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martedì 23 dicembre 2014

Gli stipendi degli italiani diminuiranno (prima di crescere)

Articolo scritto e pubblicato su MySolutionPost il 18/11/2014
 
I sindacati annunciano battaglia: in 50mila sono pronti a scioperare a dicembre contro la Legge di Stabilità che, a oggi, confermerebbe il sesto anno di blocco salariale in quanto anche nel 2015 gli stipendi del pubblico impiego non subirebbero ritocchi per mancanza di risorse. Il possibile sciopero si andrebbe ad unire alle varie manifestazioni sia del pubblico impiego sia di svariati lavoratori privati che lamentano da una parte i tagli di posti di lavoro, dall’altra il blocco dei salari se non la diminuzione degli stessi (-832 euro nel biennio 2010-2012 secondo Bankitalia).

In un periodo in cui i consumi delle famiglie sono in diminuzione (nel 2013 la spesa media mensile è in calo del -2,5% rispetto al 2012, dati Istat), bloccare se non diminuire lo stipendio di dipendenti pubblici e privati rischierebbe di far crollare ancora di più la spesa dedita ai consumi. Se a ciò uniamo anche una tassazione destinata ad aumentare (fra tasse locali e Iva), il potere di acquisto delle famiglie, già sanguinante, potrebbe esaurirsi totalmente.

Il risultato, senza nemmeno bisogni di dirlo, sarebbe una spirale negativa che coinvolgerebbe le imprese e di conseguenza il Paese tutto, con il rischio di perdite nel gettito fiscale che comprometterebbero il raggiungimento degli obiettivi di bilancio concordati nelle sedi europee.
Detto così il titolo di questo post non avrebbe senso: perché gli stipendi, nonostante tutto il ragionamento qui sopra, diminuiranno? La risposta è semplice: c’è troppa disoccupazione.
Il mercato del lavoro si basa su di un gruppo di agenti che domandano lavoro (imprese e talvolta il settore pubblico) e agenti che offrono lavoro (cittadini in età lavorativa). Senza complicare troppo le cose, se la domanda di lavoro è elevata, gli agenti che si offrono avranno un potere contrattuale maggiore, ergo potranno richiedere stipendi più alti. Se però la domanda scarseggia mentre l’offerta abbonda, allora in una logica di mercato quest’ultima dovrà diminuire il proprio prezzo (leggasi stipendio) fino a trovare un punto di equilibrio.

Oggi, purtroppo, la situazione è la seconda: la disoccupazione è alle stelle (specialmente quella giovanile) e le imprese faticano ad assumere (anzi...). L’offerta di lavoro eccede, e di gran lunga, la domanda. Per questo motivo chiedere oggi ritocchi salariali è fuori luogo, soprattutto per quanto riguarda il settore pubblico! 

Se consideriamo la bassissima inflazione, il potere reale di acquisto degli stipendi è invariato e lo stesso potrebbe fin aumentare in caso di deflazione (come già accaduto pochi mesi fa). Non vi è quindi alcun bisogno, a oggi, di aumentare le retribuzione.
A essere precisi poi, bisognerebbe ricordare a sindacati e lavoratori del pubblico come i loro stipendi siano tutt’ora maggiori rispetto ai colleghi del privato (a dispetto di un produttività in media
minore), senza contare poi le maggiori tutele.
A sindacati e lavoratori del privato invece, è doveroso rammentare che la produttività media delle imprese italiane sia de facto ferma da 15 anni rispetto agli altri concorrenti UE:                             

Poletti _20141117 

Il destino degli stipendi italiani è quindi quello di diminuire in un primo momento per poi, solo successivamente, ricominciare a crescere al pari della produttività? Non necessariamente. Il problema infatti non è tanto lo stipendio in busta paga che ricevono mensilmente i dipendenti, ma il costo del lavoro di quel dipendente.

Il cuneo fiscale italiano è fra i più alti dei paesi dell’area Ocse: 47,8% per un lavoratore single senza figli contro il 35,9% di media e la differenza tende ad aumentare per gli altri casi (dati Ocse).
Se il Governo decidesse un taglio deciso alla tassazione sul lavoro, ecco che il pericolo di diminuzione degli stipendi sparirebbe, domanda e offerta tornerebbero a tendere verso l’equilibrio (meglio se supportati da una riforma seria e vera del mercato del lavoro stesso).

