domenica 24 dicembre 2017

Laura Castelli e il PD mangia nascite

L'on. Castelli, dopo l'incredibile performance sul referendum a tema euro, ci regala un'altra perla delle sue.
Durante il suo intervento in Parlamento, la grillina se ne esce accusando il governo PD e Renzi di essere il responsabile della crisi di natalità che sta colpendo il nostro Paese.
"Siete riusciti a far diminuire la natalità di 100mila bambini in 5 anni"
Tralasciando il fatto che il calo di (circa) 100mila bambini nati in meno all'anno è su 8 anni e non 5 (ma sappiamo i problemi dei grillini quando si parla di numeri), imputare un governo del crollo di natalità è una cosa RIDICOLA.

Avevo già parlato dell'argomento sulla fanpage (qui), criticando il bonus bebè e dimostrando il perchè fosse un incentivo inutile e costoso, da togliere assolutamente in quanto non aveva risolto un bel niente. Il motivo è che la crisi di natalità italiana viene da molto lontano. Il crollo verticale delle nascita si ha da metà anni '60 circa, con un appiattimento intorno a fine anni '80 (dovuto, soprattutto negli anni duemila, all'ingresso di molti immigrati, i quali notoriamente figliano di più), però poi continuare da inizio crisi '08. A dirla tutta, sembra che anche l'aumento del ventennio post 2a guerra mondale (durante il boom) fosse un'eccezione. Il declino si vedeva già dalla prima guerra mondiale.
Quindi l'Italia ha un problema storico e fisiologico di calo delle nascite che viene molto da lontano. Potremmo dire quasi centennale, con un 20ennio molto positivo legato ad un forte boom economico. 
Per questo motivo:
1) i bonus non risolvono assolutamente nulla, anzi vanno a togliere risorse a riforme ben più utili (concetto di costo-opportunità)
2) Dare colpe a PD e Renzi di aver causato il crollo delle nascite è un'idiozia quasi incommentabile.

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domenica 17 dicembre 2017

Il sorpasso portoghese

Notizia degli ultimi giorni è stato il (momentaneo) sorpasso del rendimento dei BTP italiani rispetto a quelli portoghesi (o, se volete vederla al contrario, i titoli portoghesi hanno avuto un tasso di interesse minore rispetto ai nostri). Sebbene ora la situazione sia tornata come in passato (titoli ita rendono meno dei por), una cosa è sicura: da inizio anno, i rendimenti dei titoli di stato di Lisbona hanno avuto un calo molto deciso e costante, portandoli a livello di quelli italiani. Tanto per, ad inizio anno pagavano praticamente il doppio dei nostri.
Cosa comporta ciò? Semplice. L'Italia non si dovrà più confrontare con la Spagna (i cui titoli di stato rendono oramai costantemente 50-60 punti meno dei nostri). ma con il Portogallo. Una notizia non molto allegra per noi.
Motivi? Sostanzialmente 3:
1) Campagna elettorale ed elezioni italiane che, de facto, durano da 1 anno e mezzo (inizio campagna elettorale per il referendum) e che ultimamente hanno raggiunto livelli di populismo imbarazzante. Tra l'altro, molto probabilmente manco avremo un Governo, grazie ad una legge elettorale discutibile
2) Crescita del Portogallo è stata maggiore rispetto a quella italiana negli ultimi anni (te credo, noi siamo il fanalino di coda dell'Europa, Grecia a parte...per ora)
3) Prospettive di crescita e di bilancio portoghesi molto migliori rispetto a quelle italiane ("Il Paese ha un rilevante surplus di bilancio primario che riteniamo sia strutturale e possa essere mantenuto anche negli anni a venire, mentre il rapporto debito Pil, in calo al 127% nel 2017, dovrebbe scendere ancora di 7 punti nel giro di un paio di anni" e "Riteniamo che l’espansione ciclica possa mantenersi robusta e prevediamo una crescita del PIL attorno al 2% nei prossimi due anni, in linea con la media dell’Eurozona".
Quindi, ricapitolando:
A) La Spagna viaggia costantemente a velocità praticamente doppia/tripla rispetto la nostra, quindi non è più un nostro competitor
B) Il Portogallo ha recuperato il terreno per quanto riguarda la fiducia dei mercati. Il suo PIL cresce più del nostro (a media UE) e ha prospettive di bilancio e rapporto debito/PIL molto migliori delle nostre
C) L'Italia, andando avanti così, rimarrà il fanalino di coda europeo assieme alla Grecia, la quale però ha iniziato il suo percorso di recupero
Considerando le proiezioni su quello che potrebbe accadere a marzo, la situazione non può che peggiorare. E già ora è non è per nulla buona.

lunedì 12 dicembre 2016

oh Mamma! Il programma energetico del M5S!

Oddio, così tanto che non scrivo più sul blog! Però...beh, considerando il populismo che avanza e sempre più politici che lo cavalcano quasi fossero sufisti professionisti, mi tocca tornare a scrivere. Ok, lo ammetto, un po' mi piace e mi mancava, però...avrei preferito farlo per altri motivi, ma vabbè.

Prima di tutto, vi invito a seguirmi sulla fanpage, RebelEk, così da rimanere sempre aggiornati su ciò che scrivo.

Secondo, quando si parla di populismo, non potevo non iniziare con Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle. A poche ore dalla fine del Governo Renzi, il comico ha iniziato la campagna elettorale, lanciando sul proprio blog il "programma energetico" del M5S.

Già il fatto che un partito politico (ops, movimento) metta su un blog privato di una società privata il proprio programma elettorale...beh...è comico per non dire tragico, no? E' un po' come se Berlusconi lanciasse il programma di Forza Italia sul sito di Mediaset.

Questioni logistiche a parte, analizzando le proposte dei grillini le cose non migliorano, anzi. Qualcuno dovrebbe avvisare Grillo che governare un Paese non equivale a cercare di far ridere 2000 persone in un teatro, ma tant'è.

Si parte criticando il fatto che un barile di Coca Cola costi più di uno di Petrolio. Beh, caro Beppe, è il mercato. Anche il biglietto dei tuoi spettacoli costa più di molti libri di premi Nobel, eppure....

Si continua poi con il mito delle stampanti 3D. Vero, ci sono. Vero, cambieranno in parte la produzione. Ma cosa si intende per "stampante 3D"? No perché ce ne sono tante, di dimensioni, complessità e prezzi diversi. Perché non cita mai una fonte?

Arriva poi l'arringa contro l'energia nucleare e gli sprechi che ogni giorno ci sono. Ok, vero che bisogna cercare di risparmiare...ma è ciò che si chiama efficienza energetica! Essa migliora con il migliorare della tecnologia. Poi ognuno di noi può metterci del suo, spegnendo luci, televisori, pc etc quando non li usa. Un po' come il riscaldamento, che caxxo tenete 22 gradi in casa, in inverno? Poi magari siete quelli che si lamentano dell'inquinamento, dei cambiamenti climatici etc...Però non possiamo basare un programma energetico su abitudini individuali, no?

