Beppe Grillo ci ricasca: dopo aver messo un commento civile, di critica, vado a controllare e come per magia era sparito. Ma questa volta è tempo di dirlo a tutto per cercare di fermare questa censura. Non puoi lamentarti della censura dei giornalisti nei tuoi confronti se tu sei il primo a censurare qualunque commento di critica.
mercoledì 10 ottobre 2012
Spieghiamo alla Germania il perchè non vi è pericolo di inflazione
I timori inflazionistici tedeschi sono privi di fondamento
"Vorsicht, inflation!", ovvero "Attenzione, inflazione!", questo è il titolo del giornale tedesco "Der Spiegel" che continua nel sottotitolo "Die schleichende Enteignung der Deutschen" ("Lo strisciante esproprio dei tedeschi") nel quale, come spiega il Corriere, viene fuori tutta la paura dei tedeschi di quel fenomeno economico chiamato inflazione, causato dalle politiche espansive di Mario Draghi, che divorerà il loro patrimonio.Qualcuno direbbe "Roba da elezioni".
A dire la verità, ad oggi parlare di pericolo inflazione è un po' ridicolo. Come spiega Seminerio:
Da notare che piccole quantità di moneta con V alta permettono un numero di scambi pari ad una M alta con V bassa.
Se è vero che M è aumentata in questo periodo, V invece è in caduta libera e lo si vede benissimo dal grafico:
La velocità è bassissia, significa che la moneta in pratica non circola rispetto a 10 anni fa (il valore è circa 1/2 rispetto a quello del 2001). In queste condizioni, è molto difficile, se non impossibile che si verifichi l'esplosione di inflazione temuta dai tedeschi.
Loro, a differenza nostra, per ora possono dormire sonni tranquilli, cercando di fare un po' meno ostruzionismo inutile su certi temi.
"Vorsicht, inflation!", ovvero "Attenzione, inflazione!", questo è il titolo del giornale tedesco "Der Spiegel" che continua nel sottotitolo "Die schleichende Enteignung der Deutschen" ("Lo strisciante esproprio dei tedeschi") nel quale, come spiega il Corriere, viene fuori tutta la paura dei tedeschi di quel fenomeno economico chiamato inflazione, causato dalle politiche espansive di Mario Draghi, che divorerà il loro patrimonio.Qualcuno direbbe "Roba da elezioni".
A dire la verità, ad oggi parlare di pericolo inflazione è un po' ridicolo. Come spiega Seminerio:
"Un sistema bancario ripiegato per linee nazionali, quindi non funzionante e letteralmente ostruito, causa di un credit crunch che retroagisce sulla crisi, inasprendola; aggregati monetari che crescono poco e nulla, ed in alcuni casi (in periferia, ad esempio) sono in contrazione in termini reali. Se proprio i tedeschi vogliono temere l’inflazione, devono guardare agli afflussi di capitali che da mezza europa entrano nelle loro banche a causa delle distorsioni che la costruzione europea determina e che, se non sterilizzati (ad esempio limitando le concessioni di crediti per mutui), rischiano di creare pericolose bolle di credito made in Germany."A ciò aggiungo un concetto molto importante che riguarda la moneta e l'inflazione. Sebbene l'aumento della massa monetaria M influenza la crescita del livello di inflazione, non è la sola variabile da tenere in considerazione. Oltre ad essa infatti, bisogna tener conto anche della velocità di circolazione della moneta V (frequenza media con cui un'unità di moneta è spesa in uno specifico periodo di tempo).
M x V = P x Q(P: livello generale dei prezzi; Q: reddito reale)
Da notare che piccole quantità di moneta con V alta permettono un numero di scambi pari ad una M alta con V bassa.
Se è vero che M è aumentata in questo periodo, V invece è in caduta libera e lo si vede benissimo dal grafico:
La velocità è bassissia, significa che la moneta in pratica non circola rispetto a 10 anni fa (il valore è circa 1/2 rispetto a quello del 2001). In queste condizioni, è molto difficile, se non impossibile che si verifichi l'esplosione di inflazione temuta dai tedeschi.
Loro, a differenza nostra, per ora possono dormire sonni tranquilli, cercando di fare un po' meno ostruzionismo inutile su certi temi.
sabato 6 ottobre 2012
Se non si tagliano le tasse, si dovranno tagliare gli stipendi
Il costo del lavoro in Italia è alto, troppo alto, nonostante gli stipendi siano mediamente bassi. Per far ritornare le imprese competitive sul mercato, o si riforma il lavoro assieme al fisco (aka tagliare le tasse), oppure, come successo in altri paesi, saranno gli stipendi a rimetterci.
La realtà a volte è crudele, ma quando lo è essa può insegnare, dare delle lezioni che poi (se apprese) serviranno ad evitare il ripetersi degli eventi che l'avevano resa tale.
In Italia abbiamo un problema molto serio riguardante gli stipendi: il salario reale del cittadino italiano è praticamente fermo da 20 anni circa (nel primo decennio del 2010 hanno registrato un +0.9%), il che coincide bene o male con la crisi di produttività del paese.