Questa sarebbe la soluzione ideale ed è ciò che i sindacati, tutti assieme, dovrebbero chiedere a gran voce. Gli aumenti salariali arriverebbero, nel medio-lungo periodo, automaticamente.

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sabato 19 aprile 2014

Renzi: Evasione fiscale e sobrietà per le coperture più ridicole di sempre

A leggere certe cose al sottoscritto viene l'orticaria. Perchè le prese in giro in forma di battutine da bambino di terza elementare sono anche passabili ogni tanto (visto che l'italota medio ride...), ma se poi le ritrovi anche in quelle che dovrebbero essere le coperture trovate dal tuo governo le palle iniziano a girare.

Già che è presente uno pseudo hashtag alla twitter, #oraics, rende il tutto una barzelletta (giuro, pensavo fosse uno scherzo), ma è nulla in confronto allo schema pubblicato:


Già sull'aumento del gettito Iva avrei da dubitare, ma le ultime due voci sono fantastiche: Lotta all'evasione che passa da uno 0.3 ad un 3 pieno e....SOBRIETA', che passa da uno 0.9 ad un 2.

La domanda prima che vorrei porre al sommo Renzi è: ma dati questi super aumenti di gettito e risparmio previsti nel 2014, non si potrebbero aumentare anche quelli di quest'anno? Delle due l'una: o non si vuole aumentarle già quest'anno, oppure già ora si ammette che sono coperture fantasiose.

Curioso poi il termine "Sobrietà": siam passati da un governo che vuole aumentare le accise sugli alcolici per finanziare la scuola, ad uno che parla in generale di sobrietà. Peccato che ad essere presi per i fondelli siano sempre i cittadini. E se vi applaudono, un po' (tanto) se lo meritano

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domenica 5 gennaio 2014

L'ultimatum con i 6 punti del manifesto dei forconi? Solo e soltanto populismo

Anno nuovo, problemi vecchi, soluzioni sempre peggiori. Non bastava il Movimento 5 Stelle a proporre, assieme a cose assolutamente condivisibili, riforme che più populiste di così non se ne trovano. Ora ci si mettono pure i forconi a fare proposte. Dopo il flop della manifestazione di Roma pre-natalizia, i rivoluzionari made in Italy sono tornati alla carica con un manifesto di 6 punti che se Letta non approva "sarà rivolta".

17 giorni a partire da oggi per approvare i 6 punti del manifesto programmatico:

sospensione delle procedure esecutive, istituzione di un fondo di garanzia per le imprese, aumento di 300 euro in busta paga per i dipendenti privati, incremento delle pensioni minime, riduzione del costo del carburante (per usi professionali, preciso io) e tutela del made in Italy.
Alcune cose sono giuste, come la riduzione del costo del carburante per usi professionali (suppongo che se verrà ridotto per gli autotrasportatori sarà belle che finita la rivoluzione, vero?) e l'aumento in busta paga per i dipendenti privati che posso essere riassunte in un "abbassiamo le tasse su carburanti (perchè a tutti bisogna abbassarli, non solo ai camionisti eh) e salari", altre folli come la sospensione delle procedure esecutive e la tutela del made in Italy.

Sospendere le procedure esecutive di qualunque tipo vuol dire de facto far pagare ai creditori le colpe dei debitori senza alcuna distinzione. Poi ci lamentiamo se la pubblica amministrazione (debitore) non paga gli imprenditori (creditori) e questi falliscono.

Tutelare il Made in Italy presumo voglia dire dazi. Mi pare superfluo dover spiegare che se mettessimo dei dazi (a danno di noi consumatori, ovviamente), i Paesi esteri farebbero altrettanto e le nostre aziende subirebbero un danno non indifferente.

Ridurre il cuneo fiscale per far sì che gli stipendi dei dipendenti privati (circa 12 milioni, dati ISTAT) aumentino di 300 euro vuol dire una spesa di circa 40-50 miliardi di euro. Una riforma che appoggio totalmente, ma è da 10 anni che aspetto una riduzione di questo tipo e nessuno alla prova dei fatti è stato capace di intraprenderla (Berlusconi in primis).

