sabato 21 novembre 2009

La sabbia Saudita che fa delirare Berlusconi


Le ultime dichiarazioni di Berlusconi apparse sul Corriere sono la prova del fatto che qualche cosa lì dentro si è rotto. Andiamo ad analizzarle:

Qualche volta manchiamo al voto ma solo perchè non siamo professionisti della politica e funzionari di partito come quelli della sinistra. Siamo gente che lavora
Non ho capito a cosa si riferisse ma spero non al voto in parlamento, perchè se così fosse vorrei ricordare al Premier che il lavoro dei parlamentari e dei deputati è votare. Mancare al voto significa non lavorare.


«Prima del mio avvento in politica gli elettori votavano senza conoscere il programma, gli alleati e il nome del premier. Noi abbiamo fatto l’opposto, abbiamo portato una nuova moralità in politica che è non solo non rubare, ci mancherebbe altro, ma mantenere le promesse fatte agli elettori»

ahahahahhahahahahahahaha
Due cose: primo, il premier ancora oggi non è eletto direttamente dal popolo, in più prima i programmi si conoscevano come ora, è la gente che semmai non li legge; secondo, non so cosa intenda per moralità, ma avere un premier che ha corrotto un giudice per indurlo a testimoniare il falso, che ha fatto festini privati a Villa Certosa con modelle mezze nude (e chissà cos'altro) mentre era sposato con figli, che ha un'azienda condannata a risarcire 750 milioni di euro e per "vendetta" manda in onda un servizio sul giudice che l'ha giudicata.


Queste sono dichiarazioni abbastanza "deliranti" da parte di Berlusconi, o comunque sia molto strane, figlie forse di una situazione non più tranquilla. Sinceramente vedo male Berlusconi e il futuro, se la situazione e lui in primis non cambiano, non sarà roseo per lui.
E' giunto il momento di tenersi stretti i Maroni (in tutti i sensi)



Ma questa crisi, questa recissione....è finita oppure no???? E' reale il rischio di una nuova crisi dei mutui?

Mentre qui il governo italiano continua a dire da mesi oramai che il peggio è passato e che ci aspetta una grande ripresa, dalle altri parti del mondo si cerca di essere il più cauti possibile.

Il presidente degli Usa Barack Obama, alla fine, ha ammesso quello che diversi economisti, spesso fuori dall'ufficialità, dicono da tempo: esiste il rischio di una ricaduta in recessione. O se si vuole, in maniera più politically corret: la ripresa potrebbe assumere le sembianze di una«W».


La ripresa c'è, è innegabile, il problema è che è "dopata" dai finanziamenti pubblici...la vera ripresa potrà dirsi arrivata solo quando ci sarà una crescita anche senza i finanziamenti pubblici.

Altro grave problema è il debito, che se per l'america è ancora sotto il Pil, la stessa cosa non si può dire per l'Italia, che anzi lo sta facendo crescere, mentre il Pil diminuisce drasticamente. il rischio è quello del fallimento totale.

Per quanto riguarda poi gli USA, ma un po' tutte le economia, il fattore più importante in gioco è forse il tasso di disoccupazione: 10,2% in ottobre, un dato molto preoccupante.
Disoccupazione alta vuol dire meno salari, meno salari uguale meno consumi (oltre ai problemi etici-sociale), oltre al fatto di non poter pagare i mutui, che ricordo è forse la causa principale che ha scatenato tutta la crisi che molto lentamente stiamo superando.

Il periodo natalizio sarà il banco di prova per i consumi, e quindi per una possibile ripresa anche senza gli aiuti statali.

Per concludere, cito solamente il problema del Credit Crunch, ovvero del fatto che le banche abbiano "chiuso il rubinetto" del credito verso le aziende, il che sta portando al fallimento di piccole e medie imprese, con conseguenze sulla disoccupazione e di tutto ciò che essa porterebbe.

La crisi è finita, la ripresa sta iniziando, ma si porta dietro il rischio di una nuova crisi: bisogna impedirlo.

mercoledì 18 novembre 2009

Perchè il processo breve in Italia è un suicidio della giustizia

Di questo argomento non ho parlato e lo accenno solamente qui, in quanto non essendo un avvocato non mi sento di sparare sentenze (scusate il gioco di parole). Questo è solo un mio piccolo e semplice pensiero su tutta una questione che sicuramente è tutto tranne che semplice.

Io non sono a favore del processo breve per un semplice motivo: sarebbe un suicidio per la giustizia. I tempi in Italia di un processo sono molto lunghi, e questa non mi sembra una soluzione corretta, in quanto il rischio è quello di non completarne nemmeno uno. In pratica: i processi sono lunghi, allora annulliamone un bel po', almeno così riusciamo a completare i pochi che rimarranno.