Se è vero che in Germania i salari sono cresciuti più o meno di quel passo (+1%), vi sono delle differenze:
E' da notare poi che il livello dei salari netti in Germania è molto più alto rispetto all'Italia quindi i tedeschi possono permettersi un livello salariale molto simile al passato e vivere molto bene lo stesso, anzi meglio visto che lavorano di meno (non ditelo però a Polillo). Considerando poi che la produttività è aumentata, il tutto è a beneficio delle aziende e dei giovani/disoccupati che trovano lavoro più facilmente.
Veniamo ora ai paesi in difficoltà: JPMorgan ha elaborato un grafico elaborato illustra, per ognuno di loro, l’evoluzione di costo del lavoro nominale per unità di prodotto, disoccupazione e saldo delle partite correnti dall’inizio della crisi ad oggi. Si vede benissimo come "il nostro paese è l’unico tra i Piigs ad aver registrato nel periodo un aumento del costo del lavoro nominale per unità di prodotto, mentre gli altri hanno proseguito sulla strada della deflazione salariale. Analogamente, l’Italia ha finora registrato un minor deterioramento del proprio mercato del lavoro (tutto è relativo, ovviamente, considerando anche il livello di partenza del tasso di disoccupazione), e pare non aver fatto particolari progressi nel restringimento del deficit delle partite correnti, mentre gli altri quattro paesi sembrano aver “beneficiato” soprattutto di un crollo delle importazioni che, almeno da questi dati, pare superiore al nostro.Se obiettivo è quindi quello di recuperare competitività, pare che non ci siamo proprio. (fonte: Phastidio)."
Se andiamo a vedere il costo unitario del lavoro nel manifatturiero notiamo che quello italiano è cresciuto maggiormente (anche della Germania):
Mi spiace dirlo, ma a queste condizioni anche da noi si arriverà alla diminuzione dei salari. Qualcuno di voi sicuramente protesterà per il fatto che i salari REALI sono bassi. Ovviamente concordo, ed è proprio per questo motivo che è necessario abbattere il costo del lavoro tagliando la tassazione sul lavoro stesso. Le tasse sul lavoro in Italia sono sul gradino più alto dei paesi europei, con una differenza di 10% circa dalla media UE.
Se si vuole evitare un aggravarsi della crisi dovuto ad un minor potere d'acquisto del cittadino medio in seguito alla diminuzione dei salari e alla disoccupazione in aumento, bisogna assolutamente abbassare le tasse che gravano sulla busta paga stessa. Per fare ciò, mi spiace insistere, ma bisogna tagliare la spesa, non si scappa. Già che ci siamo, eliminare il TFR, mettendo la quota direttamente in busta paga ogni mese.
Non ditelo però a quei fantomatici politici che, in campagna elettorale, promettono di tagliare altre tipologie di tasse, ad esempio quelle sul patrimonio come l'IMU, non capendo un fico secco della realtà che li circonda.
La realtà a volte è crudele, ma quando lo è essa può insegnare, dare delle lezioni che poi (se apprese) serviranno ad evitare il ripetersi degli eventi che l'avevano resa tale.
In Italia abbiamo un problema molto serio riguardante gli stipendi: il salario reale del cittadino italiano è praticamente fermo da 20 anni circa (nel primo decennio del 2010 hanno registrato un +0.9%), il che coincide bene o male con la crisi di produttività del paese.
Se è vero che in Germania i salari sono cresciuti più o meno di quel passo (+1%), vi sono delle differenze:
I salariati hanno comunque beneficiato di altri progressi. Da un lato lavorano molto meno di 20 anni fa: ogni lavoratore nel 2011 secondo dati del Bundesamt ha lavorato il 9.7 % in meno rispetto al 1991. Dall'altro lato oggi in Germania lavorano piu' persone di allora - nel complesso in Germania nel 2011 c'erano 2 milioni di lavoratori in piu' rispetto a 20 anni prima.
E' da notare poi che il livello dei salari netti in Germania è molto più alto rispetto all'Italia quindi i tedeschi possono permettersi un livello salariale molto simile al passato e vivere molto bene lo stesso, anzi meglio visto che lavorano di meno (non ditelo però a Polillo). Considerando poi che la produttività è aumentata, il tutto è a beneficio delle aziende e dei giovani/disoccupati che trovano lavoro più facilmente.
Veniamo ora ai paesi in difficoltà: JPMorgan ha elaborato un grafico elaborato illustra, per ognuno di loro, l’evoluzione di costo del lavoro nominale per unità di prodotto, disoccupazione e saldo delle partite correnti dall’inizio della crisi ad oggi. Si vede benissimo come "il nostro paese è l’unico tra i Piigs ad aver registrato nel periodo un aumento del costo del lavoro nominale per unità di prodotto, mentre gli altri hanno proseguito sulla strada della deflazione salariale. Analogamente, l’Italia ha finora registrato un minor deterioramento del proprio mercato del lavoro (tutto è relativo, ovviamente, considerando anche il livello di partenza del tasso di disoccupazione), e pare non aver fatto particolari progressi nel restringimento del deficit delle partite correnti, mentre gli altri quattro paesi sembrano aver “beneficiato” soprattutto di un crollo delle importazioni che, almeno da questi dati, pare superiore al nostro.Se obiettivo è quindi quello di recuperare competitività, pare che non ci siamo proprio. (fonte: Phastidio)."