Se la prende poi con i gasdotti che passano sotto gli ulivi pugliesi per andare in Austria perché è vecchio, siamo fossili, nel Paleolitico blabla. Alternativa? Boh, nada. Ah, caro Beppe, gli ulivi in Puglia non stanno male per colpa dei gasdotti eh...e non li tagliano per quello. Così, tanto per.

Passa poi a dire che fra 25 anni il Mondo cambierà (ma va?), che il 50% dei lavori di oggi non esisteranno più, secondo gli esperti (quali?). dice che poi si passerà dal petrolio all'elettrificazione e dovremmo chiederci se siamo d'accordo. Questa non l'ho capita, onestamente.

Finalmente arriviamo al programma vero e proprio, in cui dice che, siccome siamo il Paese del Sole, dobbiamo puntare alle rinnovabili, in particolare al fotovoltaico. Certo, non spiega come, visto che il fotovoltaico non rende poi così tanto, non è continuo, occupa una valanga di suolo e pensare di sostituire tutta l'energia prodotta/importata con le rinnovabili è totalmente folle, oltre che impossibile. Però lui ha avuto un impianto a casa e dice che funziona quindi..boh...dobbiamo credere a ciò che il vate dice.

Ah, poi cita la Tesla di Musk, dicendo che nei primi 3 mesi di attività ha fatto più soldi di tutto l'anno dei petrolieri. Petrolieri chi? E poi, proprio la Tesla? Quella che ad agosto ha raggiunto il 13° semestre consecutivo in rosso, con un buco da 293 milioni di dollari? Ma di che parla??? Ah, ovviamente non dice nulla sulla fine di alcune aziende del solare americane, nonostante tutti gli incentivi di Obama...

Questo poi merita una citazione:
Poi c'è un progetto della Nissan - che ha coinvolto anche società italiane - per far diventare l'automobile in un accumulatore. Tu accumuli nella batteria della tua auto elettrica la corrente di notte e se non la usi la rimetti in rete e te la pagano di giorno il triplo, con la differenza di prezzo ti paghi il leasing della macchina. Quindi la macchina intesa non solo per muoverti, ma come accumulatore di energia che è uno dei più grandi problemi che abbiamo


Un progetto...quale? Poi...caspita, tutto bello. ma se ognuno può accumulare l'energia dell'automobile, perché dovrebbe pagare l'energia prodotta da un'altra automobile, del vicino di casa, il triplo? ma poi perché proprio il triplo? Boh.

Elenca poi gli obiettivi del M5S 2-20-20, sbagliando pure l'unità di misura (non Kw ma Kwh Beppe, ma chi ti scrive i testi?). Vuole tagliare tutto nel giro di pochi anni, pure le ore di lavoro. Argomento vecchio, ne parlai già, leggetelo se volete qui. In sintesi, na caxxata.

ah, poi dice che questa riduzione avverrà grazie ai robot. Ma i robot sono industria pesante...quella stessa industria pesante che le stampanti 3D spazzeranno via dal globo terracqueo. Ah la coerenza...

Conclude con il passare dal fossile all'idroelettrico (che noi abbiamo in misura ridotta), eolico (le pale ci sono e...sono ferme) e fotovoltaico (che in Italia rende mica tanto, vediamo i progetti nel deserto come andranno).

Tante parole al vento, nessuna fonte, nessun progetto concreto. Insomma, propaganda populista, pure incoerente al suo interno.
Sarebbe comico in uno spettacolo comico. Beh, proprio comico no, però un sorrisetto lo strappa dai. Per un programma politico del secondo, se non primo, partito in Italia...fa paura.



Si parte citando Tesla e Musk, dicendo che in un trimestre ha fatto più soldi
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lunedì 13 luglio 2015

Grillo, la Grecia e la balla del colpo di Stato (#ThisIsACoup)

"La strategia dell'eurogruppo, quella del terrore: colpirne uno per educarne 19 #ThisIsACoup, questo è un colpo di Stato".

Questo il messaggio di Beppe Grillo sul suo profilo twitter. Come scrive l'Ansa, riprendendo un post sul blog del comico:

""La democrazia è sospesa: l'umiliazione della Grecia è un monito per tutti i Paesi che vogliono il riconoscimento della loro sovranità"[...]La proposta di Tsipras uguale per il 95% a quella bocciata dai greci. Il voto del referendum greco calpestato. La Grecia umiliata dalla Germania."

Ma si tratta davvero di un colpo di Stato? Tsipras e la Grecia sono stati umiliati dalla Germania?

In realtà, molti Paesi (a torto o a ragione, non sta a noi stabilirlo) hanno protestato e si sono opposti a nuovi aiuti alla Grecia oltre alle resistenze tedesche: Finlandia, Estonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia.

Non è quindi solo la cattiva Germania.

Fra l'altro, è bene ricordare che la Grecia NON è una democrazia diretta, ma rappresentativa. Ciò significa che i greci eleggono i loro governanti per prendere decisioni. I referendum servono solamente ad avvisare i governanti di ciò che il popolo (la maggioranza almeno, o pseudo tale) pensa di una determinata riforma o decisione. I greci quindi delagano le decisioni ai governanti: se vanno bene ok, sennò cambiano governo.
I governi greci hanno speso malissimo i soldi dei propri cittadini e quelli presi a prestito. Quando si son trovati a dover ripagare i propri debiti, non lo hanno fatto e hanno chiesto altri soldi fino ad arrivare all'atto finale (per ora, almeno).
Ovviamente chi presta i soldi e vede che il debitore fatica a ripagarlo vuole delle garanzie prima di tagliare il proprio credito o prestare altri soldi no?

Perchè nessuno si è scandalizzato sul fatto che i Paesi creditori non abbiano indetto un referendum chiedendo ai propri cittadini se volessero autotassarsi per prestare soldi a quei spendaccioni dei greci?

Non sarebbe stato democratico anche quello? Ecco, chiediamolo a Grillo, perchè da solo pare non arrivarci.

@RebelEkonomist

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sabato 11 luglio 2015

Salvini e le bugie sulla disoccupazione relativa all'Euro

Numeri e statistiche, gli strumenti che rispecchiano la realtà dei fatti...certo, sempre se usati bene, perchè sono purtroppo facilmente manipolabili, soprattutto agli occhi dei non addetti ai lavori. Per questo motivo molti politicanti riescono a far dire ai numeri, giocando, cose che in realtà non vogliono dire assolutamente nulla appena li si analizza un momento.

L'ultimo esempio è questo status di Matteo Salvini sul suo profilo Facebook:


Il leader della Lega Nord sta collegando il tasso di disoccupazione all'appartenenza o meno all'Euro di un Paese. Curioso che abbia messo solamente i Paesi nordici togliendo, ad esempio, la Germania (4.7%) e l'Olanda (7%) che nell'Euro ci sono. Non parliamo poi dell'Austria (5.7%), anch'essa dotata della moneta unica.
Curioso anche il fatto di non mettere altri Paesi sempre europei, chessò...una Polonia (7.9%), la tanto decantata Ungheria (11%) o la Croazia (17.5%) che invece l'Euro non ce l'hanno.


