sabato 12 febbraio 2011

Ma dove sono le nostre università?




Girando per internet ho trovato per caso il sito dell'Academic Ranking or World Universities, ovvero l'organizzazione che stila il ranking delle università mondiali.

Andando a vedere la classifica generale possiamo notare come non ci sia nemmeno un'università italiana fra le prime 100. La meglio posizionata è l'Università di Milano che si trova fra le prime 150. Poco più in giù Pisa e La Sapienza di Roma.

Troverete a questo indirizzo tutte le classifiche, anche in base al campo e alla materia.


Questo dovrebbe essere un campanello d'allarme per farci capire che riforme universitarie come quelle passate basate non sulla meritocrazia ma sull'assumere ricercatori e professori perchè amici, parenti, senza concorsi seri e con scarsa valutazione portano solamente a risultati pessimi.
Con la riforma Gelmini si è fatto un passo (troppo piccolo forse) verso la direzione giusta. E' tempo anche per i professori (esclusi quelli che lo fanno già) di rimboccarsi le maniche e lavorare un po'.

mercoledì 9 febbraio 2011

Cos'è cambiato in Italia dal 1995?

Non ho scelto a caso il 1995. Iin quell'anno infatti, è da poco finita la vicenda "Mani Pulite", è entrato in politica l'imprenditore Silvio Berlusconi e il debito pubblico ha raggiunto il suo massimo livello in rapporto al PIL: 120%.

Cosa è cambiato da allora?

Potrei svelarvi il finale già ora (che è scontato, almeno, spero lo sia) ma preferisco prima analizzare i dati.

Partiamo subito dal numero diventato famoso, il rapporto Debito Pubblico/PIL. Questo il grafico (dati Eurostat):





In 14 anni (95-09), siamo passati da un rapporto pari al 120%, ad uno pari al 116% (nel 2010 lo abbiamo bene o male pareggiato).

Andiamo ora a vedere la pressione fiscale rispetto ad oggi:


(fonte: pubblicazione della Banca d’Italia Supplementi al Bollettino Statistico – Anno XX – 3 Settembre 2010 n°44 – Indicatori monetari e finanziari – Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea, presa dal sito banknoise.com)

Quindi con pressione fiscale maggiore, il nostro debito è rimasto uguale, segnale che, nonostante i sacrifici chiesti (dalla classe politica), la situazione non è migliorata (anzi).



Andando poi a prendere altri dati, come l'indice della libertà economica redatto dalla fondazione Heritage, possiamo notare come sia rimasta invariata (diventando uno dei più bassi fra i paesi sviluppati):


Considerato poi che il nostro paese è indietro dal punto di vista tecnologico, perdendo posizioni negli ultimi anni rispetto alle altre nazioni (fonte, dati 2005) e che la ricchezza di noi italiani è al valore più basso dal 1994, possiamo concluedere che in questi anni l'Italia, in proporzione, è peggiorata e di molto.



lunedì 7 febbraio 2011

I buoni falsi propositi di Berlusconi


CRITICA ALLA LETTERA DEL PREMIER AL DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA

Il Presidente del Consiglio scrive così nella lettera dell'11 gennaio al direttore del Corriere della Sera:

[..]Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni[..] l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso.
Per fare questo occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale [..]
(grassetti miei)

Le buone intenzioni nella lettera ci sono, e concordo con Berlusconi per quanto riguarda la patrimoniale: non è la soluzione.
Le soluzioni per abbassare il debito e ricominciare a crescere sono quelle che ha scritto lui (in generale), ma c'è un "Però" grosso come una casa.

Per prima cosa, andando ad analizzare i dati di crescita del PIL negli ultimi 15 anni, possiamo notare (dati ISTAT) che la crescita annua con Berlusconi è crollata:

(dati stimati..l'elenco completo dei dati reali lo trovate nel link)

Il 2008 si è verificato un -1%, il 2009 un -5% e il 2010 un +1%.

Togliendo i dati 2006 e 2007 (governo Prodi) che ammontano a circa il 3.8%, l'ammontare della crescita del PIL con Berlusconi come premier ammonta a: -1,8%.
Risulta difficile credere che nel giro di 5 anni la crescita italiana sarà pari a oltre 4-5%, considerando che nemmeno sommando tutti i dati 2001-inizio 2006 (secondo governo Berlusconi) arriviamo al 4%.

Obiettivo ambizioso, ma poco reale se confrontati con la realtà.

Secondo aspetto: la spesa pubblica. Berlusconi ha affermato che si deve risparmiare in questo settore e ha perfettamente ragione. Il problema però, anche qui, è che andando ad analizzare i dati, il primo che ha aumentato la spesa pubblica è stato proprio lui!








