in caso di nuove elezioni, anche con l'attuale legge elettorale?
Personalmente sono rimasto colpito dai risultati di un sondaggio fatto da "Swg":

Il sondaggio è stato realizzato tra il 26 e il 27 marzo su un campione rappresentativo di 1.500 maggiorenni.
[...] Renzi piace al 61% degli elettori del Pd, ma ancora di più a quelli di centrodestra (71%) e al 68% di quelli del Movimento 5 Stelle, "confermando la capacità di attrarre voti oltre il recinto del centrosinistra (che lo vuole leader della coalizione al 56%)".

Con questi dati, ipotizzando che il numero di votanti rimanga uguale a quello delle scorse elezioni, quanti voti potrebbe prendere Matteo Renzi?

Considerando che alla Camera (Italia + estero):

  • Il PD ha preso 8.644.523 + 288.092 voti
  • Il PDL ha preso 7.332.972 + 145.824 voti
  • Il M5S ha preso 8.689.458 + 95.041 voti
Vuol dire che, potenzialmente, Renzi avrebbe:
  • 5.448.895 voti dagli elettori del PD
  • 5.309.945 voti dagli elettori del PDL
  • 5.973.459 voti dagli elettori del M5S
Il bacino potenziale è di oltre 16 milioni di elettori. Qui ho considerato come Centro Destra solo il PDL. In realtà la coalizione del CDX con quasi 10 milioni di voti peserebbe per circa 7 milioni e non 5 portando il bacino a oltre 18 milioni.

Con ciò, non voglio dire che Renzi come leader del PD prenderà 18 milioni di voti, però con questi numeri potrebbe facilmente superare quota 11-12 milioni, ottenendo quel 5% (se non oltre) di voti in più che permetterebbero al PD di governare.

Vediamo se, questa volta, i furbi guru del PD studieranno bene i sondaggi...

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lunedì 11 marzo 2013

Riflessione sulla composizione sociale del voto nelle elezioni politiche 2013

Chi ha votato Rivoluzione Civile? Chi il PD? Chi il PDL? Chi Monti? Chi il M5S? Ecco tutti i dati con una riflessione

Il sito Demos.it ha pubblicato sul suo sito i dati sulla composizione sociale del voto nelle scorse elezioni politiche 2013. In pratica, hanno guardato la percentuale presa da ogni partito in base alla categoria socio-professionale dei votanti.
I risultati sono molto interessanti. Ecco la tabella riassuntiva:


Il dato che salta subito all'occhio è il voto dato dagli operati: 21.7% alla coalizione di Centro-Sinistra contro il 25.8% al Centro-Destra di Berlusconi e addirittura il 40.1% al Movimento 5 Stelle.Ciò mostra quanto disastrosa sia stata la scelta della sinistra di puntare su Vendola, colui che è sempre stato vicino agli operai senza evidentemente guadagnare la loro fiducia.

Non tanto curioso il voto delle casalinghe al PDL: il rimbambimento misto al palese conflitto di interesse delle reti Mediaset è tutto qui.

I pensionati si sono divisi fra PD e PDL: il primo lo hanno votato sia perchè unica alternativa da loro conosciuta a Berlusconi (il M5S, non usando internet, in pochi lo hanno considerato e Monti evidentemente non era ben visto) sia forse per tradizione; il secondo principalmente per lo stesso motivo delle casalinghe e per la faccenda della lettera sul rimborso dell'IMU e tutti i proclami collegati (come il sottoscritto aveva ipotizzato il giorno dopo le elezioni).

Curioso infine il voto di imprenditori, autonomi e liberi professionisti, i quali non hanno scelto come primo partito il PDL, ovvero chi teoricamente dovrebbe rappresentarli meglio, preferendo Grillo.

5 Stelle che trionfa anche fra i disoccupati (forse per via del fantomatico reddito di cittadinanza) e studenti (qui è più normale vista la loro presenta sulla rete).

Queste mie riflessioni vengono confermate dai due grafici in cui si confronta quello è che stato il voto alle elezioni 2013 con quello che fu nel 2008.

Voto dei lavoratori autonomi e degli imprenditori


Voto degli operai


Come si nota, il PDL ha perso la metà dei voti sia di imprentitori ed autonomi, sia degli operai mentre il PD ha perso circa un terzo del voto degli operai. Ciò vuol dire che il Centro-Sinistra non è riuscito a "rubare" nè il voto degli imprenditori nè il voto operaio perso dal Centro-Destra i quali hanno scelto il Movimento 5 Stelle (complimenti a Grillo e company).
Qui è il fallimento del Partito Democratico. Non ha ascoltato il consiglio di un non elettore come il sottoscritto durante le primarie, chissà se ora ascolterà quello di pochi giorni fa....

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mercoledì 6 marzo 2013

Gli otto punti di Bersani per un governo di NON cambiamento (o quasi)

8 punti per un governo di cambiamento. Così li ha definiti Bersani durante la Direzione. Di cambiamento però, la maggior parte per ora ha ben poco.