Aumentare le pensioni minime (e quelle di invalidità, che per comodità non considero): ok, ma di quanto? Tenete conto che i pensionati al di sotto dei 500 euro sono (dati sempre ISTAT) circa 2.2 milioni. Vuol dire che aumentare ad esempio di 100 euro mensili in media a tutti (1200 euro all'anno) comporterebbe una spesa annua di 2 miliardi e 640 mila euro. Non li han trovati per evitare l'aumento dell'IVA....

Fondo di garanzia per le imprese: anche qui, nessun dato, solo parole. Non posso commentare. Preferirei che queste risorse, semmai esistano, venissero utilizzate per ridurre il cuneo fiscale.

Ultimo, ma non ultimo, la questione carburante. Anche qui, cosa giustissima visto il costo di benzina e gasolio in Italia gonfiato da accise ridicole vecchie presenti da decenni. Se da un lato una loro piccola riduzione a mio modo di vedere, dati alla mano, non comporterà una riduzione del gettito fiscale (vedi questo post), bisogna sempre tenere conto che oltre la metà del prezzo della benzina va allo Stato quindi una riduzione sostanziale (20-25 centesimi, per rientrare nella media UE) a tutti comporterebbe anche qui, tenendo conto che nel 2012 il fisco ha incassato 36.5 miliardi di euro, una riduzione di gettito di svariati miliardi di euro, se fatta a tutti.







Alla fine, ribadisco: alcune proposte sono follia pura, altre interessanti ma molto costose. Chi mi segue sa benissimo che sono il primo a volere una diminuzione pesante della tassazione in Italia. Il problema però è sempre lo stesso: con quali soldi? Ecco, i forconi oltre a un "diminuzione della spesa" molto generale, null'altro dicono. E ciò è, cari lettori, solo e soltanto populismo.


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domenica 7 aprile 2013

Delle 8 proposte choc di Berlusconi, nemmeno una sulla riduzione della spesa pubblica

Dopo le 8 proposte per un governo di cambiamento fatte da Bersani, ecco che arrivane le 8 "choc" di Silvio Berlusconi. Anche le modalità sono simili: prima uno schemino semplice con i disegni di legge e poi successivamente (sabato 13 Aprile a Bari) un documento più completo con tutti i dettagli.

1) l'abrogazione dell'Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attività agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012;
2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione;
3) il riconoscimento alle imprese - per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati - di una detrazione (sotto forma di credito d'imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonchè l'esenzione, per questi ultimi, dall'Irpef sul salario percepito;
4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attività di impresa;
5) l'abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici;
6) le norme per la riforma del sistema fiscale;
7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri;
8) le disposizioni per la riforma della giustizia.
(da: La Stampa)

Un veloce commento.

Sull'abolizione dell'IMU e restituzione dell'importo pagato nel 2012 ho già detto qui e qui (più un video) quindi non andrò a ripetere di nuovo le stesse cose.
Sulla revisione di Equitalia sono d'accordo: vediamo come la vogliono fare.
Il terzo punto lo ritengo inutile: perchè non ridurre a tutti le tasse e riformare il mercato del lavoro? Queste pseudo soluzioni temporanee hanno la cattiva abitudine di mangiare soldi e incerottare una ferita che dovrebbe invece essere ricucita da un chirurgo. Piuttosto, sarebbe migliore una proposte simile a quella tedesca, in cui i giovani che volesso aprire un'attività hanno diverse agevolazioni fiscali.
Sugli altri punti potrei essere d'accordo. Certo, se come "riforma della giustizia" si intende "cambiare la legge affinchè io, Silvio Berlusconi, non vada in galera" come le altre volte...

C'è però una considerazione da fare: nessuno di questi punti riguarda la spesa pubblica, sia nell'aumentarla in determinati settori (scuola e ricerca su tutti) sia nel ridurla (ad esclusione del finanziamento ai partiti, che però è cosa quasi insignificante rispetto al totale). Perchè Berlusconi non ne parla? Ma soprattutto, se non è in programma una riduzione, con quali soldi intende finanziare le riforme fiscali citate?