Altro status interessante è quest'altro:

Salvini Salvini...davvero vuoi andare a vedere l'andamento della disoccupazione durante la Lira, oppure la crescita del debito pubblico sul PIL (perchè messo lì così vuol dire poco o nulla)?

Curioso notara come dal 1997/1998 in poi la disoccupazione sia crollata fino al 2007 (prima della crisi USA quindi) a livelli di 30 anni prima, un calo MAI visto fino a quel momento.


Anche il rapporto debito/PIL è molto curioso: dal dopoguerra in poi è calato SOLO E SOLTANTO quando l'Italia si è preoccupata di mettere i conti in ordine per entrare nell'euro e fino al 2007/2008 ha continuato la sua discesa (tranne nel 2004/2005, ultimi anni del governo Berlusconi...in cui vi era anche la Lega eh).

Giocare, mentendo, con i numeri è facile...peccato si venga scoperti subito dopo poche verifiche, vero Salvini?

Purtroppo però, la gente non ha capacità/tempo/voglia di farlo...ed abbocca. Almeno, giudicando dai mi piace e dalle condivisioni. Già, purtroppo...ma tanto la colpa è sempre di altri.

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martedì 7 luglio 2015

Renzi e la NON gaffe del CERN






Un tweet di Matteo Renzi oggi ha scatenato l'ilarità generale su twitter. Come? Imputando all'"Europa che ci piace, l'Europa che funziona" il CERN di Ginevra...Ginevra, città svizzera, come tutti sapete.

Da NoEuro a grillini (Crimi in testa...quanto ci mancava il buon Vito), le prese in giro sono state anche veementi.
Ad un primo esame effettivamente potrebbe sembrare una gaffe, soprattutto in un momento storico in cui si discute molto della reale efficienza dell'Europa. Renzi ha un po' provocato, prendendo però ad esempio una struttura in un Paese fuori dall'Euro e solo fisicamente situato in Europa?

Ecco, diciamolo bene: ha preso ad esempio una struttura, il CERN, non la Svizzera!

Il CERN è stato fondato da:

  • Belgio
  • Danimarca
  • Francia
  • Germania
  • Grecia
  • Italia
  • Iugoslavia, che esce dal CERN nel 1961
  • Norvegia
  • Regno Unito
  • Paesi Bassi
  • Svezia
  • Svizzera

Su 12 Paesi, uno non esiste più (Jugoslavia), due fanno parte dell'Europa solo geograficamente (Svizzera e Norvegia) e...gli altri fanno tutti parte dell'UE!
A questi poi si sono aggiunti negli anni:

  • Austria nel 1959
  • Spagna nel 1961, esce dal CERN nel 1969 e rientra nel 1983
  • Portogallo nel 1985
  • Finlandia nel 1991
  • Polonia nel 1991
  • Ungheria nel 1992
  • Repubblica Ceca nel 1993
  • Repubblica Slovacca nel 1993
  • Bulgaria nel 1999. 
  • Israele nel 2013
Di questi solo Israele non fa parte dell'Unione Europea! Il CERN è una struttura quasi totalmente Europea e portarla da esempio come simbolo di efficienza dell'Europa non è leggitimo, di più!

Fra l'altro l'UE ha numerosi progetti in sede proprio al CERN, come si più facilmente verificare sul sito cerneu.web.chern.ch.

Davvero, di cosa stiamo parlando? Fa ridere (per non dire piangere) poi che anche persone, professori, come Bagnai, si uniscano al coro dei "contestatori" solo e soltanto per tirare l'acqua al loro mulino.

Come possiamo discutere di cose serie in questo Paese, se facciamo polemiche idiote basate sul NULLA?

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lunedì 6 luglio 2015

Barlumi di verità dai NoEuro




Ecco, ogni tanto dire le cose come stanno fa bene. La Grecia è attesa da momenti estremamente difficili, qualunque decisione prenda. Ed è normale: quando accumuli debiti su debiti, nulla ti può salvare se non un periodo in cui ci si deve rimboccare le maniche e riparare al danno.

Ed è quello che faranno, sia che portino a casa stipendi in Euro, sia in Dracme. E questo sia da lezioni a tutti. Il cambio di moneta NON implica il ritorno della festa.


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venerdì 3 luglio 2015

Jim Carrey causa l'autismo, non i vaccini


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Perchè il Referendum della Grecia non piace ai No Euro?

Uscire dall'Euro: molti opinionisti ed economisti (o pseudo tali, perchè oramai va di moda definire chiunque parli di economia un "economista") ritengono che l'unico modo possibile per far uscire dalla crisi Italia e Grecia è quello di uscire dall'Euro per riadottare una moneta nazionale (Lira/ Dracma), stampare e svalutare. Così e solo così l'economia nazionale si riprenderà.

Non voglio in questo articolo discutere ciò (già stato fatto), piuttosto faccio solo notare la dichiarata antipatia dei No Euro (Borghi in particolare, anche ieri a La7) verso i referendum, sia quello proposto da Grillo e M5S, sia soprattutto quello greco che si avrà fra pochissimi giorni.

"Non si esce dall'Euro col referendum. Non si esce dall'Euro col referendum" (Claudio Borghi, a In Onda, La7, min 13:38)

Il motivo è che, come sta avvenendo in Grecia, la corsa agli sportelli e la fuga dei risparmi degli stessi cittadini sarebbe rapida e mortale per le banche e per il Paese stesso. I cittadini, per difendere i propri soldi da una futura svalutazione, svuoterebbero i conti correnti (ma non solo) per spostarli da altre parti e in altra valuta (Euro in primis, ma anche Dollaro ad esempio), in modo da tutelarsi!

Ciò che indirettamente i No Euro stanno dicendo è di VIETARE ai cittadini di tutelare i risparmi di una vita! Questa è la realtà! Facendo tutto di nascosto (come sia possibile, non si sa), chiudendo per giorni borse e banche, renderebbero i risparmi delle persone prigionieri della svalutazione! Chi accetterebbe ciò? Nessuno!

Per questo motivo sono contrari ai referendum, per questo motivo vogliono far tutto di nascosto. A spese dei cittadini ovviamente.

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mercoledì 3 giugno 2015

La Commissione Europea boccia l'iniziativa "Stop Vivisection" dei cittadini

Vi ricordare quella iniziativa che tempo fa girava sui socials sulle pagine animaliste per chiedere all'UE di fermare la vivisezione (o meglio, la sperimentazione animale...che loro erroneamente chiamano vivisezione)?