Il segretario del Partito Democratico ha presentato oggi i suoi 8 punti "irrinunciabili per qualsiasi prospettiva di governo" che un governo di cambiamento dovrebbe seguire per rilanciare il paese.
L'Huffington Post li ha sintetizzati:

1.FUORI DALLA GABBIA DELL'AUSTERITA'. Correzione delle politiche europee di stabilità visto che dopo 5 anni di austerità e di svalutazione del lavoro i debiti pubblici aumentano ovunque nell'eurozona. Si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica. L'avvitamento fra austerità e recessione mette a rischio la democrazia rappresentativa e le leve della governabilità. L'aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine. L'immediata emergenza sta nell'economia reale e nell'occupazione.
2.MISURE URGENTI SUL FRONTE SOCIALE E DEL LAVORO. A)Pagamenti della P.A. alle imprese con emissione di titoli del tesoro dedicati e potenziamento a 360 gradi degli strumenti di Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d'impresa. B) Allentamento del Patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie. C) Programma per la banda larga e lo sviluppi dell'ICT. D) Riduzione del costo del lavoro stabile per eliminare i vantaggi di costo del lavoro precario e superamento degli automatismi della legge Fornero. E) Salario o compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale. F) Avvio della universalizzazione delle indennità di disoccupazione e introduzione di un reddito minimo d'inserimento. G) Salvaguardia esodati. H) Avvio della spending review con il sistema delle autonomie e definizione di piani di riorganizzazione di ogni P.A. I) Riduzione e redistribuzione dell'IMU secondo le proposte già avanzate dal PD. L) Misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.
3.RIFORMA DELLA POLITICA E DELLA VITA PUBBLICA. A) Dimezzamento dei Parlamentari e cancellazione delle Province. B) Revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci.
C) disboscamento di società pubbliche e miste pubblico-private.
D) Riduzione costi della burocrazia E) Legge sui Partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all'accesso alle candidature e al finanziamento. F) Legge elettorale con riproposizione della proposta PD sul doppio turno di collegio.
4.VOLTARE PAGINA SULLA GIUSTIZIA E SULL'EQUITA'. A) Legge sulla corruzione, sulla revisione della prescrizione, sul reato di autoriciclaggio. B) Norme sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sul voto di scambio mafioso. C) norme sulle frodi fiscali.
5.CONFLITTI INTERESSE, INCANDIDABILITA', INELEGGIBILITA'. Le norme sui conflitti di interesse si propongono sulla falsariga del progetto approvato dalla Commissione Affari Costituzionali che fa riferimento alla proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini.
6.ECONOMIA VERDE E SVILUPPO SOSTENIBILE. A) Estensione del 55% per le ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica. B) Programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito e norme a favore del recupero delle aree dismesse e degradate e contro il consumo del suolo. C) Piano bonifiche e per lo sviluppo delle smart grid. D) Rivisitazione e ottimizzazione del ciclo rifiuti (da costo a risorsa). Conferenza nazionale in autunno.
7.PRIME NORME SUI DIRITTI. A) Norme sull'acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia. B) Norme sulle unioni civili di coppie omosessuali secondo i principi della legge tedesca.
8.ISTRUZIONE E RICERCA. A) Contrasto all'abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio. B) Adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche C) Organico funzionale stabile, piano per esaurimento graduatorie dei precari della scuola e reclutamento dei ricercatori.

Nel titolo ho scritto che sarebbero otto punti per un governo di NON cambiamento, o quasi. I motivi sono due: da una parte, ci sono le solito cose demagogiche che tutti dicono ma nessuno, 5 stelle escluso, ha mai fatto una volta al governo (ad ogni livello) quindi non si sa il perchè questa volta possa andare diversamente; dall'altra, molti sono solamente una ripresa delle vecchie abitudini di maggior spesa in uno stato in cui la spesa pubblica in percentuale al PIL è fra le più alte. Ma andiamo con ordine.

Sul primo punto sono d'accordo sul fatto che l'aggiustamento di debito e deficit siano obiettivi di medio termine, nel senso che chi pensa di risolvere i problemi dell'Italia nel giro di pochi mesi mente sapendo di mentire. Siamo sulla buona strada, questo è vero, ma essa è ancora lunga e il pericolo di imboccare la via d'uscita sbagliata è sempre dietro l'angolo.
Se è vero che i debiti pubblici sono aumentati ovunque negli ultimi 5 anni, è anche vero però che durante il terzo trimestre del 2012 il debito pubblico nella Eurozona è rimasto stabile attorno al 90% del PIL, mente per l'Italia ha proseguito la sua corsa passando dal 126% al 127.3%. 

fonte: econfix
E' vero però che bisogna rinegoziare i nostri piani con l'Europa (vedi pareggio di bilancio), ma ciò si può fare a mio avviso solo con l'impegno di ridurre la spesa pubblica e la tassazione, riformando il mercato del lavoro, banche e liberalizzando i vari settori. A queste condizioni, data anche la credibilità (perduta per molti anni) che Monti ha ridato all'Italia e la presenza di Draghi alla BCE che parerebbe eventuali ricadute sulle spread, potremmo anche ottenere maggiore flessibilità.