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sabato 16 febbraio 2013

Ecco dove e come ridurre la spesa militare: il risparmio sarebbe di 4 miliardi (ehm Imu??)

 Tagliare la spesa militare per risparmiare soldi ed abbassare le tasse. Si può fare, ecco come.

L'argomento "spese militari" è stato in questi mesi richiamato a causa del costo dei ormai famosissimi F-35 a cui poi si sono aggiunti due sommergibili. La tesi sostenuta dai più è che l'acquisto di queste armamenti è inutile, soprattutto dato il periodo di crisi che stiamo passando. Sarebbe più saggio quindi tagliare queste spese destinando i soldi ad utilizzi socialmente più utili. Addirittura c'è chi ha sostenuto qualche mese fa di poter fare una contromanovra in modo da evitare i sacrifici chiesti da Monti.

La realtà è ben diversa: le spese devono essere ammortizzate in vari anni e quindi il risparmio derivante dal taglio di caccia e sottomarini si aggira intorno ai 900 milioni di euro (ricordo che in ogni caso la cifra deve essere ammortizzata, aka "spalmata" anche per gli anni di servizio, quindi annualmente sarà ancora inferiore) i quali, se è vero che non sono da buttare (ci mancherebbe), non risolverebbero i problemi del paese come qualcuno dice.

Sinceramente non so se siano utili o meno e che strategie internazionali ci siano dietro e non mi interessa in questo momento. Ciò che voglio far capire è che, nel nostro paese, la spesa militare può e deve essere tagliata in altri ambiti con risparmi molto superiori a quelli esposti poco fa.

La mappa qui sotto mostra chiaramente quale spesa militare debba essere davvero tagliata: quella relativa a stipendi e pensioni

Sources: NATO Defense Expenditures; IISS Military Balance; analysis by CSIS Defense-Industrial Initiatives Group. Maps from Center for Disease Control and Maptitude


I costi si aggira intorno ai 10 miliardi di euro annui secondo lo IAI, che stima il costo personale+pensioni il 65% del totale delle spese militari e poco più di 12 miliardi secondo il CSIS (fonte anche della mappa) che fa una stima del 75% sul totale. Per non rischiare prendiamo il 70%, quindi 11.5 miliardi.

Considerando la quota di spesa degli altri paesi simili ma migliori dell'Italia (Germania, Francia, Inghilterra, Olanda), possiamo vedere come questa spesa possa essere ridotta del 20-25%.

Il risparmio derivante sarebbe stimato intorno ai 4.12 miliardi di euro (passando dagli 11.5 miliardi a poco più di 7). I soldi dell'Imu prima casa tanto per intenderci (e no, non l'ho fatto apposta è venuto per caso).Considerando l'enorme armata di graduati, generali, ammiragli, cappellani etc etc che ci sono questo taglio non andrebbe a toccare il soldato semplice di caserma che guadagna uno stipendio nella media se non al di sotto di essa.

Come vedete, la cifra è molto superiore a quella che si ricaverebbe dagli F-35 e, unita ad altri tagli, diventerebbe utilissima alla riduzione di quella pressione fiscale che sta soffocando il paese.

lunedì 19 dicembre 2011

Elenco dei tagli e delle riforme semplici non fatti da Monti

Essendo purtroppo molto impegnato causa esame e ricerca da esporre in classe giovedì, in questi ultimi giorni ho poco tempo per scrivere articoli belli lunghini pieni di dati e grafici. Volevo però riportare qui un commento che ho lasciato sotto un messaggio scritto da una mia amica su Facebook riguardanti quelle riforme eque, non strutturali (come possono essere le liberalizzazioni, la riforma delle pensioni, del lavoro etc).

Ecco qui l'elenco di quelle che, a mio parere, potevano essere il "preface" di una bella manovra:

Dimezzare i parlamentari e i loro stipendi oltre riformare (leggi tagliare) tutto il sistema di vitalizi e pensionamento, tagliare gli stipendi dell'amministrazione centrale (cresciuti se ricordo bene del 25% circa contro il 2-3% del resto degli impiegati pubblici), tagliare stipendi di politici non a Roma (consiglieri regionali in primis), eliminare TUTTE le province, tagliare la spesa militare nelle voci pensioni e stipendi che ne occupano il 75% circa: i più alti in europa assieme alla Grecia (su questo poi farò un articolo a parte), eliminare i rimborsi ai partiti e le sovvenzioni ai giornali.