Parla poi delle liberalizzazioni. Giustissime a mio parere, peccato che sia stato proprio lui a togliere le uniche due riforme liberali che sono state fatte da Bersani negli ultimi anni (professione forense e vendita di medicinali da parte delle parafarmacie).

Sulle privatizzazioni non ne parliamo, visto che ha come ministro dell'economia Tremonti (socialista de facto) che, come ha rimarcato, è contrario alle stesse.

Vedremo un po' come andrà a finire. Sinceramente credo che, come sempre, siano solo parole buttate lì per calmare le acque e che rimarranno tali. Spero che almeno la promessa di non seguire il consiglio di Amato sia rispettata.




sabato 5 febbraio 2011

Il problema del debito pubblico non si risolve aumentando le tasse





In questo periodo in cui tiene banco la questione su come risolvere il problema del debito pubblico, pensando ad una patrimoniale (= nuove tasse) mi sembra doveroso segnalarvi un articolo (in inglese) in cui Kevin Hassett dell' American Enterprise Institute afferma la non efficacia di un aumento delle tasse per la riduzione del debito; l'unica via è tagliare le spese.

Cito:

The data tell a clear story: What works is cutting government spending.

A series of influential papers by Harvard University economist Alberto Alesina and various co-authors found decisive evidence that successful consolidations rely almost exclusively on spending reductions, while unsuccessful consolidations seek to close 50 percent or more of the gap with tax increases.

Cutting Is Key

A recent study by the International Monetary Fund supports the principle that cuts, particularly to entitlement programs, are key.

Of the budget consolidations examined by the IMF, those that met the goal Alesina laid out in his latest paper--a 4.5 percentage-point reduction in the ratio of debt to potential gross domestic product--did so with spending cuts that were about twice as big as tax increases. Cuts to pension and health entitlements had the most beneficial effect on economic growth.

Tax increases fail to achieve sustained debt reduction for two likely reasons.

First, they increase the risk that an economy will experience a double-dip recession. Second, they illustrate that the offending government is unwilling to take a tough stand against soaring entitlements. A welfare state that can't shrink in a recession will possibly never shrink, which means that today's high taxes provide an ominous foreshadow of even higher rates to come.

In soldoni dice che, a seguito di ricerche del FMI e dall'economista dell'università di Harvard Alberto Alesina (italiano...) i tagli alla spesa pubblica (pensioni e diritti alla salute) risultano i più efficaci per la crescita economica di un paese, mentre non è così per gli aumenti delle tasse che invece aumentano il rischio di cadere in una nuova e più profonda depressione e mostrano che un mal governo non è disposto a prendere una presa di posizione forte contro i diritti sempre più in aumento. A qusto si aggiunge il fatto che un welfare con tasse alte che non le diminuisce neppure in recissione, non lo farà mai il che comporta un probabile aumento delle stesse in futuro.


mercoledì 2 febbraio 2011

Politici che pensano di essere ancora a scuola




Riprendo la considerazione fatta su un link condiviso (ovviamente su Facebook) da un mio ex compagno di liceo sui nostri politici italiani.

Copio e incollo proprio le sue parole:

In Italia la politica è come andare a scuola. Giocano, ridono e scherzano mentre devono prendere decisioni di massima gravità.
Per me questo è molto più scandaloso di quel che succede ad Arcore.
Lascio a voi lettori il giudizio sul più o meno scandaloso dei fatti di Arcore, ma è sicuramente una cosa molto grave.

Il link (Repubblica) era riferito al fatto che Berlusconi avrebbe disegnato un anno fa delle mutandine da donna, passandole poi agli altri premier durante un vertice a Bruxelles.

Posso citare anche il clamoroso fatto del deputato PDL che, in parlamento, navigava in un sito di Escort sul suo Ipad, senza contare i vari Cucù di Berlusconi alla Merkel, le battute su Obama (quella però ci poteva stare), le corna, le veline in parlamento etc etc.

La differenza è che, mentre a scuola cose simili si fanno a 12-13-14, anche 18 anni, durante l'intervallo o mentre la prof spiega, ad esempio, geografia. questi hanno 50-60-70 anni e lo fanno durante discussioni di carattere economico, politico, sociale, che riguardano l'Italia, l'UE, il mondo.

La cosa preoccupante è che, per noi, è la normalità e la gente (una buona parte) oramai è abituata a questo, sostenendola pure.


Politica, economia, non sono giochi, sono cose serie. A me così non va bene, considerati i soldi che prendono. Se a voi invece diverte essere presi in giro dal mondo, regalare stipendi a gente che gioca, si diverte (al posto di fare il proprio lavoro), cosa devo dirvi...non vi lamentate però se un bel giorno vi dicono che da ora si lavorerà di più (per i più fortunati..gli altri invece se ne staranno a casa a far la fame) perchè sennò si fallisce.



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