Oggi è arrivata la risposta:

"The European Commission Wednesday rejected the 'Stop Vivisection' citizens' initiative that sought to have an EU law governing the protection of animals used for scientific purposes repealed. The commission said that "some animal studies are still needed to advance research and to safeguard human, animal and environmental health"

In pratica, la Commissione Europea ha bocciato l'iniziativa dei cittadini, "Stop Vivisection", in quanto "alcuni studi animali sono ancora necessari per la ricerca avanzata e per la salvaguardia della salute umana, animale e ambientale".

Quando vi chiedete a cosa serva la UE (e le sue varie strutture), ecco...servono anche a tutelare la ricerca scientifica.

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martedì 20 gennaio 2015

Olimpiadi Roma 2024: possibile rilancio economico o spese inutili? (prima parte)

ARTICOLO SCRITTO PER MYSOLUTIONPOST E PUBBLICATO IN DATA 13/01/2015

“Il botto di fine anno del Premier”. Così si potrebbe intitolare l’annuncio della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 da parte di Matteo Renzi. Certamente avviene in un momento di difficoltà, fra “Mafia Capitale” e una Legge di Stabilità ben lontana dalle speranze di chi vedeva in Renzi qualcuno capace di invertire la rotta di un vagone Paese che da troppo tempo viaggia sempre sugli stessi binari.
I malpensanti lo potrebbero fin interpretare come un tentativo di distrazione dell’opinione pubblica, in modo da far dimenticare gli scandali e i problemi economici per concludere con almeno una notizia positiva un anno tutt’altro che da ricordare.
In realtà il Premier vorrebbe attraverso l’eventuale organizzazione dell’evento sportivo più importante al mondo rilanciare la Capitale e il Paese tutto, sia dal punto di vista economico sia anche da un punto di vista prettamente d’immagine: i vari scandali degli ultimi decenni (non ultimo la sopracitata “Mafia Capitale”) hanno leso la reputazione del “Made in Italy” nel Mondo.
Nel caso in cui si riuscisse nell’organizzazione di un evento di tale importanza, sicuramente gli italiani ne uscirebbero rilanciati e potrebbe essere un volano per la fiducia di potenziali investitori nel nostro Paese.
Certamente, il rischio è quello di non riuscire nell’intento suscitando ulteriori scandali. “Expo docet” direbbe qualcuno. Queste però sono variabili troppo casuali per poter esser previste, anche se guardando alla storia recente non c’è da stare particolarmente tranquilli.
Mettendo da parte eventuali vantaggi d’immagine o scandali, quale sarebbe l’impatto delle Olimpiadi di Roma 2024 sulla crescita? Potrebbero davvero aiutare il rilancio economico del Paese?
Gli economisti mondiali non concordano sugli effettivi vantaggi che i grandi eventi come Olimpiadi, Mondiali o Expo stesso possano apportare al Paese ospitante.
Se nel breve termine infatti l’impatto è presente grazie all’aumento della spesa pubblica per investire in nuove infrastrutture e servizi, con conseguenti assunzioni e lavoro per le imprese, l’effetto sul medio-lungo termine è tutt’altro che scontato. Anzi, il rischio è che sia addirittura negativo a causa della crescita del debito e delle tasse per finanziare le manifestazioni stesse.
Valutare l’impatto economico di un grande evento non è così semplice: se da un lato è vero che vi sono state già numerose manifestazioni ospitate da vari Paesi, è altrettanto vero che le loro realtà economiche erano diversa fra di loro.
Si pensi solo a com’era il Giappone ai tempi di Tokyo 1964 e come sarà quello che ospiterà i Giochi del 2020: il primo, un Paese in via di sviluppo che sarebbe diventato di lì a poco una grandissima potenza economica e tecnologica; il secondo, una nazione già sviluppata ma in declino da tempo, con una popolazione vecchia e un futuro tutt’altro che roseo davanti (checché ne dicano i sostenitori dell’Abenomics).
Guardando al passato, i giapponesi non dovrebbero essere molto felici: se Los Angeles ‘84 e Seul ‘88 sono stati un vero e proprio successo,  di sicuro non si può dire lo stesso per Montreal ‘76 e Atene 2004, per le quali i Giochi hanno creato solamente più debito.
Proprio a riguardo di quest’ultima, così scriveva Europa Quotidiano nel settembre 2004: “Secondo il macedone Kapital le spese sono state molto più alte del previsto e hanno comportato un netto aumento del deficit di bilancio. [...] Per il 2004 il governo aveva previsto un deficit di bilancio di 26,3 miliardi di euro, ma alla vigilia delle Olimpiadi è stato costretto a modificare la stima. Ora si prevede che a fine anno il deficit possa raggiungere addirittura i 40 miliardi di euro. Secondo l’agenzia internazionale, le Olimpiadi impediranno alla Grecia di mantenere l’elevato ritmo di crescita della seconda metà degli anni novanta. “
Quattro anni dopo la Grecia entrò in crisi nera e alcuni sostengono che proprio quei giochi furono la goccia che fece traboccare il vaso a causa del maggior deficit e della bolla edilizia. La crescita a breve termine dettata dall’aumento della spesa poi rimandò le riforme necessarie.
Atene assomiglia molto a Montreal, per la quale ci sono voluti 30 anni per ripagare le perdite di quelle disastrose Olimpiadi per le casse della città e del Quebec intero.
Messa in questo modo, la candidatura per Roma 2024 è una follia. Ma organizzare grandi eventi ha sempre avuto risvolti negativi per i Paesi ospitanti?

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giovedì 8 gennaio 2015

Quando erano i cattolici a voler imbavagliare e punire Charlie-Hebdo

#JeSuisCharlie. In quanti lo hanno scritto? In quanti, tutt'ora, stanno andando contro gli islamici (tutti, perchè guai a fare distinzioni...sono tutti brutti e cattivi) per l'attentato in conseguenza ad una vignetta satirica sull'Islam?

Tralasciando il fatto che molti di questi siano anche fans accaniti del Duce, uno a cui la satira piaceva tantissimo, è curioso notare come tante persone (Salvini in testa, il che la dice tutta) stiano tirando fuori il fatto che gli islamici siano contro la libertà di satira e di culto perchè, ad esempio, non vogliono avere crocifissi in classe, i presepi nelle scuole etc etc etc.

In questo post non discuterò se sia giusto o meno avere il crocifisso o il presepe in un edificio pubblico di uno Stato laico, piuttosto mi preme segnalarvi una curiosità, sfuggita ai più.