Se andiamo a vedere il costo unitario del lavoro nel manifatturiero notiamo che quello italiano è cresciuto maggiormente (anche della Germania):
Mi spiace dirlo, ma a queste condizioni anche da noi si arriverà alla diminuzione dei salari. Qualcuno di voi sicuramente protesterà per il fatto che i salari REALI sono bassi. Ovviamente concordo, ed è proprio per questo motivo che è necessario abbattere il costo del lavoro tagliando la tassazione sul lavoro stesso. Le tasse sul lavoro in Italia sono sul gradino più alto dei paesi europei, con una differenza di 10% circa dalla media UE.
Se si vuole evitare un aggravarsi della crisi dovuto ad un minor potere d'acquisto del cittadino medio in seguito alla diminuzione dei salari e alla disoccupazione in aumento, bisogna assolutamente abbassare le tasse che gravano sulla busta paga stessa. Per fare ciò, mi spiace insistere, ma bisogna tagliare la spesa, non si scappa. Già che ci siamo, eliminare il TFR, mettendo la quota direttamente in busta paga ogni mese.
Non ditelo però a quei fantomatici politici che, in campagna elettorale, promettono di tagliare altre tipologie di tasse, ad esempio quelle sul patrimonio come l'IMU, non capendo un fico secco della realtà che li circonda.
martedì 2 ottobre 2012
Su 100 parlamentari condannati, imputati o prescritti, 61 sono del PDL
Gente che voterà la legge anti-corruzione. Curiosità: oltre il 50% milita in un solo partito: il Popolo delle Libertà.
Essendo un partito non liberale, mi son sempre chiesto cosa volesse dire nella realtà "Popolo della Libertà". Dopo tante ipotesi e teorie, un articolo de "Il Fatto Quotidiano" mi ha aperto gli occhi. Esso mostra i 100 parlamentari indagati, condannati e/o prescritti che voteranno la legge anti-corruzione e qui ho capito: con "Popolo della Libertà" si intende quel partito il cui fine è di garantire la libertà a gente che in un paese normale sarebbe, diciamo, poco libera.
Leggendo i nomi e partiti di appartenenza, si scopre che oltre la metà (più precisamente, il 61%) di questi deputati e senatori milita nel PdL (o è stato eletto quando ci militava). 61 su 100 è un numero vergognoso e gli elettori che lo hanno votato dovrebbero farsi più di una domanda (ma a voi ci penserò in un video a parte).
Se ho contato giusto, vi sono poi 16 del PD, 10 della Lega, 7 dell'UDC, 1 di FLI, 2 dell'IDV e 3 del Gruppo Misto.
E' bene precisare che indagato non vuol dire condannato, però la cifra è davvero enorme, soprattutto nel partito di Berlusconi. Se vogliamo chiudere con il passato ed iniziare una nuova vita, fino a quando i partiti presenteranno candidati di questo tipo, bisogna partire con il non votarli. Gli onesti che accettano questi individui o si ribellano oppure sono tali e quali a loro. Il tempo delle pulizie è giunto (si spera).
Essendo un partito non liberale, mi son sempre chiesto cosa volesse dire nella realtà "Popolo della Libertà". Dopo tante ipotesi e teorie, un articolo de "Il Fatto Quotidiano" mi ha aperto gli occhi. Esso mostra i 100 parlamentari indagati, condannati e/o prescritti che voteranno la legge anti-corruzione e qui ho capito: con "Popolo della Libertà" si intende quel partito il cui fine è di garantire la libertà a gente che in un paese normale sarebbe, diciamo, poco libera.
Leggendo i nomi e partiti di appartenenza, si scopre che oltre la metà (più precisamente, il 61%) di questi deputati e senatori milita nel PdL (o è stato eletto quando ci militava). 61 su 100 è un numero vergognoso e gli elettori che lo hanno votato dovrebbero farsi più di una domanda (ma a voi ci penserò in un video a parte).
Se ho contato giusto, vi sono poi 16 del PD, 10 della Lega, 7 dell'UDC, 1 di FLI, 2 dell'IDV e 3 del Gruppo Misto.
E' bene precisare che indagato non vuol dire condannato, però la cifra è davvero enorme, soprattutto nel partito di Berlusconi. Se vogliamo chiudere con il passato ed iniziare una nuova vita, fino a quando i partiti presenteranno candidati di questo tipo, bisogna partire con il non votarli. Gli onesti che accettano questi individui o si ribellano oppure sono tali e quali a loro. Il tempo delle pulizie è giunto (si spera).
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