La giustizia in Italia fa abbastanza pena, questo non mi sembra il modo logico di risolvere la situazione...anzi..

giovedì 12 novembre 2009

E' l'informazione che fa schifo oppure siamo noi il problema?


Alcune persone si lamentano delle notizie che ci vengono fornite dalle televisioni, giornali e telegiornali, dai programmi idioti che vengono trasmessi e dai giornalisti.
Hanno ragione, senza alcun dubbio: la nostra televisione fa schifo, piena di programmi inutili che si spacciano per scientifici (Voyager e Mistero in primis) , quando in realtà ci riempiono di teorie strampalate senza alcuna base scientifica oppure palesemente falsificate (già state dimostrate su internet), facendo parlare, al posto di esperti, veri e propri truffatori e bugiardi in cerca di fama e pubblicità; abbiamo poi i programmi per i giovani, come..."Uomini e Donne"....anche se sarebbe meglio chiamarlo "Babbuini e Vacche", in cui viene mostrato anche un lato se vogliamo "psicologico" del come un uomo debba conquistare una ragazza moderna; si potrebbe poi analizzare i telegiornali, come Studio Aperto, che più che un telegiornale si potrebbe definire un "Telegossip", in cui, al posto di fornire notizie su chiusure di aziende, notizie tecnologiche realmente utili (Kindle) ci fanno l'elenco delle donne di Corona e dei suoi problemi con la giustizia (sinceremente..me ne sbatto altamente).

Dopo avere elencato alcuni dei tanti programmi, pongo però un quesito: le reti televisive sono aziende, che forniscono un servizio per raggiungere un solo scopo, ovvero il profitto. Il profitto deriva dalla pubblicità, che finanzia la rete televisiva in base allo "share", ovvero, a quante persone guardano quel determinato programma, film etc etc. I programmi vengono scelti in base a due criteri: costo di produzione ed esigenze della gente (soprattutto il secondo). mettendo da parte la prima, ed analizzando la seconda, la mia domanda è "Secondo voi, perchè noi ci ritroviamo queste schifezze di programmi e queste inutili e frivole notizie in vece di programmi seri e notizie veramente importanti?"

Ma bravi! Perchè...siamo noi, anzi la maggior parte di voi (visto che la mia televisione è quasi sempre spenta) che hanno voluto questi programmi e queste notizie! Le reti televisive, come aziende, forniscono solamente quello che la gente vuole!
Se per esempio fra una puntata del Grande Fratello 10 e un programma che parla, in stile Discovery Channel, delle nuove tecnologie rinnovabili, oppure di un programma che discute i problemi delle aziende italiane, secondo voi, quale dei due avrebbe più ascolti??
Oppure ancora, un programma tipo Mistero, in cui si parla di pseudo alieni-lepri squartate, e uno in cui si parla di una nuova specie scoperta di dinosauri o di una nuova scoperta astronomica...quale dei due avrebbe più ascolti?
Oppure un programma in stil Verissimo che parla di gossip e uno in cui si parla dei problemi della Birmania e di alcune zone di guerra in africa?

In tutti i casi la risposta è sempre la prima, perchè la gente vuole quello. La gente vuole sapere chi sia il nuovo fidanzato di Belen e non di come stanno le popolazioni Birmane trucidate dalla guerra!

Per concludere (ho fatto esempi molto estremi per far capire meglio la cosa), siamo anche noi a scegliere quali programmi avere e quali notizie avere. Non diamo la colpa sempre e solo a giornali e giornalisti, ma guardiamo un po' anche in casa nostra: siamo noi quelli che possiamo cambiare le cose, le reti e i giornali si adegueranno di conseguenza, perchè sono aziende, e le aziende vivono grazie al consumatore, ovvero grazie a noi.

mercoledì 11 novembre 2009

Immunità sì, impunità no


Tiene banco in questi giorni la questione dell'immunità parlamentare che è stata proposta.
L'immunità parlamentare è citata nella Costituzione all'articolo 68 che recita:

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

E' stata poi revocata nel 1993 in seguito allo scandalo di Tangentopoli.

Sinceramente l'immunità parlamentare deve essere un diritto del parlamentare, in quanto per poter svolgere il proprio lavoro a favore dei cittadini deve poter essere libero di parlare, accusare e far politica liberamente, senza doverne poi rispondere in tribunale. Se si vuole che i parlamentari parlino, l'immunità serve, sennò che li scelgano muti, almeno così sicuramente non parlano.

Quindi sì all'immunità, ma entro certi limiti: questa immunità non deve diventare "impunità".
Il parlamentare deve essere immune mentre svolge il proprio lavoro di parlamentare e basta! Non è che se esce di sera con la famiglia, e prende una multa, egli può invocare la sua immunità! Bisogna porre dei limiti ben chiari e netti e allora, solamente a queste condizioni, l'immunità potrà essere adottata. Distinguere il privato cittadino dal pubblico parlamentare.


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