Un paio di anni fa (2, non 200), è apparso su "Corrispondenza Romana" un "Appello alla Santa Sede contro la blasfemia di Charlie-Hebdo" a causa di una vignetta pubblicata sulla rivista satirica, che riporto qui sotto:


Personalmente ricordo tutte le polemiche per questa vignetta satirica (geniale a mio parere). L'appello recitava:

Rev. Padre Lombardi,
Si può ancora tacere? Oscenità e blasfemia si confondono nella sordida provocazione di un giornale francese, autore di una vignetta in cui per rivendicare l’unione omosessuale, violazione estrema della legge naturale, si oltraggia in modo inammissibile la Santissima Trinità, mistero centrale della fede cristiana.
No, non è possibile mantenere il silenzio: è necessario che la Santa Sede esprima pubblicamente la sua indignazione, come stanno facendo tanti semplici cattolici in Francia e in Europa. E poiché Lei è portavoce della Santa Sede, a Lei ci rivolgiamo affinché si faccia nostro portavoce presso le supreme autorità ecclesiastiche, alle quali chiediamo di elevare una protesta vibrante e fare i passi necessari presso il governo francese affinché mai più si ripeta una vergogna del genere. Che la voce degli uomini si alzi prima della mano di Dio, che da nessuno può essere impunemente irriso (Gal. 6, 7)!
Con devoto ossequio

 Estrapolo una frase che ritengo molto significativa
"alle quali chiediamo di elevare una protesta vibrante e fare i passi necessari presso il governo francese affinché mai più si ripeta una vergogna del genere. Che la voce degli uomini si alzi prima della mano di Dio, che da nessuno può essere impunemente irriso"


In pratica chiedono alla Santa Sede di protestare presso il governo francese per censurare e punire Charlie-Hebdo, concludendo poi con una frase che detta da un islamico qui passerebbe come "Vedi? Lo fa in nome di Allah".

Siccome tanti vedo che utilizzano periodi ipotetici del tipo "Se ci fosse Mussolini/Se avessimo mandato via tutti/Se gli uccidessimo tutti", concludo anche io con un'ipotesi:

"Chissà, magari se avessero pubblicato altre vignette satiriche sul Cristianesimo, fra 5-6-10 anni l'attentato sarebbe stato ad opera sempre di estremisti...ma cristiani"

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venerdì 2 gennaio 2015

Sindacati, basta difendere i fannulloni

Il caso di assenteismo dei vigili di Roma la notte di Capodanno è solo l'ultimo di una lunga, lunghissima lista di casi in cui dipendenti (per lo più nel settore pubblico) non è che siano proprio un buon esempio di lavoratore stacanovista.

Certo è che se l'83.5% non si presenta sul posto del lavoro, dandosi malato, guarda caso la notte di Capodanno (mica un mercoledì piovoso a caso di Ottobre...tanto per dire) è ovvio che ne segua un dibattito. Mettiamoci poi la politica di mezzo e i risultati li avete davanti agli occhi: socials, forum etc pieni di gente che discute dell'argomento, che chiede la "testa" dei vigili, dell'amministrazione, di Marino etc.

L'aspetto però più vergognoso della vicenda viene dai sindacati, uno in particolare. La UIL infatti ha annunciato la volontà di organizzare uno sciopero a favore proprio dei vigili:

"Ci sarà un crescendo di proteste - afferma Francesco Croce della Uil - tra assemblee generali e denunce pubbliche, che arriverà al primo sciopero di categoria della storia di Roma. Tutti i sindacati scenderanno in piazza insieme".

Non c'è limite alla vergogna, per davvero. E ancora vi stupite se i sindacati non è che stiano molto simpatici al sottoscritto.
Fortunatamente la CIGL per ora pare si sia defilata e abbia dato sostegno ai vigili che invece hanno lavorato.

Ecco, è bene che i sindacalisti sappiano una cosa che dovrebbe essere chiara ed ovvia ma che, evidentemente, per lor signori così tanto chiara ed ovvia non lo è: difendere il lavoratore fannullone (che ruba soldi allo Stato) equivale a danneggiare chi svolge il proprio lavoro, non una ma due volte! La prima perchè equivale difendere il salario del fannullone, uguale a quello dello stacanovista, nonostante la sua produttività sia molto minore; la seconda, perchè lo stacanovista dovrà lavorare il doppio, se no di più, in quanto dovrà svolgere anche il lavoro del fannullone.

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domenica 28 dicembre 2014

La Coop, strategie di vendita, stagisti e una destra italiana che fa sempre più pena

La Coop non è mai andata a genio a chi non è di sinistra. Ammetto che anche a me non sta particolamente simpatica, però  quando leggo certe cose mi viene davvero da chiedere se chi le scrive ci è o ci fa.

Sì perchè capisco odiare qualche cosa, capisco lo scrivere su un quotidiano di una destra palesemente in crisi di consensi, ma uscirsene con discorsi di questo tipo è tragicomico.

Articolo in prima pagina online qualche giorno fa su "Il Giornale":






"LA COOP SI PAGA GLI STAGISTI CON LA SPESA DEI CLIENTI"

Titolo nelle intenzioni scandalistico, degno del miglior (o peggior) giornale di gossip. Basterebbe però fermasi un secondo per chiedersi "Perchè, gli altri con cosa pagano gli stagisti e i dipendenti tutti?". Esatto, con la spesa dei clienti.

L'articolo poi è tutto un cercare di trovare un appiglio per rendere poco etica (per non dire vergognosa) l'inizitiva della Coop in cui

"anziché ritirare i regali come avviene di solito, il cliente riceverà tot bollini ogni tot di spesa e aiuterà, in questo modo, a coprire i costi di uno stagista che, a sua volta, riceverà 500 euro al mese per fare uno stage in uno dei 1.394 supermercati della filiera rossa. Un'occupazione (provvisoria) che, in futuro potrebbe anche tramutarsi in un posto fisso."

Perchè viene criticata? Semplice: funziona! 

"Lo scorso anno, a Mantova, un esperimento pilota ha dato ottimi risultati (per la Coop). Il fatturato è stato esplosivo, perché condito con la salsa del buonismo, e ha generalo bollini per ben 45mila euro. In venti disoccupati hanno potuto, quindi, partecipare ai tirocini formativi per poi essere assunti all'interno di uno dei supermercati"

Una campagna marketing geniale che ha aumentato le vendite del supermercato e, al contempo, ha dato lavoro ad un tot numero di giovani, oltre a mantenere i posto a quelli che già ci lavoravano (perchè se avesse venduto meno forse qualcuno lo avrebbero lasciato a casa...meglio dirlo a questi che scrivono codeste banalità). 
Vorrei poi ricordare la pubblicità di qualche mese fa di Mediaset, in cui mostrava quanto lavoro l'azienda di Berlusconi abbia creato nel corso degli anni. Un vero e proprio spot elettorale mascherato, ma non essendo della Coop quello andava bene a quanto pare.

Mi sovviene una domanda: la destra a cui si rivolge "Il Giornale" è anche quella degli imprenditori che hanno visto in Berlusconi un loro rappresentate (...)?. Davvero questi imprenditori vogliono che venga un'iniziativa di successo economico e, perchè no, sociale, come questa?


Non lo so, ma di una cosa son sicuro: la "destra italiana" (se così si può chiamare) fa sempre più pena. Per fortuna anche gli italiana pare se ne stiano accorgendo.