Tutto questo lo si diceva chiaramente ai cittadini (che sarebbero stati d'accordo) esponendo così direttamente i nostri parlamentari al giudizio del popolo.
Questi piccoli tagli messi assieme avrebbero portato molti soldi (ad occhio direi una decina di miliardi) evitando così parte di quell'ulteriore tassazione che invece avremo.

In quell'elenco erano presenti poi come riforme "easy" la liberalizzazione-legalizzazione di prostituzione e droghe leggere e una revisione delle punizioni per gli evasori.
Su queste due però è necessario precisare: per quanto riguarda la prima la legalizzazione delle droghe leggere potrebbe incontrare delle resistenze (penso a Giovanardi) difficilmente risolvibili nel giro di poco, mentre per la prostituzione non ci dovrebbero essere problemi; sulla seconda, essa è giusta e anche questa sarebbe accettata dai cittadini in contemporanea però con una diminuzione della tassazione.
Entrambe quindi non sarebbero proprio un "preface", ma potevano essere inserite come riforme da fare in un futuro molto prossimo.

Anche queste porterebbero, dal lato delle entrate, molti soldi per quanto riguarda le due liberalizzazioni-legalizzazioni, oltre agli effetti positivi sociali e di spesa collegati, e un ulteriore abbassamento della pressione fiscale man mano che l'evasione viene recuperata.

Tornerò ancora su questi aspetti presto, intanto prendeteli come un mio "Preface" ad alcuni dei prossimi articoli.


sabato 3 dicembre 2011

Monti, a metter tasse ero capace pure io



Dicembre è da poco iniziato. L'ultimo mese dell'anno, un anno che passerà alla storia del paese visto il rischio che stiamo correndo, paragonabile a quello del '92.

Come allora abbiamo un governo tecnico, meno politico è vero, però purtroppo sulla stessa lunghezza d'onda a quanto pare.

Sì perchè (nota bene: da ciò che si legge sui giornali) i provvedimenti che il governo Monti vorrebbe adottare sono i soliti: aumentare le tasse sul reddito, patrimonio e consumi, tagliare poco o niente e soprattutto non attuare riforme strutturali forti e decise.


Quando poi sento Passera affermare «Troppi debiti dello Stato con le pmi. Usiamo i Btp per pagare i 90 miliardi di arretrati» mi vien male. Altro debito? (Tra l'altro, usando in questo modo i Btp sarebbero de facto carta moneta...)


Per aumentare le tasse non serviva un governo tecnico. Forse anche il mio cane ne era capace. Passi l'Ici (a dovute condizioni), ma il resto no.
Tagliare spese di Quirinale, Montecitorio, Amministrazione Centrale (con anche tagli di stipendi cresciuti in maniera esponenziale in questi anni, soprattutto rispetto agli altri dipendenti pubblici e privati).
Tassare prima e mandare a casa i dipendenti pubblici che davvero non fanno nulla (anzi, peggio, si lamentano creando problemi a quelli che lavorano davvero) che invece stanno lì protetti dai sindacalisti che per una tessera venderebbero pure la loro madre.
Smontare poi questa TV di stato che nel 2011 proibisce il termine "Profilattico" e che tiene un servo incapace come direttore del più famoso ed ex maggior TG del paese.

Tre riforme facili che si fanno in poco per far capire che ora non si scherza più con manovre e manovrine Tremontiane. Da qui poi partire con le riforme strutturali decise per far ripartire il paese (sperando che poi il governo che verrà eletto non disfi tutto il lavoro).

Se è vero che è ancora presto e che le carte verranno scoperte lunedì 5, ciò che sto leggendo e sentendo non mi piace proprio. Ero molto più fiducioso dopo i discorsi a Camera e Senato. Cosa è cambiato da allora? Dove sono tutte le riforme annunciate là? Staremo a vedere...


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