mercoledì 25 luglio 2012

Dal vinile all'iPod: analisi sul cambiamento nel mondo musicale

Dopo aver letto il capitolo 9 del libro di McQuail “Sociologia dei media”, in cui si parla, tra l'altro, di industria musicale e cambiamenti tecnologici, ho pensato di approfondire il cambiamento avvenuto nel mondo musicale a livello globale. 

Di Vanessa Sacchi

Il mercato discografico è sempre stato uno dei più ricchi e rigogliosi, un mercato caratterizzatoda forti investimenti, ma anche da grandi fatturati; al giorno d'oggi il panorama non è più cosìroseo però, a causa della diffusione di tecnologie illegali, che permettono agli utenti discaricare contenuti musicali in modo veloce e totalmente gratuito. La crisi che ne è conseguita(e che ha visto crollare la vendita di cd) si è accompagnata alla contemporanea nascita dinuovi strumenti in grado di scaricare, riprodurre e/o archiviare file musicali di ogni genere.Tutto qui? Bastano alcuni strumenti elettronici e digitali (digitale= In elettronica e in informatica, un segnale che può assumere solo alcuni valori prefissati nel suo intervallo di validità. I segnali all'interno di un
calcolatore sono digitali perché possono assumere solo i valori 0 e 1. ) a cambiare un intero mercato?Assolutamente no.
Negli ultimi dieci anni la diffusione della connessione Internet è andata via via ampliandosi, rendendo la sua accessibilità alla portata di (quasi) tutti. Si parla in questo caso di riduzione di “digital divide”, ovvero del divario esistente tra chi ha a disposizione una connessione internet e chi invece no. Ciò ha però dato vita ad un nuovo problema, detto“digital inequality”, cioè la differenza di fruizione dei contenuti in rete in base alle diverse capacità possedute dagli utenti. Avere una connessione quindi non basta, all'interno della Rete bisogna sapersi muovere.

Il discorso relativo alla rivoluzione musicale avvenuto negli ultimi 50 anni può riguardare sia il lato dei produttori che quello dei ricevitori (passando per gli intermediari o filtri – secondo lo schema di Hirsch, rappresentato in figura). E' cambiato il modo di fare musica, ma soprattutto è cambiato il modo di ascoltare musica. E' proprio su questo aspetto e sulla rivoluzioneavvenuta nelle tecnologie utilizzate dai consumatori che mi concentrerò maggiormente.

IL MODELLO DI HIRSCH 

Da: Sociologia della Cultura – W.Griswold (2007)

Secondo Lino Prencipe, digital sales manager di Sony Music, “la fruizione di musica un tempo era solo passiva; si comprava un vinile e lo si ascoltava in camera, un cd e lo si ascoltava in macchina. Ora la fruizione è diventata attiva e il modo di vivere la musica è cambiato completamente”.
Il disco in vinile (già evoluzione dello storico 78 giri) è una piastra circolare incisa a partire dal bordo esterno, con un solco a spirale per la riproduzione di suoni, che avviene per mezzo di un giradischi collegato ad un amplificatore [Wikipedia]; lanciato nel 1948, fu prodotto in massa fino ai primi anni '90 ed è ora destinato ad un pubblico di appassionati e professionisti.

Bisogna però aspettare gli anni '80 per assistere ad una vera e propria rivoluzione, quando Sony produce il Walkman, il primo dispositivo per ascoltare musica tramite musicassette.
L'idea fu vincente e ciò è ben visibile dal fatto che il nome “Walkman” ha finito con l'indicare qualsiasi apparecchio che utilizzasse musicassette, anche se non prodotto da Sony. Buona parte del successo del Walkman è da attribuirsi appunto alla musicassetta, la quale offriva a poco prezzo una buona qualità di ascolto e la possibilità di essere registrata (es. passaggiovinile → musicassetta).
La successiva diffusione di cd-audio e lettori cd (il CD risale agli anni '80 ma si è diffuso negli anni '90 grazie ai CD-R e CD-RW), ha poi soppiantato la prima era della musica da passeggio, lasciando ai soli collezionisti walkman e vinili impolverati.
E' solo grazie alla tecnologia mp3 però, un tipo di compressione audio digitale, che è stato possibile archiviare nei lettori (detti lettori mp3 appunto) una grande quantità di file audio contemporaneamente.
Siamo alla fine degli anni '90 e la rivoluzione musicale è appena all'inizio.

Nel 2002, in un'intervista rilasciata al New York Times, il cantante britannico David Bowie dichiarò: “La musica diventerà come l’acqua corrente o l’elettricità.” L'anno in questione è il successivo a quello di uscita sul mercato del primo iPod, presentato da Apple nel 2001; aveva una capacità di 5GB, un costo di circa 400$ ed era utilizzabile solo tramite computer Macintosh.
Fin dal suo debutto l'iPod ha dimostrato subito di essere molto ben voluto dal pubblico; nel corso degli anni il suo successo è cresciuto fino a esplodere nel 2004 con la presentazione deliPod mini e dell'iPod di quarta generazione. A fine anno Apple, in America, possedeva il 92% della quota di mercato dei lettori musicali basati su hard-disk.
Quattro anni dopo faceva il suo ingresso sul web “Spotify”, un servizio musicale “on demand” che offre lo streaming di una selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti. La musica stava diventando libera, senza vincoli, aperta a tutti.

Qual è quindi il ruolo giocato dalla Rete all'interno di questa rivoluzione?

Internet, che negli anni passati ha messo in difficoltà il mercato della musica (vedasi l'utilizzo illegale dei contenuti condivisi tramite eMule, BitTorrent, YouTube ecc...), oggi sta aiutando a salvarlo. Nel 2011 il giro d'affari è sceso da 135 milioni di euro a 130, ma mentre la vendita di cd è calata del 9%, il mercato digitale è cresciuto del 23%, grazie anche ai download a pagamento (tramite iTunes ad esempio) e ai servizi in abbonamento (es. Spotify), che permettono un accesso ad un catalogo molto ampio di musica, a fronte del pagamento di una tariffa “flat”. A cambiare, dunque, non è stato soltanto il modo di reperire musica, ma soprattutto i mezzi per la sua fruizione. Niente più cassette, niente più cd e neanche supporti usb. Stereo, pc, lettori mp3, cellulari e tablet sono connessi tra loro (convergenza) e i contenuti digitali più accessibili e meno “tangibili”.
La rivoluzione musicale passa infine anche attraverso il web 2.0, che ha modificato radicalmente il rapporto tra musica e ascoltatori; oggi tutto è sottoposto al vaglio dei social network e sono gli stessi utenti a decretare il successo o meno di un prodotto musicale: condivisioni e numero di fan di una pagina spingono il mercato verso gusti ben precisi, lasciando alle case discografiche e all'industria musicale il compito di sfornare talenti già selezionati, senza capire però che la musica, tutta, sta cambiando.

David Bowie aveva ragione.

Sitografia
Wikipedia.org
ciaoblog.net -web 2.0-

Bibliografia
Sociologia della Cultura – W.Griswold

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