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martedì 23 dicembre 2014

Gli stipendi degli italiani diminuiranno (prima di crescere)

Articolo scritto e pubblicato su MySolutionPost il 18/11/2014
 
I sindacati annunciano battaglia: in 50mila sono pronti a scioperare a dicembre contro la Legge di Stabilità che, a oggi, confermerebbe il sesto anno di blocco salariale in quanto anche nel 2015 gli stipendi del pubblico impiego non subirebbero ritocchi per mancanza di risorse. Il possibile sciopero si andrebbe ad unire alle varie manifestazioni sia del pubblico impiego sia di svariati lavoratori privati che lamentano da una parte i tagli di posti di lavoro, dall’altra il blocco dei salari se non la diminuzione degli stessi (-832 euro nel biennio 2010-2012 secondo Bankitalia).

In un periodo in cui i consumi delle famiglie sono in diminuzione (nel 2013 la spesa media mensile è in calo del -2,5% rispetto al 2012, dati Istat), bloccare se non diminuire lo stipendio di dipendenti pubblici e privati rischierebbe di far crollare ancora di più la spesa dedita ai consumi. Se a ciò uniamo anche una tassazione destinata ad aumentare (fra tasse locali e Iva), il potere di acquisto delle famiglie, già sanguinante, potrebbe esaurirsi totalmente.

Il risultato, senza nemmeno bisogni di dirlo, sarebbe una spirale negativa che coinvolgerebbe le imprese e di conseguenza il Paese tutto, con il rischio di perdite nel gettito fiscale che comprometterebbero il raggiungimento degli obiettivi di bilancio concordati nelle sedi europee.
Detto così il titolo di questo post non avrebbe senso: perché gli stipendi, nonostante tutto il ragionamento qui sopra, diminuiranno? La risposta è semplice: c’è troppa disoccupazione.
Il mercato del lavoro si basa su di un gruppo di agenti che domandano lavoro (imprese e talvolta il settore pubblico) e agenti che offrono lavoro (cittadini in età lavorativa). Senza complicare troppo le cose, se la domanda di lavoro è elevata, gli agenti che si offrono avranno un potere contrattuale maggiore, ergo potranno richiedere stipendi più alti. Se però la domanda scarseggia mentre l’offerta abbonda, allora in una logica di mercato quest’ultima dovrà diminuire il proprio prezzo (leggasi stipendio) fino a trovare un punto di equilibrio.

Oggi, purtroppo, la situazione è la seconda: la disoccupazione è alle stelle (specialmente quella giovanile) e le imprese faticano ad assumere (anzi...). L’offerta di lavoro eccede, e di gran lunga, la domanda. Per questo motivo chiedere oggi ritocchi salariali è fuori luogo, soprattutto per quanto riguarda il settore pubblico! 

Se consideriamo la bassissima inflazione, il potere reale di acquisto degli stipendi è invariato e lo stesso potrebbe fin aumentare in caso di deflazione (come già accaduto pochi mesi fa). Non vi è quindi alcun bisogno, a oggi, di aumentare le retribuzione.
A essere precisi poi, bisognerebbe ricordare a sindacati e lavoratori del pubblico come i loro stipendi siano tutt’ora maggiori rispetto ai colleghi del privato (a dispetto di un produttività in media
minore), senza contare poi le maggiori tutele.
A sindacati e lavoratori del privato invece, è doveroso rammentare che la produttività media delle imprese italiane sia de facto ferma da 15 anni rispetto agli altri concorrenti UE:                             

Poletti _20141117 

Il destino degli stipendi italiani è quindi quello di diminuire in un primo momento per poi, solo successivamente, ricominciare a crescere al pari della produttività? Non necessariamente. Il problema infatti non è tanto lo stipendio in busta paga che ricevono mensilmente i dipendenti, ma il costo del lavoro di quel dipendente.

Il cuneo fiscale italiano è fra i più alti dei paesi dell’area Ocse: 47,8% per un lavoratore single senza figli contro il 35,9% di media e la differenza tende ad aumentare per gli altri casi (dati Ocse).
Se il Governo decidesse un taglio deciso alla tassazione sul lavoro, ecco che il pericolo di diminuzione degli stipendi sparirebbe, domanda e offerta tornerebbero a tendere verso l’equilibrio (meglio se supportati da una riforma seria e vera del mercato del lavoro stesso).

Questa sarebbe la soluzione ideale ed è ciò che i sindacati, tutti assieme, dovrebbero chiedere a gran voce. Gli aumenti salariali arriverebbero, nel medio-lungo periodo, automaticamente.

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lunedì 27 ottobre 2014

L'Articolo 18 è l'ultimo dei problemi per imprese e lavoratori

Articolo apparso su MySolutionPost in data 06/10/2014 con titolo "L'articolo 18: l'ultimo dei problemi per imprese e lavoratori"

Il dibattito politico italiano vive sempre di più di “mode”: ogni mese/due mesi i politici italiani tirano fuori dal cilindro un tema sul quale dibattere, spesse volte legato ad una particolare ideologia, concentrando in questo modo tutta l'opinione pubblica su di esso, dimenticandosi del resto.
Argomento del momento è l'articolo 18: da un lato abbiamo chi, come Renzi, lo vorrebbe cambiare o addirittura eliminare per rilanciare l'occupazione e la crescita; dall'altro chi, come una parte della sinistra e i sindacati, invece lo ritiene un simbolo della lotta proletaria al limite della sacralità assolutamente da non toccare.
Ma davvero la modifica dell'articolo 18 oggi è la condicio sine qua non l'occupazione non possa ripartire, le imprese non ricomincino ad investire e di conseguenza il Paese non torni a crescere?
Mettendo da parte le ideologie, il 18 è vero che rappresenta un problema per gli imprenditori attuali e quelli potenziali, in quanto nel caso di un licenziamento non solo non permette loro di avere costi certi (quindi programmabili) fra rimborsi al lavoratore e spese legali/processuali, ma addirittura non garantisce nemmeno l'allontanamento del dipendente. In praticamente nessun altro Paese Occidentale vige una così grande incertezza sulle spalle del datore di lavoro e ciò di sicuro rappresenta un limite (se proprio non vogliamo chiamarlo problema).
Anche (ma non solo, sia chiaro) per questo motivo le imprese medio/grandi sono riluttanti ad assumere a tempo indeterminato. Ma non è la principale causa che limiti le assunzioni delle imprese o impedisca agli investitori di aprire un'attività in Italia o ampliare quelle già estistenti.
I due primissimi responsabili che oggi limitano gli investimenti e le assunzioni in Italia sono l'eccessiva burocrazia e una tassazione fuori dal mondo sia dei profitti, sia dei lavoratori. Il costo del lavoratore nel nostro Paese è fra i più elevati nel Mondo e la causa di ciò (ma non credo ci sia bisogno di dirlo) non sono gli stipendi troppo alti, ma il loro costo gravato proprio dalle tasse su di esso!
È dunque il costo del lavoro il problema da risolvere oggi! In una situazione in cui la disoccupazione è a livelli mai visti (ergo si è in presenza di un eccesso di offerta di lavoro) e la produttività è stagnante, è ovvio che i salari tendano a diminuire per cercare l'equilibrio. Se non diminuirà la tassazione sul lavoro, il rischio inevitabile è che saranno gli stipendi stessi a diminuire.
Considerando il loro attuale livello e i consumi sempre più in crisi, la spirale potrebbe essere ancora più negativa.
Senza una riduzione sostanziale (leggasi: non i fantomatici 80€ in più in busta paga solo alcune fasce di reddito) di questo costo non si può sperare in una ripresa dell'occupazione.
A ciò, come detto in precedenza, bisogna affiancare una sburocratizzazione decisa riducendo tempi e costi per chi avesse idee e volesse investire, in modo da creare ex novo posti di lavoro e una riduzione generale della tassazione sull'attività imprenditoriale (profitti in primis), così da incentivare più persone a rischiare il proprio capitale in un investimento sul territorio italiano.
Fatto ciò, ma solo dopo, allora si può iniziare a discutere sul tema articolo 18 e da lì partire a riformare non solo il mercato del lavoro, ma anche degli ammortizzatori sociali (altro tema scottante). Prima è solo uno specchietto per le allodole, una distrazione per evitare di parlare dei problemi veri di questo Paese. Gli interventi da fare, ed urgentemente, sono ben altri.