Il problema è che, come ho detto prima, le varie riforme propongono maggiore spesa a fronte di una riduzione minima delle imposte, tra l'altro si parlo solo dell'unica tassa fra virgolette utile e meno recessiva: l'IMU. Su imprese e lavoro, nulla è detto.

L'unico punto di taglio alla spesa è il terzo: tutti condivisibili e da attuare, anche se dubito fortemente che l'importo sia tale da coprire tutte le spese (tante) e tagli d'imposta (pochi) in programma. Domani però dovrebbero essere messi online completi, quindi in teoria ci saranno anche dati e cifre e si potrà commentare meglio il tutto.

Le altre proposte sulla carta sono condivisibili, bisogna vedere anche qui dove si trovano i soldi da un lato, dall'altro domandarsi il perchè non le abbiano fatte quando sono stati al governo loro.

Staremo a vedere. Da questa sintesi, mi pare un "non cambiamento" che francamente non porterà da nessuna parte. Il PD mi dimostra, nuovamente, di avere un concetto tutto suo di cambiamento.

Una proposta che si definisca tale, avrebbe al "numero uno" il seguente proposito: Mandare tutti i vecchi "gerarchi" che tirano i fili del partito A CASA. Solo dopo si può iniziare a parlare di cambiamento.

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mercoledì 27 febbraio 2013

Io sono favorevole al governo di scopo PD-M5S

Grillo rifiuta l'alleanza proposta da Bersani. Il movimento insorge su internet. Io sono con loro e vi spiego il perchè.


Ora si vedrà davvero se "uno vale uno" oppure no. Beppe Grillo ha chiuso ogni possibilità di alleanza con Bersani per un governo PD-M5S scatenando l'ira dei grillini che insorgono sul blog del comico e sulla rete tutta.

Io sono con loro: già dopo i primi risultati si capiva che un governo non poteva essere formato e quindi per forza due dei tre maggiori partiti dovevano allearsi per un governo temporaneo (o di scopo) al fine di mettere a punto alcune riforme fondamentali prima del nuovo voto.

Un asse PD-PdL sarebbe disastroso per il paese e basta guardarsi in giro per capire il motivo. Resta quindi l'alleanza fra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico.
Certamente capisco che allearsi, seppur a termine, con un partito che fino a ieri ti ha duramente criticato e che ora ti tende la mano (per non dire ti lecca qualcos'altro) sai difficle, ma è necessario per il paese.

Tre sono le cose da fare assolutamente, anzi quattro:

1) Nuova Legge Elettorale
2) Legge sul Conflitto di Interessi
3) Dimezzamento del numero dei Parlamentari e del loro Stipendio (primo passo per iniziare a tagliare di 15 miliardi i costi della politica)
4) Nuova Legge sulle Frequenze Tv

Queste sono le 4 cose assolutamente da fare in breve tempo. Fatte queste, o si continua oppure si torna a votare.

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mercoledì 13 febbraio 2013

Il debito è aumentato più con Berlusconi che con il Centro Sinistra

Parla di ridurre il debito e la spesa pubblica. Ma negli otto anni del suo governo ha fatto l'opposto

" Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare" recita un detto molto famoso. Per la campagna elettorale si potrebbe aggiustare in un "Fra il promettere e l'attuare c'è di mezzo il mare anzi l'oceano".
Se poi aggiungiamo che ciò che i partiti promettono non lo hanno mai fatto negli anni in cui hanno governato, vien da chiedersi: "Ma chi ci crede ancora?"

E' curioso poi andare a vedere ciò che ha fatto il PdL, partito che sta inneggiando a tagli delle tasse coperti da ingenti tagli alla spesa pubblica, negli 8 anni in cui ha governato (nota bene: nel commento evito di paragonare gli anni successivi al 2006 visto che, a causa crisi, la spesa dal 2008 è aumentata in tutti i paesi quindi non sarebbe corretto farlo).

Partiamo con il rapporto debito/pil:

rapporto debito/pil durante i vari governi - fonte Linkiesta
Come potete vedere dal 1995 al 2000 (governo Centro Sinistra) il rapporto è passato dal 121,5 al 109,2 mentre i successivi 5 anni (governo Centro Destra) si è passati dal 108,8 al 105, 9 (in aumento l'ultimo anno).
Tanto per capirci, se il governo Berlusconi avesse continuato per la strada dei suoi oppositori, a fine mandato il rapporto sarebbe stato del 97% circa (e anche meno, visto il risparmio di cui ha beneficiato con il diminuire degli interessi sul debito grazie al tanto odiato Euro).

Vediamo ora l'ammontare del debito pubblico (anche qui, cn lo stesso ragionamento fatto sopra):


Andamento debito pubblico italiano negli ultimi 15 anni - fonte LaPresse.L'Ego

Anche qui, abbiamo un + 159-160 miliardi circa nei 5 anni del centro sinistra contro un + 220 circa in quelli del centro destra. Una differenza di 60 miliardi, 12 all'anno. Non pochi direi (anche qui, considerando i rispiarmi sugli interessi del debito).

Quando trovate qualche destrino che vi dirà "Ma lui ha detto che lo farà e io gli credo", mostrate questi dati (assieme a quest'altro articolo). Chissà, magari aiuta.

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