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venerdì 22 agosto 2014

#IceBucketChallenge: aiuto reale o solo moda idiota?

Sta spopolando in questa estate non particolarmente calda la "Ice Bucket Challenge", una sfida che consiste nel rovesciarsi addosso una secchiata da acqua gelida, nominando poi altre persone sfidandole a fare lo stesso. Lo scopo è quello di raccogliere fondi per la lotta contro la SLA: quello che si versa l'acqua dona 10$, i nominati se non accettano la sfida ne devono versare 100$ (se accettano, ovviamente 10$ in + nominano altre persone per continuare la catena benefica).

Ho scritto "devono", in realtà sarebbe meglio dire "dovrebbero". Sì perchè solamente poco più del 10% di quelli che accettano la sfida donano realmente soldi: da giugno a metà agosto, secondo i dati riferiti dall'associazione ALS, ci sono state 2.2 milioni di condivisioni su Facebook e 260mila nuovi donatori (la divisione potete farla voi).

L'impressione è che le secchiate d'acqua gelida siano diventate solamente una moda idiota, fatta da persone che imitano gli amici a random, come se non ci fosse un secondo fine di mezzo. Tutto ciò rende la cosa inutile? No.

Sicuramente fa riflettere la sempre più diffusa "pecoraggine" della gente, in più deprime il fatto che quelli che accettano la sfida poi non la portino a compimento, donando i 10$ (ma anche se fosse meno, va bene...si sa, rinunciare ad UNA serata al bar è un sacrilegio per i giovani d'oggi) dando aiuto concreto alla causa.

In realtà però, il solo fatto di diffondere questa "moda", ha come conseguenza quella di aumentare le visite, ampliare il pubblico e quindi il numero di potenziali donatori. E ciò è un bene!
Certamente il VIP di turno ha molto più potere di diffusione, però anche il semplice utente di FB (o Twitter), condividendo il proprio video contribuisce ad aumentare, seppur di poco, il numero di spettatori e di persone "reached", ovvero raggiunte. Sapete tutti che il "piccolo numero" ripetuto milioni di volte diventa "gigante".

Non mi sento quindi di condannare questa moda, anzi! Il numero di donazioni è aumentato di quasi 10 volte rispetto lo stesso periodo dell'anno scorso (da 1.7 milioni a 13.3 milioni di dollari), quindi ben vengano questi video virali e queste mode a favore della beneficenza!

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martedì 5 agosto 2014

Abbiamo speso 1.650 miliardi di interessi per un debito creato da noi

I grandi numeri, si sa, fanno effetto. Pensate solo alle tante foto condivise su Facebook che quotidianamente vi invadono la home page. Numeri sugli stipendi del tal parlamentare o del tal Ministro, sulle spese dell'ultimo anno di Palazzo Chigi, della Regione X, Y, Z o del debito sia dell'Italia sia di una città sull'orlo del fallimento.

Vedere cifre quasi astratte per voi poveri cittadini, scritte con colori forti e caratteri giganteschi vi carica di rabbia, frustrazione. E iniziate a condividere a manetta corredando il tutto con qualche commento molto lontano dal dolce stil novo.

L'ultimo di una lunga serie ad apparire viene dal maggior quotidiano italiano: Il Corriere della Sera. Ieri, 4 agosto 2014, appare questo articolo che recita:






Tenendo conto che il debito italiano si aggira intorno ai 2mila miliardi, capite che quella cifra è faraonica.

Cito:


"Qual è il Paese tra i principali europei con il saldo migliore tra entrate e spese (al netto degli interessi) delle amministrazioni pubbliche negli ultimi 20 anni? L’Italia, e con molto distacco, considerando che ha cumulato 585 miliardi di euro del cosiddetto avanzo primario (con un 20 per cento riferibile alle privatizzazioni), contro gli 80 miliardi della Germania (dal 1995) e saldi negativi per Francia (-479 miliardi) e Spagna (-270 miliardi). Peccato che ciò sia servito in gran parte a pagare gli interessi sulla fonte principale dei guai, il debito pubblico. I numeri sono tratti da un’analisi comparata sulla finanza pubblica che ha messo a punto un team coordinato da Roberto Poli, uno dei più prestigiosi consulenti italiani"


Ecco appunto. Perchè abbiamo pagato così tanti interessi? Perchè lo stock di debito pubblico che NOI abbiamo creato era nettamente superiore rispetto alle altre grandi nazione europee!

Come spiegato dallo stesso Poli (grassetti miei):


"Un debitore con debito elevato paga interessi più che proporzionali. E tutto questo è la conferma del peccato originale che l’Italia si trascina dal 1992, l’anno della firma del Trattato di Maastricht, sottoscritto pur avendo un parametro del tutto fuori controllo: il debito pubblico, che rappresentava il 104,7%del Pil contro il 42% della Germania, il 39,7% della Francia e il 45,5% della Spagna"

 E quando si è formato questo boom di debito/Pil?

Da inizio anni '80 fino alla metà degli anni '90 c'è stata una vera e propria esplosione. Gli anni d'oro delle baby pensioni, del posto fisso statale assicurato per tutti, anche per lavori inutili e/o personale davvero incompetente (malattia, questa, non ancora sconfitta fra l'altro) etc etc.

Qui non c'è nemmeno Euro che tenga, anzi, la moneta unica come già spiegato altrove ci ha dato una mano per diminuire i tassi d'interesse.

La verità è che la fossa dei 1.650 miliardi di interessi ce la siamo scavata da soli come italiani. E non venite a propormi cose del tipo "ripudiamo il debito o gli interessi", perchè di sciocchezze (vedi qui il perchè lo siano) se ne dicono già abbastanza.


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domenica 3 agosto 2014

I dazi di Grillo? Uccideranno consumatori e imprese italiane

In questa anomala estate, caratterizzata più da pioggia e fulmini che altro, mancava una tuonata anche del comico/portavoce/leader più famoso d'Italia.
Beppe Grillo torna a parlare di economia e di crisi, proponendo la soluzione per mettere fine allo spaventoso numero di fallimenti di imprese italiane:
"Sì ai dazi sociali, sì ai dazi per proteggere il made in Italy e l'economia italiana".
A parte il fatto che, per l'ennesima volta, smentisca se stesso (ma su questo ci siamo abituati), ma mi chiedo sempre di più chi sia il suo consulente economico. Come si fa ad uscirsene ancora con la storia dei dazi? Non bastava la Lega Nord a portare avanti questa pericolosa buffonata economica? Sì, pericolosa, perchè il danno per le imprese e i consumatori italiani potrebbe mettere davvero fine al Bel Paese.

Il motivo è semplice: mettere dazi a prodotti importati dall'estero dal punto di vista del consumatore italiano renderebbe meno conveniente il loro acquisto, escludendoli automaticamente dal mercato. Meno concorrenza, meno scelta (e minor efficienza del sistema, visto che andrebbero a proteggere aziende non competitive). Ciò comporta l'obbligo di acquistare prodotti italiani, che prima erano esclusi in quanto costavano troppo. Il loro prezzo però non è diminuito (anzi, avendo meno concorrenza alcune imprese potrebbero addirittura aumentarlo), ergo il consumatore si ritroverebbe a pagare prodotti simili a quelli che acquistava pin precedenza a prezzi più elevati. Capite voi stessi che se già in una situazione ordinaria ciò è scomodo (oltre che ingiusto), in una situazione di crisi come questa porterebbe un crollo dei consumi ancor maggiori, con conseguenti danni erariali ed alle imprese distributrici.

Le stesse imprese italiane però ne soffrirebbero. Sì perchè all'annuncio della messa in vigore di dazi per i prodotti esteri, gli altri Paesi risponderebbero tutti con dei dazi punitivi verso i prodotti italiani, distruggendo l'export di quel "Made in Italy" che si vorrebbe proteggere. Siete davvero sicuri di volere tutto questo?

Guardate che è la storia che si ripete: già durante la crisi del '29 gli USA ebbero la cattiva idea di aumentare a livelli record i dazi con lo Smoot-Hawley Tariff Act del giugno 1930. Quale fu la conseguenza? Semplice, gli altri paesi li aumentarono a loro volta. Quel provvedimento portò il declino del commercio internazionale a livelli mai visti prima:


"Le importazioni USA passarono da un picco di $1,334 milioni del 1929 a un misero $390 milioni nel 1932, nel mentre le esportazioni USA verso l'Europa passarono da $2,341 milioni nel 1929 a $784 milioni nel 1932. Globalmente, il commercio mondiale calò del 66% fra il 1929 e il 1934. Più in generale, lo Smoot-Hawley non fece nulla per favorire la fiducia e la cooperazione fra le nazioni sia dal punto di vista economico, sia politico durante un'epoca pericolosa nelle relazioni internazionali."


Per concludere, citando l'economista Charles Poor Kindleberger: 

“Il mantenimento di un mercato per le merci in difficoltà può essere visto come una forma diversa di finanziamento. Il libero commercio ha due dimensioni: adattare le risorse interne alle variazioni delle capacità produttive estere; mantenere aperto il mercato di importazione in periodi di tensione. L’introduzione di dazi a protezione dell’agricoltura americana adottata dal governo repubblicano – in contrasto con quanto auspicato dalla Conferenza economica mondiale del 1927 – diede luogo ad una corsa internazionale alle ritorsioni che si rivelò dannosa per tutti. La formula della tregua doganale e della stabilizzazione promossa dalla Conferenza del 1933, non essendosi svolta in presenza di un paese che si assumesse il peso di fornire un mercato per i prodotti in declino e crediti a lungo termine, assicurò il progredire della deflazione” (Moneta e Credito, vol. 63 n. 252 (2010), pag. 332).



Data l'evidenza dei fatti, chiedo a Grillo e grillini: siete davvero sicuri di volere ciò per l'Italia?


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sabato 2 agosto 2014

Il vergognoso caso di Carlo Tavecchio, specchio di un Paese fallito

L'ho detto più volte: il calcio è lo specchio di un Paese, soprattutto quando si parla della nostra Italia. Il nostro è un calcio malato, conseguenza diretta della malattia che da anni ormai contraddistingue lo Stato a tutti i suoi livelli, ma anche molti, troppi cittadini.

Ultimo vergognoso epilogo di questa malattia diffusa è il caso Tavecchio. Il candidato alla presidenza della FIGC poco più di una settimana fa se ne è uscito con delle dichiarazioni molto discutibili:

«Le questioni di accoglienza sono un conto, le questioni del gioco sono un altro. L’Inghilterra individua i soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare . Noi, invece, diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio. E va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree».
A parte il fatto che quella è una questione di meritocrazia che riguarda le squadre e non lui, poi vi pare che possiamo mandare a rappresentare il calcio italiano, ricordato oramai più per le scommessopoli e calciopoli che altro, uno che parla in questo modo?

E ancor più vergognoso è il comportamento di alcune squadre di A (Milan compreso, visto che è la squadra che tifo) che cercano di giustificarlo dicendo che "Non è razzista".
Anche io credo che non sia razzista (ma ben altro sì, ed è meglio che non lo dica), ma un candidato Presidente di una federazione non può parlare in questo modo! Scherziamo?

Tanto per fare un raffronto, negli USA un presidente di una squadra di basket (quindi non un candidato per la Presidenza della Federazione) si è dovuto dimettere per una frase razzista intercettata mentre parlava al telefono con la sua compagna. E qui costui che ha detto quella frase pubblicamente è ancora il candidato favorito per la Presidenza della FIGC? E gli altri lo difendono pure? Ma che razza di Paese siamo? Ci lamentiamo poi se all'estero, tedeschi in primis, ci trattano come l'ultima ruota del carro? Fanno solo bene!

Fra l'altro poi, queste frasi sono solo l'ultimo problema della sua candidatura. A parte l'età (vogliamo il cambiamento e poi candidiamo uno over 70??), ma basterebbe dare un'occhiata alla sua biografia per rendersi conto di chi abbiamo di fronte:

Esponente della DC (quindi appartenente a quella vecchia politica che sarebbe meglio dimenticare), processato e condannato cinque volte. È stato condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuata in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’IVA, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d'ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, oltre a multe complessive per oltre 7.000 euro (fonte).

Non bastava tutto ciò a vietare ad una persona del genere la candidatura a monte? Evidentemente no, perchè qui da noi tutto è accettato. Tanto siamo sempre più furbi degli altri...

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